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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
Al PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI V4RII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC, EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LXXXIIL
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCL VI I.
La presente edizione Sposta sotto la salvaguardia delle leggi
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
U
UGE
UgÈNTO (Ugcntin). C\nl^ con re-
sidenza vescovile nel regno delle cine Sici-
lie, provincia della Terra d'Otranto, ca-
jiolnogo del distretto del suo nome, a 5
leghe e al termine meridionale della co-
sta di Gallipoli e più di 8 da Otranto. E
situala sopra un monte in luogo ameno e
sano, che ha il mare soggetto, et in suo
liiiiiis cìrcitcr inilUari arnbitit 3oo f/o-
hìc^, eli 5oo pene rontinelincola.f. Se ora
è angusto il suo recinto, ne'suoi dintorni
si vedono tracce della sua grandezza mag-
giore. A poca distanza fu già la città di
KcretUin, la cui memoria si conserva per
la superstite cljiesa di s. Maria di Vere-
to che sorge sul suo suolo. La cattedra-
le è antica, ed ebbe moderni miglioramen-
ti. E dedicala alla B. Vergine Assunta in
cielo, ed è l'unica parrocchia della città,
avente l'unico fonte battesimale, essendo
aHìdata la cura dell'anime al canonico ar-
ciprete. L'antico titolo della cattedrale è
s. Vincenzo martire, e l' Ughelli la dice
di onorifica struttura. Il suo capitolo ha
due dignità, la prima delle quali è il can-
tore, e prima uè conlava Ire; io sono i
UGE
canonici, comprese le prebende del teolo-
go e del penitenziere, 8 i mansionari, ol-
tre altri preti e chierici inservienti agli
«iffizi divini. L'episcopio è aderente alla
cattedrale e trovasi in buona condizione.
Vi sono altre chiese, un convento di reli-
giosi, diversi sodalizi, l'ospedale, il mon-
te di pietà, il seminario. Il territorio è al
paro de'lirnilrofì ubertoso in vino, olio e
frutti d'ogni specie. Una mano di villag-
gi trovasi sparsa a poca distanza, abitati
da originari greci, che stabilitisi lungo il
litorale, quando la Puglia soggiaceva al-
l'impero orientale, vi formarono colonie,
mantenendovi sempre in parte le greche
costumanze. Ugento, Ugeiitum, IJxen-
lum,c\lVìi mediterranea della Magna Gre-
cia,antico dominio de'salentini, fu distrut-
ta da'saraceni nell'VIII secolo, e poi fu
anche rovinata nel 1 527 da'barbareschi,
onde decadde dalla sua importanza. La
sede vescovile ebbe principio nel secolo
X, secondo Commanville, fu dichiarata
suffiaganea della metropoli d'Otranto e
lo è tuttora. L'Ughelli , Italia sacra, t.
9, p. I IO, ci die la seguente serie, Uxcn-
t
4 U G E
tini Episcopi. 111." vescovo tVUgento fu
Simone monaco ili Monte Ciissiiio, di cui
s'ignora l'anno in che fiorì. Dopo di lui
si conosce Landò de Vico eletto dal capi-
tolo d'Otranto, confermalo da Matteo e-
letto arcivescovo di tale chiesa, e da Pa»
pa Innocenzo IV nel 12545 co»' lettera
scritta al capitolo, indi morì nel pontifi-
cato di Martino IV del 1281. Allora i ca-
jionici d'Ugento postularono per pastore
il vescovo di Leiicno Lciica(lia(^f^.) Gof»
fredo, e Martino l Vne rimise le sup[)li-
che al cardinal Gherardo Bianchi vesco-
vo di Sabina e legato del regno di Najio-
li, il quale trasferì Goffredo alla sede d'U-
gento, confermandolo il Papa con lettera
data in Monte Fiascoue nel 1282. Il ve-
scovo Egidio è ricordato nel registro re-
gio neh 283. Indi fu postulato a Martino
IV Giovanni eletto anche vescovo di Ra-
vello, onde nel 1284 ad Ugento die per
vescovo Giovaimi arcidiacono di Pia vello,
ed a questa chiesa l'altro Giovanni per
pastore. Giovanni vescovo d'Ugeuto con
quello d'Aversa assistè il cardinal Bian-
chi nel 1 28r) alla consagrazione della chie-
sa di s. Angelo di Gaeta. Altro Giovan-
ni divenne vescovo d' Ugento nel i363.
Leonardo morì nel 1 892, ed a' 1 5 gennaio
Bonifacio IX trasferì da Lettere a Ugen-
to, Tommaso che finì di vivere neh 390.
In questo il Papa gli diede in successore
Giovanni, il quale essendo suddiacono,
l'antipapa Clemente VlH'avea senz'altro
ordine fatto consagrare pseudo-vescovo
di Monopoli e poi creò anticardinale dei
ss. XII Apostoli; ma avendo abiurato lo
scisma e ritornando all'ubbidienza di Co-
uifacio IX, questi lo dispensò dagli ordi-
ni non ricevuti, e a' 18 agosto gli conferì
il vescovato d'Ugento. Morto nel 1 4° ' » g''
successe Tommaso, ed a questi definito
nel 1 4o5 fu surrogalo fr. Onofrio o Guo-
lamo rooiitano di s. Agostino di Sulmo-
na. Cessò di vivere nel 14^7, e Martino
V elesse Giovanni che visse fino al 1437.
J\el seguente venne eletto fr. JNuccio de
Neulono minorità dotto. Neh44^ t'>l*P'
U G E
pò canonico di Gidlipoli; nel «4^)4 Dome-
nico Erarcli. Nicola morì nel 1489, eia
questo gli successe Antonio Jaconi nobi-
le di Lecce, cappellano regio, indi trasla-
lo a Fozziiolo. Alessandro VI nel «494
gli sostituì Mauro de Sinibaldi. Dopo l'ec-
cidio e spopolamento d'Ugento, l'impe-
ratore Carlo V presentò per questa sede
CarloBiirroineo milanese, eClementeVll
lo iuslituì a'9 marzo i53o, poscia trasla-
to a Pozzuolo nel 1537. Il vescovo Bona-
ventura morì nel 1 558, e nel seguente gli
successe Antonio Sebastiano Minturnodi
Traetto , che intervenne al concilio di
Trento, nel 1 565 traslato a Crotone e lo-
dato per singolari virtù. Fr. Desiderio
Mazzapica di s. Martino pilermitano,
carmelitano di profonda scienza, onde fu
teologo al concilio di Trento e caro a Fi-
lippo H, e per lui nel 1 566 fu fatto ve-
scovo d'Ugento, che governò ollunameii-
le, lasciando di se celebre memoria mo-
rendo nel i5q6. In tale anno Clemente
Vili dichiarò vescovo Giuseppe de Ros-
si di Castel Paganico diocesi d'Aquila,dot-
lore in ambo le leggi, già prudenlissicjio
uditore di 3 nunzi di Napoli, dipoi tra-
slato ad Aquila. Neh 099 Pietro Guer-
rieri spagnuolo, che morto neh 6 1 3, per
l'egregie doti gli successe neh6i4 Luca
de Franchi napoletano, carissimo a Fi-
lippo III che lo nominò a Paolo V: do-
po due anni moiì in Napoli e fu sepolto
in s. Domenico nella tomba gentilizia, sul-
la quale il fratello Vincenzo fece scolpire
onorifica iscrizione, riportala da Ughel-
li. Neh 6 16 fr. Giovanni Bravo de Luga-
na provincia Belica, romitano di s. Ago-
stino spagnuolo, che poi abdicò nel 1 627
e morì nella Spagna. In detto anno f».
Luigi Ximenes spagnuolo mercedario ,
morto neh 636. Nel seguente Girolamo
Martini. Neh 649 Fdippo IV preseulòa
Innocenzo X il celebratissimo Agostino
Barbosa portoghese di Guimaraeus dio-
crsi di Braga, della chiesa patria tesorie-
re, dottissimo prolonotario apostolico, fi-
glio del celebre giurecousullo Emanuele
U GÈ
e fialello del canonico Simone teologo
illtislre,aml)eclue autori di dotte opere, ed
s'-y.T. marxo tu pionnilgalo vescovo, mor-
to poco dopo a' 19 noveiidji-e 1649, Ira
l'universale coinpiaulo. Sepolto nella cat-
tedrale, poi il detto fratello gli pose quel-
lo s[»leudiJo elogio riprodotto da Ugliel-
lt,incui è celebrata la sua vasta erudizio*
ne, la sua profonda dottriun, le sue mol-
te opere pubblicate in Lione. Queste so-
no: Collcctaiwa doclorum in uni\'c'fxicrn
j'iis Ponti/iciiiiii. Collcctaiwa docloruiiL
ili concìliiini Tridenliiuuii. De of/icio et
potcjitate Parochi. De officio et potesta-
le Episcopi. Jas Ecclesiasticuni univer-
sum. Praxis exìgcndi pensiones. Siiiii-
ma Jposlolicaruindccisioiiuin. Tracta-
tiis i'nrii de Àxionialibiix juris iisufrc'
(jueiìtiorilius.Ma egli viveutefurouo mas-
se aW Indice de' libri proibiti. Nel 1621,
lìemissiones doctovum , qui varia loca
Concila Irridenti/li incidenter Iracta-
ritnt. Nel 1 642, Collectanea Bnllarii, a-
liorwiKjue SuinmoriiinPontifìcimi Con-
stiintionum, ncc non praccipiiaruin De-
cisionuni^quae ah j'Ipostolica Sedc^ et
Sacri.sCongrrgalionihiis usque ad anno
i633 emanar unt.^ti\ 1 65o Andrea Lau-
franclii napoletano teatino , celebre per
dottrina e per eloquenza, regio predica-
tole. Assai lodalo per solerzia, integrità,
zelo perrincreuiento del culto divino nel
popolo. A' 23 giugno 1659 fr. Lorenzo
£n/.(nes o Diaz carmelitano spaguuolo di
Toledo , e di quella università primario
professore di teologia, celebre e dotto; go-
vernò brevecoenle con gran pietà, vigilan-
za e lode, poicliè cessò di vivere a'aS no-
vembre 1660. Alessandro VII nel i663
gli sostituì Antonio Carafa nobile napo-
letano, insigne teologo teatino, già presi-
de egregio di diversi collegi. Nel 1 7o5 fr.
Pietro Lazzaro Terrero degninoli osser-
vanti, professore nell'università di Napo-
li e teologo della Monarchia di Sicilia. Nel
1713 Nicola Spinelli di Capaccio, già ili-
versar uni diocces uni Tranensi videlicet,
SfpontinaCf Telesinae^ et Angloneiisis
U G E 5
pro-pontifcx decoratus est. Con questi
termina ['Italia sacra, e le addizioni del
Coleli, la serie de' vescovi d'Ugeiito, e la
completerò collii Votizie di Boniit. Nel
1722 d. Andrea iMadaloni chierico rego-
lare na[)olelano. Neli72'ii fr. Francesco
Battaller carmelitano di EIna diocesi di
Perpignano. Nel 1 730 d. Giovanni Rosso
teatino di Capotlimonle diocesi ili Napo-
li. Neli73(S fr. Arcangelo Ciccarelli do-
menicano d'iVltauiina traslato da Lancia-
no. Nel I 747 Tommaso Mazza d'Ariano.
Nel I 7ti<S Gio. Domenico Durante di Lec-
ce. Nel I 782 Giuseppe Alonlicellidi Brin-
disi. Nel 1792 (liuseppe Corrado Panzi-
ni di Molfetta. Pio VII nel concistoro dei
26 giugno 18 18 preconizzò vescovo Ca-
millo Alleva napoletano, indi a'28 dello
slesso emanò la bolla De utiliori domi-
nicae, presso il Bull. Roin. cont. t. i5,
p. 5'ò, colla quale soppresse il vescovato
lY Alcssano (/^.), e 1' unì in perpetuo a
questo d'Ugento. Ed è perciò che nel ori^-
sente articolo mi riservai di meglio par-
larne con altre notizie, e la serie de've-
scovi d'Alessano, il che vado ad elfettua-
re,in uno a quanto riguarda LeucaoLeu-
cadi a, poiché a questa sede vescovi le suc-
cesse quella d' Alessano, la quale non si
deve conf(jodere con Alessio ovvero Lis-
so [V.) d'Albania.
Alessano o Alcssaneo,Alexanuin,A-
lexanewies sen Leucadienses Episcopi,
città vescovile della provincia della Ter-
ra d'Otranto, lungi 7 leghe da tal cillà
e piìi di 8 da Gallipoli, capoluogo di can-
tone, è bene fabbricata con belle strade,
comode abitazioni, e difesa da una citta-
della, situata deliziosamente in aria salu-
bre. Nella basilica del ss. Salvatore o me-
glio della Trasljgurazionedel Sigaore,au-
tic.i cattedrale, il capitolo si componeva
delle dignità del cantore e del tesoriere,
e di I ( canonici a'quali spettava la cura
d' anime della parrocchia, che perciò e-
sercilava uno di loro. Ebbe il seminario,
i conventi de'religiosi conventuali e cap-
pucciui,4 coufrulciuile d'ospedale. L'c-
6 UG E
}>iscopìo era contiguo alla cattedrale. Vi
!>ouo mauifatture di mussole e di stelle
di cutone, da cui ricavasi cospicuo profit-
to, iiou che alcuui henelici stuhiliinenti.
Ebbe il titolo di ducalo goduto da'sigiio-
ri di Cassano piincipi d'Aragona, i (jua-
li vi esercitarono la giurisdizione feudale.
Vuoisi che sia stata edificata sulle rovine
diLeuca o Levicadia,dislrutla da'saraceni,
lu quale avca dato il nou>e al termine del-
li; terre napoletane da questo canto, cioè
del vicino Capo di Leuca , /({pjginni o
Sidantiiiuni Proìiionloriiuii. Questo ca-
po furiua il tallone dello stivale che figu-
ra la penisola italiana, e determina l'e-
blremilà orientale del gran golfo di Ta-
lanto, e la separazione del canale d' O-
Iranto e del n)ar Ionio. La AJìfologia
lilerisce che in Leuca era una fontana le
cui acque aveano cattivissimo odore, e
che i giganti chiamati Leuteranii , dopo
vl'v.ssersi salvati da Flegra, nella Campa-
nia, furono inseguiti da Ercole e da quel-
l'eroe vennero uccisi in questo luogo. Per-
ciò dicesi che la fontana era uscita dal
sangue loro, e la costa istessa avea (neso
li nome di costa Leuternia. In Leuca fu
eretta la sede vescovile e falla sulhaga-
liea di Otranto, e i patriarchi di Costan-
tinopoli vi fecero inlrodurie il rito greco,
[)er dominarla nella giurisdizione eccle-
siastica, in uno ad Olraiito (f.) e nelle
alile Provincie ecclesiastiche che sottras-
sero all'ubbidienza del l'apa. L'Ugtielli
cominciò la serie de' vescovi di Leucadia
con Gerardo del 97 1 ; ma tanto il Luceu-
zi, quanto il Coleti suoi annotatori, rile-
vano che Gerardo non fu vescovo di Leu-
cadia, ma lo confuse con s. Gerardo ve-
scovo di Toul ( P .), iioiiLencadic/iscfn,
sccl Tullenscm Ejìiscojmin. Perciò non
solamente vu letta lu serie dell' (Jghelli,
Italia .sana, t. c), p. bG, ma le addizio-
ni e correzioni del Culeli nel 1. 1 o, p. i 2 i
e 2o3. Hi. vescovo che si conosca è (iof-
(iedo l\j)i.sc()j)iis l.cucailciisis , il quale
richiesto a Martino IV da'canonici d'U-
gente per proprio pastore, fu loro co nces-
U G E
so neli282, come dissi disopra. Indi tro-
vasi Giovanni di Napoli Lcucadcnsis^ct
Alcxancnsis Ejjiscopas , registrato al-
l'annoi 283 inveteri liber Ccnsuuni A-
lexaiieiisis. Guglielmo Ferrari di Lecce
sedeva nel f?9'- Piolandodi Porto me-
morato in un'antica scrittura della chie-
sa d' Alessano all'anno i325 e all' anno
1 333. Egli era di patrizia famiglia di Nar-
do e canonico della cattedrale, peritissi-
mo oe'due jus civile e canonico, ed ab-
bate vicario generale della chiesa di s.
Stefano di Nardo. Neh 333 fr. Riccardo
domenicano consagrato in curia dal car-
dinal Annibaldi vescovo Alexanensis et
Leucadiensisy e nel 1 33G ottenne il brac-
ciosecolare contro i chierici. Giovanni mo-
ri nel 1349. Gli successe altro Giovanni
Sorano già canonico di Brindisi, deputa-
lo nelle provincie d'Otranto e di Bari col-
lettore del censo apostolico, trigiiita uii-
cias aurij'nsti pondcris foin jnitando/lo-
renos quinque anri prò qualiùct n/iciir.
Per sua morte neli3G2 Libano V gli so-
stituì il canonico Giovanni Anglici. Del
vescovo Bartolomeo si ilice, enjus repe-
titiir memoria in Uh, solai, Praelat. sub
Bonifacio IX, prò quo praeante pracdc
cessorc suo soL'it Paulus, quisitheodeiii
Ponti fìce evasilliarum Ecclesiaruni E'
piscupus. Urbano VI provvide Alexa-
nenseni Ecelesia/ii con Francesco Guer-
rieri di Nardo, dotto e chiaro per molte
egregie doti, e di cui scrisse Luigi Tassel-
li, De Antiquitatibiis Lcueae. Berenga-
rio neh 4o2 fu traslato a Castro d'Otran-
to. A'7 gennaio di dello anno gli succes-
se Paolo summenlovato; nel 1 4o5 Gio-
vanni di s. Felice o Saufclici canonico di
Melfi, trasferito neli4'23 a Murano. Se-
deva neh 4^5 Domenico di Napoli. Gia-
como de B.iucìuo Calzo de'priucipi di Ta-
ranto, J'^piscopus Leiieiidensis, neh .\j i
riedificò la chiesa di s. Maria de Civo di
Nardo, di cui era abbate commendalario.
Nell'i I aprile 1432 vi fu Irasferilu fi. Si-
inoneda Brindisi minorila EpiseopusHii-
beuòis, e dopo pochi mesi mori; onde u'
U G E
ìG ottobre gli fu surrogato fr. Gu'ulo o
Guiiluccio di Lecce minoritn, Lcocatliiis-
/Jiilìslcx, li'aslato alla patria nel 1 438 e
poi arcivescovo di Bari, soni(i)o teologo.
Neil' istesso nmio fr. Lorenzo domenica-
no. Nel 1 4^'^ Benedetto ili Balzo nobilis-
simo napoletano; si dimise nel i48'S, e
gli successe Gio. Giacomo di Balzo Fin-
scopiix Lciicadcn'us , restaurò la nomi-
nata chiesa di s, Maria de Givo. iNel i 5 1 2
Gio. Antonio figlio di Gio. Bernardino
Aqiiaviva i.°tluca di Nardo, che avendo
i torciti con incursione rovinate le chie-
se di sua diocesi le restaurò e abbellì, fab-
i)iicando (|uella di Fato, e a' 18 marzo
i5i7 passo alla sede di Lecce. Cardinal
Luigi iV Aragoim (f .), Alexancnsis et
Lt'iicddieu'-is Kpiscojxiln^ gli fu dato in
ainminislrazione, ma a' 1 7 maggio lo ras-
segnò a Leone X. Questo l'apa nnì il ve-
scovato di Alessanoe di Leucudia a ((nel-
lo di Lecce durante la vita del vescovo
Aijuaviva, che morto nel 1 32 5 il vescova-
to reslòdisgiuntodaLccce. l'er pochi me-
si ne fu ammiriistiatore il cardinal Ago-
stino 2'rivtilzi (^.), ed a'20 luglioi52(3
n'ebbe l'amministrazione il canlinal A-
le!>sundro Cf^sariià [f .),\\ quale la cede
con regresso nel i53i. A' i5 novembre
l'ebbe Francesco Antonio Balduini chie-
rico di Leucadia , y«x cliviin in his Ec-
ck'siis dìjcì(,e morì neliaSg. Il cardinal
Cesarioi, cui spellava il vescovato, lo ce-
de nel I 540 a Benedetto de Sanclis cano-
nico Valicano, morto neli542. In (jue-
sto fu eletto Evangelista Cittadini nobi-
le milanese, che rinunziò nel 1 549 ^ ^^
lì in patria neli55g. Nel 1 549 Anniba-
le iNIagalotli d' Orvieto canonico Vatica
uo, morto neli55i, onde da Capri vi fu
trasferito Leonai do deMagistris.Nel 1 55 5
GiulioGallelli nobile pisano,che nel 1 5(ìo
cede la sede al nipote Giacomo Galletti
palermitano, e morto in Roma fu sepolto
neila chiesa di s. Maria sopra Minerva
con lapide , Episcopus Alexiiiien. Nel
I 5^4 pt^l decesso di Giacomo, il iucche-
se Cesare Busdrago, indi arcivescovo di
U GÈ 7
Chicli. Nel 1 578 Ercole Lamia faentino e
avvocato romano, morto nel 1591. 11 Ro-
dotà, Dell'origine del rito greco in Ita-
liii, f. I, p. 400, parla dicpiello introdot-
to nella diocesi , che tuttavia (joriva nel
secolo XVI. In rpial tempo in essa ebbe-
ro accesso i greci, e se l'esercizio del rito
orientale recò vantaggio alle chiese, non
può con sicurezza stabilirlo. Gei to è, che
verso la fine di detto secolo alcuna colo-
nia dava opera al culto divino collecere-
monie greche. Ma il vescovo Lamia nel
sinodo diocesano pubblicato nel 1587
presci isse a'sacerdoti greci una forma sol-
ide dell'ostia fermentala per uso del s.
Sagi ifizio. Laonde in tale anno il rito gre-
co erasi ristretto Ira angusti confini, vi-
vendo ancora alcuni sacerdoti greci, i qua-
li eseicilavano l'ecclesiastico ministero
nel rito loro, e il cui numero sembra che
fosse stato più copioso ne' tempi prece-
denti. Nel I 5q i divenne vescovo Settimio
Burserio o Bursario mantovano (il can.
Biina, Serie de'vesco<'i del regno di Sar-
degna, lo crede vescovo d'Alessio in Al-
bania, e che fu traslato a Casale a' 1 2 giu-
gno 1592), dopo 6 mesi trasferito a Ca-
sale. A'iq giugno 1592 Sestilio Mazuca
calabrese, peritissimo del'e lingue greca
e latina, chiaro per varia erudizione, già
precettore del cardinal Pietro Aldobran-
dini, con ritenzione pel canonicato Vati-
cano,che poi dimise, ed in morte lasciò
tutti i beni a'poveri. Nel 1 594 Orazio Ra-
pari napolelano, morto nel seguente an-
no. In questo fr. Giulio Dciifi domenica-
no fiorentino, dotto teologo contro l'ere-
tica pravilìi; cessò di vivere nel 1 597 piis-
simamente, e fu assai pianto. Tosto gli
successe Celso iMancini ravennate, dotto
canonico regolare di Ponto, e morendo
nel 1612 lasciò monumenti del suo sape-
re: De jaiibus Piincipaluuin. De eogni-
tione Iio/ninis, (uiae liiniine naturali ha-
hcri potest. Nel 1612 Nicola Antonio dei
duchi Spinelli napolelano lodalissin)O.Da
Lavello nel 163 j vi passò d. Placido Pa-
diglia celestino napoletano, dottissimo in
8 UGE
filosofia, in teologici e in eloquenza qinl
piimnrio pi edicalore , autore deli' opere
lodalee lifeiiteda Ughelli. Franeesc'An •
Ionio RoheilidaCiipeilinoiliocesi diNar-
dò nel 1 64*5 j pei'ilissitno nelle leggi e in
Rotua uditore di più cardinali, virtuoso
e pio, amato da s. Giuseppe da Cuperti-
no. Neil 653 Giovanni Grauafeodi Brin-
disi, canonico di JNnrdòe vicario genera-
le del vescovo Chigi poi Alessandi'o VII,
che nel i 666 lo trasferì all'arcivescovato
di Bari, encomiato per le sue doli. Il Pa-
pa gli sostituì Andrea Tontoli nobile di
Siponto, arcidiacono della metropolita-
na, vicario generale dell'arcivescovo e poi
capitolare: zelantissimo, tenne più sino-
di, sradicò diversi abusi, fu molto Imio-
siniero , col capitolo eresse il monte fiu-
menlario, rifece l'episcopio da'fundamen-
li, restaurò diverse chiese della diocesi,
abbellì la cattedrale e l'arricchì di nobili
suppellettili , e fu traslato a Viesli nel
1695. In questo fu eletto Vincenzo de'
duchi della iMarra napoletano, abbate de'
canotiici regolari di Tontolo, restaurò rio -
tabilmenle la cattedrale e l'ornò in più
modi, rifece la sagrestia a cui donò bel-
lissimi paramenti sagri, e fabbricò la tor-
re canipauaria. Pro peregrinici ad Divae
IlJariaedcLciicacpiotidicadvcitlantihiis
pliira.se/ìipcr lidtndlpdrata culnlitt. Nel
1718 Gio. Belardino Gianelli beneven-
tano, egregio uditore d' Alessandro Fal-
conieri uditore di Rota e governatore di
Roma. Riformò i costutni del popolo e la
disciplina del clero, amante de'poveri li
soccorse, riparòla cattedrale rovinala clal-
lealluvioni, ne accrebbe gli utensili sagri
pe'ponlihcali, rifece e ampliò l'episcopio
e lo munì d'un propugnacolo a difesa di
ostile invasione. Riedificò il tempio di s.
Maria di Leuca, erigendo di nuovo lecon-
tigue abitazioni manomesse dalle barba-
re incursioni, aprendo ivi a'pellegrini co-
modo ospizio. Con esso tei mina la serie
de' vescovi d' Alessano waW ludia sacra, e
la compirò colle Nolhu: di Roma. Nel
J743 Luigi d'Ak'ksandro di l'orlici, già
L G H
arcivescovo di s. Severini. Nel 1 7')4 Dio-
nigi Lalomo di ilrindisi. Vacata la sede
nelirBi restò vedova del suo pastore si-
no al I yga in che fu eletto Gaetano Pao-
lo de ]Medici de'pii operai, ili Lombardi
diocesi di Tropea, e fu l'ullimo vescovo
d' A lessano. Questa sede restata di nuovo
vacante ne'primi anni del corrente seco-
lo, come notai, la soppresse Pio VII nel
1818 , ed mù a Ugento, al cui vescovo
Alleva nel dicembre 1 8^4 successe Fran-
cesco Saverio d'Orso di Rullano diocesi
tl'Ugenlo. Per sua morte, Leone XII ai
28 gennaio i8?.8 dichiarò vescovo d'U-
gento fr. Angelico Mesti ia cappuccino, di
Ferrandina tliocesi di Matera, che nel suo
ordine funse le primarie cariche di com-
missario generale, ministro provinciale,
e postillatore delle cause de*»anli, esami -
natole sinodale di Bovino, s. Severina e
Salerno, dotto e virtuoso. Pel suo deces-
so, Gregorio XVI nel concistoro de' 19
maggio I 837 preconizzò ralluale vescovo
mg.' Francesco Bruni della congregazio-
ne «Iella Missione di Bisceglia, superiore
della casa di Bari, encomiandone la pie-
tà, la dottrina nelle facoltà filosofiche e
teologiche, la gravità, la prudenza, l'espe-
rienza. Ogni nuovo vescovo è lassato nei
libri della camera apostolica in fiorini
I 3o, ascendendo le rendite della men'ia
a circa 2000 ducati napoletani. La dio-
cesi si [)rotrae a più miglia, e contiene 3(>
luoghi.
UGHELLl FE^nl\A^D0. Nacque in Fi-
renze neli5q) da buona fimiglia,ed en-
trato neiroriline cistercien>»e col suo ta-
lento e co' suoi studi tosto vi si ilislinse
in maniera particolare, d<i Firen/.e aven-
dolo i suoi superiori mandato a Roma a
fare il corso di filosofìa e teologia. Impe-
rocché fu promosso a diverse cariche o-
norilìche, a procuialore di sua provincia,
presidente di sua congregazione, e .ul ali-
baie claustrale della celebre abbazia /////-
//«vdelle Tre Fontane (/- .). Stimalo dai
Papi Alessandro Vile Cleaienle IX, fu
beneficato e piolcllo da csai con aimua
U G il
pensione di 5oo scudi, e fatto consulto-
re della s. congregiizione dell'Indice, |)er
incoiaggiilo e compensarlo de'suoi nobi-
li travagli letterari. II cardinal Carlo de
Medici de' gianiliiclii di Toscana, mor-
to decano del sagro collegio, l'ebbe a suo
teologo. Scrisse diverse opere, ma (|uel-
la che lo rese emint-nleniente benemeri-
to e immortale è l'Italia sacra. Questa
egli inlraprese per i consigli e le esorta-
zioni del cardinal Carlo Emanuele l^iodi
Savoia ferrarese, e precipiiametile del ve-
scovo di Borgo s. Dontnno Filippo Ca-
soni sarzanese. Laonde egli ne fece memo-
ria di gratitudine, quanto ni cardinale
l'io nella serie de'vescovi d'0«,lia e Vcl-
lelri, e in quella de' vescovi di lioigo s.
Donnino qiiaritoal vescovoCasoni. .Scris-
se del cardmale: Salis habiicrb, si illuni
ex vero dixero me propc tnodiiin in hoc
opere anintum despondenlein, sitis ad-
hortatioiiihus, proinissisqne adefiisdcm
muhoties impitlcril perfcclioìu'iìì. Scris-
se del vescovo: Cui aeterna oìdii^ntionc
tc/ic/nur, ut non seineldixinius, (juod no-
his generosa exhortatione ad opus hoc.
perfide nduni \'iam ostenderil,pergit Ec-
clesiani sihi comniissani perhelle admi-
lustrare. Ricusò il p. Ughelli sempre i
vescovati che gli furono ripetutameli le of-
ferti; morì in Roma di 7 5 anni nel 1670,
e fu sepolto nella sua abbaziale Chiesa
de' ss. ì incenzo ed Anastasio alle Tre
Fontane {F.). Ivi il cardinal Francesco
Barberini decano del sagro collegio gli
pose l'iscrizione marmorea riportala do-
po la prefizione òtW [lalia sacra, dell'e-
dizione di Venezia, in cui si legge nello
splendido e giusto elogio : Cui dehet I-
talia Sacros Antistitcs... Franciscus E-
pìscopns Ostiensis de suo, caeterisque
Episcopatus. Le altre opere dell'erudì-
tissiiuo e dotto Ughelli sono: i. "Aggiun-
te alle Vitacy et rcs gestae Pontificuni
lionianorum, et S. R. E. Cardinalin/n,
del p. Ciaccolilo, dell'edizione deli65o.
2.° Cardinaliuni Elogia, qui ex sacro
ordine Cisterciensijloruere, Floienliue
UGH 9
1 624DÌ più scris.se: Trattato degli scrit-
tori dell'ordine Cisterciensej XII libri
«Ielle /'ile de' santi dello stesso ordine;
Tr</t'ato de' fdK'ori accordati a'Cister-
ciensi per l' intercessione della Madre
di Dio. 3." Coluninensis fanriliae Ctir-
dinnliuin iniagines ad invimi espres-
saeet aeri incisae, suinmaiitiinque elo-
giis exornatae, KomaeiGjo. 4.° Albe-
ro e storia della famiglia de conti di
Marsciano, Roma 1 667. 5." Genealogia
de'Capizucchi, lioma 1 653. Abbiamo in-
oltre: Anecdota Ughelliana che trovasi
nel t.iodeir//rt/m.sv/r/-rt e contiene. CViro-
conicon Fossae IVovae. Chronicon Ali-
nensis. Gesta triumphales per Pisanos.
Fraginentum Chronici Pisani. Annales
rerum Pisanornm. Chronicon breve Pi-
sanimi. Chronicon aliud breve Pisammi.
Laureiìtio /'eronensis ... rerum in Maja-
rica Pisanornm. Richardi de s. Germa-
no Chronicon. Menologiimi Graecorimi
fussu Basilii junioris. Chronica monaste-
rii s. Barlholoinaei de Carpineta, fi istoria
fimdationis tnoiiaslerii s. Clementis In-
sulae Piscariae. De rebus Friderici II
iniperatoris, ejus fUiorum. In Roma egli
pubblicò nel iG^i-G^ in 9 tomi: Italia
sacra, sive de Episcopis Iialiae, et fnsii-
larum ad/aceniium, rebusque ab iisprae-
claregeslis, deducla serie ad nostra/n us-
qne aetalein. Opus singulare Provinciis
XX distinctiini, in quo Ecclesìaruni ori-
gine.s, urbinni condì tionei, principimi do-
nationes, recondita monumenta in liiccni
proferuntur. L'Ughelli con questa vasta
e laboriosa compilazione non imitò, co-
me alcuni pretesero.ma precedette ne! co-
minciare la sua pubblicazione, il gran-
dioso e utilissimo lavoro fatto da Saiiile
Marlhe sulle Chiese di Fianci,i. Gatlia
Christiana quaseries ouiniuni Episcopo-
rimi et Abbatuin Franciae, vicinarum-
que ditionuin, ab origine Ecclesiaruin, ad
nostra tempora per quntuor tomos de.dit-
cilur. Opusfralrum gemellorum Scaevo-
lae et Ludovici Sainmailhanorimi au-
ctuiii, a primo in luce tduiua a l'eira.
10 UGff
Jhclio, Ci Klcolno S(iininnrthnm<! Scae-
yQÌiic filiis, Litflo\'ici ncpotilncf, Liitetiae
l'.iiisioiuin i656. Scevola III e Luigi fia-
Iclli gemelli, e figli cliScevoIit II tli Sain-
le-Mai the ili London, sloriogi ad ili Lui-
gi XIII e il 2.° ecclesiastico ilopocliè la
moglie picseil velo inonnslico. raon Sce-
vola nel I 65o e Luigi nel i65(i. Insieme
scris>iei'o la GalLia Clirisliaiia, poiché le
simili opere il| Giovanni Chenu e Claudio
Piobeil lascia vano desiderare ancora niolr
te cose. Quindi i figli di Scevola, Pietro,
Abele e Nicola dierono l'ultima mano
alla Gallia Christiana^ specialmente A-
beie poi geiieraledella coi)giegazione del-
l'Oratorio, che rivide tutta l'opera, ne li-
mò lo stile, e con>pose l'epistola dedi-
catoria e la pi 'fazione. Di piti i 3 fratel -
11 incoraggiali con pensione dall'assem-
blea del clero, fecero nuoviS ricerche per
meglio perfezionar l'opera in un'altra e-
dizione. L'impresa fu sospesa per la mor-
te di Nicolò e per le cure degl'impieghi
conferiti ad Abele. Il p. Massimiliano di
Sainle-iMarlhe, suo parente e confratel-
lo, avendo voluto continuarla, la giudi-
cò supcriore alle foize d'un uomo solo;
e tutte le notizie raccolte, che doveano au-
mentare d'un quarto i lavori de'diie pri-
mi autori , vennero mandate al p. Dio-
nigi di Sainle-l\I<u'lhe benedettino della
congregazione di s. Mauro, il quale asso-
ciatosi parecchi suoi correligiusi publjlicò
nel I 7 1 5 i primi volunji à{i\\i\ G alba Clivi-
sliaiui nova, ma non essendo stata ter-
njinala, bisogna ricorrere all'edizione del
j656 per le metropolitane di Tours, Be-
saiKjon, Vienna e Utrecht. Quanto ad A-
bele e I'iclro,ejSÌ intiapreseio altro lavo-
ro imuienso e colossale, che dovea ab-
l)racciar la !>toria ih tutte le chiese del
mondo cristiano, col titolo di Orhis Clui-
sùaniis. I materiali da essi raccolti furo*
no deposti nella biblioteca di s. Magio-
no, e riuscuuno di gran giovamento al
p. Le Qiiien pel suo Oritns CUnstinnux.
in iniiiuri |)iopurzioni e relative a ipieile
d uu L'/-io/i(/'7c', «pulsi enciclopedico, mi
UG H
lusingo aver dato in questa mia opera un
compeiidi(j dell' Orhis Clirislianns. Dal
(in (pii detto duii(|ue apparisce, che il ce-
lebre e benemerentissimo p. tJghelli non
imitò i Sammortani, cominciò prima di
loro e neliBJj-S a pubblicare la sua fta-
Ha sacra , e forse questo suscitò ne' ge-
n)elli Scevola e Luigi l'idea della Gallia
Christiana, i) almeno la scrissero contem-
poraneamente all'Ughelli. In prova di che
trovai indispensabili I riferiti particolari,
che si rannodano al mio lavoro. L'Ughel-
li non fece la storia di tutte le abbazie
d'Italia, ina di non poche riportò molle
notizie. Bensì vi supph il p. .Agostino Lu-
bin, Abbatiaruni Italiae brevis notitia,
llomaei6g3. Piuttosto Chenu e P^obert
precedettero l'Ughelli. L'avvocalo Gio-
vanni Chenu ci diede: j:Inhif/}iscoporuiìi
et EiMscojjoriLui Galliat chronologica
hisloria, Parisiis i Gì i . Chronologia liislo-
rica Palriarcharuiii , Archiepiscoporuiii
Bituriccnsium et Aqtulaniamnt Pritiia-
<M'/i,l'arisiis 1 62 1 .11 canonicoClaudioBo-
beit ci diede: Gallia Christiana in qua
regni Franciat dilionuinque vicinartini
dioeceses , et in iis praesules describun-
tur, Parisiis 1626. A questi diiiKjue si dà
la gloria dell'idea dell'opera, poi couside-
rabilmenteaumentatada'Sammartanì.E
prezioso il lavoro vasto dell'Ughelli, an-
che per la copia de'docmnenti, de iliplo-
mi de'priucipi e delle bulle de'Papi che
contiene; ma non va esente da molte ine-
sattezze, assolutamente inevitabili in o-
peru così colossale, e degne perciò di scu-
sa, ed il suo nome sarà sempre glorioso
e in beneilizione. D. de Viscli autore del-
la Biblioteca dell' ordine di Cislercio lo
appella l'ornamento d'Italia, la gloria dei
suo Old ine, e un astro bi il laute ilellaChie-
sa. 11 cistercieuse p. ab. Giulio .Vuibrogio
Lucenti, autore della storia de' santi e al-
tri servi ih Diodi /^oA;,'/jt) (/''.), compen-
diò l'opera dellLghelli e la pubblicò con
(pie>to titolo. Italia sacra li. P. Fcrilitian-
ili UghelU reslrictti, ancia, ventali niu-
gis cuuiniciidula, opera ci studio d. Ju-
ti G H
/// Ainhroiii Lucenlii , tju.<!(ìem ordinis
obbalix: opus sin^iilan\ tril/it<; toniti no-
yissitnc (Iisli'n<:titm,.stil>.scqiitnte qtiqrto in
(ino Ecclcsiaruiii origines, iirhuim coti-
(Itùones, jura, pnncipuni (lonulionex, et
lecondila nionumenla profertintur, citm
icrlis notis ctpraeclaris anirnaiì\'ersioni-
bus, Romae 1704. In (|iie.>ta eilizioiie il
l>. Lucenti scrisse l'elogio del granile U-
glielll, non tuc-no per le sue vaste cogni-
zioni, colie (]uali ci (Jieile un immenso te-
soro di erudizione, che per le sue virtù.
Indi Nicola Coleti di Venezia e sacerdo-
te delia cliiesa di s. JNIoisè, si a()plicòcou
gran profìllpagli sluili, singolarmente di
hluria, erudizione e anticliità ecclesiasti-
ca. Stabilito per opeia sua, e commesso
alla direzione di suo tratellu Sebastiano
in Venezia loro patria, il negozio di li-
braio e stampatore, considerando che al-
la grande opera dell'UghelIi si rim()rove-
ravano molti errori ed ouimissiuiii, e che
non andava oltre Tanno 164B, ne intra-
prese la laboriosa correzione e le aggujn-
le sino a'suoi giorni per una nuova edi-
zione.Questa cominciò nel 1 7 1 7 e fu com-
pita nel I 722 col I o.' Ionio. Nicola la dedi-
cò aClemeute Xl,uia l'edizione riuscjQje-
po corretta della prima. Poi ta per titolo il
j ."tomo: halui sacra, ec. editto secunda ,
ancia et emendata cura et studio Nico-
lai Coleli^ Ecclesiae s. Moysis f'enetia-
rum sacerdotis alunini,\tiufiù\>»9^ud Se-
bustianuraColeti 1 7 1 7. Il 1. 1 o.°couteiien-
le: Episcopalus Italiae deperditi et an-
tiquati \'el alteri sedi uniti: Addendii et
corrigenda in noveiiiIlaUae sacrae toniis
jam editis. li titolo di detto tomo è : ita-
liae sacrae tomus decimiis seti Jppen-
dix in qua praeler Anecdota UgheUia-
ii/7y Antiquati haliae L'ptscopatus, sup-
jìleinenlaquacdain ,rt correclion.es adno-
veni praecedenlia \>olutnJia,et multipli-
cts Itidices generales proferuntur , cura
et studio Nicolai Colcli t[c., Veneliis a-
pud SebastianuniColeli 1 7 22. Nicola inol-
tre di grande animo si accinse pure alla
nuova e laburiusi»simucdiì^iouti della col-
U GII II
lezione de'concilii pubblicala da' gesuiti
Labbé e Cossart, e vi riuscì mirabilmen-
te per l'oriline, le aggiunte, le correzioni
e reruilizioiie. (Compose ancora tliversi li-
bri, e nioi I nel 1 7G ) d'8j anni. I suoi in-
faticabili esempi letterari furono seguiti
ila'4suoi nipoti figli del fratello Sebasti.»-
ni). Uno di eisi fu il p. Gio. Domenico Co-
leti autoredi iliverse opere, siccome il'iii-
gegiiu vasto, fertile e vivace. Di piìi riu-
lù e scrisse 1 o tomi di correzioni e ili ag-
giunte importantissime |)er 1' Italia sa-
cra, che niss. lasciò alla famiglia quando
inori in Venezia nel 1799. Tali [neziosi
inss. tuttora ineiliti passarono eil e-<istonu
nella celebre biblioteca Marciana di Ve-
nezia,in parecchi codici, de'cpiali prollcua-
meiite si va giovando il eh. ab. Giuseppe
Cappelletti nell'opera che coininciò a
[)ubblicare in Venezia, co'tipi del riputa-
lo stabiluneiilo dell'editore Giuseppe An-
loiielli, nel 1 84 4. Col titolo: Le Ckiesed' [~
tallii dalla loro origine sino ai nostri
giorni. Inoltre l'Ughelli fu corretto da-
gli speciali storici delie chiese vescovili,
e di essi me ne giovai in molle. Il p. in.
(r. Giacinto Sbaraglia tic' minori con-
ventuali, dottore in teologia, celebre per
le sue dotte opere, alcune delle quali en-
comiai nel voi. XXVF, p. 14^ e 14^,
cioè la continuazione del p. VVadiiigo, ed
il Dullariuin Franciscanum. Q^iìtsld rac-
colta preziosa fa conoscere molti religio-
si francescani celebri per dottrina, co-
stumi e sanlitèi, di cui gli Annali del p.
Wadingo non ne fauno menzione ovve-
ro ne parlano assai succintamente ; molli
passi storici, molti vescovi e molte altre
persone intorno a cui gli Annali eccle-
siastici, le Collezioni de'concilii, l' fdi-
Ha sacra, la Gallia Christiana, avreb-
bero bisogno di correzioni e di aggiunte.
Appunto, (pianto aW Italia sacra, il p.
Sbaraglia ne intraprese la correzione e
la continuazione, e lasciò alla ->ua morte
mss. otto grossi volumi. Pervenuti que-
sti alle mani del p. lu. fr. Stefano Rinal-
di dello slesso suo ordine, siccome for-
12 UGO
nilo di molle cognizioni e di singolare
liaspoilo [)ev lai genere di studi, animo-
so imprese a proseguire l'encomialo la-
voro, senza però ridurlo a quella perfe-
zione che slimava necessaria per darlo
alle slampe. Alla morte di quest'ultimo,
avvenuta nel convento de'ss. Apostoli di
lloma a' 12 settembre 1807,1 prcgievoli
volumi del p. sbaraglia, da esso accre-
sciuti, furono mandati al convento de'
minori convenluali di Monte San Pie-
Irangeli nella Marca, delegiizione di Fer-
ino, al (juale spellavano secondo il co-
stume dell' ordme per essere il defunto
nativo di s. Anatoglia nell'arcidiocesi di
Camerino, aggregato a quel convento.
Siccome si sospettò che i mss. in discor-
so da Monte San Pietrangeli fossero stali
trasportati alla biblioteca del convento
di Pesaro; in quest'incertezza scrissi a
quel Km." p. guardiano per verificare il
dubbio, e ri'ebl)i gentile risposta : Che i
inss. del p. Sbaraglia ed i mss. del p. Ri-
naldi, realmente erano stati portati al
convento di Pesaro, ma poi si restituiro-
no a (piello di Monte San Pietrangeli, nel
quale atliialmente rilrovansi.
UGO (s.), vescovo di Rouen. Figlio di
Drogoiie duca o conte di Sciampagna, e
di Adallruda, era cugino germano del re
Pipino. IN' alla apprezzando le cose del
mondo, si fece religioso a Fontenelle ov-
vero a Jumièges, e donò a questi due mo-
nasteri beni considerabili. JNel j-ìi fu e-
levato alla sede metropolitana di l'iouen,
e venne altresì incaricalo di governare le
diocesi di l'arigi e di Ijayeux, non che le
abbaziedi Fontenelle e di Jumièges. JNel-
r iiccetUMe lauti benefizi ad un tempo,
L'bbesollaiiloiu mira d'impedire che non
ne venissero dilapidali i beni dai secolari,
cui incomincia vasi darli; mentre egli im-
piegò tulle le rendite in opere sanie. Mo-
ri il Jouiièges l'anno ySu, ed è nominato
nel militi; olugio romatio il 9 di aprile.
lj(jO(^.), illibate di Cluny. Discenileu-
1e ilella ciisa sovrana de'd ui hi ili borgo-
gna, nacque ucUo24a Seuiur nel Dne-
U G O
nese, diocesi d'Autun, dal conte Dalmazio
e ila Aremburga di Vergy. Il padre lo de-
stinava alla carriera militare, ma la ma-
dre adoperavasi di educarlo per servigio
della Chiesa. Commessa la sua educazio-
ne ad Ugo vescovo d'Auxerre, fratello di
suo avo, si accese del desiderio di lascia-
te il mondo, ed ottenuta la permissione
di ritirarsi fra' monaci di Cluny, fece la
sua professione religiosa, dopo un rigo-
rosissimo noviziato, in etàdiiGanui. In
processo di tempo fu eletto priore, e nel
1049 successe a s. Oddone nel governo di
quel monastero. Nell'oltobre del seguen-
te anno assistette al concilio convocato a
Reims da s. Leone IX; poi accompagnò
il Papa a Roma e intervenne al concilio
che condannò gli errori di lìerengario.
Godè la stima dell'imperatore Enrico III
iliVVrOjche pacificò con Andrea 1 re d'Un-
gheria. 1 Papi Nicolò 11 es. Gregorio VII
l'onorarono di loroconlldenza, e pili vol-
te l'associiirono a" legati eh' essi aveano
iuFrancia. Inlervenneaquasi tutti i con-
cilii che si tennero in questo regno, ed
adoperossi alla riconciliazione dell'iuipe-
ratore Enrico IV con S.Gregorio VII. Ur-
bano Il e Pasquale II furono parimente
grandi estimatori del mento di Ugo, il
quale ad una rara atlitudine per gli allu-
ri, aggiungeva tutte le virtù di peifelto
religioso.Dolce, umile, caritatevole e mor-
tificato, invigilava sollecito al manteni-
mento della disciplina in tutte le case del
suo ordine, e specialmente nel monastero
di Cluny, dove fece rivivere lo spirito dei
monaci antichi. Morì nel i 1 09, a' 29 a-
prile, giorno in cui si celebra la sua fe-
sta, essendo sialo annoverato fra santi dal
Papa Calisto 11 circa il 1121. Abbiamo
del santo abbiile, nella BiblioLcca Clu-
niaci'iisc, nìolle lettere e vari statuti pie-
ni di saggezza pe' suoi monaci, e pei re-
ligiosi di Alarcigni ch'egli avea fondato.
UGO (s.), vescovo di Grenoble. N.\c-
que nel 10 53 a Castel Nuovo nel Delll-
nalo, diocesi di Videnza. Oddone suo pa-
dre eia un espello nllieialo, clic accop-
U G O
pinva perfetlnmenle i doveri del ciisfla-
iiesimo a quelli della sua professione, e
adopi'avasi per inanlenere la disciplina
fra' soldati e far loro osservare la divina
legge. Esso lasciò poscia il mondo per an-
dare a finirei suoi giorni nella gran certo-
sa, sotto il governo di s. Brnnone, ed ivi
morì sanluniente. Ugo gli amminisliò gli
nlliuii sagrameuli, e coniòrtò altresì in
morte sua madre ch'era rimasta nel mon-
do. Percorsi con profitto gli studi, senza
mai trascurare gli esercizi di pietà, si fece
monaco per dedicarsi interamente al ser-
vigio di Dio. \enne nominalo a un ca-
nonicato della cattedrale di Valenza, do-
ve essendosi recato Ugo vescovo di Die
nel Delfiuato, poscia arcivescovo di Lio-
ne, cardinale e legalo della s. Sede, fu tan-
to invaghito delle di lui virtù e bell'in-
gegno, che volle unirlo a se. Durante la
sua legazione gli diede l' incarico delia
riforma di molti abusi, eh' eransi intro-
dotti fra aUpjanti ecclesiastici. Nel con-
cilio tenuto dal legato in Avignone nel
I 080, in cui tratlossi della scella d'un pa-
store per la chiesa di Grenoble, fu eletto
Ugo a tale dignità, che per la sua umiltà
non avrebbe accettata, se il legato ed i
padri del concilio non gli avessero ordi-
nato ili sottomettersi. Segui il legato aRo-
ma, o ve fu consagralo da s. Gregorio V 1 1,
provvedendo a tutte le spese della ccre-
niuina la gian conlessa Matilde, che gli
fece presente della troce, della mitra e
d altri episcopali ornamenti. Recatosi alla
sua sede, si adoprò 0 riparare gli effetti
funesti della mala condotta del suo pre-
<lecessore, e ad eliminate i deplorabili a-
busi fra il suo gregge introdotti. In poco
tempo cangiò l'aspetto della diocesi; ma
non ebbe appena passalo due anni nel-
l'episcopato, che volle rinunziarvi per u-
millà, seguendo in ciò l'esempio di molti
santi, e sperando che il Papa non oppor-
rebbesi al suo divisamento. Andò dun-
que a vestire l'abito di s. Benedetto nel-
l'abbazia della Chaise-Dieu nella diocesi
di Cicrmonl in Alveigna, ove seguivusi
UGO 1 3
la riforma austera di Cluny, ed in cui
nell'anno che ci visse praticò toltele vir-
iti d'un perfielto religioso. Gregorio Vl[
però informalo del suo ritiro, gli ordinò
di ritornare alla sua chiesa. Ugo obbedì,
riprese le sue funzioni con novello ardo-
re, e le esercitò con sern[)re più crescente
frutto, occupandosi quasi di conlinuo nel-
l'annunziare la parola di Dio. S. Biuno-
ne e i suoi sei compagni, avendo divisato
di allontanarsi dairuuianoconsorzio, egli
li consigliò a ritirarsi in un deseito della
sua diocesi, chiamato Certosa, che diede
poscia il suo nome all'ordine che vi era
stalo fondalo. Ivi li condusse neliot:)4, e
spesso inseguitoli visitavn.e con essi trat-
lenevasi negli esercizi della penilenza e
della contemplazione. Amoroso verso i
poveri, che sempre in ogni modo sovve-
niva, vendette perfino un calice d'oro e
parte de' suoi ornamenti episcopali, per
soccorrerli in tempo di carestia. Avrebbe
desideiatodi andare a terminare i suoi
giorni nella solitudine; ma Papa Inno-
cenro 11 non annuì alle sue preghiere, e
l'obbligò a compiere il cor>o della sua vi-
ta nell'episcopale ministero. Iddio termi-
nò di purificarlo co' dolori il' una lunga
malaltia.che gli olferse occasione di pra-
ticare le piìi eroiche virili. La beala sua
morte accadde il 1." aprile 1 i32, in età di
forse 80 anni, e dopo 52 di episcopato. Fu
canonizzato da Innocenzo II nel 1 i34>e<i
il suo nome trovasi nel martirologio ro-
mano il i.° aprile. S. Ugo è annoveralo
fra gli scrittori ecclesiastici principalmen-
te pel suo Chartiilarhim, ossia raccolta
di carte, con note storiche curiosissime,
ch'è custodita manoscritta a Grenoble.
UGO (s.) di Lincoln, martire. In età
di I I anni fu preso da alcuni giudei, il ca-
po de'quali chiamavasi Joppino. Costoro
in odio di Gesìi Cristo gli sputarono in
faccia, lo batterono con verghe, gli moz-
zarono il naso e il labbro superiore, gli
spezzarono palle de'denti, finalmente lo
crocifissero e gli trafissero con una lancia
il lato. Questo bai baro fallo accadde ai
i4 UGO UGO
9.7 agnolo del i 2*)?. Joppino e isnoi ooiu- UGO Candido da Caldesio, Cardi'na-
|)lici essendo siali picsi per ordine del re le. ['. Dianco.
Eni ico 111 e del suo parlai»iei»lo raduna- UGO DI DIE, Cardiiirtle; Francese
loaRe.iding, furono condannali ad esse- de'diiclii di noigogna,<lopo aver profes-
le legali per le cnlciigna a giovani cavalli, salo il monacliisino, ed essere sialo prioie
i quali II strascinarono fincliè morirono; di s. Marcello di Cavaillon, da Alessan-
poscia i loro cadaveri furono appesi alle dro 11 del 1061 fu creato cardinale pre-
fordie. le, e nel 1080 da s. Gregorio VII vesco-
UGO (b.), Cardinale. Nato di nobi- vo di s. Diez sua palria, e poi arcivesco-
Je prosapia in Clialons nelle Gallie, nio- vo di Lione. Unilo co'più slrelli vincoli
naco cisterciense e abbate delle Tre Fon- a s. Gregorio VII, intervenne con alcuni
lane, da Eugenio III nel 1 i 5o fu crealo del suo clero al suo sinodo celebralo in
cardinale vescovo d'Oslia e \'ellelri. Co- Roma, chiamatovi dal Papa. Fu quindi
slitiiilo in s'i eminente giadu, si mostrò impiegalo nella legazionedi Francia, do-
speccliio di tulle le viriti e singolarmen- ve assolvè solennemenledalla sentenza di
le d'una carità così tenera verso i pove- scomunica Folco o Fulcone conia d'An-
ri, cbe con gioia e generosità di cuore da- giù e di Angers, uomo fiero, crudele ea-
va loiuqii'intoavea, sino !i gravarsi di de- spro, marito di Berlrada di Monfort ; e
bili; pei cui Alano \escovo «l'Autun, nel- presiedè a diversi sinodi e concìlii , per
la vita di s. Bernardo, lo cliiama uomo di proibire il diritto cb'eransi usurpati i lai-
gran vii là e sanlilà di vita. Tiovossi [ire- ci di dare l'investitura de'benefìzi eccle-
senleaU'elezionid'Anaslasio I VeAdriano siastici. In quello di Lione del 1080 de-
IV, e chiaro per meriti non menocheper pose Manasse arcivescovo di Reims, che
piodigi,aiulòagodeie ilfiutlo di quelle li citalo replicate Volte a Roma avea ricu-
niosine che veisale nel seno de'bisognosi salo sempre di comparire, e dipoi caccialo
con tanta esultanza dispiiito, erano slate dalla sua chiesa terminò miseramente i
tlepoiitalee riposte ne'iesori celesti. Si ere- suoi giorni escluso dalla comunione dei
de coimineuieiile. che sotto il vescovato fedeli. Inoltre il cardinale ivi con insUin-
di lui /bs>e da Eugenio Iti (afta la perpe- cabile zelo condusse a felice esito tulli
tua e stabile unione delle due chiese ve- que' molli affari ecclesiastici che richia-
scovili d'O^Z/V/e / r//r'//7"('/^.J,ed Ugo fu mavaiio l'apostolica sollecitudine. Nel
ili. cardinale che s'intitolò vescovo d'am- 1081 convocò altro concilio, in cui il cer-
beduc, e indi in poi restarono perpetua- tosino Ugo fu consagralo vescovo di Gre-
mente unite. Prima ancora di questo lem- iioble; in quello di Meaut , a Teobaldo
posi trovano le duechiese talvolta insieme deposto dal vescovato di Soissons, fu sui-
iinile,mala loro Unione era piccai ia e nd rogalo il b. Arnolfo Pamelio abbate di
subilrio de'Piipi. Oltre i iniiacoli operali s. Medardo. Passalo quindi nella Riela-
«la Diu a inleicessione di qiiolocardinale gna minore, insieme col cardinal Uber-
jincor vivente, dopo la pia sua morie si lo suddiacono della chiesa romana, d'or-
rese celebre per la moltitudine de' prò- dine di s. Gregorio VII prese cognizio-
digi, di cui fu onoralo da Dio. Giovanni ne della causa del vescovo di Dol. Uao-
Cireyo lo ascrive Ira'beali dell'ordine ci- coniai a Lione e allrove,che morendo de^-
sleitieii'-e, e di lui abbiamo parecchie lei- lo Papa nel 1 oS5, tra'3 che raccomandò
lere, che tutte spirano sapienza e |)ietà. a'cardinali per successore uno fu Ugo; ma
U(jO, Cardinali'. Dell'online de'dia- prefcicndosi un altroché fu Vittore III,
coni, sollosciisse il sinodo celebralo nel accecato il cardinule dall'ambizione, uè
I 044 da Renedetlo IX, e il [)rivilegiopel concepì tlispetto e sdegno, si rivolse al par-
putriarca ih Grado. tilo dell'antipapa Cleu)ente III, e scris-
UGO
se lunga lelleia alla gran confessa Mnd'l-
tlc, riporlata nel t. io della Colhziont'
de concini, nella cnuilc cinicò il'inginrie
e di calunnie il Jiiiovo Papa, lulte p<'iò
snienlile dalla sanlitù del virtuusu \'it-
tore HI, e dalla sincera e |)t'uf'uuda sua u-
inillà da lui mostrala nel riousaiecon tan-
ta fermezza il pontificato. Si puòcunsul-
taie su questo punloj JN'alale Alessandro,
Ilist. Eccl. sdi'c. A/, par. i, cap. i, art.
1 2; e Pagi, Gesta de liom. Poni. 1. 1, p.
5()i. Condannalo il cardinale e de|)ONto
nel cuncilio celebrato da Vittore 111 in
Benevento, insiemecol cardinal Riccardi
abbate di s. Vittore, poco dopo ravvedu-
tosi e compunto del proprio grave lid-
io, fu da Urbano II assolto e ripristinalo
nelle dignità. Essendo MIO legalo in Fran-
cia, estiuse col segno della croce un orri-
bile incendio che devastava il monasle-
IO delle monache Marciniane; e si trovò
nel 1 095 al celebre concilio di Clei moni,
nel quale si stabilì e promulgò la i ."^ Cro-
ciata per la liberazione di Terra santa.
Altra legazione gli alìidò Urbano li in
Francia al re BMippo I, per rimuoverlo
dallo scandaloso commercio di Bertrada
moglie di Folco, a cui avea giurato d'as-
sociarla al suo talamo, dopo di averla ra-
pila a quello del marito. Si narra , che
l'avvenente Bertrada, temendo che Fol-
co l'abbandonasse come avea praticalo
con due altre mogli, per darsi in preda a
femmine di cattiva vila, e sapendo che il
re Filippo 1 la vagheggiava, gli sped\ se-
gretamente un messo per manifestargli
i suoi sospetti e poi si recò da esso. 11 re
ripudiò la moglie Berla, che l'avea fallo
padre di Luigi VI che gli successe, e so-
lennemente sposò Bertrada. Urbano 11
riprovando l'illecito matrimonio ne scris-
se all'arcivescovo di Reims, condannan-
dolo come invalido; quindi dal cardinal
Ugo nel concilio d'Autiin fece dare sen-
tenza (S\Sc(iinuitico{^J .)i\\ re,e poi (u pure
scomunicala Bei Irada. Indi il Papa donò
a Folco o Fulcone la Rosa d'oru (/ .). Il
cardinal Ugo ebbe alcune difìeicnze cui
UGO o
cardinal Ivone di Chaiires, il quale pe-
rò non lascia di chiamarlo uomo per re-
ligione, pi tulenza e autoiilà aininii abile,
censurandolo tullavia per esigere molle
cose con im [lero soverchio, di meni irò del -
l'av vertiinenlo di s. Pietro, il quale impo-
ne a'prelali di non osleiilareil loro domi-
nio sopra i cleri, ma di 1 elidersi anzi con
sincerità di cuore modelli ed esemplari al
propiio gregge. Abbiamo alcune episto-
le di s. Gregorio VII, dalle quali appa-
risce la stima che il s. Pontefice faceva del
cardinale, che tranne il vizio di smode-
rata ambizione, fu per qiie'lempi uomo
insigne e famoso.
UGO DI ALATRI, Cardinale. i\ac-
(|ue circa la metà del seccdo XI, nel pon-
tificato di s. Leone IX, da niibilissima e
antica famiglia nella cillà tli A latri. I suoi
genitori si dierono cura particolare sino
dalla dilui più leneiaetà,che venissecol-
tivata la sua indole egregia e bel lalento,
afìldandolo alla direzione de' monaci «li
MonteCassino, presso i quali fece tali prò ■
gressi nelle lettere e nella pietà, che si gua-
dagnò la stima non solo de'sapienti, ma
meritò d'essere tenuto in considerazione
dal Papa Alessandro II, il quale lo volle
presso di se nella corte ponlKicia. In que-
sta restò ne'ponlificati memorabili di s.
Gregorio VII e di Urbano II, colle qua-
lifiche di cappellano pontificio e suddia-
cono apostolico; perciò il Canlelniaggio
nella Sintassi degli Uditori di Rota, ed
il Bernino, Z>r/ Trilninale della s. Rota,
vogliono che fosse uno de'giudici di esso.
Neil loSPasqualell locieòcardinaledia-
cono di s. Maria in Via Lata. Avverte il
Borgia nelle Memorie storiche di Bene-
vento, t. 3, p. 49) che il Beinino segueu-
do il Ciacconio, Fitae Pont, et Card., lo
chiama Ugone Visconti di Alalri del ti-
tolo presbiterale de'ss. XII Aposlcjli, sen-
za por mente che il Ciacconio altiibui-
scequeslocognoniead Ugoo Ugone / ri-
conti óì Pisa ; e che il Platina nell'elenco
de'cardinali creati da Pasquale 11 np<>mi
Ugo o Ugone Alatrino come curdiuule
tG UGO
«liarnno tli s. ]\Iaria in Via Lata, e l'al-
tro Ugo o Uqoiie Visconti da Pisa , che
fu reggente eli Benevento, come cai'tli-
iiale prete de'ss. Xn A postoli. Non essen-
do ancora incominciate le ozioni delle
diaconie, titoli e vescovati, il Visconti re-
stò sempre col suo titolo, e pei- conse-
guenza il contempoi'aneo Ugo di A latti
lui vivente non potè certamente occupar-
lo. Da tale abbaglio, il cardinal Ugo ili
A latri fu pure detto Ugone e rettore diBe-
neventOj così confondendosi vieppiù in
quanto si appartiene al cardinal Ugo
Risconti, e lo rilevai in quella biografìa,
giaDìniai l'Alatrino essendo stato cogno-
minalo Visconti, benché tale molli lo ri-
tengano. In fatti anche il Cardella nelle
Memorie storielle de Cardinnlì, 1. 1 jpar.
I, p. 224, sebbene istruito dell'avverti-
to dal Borgia, nell'encomiare il cardinal
f^o Fiscoìid d' Alatri, per la straordi-
naria sua intrepidezza e costanza nelle ca-
lamità, dalle quali era allora afflitta e tra-
vagliala la Chiesa, crede che soprattutto
spiccò il suo valore nella gagliarda difesa
che fece di Benevento , a cui presiedeva
in nome del Papa, il che si appartiene al
cardinal Ugo /'Tó-co//// di Pisa. Bensì pre-
siedeva alla rocca delMonteCircello. pres-
so s. Felice (nel quale articolo anche io
con altri scrittori lo chiamai Ugo Viscon-
ti, essi pure confondendolo col cardina-
le di tal cognome) quando gli giunse la
notizia che Pasquale li era morto a' 2 i
gennaio I i 18, onde lasciata la fortezza io
custodia degli abitanti di Terracina, su-
bito si porlo in lloma e dopo 3 giorni
contribuì all'elezione di Gelasio //.Que-
sti vedendosi perseguitato dalla fazione
seguace dell'imperatore Enrico V, e non
essere sicuro soggiorno la città di Roma,
dopo essere stato salvato da'tumultuosi
ultentali , per opera di Pietro Pierleoni
da lui confermalo preletto di Roma, da
alcuni nobili e dallo zelo del cardmal Ugo
di Alalri, nella chiesa ili s. IMaria iuTras-
potilina e nella casa di certo Bulganii-
110, col loro aiuto allorquando giunse
UGO
nella cillìiEniico V, fuggì sopra due G;n-
lere pel Tevere in coinoaguia del c.irili-
nal Ugo e di altri di sua corte. Giunto
nelle vicinanze della città di Por^o. un'im-
provvisa tempesta avendogli impeditodi
prendere il maree di progredire il viag-
giOjSi trovòesposto agl'insulti delle trup-
pe imperiali tedesche. Sbarcato in luogo
disabitato e sopraggiunla la notte, pieno
di coraggio il cardinal Ugo, osservando
la critica situazione del Papa avanzalo
in grave età, mancante di mezzi per evi-
tare l'imminente pericolo di dette solda-
tesche che l'inseguivano, mosso da pietà
(quale altro Enea che si caricò sulle spalle
il padre Anchise, come osserva Lodovi-
co Agnello, Istor. degli Andpapi, t. 2,
p. 2), prese Gelasio 11 sulle proprie spal-
le e per islrade impraticabili, ad onta del-
l'oscurila,gli riuscì con gran fatica di por-
tarlo illeso nel castello di s. Paolo di r/r-
dea (della quale riparlai nel voi. LVIIf,
p. I iq), dove lo pose in salvo. Indi nel di
seguente si iliè cura di farlo comodamen-
te trasportare a Terracina, e quindi pei*
mare aGaeta, donde passò a Capua. Quin-
di il Cardella ricade nell' errore di fare
ritornare il cardinale al governo di Bene-
vento , nuovamente confondendolo col
cardinal Visconti; e poi dice che nello stes-
so 1 i 1 8 sottoscrisse in Capila una bolla
di Gelasio II, a favore di Bernardo abba-
te di s. Soiìa; indi ritornò in Roma, men-
tre il Papa recatosi in Francia, morì in
Cluny ed ivi fu eletto successore Calisto
1 1 , elezione ch'egli a [)pro vò cogli altri car-
dinali restati in R^oma. Il Ciacconio pre-
tese che si trovasse in Cluny tra gli e-
leltori di Calisto II, ma egli era tornato
a custodire la rocca di Monte Circello. Il
nuovo Papa in premiodi sue benemeren-
ze gli conferì nel 1 i 19 la ragguardevole
carica di Cancelliere di s. romana Chic'
sa. Cardella, sempre erroneamente, dice
che pagò il debito alla natura in Hene-
venlo sul Unir del i 1 2 1 o veramenle nel
i 122, senza accorgersi dell'anacronismo
in cui cadeva riguardo all'epoca piuv, e
UGO UGO 17
sebbene egli sia il classico biografo ilei meslicrc delle armi, si rilirò nello stesso
carclinnli. Tulli erriamo. Imperocché e- monastero e vi mon nell'esercizio disila
gli aggiunge, che il nome del cardinale penitenza. Dotato di felici disposizioni, U-
si legge nella serie de' cardinali elettori gone fece progressi nelle scienze, non me-
d'Onorio II quale diacono di s. Maria in no che nelle virtù. Persuaso che Dio lo
Via Lata , il che conferma 1' asserto dal chiamasse ad una maniera di vita più
Bolgia, e dal Martinelli nella storia del- perfetta, enlrlj nella gran Certos;i, e vi
la chiesa di s. Maria in Via Lata; ma l'è- prese l'abito circa ili i6o. Dieci annido-
lezione ebbe luogo a'28 dicembrei 124, pò, essendo già stato promosso al saccr-
dunque a quell'epoca il cardinal ancor vi- dozio, fu eletto procuratore del raona-
vea. Fu suonipotee natodalla propriaso- stero, ed in tale uffizio acquistossi tanta
velia, Pandolfo d' Alatri , scrittore delle fama di prudenza e di santità, che lo fece
' f'ìte de Papi Gelasio IleCa listo II, che conoscere da tutta la Francia. Chiesto da
per equivoco di Costantino Gaetano ab- Enrico li re d'Inghilterra, per governare
baie di s. Daronzio, fu dello Pandolfo Pi- la Certosa ch'egli avea fondata a Wilhani
sano, in che fu seguito da una folla di nella provincia di Sommerset, Ugone vi
scrittori. Questi fu prelato di egregie do- si recò in obbedienza alla deliberazione
li e profonda dottrinai figurò molto nel- del capitolo. La sua umiltà, la sua dol-
la corte pontifìcia, e non ha alcuna rela- cezza e la santità della sua vita gli meri-
zione con Pandolfo ^/rtsrr/ pisano, crealo larono l'alTetto di coloro, i quali aveano
cardinale da Lucio III, col quale fu con- opposto i maggiori ostacoli a quel santo
fuso dallo stesso abbate Costantino, il che stabilimento, sicché in breve tempo la co-
non mancai notare nella biografia di que- munita divenne più numerosa e fioren-
sl' ultimo cardinale. te. Da molto tempo era vacante la sede
UGO Lectifredo, Cardinale. CaWìlo di Lincoln, ed avendo Eurico II data la
II neh 122 01 123 lo creò cardinale pre- libertà al capitolo della cattedrale di eleg-
ie di s. Vitale del titolo di Vestina , in- gersi il vescovo, fu scelto Ugone, che re*
lervenne a'comizi d'Onorio II,sottoscris- nitente venne da Baldovino arcivescovo
se con 32 cardinali una sua bolla spedi- di Cantorbery obbligalo a lasciarsi con-
ta in Laterauo nel i 1 26, e Ciacconio a sagrare a' 2 1 di settembre 1 1 86. Il iiovel-
queslo Papa ne attribuì l'esaltazione. In- lo vescovo si elesse un consiglio, nel quelle
di seguì per breve tempo l'antipapa (for- feceeotrarequanti vi erano più pile dotti
se Anacleto II), ma ben presto riloinòal- uomini nel suo clero. E-istabili la disci-
r ubbidienza del legittimo capo della plina, riformò gli abusi, e ravvivò da per
Chiesa. tutto colle sue esortazioni lo spirit^o della
UGO, Crt/'f/z'/w/c. Priore del menaste- fede. Faceva esalta ricerca de'poveri per
ro di s. Prassede e canonico regolare del assisterli, eandava spessoa visitarli e cou-
ss.Salvatoredis. Maria delRenOjfu crea- forlarli con molla bontà, mostrandosi
to cardinale prete di s. Lorenzo in Lu- specialmente tenero pe'lebbrosi. Ogni an-
cina, da Celestino II nel dì delle Ceneri no visitava la Certosa di \Vitham,edal-
i i44- Morì dopo breve cardinalato nel- lora vi seguiva tulle le osservanze della
lo stesso pontificato di Celestino II. regola. Il piacere che gustava nella soli-
UGONE (s.), vescovo di Lincoln. Usci- tudine, gli faceva desiderare il primiero
lo d' una delle più chiare famiglie della suo slato, per cui adoperossi ad ottenere
Borgogna nel i i4o> fi' posto in età di 8 dalla s. Sede il permesso di riuuuziareal
anni in una casa di canonici regolari, vi- vescovato, ma gli fu sempre negato. Il
cina al castello di suo padre, il quale do- disprezzo eh' egli avea per tulle le cose
pò avere esercitato con mollo onore il del mondo, lo levava al disopra d'ogni
s&iofvai
j/. A»,
i8 UGO
ninnilo riguardo, e quindi non temeva di
dare degli awertinienli al re, seb!)oiie
mal soirciisse «:he alcuno gli contraddi-
cesse. Sostenitore dell'immunilà ecclesia-
stica, scomunicò un uHìziale del re, che
avea condannato un chierico ad una gra-
ve ammenda, e ritìnto allo slesso re un
benefizio che gli domandò per tni suo fa-
vorito, il quale n'era incapace. Asceso al
Irono d'Inghilterra Giovanni Scnza-trr-
va nel i ic:)q,mandò il santo vcscovndiLio-
colti audjascialure a Fihppo II Augusto
redi Francia, per conchiuderela pace fra
le due corone, e la fama della santità di
IJgone contribuì all' ottimo effetto della
negoziazione. Poco egli sopravvisse, poi-
ché mori a Londra a' i 7 novembre i 200.
Il suo corpo fu imbalsamalo, e portalo
solennemente a Lincoln. Molti vescovi ed
abbati, ed altre personetpialdìcateaccom-
pagnarono le sue esequie. II re Giovanni
suddetto, eGuglielmo redi Scozia sotto-
posero le spalle al suo cataletto nel por-
tarlo alla chiesa. Tre paralitici eil alcuni
altri malati vennero guariti alla sua toni
]m. Fu canonizzato da Onorio III, o se-
condo altri da IVicolò III oda Onorio IV,
ed è nominalo nel martirologio romano
il 17 di novembre, nel qual giorno si ce-
lebra la sua festa.
UGONE, Cardinale. Nella bolla spe-
dita nel i 062 da Alessandro li in Anagni,
si trova sottoscritto Ugone di s, Stefano
nel Monte Celio prete cardinale.
L'GUiNE, Cardinale. Diacono di s. ro-
manaChiesa, appose il suo nome alla bol-
l:i emanata in Cremona da Urbano 11 nel
logS, a favore del monastero di s. Egi-
dio, poi confermata nel concilio di Pia-
cenza.
UGONE DI S. VITTORE, Cardina-
le. V . Sanvittohe.
UGO^ETTO Faini'RTo o Fiiuto,
Caìdinalt. Francese di Borgogna, ris[)et-
labile non meno per chiarezza di natali,
che per la straordinaria sua erudizione,
laureato in ambo le leggi nell* universi-
tà di Pavia, ove si tratlennc applicato a-
UGO
gli sludi f) anni. Guglielmo suo fratel-
lo, uomo di gran senno e valore, cancel-
liere di Carlo il Temerario duca di l'or-
gogna, l'introdusse nella sua corte, dove
conosciutasi la di lui abilità e saviezza, fu
impiegato dal duca in isplendide amba-
scerie, e Ira le altre in Roma a Paolo li,
ed in Ispagna a Ferdinando V re di Ca-
sliglia, quali egregiamente da lui compiu-
te, essendo decano della chiesa di Ma^on
ne fu nominato vescovo, e vi adempì con
zelo le parti di sollecito e vigilante pasto-
re. Indi meritò che Sisto IV a'7 maggio
I 473 lo creasse cardinale prete de' ss. Gio.
e Paolo, e legalo della provincia del Pa-
trimonio. Ottenne poi in amministrazio-
ne le chiese d' Angers e d'Autun. Mece-
nate deietterati, molti ne teneva presso
di se. altri ne sollevava se gemevano in
miseria, e li prodnceva op[)ortunainente
alla conoscenza della società. Pieno ì\\ì-
ntanilà e gentilezza, prestavasi facilmente
all'istanzee necessità ile'ricorrenti.pe'qua-
li non ebbe dillicollà di gravarsi genero-
samente di debili. Pertanto la perdita di
personaggio sì iunabile, benelicoe vantag-
gioso alla società, fu deplorata in Roma
nel I 4^4> come caro al popolo e a'grandi.
Ebbe la tomba nella chiesa di s.Maiiadel
Popolo, senza alcuna funebre memoria.
UGONOTTI. Eretici crudelissimi del
secolo XVI. Fu neli5Go che s'incomin-
ciò a dare questo nome nCah'inisli i^l"'.)
di Francia, a coloro cioè i quali faceva-
no professione dell'eresia perniciosissima
dell'eresiarca Calvino: Calviniana labe
infectus IfngOhOtns. Pasquier e Menage
riferiscono diverse elimologiedi / t^onot-
lo, Intorno al quale nome si sta ancora di-
sputando, non conoscendosene con certez-
za l'origine, mentre i seguaci tie' loro er-
rori sono comunemente chiamali Prote-
.tlanfi (f^-), ed amalgamati con tali ere-
liei. Du Veidier diceche la parola / go-
nntto derivada Giovanni lluss, caposella
degli eretici U.<!siti (l .), di cui gli ugo-
notti seguirono la pestifera dottrina. Co-
(|uillc dice, che deiiva da Ugo Capclo,
UGO
per la ragione che gli ngonolli sosteneva-
no i iliritli tiella linea di Ugo Capelo al-
la corona, nella persona d'Enrico IH re
di Nm'ana, contro quelli della casa di
I G uisa-Lovcua ^\ ([wnW pretendevanod'es-
sere i successori di Carlo INlagno. Altri di-
cono che deriva da Ugo eretico Stigj-a-
mcnlnrioy che vivea al tempo del re Ciar-
lo VI e cheavea insegnatola medesima
erronea dottrina. Caslelnau-Manvilliere,
nelle sue J/rmoz/Cjdiceche il popolo chia-
^ niavali ugonotti, come se fossero peggio-
ri d'una piccola ìnoneta dello stesso no-
me e di piccolissimo valore, che corieva
al tempo di Ugo Ca[>eto: Nolfiido col no-
me di ugonotto significale che non vale-
vano di piìi della piccola moneta dello
slesso iiome.Allii scrittori sostengono che
un tal nome fu loro dato per derisione,
allorché essendostalo (attopi igioniero un
tedesco e interrogalo intorno alla congiu-
ra d'Auiboise davanti al cardinal di Lo-
rena, non seppe rispondere che queste pa-
role: rrtic no.<! vi'iiiinus. L'opinione più
verosimile però sembra quella che fa de-
rivare questo nome dal vocaboloaleman-
no Eyd genosz Oi\ Eydgnolsz, che signi-
fica confederalo. Quando nel secolo XVI
i duchi di Savoia tentarono di rendersi
padroni assoluti di Ginevra, ciltà e can-
tone della Svizzera ('^.), coli' ap[)oggio
anche del vescovo, la città fu divisa in due
fazioni: quelli che fivorivano le franchi-
gie della città si chia ma vano 7:7g^/iOf. 5^, pa-
rola che deriva dall'alemaiuia EycJgnotsz
od Eydgenosz, che significa ro/?/(v/(^/vi-
ti, cioè alleati per mantenere la libertà.
Questo nome era slato preso da' popoli
de'cantoni svizzeri, e qiie'che si erano u-
iiiti a loro j o che volevano unirai erano
nominati Eignots, e si affdibiò in se-
guito a tutti i protestanti di Francia. Al
contrario coloro che favorivano il domi-
nio del duca di Savoia, ed erano a lui af-
fezionatijVenivano da'Ioro avversari chia-
mali jì/ania lucili, parola che in arabo si-
gnifica schiavo. E' questa l'opinione se-
guita dal p. Maimbourg, per cui conclu-
U G O 19
de che il titolo di ugonotto non era in-
giiirioso.Secoiulo l'avviso del [). Daniel e
della maggior pnrte degli storici francesi,
fu all'epoca della congiura d'Aiaboise,che
incominciossi in Francia a dare a'calvini-
sti il nome di u^onolli. Vennero allre><i
o
chiamali Lnleraiii e Crislodiiii, perchè
non parlavano die di Cristo, e nella Lia-
guadoca furono delti Farfalloni. Il No-
vaes che mollo scrisse di essi nella Sto-
ria de' Pontefici, i (|uali alacremente rin-
tuzzarono colle proprie Milizie le loro
devastatrici armi, e ilifesero la religione
cattolica e i lorodoininii temporali tli/-'/o-
venza,'^n\'yIvlg/io/ic cììc (.\e\ contado f e-
7i<2/.s.s7«o(/^'.), riferisce. Nel numero ster-
minalo d'erelici, che seguirono gli erro-
ri di Lutero, vi fu Calvino, la cui perni'
ciosissima setta, propagala piìi dell'allre,
secondo la varietà delle nazioni ove fa-
talmente alligni», die a'seguaci suoi nomi
diver>i,chiamandosi^yg"o/zo///nella Fran-
cia, che rovinò miseramente periSo an-
ni con empi errori e fanatiche sanguino-
sissimeguerre. Aggiunge il Novaes, quan-
to al nouìe, probabile l'opinione del \>.
Maimbourg, e che ignorandosi il preciso
tempo di sua origine, vogliono alcuni che
derivasse da una porla tli 7'of<r.v,che no-
mavasi del re Ugone, ove gli eretici cal-
vinisti fre<pieiitavano le loro adunanze.
Allri poi .scrivono, che avendo ogni cillù
di Francia ipialche nome [larlicolare di
f miasma, col (|ualesogliono mellere pau-
ra a' fanciulli e alle doniiicciuole, e che
credendo il basso e rozzo popolo di Tours,
che il re Ugone andasse in fantasma ca-
valcando intorno le mura delia ciUà, per
portare via chiunque in lui s'imbattesse,
da ciò sieuo deoourinali Ugonotti, men-
tre essi pur di notte si radunavano in que'
luoghi per celebrare le loro esecrabili fun-
zioni, (jià negli articoli Avignone é Fran-
cia, e in altri relativi, descrivendo gli
avvenimenti principali de'secoli XVI e
XVIIjCou qualche di tìusiooenarrai quan-
to appena qui accennerò. Neh 52 i e in
Mcaux infelicemeate comparve in Frau-
20 UGO UGO
eia per la r /volta con qualche slrepllo la fuoco, e perciò fu delta la Camern nr-
prelesa riforma promulgata dall'eresiar- dente; e quantunque in molli venisse e-
ca Lutero, i cui errori fermentarono e segnila tale sentenza, luUavia il numero
infiammarono i sedotti, i quali funesta- degli erelici si aumentava. Posti questi al -
mente li propagarono nel regno cristia- le ultime prove e divenuti arditi pel Io-
nissimo. Il re Francesco I in principio si ro numero, sparsero conlro la regina ed i
mostrò alquanto indulgente, ma poi ve- Guisa de'hhelli e pubblicarono memorie
dendosi colpito da loro in uno al gover- piene di artifizi; quindi si unirono a'mal-
no, benché alleato co'principi prolestan- contenti, agl'iudebitati e rei di delitti che
li conlro Carlo V, cambiò contegno, mas- bramavano la turbolenza dello slato, ed
sime quando Calvino vi sparse i suoi er- insorsero con apparente legalità conlro
lori, e si mostrò zelante della purità del- il potere de'G uisa, che tacciarono di do-
la fede callolica, con reprimere i novalo- minare il giovine re ; ponendo il principe
ri. Il figlio Enrico II che gli successe nel di Condè nemico di essi e fratello d'An-
l547 non ebbe minor zelo religioso,e fé- Ionio divenuto re di Navarra, a capo del-
ce di tutto per eliminare dal regno il ere- la ribellione che dovea scoppiare a Blois
scenle calvinismo, con rigore e punizioni ove dimorava il re. Scoperta troppo lar-
eslreme, onde molli e in molti luoghi fu- di la congiura, i Guisa portarono il re ad
lono dannali alle fiamme. Tuttavia l'er- Amboise, ove nondimeno si continuò a
rorefeceogni giorno lagrimevoli progressi tramare e sorprendere il re, per cui mol-
fragli stessi magistrati, onde il re tolse lo- li furono uccisi in più modi. La cattiva
ro l'ispezione di reprimere l'eresia, e la ri- riuscita della congiura d' Amboise non pe-
mise a'giudici ecclesiastici, ordinando a rò fece perdere di coraggio gli eielici, e
tutti i governatori di castigare, senza ri- presero le armi in diverse provinsie, ac-
guardo all'appellazione, i condannati dai cendendo la guerra civile favorita da (|ue'
delti giudici e dagl'inquisitori della fede, che T indigenza rendeva nemici del go-
Avendo ciò ordinato a insinuazione del verno. L'autorità reale soffocava queste
cardinal Carlo di Guisa-Lorena, per le sedizioni paiticolari, anche con promesse
rimostranze del parlamento ne mitigò poi di far sperare tolleranza nell'esercizio del-
i rigori, e cos'i quasi dappertutto si sia- la sedicente religione riformala , purché
hilirono concistori calvinisti con audaci deponessero l'armi. CoA la Francia si di-
j)aslori. Perciò il re decretò la pena di vise in due parlili possenti e irreconcilia-
niorle conlro tulli gli erelici. Non è ve- bili, e tutti e due armati per la propria
ro, come scrisse il Conlin e altri, che Eu- religione, i ollolici per la vera, i nova-
rico II neh 559 ne restò vittima, ucciso tori per l'erronea. Nel dicembre l 'iGo mo-
in mezzo le fesle d' un torneo j la causa ri Francesco II, gli successe il fratello Car-
disua morlefu per caso fortuito nel com- lo IX, sotlo la tutela di Caterina de Me-
battimento. In tenera età gli successe il dici, che fu dichiarala reggente con An-
figlio Fi ancesco II, e la regina madre Ca- Ionio di Borbone re di Navarra. La cor-
terina de Medici che voleva governare, te fu piena di parlili e le provincie di tur-
temendo cheEnrico II re di Navarra e il bolenze, divisi in papisli o callolici, in u-
Korbone principe di Condè non s'impos- gonolti o erelici, nomi che tosto vietò inu-
sessassero dell'iimministrazione dello sta- tilinente il re, mostrandosi meno severo
to, si unì a'principi di Guisa-Lorena ze- co'secondi , i quali non lardarono ad a-
lanti della cattolica religione, ed a'quali basarne sfrenatamente. Allora il reeuia-
era divoto il clero. Sebbene venne isti- nò un editto inculcando pace e modcra-
tuila una giudicatura conlro i calvinisti, zione e abolizione di;l passalo, [)er cui fu
la quale appena scoperli li coudannavaal chiamalo l'cUillo d'uriuisliiio generale.
UGO
Si sliibilirono delle conferenze nel i TGi
a Poissy (/'.), per ti altare le materie di
religione, e furono accordati per inter-
venirvi salvacondotti a'pastori o ministri
ugonotti. Questi presentarono all'asseiu-
Ijlea de' vescovi una professione di fede
falsa, fraudolenta, o->cura e inintelligibile,
e ricusarono di sottoscrivere la professio-
ne di fede che i cattolici loro proposero.
1 teologi protestanti vi mostrarono poca
capacità e molta ostinazione; e la petu-
lanza e i discorsi del famoso Beza solle-
varono lutti gli spiriti, e dispiacquero a-
gli stessi ugonotti. Dopo il colloquio di
Poissy insorsero ogni giorno nuove tur-
holenze,e Parigi era agitala da movimen-
ti sediziosi, che facevano temere le mag-
giori disgrazie. Il re per prevenirle con-
vocò in s. Germain numerosa assemblea
de' presidenti e deputati de' parlamenti
del regno, e fu steso l'editto di modera-
ta e ristrettiva tolleranza pegli ugonotti,
a condizione che subito restituissero agli
ecclesiastici le chiese, le case, le terre , le
decime e tutti i beni de'quali eransi im-
possessati, e che per l'avvenire li lascias-
sero in pace; che in appresso non più ab-
battessero le croci, le statue e le imma-
gini, né più scandalezzassero e turbasse-
ro la pubblica tranquillità, con invettive
contro i cattolici e loro religione, sotto pe-
na di morte. I cattolici restarono disgu-
stali in veder accordalo agli ugonotti il
libero esercizio della religione prelesa ri-
formala, e poco dopo in Vassy si spaise
sangue,e fu chiamato il Massacro dif^as'
sy, colla peggio degli ugonotti ; e per-
ciò alti clamori ne fece il principe di Con-
dè , il quale fu abbandonato dalla regi-
na, che a lui erasi avvicinala per far fi on-
te al duca di Guisa , al contestabile di
Monlmorency e al maresciallo di s. An-
drea,chequal triunviialo governavano il
regno. Questi risolverono dichiarar guer-
ra al Condè, il quale fece sapere agli u-
goiiolli, per eccilarli alle armi, che si vo-
leva toglier loro la libertà di coscienza,
e dover iusorgere per soddisfare ciò che
UGO 21
doveano a Dio, al ree alla patria, e per
Irarie il re e la fimiglia reale dalla schia-
vitù. Pertanto dichiarossi protettore e di-
fensore del regno di Francia nel 1 562, e
fece un trattato cogli ugonotti per aiutar-
lo nella guerra che anelava a intrapren-
dere. Per tal modo la metà della Francia
si vide armata contro l'altra metà, e co-
minciò la guerra Ira'caltolici e gli ugo-
notti, che per moltissimi anni riempì il
bel regno di stragi, di vendette, di profa-
nazioni e di orrori, che in tanti luoghi de-
plorai. La [."vittima illustre fu il duca di
Guisa, assassinalo dal furore di Poltrof;
e pure morendo consigliò la regina a far
la pace, onde il re nel marzo i 563 con e-
dilto permise agli ugonotti l'esercizio re-
ligioso,limitato da prescrizioni, con amni-
stia al passato, inclusivamente al Condè.
Fu una tregua, non pace. Nella guerra il
Papa Pio IV colle sue milizie avea fatto
difendere contro gli ugonotti A^'igiione
e il contado f^cnaissì/io, ma però in di-
versi luoghi patì il furore degli eretici.
Allorché il re nel i562 riportò vittoria e
fece prigione il Condè, i padri del conci-
lio di Trento (A".) ne resero a Dio le do-
vute grazie nella cattedrale; e Pio IV ia
Roma fece il simile con processione e in-
dulgenza plenaria a chi v'intervenne, con-
cessa colla bolla Quo?iiant, ^^vesioW Bull.
Basii, Patir, t. 3, p. 47- Anzi il Papa
vedendo che i luterani insistevano che il
concinosi trasferisse in Germania, nel ti-
more che gli ugonotti prentedesserochesi
trasportasse in Francia,si decise a definiti-
vamente terminarlo. Intanto nel 1 567 gli
ugonotti ripresero le armi, e la Francia
di nuovo si trovò immersa nella guerra
civile, la quale finì con altro editto coa-
fermatorio del precedente. Non pertanto
la guerra ricominciò con più furore, e la
Francia fu inondata di sangue francese.
Il Papa s. Pio V esortò il ree la regina
a difendere la religione cattolica, e puni-
re severamente gli eretici ribelli; curò la
difesa d'Avignone e del contado Venais-
sino, soccorse Carlo IX con ingenti som"
22 UGO
me pel sostetiimoiilo della guerra tli re-
ligione, e ne invocò a suo favore da al-
tri principi calfolici ; inoltre gl'invio un
numeroso corno di sue milizie, comanda
te tlal genf^rale ili s. Chiesa Sfoiva. Con
• luesl'aiuto a' I ?. marzoi 5(ìc) ripoi lo il le
vittoria a Jarnac, e mandò al Papa I2
stendardi presi a'nemici, ed il principe di
Condè indi venne ucciso: dipoi il suo fi
glio abiurò gli errori e indi li liabbracciò.
Poscia a' 3 ottobre fu vinta altra batta-
glia a Montconlour , precipuamente pel
valore di Sfocia, il quale per Paolo suo
fratello spedì a s. Pio V 27 stendardi tol-
ti agli ugonotti, e venneio collocati nel-
la basilica Lateranense.con iscrizione tuo-
numentale a lettele d'oro. Ad onta del
la rinnovata [).ice, il caposdla ammira-
glio di Coligny ordì mi' iniqua congiura
per uccidere Carlo IX, la fituiglia reni» ,
i Guisa, poi re in trono Einicodi Borbo-
ne, poi Enrico III redi Na varrà e IV di
Francia, per posiia usurparlo per se. II re
venutone in cognizione, sposò la sorella
a Enrico, dopo l'abiura de'suoi errori, ed
a'23 agosto I 571 fece uccidere Coligny,
e nella notte del 24 ordinò la morie dei
principali e altri ugonotti, strage orribi-
le e feroce denominala di s. Bartolomeo,
per essersi cominciala nella sua vigilia e
proseguila per 7 giorni in lutto il regno,
perciò immerso nell'orrore spaventevole
di tanta iuuoianità. E' nera calunnia de-
gli eretici, che ne fu consapevole Crcgo-
rio \IIf(F.). La strage fu esagerata, ma
ricordiamo le innumei abili commesse da-
gli ugonotti e le loro inaiulite scelleratez-
ze crudelissime e saccheggi; e solo qui di-
rò ch'essi nelle diverse guerre distrusse-
ro 200,000 chiese, uccisero 25G sacerdo-
ti ei 12 religiose, arsero qoo Ira cillìi e
villaggi, dierono alle fiamme le relicpiie
de'sanli o ne gettarono ne'fiumi le ossa,
abbatterono i sepolcri de'Papi avignotie-
si, comedi Clemente V e Clemente \'l,
ilc'cardinali, dt'sovrani e altri, e ne spar-
sero le ceneri al vento per ludibrio; di che
sono piene le storie sanguinoleuli e cru-
U G O
delissime, ed in tanti articoli anch'io ri-
provai. La veneranda compagnia di Ge-
.sìi conta quaranta martiri della ferocia
degli ugonotti , tutti uccisi nello stesso
giorno per odio della fede neli^yo. De-
stinali a portare la luce dell'evangelo tra
gl'infedeli e nel Brasile, salparono da Li-
sbona sopra 3 navi. Erano 39 gesuiti, e
tulli sotto la guida del p. Ignazio di A-
zevedo gesuita portoghese. Trovandosi
lutti nella sua nave denominata s. Gia-
como, mentre navigava verso l'isola di
Palma, comparvero 5 navi d'eretici ugo-
notti, e subito l'assalirono e fermarono a-
gevolmen te. Scoperti da'padroni delle na-
vi per missionari cattolici romani, comin-
ciarono ad essere maltrattati, ed il p. Igna-
zio fra' primi ad essere costretto a dete-
stare la religione che professava, e per la
propagazione della quale avea lasciato la
patria e niovea in lontane regioni. E per-
chè si slette fermo nella medesima , fu
sottoposto a crudeli tormenti, finché or-
ribilmente trafìllo venne gettalo in ma-
re. E dopo lui ebbero egual sorte 38 al-
tri, dopo essere stati uccisi in varie gui-
se crudelissime, ti a cui alcuni giovani no-
vizi, e il loro maestro p. Benedetto di Ca-
stro. Unoiie rimauea, e siccome desso ac-
cettò d'essere schiavo anziché imitare il
glorioso esempio de'compagni, a compie-
re il numero de'quaranla martiri, come
a Sebaste, preseutossi il nipote del capi-
tano della nave s. Giacomo, giovinetto
che ardeva del desiderio di essere novi-
zio della compagnia di Gesìi. Egli fu vi-
sto allei rare una veste de'trafitti, ed ac-
conciatovisi dentro, mostrarsi in essa; ma
non andò spazio di tempo tra il vederlo
e l'ucciderlo, col gettarlo in mare, e con
ciò dare in se la maggior prova che po-
tesse desiderarsi della sua costanza nella
fede. Questi martiri furono subito ono-
rati come tali, non solo in Europa, ma
ueiriiidieancora,ed inUoina specialmen-
te per molli anni, finché pubblicali i de-
creti d'Urbano Vili, si credette erronea-
melile che anco il loro cullo lussc coni-
UGO
preso nella proibizione data tla quel Pa-
pa ili venerare i non beatificali soleuiie
uicMite. bitcnotlo perciò il culto in llo-
ma e altrove, si die poi da Benedetto XI V
il solenne giudizio, constare del mar li-
rio e (L'Ila causa del martirio de' Qua-
ranta Mar tiri, e potersi procedere avan-
ti. Ma essendosi ultimamente osservato
cbe questa causa non era compresa ne'
casi eccettuati da Uibano Vili, cbiese la
società di Gesù che fosse restituito a'suoi
Quaranta Martiri quel cullo che già si
era loro dato per l'uMianzi, e l'ottenne
per decido della s. coiii^regazione de'riti
dei^li 8 aprile I 854, confermato r I i mag-
gio dal Papa Pio I X, per cui fiu'uno reui-
tegrali all'onore del c(dto pubblico. Già
le nobili penne de'gesuiti i p[). Dartolie
Cordiira ne aveaoo narrata la storia del
martirio, celebrando s\ intrepidi confes-
sori della fede. Domenica iq novembre
i8j4 '^ compagnia di Gesìi in Roma e
Qella sua nobilissima chiesa del ss. Gesù
solennemente celebrò la festa di questi
ss. Quaranta Martiri gesuiti, l'immagini
de'(piali pendevano in altrettanti (puuiii
dalle pareli dell'angusto tempio pouipo-
samenle per tale circostanza ortiato e il-
luminato da migliaia di ceri. A mezzo la
messa pontificale il p. Cacciari barnabi-
ta ne disse l'eloquente panegirica orazio-
ne, come riportano il n.°267 del Gior-
nale di Rullili, e la Cii'iltà Cattolica, ie-
ne 2.', t. 6, p. 573, t. 8, p. 569.
Tornando a Carlo IX, ricevè da Gre-
gorio XI II lo Stocco e berrettone ducale
benedetti ( f .j,^cconi\o il p. Malfei si paci-
ficò cogli ugonotti, al dire di altri levò 3 ar-
mate contro di loro; ma i protestauli le
adiontarono dappertutto, resi iuvincibili
dal furore e dalla disperazione, e ca[)ita-
nati da Enrico III re di Navarra e dal suo
zio o cugino piincipe di Condè, che già
assolti da Gregorio XIII erano tornati al-
l'eresia. Aumentandosi gli ugonotti nella
Provenza, Gregorio XI 11 spedì a difesa di
Avigiioue e del Venaissinn il general
Rlailinengo con un corpo di milizie; ed
UGO i3
altro capitanato da Saporoso Mattouoci.
Morto nel 1 T74 Carlo I X,gli successe 1mi-
rico 111 suo lialello, per cui in seguito di
(]ue-.ti il re di l\ìi varrà divenne erede pre-
suntivo. Il nuovo re per pacificare la Fran-
cia accordò agli ugonotti con un 5." editto
di pacificazione il libero esercizio di loro
eretica religione con disposizioni larghis-
sime. I cattolici altamente ne mormora-
rono, e diversi grandi ne appoggiirono le
lagnanze, e quando si videro potenti for-
marono la famosa e formid ibiie Le^a
Cattolica segreta, sotto il pretesto di di-
fendere la religione e di escludere did tro-
no l'eretico re di Navarra. La forinola del-
l'unione do vea essere sottoscritta in nome
della ss. Trinità, tutti impegnandosi con
giuramento di vivere e morire nella lega,
per l'onore e pel ristabilimento della re-
ligione, e per la conservazione del vero
culto di Dio, che osservava la s. Chiesa
romana. Allostrepitochefecequesta nuo-
va unione, si cominciò a maltrattare gli
ugonotii nelle provincie più vicine alla
corte, e tosto di venne cotanto possente che
il re fu obbligato a dichiararsene capo, on-
de nell'assemblea degli Stati nel 1 IjG fu
risoluto, non doversi avere nel regno che
una sola religione, cioè l'apostolica roma
na. Così la guerra riprese 1 suoi furori, a-
limentata dagli emissari e predicatori del-
la lega, raccomandando a'pO()oli i prin-
cipi Guisa di Lorena zelanti difensori del-
la fede de'loro antenati: gran fjutore del-
la lega era Filippo II re di Spa'^na;\vAGn-
te cattolico ed acerrimo nemico dell'e-
resia. L'occulta idea di questi maneggi
era diretta a porre tali principi in credi-
to dovuiK[ue, e a disprezzare il re, la fa-
miglia reale e l'erede del trono Enrico 1 1 1
ugonotto, tale divenuto dopo la morte
del duca d'Alencon fratello del re, ma i
cattolici noi volevano. Enrico III re di
Francia tutto sapeva, ma abbandonato
alla mollezza lasciava fare. Tutta volta in-
viò il duca d'Epernon a Enrico III re di
IVa varrà per impegnarlo a rientrare nella
religione callolica, e così dare un colpo
24 UGO UGO
11101 tale al partilo de* protestanti ; ma il Cloiid, nìorendo allaccialo dal monìloiio
Boi hotie volle restare ugonotto, ed i cai- e sc<jrniHiica intimatagli da Sisto V. Cos\
lolici trepidarono che la Francia fosse terminò il ramo di Valois di dominare la
per cadere in mano degli eretici. Tanto Francia. Enrico III Borbone rediNavar-
haslò perchè si manifestasse in essi lo spi- ra prese il nome di Enrico IV re di Fran*
rito di rihellione contro il re che menava eia, giurò di mantenere la religione catto-
vila poco degna del suograilo. Finalmen- lica in tnlla la sua purità, tollerando l'e-
ie il re s'accorse che avea da fare co'Gui- sercizio di quella de' suoi ugonotti nelle
sa, più che co'piotestanti, per cui proibì città da loro occupate, in virlìidel tratta-
le confederazioni e la leva di truppe. In to fatto col re defunto. Il ducadi Mayen-
"vece la lega proseguì ad ammassar gente, ne in vece, quale luogotenente del regno,
e costrinse il re a proibire l'esercizio d'o- fece proclamare re di Francia il vecchio
gni «Tltra religione, ad eccezione della cai- cardinal di Borbone zio d'Enrico IV, col
tolica, annullando le precedenti conces- nome di Carlo X: e la Sorbona dichiarò,
sioni fatte a favore degli ugonotti. Allo- che non si poteva ubbidire a Enrico IV,
ra Papa Sisto V scomunicò Enrico III re eretico relapso e nemico della Chiesa ;
di Aavarra.GIi ugonotti con questo prin- ed il redi Spagna promise poderosi soc-
cipe, anziché intimidirsi, ricominciarono corsi alla lega. La guerra continuò tra gli
la gnena per tutto il regno, mentre il re ugonotti capitanati da Enrico IV e la le-
di Francia si l'icusò di pubblicarla bolla ga, ma con vario successo; nondimeno
di scon)unica. Essendo il centro della le- molte città e pio vincie lo riconobbero per
ga Parigi, ivi si con)mosse il popolo con- re, il quale finalmente abiurò i suoi errori
tro gli eretici e contro il re, accusalo di e si fece consagrare a Chartres. Il partito
favorirli e di andar d'accordo col redi Na- della lega cominciò a cedere, ad onta che
varrà, ed il re fu costretto per le trame l'aiutasse Papa Gregorio XIV, inviando
ad «iscir dalla città. Si videro a quel lem- in Avignone per generale delle armi Gi-
jio in FranciaS artnate, quella dei re,quel- rolamo Moroni. Frattanto Parigi cede a
Ja della lega e quella degli ugonotti. Nel riconoscei e colla Sorbona Enrico IV, che
I 588 il re, costretto dalle circostanze, di- avendo domandato a' suoi ugonotti se
chiaro con editto, d'impegnarsi al man- poteva salvarsi nella religione romana,
lenimento della leligione cattolica, di di- e ricevuta risposta alfermativa, disse: Sa-
sttiiggere gli ciclici, e inviland(j lutti a rà dunque meglio che io vada in cielo
giurare di non riconoscere per re che un re di Francia, che re soltanto di Navar-
principe cattolico. Fece luogotenente del ra. Si fece istruire nel cattolicismo, abiu-
rcgno Enrico duca di Guisa, e si conti- rò gli errori degli ugonotti, e indi ot-
nuò a fai 111 guerra a' protestanti. Dipoi tenne da Papa Clemente Vili formal-
avvediitosi il re che tutto era servito ad mente l'assolnzione dalle censure. Gli u-
acciescere la potenza del duca, risolvè di gonotti ottennero quindi un editto di pa-
larlo perire, e giudicò con tal mezzo di- cificazione simile a' precedenti, e confer-
ilrnggeie la lega. Il duca fu assassinato a matorio di quello da lui emanalo a Naii'
Blois. e il suo (ialello cardinal Luigi di fc'5 (/'.), che diversi cattolici riguardaro-
Guisa nel dìsiguenle. II loro fialello du- no qual colpo mortale dato alla loro re-
ca di Miiychiie si pose idla lesta della le- ligione. Il fuiatismo dominando ancora
ga divenuta furiosa, mentre la Sorbona alcuni, si Iramòcontrola vitad'Enrico IV,
tliclrarò i sudditi del le .sciolti dal giura- e ne restò vittima neliGio. Nella reggen-
inenlo di fedeltà. Il re di Navarra si olfiì za della vedova IMaria, per la oiinorilà di
alla difesa d'Enrico III redi Francia, il Luigi Xlll (ìglio del ilefuiilo, nel 163?,
quale peiùfu piignalaloncli j8y a Saint- furono Qunfcrmuli gli cdilti di Naules e
U L A
quello di pacificazione, a favore degli u-
guiiutli o calviiiisli o protestanti ; furono
loro restituiti i leiupli, ma tolte e demoli-
te le fortezze che occupavano, luassime la
Hochcllc per opera del celebre cardinal
riichelieu i.° ministro. Da cjucl tempo il
{)artilu degli eretici scemò sensibilmente
in Francia; cna essendosi ribelliti, Luigi
XIV nel I G8 ji annullò e revocò l'editto
di Nantes pubblicato dal suo avo, ed im-
piegò la dolcezza e la severità per riuni-
re i calvinisti o protestanti o ugonotti del
suo regno alla Chiesa romana. Allorquan-
do il re avea cominciato a i idurre gli ere-
tici a termine di detto editto avea loro
distrutti 4oo templi non compresi in es-
so, e dopo la revoca spianò i superstiti^
coslringeiiiluli o ad abbandonar la setta o
il regno, per cut lasciarono la Francia
quasi un milione d'eretici d'ogni sesso,
sebbene molli restarono come convertiti
alla vera fede. Tuttavia e di nascosto re-
starono in Francia molti calvinisti; si con-
tinuò a cercarli, e si procurò di guada-
gnarli in tutte le possibili maniere, aiiìu-
che rientrassero nel seno della Chiesa. I
principi protestanti si affaticarono in prò
loro nella pace d'Uliechl, ed ottennero la
libertà a quelli eh' erano nelle prigioni.
NullamenuLuigi XIV non rallentò il suo
zelo religioso, e pubblicò una dichiarazio-
ne, che vietò a'calvinisti d'uscire da'suoi
slati, ed a' rifugiati altrove di rientrarvi,
senza una particolare licenza, lununiera*
bill poi furono i disastrosi danni patiti
dalla Francia, perla funesta introduzio-
ne della pretesa riforma, la quale rinno-
vò un complesso di errori, già condan-
nati ne' primi secoli della Chiesa. Luigi
XVI feceaicuiieconcessioni a' Pfotcs tan-
ti, e poco dopo fu proclamata iu Francia
la toileianza, e la libertà di coscienza e de*
culli.
ULADIMIRIA. F. Wladimiru.
ULADIMIKO o WLADIMIRO (s.),
granduca di iaissia. f" . IIomano (s.), e
PiUSSIA.
ULADISLAVIA. /'. WtADlSLAVJ.!.
U L L 25
ULARIO o ULIARIO Bartolomeo,
Cardinale. F. Uliario.
ULDAKICO (s.). F. Udalrico (s.).
ULFRICO 0 ULRICO. Cardinale.
Inglese chiamalo pure Odolorico, da Pa-
squale Il fu creato cardinale prete, e nel
I 107 legato apostolico in Inghilterra, ove
col permesso del Papa accordò il sagro
pallio a Tommaso eletto arcivescovo di
York e suo collega nella legazione, A per-
suasione di questi, e ad istanza di Mal-
col m 111 re di Scozia, consagrò l' inglese
Turgello e abbate del monastero Duncli-
ineuse,in arcivescovoe primaledella chie-
sa di Sani' Andrea nel regno di Scozia.
Questa legazione viene ricordata quasi
da lutti gli storici inglesi. Io però noterò,
che essendo Malcolm III morto nel i oq3,
pare che ad Urbano II debba riportarsi
l'esaltazione d'Ulfrico e la spedizione in
Inghilterra, se pure non furono due, lai."
d'Urbano 11, la 2.'^ di Pasquale II.
ULFRIDO o WOLFRIDO (s.), ve-
scovo in Isvezia, martire. Dopo avere e-
dificata colle sue virtù, illustrata colla
sua scienza, ed ammaestrata colla sua
predicazione l'Inghilterra sua patria, va-
licò il mare per annunziare il Vangelo ne*
paesi settentrionali di Alemagna, e po-
scia nella Svezia, eh' era allora governata
dal pio Olao 11, il quale fu il primo che
prese il titolo di re di Svezia. 1 discorsi
e gli esempi di Ulfrido vi produssero me-
ravigliosi successi. Innalzato all' episco-
pato, applicossi con fervido zelo a spar-
gere d'ogni parte la luce della fede. Uà
giorno, dopo aver predicato con somma
veemenza contro l'empietà dell'idolatria,
prese una scure per gettare a pezzi il
grande idolo del paese chiamato Tars-
lans 0 Thor. Quantunque egli fosse sor
stenulo dall' autorità del re, i pagani in-
ferociti lo investirono e lo uccisero sul
momento. Ciò avvenne nel 1028, e la suc|
niemuiia si celebra il i8 di gennaio.
ULIARIO Bartolomeo, Cardinale.
V , Oleario.
ULLA, L llilana. Sede vescovile del?
9.6 U L P
l'Africa nella provincia Proconsolare, sot-
to la metropoli di Cartagine. Ebbe a ve-
scovi Ireneo, che frovossi al concilio di
Cartagine del 2 55; e Qaodvultdeus,
iDiiiidalo in esilio da Umieiioo re de'van-
dali nel 4'^4 P^'" """ aver voluto sotto-
scrivere l'erronee pro[)0>izioni de' dona-
tisti nella conferenza di Cartagine. Mor-
celli, Jfr. ChrA.x.
ULPIANO («,), martire. Giovine cri-
stiano di Tiro nella Feinoiii, il quale in-
coraggiato dall'esempio di s. Appiano e
di molli altri martiri di Cesarea nella
Palestina del 3o6, durante la persecuzio-
ne di Galerio Massimiano, confessò in-
trepidamente Gesù Cristo dinanzi ad Ur-
biino governatore della provincia. Solftì
con inalterabile fermezza i colpi di sfer-
za e la tortura del cavalletto, dopo di che
cucito in un sacco di cuoio con un cane
ed un aspide, fu gettato in mare. E men-
zion.ito nel martirologio romano a' 3 di
aprile.
ULI'JANO, Ulpiniuini.Seiìe vescovile
della provincia di Dardania nell'esarca-
to di Ddcia, sotto la metropoli di Scopia
o Scupi già nella Servio, eretta nel IV se-
colo, diocesi dell' llliria orientale. L'ini-
peratore Giustiniano 1 la rifabbricò e le
tliè il tìomedi Ginstiiiiana seconda, [>ev-
cliè l' imperatore Giustino 1 suo zio era
nato in questa città; indi fu cliianiata Fri-
zcrcn. Si conoscono due vescovi: Mace-
donio che sottoscrisse la lettera del con-
cilio di Sardica nel 347 ""*^ chiese, e Pao-
lo che sottoscrisse al decreto di Papa Vi-
gilio, relativo a'famosi Ti'c Capitoli. O-
ìieiis Clir. t. a, p. 3oo.
UMANA {IIuma/ì).C\l\.l\ vescovile del-
la Marca (/'.) nella delegazione d' y7/<-
t'o/2<^/, concatledrale della sede vescovile
ili tal nome, il cui comune è soggetto al
distretto omonimo, come si legge nel Ili-
parlo territoriale dello Stato Pontifì-
cio, ed ora abitala da circa i65o indivi-
dui. E distante 5 leghe al sud-est d'Anco-
na, come riferisce l' avv. Castellano, si-
tuata al di la del Musone o Muscioue, o
UM A
fiume Misno, alla sinistra del Potenza,
cioè fra (piesto ed Ancona, vale a dire i
pochi avanzi dell'antica e già vasta città,
che esistono nel declivio mesidionale del
Monte Cancro già Cumero in vicinanza
al mare. IMinio, Mela ed altri la dicono
sul lido fra le città d'Ancona, e Potenza
(/'.); e fra Ancona e Potenza sta ancora
negl' itinerari d' Antonino e nella tavola
Peulingeriana, la quale dopo IVuniana,
antico nome d'Umana (diversa da Nova-
na oggi Civitanova, tli cui nel voi. XL,
p. 24^)1 [ninia di Potenza o Pollenza se-
gna il fimne Musone. Comechè di là da
tal fimne, pretende il Falteschi, Memo-
rie del ducato di Spoleto, p. 1 8 r ,che non
sia appartenuta al Piceno (f^.)- In vece
altri piovano che fece parte del Piceno
Annoniuio, e della Pentapoli[f^.) uiarit-
lima Picena e insieme della Marca, aller-
mandolo ancora il Compagnoni, La Reg-
gia Picena,^. I Sei 9, anzi dicendo le chie-
se che la componevano più insigni della
provincia e in particolare 1' Humanate.
Nella chiesa priorale e matrice di s. Gio.
Ballista, concattedrale del vescovato An-
conitano, vi è il fonte battesimale. Nella
propria sua chiesa si venera la celebre e
prodigiosa immagine del ss. Crocifìsso, al-
la cui venerazione i fedeli accorrono d'o-
gni parte in sagro pellegrinaggio; antica-
luenlesi custodiva in una cappella dell'an-
tica cattedrale, cheperl con essa, epoi nel-
la nuova, la quale pure andò diroccala,
per cui il municipio <!' Ancona gli eresse
la sua chiesa. Quest'insigne simulacro è
impro[>riamei)te denominato il ss. Croce-
fisso di Sirolo, dal paese posteriore e su-
periormente costruito. Per essere dìruta
l'antica Umana, così la ss. Immagine seb-
bene ivi è tuttora venerata come antica-
mente, nondimeno si ihsse ih Sirolo, dal
castello e grossa terra chiusa da mura,
posta in buona positura net territorio di
sua diocesi e da lei separato a brevissiima
distanza, dopoché Umana divenuta bor-
gata si riputò un villaggio appudiato di
Sirolo. 11 ss. Crocefisso si venerava nella
U M A
(liiesa Ji padronato del comune d'Anco-
na, diii'.to the gli confermò Pio IV nel
I 565 colla hoWaConsuevil intcrduni. Ma
essendo vecchia il municipio anconitano
costruì niagniflcamenle ratinale, e con
solenne ceiemonia vi trasportò il ss. Cro-
cefisso a' I 3 ottobre 1 506. Questa vene-
rabile iiiunagineèinfagliata in legno vec-
chio e fu già ornala d'argento e orojèin-
leia nella persona esprimente il Salvato-
le, che di statura vantaggiosa mostra le
sembianze di uomo vivente e vigoroso :
lia apei ti gli occhi, rara la barba, scrinati
e lunghi i capelli. E coniilto nella Croce
immessa, senza Tilolo e con 4 Chioili,
due alle mani e due a'piedi; un pannicel-
lo loggiato nel medesimo legno gli scende
dalla metà del suo nudo corpo verso le
ginocchia : non ha suppedaneo, non fe-
rita nel petto, non corona tii Spine sul
ca[)o, ma ornato di diailema.Gli si dà una
origine reniota, ed è celebrata tra le più
vetuste immagini prodigiose del ss. Ciò-
et/isso, insigne per divozione pubblica,
illustre per prodigi, e visitato pressoché
ila rpicuili andavano in pio pellegrinaggio
al santuario di Loreto. Del resto si può
leggere la Raccolta di nienioric e noti-
zie istoriche appailencnti al ss. Croce-
fìsso d'Umana did. Carlo l'iergcnlili,
Ancona pel F\^rri 1798. Neh 8oo fu ri-
stampata dal Sartori in Loreto con ag-
giunte e col titolo: Relazione isLorica del-
ia lìdracolosa immagine del ss. Croce-
fisso d' Umana. Qualunque fu la condi-
iione d'Umana, non mai essa cessò in di-
ritto e in fatto il grado di città, né mai tra-
lasciò di chiamarla città il comune d'An-
cona. Peiciò Pio VII componendo ad or-
dine novello i niunicipii pontificii leattri-
buì un gonfaloniere, l'albo de'uobili e gli
ullii priviUgi diesi appartengono a città.
Quanti» ul gonlulomerato conviene tener
piesente la legge sulle comuni emanala
dal Papa regnante^ di cui parlai nel voi.
LV, p.25o. 1 vescovi d'Ancona, dacché
riassunsero 1' antico titolo d' Umana, la
privilegiarono di maggiori e speciali signi-
U M A 27
ficazioni del loro alletlo. II cardinal Bu-
falini vi costruì un palazzo per se e i suoi
successori, onde vi si recarono spesso e
anche in villeggiatura diversi vescovi, fra'
quali vi morirono i cardinali Ranuzzi e
INembi ini; quest'ultimo, oltre altri argo-
menti di beneficenza alla chiesa tlella par-
rocchia ed a'cittadini, valer fece i suoi uf-
fici presso il governo perchè grossi maci-
gni alfondali a guisa di molo, fuorviasse-
ro la violenta correntia del mare che por-
tava disertamento al lido: di più con sua
autorità protesse libero da ogni imposta
il trasporto e l'uso delle pietre cadute dal
Conerò, generosamente im[)iegò gravissi-
me spese per migliorare i beni della men-
sa vescovile nel territorio, per sottrarli
al pericolo di soverchianti fiumane e ma-
ree, per riparare in meno disagiale case i
loro coloni. Il vescovo cardinal Cadoliui,
a flivoie <lelle fanciulle |)Oveie, con suo
per pel uo sussidio stabi lì annue doli di SCU'
di I 5. La detta chiesa m-.itrice è senza ca-
pitolo, almeno do[)0 il a 397 circa, dalla
quale epoca ce^^ò il collegio canonicale,
ch'era [):ù antico (lell'anconilano, ed ebbe
pure le dignità di arciprete, arciiliaconoe
primieerio. Verso ih 3oo si fonnava del-
l'arcidiacono,di 7 canonici e di 3 preben-
dali. L'antica caltedrale era sotto l'invo-
cazione di s. Maria Assunta in cielo, sino
al secolo XIV, e neh 3oo si nomina la Ca-
nonica di s. Palazia, illuitre mai tire an-
conitana che gli umauali elessero a pro-
tettrice insieme a s. Gio. Battista, e decre-
tarono festivo e solenne il suo giorno an-
niversario. Tale titolo dalo o aggiunto a
quello della cattedrale, forse derivò dal-
l'avere a s. Palazia erclla una cap[)ella nel-
la medesima e probabilmente la canonica
orale adiacente; mentre al dire del Co-
lucci anche il collegio canonicale d'Uma-
na vi-,se nella canonica col vescovo vita
comune aulicamente. Pare che neh 338
non j)iù esistesse, diroccala nella sciagura
da i)ochi anni avvenuta. Allota il vescovo
BuoninconUo in-amava costruirla di imo-
vo, e invitò alla pia opera i fede'icou gra-
a8 U M A. U M A
7Ìe spirituali impellale da Betietlelto XII. so utilissimo, con pena uoa posso profit-
INoii potè eir«;lluarlae nemmeno i succes- lanie interamente, pei* la qualità ili mia
soli, poiché il feroce fr. Monreale portò opera e pel ristielto spazio di questo ge-
iil colmo la desolazione dell' alililta città, nere d'articoli che non couipoilauo par-
iìeujbra che nel i 897 già esistesse la chic- ticolafi dettagli, ma solamente e in breve
sa parrocchiale di s. Giovanni Battista, scieglierne il più opportuno al mio scopo,
presso la torre la quale di presente fron- La modestia virtuosa dell'autore neasco-
Ceggia il mare neirestrema punta del col- se il nome, tuttavia mi è noto ch'è il de-
le d'Umana. Nel i656 scaduta talechie- giioerispettabile mg.' Lorenzo Barili pri-
sa, si trasferì l'uffìziatura e la sede della inicerio della cattedrale d' Ancona, e di
parrocchia a quella della confraternita del [)resente delegato apostolico in missione
ss. SagramenlOjChe verso il 1680 povera- straordinaria della s. Sede, a s. Fede di
luentesiristoiòe poifu demolita neh 735. Bugola nella Nuova Granata nell'Ameri-
Allora venne edificata l'odierna chiesa ca meridionale. Il eh. scrittore enumera
di s. Gio. Ballista, il cui zelante parroco ancora le chiese della diocesi, alcune delle
ha in animo d'ampiarla con più decoro, quali furono soggette a'monaci, ad altri
e rispondente alla aumentala popolazicnie religiosi ed alle monache. Ma nel Monle
calla miglior condizione della città, a ven- Conerò, piucchè in altro luogo della dio-
do già generosamente formato un monte cesi d'Umana, prosperò la vita eremitica
(li pietà a benefizio de'po veri. Per aver al- e monastica, onde riferisce belìi cenni cro-
cuue divote persone collocato nell'altare uologici sugli eremi o monasteri di s. Be-
a destra il quadro di s. Filomena, bendi- nedetlo e di s. Pielro, di cui ne ricaverò
pinlo dal conte Godeardo Bonarelli an- un sunto. Lesolitudini del Conerò da lem-
couilano, a questi il benemerito parroco pò antecedente il 1000 accolsero monaci
per la stessa chiesa commise i quadri e- di s. Benedetto ne'suoi gioghi, che iniiue-
sprimenti il Redentore che mostra ilsagro diati sovrastano l'Adriatico, ed in diversi
suo Cuore, e la predicazione del s. Pre- tempi die ricetto a romiti, che senza ap-
cursore, egregiamente eseguita. Umana partenere al alcun istituto regolare, ama-
ebbe altre chiese, come di s. Magno, di s. vano di vivere almeno per qualche teni-
Calerina, di s. Anna, lo mi vado giovan- pò con se ineilesiinì e con Dio, lontani
do dell'opuscolo: Lellcra del Sommo dall' umane passioni. Nelio38 un luogo
Ponleflce Benedcllo XlPa mgJ'Nicola delle appendici di quel monte era coao-
Manciiiforte circa il do'>>er riassumere e scinto col nome di Pietra dell Abbate,
litencre il titolo di P'esco%>o d'Ancona e pel monastero ch'era vi stato, avente vi-
d' Linana. Si aggiungono annotazio/ii, cina la chieda di s. Benedetto a forma di
illustrazioni e documenti inediti sulla grotta, con celle formate dalla natura e
serie de' /escoi'i e suW antichità Nunia- dall'arte nella rupe, dette le grotte di s.
//, Ancona per Sarlorj Cherubini i856. Benedetto, argomento di vita eremitica.
Egli è questo un di que'libri non grandi In detto anno vi si ristorò la regola mo-
di mole (di pag. 1 72 circa quasi in 8.°), ma nastica, poiché i conti Ugo di Mezone eoa
elle contiene un bel saggio di dotta, dili- Adelasia sua donna, Amezoue di Mauri-
gente e accurata storia critica, illustrala zio, ed Ulfredo d'altro Amezonedonarono
da inolle[)lice erudizione, ed egregiamen- la chiesa di s. Pietro posta nella sommità
te alla a chiarire la storia civile e preci- tlel .Monte Conerò, e la chiesa di s. Be-
puumente l'ecclesiaslica d'Umana, inclu- nedetlo e le grotte all'abbate Guimezone
tiiv.iinenlc al tesoro che possiede ossia il per istituirvi un monastero di uomini che
b.iiitnario del Ss. Ciocelìsso. Mentre ne alteiulessero al servizio di Dio e alla pre-
UUUuii'O e prej^iu il suo mento e cumples- ghiera, con 3 t 5 luoggia di Icircuo. Nuu
UM A
è finora certo se l'alfuale chiesa di s. Pie-
tro del Conerò sia la ricci data, certamen-
te appariscono de'ieslauri posteriori. La
i^oveinaiono vari abbati, ed i Papi comin-
ciando da Bonifacio IX dierono in com-
menda l'abbazia, ed Eugenio IV la coiiCe-
Vi al b. Antonio Fatati, poi vescovo distia
patria Ancona. Narrano i cronisti,cheqiiel
servo di Dio invitasse gli eremiti camal-
dolesi di Val di Castro nel monastero del
Conerò, a cui voleva trasmettere tutte le
rendile, per ritornarlo all'antica discipli-
na, ma non accettarono. L'abbazia di s.
Pietro venne quindi considerata di giu-
risdizione episcopale, ed Innocenzo Vili
nel i4B41a congiunse perpetuamente al
vescovato d'Ancona ed Umana, e poscia
il monastero di s. Pietro fu dato ad alcu-
ni eremiti di s. Maria di Gonzaga e per-
ciò detti Gonzaghiani, onde ridurlo a ro-
mitorio sottoil nome di S.Girolamo. Quan-
to alla chiesa e grotte di s. Benedetto, vi
si rifugiò la divota donna Nicolosa per
compiervi i suoi giorni colla figlia, e pare
eh' esse vivessero nel secolo XV. Alcuni
chiamano beata IVicolosa, e dicono che vi
menò grandissima penitenza per moltis-
simi antii, e dopo la di lei morte, la stia
figlia chiamata collo stesso nome vi con-
dusse vita solitaria per molti anni, finché
giunta ad età decrepita tornò nella città.
Forse non più spettando all'abbazia di s.
Pietro, richiese il luogo al comune d'An-
cona d. Desiderio di IVapoli cassinese, poi
libero eremita per pontificia dispensa; fu
esaudito, con facolià di abitarvi co'r.om-
pagni, e di fabbricarvi celle e orli. Frate
Desiderio costruì di fatto alcune celle e for-
mò un sufficiente romitorio, per se e per
alcuni de'suoi colleghi. Ma avendo udito
come il b. Paolo Giustiniani uscito da Ca-
maldoli di Toscana, istituiva per le vicine
Provincie e pel Piceno romitori! assai esem-
plari e disciplinati secondo le norme di s.
Romualdo, fondatore della celebre e be-
nemerita congregazione de' C^w/rt/r/o/c.v/,
andò a visitarlo nelle Grotte di IMassaccio.
Ivi riunendosi co'suoi al di lui istituto, gli
U M A 9.9
cede a*3o novembre 1 52. i il romitorio che
erasi formato sul Conerò, ove avendo fat-
to ritorno confermò lace«siotie a'5 dicem-
bre. Cosi l'eremo di s. Benedetto fu il 4-"
fra quelli che composero la nuova congre-
gazione di Camaldolesi F.rc!iìilì(r.)i\e\.-
ta poi di Monic Corona, dal primario e-
remo della cnedesinia situato nella dele-
gazione di Perugia [T.). 11 b. (Viustiniani
volle tosto abitarlo, ma subito fu trava-
gliato da grave tribolazione, per le mi-
nacce, ingiiuie e danni che gli fecero i gon-
zaghiani stabiliti in s. Pietro, che di mal
animo videro ordinarsi un chiostro d'e-
remiti in luogo già apparlenuto al l((ro
monastero. Studiandosi i gonzaghiani di
costringere gli eremiti camaldolesi ad ab-
bandonare il Conerò, li calunniarono iti
vicario generale del vescovo, e da lui nel
Seguente dicembre ottennero l'intimazio-
ne di prontamente partire. Per allora noi»
partirono, per essersi opposti il giudice
(Iella curia generale della Marca e il co-
mune d'Ancona, ed intanto il b. Giusti-
niani per privilegio pcjntificio istituiva i
suoi romitorii e perciò iuimediatameiile
dipendenti dalla s. Sede. Dio volendo por-
re a difficile prova la virlìi del suo servo,
permi>e che nonostante e ad onta di sua
innocenza fosse carcerato prima in Anco-
na e poi in Macerata, esolo potè uscir dal-
la prigione a patto d'abbandonar le grol-
le di s. Benedetto, donando le celle per
gratitudinea Leonardo Bonarelli. Però il
cardinal protettore degli eremiti camal-
dolesi, pe'suoi richiami riconosciutasi la
persecuzione patita dal b. Giustiniani e
compagni, e la loro intera innocenza, ven-
nero reintegrati colla restituzione delle
grotte di s.BenedettOjOve il beato neh 524
tenne il i.° capitolo generale di sua con-
gregazione; e nel i SSg il comune d'Anco-
na confermò a'calinadolesi le concessioni
già fu Ile a fr. Desiderio. Il fuoco neh 558
devastò parte della chiesa di s. Pietro, per
cui i gonzaghiani l'abbandonarono, ed il
vescovo de Lucchis ih ." agosto i 559 col
monastero la donò agli ercuiili cumuldo-
3o U J\I A.
lesi delle grolle tli s. Benedetto; perciò i
diieeiemi furono iiunili,confeitnHndo la
donazione Pio IV a' 5 marzoi56o. Pare
che propriamente nel i 062 siasi ftjrmata
]a nuova comunità religiosa dell'eieinodi
s. Pietro, il cui t ."priore fu d. Pioduifo da
Verona: nell'eremo di s. Benedetto resta-
rono due eremiti e il priore fino al 1 G06.
Per un iscoscendimento del Concio nel
in are,delle celle incava te nel sasso ne resta-
no sufficienti vestigi, oltre la chiesa che,
non sembrando moltoanlica, si ciedeche
forse la fabbricasse fr.Desiderioo il b.Giu-
sliniani. Il vescovo de Lucchis nell'atto di
concessione s' intitola pure abbate di s.
Pietro, e dice l'abbazia perpetuamente u-
nila al vescovatod'Anconn, con altrecon-
dizioni, e siccome donò pure una porzione
di selva, iiigiunsea'reiigiosi di pregai-eper
l'anima sua e degli altri vescovi d'Anco-
na. Gli eremiti camaldolesi ben presto ri-
storarono la chiesa di s. Pietro, massime
■verso il coro, ed aggiunsero altre fabbri-
che, vonendoconsagrala in onore de'l'rin-
cipi degli Apostoli a' i4 agostoiGTi dal
■vescovo Luigi Gallo. Questo religio-oe^o-
lilario eremo è sulla foggia degli altri ca-
maldolesi, con anguste celle, deliziosi via-
li, oialorii e giardini; e sebbene ne'piiiui
anni del corrente secolo, nella sop[)ressio-
ne degli ordini regolari, fu rivolto ad al-
tro uso, appena ripristinalo tornò a san-
tamente fiorire. I venerandi e ben amati
religiosi sono encomiali pure per aver li-
berato con molla intelligenza dell'aite, da
inutili ed ineleganti ingombri in diversi
tempi aggiunti con danno della ^imtnetria
e senza riguardo alcuno allo stile dil mo-
numento, ciocché d'antico ancora resiste
alla diuturna età nella chiesa di s. Pietro,
sì per aver provveduto a ristorare ed ulli-
ciare qualche volta in ciascun anno l'altra
di s. Benedetto, ed a mantenere le memo-
rie del I ." luogo che là il b. Giustiniani il-
lustrò colle sue virili e specialmente colla
pazienza. La chiesa di s. Pietro è prege-
vole per l'arte architellonica antica per-
fetta, per la solidità degli estremi muri
UM A
edificali di pietre quadrate, e per esser
tutto il tempio coperto da 3 volte soste-
nute da alle, tonde e fermissime colonne.
Il coro ho alcuni belli lavori di tarsia e-
se"uili dal valente artefice Antonio Casa-
ri anconitano, e con l'altare mnggiore sie-
de sopra una volta alquantoelevata, sot-
to la quale è la divolissima cappella d(d-
la B. Vergine. La chiesa in ogni parte ri -
splende d'un nitore, che ispira ne'visitauti
profonda venerazione. Di Umana, narra-
no il Castellano e Calindri, che ha il suo
territorio in colle e in piano, con paese
fornito di competenti fabbricati. Che i
dintorni abbondano di boschetti di cor-
bezzolo, i quali danno alla campagna gra-
zioso aspetto quando son carichi delle sue
frutta; e che di tratto in tratto vi sono sco-
perte copiose antichità della vetusta Nu-
niana restate sepolte. Dopo le franchigie
di commercio decretate a fdvore d'Anco-
na nel 1732 da Clemente Xn,per conser-
vare il miglior porto della costa italica
dell'Adriatico allo stato pontilìcio, e rifio-
rirlo colle frequenti navigazioni e traf-
fici abbondanti, l'agricoltura del contado
e del Piceno lutto, molto se ne vantaggiò;
ed Umana a poco a poco disboscò i suoi
campi, Coni vò le acqui- che v'impaluda-
vano e li restituì alla loro fertilità. In essi
furono già alcune saline, e ne'secoli XV^l
e XVII molto si adopera vano pe' pascoli.
Ora col Colucci, bulichila Picene, l. 10,
p. 139: Delle antichità di Ntinia un, i\\-
1 ò di queste e delle successive notizie civi-
li ed ecclesiastiche, procedendo pure con
mg.' Harili e con altri.
Xuniaiut fu il vero nome antico di que-
sta illustre e antichissima città del Piceno,
e niuna questione su di ciò nascerebbe se
non si trovasse ora col nome &\ YitniancJ
ed ora con quello di lliuiìana. Ciò plau-
bibiluiente avvenne pel cambiamentoilel-
l'iniziale N \n If, viziatura che il (^otncci
dichiara succeduta dopo il secolo Vili,
congettura appoggiata su docimienti; ma
osserva mg." Dardi, che siccouit? innanzi
ipiel secolo il vescovo dUuiuna si sotto-
V M A U M X 3 1
scrisse al concilio romano del 649 Grr- ìc \<icv\7.\nu'\ni\l\c\ìc ih fumana, ì\e\\e([u!v
ni/7/ìiixIlni>}a(cu.<;ìs,cab\ì'\\oixMiiHìn\i.\ìe li è rninlificala niuiiiiipio col suo pnlto-
volla il nome primiero sino al secolo XI, no ecmalore. I confini tlel tenitoiio di
poiché s. Pier Dìtmiani nel suo Opuscolo Numana erano Potenza, il mare Adria -
XVI scritto circa il I o^!, chiama Guido tico, Ancona e Osimo, e poi circoscrissero
/inisrojìiim Nuiiianuni, ed il successore pure la sua iliocesi. La sua decadenza i;
Guglielmo segnò gii alti del concilio ro- annienlauicuto di sue grandezz-e, Coluc-
mano del 107 1 dicendosi /''pì-ycopii.', IVii- ci pili che dalle ormi nemiche la fa deri-
viamis. Quindi in tempi postei ieri con vare dal mare, il (piale avanzatosi stra-
vocabolo italiano fu detta l iiuma.Sw^n ordinariamente verso la spiagi^ia, è fama
quasi sul luogo medesimo ove ora è [)0Sta, comune che l'ahbia in gran parie assor-
fra le città litorali di Potenza e Ancona, hila, e se ne vedono fra le onde; i l'niseri
cioè circa 3 miglia più in là dalla foce del avanzi; altri gravissimi danni Numana li
JVIuscione, dove ne a[)pariscono gli avnn- ricevè da'distacchi di terra seguiti dallo
zi, altri essendo stati coperti dal mare. t\j più alte prominenze e rovesciatisi addosso
fondala da'sicnli primitivi, come attesta per in partesdiiacciarla e sep[)cllirla. Dei-
Plinio: Numana a Sicidis condita, ab iis- l'antichità di Numana restano appena po-
dem colonia ancona apposita proinon- chi e piccoli segni ed avanzi ; tra le cose
torio Citmero. I)\ce mg.' Barili che loSpe rinvenute negli scavi, si notano una bella
ciali ne dedusse che Ancona fu colonia di Sfinge d'alabastro, corniole, cammei, e
Numana, ma Plinio chiaramente scrive monete d'ogni modulo sì di bronzo che
essersi fabbricale da'medesimi siculi Nu- d'argento. Crede Colucci, che gli esistenti
mana ed Ancona. E siccome egli avea il castelli di Sirolo e di Camerano apparte
proposito di far menzione di tutte le co- nessero a Numana, edificati da'numanesi
Ionie romane, così ilisse Ancona colonia, come vici o pagi. Ne'primi secoli dell'era
perchè era una di quelle, conie Numana coirente, Numana appartenne al Piceno
era municipio. RammtMilò poi Numana suburbicario, alla Pentapoli marittima,
prima d'Ancona, perchè la sua descrizio- e poi alla Marca d' Ancona di cui segui
ne del Piceno movendo dal fiume Pesca- i desliui. A'tempidi Pelagio I del 555 tra'
ra con ordinato progresso giunge sino Patrimoni della s. Sede (/•'.) già com-
all'Esio. Numana fu dell'ordine dell'allre preudevasi rpiello del Piceno, fjrmalo
consimili città l'icene, tra le piìi ragguar- principalmente nelle possessioni esistenti
devoli e cospicue, e restò libera fino alla ne'territorii diNumana, Ancona e Osimo,
resa de'picenia'romani, e non soggetta ad componenti più masse, |)iii fondi e pode-
alcun altro per molti secoli sino al 4^6 ri insieme uniti, e de'quali riferì qualche
di Roma, innanzi alla quale era stata fon- cenno Colucci. E siccome Pelagio l scris-
data, governandosi a repubblica con prò- se lettere a Giuliano vescovo di Cingoli,
prie leggi. Dalla condizione di prefettu- amminislralore o rettore del patrimonio
ra passò alla migliore per gli onori e di- Piceno, insieme al Palrimonium Numa-
ritli di municipio di 2." ordine, come la nnlem, così Dernardino Noia illustrò con
chiamano le isciizioni,corrispondentecir- 3 dissertazioni stampate in Cingoli nel
caall'esseredi colonia; ed in seguito di ciò, 1767 le 3 pontificie lettere scritte al ve-
niassinie dopo la legge Giulia, acquistò scovo Giuliano, Nel 5^'ò per un fierissi-
anche il diritto di dare il voto ne' roma- mo terremoto, circa le feste del Natale,
Ili comizi, come tutte le altre città itali- precipitò e fu ingoiala dal mare non poca
che, e forse nella tribù Velina acni or- parte di Numana. Ancona pure nefu scon-
dinariamente Irovansi ascritti i cittadini quassala,e non pochi cittadini ne resli-
piceni. Il Colucci riprodusse, come a'tri, rono schiacciati dalle rovine degli edi.'i-
32 U M A
zi: fu allora clie dirupò il fianco del Gua-
sco, che assai più si protendeva nel ma-
re. Nel 566 la peste flagellò del pati An-
cona e Umana, li Marangoni, flJemorie,
di Novana, di s. Marone apostolo del Pi-
ceno,e varie vicende della provincia, nav-
la che avendo s. Gregorio II scomunica-
to l'empio Leone III imperatore de'gre-
ci, per la persecuzione mossa alla ss. /m-
magini [V.) e per alternare alla sua vita,
e sciolti gl'italiani dal giuramento di fe-
dellàeda'tributi, l'eretico principe allea-
tosi con l'ariano Luitprando re de' lon-
gobardi gli commise di marciare su Ro-
ma e di uccidere il Papa. Allora i popoli
dell'Emilia, della Pentapoli e del Piceno
nel 729 si sottrassero dal giogo imperia-
le e de'longobardi, e si posero sotto la pro-
tezione e diiesa del romano Pontefice an-
che nel dominio temporale; e per tale
spontanea dedizione \a Sovranità della s.
Sede (T .) ?iC(\u\s.\o'\\ dominio temporale
delle memorale provincie, e specialmen-
te del ducato di Spoleto e della 3Iarca
per eguale spontanea dedizione. Raccon-
ta Compagnoni, che già la Pentapoli, eoa
Favenna, era insorta a difesa di Papa s.
Sergio I contro le trame dell'iuiperatore
Giustiniano li, e che alliettanto fece in
difesa di s. Gregorio li, sottraendosi dal-
la dominazione greca. Ne profittarono i
longobardi per estendere le loro conqui-
ste, e Luilprando usurpò i patrimoni pi-
ceni della chiesa romana di Numana, di
Ancona e d'Osimo, oltre quello di Narni;
e poscia occu[)ò anche le città di Orte,
ylmelia, Poliniarzioe Bieda, le quali col
ducato di Roma, e 7 città della Cai
) pa-
nia, eransì sottomesse al principato tem-
porale di s. Gregorio 11. Dopo tali usur-
pazioni, Papa s. Zaccaria coraggioso e in-
trepido, nel 742 recossi a 7t'r«/(/^.) a re-
clamarle a Luitprando, e l'ottenne colla
sua energica eloqnenza. Anastasio Biblio-
tecario nella FiL P. s. Zaccariac, § 9,
seguito da molti scrittori, riportando i
doniiuii ricuperali da Luitprando, anno-
vera ancora il plrimouiu Numauule, iu
U M A
uno a quelli d'Ancona e Osimo, non che
al Narniese. Anzi il Compagnoni dice che
Luitprando mosso dall'ammonizioni di s.
Zaccaria, gli restituì quanto avea tolto
alla Chiesa, donando di piìi con molte al-
tre città, Ancona, Osimo, Humana dall'e-
sarca Eutichio qualche anno avanti ac-
quistate. Anche 1' Amiani, Memorie dì
Fano, p. 82, parla delle restituite Uma-
na, Ancona e Osimo. Non andò guari che
il nuovo re de' longobardi Astolfo invase
o
i domini! della s. Sede e fece stragi nel du-
cato romano. Inutilmente ricorse a luiPa-
pa Stefano lì detto 111, che però invocato
il poderoso aiuto di Pipino re de'franchi,
questi colle armi obbligò Astolfì) a resti-
tuire al Papa l'occupalo, e con ampia do-
nazione di altri domini! ingrandì il prin-
cipato temporale della romana Chiesa.
Però Astolfo si ritenne alcune città, fra le
quali Umana, Ancona e Osimo co' loro
terriloi ii, che Desiderio promise nel 706
restituire al Papa se contribuiva al suo
innalzamento; e sebbene ottenne il regno,
non elle! tuo il convenuto, violando la da-
ta ftde. Ciò manifesta che Umana era an-
cora ragguardevole, per essere stata ri-
tenuta da'due usurpatori, insieme alle no-
minale e ad altre città ch'erano tra le mi-
gliori dell'Esarcatoe delle due Pentapoli.
Nel pontificato di Adriano I, il re Deside-
rio divenuto più orgoglioso travagliò il
Papa e minacciò la rovina di Roma. A-
driano I invocato a difensore Carlo Ma-
gno re de'franchi, questi vinse e fece pri-
gione Desiderio, ne conquistò il regno, e
nel restituire al Papa l'usuipalo, inclusi-
vamenle ad Umana e Ancona, confermò
la donazione di Pipiuosuopadre, ed altra
maggiore ne fece alla s. Sede di vasti do-
mini!, col ducato di Spoleto, cui unita an-
dava la provincia Picena. Narra Maran-
goni, che mentre Desiderio erasi rifugia-
to in Pavia, per difendersi da' fianchi, i
popoli del ducato di Spoleto, di Fermo,
d' Osimo, d' Ancona e altri luoghi della
Pentapoli, e perciò anche Umana, por^
tutibi da Adriano I, alla sua ubbidienza $t:
U JM xV
dieronOjglurando fedellà n s, Pietro e alla
s. Sexìe, perciò radendosi le barba e facen-
dosi la tonsura de'capelli all'uso romano,
COM abbandonando il costume longobar-
do. Altrettanto si legge nel Cotiipagnoni,
e nell'Amiani il quale rileva die dipoi la
Pentapoli fu chiamata JMarca Anconita-
ua. Successe a Carlo Maano il fiqlio Lo-
dovico I il Pio imperatore, il quale nei-
r8 I 7 col celebre diploma confermò alla
s. Sede la sovranità sui luoghi restituiti
e donati, e tra essi sono nominati /fitriia-
naiiiyAnchonain, e vi aggiunse altri do-
miuii : il brano relativo del diploma tro-
vasi pure in Compagnoni, e/ Pentapolim,
videlicet .... Anconam, IJnntanani, rum
Oiiinibii.'i fjnibus, ac lerrix ad easdeni ci^'ì-
tales pertineniihus. Nel trattato di com-
mercio fra l'imperatore Lotario l ed i ve-
neziani, fatto neir840) si fa menzione de-
gli umanesi; altra menzione si legge nel-
la conferma del medesimo, eseguita nel-
1*879 tlall'iraperatore Carlo III il Grosso.
Umana è pure indicala nel diploma del
962, riportalo dal Cohellio, Noliiia Ro-
manae Aulae, p. i 120, con cui l'mipera-
tore Ottone 1 rinnova e conferma le do-
nazioni imperiali alla s. Sede: et Penla-
polirn, videlicet ... Anconam, Ausinium,
Uumanant, curii omnibus fìiiibus etc. Di-
venuto nel 983 imperatore Ottone Illa
confermando il trattato di commercio co'
Teneziani, anch'egli vi comprese nelle con-
venzioni gli umanesi. Nelioi4 l'impera-
tore s. Enrico II ripetendo in un diploma
le conferme e donazioni de'suoi predeces-
sori alla Chiesa romana, indica Umana
fra le città della Pentapoli, e^Pe«^rt'^o//V;i
videlicet Anconam, Aiiximuni, Huma-
nani. Osserva mg."^ Barili, che la deca-
denza d'Umana non si cagionò ad un trat-
to e subitamente per uno di que'tremen-
di casi onde alle volte furono schiantate
o vuote di abitatori città fioreutissime.Fu
decadenza lenta, continuata, progressiva,
dalla quale essa non potè o non seppe più
rilevarsi finché restò quasi disfiHa. iNel
loco già n'era manifesta la decadenza,
VOL. LXXXlir,
U M A 33
che aumentò ne' due secoli seguenti e si
compì non mollo dopo l'incomiuciamen-
to del XIV. Non potè Umana evitare le
calamità comuni a tulli i luoghi del Pice-
no, anche i più muniti e forti, i\ell.« [no-
cella devastatrice delle barbariche guer-
re: nondimeno o non fu delle maggior-
mente travagliale, o trovò non tarda ma-
niera a ristorarsi. Giacquero distrutte noa
lungi da lei Potenza e Piccina, e con una
parie delle loro diocesi s'accrebbe la sua.
Siccome [)oi in quell'età la giurisdizione
ecclesiastica non si scompagnava dalla ci-
vile, così i limiti del suo territurin furono
ampliali e in lai forma che dipoi al me-
desimo fu preposto un conte, couje al ter-
ritorio Anconitano e ali Osimano. Inoltre
nel 1000, allorché in tutta l'Italia si «lif-
fuse come uno spirilo di vita novella,
quando città auliche e recenti si studia-
rono con ardore, non sempre ben consi-
gliato, a crescere d'abitanti, di potenza,
di commercio. Umana si rimase «piasi as-
sonnala. La storia del Piceno che in quel
tempo non difetta più tanto di notizie,
giammai associa Umana ad alciui avve-
nimento degno di ricordanza. Pare che
non le bastasse fiducia nelle sue forze, che
fosse sfidala di coraggio e di volere, e che
1' avesse alquanto disfrancala V avversa
fortuna. Già nel declinar del secolo XI il
Piceno trovavasi diviso in Marca Anco-
nitana, Marca Fermana, e Marca di
Camerino, e quest' ultima signoreggiata
ora da'duchi di Spoleto, ora da'marchesi
di Toscana, sebbene ancora sussistesse il
nome di Pentapoli. Avverte Marangoni,
chela distinzione di Marca Anconitana,
che dal Chienti giungeva ad Ancona, che
prima stendeasi sinoa Sinigaglia ed a Pe-
saro, e di Marca Fermana, che di qua dal
Chienti giungeva sino ad Adria nell'A-
bruzzo, ebbe il suo principio da' principi
Normanni. Imperocché la provincia dei
Piceno posseduta da' Papi sino al secolo
XI, venne prelesa e occupala indebita-
mente dalla prepotenza armata degl'im-
peratori di Gei mania, massime dal per-
3
34 L' M A U M A
ser.ulore di essi e della s. Sede Enrico IV, lilierala pt;'. gli aiuli della conlessa di Ber-
ptT cui s. Gregorio VII nel i 080 iieinve- <///ort> Aid luda divola al Papa, e di Gii-
slìil pos^onle lìol'erloGuiscaidOj unode' glielnio IMaichesello degli Adehudi do-
pi iiicipi normanni; e dipoi Enrico V rin- uiiiialore di Ferrara. Neil' occasione di
iiovaudo le prelensioui del padre e di al- quest'assedio alcuni osseresi, che milila-
Iri predecessori, invaso il Piceno, ne die vanoal servizio de' veneziani, sbarcati dal-
l'investilnra a Warnieri o Guarnieri suo le galeie, rubarono dalla chiesa del mo-
('an)igliare, con titolo di /l/^/r/ieie della iiastero di Porlo Nuovo il corpo di s.
Marca Jnconitana, die per Ini fu anco Gaudenzio vescovo di Ossaro, cliein esso
tiella lìlaua di Tìarnieri o Guarnieri. ritiratosi a vilaconlemplaliva viaveasan-
Aitri vogliono che qufsta fu confL-rma, tamenle tertuinato i suoi giorni. Abbiamo
poiché sostengono the Enrico IV peli." di Buoncompagno Fiorentino, Liber de
ne investì Warnieri. Umana in queste di- ohsidione Anconae a copiis Friderici I
vr^oni fece sen)pie parte e fu compresa inip. anno i 172 pe.racLa, ejasque Urbis
nella INlaica d'Ancona, e cou)e le altre fu liberaùone, presso il iMuralori, /JerHffi
forzala a disconoscere ildominiode'Papi, Ilal. script., 1.6. Per queste disastrose vi-
e ad ubbidire agi' investiti iuipeiiali o a' cende, comuni a Umana, la sua condizio-
loro vicari. IN'eli 1-26 Ugo vescovo d' U- ne vieppiù peggiorò, seguendo la misera
nuiua concesse franchigia di tralllco e al- sorte di tulle le altre città del Piceuo, che
coni dazi al comune d'Osimo ; e questo soggiacquero a Federico 1. Questi nel i 177
«!ièa lui in dono 8 misure di terra, e &i ob- si pacificò col Papa in Venezia, ed am-
bligò al Iribulo annuo di 3 libbre di de- bedue pare che si recassero |)oi in Anco-
nari in liniìiiiarihus s. lìJariac tioslrat na, il che accennai nel voi. XLIX, p. 8.
Huinanatae Eccleslae: il patto dovea du- Nello stesso i i 77 Federico 1 e i veneti agli
rare qq anni. Giovò mollo agli osimani antichi aggiunsero altri palli commercia-
d'essersi aperto un varco al mare per ave- li, da mantenersi ancora da'popoli di tulle
IL' le merci slianiere, che sempre « ma- le città italiche, Papienses ... anconitani,
iiiiciioie, e spesso con somma difficoltà Huniani eie. Indi neh 198, nel trattato
per lefiequen'i guerre,traevauo d'Anco- concluso fra Ancona eOsimo, vi furono
na. Il medesimo vescovo nel 1 \.\i. con- comprese anche le città loro confederate,
fermò e concesse agli osimani i dazi del come Fermo e Umana. Non ostante la ri*
disbarco nel porlo d'Umana da Ciuces. conciliazione tra il Papa e Federico l,(|ue-
AJiihaeli.s usane ad ea Ncctoli. Aveolas. sii ritenne le terre alla Chiesa occupate,
Si:i]e nel i 1 36 col'c aimi di Lotario II contro le promesse di restituirle. Allrel-
imperaloie ricuperalo il Piceno, che nel lanlo operò il figlio Enrico VI, che vio-
li Soera sialo invaso daPiiiggiero 1 rediSi- landò il giuramento fatto nel ricevere la
cilia; però le maggiori calamità della Mar- corona imperiale, investì della Marca An-
ca segviirono neh' im[)ero di Federico I, conitana, di Ravenna {F.)e di altre si-
il quale sostenendo lo scisma contro Ales- gnorie della s. Sede, il famoso dapifero
Sandro 111, neh 166 con forte esercito en- Marcualdo, di cui in tanti luoghi ragio-
liò furiosamente nella provincia e assediò naij che tiranniramenle la governò. Nel
Ancona, espugnala neh 1G7 dalleginaldo morire Enrico VI ordinò che si reinte-
arcivescovo di Colonia. Altra spedizione grasse la Chiesa del tolto, il che non elFcl-
d'esercito imperiale nella Marca trovasi luandosi, appena eletto nel i 198 Inno-
falla da Federico I sotto li condotta del cenco 111 ricu|)eiò idominii usurpali.f tra
famoso ("risliauo urci\escovo di Colonia, essi la I\larca, Ancona e Umana, l'rullau-
dal quttle e collegato co'vcncti fu nuova- lo Pietro conte di Celano, cresciuto in po-
uienlc assediata Ancona nel 1 172; indi lenza, fece uuiucui sione nella prouncia
U M A
e se n'impacli'on'i,epoi vi sì mantenne con
l'aderenza d'Ollone IV (cheavca favori-
to, come può vc'lersinel Corsignani,/iVg-
gia iì/arsicana, nella quale traila de' si-
gnori di Celano ). Ccronalo cpiesli nel
l2oqda Innocenzo Iti, emanò un di[)lo-
ma nel quale dichiarò, die la ISlaica e al-
tre Provincie io esso nominate erano di
giurisdizione della s. Sede, piomiseegiu-
lò di conservarle e difenderle. L'ingrato
che dovea riconoscere l'impero dal Papa,
tosto si ribellò, e spergiuro si spinse cul-
i'esercito prima nella Toscana e poi nella
RI arca; ed a' 20 gennaioiaio in Chiusi
spedì il diploma col (juale investili mar-
chese Azzo VI d'Esle del dominio di tut-
ta la Marca d'Ancona, ossia d'y/xcoli, Fer-
mo, Camerino, l mana, ancona, Osi-
mo,Je';i,Si/iigagtia, Fano, Penare, Fos-
somhrone, Cagli, Sassoferralo, co' loro
terrilorii, vescovati e contadi ; nella sles-
sa maniera che l'avea ricevuta dal pre-
decessore Marcualdo, dicendo nel di[)lo-
ma : Insupcr Ponli/icis consensn Pice-
nuìii addidit, per cui se ne mostrò sorpre-
so il Marangoni. Trovasi però nel Mura-
lori, Delle amichila Estensi, 1. 1, p, 89 t,
chiarito questo punto. Tenerido presenti
Innocenzo III le precedenti gravissime di-
spute sulla Marca d'Ancona, conoscendo
che Azzo VI avrebbe giovalo a'suoi inte-
ressi, e per maggiormente impegnarlo a
sua difesa, ed anco per compensarne i ser-
vigi prestati, nel i 208 l'investì della Mar-
ca, concedendogli pure che all'antico ti-
tolo di marchese d'E^le.eeli e i successori
aggiungessero quello di marchese d' Anco-
na. Nell'alto poi in cui egli accettò la si-
gnoria di Ferrara (^'.), s' intitolò : Azo
Dei et Apostolica grada Estensis et An-
chonitanus Marchio. Il diploma imperia-
le lo riprodusse Muratori, e da esso rica-
vasi, che è la memoria più antica del Con-
tado Umanese, dicendosi: Hunianani cuni
loto Comitalu et Episcopatuj così Anco-
nam ciun loto Comitalu et Episcopatu.
Dice però mg.' Barili che l'istituzione de'
Conti al governo delie citlà, donde pro-
U M A 35
venne la voce Contado per esprimere l'e-
stensione del territorio soggetto, erasi già
falla comune a'tcmpi de'Carlovingi; e se
Umana fusse allora stata compresa in al-
cuno de'viciui contadi, non sarebbe riu-
scita di averne uno suo proprio, massime
dopo il 1000, per le ragioni con lui ripe-
lutee per altre che tiovansi nella storia
del medio evo. Ui'.rovandosi poi nel 1202
un conte d' Osimoe d'Umana, uou può
credersi che il contado Umanese accen-
nato nel diploma d'Otlone IV significhi
un qualsiasi territorio, come qualche vol-
ta in quegli anni e sempre ne' posteriori
era territorio in cui avea autorità un con-
te. Se ne fa menzione ancora da Gregorio
IX quando nel i 2 2() confermò a' monaci
di Classe molli loro possedimenti e c/uid-
auld habeant in Comitalu Anximano et
Hnmaiialciisi. Azzo VI morendo verso
la fine del 12 1 2, gli successero i fig'i Aldo-
vrandino o Aldobrandino aduUo, e Azzo
VII fanciullo; e siccome gli allari àt' Guel-
fi [F.) seguaci del l*apa tracollarono nel-
la Marca, aiutati \}i\' Ghibellini (/''.) par-
tigiani dell* imperatore vi entrarono in
possesso i conti di Celano, uniti ad altri
aderenti d'Ottone IV; laonde Innocenzo
III, che con occhio di grandi speranze mi-
ra va Aldobrandino, neli2i3 gli scrisStf
un breve col quale lo sollecitò a porlai^i
con tutte le forze possibili nella Marca,
per rendersene padrone, promettendogli
soccorso e la rinnovazione dell'invchtittud
concessa al padre, come poi e>egiù. Al-
dobrandino sbrigatosi dalla guerra co'pa-
dovani, nel 12 i4 si accinse a libiiar in
Marca d'Ancona dall'oppressione decen-
ti di Celano, potentissimi in queste parli.
Innocenzo III scomunicò i conti di Celano,
diede calore a'progressi dell'armi d'Al-
dobrandino con allocuzione [)rouunziala
in concistoro, e con 4 brevi scritti a'popoli
uellaMarca, affinchè prestassero braccio e
ubbidienza al marchese. Muratori stupi-
sce perchè il Compagnoni erudito e atten-
to scrittore delle memorie della Marca, af-
fermò non trovarsi mai Aldovrandmo in-
36 U M A
titolato marchese della Marca Anconila-
iia, ma sibbene cleirEstense e della Guai-
iiiera in Puglia, Marchine 1 or/ier/7e,sen-
z' avvertire che Marchia T'amerà fu lo
sìcsso che Marchia Anconitana, denomi-
Hazione restatale da'vari Oiarchesi War-
iiieri o Guarnieri, che per mollo tempo la
signoreggiarono. I conti di Celano co'glii-
bellini opposero gagliardissima resisten-
za nella Marca al marchese viltorioso,e nel
1 2 1 5 barbaramente se ne liberarono col
mezzo infame del veleno, u)orendo egli io
Ancona sua residenza, il Papa Onorio III
appena Azzo VII Novello, fratello dtil de-
funto, giunse ad età alta agli alTari, solen-
nemente nel I 2 1 7 gli rinnovò l'investitu-
ra della Marca d'Ancona, con bolla eper
Fexilluni B. Petri ... de tota Marchia
Giiarnìeriiper Ecclesiam Ronianain,con
l'annuo censo di i oc libbre di moneta prò-
■visina. Gli successe il nipote Obizzo II,
che divenne anco signore di Modena e di
lieggio (T.). Ma nella Scries lìectoruni
Anconilanae Marchiae, di Monaldo Leo-
pardi, non trovo registrato né Obizzo II
né altri cnarchesi Estensi. Essi però con-
tinuarono a portarne il titolo, poiché leg-
go in Marangoni, che Giovanni XXII nel
j33o dichiarò aver ricevuto in grazia i
marchesi Estensi, e di aver dato loro il
vicariato di Ferrara, con l'obbligo di non
più intitolarsi Marchesi d' Ancona : nani
ylnconilana Afarchia pieno fare special
ad Eomanani Ecclesiam. Nel i 2 1 5 seguì
un liattalo di confederazione e alleanza
d'Ancona, Umana, Recanati, Castel Fi-
dardo, con Cingoli, contro Osimo, Jesi,
Sinigaglia e Fano : per Umana Io sotto-
scrissero, liigiis presbileriel Ada Canea-
le. Nel dichiarare Onorio III marchese
della Marca Azzo VII, nella bolla si enu-
inerano le città del suo governo, fra le
quali Un)ana; ma Umana come Ancona,
Piecanali, Castel Fidardoe Monlecchio o
Treia ricusarono d'ubbidirgli. Perciò O-
iiorio III nel I 22 iscrisse a'retlori e popoli
Anconilanae et Ilunianalis civilatnm e
di quelle castella, ordinando loro di sot-
U M A
tomeltersi al marchese, come a suo vica-
rio. Nel 1223 fra le città della Marca, Fe-
derico II imperatore pone Umana nell'in-
dirizzo della lettera con cui disap()rovò
quanto avea fatto di dannoso alla Chiesa
il suo dapifero Gonzolino. Nel i 224 Ono-
rio III pose Umana fra qtielle cui die con-
tezza, che di nuovo attribuisce al suddia-
cono PandoKo l'autorità di suo legato.
Nel 1228 gli vimanesi, osimani, recana-
tesi e caslel-fidardesi si collegarono co'
riminesi, contro gli anconitani, jesini e pe-
saresi; essendo sindaco degli umanesi Pao-
lo degli Achilli. Piinaldo duca di Spoleto
nel 1229, fl"''>'6 legato imperiale della
Toscana e Marca in una carta diretta da
Piipalransone a'comuni d'Osimo e Reca-
nati tratta d'alcune ragioni sopra Sirolo,
MassignanOjCamerano, Cingoli e Umana.
Nel [2 32 Bruno vicario Domini Philippi
Ramundini Coniitis Comilalas Auxinti
el Hunianae, decise una contioversia in
fiìvore di SinibaldoI vescovo d'Osimo: la
sentenza è data l'i i gennaio in Civitale
Ilnmanae in domo Comunìs. Frattanto
r iojperatore Federico II imperversando
nella persecuzione contro la s. Sede, colle
armi piii strettamente soggettò il Piceno
al tirannico suo dominio, tranne le città
e luoghi che fedeli a'Papi a questi resta-
rono ubbidienti, difendendosi da' nemici
colla forza. In questo tempo tutta la Mar-
ca eia divisa tra le perniciose fazioni de'
guelfi e de'ghibellini, che l'agitavano con
gravi turbolenze. Nel 1246 il cardinal le-
gato della Marca costituì Egidio di Sa-
vona Jiidex. Curiae generalis Camerini,
Ai!XÌmi,U/nanae echidi morto neli25o
Federico II, deposto e scomunicato da In-
nocenzo IV, il suo naturale Manfredi u-
surpò alla s. Sede il regno di Sicilia e in-
vase la Marca. Il legato di questa cardinal
Paltinieri nel I2G5 fra gli altri comuni
che lece citare al suo tribunale, come ade-
renti a Manfredi, vi t'ui-oao \nìve comitnia
el homines civilalis Humanaej e fra'citta -
dini umanesi il cardinal nominò «(uali cal-
di partigiani dell'occupatole, Filippo di
U M A
Oildo, Doraenico e Gerardo di Loieiizo.
Inolile il cardinale Cigliale intimazione le-
ce ad Ancona, perchè forse alcuni anco-
nitani erunsi dati al partito ghibellino di
Manfredi, onde il legato chiamò essi e il
cotnune a renderne ragione. In generale
gli anconitani aveaiio opposta coraggiosa
resistenza a Fercivalle d'Oria parente e
vicario regio, generale di Manfredi; e seb-
bene in aperta campagna furono rotti e
fugati, ritornati in città questa non venne
assalila e restò illesa. Anche dopo questo
ienipu era sotto la curia generale, regi-
strandoCompagnoni che nel 12 79 era giu-
dice della curia generale di Camerino, di
Ancona, d'Osimo ed'Humana, Giacomo
da Reggio. La decadenza intanto d'Uma-
na e la restrizione del suo territorio a bre-
ve giro di miglia progrediva, mentre in
incremento erano i circostanti luoghi. i\el
secolo Xil Recanali con grado di muni-
cipio si estese sino al mare; sul finir di
esso o ne'primi del XIll Castel Fidardo
e CaiDerano co' loro distretti presero le
hbere forme degli altri comuni, né più
ubbidirono a Umana; in Sirolo domina-
vano i conti rurali che nel r 22:) si sogget-
tarono ad Ancona, aggregandosi alla sua
uobillìi. Si continuò a nominare Coinila-
fM* il contado d'Umana, ma inseguito non
vi restò corrispondente realtà. La debolez-
za tlUmana andò manifestandosi ne'seco-
li XII e Xil I, e nel t 2 i5 e nel 1238 entrò
in due di quelle alleanze che facilmente si
formavano e si separavano per gare mu-
nicipali; e quando per gravissimi interes-
si e diificìli intraprese gli umanesi si con-
federarono e combatterono le primarie
città e anche le minori terre, Umana non
di frequente v'intervenne, ne mai vi ope-
rò cosa di qualche conto, quindi non po-
tè nulla vantaggiarne. Ma a quale slato
ella fosse condotta nel 3." decennale del
1200, abbastanza si dichiara dall' essersi
ceduti ad Osimo pel periodo di molti an-
ni o lutti o parte de'suoi redditi marittimi
e commerciali. Mentre la Marca giubila-
va per essersi prodigiosamente trusporla-
U M A 37
ta da Nazareth nel territorio di Hecanati
(Z'!) la Santa Casa poi detta di Lordo,
pochi anni dopo e neli2c)8 il terremoto,
che durando a più riprese parecchi gior-
ni e parecchie notti spaventò e scosse tut-
ta l'Italia, (lece dolorosa Umana per mol-
te rovine, almeno piM- induzione: altri an-
ticipano il disastro al i 297, o poco appres-
so. Nel I 3o8 Umana [)ai'leggiaudo pe'ghi-
belliui si luù in lega delle città e terre
marchiane ribellatesi alla pontificia domi-
nazione, mentre Clemente V avea stabi-
lita la sua resilienza in Provenza; e come
le altre fu punita con pene spirituali e tem-
porali. Il Colucci nella sua Tre/'a oggi
Montecchìo, parla ili questa rivoltura di
quasi tutta la Marca, pe' fanatismi delle
fazioni, e specialmente Ancona, Siniga-
glia, Umana, Ascoli, Uipatransone, Castel
Fidardo ec; hionde fu d'uopo che il cav.
Geraldo de Tastis, vicario nel temporale
del rettore Bertrando de Gol nipote del
Papa, contro i suddetti luoghi si armasse,
e coll'aiuto de'guelfi,che gli riuscì d'ar-
rolare, marciasse a reprimere gli attentati
delle genti ribelli. L'Amiani dice che fu
cagione della sollevazione l'aspro gover-
no de'franoesi, l'insopportabili gravezze,
e la superiorità acquistata da' ghibellini
sui guelfi; e che sebbene il Saracini sosten-
ga gli anconitani per guelfi, li dichiara
ghibellini, e narra la notabile disfitta che
ne fece l' esercito collegato e capitanato
da Federico conte di Monte Feltro. Al-
trettanto narrano Marangoni e Compa-
gnoni. Quest'ultimo più diltuso distingue
due combattimenti contro i ghibellini an-
conitani e altri : il i. "sostenuto da Geral-
do unito a'jesini e maceratesi con succes-
so; il 2.° sostenuto dal conte Federico cou
qne'di Jesi e Osimo e altri mnrchegiaui
ghibellini, perchè gli anconitani erano
marciati sopra il contado Jesino, di par-
te guelfa, ed il Villani chiama Federico
capitano dell'armi della Chiesa e l'Amia-
ni generale, e riportò piena vittoria, tno-
rendo de'uemici 3ooo al dir d'Aniiani,e
il Maueuti vuole più di 5ooo. Nello sic»-
38 UM A
SOI 3o8 o neh 3 I o per moti"! non abba
stanza cerli; Umana fu occupala dagli aii-
coniloni, e tleniolilerie le mura, ne con-
ilusseio gli abilanli e le masserizie in An-
cona, come si ha dalla ieltera nel i3 [ t
scrina da Cleoiente V a'suoi ministri per-
tlie facessero giustizia a'recUuni licevuti
dagli iimanati. Niun cronista o d'Ancona
o della provincia seppe questo fatto. An-
cona poi neli3oc), ritraendosi dalla lega
in cui era entrala anche Umana, per mez-
zo d'un Nicchio, spetlahde cittadino in-
aiato al cardinal Pellasrue le^nto della
Marca,giuiò di nuovo feileltà alla s. Se-
de. Perciò non sa comprendere mg."^ Ba-
rili, come in onta all'autorità pontificia
si vi-sassero allora modi lauto ostili con
Umana, e fosse assalita equiliiin et pedi-
tulli maxima nnilliliidine, e resistette r//«
noctuqiie per non modici Itmporìs spa-
tinnì. Forse gli anconitani ciò fecero per
impedire agli osimani d'impadronirsene,
a'qiiali Umana avrebbe recalo opportuna
stanza per avere un lido sul mare, come
se l'erano procurato col siunmeiitovalo
patto. Veramente non si conosce se fra
Ancona e Umana esistessero precedenti e
inveterali odii spieiati, da provocare ne-
gli anconitani lauta vendetta per rovinar-
la. Ancona per ambizione e interesse po-
teva volerla soggetta, ma a decretarne la
rovina e la distruzione non ne avea moti-
vo alcuno; anzi si conosce che dipoi fu
permesso agli utunnesi di tornare nella
loro città, e non si sa spiegare come i go-
vernatori della Marca non impedissero
tanta prepotenza negli anconitani, e nep-
pure la punissero, il che forse sarà avve-
nuto per le turbolenze e vicende politi-
che che allora tenevano la regione agita-
la. IN'el principio del i 3 i i Clemente V ri-
cevè in Avignone i reclami del vescovo,
capitolo e popolo d'Umana, contro l'op-
ple^sione degli anconitani, per cui con
lettera de'20 febbraio ingiunse a'suoi mi-
nistri di prendere perfclla cognizione del
lo stalo delle cose, e (piinili agire con e
iicrgia, (]uando fosse d'uopo. Pare che i
U M A
governatoti della Marca giudicassero non
esser poi stali colpevoli gli anconitani nel-
l'occupazione d'Umana, di cui mantenne-
ro loro il domìnio. Mg.' Barili ragionan-
do sulle cause che produssero la decaden-
za d' Umana, dice che vi congiurarono
molte calamità, le quali per difetto di no-
tizie non si ponno esporre con accura-
tezza. Che i danni maggicri di lei, i più
irreparabili e più ripetuti derivarono per
certo dal diruparsi e scoscendersi del suo
colle nel mare. Questo fallo ancora non
cessa e di presente tuttavia a quando a
quando si appalesa, ed è molto antico
lunghesso lutto il promontorio del Co-
nerò; questo, che è lardo ma tenace nel
suo progresso, pienamente corrisponde al
descritto modo con cui Umana andò sca-
dendo ; questo dichiara come scompar-
vero del lutto sino alle fondamenta i re-
sti d'ogni edilìzio sagro e profano. I cro-
nisti locali aggiungono pure che il diro-
vimento del suolo fu seguace all'impeto
di furiosi terremoti. Conclude ancora una
volta, che Umana da prospera e vigoro-
sa fortuna non fu prostrata d'improvviso
nella sua triste condizione, ma gradata-
mente si diminuì la cerchia di sue mura,
il potere, il territorio, le fortune, gli abi-
tanti. Anzi, che pe'terremoti fu assai Ira-
vagliata, si dimostra dal decreto del piis-
simo vescovo d'Ancona Nicolò degli Un-
gari de' 17 gennaio i3ao, per tramutare
il monastero dell'abbazia di Porto Nuo-
vo della diocesi d' Ancona, dal pie del
Conerò alla chiesa di s. Martino di tal
città; vi attesta essere già stalo altra volta
(juel monastero quasi sepolto da'macigui
pegli ammolamenti del monte, di averne
veduto di nuovo le mura diroccate 0 scre-
polale da'terremoli, e di sentirsene ivi le
scosse con Irecpienza straordinaria e (pia«
si giornaliera. Se dunque da' commovi-
menti del Conerò e nel suo sinistro flan<
co era lauto agitato Porto Nuovo, non
[iole va Umana a breve disianza nel destro
^l;irsenei(uuiii:ie. Stringe il suo dire m^
B. udì con dichiarare. Che la inassiiniil
U M X
«ciaguia il' Uinaua, per cui di città non
Je re^lò che il nome e la forma di [)ic(:o
lo castello, accadde uoii molto dopo il
1 309 e verso il « 3 1 8 o r 3 1 9; il teri euio-
lo cagionò altre rovine nelle sue vicinan-
ze, precipitando (juasi del tutto quanto
avea potuto campare da'[)assali iiifortu-
iiii. La masnada di ventura poi, che con-
dotta dal feroce fr. Monreale cav. Oero-
solidiitano tli llodi ne calpestò e devastò
il territorio, si può dire pose il suggello
alla rovina e desolazione d'Umana. Quel
provenzale col pretesto di porgere aiuto
al celebre legato cardinal Egidio Albor-
noz, fece una raduunuzj di njasiiadieri e
di ladroni, co'quali adendo l'alte ila prin-
cipio alcune imprese a favore della Chie-
sa, entrato nella Marca si buttò al parti-
lo de' .Malatestn, formò una compagnia
chiamala lagrancorupagnia, saccheggiò
vaiieeiltà marchiane nel 1 353,e per mon-
te Liipone cavalcando alla marina s'iai-
padronì d'Umana, combattè Sirolo sen-
za pcilerlo espugnare, e da Umana marciò
sopra Aucena e la Romagna per depre-
darle. Ma non tardò molto la gmstiziadi
Dio a punire la di lui baldaozii, mentre
preso e condotto a Roma come ca[)o d'as-
sassini e devastatore della Marca, fu de-
capitato a' 29 agosto I 354 d' ordine del
famoso Cola di Rienzo, o meglio per a-
ver tramato contro di lui e pel narralo
liei voi. LXXVI, p.17?,. Pochi anni ap-
presso tuttavia, cioè nel i 364, ^' cardinal
Alburnoz ordinando in vari gradi le cit-
tà della Marca, pose Umana nel 5.° ossia
tra le minori nelle sue famose costitu-
zioni "E^Mimiìd {Constiduioiies Marchine
j4nconUanat eduae sub Egidio cartUnuU
D
cuiìi adiUlioiiibus Carpciisibwì, Romae
1543), preponendogli molte terre e ca-
stella ben mediocri di popoli e di edifiz'.
Nel 1379 componevasi Umana di forse
appena 4o focolari, e l'ulteriore sua ro-
i»inas! pone tra ili 364 e ili427.i-Veh378
il comune d' Ancona la governava, per
consuetudine non recente, mandandovi
ogni semestre uu podestà e un vicario,
U M A 39
come in altri luoghi del contado ; e nel
1879 il medesimo comune [)regò Urbi-
no VI che per sua autorità si confermasse
la propria giurisdizione e governo su di
Umana. Nel i 3q2 obbligatosi il comune
d'Ancona di pagare certa somma a'coii-
doltieri Azzone da Castello, conte di Bar-
biano e contedi Carrara, impose una stra-
ordinaria e pronta tassa alla città e al ter-
ritorio; ed Umana dovè contribuire in 8
giorni 60 ducati, (|uanti Gallignano, Fal-
conara e Foggio. Negli anni seguenti si
riuuovarouo ipieste tasse, ma non per
Umana. Andrea Tomacelli governatore
della Marca correndo ostilmente il con-
tado d' Ancona, fece bottino di tutto il
grano e dell'altre biade ch'erano in Uma-
na. Il comune d'Ancona per sovvenire gli
abitanti e per dar loro uu nuovo motivo
persei'erandi in solita fidtlìlaiedicli Co-
mwiis, prima l' autorizzò ad usare, con
promessa di restituirlo, il grano de'mo-
naci Olivetani che stava in Sirolo, edipoi
li fornì d'altre vettovaglie. Essendo col-
pevole di negligenza il podestà d'Umana
Francesco di Pietro Corraduccio, gli an-
ziani e regolatori del conuuic d'Anconi,
consideraides guerrani inimincnteni et
peiicula occurreitlia in castris et foridi-
tiis Coinitalus, gli surrogò Stefano di Pie-
traccio. Nel 1397 il condottiero Migliaio,
che stava al soldo del governatore della
Marca, venuto d' improvviso in quel di
Umana, ne predò uomini e animali, col
pretesto di pagamenti ritardati al teso-
riere pontifìcio. Il comune d'Ancona ne
fece richiamo, ed ebbe scuse e promesse
di restituzione. Bonifacio IX avea già de-
cretato nel febbraio 1397, colla bolla i^c-
dis JposloUcae , che tenendosi da Anco-
na per la Chiesa il governo d'Umana, i
suoi ministri non ne pretendessero alcun
tributo oltre quello che Ancona slessa
pagava alla camera apostolica per lutto
il suo contado, e valessero anco per U-
mana, che governava. Non ostante silìàt-
to decreto, Paolo Orsini generale della
Chiesa neli4o3 domandò anche ad Urna-
4o U RI A
na le pagìie dovutegli; e la richiese pure
dei solilo censo il tesoriere della provincia
vescovo di Segni: questo era di 33 ducati
e di 8 anconilcini. Delle monete d' Anco-
na coirimoiagine di s. Ciriaco o Quiria-
cus vescovo e protettore d'Ancona, parla
il AJuratori nella Disstrl. 27;edil Belli-
ni, ZJe Monelis Ilaliae : Dt. Dlonelis An-
conae. E qui noterò col eh. avv. Gaeta-
no de Minicis, dotto e benemerito illu-
stratoredelle palrieaulichilà fermane (co-
me lo è il non nieu dotlofratelloRallaele),
clie nel i 79^ la zecca d'Ancona battè mo-
neta di rame erosa. Aggiungerò che nel-
l'epoca repubblicana del 1799 fu aperta
la zecca nella soppressa chiesa collegiata,
ove fu battuta la moneta di rame e bron-
zo, d'argento e oro, come e meglio narra
lab. Leoni, Aiicoìici illustrata, beneme-
rito [lalrio storico. IN'el i 4o4 Bonifacio IX
concesse che ai comune e territorio d'An-
cona perpetuamente sia congiunta Uma-
na, colla bolla Etsi ad procuraiidutii. A-
vendo Benedetto XIV riferito nella sua
Lttlera, che Bonifacio Vili con sua bol-
la dichiarò, che da 100 anni Umana era
decaduta dalla vetusta splendidezza in un
]>overo paesello, e [)erciò il possesso che
ne aveano gli anconitani era fondato sui
buoni e ragionevoli motivi pe'quali se n'e-
rano insignoriti; e che trattatilo vi teneva-
no il tnetlesimo g(jverno che nelle castel-
la del contado. )?^ che poi Bonifacio Vili
ordinò dovesse Umana, come le castella,
essere francata d'ogni maniera di tributi
imposti e da imporsi alla città e leire, che
si reggevano per la stessa a cocnuncesol-
tostavano al diretto comando de'pontifi-
tii ministri. Per fallo di amanuense la
Bolla corrispondente di Bonificio IX, in-
di confermata dall' immedialo successore
Innocenzo VII, culla bolla Sinceraedevo-
tiouis, fu scritta col nome di Bonifacio
Vili, onde a questo Papa 1' altribiù I>e-
nedetloXI V. Per chiarire e provarci l'ab-
baglio, ne fece argomento di discussione
l'etKomiato mg.' Barili, dalla quale risul-
ta lei rute dcU'amunucuiie che iu vece di
U M A
Bonifacio IX scrisse Bonifacio Vili. Solo
dirò con mg.' Barili, che essendosi gli ao-
conitani impadroniti d' Umana, per far
cessare le male voci d' ingiusta usurpa-
zione, nel 1379 piegarono Urbano VI a
riconoscerne il possesso, e ne rinnovarono
l'istanza a Bonificio IX, e questi l'esaudì
nel I ^o^, ma non compitamente. Egli unì
in perpetuo ad Ancona la città d' Uma-
na, Clini siiix juribus, perlinenliis et terri-
loriis, ma tacque il mero e misto iiTipero,
ad onta che Ancona specificatamente l'in-
vocasse. D'altronde il Papa lo riconobbe
in certo modo per tale riunione, e per a-
ver confermato i privilegi delle città del-
la Marca e nominatamente d'Ancona, che
di tutte era la più privilegiala, la più ric-
ca, la più potente; co' diritti del mero e
misto impero, che per lei esercitava il po-
destà, ed il consiglio ne approvata o can-
cellava le sentenze. Ella mandava ancora
de' podestà a reggere le terre e le castella
del suo contado. Perciò ordinandosi che
vi fosse compresa Umana, s'intendeva che
in essa del pari avrebbero efficacia i di-
ritti concessi ad Ancona pel contado sles-
so. Inoltre neli4o4 S'' '>"zia''' « regola-
tori d' Ancona ivi giudicarono le contro-
versie insorte fra umanesi e sìrolesì, per
alcune lasse e per la pescagione nell'Aspi.
Altra controversia fra'medesimi per cau-
sa de' confini, che agitatasi già neli4of
l'avea compiuta una sentenza d'arbitra-
to con approvazione del vescovo d'Uma-
na, anche questa volta finì con sentenza
somigliante. Innocenzo VII neli4o4€uel
i4o3 confermò con due brevi ad Anco-
na le concessioni di Bonifacio IX sulla
giurisdizione, e sugli ordinari e straordi-
nari tributi d'Umana: il i.°lo ricordai,
r altro comincia colle parole Ea quae.
Nel 1422 Martino V congiimse la chiesa
Liìianate all'Anconitana, di che fra poco
parlerò. Indi neli43o il podestà, i difen-
sori e il consiglio d' Umana discussero e
decretarono lo iS'/rt/«^o disposto in 3o ru- |
biiche o capitoli. Mg.' Barili ne riporta il j
preambolo, l' indice e gh uigomeoli delle |
U M A
rubriche che conliene, e l' approvazione
fallane dal comune d'Ancona neh 466.
IN'el descrivere brevenienle le cillà vesco-
vili e altri luoghi del Picenoe della Jlar-
ca raccontai come neh 433 il duca di Mi-
lano mandò nella Marca per impadronir-
sene il celebre conte Francesco Sforza, al
quale si dierono pure Ancona, Umana e
i loro lerrilorii; per cui Eugenio IV si tro-
vò costretto d'investirlo della Marca col
titolo di marchese della medesima. Dipoi
il Papa alleatosi con Alfonso V re d'Ara-
gona e di iS/c/Ym, ricuperò nel 1 44^ la Mar-
ca, clie neh 444 lestituì al conte Sforza,
indi neh 44^ '^ riprese. Il comune d' U-
tnana nel i477 vendè al comune di Si-
rolo, pel prezzo di 80 ducati d'oro di Ve-
nezia, terrani silvatam, fractalein, sodi-
vani et arboratam, che incomincia ove
i sirolesi hanno beni enfiteutici del vesco-
vo, va sino all' Aspi, poi giunge alla via
Tassennruin ti ad praluin Collis, e si ter-
mina alle Molile. Neh4B9Ìl comune di
Ancona decretò che chiunque andava a
dimorare in UiHana avesse Uberain exeru-
ptioneni per decennitim ad gabellarli gra-
ni ti vini tain iniposila qnani iinponenda.
Esenzione che si rinnovò nehSoy e nel
i5io. JN'eli5o6 tre deputati anconitani
sopra Umana venderono a Domenico di
Bernardino prelas sive saxas de ruiiiis
dictae civilalis veleris Hunianae tantum
quantum suf/ìciat per faciendarn calcc.m
in IrUius fornacibus.W C!\\\\'\un\ Benetlet-
lo Accolli legato della Marca nel i532
privò Ancona dogni privilegio, e perciò
della giurisdizione d'Umana; e neh 533
egli r attribuì al vescovo d' Ancona con
tutti i [)ossedirnenti che ivi avea il comu-
ne, e ricevè dal vescovo la giurisdizione
politica di Gallignauo, che apparteneva
a lui e ad Ancona con vicenda semestrale,
alcuni beni in vicinanza del medesimo ca-
stello, e la somma di 63 o fiorini posta nel
Monte de'Meriti; quindi il vescovo d'An-
cona Balduinetto de Balduinelti pel i.°
cominciò a dirsi conte d' Umana, e tut-
tora vicue il litulu portato da'&uuctiiisori.
UMA 4i
Restituite ad Ancona da Paolo III le fran-
chigie municipali, il comune domandò
che i diritti, che gli si davanosul contado,
comprendessero anche Umana. Il vesco-
vo Vincenzo de Lucchis dapprima si op-
pose, ma dopo molteplici atti giudiziari
in Pvoma accettò di venire ad accordo a-
niichevole, pel (|uale d comune slesso di
nuovo ebbe la città d'Umana nelioGi.
Del resto Umana seguì le vicende politi-
che ed ecclesiastiche d'Ancona, alla qua-
le trovasi doppiamente riunita.
Il Piceno (a celebralo primogenito del-
l'occidente neir abbracciare la fede cri-
stiana, dal Compagnoni, e i. "apostolo e
protomartire del medesimo si vanta s.
Marone, dal Rlarangoni, che nelle citate
Memorie di Novana oggi Civitanova, ne
scrisse la storia e il cui corpo si venera
presso tale luogo; quindi Ancona vanta
primario prouiulgaloredell'evarìgelo l'a-
postolo s. Pietro, e per i. "vescovo s. Pri-
uiiano martire nella persecuzione di Dio-
cleziano, che alcuni pretendono esclude-
re, altri pospongono a s. Ciriaco che gli
successe o almeno è il i. "vescovo che dopo
di lui si conosca, principale patrono del-
la città e diocesi. Egli era ebreo e si chia-
mava Giuda allorché nel 327 s. Elena re-
calasi in Gerusalemme a cercare il s. Le-
gno della Croce, ad essa indicò il luogo
ove poteva essere, e rinvenutasi, pe'mira-
coli che si operarono egli si convertì al cri-
stianesimo, e poi per divozione a s. Ste-
fano protomartire |)ortossi ad Ancona a
venerarne il tempio e cattedrale che rac-
chiudeva uno de'sassi servili alla sua la-
pidazione. Per la sua divozione ed esem-
plari virtù fu ammesso nel clero anconi-
tano e poi eletto a pastore. Dipoi torna-
to in Palestina per visitarvi i santuari,
nel 3()3 vi licevè la palma del n)artirio
pel suo zelo, venendogli versalo il piom-
bo liquefatto nella bocca. Dopo circa un
mezzo secolo ia chiesa anconitana, per la
pia umuilicenza dell' imperatrice Galla
Placidia, ricuperò il prezioso suo corpo,
che uiirubihueule è tuttora iulatlo.Depo-
4^ U IVI A U M A
sto nell'ntilica calleiliale di s. Stpfnno, in pagnoni vescovo d'Osimo sopra il suddet-
ap()resso fu trasferito nella callediale sol- lo rituale. Dopo Marco, trovasi vescovo
to r invocazione del suo nome, ov'è in d'Ancona IN.dtl 492; nel 5oo s. Trasone
grandissifna venerazione. Abbiamodelp. I, che ritrovò il corpo di s. Liberio ere-
OLloardoCorsini generale delle scuole pie, niita armeno; nel 55o circa s. Marcelli-
Bclnzione. cleìlo scoprinienlo e ricogiiizio- no I nobile anconitanodellafamiglia Boc-
nejtitin in Ancona de corpi di s. Ciria- catnaiori, col libro degli Evangeli in inn-
co , s. Marcellino e x. Liberio proleLlori no estinse un furios') incendio e per le sue
della ciliare riflessioni sopra la lorotra- preci liberò Ancona dall'assedio di Toli-
slazione e cullo, Roma lySS. Girolamo la re de'goli, i quali l'aveano anche asse-
Speciali, Notizie isteriche de' ss. Protei- diala sotto re Vilige. Verso il 569 s. Tom-
tori della città d' Ancona, de' citladini che maso I; degnamente nel 583 gli succe.s>.«
colla loro santità l'hanno illustrata, del- Severo a cui scrisse s. Gregorio I; nel 6o3
la di lei cattedrale e vescovi della città, Fiorentino ravennate, nel 629 Giovan-
e ss. Croce/ìssod' Unian a, Venezia i'j')g. ni 1, indi Mauroso anconitano che fu al
Riflessioni addizionali al libro intitola- concilio di Luterano del 649 e vi si distin-
to 7V(9//z?e z'^to/vt/Vcr/e' m/i<j ec./^zWe^'Z/j/- se pel zelo; Giovanni il intervenne nel
l'autore niedesin}o,Fo\\g\\o i j jo.Mg.' Uà- 679 al sinodo roujano, a quello del 74^
rili loda lo vSpeciali (piai benemerito del- si trovò presente il vescovo Senatore, Ti-
la storia d'Umana. In breve prima accen- grino fu al concdio di R.ouia dell'S^fi, al
nero i successori di s. Cii iaco, sinché di- cui tempo i saraceni posero Ancona a fer-
vennero pine vescovi d' Umana; quindi ro e fuoco, dalla cui ferocia preservò le
riporterò la serie de'vescovi d'Umana, e reliquie de'ss. Protettori dalle chiese su-
dai 1422 la proseguirò co' vescovi d'^-i/nco- burbane trasportandole nel sotterraneo
na e>.\' Lrnana, d'un numero de'qualine della 2.''calledrale di s. Lorenzo, sulla ci-
parlai in tale articolo. Marco vescovo di Dia del («nasco, cnassime i corpi de'ss. Ci-
Ancona intervenne nel ^62 al sinodo ro- riaco, Liberio, Palazia e Marcellino; nel
mano, in quest'epoca a vea la cliiesa d'An- quale eccidio andò distrutta la cattedrale
cona d suo rito particolare nell'ammini- di s. Stefano, che ripararono gli anconi-
slrazione de'sagramenli , precipuamente tani, onde i vescovi continuarono a risie-
nel Battesimo. iNou già soltanto percliè dervi dappresso. Nell'Hb 1 Leopardo fu al
si amministrasse per immer^i^>ne, come sitiodo romano e lu inviato in Bulgaria;
pralicavasi in questi secoli in lutto il re- iieirB^S il vescovo l^aolo lece parte del-
sto della Chiesa occidentale, e come sino la legazione a Costantinopoli per l'iiitru-
al giorno d'oggi continuasi a praticare soFozio, ma prevaricò e fu deposto e sco-
nell'orientale; ma perchè le ceremonie e municato, DopoBeuolergio deir887 non
le preci dillerivano da quelle del rituale si conosce sino al 967 che Erfermario,
romano, e in molle cose si avvicinavano indi Trasonell del 9(88, Stefano sedeva
al tuttora esistente RitoAi/ibroaianoe Uf- nel i o3o, Grimaldo nel io5r, Gerardo I
fizio Ambrosiano (f .). Di tale diversità nelioG9, Transberto circa il 1090, Mar-
di rito fa prova il rituale stampato nel Cellino il deli 100, N. neh i 18, Bernar-
1542 in Venezia col doppio titolo: Ca- do nel i 127, Lamberto deli i58, Toin-
theciiniinnin j'nxta riltini s. Ronianae Ec- maso li neli 172. Gentile intervenne ai
clesiae: Q^tliecuniiiiurn secundunt usuin concilio di Lateiano 111 nel 1 ( ^9, Rodol-
Anconitanuni. Nella Dissertazione sulla fo nel 1 1 80, Beroaldo nel i 1 8b, Gerardo
chiesa d' Ancona di mg.' l^ertizzi, tra le li nel 1204, i" tempo del <juale successe
iiotedegli eruditi oan. Fauriecan. l'elreb il 2." rilrovamento de'corpi de'ss. i*elle-
li, »i riporta quanto ne disse mg.' Coui- giino,ErcoluuueFluviauu,priuiilivituar;
U M A
tiri ilella chiesa d' Ancona, nella chiesa
del ss. Sai valore che d'allora in poi pria-
cipiò a chiamarsi di s. Pcllegiino. Il ve-
scovo Persevallo fioriva nel laog, acni
Gregorio IX confermò il nuraero de' l'i
canonici della cattedrale, compresovi il
priore, stabilito dal predecessore con au-
torità d'Onorio ili. Nel i •243 sedeva Gio-
vanni ili Ijooì, canonico e ciltadinoanco-
nitano, eletto dal capitolo a cui conferrnò
i privilegi e le giurisdizioni concesse dal-
l'antecessore, e confermalo da Innocenzo
IV, il quale approvò poi le sngge leggi
formale dal vescovo per la sua chiesa; in-
oltre Giovanni HI eresse una pi;i casa di
dame, che poi divennero le canoniches-
se Laterpnensi. ^'el 1 285 l'ietro I Capoc-
ci, lra^lato a Viterbo e Toscanella. Nel
I 286 Pietro II Romanelli, cui successero:
nel 1289 Bernardo 11 dal Poggio lucche-
se, Iraslalo a Rieti; nel i 296 amministra-
tore Pandolfo vescovo di Patti; nel i 2f)f)
fr. Nicola I degli Llngari nobde anconita-
no e minorità, dottissimo, zelante e pru-
dente, che avendo il terremoto rovinato
il monastero de'benedellini di Portonuo-
vo, colla morte dell'abbate e d'alcuni mo-
naci, trasferì i superstiti in città e die lo-
ro la chiesa di s. Martino, la quale prese
il nome di s. Maria di Portonuovo. Di
più questo vescovo ristorò e abbellì l'e-
piscopio, allora presso la chiesa di s, An-
na, pose la I. ^pietra pel grandioso tempio
di s. Maria Maggiore da lui eretto, poi s.
Maria delle Scale dall'ampia scalea per la
quale vi si ascende, o di s. Francesco co-
mechè dato in cura de' francescani con-
ventuali. Ne' primi anni del corrente se-
colo il convento fu da' francesi ridotto a
ospedale militare, e poscia ampliato e di-
venuto urbano fu concesso a' benfratelli
nel 1818. Essendone priore il p. Benedet-
to Vernò romano, poi generale dell' or-
tiiue, pel suo zelo, energia e vaste cogni-
zioni, ottenne dal municipio gli opportu-
ni fondi, per aggiungervi un manicomio,
misericordioso stabilimento di cui man-
cava la provincia, eoa archilelture del nu-
U M A 43
bile anconitano reccellenle Antonio Pa-
pis, iiiridaiulnne la direzione fisico-mora-
le al [)r(d. Benedetto Monti. Se ne legge
l'iuqiortante descrizione nell'opuscolo in-
litoliilo:/V</oi'0 apizio sollo L' invocazione
di s. Giovanni di Dio per la cura fisi-
co-mornle de nienkcalli , Loreto rS^o.
Lcgg i sta III (arie e regola menti disciplina-
ri pel nuovo ospizio per la cura fUico-
monde de' mentecatti eretto in Ancona
dall'ordine e sotto C invocazione di s. Gio'
vanni di Dio. Preceduti da un ragiona-
nteiLlo intorno alla dottrina generale del-
l' malattie mentali riguardate ne' loro
fenomeni, nelle loro cause costitutive e
nelle occasionali, non che. rispetto alta,
loro prognosi ed al loro trattamento cu-
rativo generale; del ih. sig.r prof, d.r Be-
nedetto ÌÌJontij Roma 1 840. Del conven-
to e della chiesa, siccome già de' minori
conventuali, ne sciisse le notizie il p. Ci-
valli nella / isila triennale o Memorie
statiche della Marca, presso il Coliicci,
J litichi tà Picene, t. 2.5, p. 82 : Custodia
Anconitana. Riferisce i capitoli dell'ordi-
ne tenuti in Ancona, i religiosi illustri fio-
rili nel convento; celebra i fisti d'Anco-
na, il suo porto notissimo a lutto il mon-
do, liportando il dello: l niis Deus, una
Roma , una Turris in Cremona , unu.v
Portus in Ancona. Né manca di riferire
i pregi di diversi illustri anconitani. Su di
questi si poimo vedere il Colucoi citato, il
Gamurrini , il Sansovino, il Zazzera, il
i\I;irchesi,e Francesco Ferretti: Pietra di
paragone della vera nohillà , discorsa
genealogico de' conti Ferretti , Ancona per
Francesco Serafini 1 685. Sulla nobilissi-
ma famiglia Ferretti , oltre quanto di'isi
altrove, si ponno vederci vol.LXVI,p.
211, LXXXI, p. 399. Quanto alla chie-
sa di s, Francesco delle Scale, leggo nel
n.°39 del Diario di Roma del 1844» che
tale sagro edifizio, il quale per vastità e
per mole entra innanzi agli altri tutti che
si ammirano in Ancona, fu restituito al-
l'ordine de'minori conventuali (i qu di giù
avevano acquistato una piccola casa prò-
44 U M A U M A
pinqua al tempio), mercè benigno re- Mouies in Borgogna, trasferendolo da Ce-
sellilo di Gregorio XVI de' iG marzo S'^ia. Gli successe nel i33o Francesco;
j844j olleniilo a nieiliazione «lei U.mo quindi neh 34^ Nicola II Frangipane ro-
p. Eigoni zelantissimo generale dell'ordi- mano, al cui tempo insorse fiera discer-
né slesso. Indi a'i 5 aprile il vescovo car- dia fra'nobili e il popolo, con saccheggi,
diiial Cadolini, a ciò autorizzalo, fece l'at- violenze e spargimento di sangue. Nel
io di legale consegna della chiesa, non i 344 il francese Agostino dal Poggio ca-
che di alcuni annessi, al R.mo p. provin- nouico di Canibray, che mai renne alla
ciale e al R.mu p. guardiano de'rainori stiasede e la governò pel vicario.Nel i 34*^
conventuali d'Ancona, per mezzo del suo il capitolo elesse a successore SimoneMar-
vicario generale. Si aggiunge, che gli aa- cellini vescovo d'Umana, non approvalo
conitiini di tale avvenimento andarono da Papa Clemente VI, che invece gli so-
lieti.ssinii, siccome desideravano che mo- slilui Ugo priore benedettifio francese,
numeulo sì ammirabile per le arti belle che n)oiì innanzi di recarsi ad Ancona,
fosse conservato nelle sue architetture, e Onde nell'istcsso anno venne surrogato
specialmente nella facciata principale, la l'anconitano fr. Lanfranco Salvetti mino-
quale cogli sfoggiali ornamenti, di cui fu rita e inquisitore generale della Marca,
abbellita sulla metà del secolo XV per dotlissinio, prudenlissimo e di santa vi-
mastro Giorgio da Sebenico, mostrava il ta, traslalo a Bergamo neh 349; '^"'' "^^
gradodell'ai ti chesi esercitavano in quel- suo breve vescovato fu lagriinevole testi-
l'epoca. Si dice ancora, che neh' attiguo monio della furiosa peste che rapì ad An-
conventOjOra de'benfrateili, uscirono per- cona circa g decimi degli abitanti, e deb
sonaggi per santa vita e per dignità rag- l'orribile e rovinosissiino incendio, che
guardevoii, che crebbero lustro all'ordì- durato 3 giorni non si spense inlerameu-
ne conventuale e giovarono la società, dei te se non dopo [5. Descrisse si luttuosi e
quali, per tacere di 28 inquisitori gene- desolanti infoi lunii, il testimonio di vìsIh
rah del s. Ollizio, di io vescovi, e altri Oddo de Blasiu: C/irouica de la edifica'
due Ponteilci , solo si volle rammentare Itone et deslriutione del Cassaio Anco-
quel gran Sisto V, gloria del Piceno, che nitano. Non vi è il luogo e 1' anno della
ivi condusse gli anni dell'età giovanile, e stampa perchè dovea servir d'Appendi-
l'eccelso animo venne nutrendo di seve- ce all' erudita e pregevole dissertazione
ri studi e di t'orli alfetli per modo , che che sull'origine d'Ancona scrisse lab. lìer-
levato poscia al supremo seggio del Va- nardino Noja vicario del cardinal Diifa-
ticanosì bene njerilò della Chiesa uni ver- lini. iVeliS-JQ fr. Giovanni IV Tedeschi
sale. 1 minori conventuali riaprirono la anconitano e virtuoso agostiniano diven-
chiesa di s. Francesco al cullo divino e ne pastore della patria, che se cominciò
alla glorificazione del serallco fondatore il suo governo tra la desolazione per le
dell'ordine loro. Ma in conseguenza del- accennate spaventevoli sciagure, ebbe poi
le luttuose vicende politiche deli 84^"49i diverse consolazioni. Vide liberala la cit-
si trovò necessario di nuovamente servir- là dal giogo de'Malatesla, e nel i355 vi
si della chiesa per ospedale militare, in accolse solennemente e trionfante il gran
sussidio del conligiio, ed è tnltora occii- cardinal Albornoz, che alloggiò nell'epi-
palo [)er uso de'mililari austriaci. E" da scopio. Neh 373 scoprì il cor[)0 intero di
sperarsi, che parlili essi dalla città, la chie- s. l*rimiano vescovo e martire nella chie-
sa verrà restituita a' minori conventuali sa di s. Maria in Turiano , che da (|uel-
e perciò al divin culto. Neil 326 da Gio- l'epoca assunse il nome suo, e quamlo i
vanni XXII residente in Avignone fu e- nnnimi rifdjbricarono la chiesa nel iGoq
letto vescovo dAucouu Tommaso 111 da fu collocalo sullo l'aitai e ma_^giore. E ucl
U U A
1877 gioì pel nstabilimenlo della resi-
tlcDza pupalein Roma o[)eiala claGiego-
1 io XI, ma si afìlisse quando contro il suc-
cessore Urbano VI insorse il glande e fu-
nesto Scisma d' occidente, che sostenne
in /Ivigiione l'antipapa ClementeVlI.Nel
i385 fu vescovo fr. Bartolomeo I Dario
o Oleario (1.) francescano e padovano,
traslato a F'irenze e cardinale. iNeli38T
d. Guglielmo Della Vigna benedettino di
Subiaco, neli3q5 io Ferngia celebrò la
messa innanzi Bonifacio IX infermo, e nel
i4o4 intervenne in Roma all'intronizza-
zione d'Innocenzo VII, che lo trasferì a
Todi ueli 4o5. In questo gli sostituì il suo
confessore e tesoriere, altro benedettino
di s. Giorgio di Venezia, d. Carlo degli
Atti di Sassoferrato, ma la oìorle gì' in»-
pedi di recarsi in Ancona, laonde elesse
in sua vece nel 1 4o6 Lorenzo Rivi o Ric-
ci fiorentino. Frattanto Io scisma soste-
nuto dall'antipapa Benedetto Xlll tene-
va divisi e agitati i fedeli, ed i cardinali
ribellatisi a Gregorio XII nel famoso óV-
nodo di Pisa lo deposero nel \ 409 in uno
all'antipapa, e così la Chiesa si trovò viep-
più lacerata neil' ubbidienza. Forse Lo-
renzo seguì quella d'Alessandro V, poi-
ché Gregorio XII neh 4 'o lo rimosse dal-
la sede e vi nominò fr. Simone Vigilan-
ti patrizio anconitano, generale degli a-
gosliniani. Morto Alessandro V e succes-
so Giovanni XXIII, pare che questi tra-
sferisse Lorenzo aSinigaglia,ma Gregorio
XII noi volle, e lo fu più tardi per Alar-
lino V. Di più GiovaniùXXIll tenlòd'in-
trudere nel 1 4 1 3 nella sede d'Ancona l'al-
tro nobile anconitano Pietro Ferretti, e
sebbene questi co'maneggi voleva costrin-
gere fr. Simone ad abbandonar la sede,
questi si adoperò con alti umili per re-
starvi, e con tale dignità intervenne nel
concilio di Costanza, Pietro intitolando-
si semplicemente eletto. Papa Martino V
a pacificar la chiesa d'Ancona, pel nar-
rato sconvolta e travagliata, nel i4i8 o
1419 trasIatòaSinigaglia fr. Simone, per
aver promosso Lorenzo ad Ischia, e Pie-
U M A 4)
tro provvide colla sede d'Ascoli. Tulia-
volta IH' fiuono con>ei;uen2a accanile di-
o
scordie fra le famiglie Vigilanti e Ferret-
ti,alle (piali presero parte allri nobili an-
conitani. Neli4i8 01419 lo s'esso Papa
nominò vescovo d' Ancona Astorgio A-
gnensi o Arnesi [T .), e lo era slato di Mi-
leto, di Ravello e di Melfi, il quale rap-
presentando al Papa l'ini pò veri mento del-
la mensa e la condizione d' Umana, nel
1422 ne ottenne l'unione e fu I. "vescovo
d'Ancona e Umana, indi cardinale. Ora
fa d'uopo riportare iaseriede'vescovi d'U-
mana, per quindi compierla co'successivi
vescovi d'Ancona e d'Umana. Osserva
mg.' Barili che l'Ughelli waW Italia sacra,
t.i, dopo avere riportato a p. 324 la se-_
neAiicoiiilani Episcopi, ei\ a p. 743 quel-
la d' Hiimanatenses Episcopi in numero
di 25, e di Ancona e di Umana gli altri a
p. 3 38, fucouìmentato egregiamente eoa
aggiunte e correzioni dal Coleli nel t.io
della slessa Italia sacra, cioè a p. 11 5,
206 e 269, il quale enumerò 27 vesco-
vi. Dice inoltre che dopo il pontificato di
Benedeìlo XIV le notizie de'vescovi d'U-
mana si acci ebbero da'seguenli.Dagli/^«-
tiales Canialdulensium. Dal IMiirtoielli,
3/cniorie historiche cf Osimo. Pompeo
Compagnoni, Memorie della chiesa e dei
vescovi d'Osmio. Fausto Antonio Maio-
i\\,De Ecclesia et Episcopis Anconilanis,
Coninientariits, in quo l gJielliana series
emenda tiu\ condnuatur , illustratur, Ro-
maei759. Leopardi, Serie de'vescovi di
Recanali. Co\ucc\, Antichità Picene,\, i o,
p. 174 e seg., che con molta diligenza vi
congiunse quanti alti e documenti de've-
scovi eransi prodotti colla stampa, e fece
il novero di 32 pastori d'Umana. 11 ce-
lebre Giuseppe Antonio Vogel di Stra-
sburgo canonico di R^ecanati, della dioce-
si di Basilea , Commentarìus historiciis
de Ecclesiìs Recanatensi et Lanretana
carumque Episcopis An. 1 800. Prezioso
mss. che celebrai in più luoghi, faticoso,
accurato e dotto lavoro che comprende
olire i5o documenti, non solamente ri-
\G
U M A
guardanti le antichità sagre recanatesi,
ma eziandio le nunianali e le niarchiane,
non Hieno la storia universale che dalle
memorie provinciali trae in gran parte
tjua^i tutta la sua vita. Perciò mg/ Bari-
h fece voli per la piibhlicaziune dell'eu-
coinialo tuss. , notando inesatte alcune
schede sui vescovi d'Umana. Di recente
il dottissimo e della storia patria bene-
merito, defunto anconitano Agostino RI.'
J'eruzzi canonico arciprete della metro-
jiolitana di Ferrara, giovatosi con assen-
nala critica delle schede del Vogel , i di
cui vescovi sommano a 32, e delle ope-
re di tulli gli altri, ne diede la C/irono-
taxis Episcoporiun Himianatum emen-
data et aucta, cioè di 32 vescovi che co-
mincia da Filippo V nel V secolo, pub-
blicala pel Sartoij Cherubini nell'Appen-
dice a'iiecreli del sinodo diocesano tenu-
to nel I 841 dal vescovo Cadolini nel duo-
mo d'Ancona, e da mg." Barili riprodot-
ta a p. 27 ei iq. Questo prelato dichia-
ra pure, che sebbene tal serie sia manche-
vole per lunghe interruzioni e non isce-
vra d'incertezze, è la più accurata che si
aljbia, per cui se ne deve gratitudine al
Peruzzi. Mg/ Barili pertanto alla citata
p. 27 riportò aggiunte e rettificazioni,
dichiarando che a'ricordati autori si fe-
ce assai degno e onorevole socio l'dluslre
d. Giuseppe Ca[)[)ellctti, colle notizie ec-
clesiasliche umanesi, pubblicale nella sua
grande intrapresa storica intorno ìtCliie-
se cV Italia. Poiché quante notizie pote-
vano ilerivarsi da' cionisli anconitani e
quanti documenti si erano dividgali da-
gli autori menzionali, lutliegli adunò con
ordine e chiarezza; e che niun altro tra-
vaglio piìi compiuto si produsse sulla chie-
sa d'Umana. Di più urbanamente aggiun-
ge, che se gli si potranno appuntare al-
cune inesattezze, queste però sono assai
lievi e rare [)er uno scrittore che tratta
di luogo, ove non fece dimora, ed inten-
de a scopo ben più ampio e faticoso. INe
fece (juindi cenno, lasciando al suo giu-
dizio di decidere se meritino d'essere ri-
U M A
formate se alla storia delle Chiese d' L
talia vi apponesse (pi;dche aggiunta. In-
tanto modestauìenle corresse le proprie
inesattezze, delle quali si avvide dopo let-
to l'egregio libro tlell'ab. Cappelletti, es-
sere 00 i vescovi umanesi di cui non si
peidette la memoria, non coinpreudendo
Aslorgio che [lel i ."potè unire hi loro chie-
sa all'Anconitana. Dirò ancora, che il Pe-
ruzzi fu altresì autore delle seguenti ope-
re. Dissertazione della prima fondazlo-
ne d' Ancona, Osimoi 794- Oe' Siculi ila-
liei fondatori d'Ancona, lettere, Ferra-
ra 1826. Storia ci' Ancona, Pesaro 1 835.
Dissertazione sulla Chiesa anconitana,
con note e supplementi di Luigi Pauri e
diSebastiano Pelrelli canonici della chie-
sa cattedrale di Ancona, per Gusla *oSai -
lor] Cherubini, Ancona 1 845. Le sue O-
pere complete fnvouo impressein Bologna
ne! 184 7 -Di Ancona abbiamo ancora. Giu-
liano Sai acìiù, Notizie istoriche della di-
ta d' Ancona già termine dell' antico le-
gno d'Ilalia,con diversi avvenimenti di l-
la 51arca Anconitana, e in detto regno
accaduti, Roma 1675. D.' Gaetano can.
Jjù\u(\\, Dissertazione de' siculi t dellafon-
dazioned'Ancona,\\'i 182/, tipografia Ba-
iufli. D. Antonio Leoni, Lettera rignar
dante l' anfiteatro d' Ancona, ivi i8i 1
dalla tipografia di Kicolò Balud'i: Anco-
na illustrata colle risposte a'siguori Pe-
ruzzi, Pighetli ec, e il Compendio delle
memorie s loriche d'Ancona capitale del-
la .'ì/arca A nconilrtna, ^tìconsilS3■2 dal-
la lipografiaBaludì. Marchese Amico Ric-
ci, lìJeniorie s loriche delle arti e degli ar-
tisti della Maica d' Ancona , Macerala
i834- Consliudiones sive Slalutaniagni-
ficae civilalis Anconac, ivi.
Ricevè Niuuana o Umana il benefico
lume della fede ne'[)rinii lem[)i dellaChie-
sa, ma s'iguoi a precisauìenle chi ne fu il
predicatore, se piu'e noi fu s. IMarone che
in altre città e luoghi circostanti l' avea
promulgata, o forse da (juelli già couver-
liti le (u [)oi coaiuiucato, ed ebbe per
tempo il seggio vescovile immcdiatameu-
IJ M A
le soggetto itila s. Sede, come lo è tulio-
ra il vescovo trAiiconn e trUiDana. Si co-
nosce peri ."vescovo di Muin;ma[Joi Unin-
na Filippo, che inlervciuie a'siiioili loma-
iii ilei 4611 e del 4^7, '»a siccome altro
Fili{)po.si vuole presente al concilio di Ro-
ma del 487, riconosciutosi vero quesl'ul-
limo, così fa d'uopo ritenere un solo Fi-
lippo e non due. Il a.** vescovo di Numa-
11 a è Costantino nominalo nel 494 '" ^'
i»;i lettera da l'apa s. Gelasio I a'vescovi
Wiissimo e Eusebio, per decidere certa
(juestione tra luì e il vescovo d'Ancona
pei confini di loro diocesi. JMg."^ Barili non
è pienamente sicuro di Costantino, ]'ei
vocaboli co' quali viene chiamata la sua
sede, due essendo Cnniixcanae e Caniti-
scnnai', che il Vogelthhe qualche |)roperi-
sione di doversi leggere Camerano, corae
^oce meno straniera e meno discordante
alla lezione degli antichi codici, poicliè
dopo la distruzione di Numana o Umana
i vescovi spesso dimoravano in Camera-
no dello anche Catuurano. Sebbene ciò
riporti con critica erudizione mg.' Cari-
li, e parli della residenza falla da'vcscovi
talvolta a Recanati, ed anche a Castel Fi-
dardo ov'era una casa episcopale, non con-
viene per Camerano, sia perchè i vesco-
vi umnnesi sempre s'intitolaronod'Uma-
Da, sia perchè la decadenza non fu estre-
ma, come sì notò di sopra, sia per crede-
re non ancora esistente Camerano; e sic-
come Ira' memorali vocaboli vi è quello
di Annsranat, che diversi spiegarono per
Osimo, anche questa può vantare la [)ro-
Labilità d'essergli appartenuta, e vi pio
pende per congettura piìi credibile. Del
"vescovo Ron)olosi ha memoria nella sen-
tenza di Papa Vigilio, j)ronunziata nel
55 1 contro Teodoro di Cesarea, il cui ve-
scovato pare inconiinciato in tempo an-
teriore. ^'el 553 liovasi il vescovo Quod-
vulldeus che sottoscrisse in Costanlino-
poli il famoso costituto dì detto Papa Vi-
gilio, e vivea nel 558 quando Umana fu
rovinata dal prolungalo terremoto e per
la più parte subbissata nel riiare.Grazioso
U M A 47
vescovo di Numana ne! 095 fu ni concilio
romano, che altri dicono nel 5()8: mg.'
ii.irili, seguendo Coleli, non ci conviene,
e con Ini ri[>ele che venne confuso con
Grazioso o Graziano vescovo di Nointn-
lo {^J'^),NomentanaevidNumciitinae Ec-
clesiae. L'Ughelli con questo Grazioso a-
vea comincialo la serie de' vescovi d'U-
mana, mentre si esclude da questa sede.
Germano fu al concilio di Laterano nel
549, e Adriano in quello pur di Roma
del G80. Per le lagrimevoli vicende de'
tempi forse la sede il'Umana restò vedo-
va del pastore sino a Cosma o Cosimo che
sottoscrisse il sinodo romano dell' 826,
EpiscopusIIunintìns. Servio in quello pu-
re romano deir8ìi3 si firmò Sergitis U-
inanrnsis. Giuliano nell'HT)! si trovò nel
concilio di Roma. Neil' 887 sedeva Ro-
berto, nel 967 fu al concilio di Ravenna
Benedetto, nel 99(1 era ve>covo Giovan-
ni. IVel I o44 Guido si recò al sinodo di
Roma, e quaiulo s. Leone IX convocò 3
adunanze vescovili contro i simoniaci dal
10493! I o5i, ivi fece ritorno almeno al-
tra volta. Allora s. Pier Damiani lui co-
nobbe ben diverso da quello che per in-
giuste e malevoli voci erasi figuralo, e rin-
cominciatogli rimbrotto voloutierì cam-
biò in elogio e venerazione, n^tW Optisco-'
lo XFI diretto a Ghislerio ve>covo d'O-
simo, lodandolo come uomodi particola-
re umiltà e pazienza, etl erudito nelle s.
Scritture e negli studi dell' arti liberali.
Del vescovo Guglielmo Irovtisi menzione
in una bolla di Papa Vittore li a favore
del vescovo di Teramo, in un decreto dì
Papa Nicolò 11 del 1 039, nella soscrizione
al diploma emanato nel i 062 da Papa A-
lessandro li a favore della cliieoa di Fos-
sombioiie, e nel 1069 >ottosciisse il de-
creto di tal Papa per la cons;igiazione di
Graziano vescovo di Ferrara. iMg.' Bari-
li discorre eruditamente d'una congettu-
ra degli Annalisti Camaldolesi, che forse
può I iguaidare anco Guglielmo. Fino al
I I iG non si conoscono altri vescovi, e in
quell'anno sedeva Ugo, del cui tempora-
48 U M A
le dominio nncoia d'Umana il Coliicci e
altri riportò un importante documento,
di cui già parlai. Si apprende da esso, che
8 delle pili cospicue famiglie d'Osimo a
nome del comune si presentarono a U-
go ed a'suoi canonici, e donarono a lui e
alla sua chiesa un notabile tratto di ter-
ra, che gli osimani possedevano nelle vi-
cinanze d'Umana j e in ricambio Ugo e
ì suoi canonici, alla presenza e di con-
senso dell'arciprete, dell'arcidiacono e del
primicerio, concessero agli osimani per
99 anni piena licenza di frequentare il
porto e il lido d'Umana ed ivi fare qual-
siasi traffico, senza alcun peso di gabella
o dazio; a condizione però che gli osima-
ni si recassero ogni anno processional-
menle il giorno della festa di s. M'jria
d'Umana a visitarne la cattedrale, ed a
pagare al vescovo ed a'canonici il tribu-
to di 3 libbre di denari. Si convenne dalle
due parti la multa dii5o libbre d'argen-
to, contro chi ne alterasse o rompesse le
condizioni, alle quali eransi obbligati con
giuramento. Nelii42 lo stesso Ugo con-
validò co'suoi canonici il concesso, col do-
cumento riprodotto eziandio da Colucci,
il quale riferì pure quello da cui rileva-
si, che nel sinodo tenuto neh ii^5 in Fo-
ligno dal cardinal Giulio legato d'Euge-
nio Ili, quando ne consagrò la cattedra-
le, con altri vescovi vi furono presentati
Anconitanus cum uno archidiacono, duo-
bus praepositis, tribusahbatìbus; liuina-
uensis cum archidiacono, archi presbite-
ro^ duobus nbbniibus. Siccome Ugo lene-
■va certamente la cattedra umanese nel
I 142 e non vi ha notizia d'altro che l a-
vesse prima deli 179, così è probabile la
congettura di Colucci , che quegli sia il
vescovo indicato nella lettera del cardi-
nal legato che narra l'accennato. Ad ogni
modo, dice iiig.' Barili, la sede il'Uniana
non era vacante in quell'anno. Neh 179
il vescovo Giordano intervenne al conci-
lio generale di Lateranolll; indi nel 1 193
Giordano coll'assenso de'suoi canonici, e
coudocumcutoiiprodollodaColucci,do-
U INI A
nò a'monaci di Fonte A^'ellann [V.) la
chiesa parrocchiale di s. INIaria, co'dirit-
ti e adiacenze, situata nel fondo di Lore-
to, che allora col territorio di Recannti
apparteneva alla diocesi d'Umana. Sul do-
cumento, dice Colucci, si volle abusare
da alcuni severi critici per appoggiare i
loro dubbi sulla prodigiosa traslazione
della s. Casa, e contro le prove piìi coa-
vincenti osare di mostrare già esistente
nel secolo XII la chiesa di s. Maria di Lo-
reto, quasiché la donata dal vescovo sia
la medesima che racchiude il celeberri-
mo santuario della s. Casa. Ne'tanli luo-
ghi ove ragionai di esso narrai, che quel
fondo sparso di lauri si nom\nh fnndus
Laureti, in sita nenioris, nel bosco degli
allori, Laurelum, donde prese la denomi-
nazione la detta chiesa, ed ora ivi sorge
colla città di Loreto il venerando santua-
rio omonimo. Questo nome altri lo de-
dussero dal fondu ove perlai. 'volta si po-
sò la s. Casa di proprietà della recanate-
se Laureta o Loreta, donde partì e andò
a posarsi sopra una vicina collina , e da
questa finalmente di nuovo partì per fer-
marsi sull'altra adiacente collina, in cui
restò, ne'diiitorni cioè dell'antica parroc-
chia di s. Maria in fundo Laureti, che
Giordano avea donato al monastero del-
r/\vellana, il (jual celebre monastero fu
poi dato a'camaldolesi,ed ora trovasi nel-
la diocesi di Pergola (J-). U Colucci che
ricavò il documento dal t. 8,p. 37, degli
/4nnal.CanìaLd.yCou(\\.\t%V\ conclude sul-
la miracolosa e portentosa traslazione del-
la s. Casa, da un luogo ad un altro. Coiispi-
citur enirn aedicula haec adliodìernam
deposita super nudani hutnuin , ctfiui-
damentis omnibus carens ad instar alle"
rius sacrae Laurelanae aedis, in qua
postrema cum restaurandum essel pavi-
mentuni corani Episcopis a s. Sede de-
putatisi observalum fuit ipsam solo in-
haerere sine alio supposilo fundanicnto,
qiiod wrani Iranslationem, simplicenique
dt'positioncm indtcat. Anche mg.' barili
rileva, che la chiesa donala da Giordano
U M A
ngli Avellaiiili fu argomento di erudita
qiieslione fra il conte IMonnldo Leop;ir-
di e il preposto Antonio Riccardi, e die
io deplorai a Loreto. Chi vorrà leggere
le Discussioni Laurei ane ò\ quello stam-
pate a Lugano nel i84 ' > e la Critica po-
lemica di questo negli ninnali delle scien-
ze, religiose^ 1. 1 2, p. 34^i avrà ben don-
de persuadersi clie dalla chiesa medesima
nel fondo Laureti non consegue alcun
{irgomento a sminuire la robustezza del-
la pia, universale e dolcissima credenza,
che là dalla Palestina fu trasmutala la s.
Casa di Nostra Donna. Di più il vesce-
voGiordano nel iiq5fu depulato dal'apa
Celestino Illadennue una difTereiiza, tra
A Itone vescovo diCamerino e Rlartino ab-
itale de'monaci camaldolesi di s. Elena di
Jesi, non lungi da Serra s. Quirico, con do-
cumento presso il Colucci. Questi aggiun-
ge, che gli Annalisti camaldolesi ci conser-
vano la memoria che descrive la solenne
consagiazione della chiesa di s. Croce di
Fonte Avellana, coU'intervento di Gior-
dano e di altri 12 vescovi, seguita a'3 i a-
gostoi 197, alla presenza clamino Genti-
li venerabili s. Ronianae Ecclesiae lega-
to. Neil 199 il canonico della cattedrale
Sanguino o Sanguigno fu dichiaralo ve-
scovo d' Umana, che sottoscrisse electus
un accordo sulla controversia insorta tra
lui e r abbate camaldolese di Val di Ca-
stro, per la giurisdizione della chiesa di
s. Gio. Battista sul monte BuccOjOggi bor-
go di S.Giovanni presso Camerano, e non
Colmurano come scrisse Colucci. La de-
cisione dell' arcidiacono e dell' arciprete
d'Ancona,depulali dal caidinal Giovanni
Colonna legalo, fu in favore della chiesa
d'Umana; ma al vescovo si assotligliaro-
no i guadagni, onde gii si raccomandò la
mansueludine ne' modi. Il che fu qua-
si preludio del severo riui provero fitto-
gli nel 1233 da Gregorio IX, di disuma-
no e simoniaco mercato. Wa pare esage-
rata l'accusa fatta conUo di lui al Papa,
perchè nell'istesso anno gli commise tu-
telar le ragioni del monastero di Val Fu-
YOL. 1 xxxui.
U M A 49
cina , con che mostrò avt^rio reintegralo
di sua stima. Questa si conciliò pure nel-
la diocesi di Camerino, coU'adempieie
tale ullicio. Infatti nel 1 33'j> desiderò l'ab-
bate Rinaldo, che pur 1' adempisse con
alcuni da Recanatì pel monastero di s.
Lorenzo in Doliolo. Già in nome di Pa-
pa Onorio III avea Sanguino ammoni-
to e poi scomunicalo nel 1222 i cittadini
di Macerala per aver distrutto il Poggio
o Castello di Casale; e nel I 228 avea con-
cesso al nolaioTommasodaRecanalid'in-
stituire nella sua patria un monastero di
francescane in fundo Petretì, e fu il mo-
nastero suburbano di s, Nicola verso la
porta INIariiKi. Ne riporta il documento
ing."^ Carili. Col docimiento da lui pidj-
blicalo s'impara, chea' io aprile 1 2 3? già
era nella sede umanese Giacomo, e cou-
liene qualche notizia della chiesa anco-
nitana , e pose le fondamenta nel fondo
di s. Elia d'un monastero presso Reca-
nati. In quest'articolo e ad Osimo nar-
rai i due rimarcabili avvenimenti succe-
duti nel vescovato di Giacomo, pe'quali
la diocesi d'Umana soggiacque a notabi-
li cambiamenti territoriali, sia colla se-
parazione di Recanati elevala a città con
sede vescovile, in premio d'essersi unita
a'guelfi per difendere Gregorio IX con-
tro le persecuzioni di Federico II gran
fautore de'ghibellini ; sia coli' unione di
Osimo a Recanali, e porzione della dio-
cesi ad Umana, che ne fece il Papa, pei'
compenso di tal diminuzione di teiiito-
rio, in castigo degli osimani che seguiva-
no le parli dell'imperatore e del suo na-
turale Enzio occupatori di molti luoghi
della Marca, dopo avere trasferito la cat-
tedra in Recanati della soppressa diocesi
d' Osimo. Queste disposizioni , Gregorio
IX in parte potè elfetluarle, poiché col-
la bolla Rectae considcrationis , de 22
maggio 1 24oj ^»//. Roni.t. 3, p. 292, ri-
portata anche dal Calcagni nejle Memo-
rie di Recanati j (^i.\t%hì eresse in città, la
chiesa in cattedrale e sede vescovile, di-
suìembraudola dalla diocesi umanele.
';<, U M A
Diihilaiido Gregorio IX se la ciflà d'Osi-
nio ern pìopoizionato com|)enso a Dina-
»ia [»«-l lollo leiiiloiio, ne cniniiiise Tesa-
11)6 a Persevallo vescovo crAiicona, ed a-
ali abbati di s. Giovaimi di Pennorchia-
ra e di s. Maria di Porto Novo, qua loia
credessero oppoi Inno di proporre l'asse-
gnazione ad Un);.ma anche di (jiinli he al-
tra parie di diocesi già slata d' Ostino :
intanto il Papa coticesse al vescovo d'U-
mana di continuare a percepire le rendi-
le del territorio di Recanali. Dipoi Inno
cenzo 1 V ,fpi;intoa(i Osinio,efiellnn il ri-
soluto dal predece>*sore, colla bolla Cuin
olit/ì ^poslolìcne Scflix , de' i3 ollobre
1247» Jjt'ii- cil., p. 3 I 4, privando 0«ii-
mo nuovamente della dignità vescovile e
assoggettandola ad Umana, secondo le di-
sposizioni di Gregorio IX. I corrispon-
denti docnnìenti pubblicò ancora mg.'
Barili. Tutlavolla Papa Alessandro IV
inviò nel 17.56 per aniuìinistraloie fr.
Giovanni Colonna arcivescovo di Messi-
na, cui successe nelT amministrazione s.
Cenvennlo arcidiacono anconitano , per
la cui mirabile pietà e indole angelica at-
tutale le discordie, serenati tulli gli ani-
mi, li preparò alla ricupera della perdu-
ta sede. Così procederono le cose ne' ve-
scovati di Giovanni 11 delisSa, e di fr.
Avnolfo domenicano del i iS/^,'ws\guepev
pietà e dottrina. A suo tempo lornaln O-
simo all'ubbidienza ponti (jcia, l\'ipn Ur-
bano IV restituì ad essa la cattedra ve-
scovile, colla bolla Becli slatt-ra juflicii,
«le'iS marzo 1264, Bull, cit., p. 4 '4 5 *^
per le istanze di Fr. Arnolfo reintegiò la
sua chiesa delle giurisdizioni spirituali e
rendite di Recanati, il cui vescovnio re-
stò soppresso per allora. Il vescovo nel
I2()7 Irovossi in Bologna alla 2/ trasla-
zione del corpo di s. Don)enico fondato-
re del suo ordine, e nel i 278 concesse ai
suoi coireligiosi di aprire ì\ì\ convento in
Recanatl, secondo il Calcagni, mentre il
Leopardi asserisce the ciò avea 1:1 Ito nel
1272, onde sarà siala conferma come e-
sprimesi il Peiuzzi.Fareche.sin slato pure
U 1\I A
legalo oposfolico nel 1 277. Morì nel i'27f)
in Vilei ho e \\\ sepolto in s, Maria de Gra -
di del suo ordine. Restò vacante la sede
sino al 1280, in cui Nicolò 11! la provvi-
de con Bernardo canonico di Dagnorea,
trasferito a Castro dello slesso slato pa-
pale prima deli28q. In rpiestogli succes-
se ili. "gennaio fr. Geraldino o Glierar-
dino minorità, al cui lempo Nicolò IV re-
sliluì a Recanati il titolo di città e la se-
de vescovile, disgiungendola da Umana,
alla quale in compenso concesse 6000 fio-
rini d' oro da pagarsi dal comune reca-
natese, e neli2q6 il rettore delia Marca
Durando curò che gli fossero pagati da
Recanati i residuali 4oo fiorini. La con-
sagrazionedi Geraldino seguì drvj)o la di-
sgiunzione di Recannti. cioè a'2f) dicem-
bre 1289 per mano di Nicolò IV suo cor-
religifiso che l'avea nominalo con lelle-
ra ov'è detto: Archidiaconu/; el Cnpilu-
lit<ì EcclesiaeHiunnnnt. adelectioneni et
posfiilaiioneni (tlìquani ile fiiUtro pnsfo-
re in eadtm Humaiiat. Ecclesia fncien-
(Jarn procedere non cnrarunt... Te Jhi-
mauat.KcclesiaeKpi'^copnm praeficinius
ad pasloreni el deinde consecrnlionis niu-
ims lilìi noslris nianihiis soleniniterinipeti'
dinins. Nel 1 3o6 con altri vescovi conces-
se indulgenza all'altare della B. Vergine
eretto nella calledrale d'Ancona dal suo
vescovo Ungheri, e continuava a vivere
nel i3i7, come si ha dal documenlo di
conti alto e vendila fra Abram uccio e Ge-
raldino,pubblicato da mg. 'Barili. Senibra
che morisse nel i 322, ed in questo o nel
i323 gli successe fr. Pietro I francesca-
no, che noi avanzato negli anni, colle do-
vute facoltà s'allontanòtrUmana, lascian-
dovi chi dovea farne le veci, e si ritirò
nel di lui nativo convento d'Ancona, do-
ve co' suoi frati condusse il resto di sua
vila, ch'ebbe fine nel 1 335, come si leg-
ge neir iscrizione sepolcrale dalla chiesa
di s. I\]aiia IVbiggiore trasfeiila nell'atrio
dell'ospedale. Il suo sigillo esprime la D.
Vergine assisa che sostiene il divin Figlio,
ed inferioriDenle è figiunio genutlcsso in
U M A
allo di pregare, colle parole intorno: i9(-
i^illiini Ep. Hunianae. Lo prova mg.' Ba-
rili e lo diceriitiico sigillo die conosca de'
vescovi d'Oinoiin. Il disegno del sigillo lo
fornì a rag.' ÌjotìIì il eli. marchese Filippo
LafFaelli da Cingoli eruditissimo, che il
prelato giustaineiite loda rpial giovane di
molti studi e di f luste speranze, poiché e-
gregiamente sa giovarsi e fa copia ad al-
tri con animo cortese delle Marchiane me-
morie adunale per ogni parte dall'illu-
stre suo avo Francesco Maria. Perla ri-
cordata iscrizione non essendo certo che
fV. Pietro I morì neh 338, secondo i re-
gistri Vaticani, per asserzione d'Ughelli,
solo in tale anno si conosce il successore
Jjonincontro Tornei canonico d'Ancona,
il quale penetrato dalle rovine in cui gia-
ceva Umana e la sua cattedrale diruta,
otleiHie da Papa rJenedello XII lettere a-
posloliclie colle cpiali elargì il preniiodel-
l'mdulgenze a chi avesse contribuito al-
la cominciata riedificazione, ignorandosi
se l'impresa ebbe esito felice. Nel i 3^3 fu
vescovo Simeone o Simone Marcellini ca
nonico e cittadino d'Ancona, che il patrio
capitolo inutilmente bramò a suo pasto-
re, come notai superiormente : riconob-
be nel comune di Sirolo il privilegio di no-
minare il parroco con l'approvazione del
vescovo. Gli successero neh 363 il teolo-
go riminese fr. Silvestro de'servi di Ma-
ria; neli37Ji fr. Pietro II della Scala an-
conitano; nel dicembre I 383Giovanni III
che poco visse; nel gennaio 1 385 fr. An-
tonio I Trassati romano. Lo scisma che
lacerava laChiesa universale, dall'antipa-
pa Clemente VII fu introdotto pure in
quella d'Utiiana, poiché nella sua catte
dra v'intruse nel i 386 Vincenzo e succes-
sivamente gli altri pseudo-vescovi Pietro
e poco dopo nel i 392 Domenico. Da e>si
come fu travaglialo fr. Antonio I, lo fu
pure Antonio II canonico di Fabriano che
gli successe nel 1 3q3, e continuò ad esse-
re per qualche tempo collettore genera-
le della s. Sede nel Piceno. Piimosso nel
i4oo dalla sede da Bonifacio IX, questi
ti IM A 5 .
gli sostituì Ugo II, a ctii nuovamente sur
rogò ncli/^o?. Antonio II, che forse avea
occupato in qualche legazione e forse tra-
sferendo altrove Ugo II. Neh4i3 preten-
deva Giovanni XXIII, eletto contro il le
giltimo Papa Gregorio XII, di cacciarlo
dalla sede unianale, tua Antonio II vi re-
stò difeso energicamenle dal senato d'An-
cona,morendo poi nel I 4'2'3t-GredeCoIucci
che i 3 falsi pastoii abbiano contribuito al
deterioramento della chieda d'Umana, e
che per la sua povertà e stato di decaden-
za non potesse lungamente sussistere, per
cui dovea essere soccorsa e ristaurata, o
unita ad altra; ma dal Papa Martino V
fu stimalo più sano consiglio di unire e
congiungere perpetuamente la sede ve-
scovile con quella contermine d'Ancona,
e l'eseguì colla bolla /tr stijìcnun' ma-
jcstatix^ de' i 9 ottobre 1 4*22, presso mg.'
Barili, p. XX. Questi riferisce chela dio-
cesi d'Umana dalla sommitìi del Conerò
discendeva a'minori colli di Massignano.
Di là procedeva a Cameraoo, poi volge-
va a Castel Fidardo, e veniva a decana-
ti,quando questo ne fece parle,terininan-
dosi col teiritoi'io di questa al mare pres-
so la foce di Potenza. Lo Speciali, rispet-
tabile storico, vi unì anche Oiragna,quan-
tunque lontana, tna lealmente spetta al-
la diocesi d'Osimo. Negli ultimi tempi la
diocesi d'Umana si compose,oltre la città,
di Castel Fida rdo,Camerano,SiroloeMas-
signano; e le rendite erano così diminui-
te che non oltrepassavano 200 fiorini d'o-
ro. Anche sminuite notabilmente erano
quelle della sede d'Ancona, riferendo Be-
nedetto XIV nella Lettera, che perciò
il vescovo Astorgio espose a Marti rm V,
che non avendo la mensa d' Ancona che
l'entrata di 4oo fiorini d'oro, colla qua-
le era impossibile il mantenere la sua
dignità colla dovuta decenza, e che non
eccedendo 1' entrata della chiesa d' U-
uiana, di cui allora eri vescovo Anto-
nio, la somma di 200 floi ini d'oro, saieb-
be stato bene l'unire insieme le due chie-
se d'Ancona e d'Umana, nane prò tane,
52 U M A
cioèdifferenclorefiellotlcirunioneal tem-
po ìli cui il vescovo Anlonio o fosse mor-
to o trasferito al governo d'altra chiesa.
Martino V eseguì runione colla precetti-
va condizione, che Asiorgio e i successo-
ri dovessero unire al titolo di vescovo di
Ancona l'altro di vescovo d'Umana. Anto-
nio III morì nello slesso i4'J 2, così la chie-
sa d' Ancona fu illustrata con l'unione
d'altra diocesi, con incremento di gloria
ecclesiastica, avendola dichiarata il Com-
pagnoni la primogenita del Piceno che
venne alla fede evangelica. Nella civile la
nobilissima Ancona [F.) era già la più
antica metropoli del Piceno, mentre un
tempo se lo fu Ravcìina {F.), forse lo era
come regionaria. Celebrata opulentissima
e potentissima anche per la sua fortez-
za rinomala e anticamente denominata
Piocca Papale. Situata in amenissima e
ottima situazione pel commercio,ha il mi-
gliore Porto Pontifìcio [F.) sull'Adria-
tico. In tale articolo e in quello del Teve-
re parlai dell'unione o comunicazione dei
duemari AdriaticoeMediterraneoa mez-
zo d'una iS'^/v/r/<7ytwrt/(7, nella linea d'An-
cona aLi vorno porto della Toscana jmGU-
tre della linea telegrafica di congiunzio-
ne ad Ancona riparlai nel voi. LXXIV,
p. I 63;edel tribunale d'appello per leco-
se commerciali di cui la reinlegiòFioV'IlI
di Cingoli, ne feci parola nel voi. LXXX,
p. 1 49- Quanto al novero dc'consoli este-
ri che vi risiedono, lo riportai nel voi.
XVII, p. 5o. Della ferrovia decretata da
Roma a Bologna per Ancona, riparlerò a
Università artistiche, col riferire al-
tri cenni sul memorabile tagliodeiristmo
di Suez, che produrrà anche al porlo di
Ancona immensi vantaggi commerciali,
pel quale nel i8d6 fu compito il bello e
magnifico arsenale (conie lo chiama il
Giornale di Roma del iBSy a p. 3i8),
ordinalo da Gregorio XVI, come poi ri-
ferirò, e (love sono in costruzione i due
piìigrandi navigli di commercio costrui-
ti in Italia, uno di i 5oo Umnellale, l'al-
tro di 1000, vapore ad elice (per cui si
UM A.
dice, che sebbene l'arsenale secondo il
primitivo progetto, di servire cioè alla
costruzione di legni comuni mercantili,
era quasi compito, anzi eiansi puie falli
due squeri; tuttavia per la costruzione in-
trapresa da alcune società anconitane de*
due nominati grandissimi legni, essen-
dosi quindi proposto di fabbricarne al-
tri anco più grandi, si ritiene che perciò
l'arsetiale avrà bisogno di maggior esten-
sione,e per varare i delti legni in costruzio-
ne si dovranno ingrandire gli squeri fat-
ti).lmperocchè,osserva il medesimo Gior-
nale, il maggior naviglio mercantile del-
la marina napoletana non conta più di
geo tonnellate. Così Ancona diviene il
porlo della città capitale.
Asiorgio Jgnensi napoletano fu il
primo vescovo che assunse il titolo del-
le due chiese d'Ancona e d' Umana, in-
titolandosi come si ha da diversi tuouu-
menti: Astorgius Dei et Jpostolicae Se-
di s grati a. Episcopus Anconilanns ci U'
manae. Insieme eoo s. Giacomo deliaJVIar-
ca fu fallo inquisitore contro gli eretici
Fraticelli, indi commissario della Chie-
sa romana e tesoriere generale, e come
tale nel 14^7 forzò que'di Monticelli a pa-
gaie i tributi e le gabelle ;dla s. Sede. Qua-
le Z'c'.9ori'V/rg'f/a"r<7/r noi riportai in quel-
l'articolo seguendo il Vitali, e leggendolo
neW&SeriesRectorvjn AncnrtitanaeMar-
chiae del Leopardi, soltanto Thesaura-
riiis\ìe\ i^i^ene.\ 1 4^6-3 1 Giihernalor.
Quel 7 hesaurai'iiis generalis che si leg-
ge nella Lettera dì Benedetto XIT, pa-
re riferibile alla Dlarchiae, di cui in es-
sa si legge anche Locam-lenen.<! prò SS.
D. Nostro. Eugenio IV nel i43G lo tra-
sferì a Benevento, e Nicolò V lo creò car-
dinale: morto in Roma fu sepolto nella
Chiesa dì s. Maria .•-opra 3Iìiiena, in
elegante mausoleo poi Irasferilonel chio-
stro, come rilevai in tale articolo. G li suc-
cesse traslalo da Segna, e non da Segni
dello stato pontificio, Giovanni V de iJo-
niinis d' Albe dotto e virtuoso. Visse
poco, onde nel 14^7 d;i Forlì vi fu tra-
U M A
sferito Giovanni VI Caffarelli nobilero-
luanu, pei- le sue egregie quuiilà fu im-
j>iegato in gravissimi alFari della s. Sede,
morendo in Roma nel i^Go. In (|uesto
gli fu soslituito Agapito Rustici Cenci no-
bile romano, già cunonico Vaticano e u-
dilore di Rota, profondo giureconsulto e
chiaro letterato. Al suo tempo fu ricevu-
ta solennetaeute in Ancona la tesla del-
l'apostolo s. Andrea, poi trasferita in Ro-
ma e da Pio II collocata nella basilica Va-
ticana, nel modo che narrai nel voi. LV,
p. 262. Il Papa di lui amicissimo, co(ne
si legge in Marini negli Archiatri, t. 2,
p. iSy, enconùò il vescovo ue'suoi Co/ii-
mcntdri, atico quci\e elegante poeta, e per-
ciò gl'ingiunse di comporre l'inno di tale
traslazione. Avendolo trasferito neh 463
a Camerino, nominò Pio II in sua vece il
b. Antonio deconli Fatatid'Ancona, del-
la cui cattedrale era slato canonico e ar-
ciprete; da Nicolò V fatto vicario della ba-
silica Vaticana nello spirituale e tempo-
rale, canonico di essa colla ritenzione del
vicarialo, chierico di camera e tesoriere
della Marca, e di essa ripetutamente luo-
gotenenle o governatore, e nel i45o ve-
scovo di Teramo, dalia cui sede in questa
fu trasferito. Il Papa Pio 11 inoltre io as-
segnò per vicario e vescovo suffraganeo
del proprio nipote cardinal Todeschini
Piccolomini, poi iP/o ///, iìell'arci vesco-
vato di Siena, ove esercitò le funzioni e-
piscopali, non essendo il cardinale neppur
Sacerdote; e lo dichiarò collettore e com-
missario per le decime di tutta Italia. E-
lesse in collegiata la chiesa parrocchiale
di s. Maria del Caimelo, oggi s. Maria in
Piazza, istituendovi il preposto con 6 ca-
nonici, aumentati a 12 dalla pietà della
contessa Camilla Ferretti. Di santa vita,
modello de'pastori , santificò e beneficò
il suo clero e il suo popolo. A'9 gennaio
i4<>4 riposò nel Signore, che glorificò il
suo servo con copia di miracoli, ecol far-
lo trovare 4^ anni dopo incorrotto e col-
le vesti illese, e si venera nella confessio-
ne di s. Cuiaco nel proprio e nobile al-
U M A
53
tare. La congregazione de's. Riti con de-
creto de'29 agosto 179'), confermato da
altro de'2 settembre, con autorità di Pio
VI ne riconobbe il culto immemorabile
col titolo di beato, col quale veniva chia-
mato, massime dopoché nel i52g a sua
inteicessione cessò la peslij nella città; e
concesse al capitolo Vaticano ed alle dio-
cesi d'Ancona e Siena la facoltà di farne
r uffizio e messa col rito doppio minore
a'2 settembre. Nello stesso annoi 4^4 ^'e-
gnamente gli successe il nobile anconita-
no Benincasa de'Benincasi già canonico
Vaticano, nel cui vescovato agli esisten-
ti carmelitani fu concessa la chiesa di s.
Maria in cunctis, che rif ibbricarono e vi
aggiunsero il convento, e per aver gli an-
ziani contribuito al compimento del tet-
to, essi imposero a'frati doverli ogni an-
no invitare alla messa cantata e donarli
di 5 paia di piccioni. Nel 1492 approdò
in Ancona l'ambasciatore di Bajazet II
sultano di Turchia, co'sagri donativi per
Innocenzo Vili, della sagra Lancia (/^.)
che trafisse il costato del Redentore, del-
la s. Sponga [P.) e della s. Canna [f^.)
santificate nella sua Passione, e tuttofa
portato in solenne processione per la cit-
tà con indulgenza plenaria a chi v'inter-
venne. Riferiscono gli scrittori anconita-
ni, che l'ambasciatore Chamisbuerch o
Mustafà (alloggiato prima nel palazzo del
conte Liverotio Ferretti e poi nella casa
d'Antongiacomo Marcellini come più a-
riosa), grato alle cortesie ricevute dagli
anconitani , lasciò loro la punta della s.
Lancia che si venera tra le preziose ss.
Reliquie di cui è doviziosa la cattedrale.
Ma in tale articolo notai che anco Pari-
gi vanta di possedere la cuspide del sa-
gro ferro. 1! p. Civalli parlando de'corpl
santi che si venerano nella cattedrale di
Ancona, dice pure dell'Evaogelario di s.
Marcellino, d'uns. Chiodo e d'una s. Spi-
na di Gesìi Cristo, della testa dis. Giaco-
mo Minore, del meraviglioso piede destro
di s. Anna, dello stupendo braccio di s.
Antonio abbate in atto di benedire, e del"
54 U M A U M A
la Tunica iucoasiUilcdi y. S. sulla qua- card, patria benefìcio /éncoiiitanits Prae-^
ledisputaruiio i pielali della Marca in oc- sid.-' Nainque is egregiae iudolisy et elc-
casioneileir.li rivo in A ncoiia della s. Lati- ganlis liUeralnrae juvenis fatornin prl-
eia. Dice the questa fu incontrata da lui- tmim acerbilatein Unte experlus est, citni
li i vescovi delia provincia, con una mei- repentino de coelo taclus fulmine vesti'
litudiuegiaiidissiijìa di religiosi, e con so- mentis ab co incensis, ila territiis est, tit
lenne pompa e allegrezza di spirilo fu por- paruni abfuerit.quin exliiiguerelur;pau-
tata per la città e deposta in s. Ciriaco, lo post pestilcnlia dia correplus , quae
finché non venne recala in Roma. La di- cuni Adriano I I advecta Romam in\'a-
sputa ebbe per argoiuento:QuaI reliquia .y;7 (vi entrò a'?.q agosto 1 5^3), »//<7'»sw/o-
omeujuriadel Salvatore fosse più prezio- di in contagiane fieri solet, a clienlibus
sa e degna di maggior onore, o la Laii- omnibus derelictns, unius Benedi e li fen-
da o la Tonaca. Nel 1842 fu pubblica- tris germani . qid mine sacerdos Card.
lo in Ancona : Catalogo delle ss. Reli- e5/(poi nel i53i legato della IMarca e rie-
(juieche si conservano nel santuario di dificalore della fortezza d'Ancona, o nie-
s. Ciriaco, ( atlcdralc d\4ncona,ec.^c\ glio costruì un grande e solido bastione
1 5o2 divenne vescovo l'altro anconitano sulla chiesa di s. Spirito, demolita perciò
Giovanni VII Sacco de'conti Cortesi si- e spianata; epoca turbolenta pe' civici
gnori di Sirolo ove nacque (dice mg. "^Ba- trambusti originali dalla ricordata prì va-
rili che i distretti anticamente si dissero zione de'privilegi alla città), ope et offi-
C«/"/t',<r, ed in Sirolo dominarono i conti ciò suslenlatus^qnipietatem erga fralreni,
rurali che pi t- sero il nome di Cortesi), ar- nnillis ab hi ne stculis raiissiniani profes-
i;ivescovo di Kagusi, chiesa che ritenne, sus, duni ejus niorbum suis ipsemelnta-
Cede a'canonici regolari Lateranensi l'ab- nibus curai, cibum minislrat , idceribus
bazia di s. Giovanni in Pennocchiara, di medetur, eadem ipse quoque inox peste
cui era abbate comnieudatario, j)er aver- contactnsnunqiianiahsterreri poiuìt.quin
la abbandonala i n)onaci. IMorì in Roma opera/n illi assiduani na^'arel, Francisco
nel i5o5 e fu sepolto in s. Onofrio con precibus idenlideni deposcente, ut absli-
iscrizione riportata dall'Ughelli, in cui è neret, vilaeque ille suae parceret,quan-
celebralo per virtù e dottrina, come per do ipse oinneni salutis spem ab/ecissel;
gì' incarichi sostenuti sotto Innocenzo sacvienteauteinniorbo paucorum dieruni
V III, Alessandro VI e Giulio li, di data- intervallo peremptus^mngna^quac de pro-
rio, nunzio in Francia, governatore di Bo- fectu ejus excitata erat, spes eum cum 0-
logna e R^omagiia. bi detto anno gli sue- inniam nioerore ftfellil.Viive che France-
ces.se il celebre fiorentino Pietro HI Ac- scoli non sia stalo vescovo d'Ancona fino
colti ('/^'.J Oliando d'Arezzo, d'una fami- alla morie, [)oichè gli si dà dall'ab. Cap-
glia rinomala per illustri letterati, dotto pelletti a successore, secondola SloriaAeX
uditore di Rota, che nel 1 5i 1 elevalo al- Ridolfì, fi. Rufino Lupaio francescano di
la porpora fu comunemente chiamato il Padova e morto neh 522. Il Peruzzi poi
cardinal d' Ancona. Nel 1 5i4 a'Gaprde, propende a credere che Pietro III Accol-
secondo gli atti concistoriali, per sua ras- li cessò d'essere vescovo d' Ancona nel
segna gli successe il nipote Francesco li i5o6, perchè in tale anno registrò il ce-
Accolti fìurenlino, morto in Pvoma di pe- lebie maestro di ceremonie nel suo Dia-
ste neh 52 3. Scrisse di lui il contcìnpora- rio : ISerius de Accollis, auditor Rotae,
neo Pierio Valeriano, De liUcratoruni cpiscopus Anconilanus PP. A me pare,
infelicitale. An non, inqnani, inter cala- che forse il Neri sarà slato un tempo ve-
niilosae sorli\ hoinincs adnvvicrandus scovo d'Ancona [)er temporanea ccssio-
eùam est Fianciscus AccolUus , Petti ne di Pielro III, forse suo parente, che
U M A
secondo la disciplina del Regresso (^.),
a tal condizione gli cede la sede, poi la ri-
pjese e rassegnò definiti vamenleal nipote
Fiiincesco 11. Intanto fòpnr le seguenti os-
sei vazioni. Nel Bernino, Il Iribunalf del-
la s. Rotti, non trovo menzione del iMeri
Accolti uditurdi Rota, e quello che più
i'imaical)ile , neppme nel catalogo degli
f-V/(Vo/v<^///?o/rt coni pi lato dalCan tei mag-
gi e dal Bianco, e di recente riprodotto
ila G. Bondini già segreto di Rola. Pie-
tro III fu fatto vescovo d'Ancona a'5 a-
prilei5o5 da Giulio il, il rpialea* io inar-
zoiSii lo creò cardinale, onde voigar-
nienle fu deilo il cardinal d' Ancona. Va
notissimo che i cardinali talvolta venne-
ro chiamali o presero la denominazione,
invece del cognonie,(lal vescovato che go-
vernavano mentre furono aggregati al se-
nato apostolico. Quindi scegli nel 1 5o6 a-
vea rinunzia toc poiera passalo ad altre se-
di, com'è verosimile che retroallivamen-
le si nonìinaàse col nome del vescovato
temilo pochi mesi e indi rassegnato? Che
se si ammette che la rassegna seguì nel
l5i4ein fiivoredel nipote Francesco il,
uou vi è questione sulla regolarità della
nomenclatura antonomaslica ó\ cardinal
d' Ancona. Il critico Cardella , Memorie
storiche de'Cardinali, dice di Pietro Ac-
colti. Nel i5o5 fu consagrato vescovo di
Ancona, e nel i 5 1 i crealo cardinale. Do-
po q anni rinunziò il vescovato d Anco-
na al nipote Francesco, e 1' Ughelli rife-
risce altrettanto. Da Giulio 11 ebbe Pie-
tro pure l'amministrazione di Cadice; {\a
Leone X nel i5i 5 quella d'Arra^, che ri-
nunziò dopo 8 anni, nel iSiy fpielk) di
M.iillezais, e tla Clemente VII nel i 524
l'arcivescovato di Ravenna, che dopo due
mesi rassegnò al nipote Benedetto Accol-
ti, poi cardinale, e invece assunse il go-
verno della chiesa di Cremona già tenu-
to da Benedetto, ed a cui lo rassegnò nel
I 529. Avverte però cuH'Aiundesi, che di
Ravenna l'ielru ritenne l'amministrazio-
ne fino alla morte; e che inoltre Pietro
forse fu vescovo di Creuiona pri:na d'es-
U M A 5)
sere arcivescovo di Ravenna, chiesa che
probabilmente rinunziò a! nipote mentre
era suo condiutore nella sede ravennate.
Rlg.' IJarili a p. 84 riferisce che 1' enco-
mialo Peruzzi Ira Pietro 111 e Francesco
II inlrameise un altro Accolti Nereo di
nome, dali Toj ali:ji4, ma ignorarsi le
opere dell'ulllcio pastorale, così ili Fran-
cesco li. Sapersi però che Pietro Ili nel
I 51 1 promosse un chierico a beneficia-
to della diocesi d'Ancona, che nel i )i5
eragli succeduto Francesco II ; ma una
concessione fatta dallo zio il r.° ottobre
i5i8 prova che anco allora continuava
nell'autorità episcopale, che Leone X nel-
rap[)rovarla ne fa comuni autori il card.
Pietro e Francesco eletto Anconitano, per
cui non avea ricevuta ancora la consa-
grazione e pare che il nipote fosse (|uasi
coadiutore dello zio. E che il cardinal Pie-
tro proseguì in tal maniera finoali')23,
anno della morte di Francesco, si dedu-
cedalla scheda delcardinal Garam|)i trut-
ta dagli archivi pontificii : i 523 Baldui-
ncttus de Bidduinellis fitepiscopus An-
conae per cessioneni Cardinatis Anconi-
tani. Perciò riflette mg."^ Barili, non pote-
va cedere la giurisdizione, se già qualche
anno innanzi l'avesse lasciala ad altri. Nel
I 5x3 dunque divenne vescovo d'Ancona
Baldui netto de Baldui netti o Baldo Vinet-
ti nobile fiorentino e nato da una sorella
(li Pietro I II, sagace e lettera lo, lodalo pa-
store.zelanlissimodel di vin culto, nel i526
istituì la dignità di preposto, nel 1 527 ri-
siabih il primicerio, e aumentò il e tpito-
lo di due canonioi onorari neh 53 5. Ab-
bellì la cattedrale, e nel i 53(3 fece fare al-
cuni banconi di noce, intarsiati vagamen-
te a fiorami pel coro de'canonici, ponen-
dovi l'iscrizione: floc opus fecit fieri Bai-
donivellus deBaldonivettis EpiscopuiAii-
conacel Umanae,dictaegue UnianieCo-
nies siiis suniptibus MDXXXf^l. Dissi
già con mg."^ Barili, che nel 1 533 Baldo-
ui vello cominciò a dirsi Conte d'Umana,
e ({ui con esso ne aggiungerò le relative
nozioni. Apparteneva al vescovato d'An-
56 U M A U !M A
cona la gimisdirioim politica e(l economi- Ancona, cos'i in Umana aclemplsfiero la
ca nei' un semestre di ciascnnonnoinGal- ceiemonia del possesso. Tale costumanza
ligiiaiio, e ivi gli appartenevano pure al- erasi intrapresa ne'prirni tempi «lei con-
tuni campi. Quindi Ealdoiiivelto Epi- giungimento delle duechiese; rpiando poi
scopus Anconne et Ilinnanae, neh 532 i vescovi tennero per pochi anni in Uma-
pr()jio!-eal cardinal Benedetto Accolli le- na gli onori e i privilegi, de'qunli il co-
gato (Iella Marca, di permutale l'una e gli ninne d'Ancona era stalo spogliato, il pos-
altii co'diritti e i redditi, ed i tenimenli sesso riguardi) specialmente la contea. Di
«li'eran venuti alla camera ap()Stolica,dac- nuovo si condusse all'indole appieno ce-
cile s'invalidarono tulle le francliigie e le clesiaslica, e ve ne sono esempi del 1616
Idieità anconitane; e se fosse d'uopo per edel 1622 di possessi presi egualmente nel
l)en eguagliale le ragioni, egli vi apporrei)- duomo di s. Ciriaco d'Ancona e nella par-
bedi vaiit;)ggio63o fiorini, che avea con- rocchia di s. Giovanni d'Umana. Nel voi.
trihuito ni ]\Tonte de'Merili. llcaidinale XXXII, p. 1 5o, parlando degl'Ilalo-Gre-
dcpulò l'abbatedi s. Giovanni in Peiinoc- ci, dissi con altre notizie, che in Ancona
chiara e il priore di s. Marco a giudicar la chiesa latina di s. Anna fu data alia co-
delia proposta, ed essi neh 533 sentenzia- Ionia greca da Clemente VII, e qui ag-
rono che la medesima pi ovvedea con gin- giungo col breve Kx injnncio, del 1 53 1 ,
-sta \icenda all'ulilità del vescovo e della Bull. Pont, de P/'O/;. //V/r, Appendix, t.
camera, onde a' 22 gennaio se ne rogò 1, p. 50; ed ivi a p. i i 3 è la bolla di fao-
l'atio solenne nel palazzo del governo; e \o^ , Ex debito PastoraUs,i\e ì'j settem-
nel giorno stesso nell'ejiisc.opio si rogòan- bre 1G06: Jgitsii'nmusPonfifexde eccle-
che un altro atto, col quale Baldonivello sia s. J\l arine ad poitani Cypriananìur-
commise l'udicio di suo procuvaloie per bis JiiroiiiCnnae, giiae graecos mercato •
entrare nel possesso d'Umana al primice- res Clemcits I II dounverat. E poiché
rio Calisto Padano da Visso, che fu an- parlo degli orientali, ricordciòchenel voi.
co vicario generale; e nel commetterlo si LI, p. 323, feci parola della ch:e>a di s.
nominò non solo come prima, Episcopus Gì egoiiollluminatore degli armeni,edel-
Aiiconae et Ilwììanae ) ma inoltre f/(C/^e- le monache armene d' Ancona. Queste mo-
ijne Huinanae Comes. Baldonivello a- uache benedettine ripsimiane, così delle
dunque prese questo titolo, quando in dalla nomatissima s. Ripsima vergine e
detto giorno ottenne la signoria d'Uma- marliie dell'Armenia, in principio ven-
na, mentre prima era adatto sconosciuto nero nel l 'jGG da Smirne in Ancona; in-
il titolo della contea d'Umana ora aggi un- di si tiasferiiono a Loreto, nel 1 1787 a Ca-
la al vescovod'Ancona e Umana, che Bai- stel Fidardo e nnalmente tornarono in
donivetlo successivamente usò in diversi Ancona nel 1 838. Ivi ebbero prima la chic-
ani. Questa consuetudine proseguì seb- sa di s. Anastasia della nazione armena,
bene la signoria d'Umana litornò al co- poi alcune case a s. Girolamo colla chiesa
mune d'Ancona, ed a buon di ri! lo, perchè di s. Gregorio Illuminatore, e per ultimo
ritornò per un patto concordalo tra il co- la chiesa e monastero di s. Bartolomeo,
nume e il vescovo, ove né questi promise già delle cancjnichessc Lateranensi , che
né l'altro richiese che cessasse il titolo di intitolarono de'ss.BartolomeoeGieijorio
conte. L'accurato mg."^ Barili nelle sue Illuminatore. Sono assistite da un cou-
diligenti ricerchesul tilolo portatoda've- fcssoic armeno, ed osservano negli ullì-
scovi d'Ancona e d'Umana, per un lem- 7Ì divini il 1 ilo armeno. IMorto nel 1 538
[)0 cessalo, cioè dai 1 (iy 1 ah 'j /^ j yiWcc che Baldonivello, Piipa Pacalo III nominò am-
insieme col titolo dovè pur cessare la co- miui^lialore per (i mesi del vescovato il
stumanza che i nuovi vescovi, come in [uopi io nipote carilinal Alcssamlro Far-
U M A U M A 57
m'se[V.) romano, die vi si recò a' 1 2 ago ■ coliegiala e seminai io, e portare il vesco-
slu, ma a' i5 novembre cessò di essei Io, vo il titolo eli conio d'Umana, come e me-
peicUè il l'apa nominò a vescovo il suo gliu si legge nell'anconitano can. Saraci-
adìne GirolamoGianderoni o Glandero- ni. Ma iisto V preferì Fermo già sua se-
ni sanese arcivescovo d'Aiualli, lasciando de vescovile e capo della iMarca Ferma-
pero la sede di Massa Marittima, che fu na, e l'elevò a metropoli ecclesiastica coti
conferita al cardinale, pastore encomiato sull'i aganei. Indi nello stesso i 585 nomi-
per probità e prudenza. Nel i55o gli sue- nò vescovo d' .Ancona Carlo Conti (f^.)
ce.s.Ne Gio. Matteo de Luccliis bolognese, lonianode'duclii di Poli, nel iGo j. daCle-
clie neli55G iraslalo a Tropea gli fu so- inente Vili creato cardiniile, al cui lem-
stiluilo il fratello Vincenzo, piOjgiuslOjCa- pofu eretto dal comuiie.colla cooperazio-
ritatevole e virtuoso, di cui già parlai: in- ne del vescovo, il monastero dis. l'alazia,
tervenne ai concilio di Trento e secondo the ne'primordi del corrente secolo sog-
i suoi decreti istituì il seminario, poi chia- giactpie nella generale so[)()ressione. Di
niatodis. CarloCorromeo; da Pio 1 V de- più il carilinale contribuì alla fdndazio-
pnlalo commissario apostolico ad obbli- ne del coiiNcrvalorio delle penitenti, be-
gare i recanatesi a reslilnire alla s. Casa iielìcò la cattedrale, e introdusse nella cil-
LorctOy energicaiuenle l'eseguì. Morì ai là i gesuiti che in felice posizione vi eres-
24 febbraio 1 585 in Ancona e fu sepolto sero un collegio, il cjuaie in uno alla eie-
nella cattedrale, con iscrizione riportata gante e ricca chiesa del Gesìi, Clemente
da Ughelii e da Benedetto XIV in [»ar- XIV die al seminario tuttora ivi diirio-
ICjOvesi \ei^^e: Episcopus Anconacelllu- rante. Perciò ClemenleXlV emanò il bre-
///<7«<7e. Per breve tempo fu di nuovo am- ve IVnper pio parie, de'26 aprile 1774»
uiinislralore il cardinal Alessandi-o Far- Bull, lloin. coni. t. 4» p- 697: Con/Irma-
«e«', e siccome non fu notato da altri, mg. iio conccssionis ecclesiae, donioruni, bi~
Carili a p. 55 ne riportò le prove. Fral- bliofhccae, aUarnn.que reriini jain spe-
tanto il gran maichegiano Sisto V voien- ctanlinni ad collcgiuni xuppressac socie'
do erigere nella Marca un arcivescovato, talls Jcsu civilalis Anconae Stiiniiiario
gli anconitani lo supplicarono a promuo- diclae civilalis faclae. E tradizione che s.
vervi la sede d'Ancona e d'Umana, rap- Ignazio co'suoi compagni abitò una casa
presentandone i singolari pregi ecclesiasti- posta dietro la chiesa del Gesù, attaccata
ci e quelli civili della cillà, Ira'quali de- alla pia casa detta degli Esercizi. L'asso per
nominarsi la regione Marca d'Aiiconaj Ancona, nel recarsi da Venezia a Roma,
la remolissima antichità della fondazio- s. F'rancesco Saverio con 9 compagni pa-
ne d'Ancona; la sua divozione al princi- re gesuiti. Morto il cardinale nel dicem-
pato de'Papi, che perciò la chiamarono breiGi 5, nel seguente gennaio occupò la
fedelissima, e le furono larghi di privi- «atledra il cardinal Giulio 6'ave///(/^^'.) no-
legi; l'onorevoli relazioni avute co'sovra- bilissimo rooiano, ma vi fece rara resiilea-
ni d'Europa, come cogl'iinperatori gre- za, occupalo in altri all'ari e nella lega-
ci e i re d'Ungheria; il numeroso nove- ziuneH.li Dologna. Dopo 6 anni gli succes-
ro d'iiluslri che vi fiorirono; il possedè- se (nella biografia per fallo tipografico il
re il collegio di dottori di legge, con fii- numero 1 unito al 6 dice i6, poiché ivi
colla di crearne altri, istituito da Pio IV pur dissi che poi neliGSo divenne arci-
neh 5G2; l'esser assai popolala e ricca,con vescovo di Salerno) nel 1622 Luigi Gallo
distretto di molti castelli popolalissimi ; patrizio d'Osimo, che Urbano Vili inviò
abbondante di parrocchie e case religiose nunzio in Savoia in diHicili tempi. Tor^
d'ambo i sessi , con cattedrale doviziosa nato alla sua chiesa santamente l'auunir
di corpi santi e di altre insigni reliquie, nisliòjrcslauiòiacaltedralc,accrebbeijli
5lS u m a
jiliinni perchè a sue istanze Innocenzo X
ili 1 melilo le rendile del seminario con buo-
na parte tie'beni degli estinti crociferi del-
la città; introtliisse in A ncoiin i filippini e
i carmelitani scalzi, fondò rorfanolrolìo,
visitò 5 volte la diocesi, e tenne 4 sinodi
(lioces.'ini ne'qnali s'intitola soltanto ve-
.scovo d Ancona e conte d Umana, Epi-
scopus Anconllanns et ITumanae. Comet,
ed altrettanto si legge nell'epigrafe esi-
blcnle siill.i porta n)aggiure della chiesa
di s. Pietro degli eremiti can);ildolesi, che
rammenta la ricordata sua consagrazio-
tie da lui eseguita. Morto nel 16)7 e tu-
iDuiato nella cattedrale fra il compianto
di tulli, restò vacante la sede sino al 1 664-
In quello o nel 1 66G, come vogliono Co-
leli e Cardella, gli fu sostituito il nipote
cardinal Giannicolò Conti i^l .), che nel
1674 tenne il sinodo diocesano, nel qua-
le s' intitolò Episcopus AiicoiiiLauus et
Ilumaiiae Comes. Accolse nel 1 667 l'ar
civescovn di Ragusi fuggilo per l'orrihile
terremoto con 64 o 74 aionaclie, delle
quali solo 55 approdarono in Ancona, dal
cardinale collocate in s. Sebastiano delle
cappuccine, nel monastero che per esse
da lui si stava fabbricando, e vi restaro-
no sino a' 7 novembre in cui partirono
pf^rentiarea Slagno di Llagtisi in ui\ con-
\eiito slato già de' minori osservanti. 11
cardinale passalo al vescovato suburbi-
cario di Sabina, ritenue in amministrazio-
ne la sede d'Ancona, ove mori nel 1698
e fu sepolto nel duomo, lasciando la bi-
blioteca al seminario che avea benefica-
lo anche vivendo, .\' 1 4 g^'unaio 1699, se-
condo Novaes, Papa Innocenzo KM creò
vescovo d'.Ancona e cardinale (h qual 2.'
dignità il Cardella la dice conferita a'i4
novembre, e il Coleti ritarda il vescova-
to a' 3 fijhbraio 1700), iMarcello \\' Aste
(/ .) nobile romano di santa vita edi soa-
ve indole, munifico co'povcri,e splendi-
do pasture colla cattedrale che arricchì
di preziosi ornaaienlie utensili sugri, rie-
dificando [)iìi am|)Ia la sagrestia; otten-
ne al capitolo, mvcoe della culla e dell'ai-
U M A
niuzia elle usavano , l'insegne canonicali
del rocchetto e della cappa magna e del-
la niozzelta paonazza, e quasi rifabbricò
e abbeUi l' episcopio, ove benignamente
alloggiava i missionari a[)ostolici , nella
galleria ove fece dipingere i ritraiti dei
suoi predecessori e pose in fondo il busto
d'Innocenzo XII. Nelle pareti deirepisco-
|>io fece pure colorire i luoghi e parroc-
chie della diocesi. Laborioso nell'episco-
pale ministero, edificantissimo per la sua
esem[»lare vita, mori in Bologna ov'era-
si recato in lettiga per ricuperare l'alFraii-
ta salute nel 1 709; tu tumulato in s. Do-
menico, lasciando il cuore alla sua cat-
tedrale, ove fu posto con onorifica la pi-
tie, altra collocandone il comune nella sa-
la del palazzo della Uagione con magni-
fico e giusto elogio, introdottasi la cau-
sa pel buon odore che lasciò di sue eroi-
che virtù, non venne proseguita forse per
la morte del fratello che l'avea doman-
data. Degnamente gli successe a' 19 feb-
braio 1710 l'arcivescovo di Tarso Gio.
Battista Bussi {^r.) nobiledi Viterbo, col-
la ritenzione del titolo arcivescovile, crea-
lo nel I 7 1 3 cardinale; zelante vescovo ot-
tenne da Benedetto XIII a favore del se-
minario le rendite del soppresso sodali-
zio del ss. llosario, il cui oratorio fu con-
cesso a' domenicani, e celebrò il sinodo.
Per le sue molteplici benemerenze il co-
mune in detta aula fece dipingere la sua
elligie con onorevole iscrizione, dopo la
sua morte avvenuta in Roma nel T726,
de[)osto in s. Maria in Trastevere. Bene-
detto XI li ii'20 gennaio! 727 (come leg-
go pure i\ìì\\q Notizie di Roma del 1727,
all'articolo Ancona ed IJ/tiiimi), dopo a-
verlo creato cardinale e riservalo in pet-
to, nominò vescovo Prospero Lamberti-
ni nobile bolognese, e lo pubblicò canli-
nale a'3o aprile i 728, dotlissiu)o e loda-
lissimo pastore, in [liìi modi fu benefico,
e rinnovò l'aliare maggiore e il coro del-
la cattedrale : da Cietiiente Xii traslatu
alla pallia sede arcivescovile a'3o aprile
1731, sccond<j il Xovacs e le Notizie di
U INI A
Roma (del i 782, le quali pur ilicoDO che
il pi etlecessoi e cardinal Ijoncoaipagni era
iiiorlo a'24 •«"•''t))) nel 1^40 divenne il
glorioso Benedetto XI f {f'.). D.dle sles-
se iVb//z/e si ha cliea'21 moggioiySi eie-
lueuie Xll elesse vescovo d'Ancona ilcar-
(linai Eartoio(i»eo JÌJassei (/'.) di Monte
Pulciano, generoso e opt- roso paslore,qiia-
le lo descrissi nella biografia , visitò [)iìi
volte la diocesi e celebrò il sinodo, mo-
rendo a' 20 novenjbre 174^- Benedetto
XIV, sempre amorevole coli' antica sna
sede Ancona, magnificamente fu largo di
benefizi colla città, la quale gli ere>-e un
monumento con lapidi; di riconoscenza,
e colla cattedrale alla (piale in ogni anno
del suo poDlilìcato fece nobilissime e pre-
ziose oblazioni, a mezzo dell'arcidiacono
Innocenzo de'conti Stnrani e di altri, per
la festa di s. Ciiiaco. I ricchi doni furo-
no stq.pcileltili e Hbri sagri, non che re-
liquie dc'sanli, fra le quali dello stesso s.
Ciriaco,di s.Maronei ."martire dellaMar-
ca, e della limatura delle catene di s. l*ao-
lo apostolo. Testimonianze tutte di sin-
golare alfello e propensione pel clero e
popolo anconitano. Rallegiò p(ji la città
e diocesi con assegnarle pei' pastore un
anconitano , preconizzanilo vescovo con
onorevole elogio a' 17 gennaio 1746 Ni-
colò III de'marchesi Mancinforte patrizio
anconitano, d'illustre famiglia di Monte
Pulciano stabilitasi a Monte Santo, ove
nac(|ue, già vescovo ili ^inigaglia benefi-
co e ao)alo. A vendo Benedetto XI V ritro-
va to la bolla d'unione della sede d'Uma-
ua a quella d'Ancona, considerando che
prescriveva a'vescovi d'intitolarsi co' no-
ci>i d'andjedue le chiese, che pi ima s'in-
titolavano e soltoscriveano, l escovo di
Ancona, di Liliana e conledi delta Uma-
na, e che sino dal 1G75 aveano tralascia-
to di più chiamarsi vescovi d'Umana, ma
solo conti, ad onta che nelle Notizie di
Roma si registrasse tra le diocesi Anco-
na ed L ninna, e ad Umana si dicesse, ve-
di Ancona; nuovamente il l'apa volle ri-
pristinarlo con i'eiudttissimu e ragionala
U M A 59
lettera Notiim tihiest, de'a 1 aprile 1 74"»
Bull. Bcned. XII\ \. 1, p. 1 33, dell'edi-
zione veneta, colla traduzione in italiano:
De rcsnmendo an relinendo titillo Epi-
scopi Anconae et Ilumanae. E l'indiriz-
zò, f enerahdi Fi atri Nicolao Episcopo
Anconitano et fliimanafensi. Questa pon-
tificia lettera fu stampala in Roma a par-
te e la riroichi il Rniigliiasci nella Diìdio-
grafìa dello Slato PontiJicio.Ovw poi la ri-
produsse e illustro l'encomiato mg.'^Barili,
come sono andato dicendo nel profittarne.
D'allora in poi dunque, cominciando da
Nicolò III i vescovi s'intitolano, f 'escovo
d' Ancona, F escovo e conte d' UinanaAn-
oltre Benedetto XIV con decreto de'iq
settembre 17^)3 appiovò il culto imme-
morabile del bealo Gabriele Ferretti no-
bile anconitano, dell'ordine de'minori os-
servanti, e con altro decreta de' 1 8 ago-
sto i 7*54 ne concesse rufììzio e messa con
rito doppio all'ordine medesimo, ed alla
diocesi d'Ancona dove morì e si conserva
il suo corpo nella chiesa di s. Francesco
ad Allo. Il vescovo Nicolò III, il clero e
il popolo ancouilano nel 1 7^5 e neh 'j^Cy
provarono il religioso giubdo dello sco-
primento de'cor[)i de'ss. Ciriaco, Marcel-
lino I e Liberio prolettori principali d'An-
cona, che si custodivano in 3 grandi casse
di marmo, nella confessione o chiesa sot-
teriauea della cattedrale. Benedetlo XIV
It-cc costruire due magnifici sarcofagi di
marmo, per i corpi di s. Marcellino I e di
S.Liberio, ed ilcomime fece decorare l'ur-
na marmorea di belle sculture e di ricchi
metalli. Indi solemieoìente si festeggiò s\
memorabile invenzione. D'allora in poi
prese bella foruia tal sotterraneo, ed è u-
na bella confessione tutla incrostala di
fini marmi, che fu compila dalla pietà de*
fedeli ne! principio dell'attualesecolo. Ni-
colò 111 donò alla cattedrale molti nobi-
lissimi paramenti sagrì , tenne il sinodo
diocesano, e governò tanto santamente,
che morendo nel dicembre 1 "jG?, e lascian-
do credi i poveri della ilioccsi, lii comin-
ciato il processo di sue preclare virtù (d
6o U M A U M A
MIO parciilf DI (I ncinfoiie-S pcrelli nobile ne la chiesa e il locale che occupa ilsemi-
aiicoiiil.'iiio, nel 1777 lu ci eatocaidiiiale). iiaiio, come iiaiiai, e da Pio \'l, die ac-
IVcl segiuiile mese Clemente Xlll dichia- colse iu Ancona, nQ fece aumentar leren-
rò ve>citvo (lAncoiia e d'Umana il cardi- dite. Con zelo esegiù la visita pastorale,
iial Filip[)0 AcciajuoUi^l .) nobile lioreii- i cui alti ponno servire di modello, tenne
lino, già arcivescovo di PeUa , e nunzio il celebre sinodo diocesano ancora in vi-
di Svizzera e di Lisbona. Possedendo un gore pe'mirabili suoi decreti, fondò con
|)(ilazKo adiacente alla chiesa di S.Anna, lo non poco dispendio la cappella musicale,
stabili pi^r episcopio anche de'snccessoi i, ed encomiato pel suo sapere, saggezza e
tralasciando d'usare l'antico contiguo al- virtù, morì nel 1782 e fu de[w>sto nel sc-
ia cattedrale, il quale talvolta era abita- polcro ch'erasi preparato uella catledra-
to d;s' vescovi nell'estate. Però dopo la le con edificante epitalllo , imperocché
morte del cardinal Raniizzi, siccomel'an- scris.«.e di se: Episcopus Ancoiiae^ eL E-
tico episcopio pericolava pegli scoscendi- pis.etCotnes Humaiiae^Mortaliuin Mi-
iiienli della rupe su cui è piantato, il go- nì/nu9, Peccator Maxinius.
VOI no pontificio acquistò il palazzo Fer- Dopo non breve sede vacante Pio VI
ietti, detto ilei Pozzo lungo, e 1' assegt.ò nel concistoro de'i4 febbraio 178 5 creò
a residenza vescovile e lo è tuttora. Ab- , cardinale e vescovo d* Ancona ed Uma-
baltulo dalle avversità i;he pro\ò, niuiì na Vincenzo Rdiinzzi [f^.) nuhWe bolo-
iiel luglioi 766efudeposlo in della chie- gnese, che tosto fu testimonio solferen-
j,a. Il I .°del successivo dicembre gli fu sur- te delle calamità che afflissero Ancona
jogato il cardinal Gio. Ottavio /?/</!////»' e tulio quanto lo Stalo Pondficio per
(/ .) di Città di Castello, già arcivescovo l'invasione de' repubblicai\i francesi, per
tli Calcedonia. ftlollesono le sue beneme- la promulgala repubblica, e per tutte
lenze, [loichè generosamente arricchì di le fatali conseguenze di quell'epoca fu-
jiieziose suppellettili la cattedrale, fu pa- nesta non meno alle cose ecclesiastiche
die de'poveri, contribuì notabilmente al che alle civili. Pure in quel tempo per
temporale vantaggio della città e porto la pietà del nobile anconitano p. Nicola
d'Ancona, pel suo grandioso prolunga- Tommasi filip[)ino e la cooperazioue de*
mento, per cui il comune gli eresse una buoni fedeli, ebbe origine 1' orfauolro-
J.qìide onorevolissima, ed i consoli d'An- (io delle figlie della Carità, ora esistente
cona pubblicarono: // Consolato della nel locale degli scolopii. Nel giugnoi795
<illà d' Ancona OK>vei'0 raccolta dc^pri- i francesi occuparono le Legazioni, clie
vilcgi edecapiloli,prescntataall' Emo. Pio VI con altri immensi sagrifizi dovè
i Unio. Sig.''CardinalcGio. OttavioBu- loro cedere, per l'armistizio da Napoleo-
fiilini vcscoi'o d'Ancona ca'cscovo e con- uesoltosciitlu in Bologna a'23, colla con-
Ir d'i ninna, Ancona i 777 [)resso Pietro dizione allresì che i francesi occuperebbe-
]'a(j|o Ferri. Dalla dedicasi rileva che con ro la fortezza d'Ancona, lasciando la cit-
sa vissi ino provvedimento Paolo V e Gre- tà sotto il governo ci vile tiel Papa, sino al*
gorioXV, considerando quanto necessa- la pace del continente. Tale notizia poso
ria fosse una integerrima amminislrazio- in costernazione tutti i buoni anconitani,
ne di giustizia, ed a'mercanli residenli in the piangenti corsero in folla alla catte-
Ancona, ed a que'che vi a|)prodano con diale per implorare il patrocinio de' ss.
inertji, oltre i consoli perciò eletti, racco- Pioleltoii in tanto fiangeute. Tra gli al-
inauilar ne vollero la soprintendenza ai tari ve n'è uno lavorato a lini marmi, iu
successivi vescovi d'Ancona, comea quel- cui fino dal i6i5 si venera 1* immagine
li che con piìi scrupolosa cura vi avrcb- divota e commovente, ilipint.» su tela,
bciupiesieduto. Da Clemente XI Votleu- della sS.Verijim; delta vul^utuenlela.U.i-
U M A
donna dì s. Ciriaco, ma è sollo l'invoca-
zione di Regina Sanctoruin onminnìjl'n
donata dal veneto Boilolo capitano ma-
rino, che a sua intercessione liciiperò il
perduto figlio in una burrasca, e gii an-
conitani l'ebbero quindi a possente e be-
nefica protettrice. A questa prodigiosa ss.
Immagine specialmente si alìollarono le
donne piangenti, implorandone il validis-
simo patrocinio per esser liberati da'fran-
cesi. Intanto una fanciulla, sull'imbrnnir
della sera de'aS giugno 1796, avverti la
supplicante madre, die la Madonna a-
-priva gli occhi. Se ne accertò la madre
con vedere lacrimose le pupille e cbinra-
mente aprire e chiudere gli occhi. Se ne
accorsero le altre donne e ad una voce
gridarono rnisericordia.^on è dato es[)ri-
mere, per sì strepitoso prodigio, il pian-
to e le strida di quelle femmine. In un
baleno se ne sparse hi notÌ7,ia per la cit-
tà, e tutti accorsero piangendo a piegar
la B. Vergine ad alta voce, perchè i fran-
cesi non venissero. Nel d'i seguente la ss.
Immagine fu portata piocessionolmente
perla città con concorso di tutto il popo-
lo, e ne'dì seguenti processioni di corpo-
razioni religiose e laicali, e persino delle
monache si recarono a venerare la s«. Ver-
gine ed a farle oderle. II prodigio fu ve-
duto da tutto il popolo per 4 interi mesi,
e per memoria fu istituita la Pia unio-
ne desigli cjiglic di Maria , approvata
da Pio V II, il quale recandosi in Ancona
coronò la ss. Immagine con corona d'oro
gemmata, avendo già concesso indulgen-
ze, la festa anniversaria e l'udizio e mes-
sa del Patrocinio della B. Yergine. Ogni
anno per voto del consiglio comunale, a
ore 22 de'25 giugno si suonano tutte le
campane della città e della diocesi; e nel
dì seguente si celebra la festa nella catte-
drale, ed altra a'i5 settembre. Di tutto
ce ne lasciarono !a descrizione colle stam-
pe: D."^ Lodovico Tessari, Dissertazione
apologetica sopra il prodigio dtlV aper-
tura degli occhi nella miracolosa imma-
gint di Maria Fcrgìnc dipinta in tela,
U IM A 6 f
la anale a norma delle leggi ottiche con-
ferma l'e\'idcnza d'un così insigne mira-
colo. Quadro storico morale dell' Ftali-
ca invasione spianila neh 796, e del por-
tentoso e contemporaneo aprinienlo d'oc •
chi della s. Immagine di Maria ss. ve-
Iterala nella chiesa cattedrale d' Ancona^
Asisi 1820. Siccome il prodigio clamoro-
sissimo dell'apertura degli oc' hi delle s«.
Immagini (/ .), si edeltiiò pure in Roni:i
e in altri luoghi dello stato pontificio, di
che ne trattò il Marchetti nelle 3Jcmoric,
in queste a p. 279 si descrive ancora l'av-
venuto in Ancona e quanto statuì il po-
polo e municipio anconitano a perenne
memoria. Frattanto rottasi la tregua dai
francesi, volte il Papa difendersi, ma il go-
verno pacifico per essenza mancò d'ener-
gia, d'ulìlziali, di munizioni e di [)ialicii
di guerra, ed al i." incontro vide le sue
milizie sbaragliate a Faenza [l.) ai l( b-
braioi7q7. Indi i francesi conlimiarono
la marcia per compiere Ì'occu[)azione del-
lo stato papale, che insieme andavano de-
mocratizzando ; ed Ancona trovandosi
sprovvista di difesa, abbandonata da'prp-
sidi che partirono, cioè mg."^ Campanari
governatore e mg.' Arezzo commissario
di guei ra, olii e il vescovo, perciò ilcoiiui-
ne capitolò a'21, o per meglio dire per
la confusione si die a discrezione al gene-
rale Victor, ed a' io vi giunse il coman-
dante supremo Napoleone ecanibiòil go-
verno, annunziando al direttorio di Pa-
rigi la conquista d'Ancona come massi-
ma, sì per lo scalo del levante, che per
la sua fortissima posizione. IMerila legger-
si quanto in proposito laseiò scritto il con-
temporaneo mg.' Baldassari , liclazionc
delle ai'vcrsiti'i e patimenti di Pio Ff,
t. 2, p. I 1 8 e seg. Partito Napoleone, det-
tò la pace deplorabile a Tolentino [F.)
a'iq febbraio, ed in essa fu stipulato che
Ancona rimanesse a'francesi fino alla pa-
ce generale del continente. Il che non pia-
cendo agli amici della libertà, massime a-
gl'israeliti , col tacito consenso del gene-
ral La Salcetle, nella piazza innalzaruuo
6y. V M A
l'tilbeio della libertà e il faentino d.' Pie-
tro Panazzi piocliunò la repubblica An-
conitana, il resto Io registrò la stoi ii» con
iiifitusla nanazione. Ad onta degli enor-
mi sagiifìzi fatti nel trattato lagi iioevole
di Tolentino, i (Vaiiccsi occuparono lutto
lo stato e Koina, depoi tando in Francia
Pio VI, ove mon nel i ygg. Nel declinar
di questo i napoletani entrarono nello
stato pontificio e nelle Marche , mentre
già le flotte di Eussìa e Turchìa aveano
bloccato il porto e poi in unione agli a(j-
sii iaci assediarono anclie la città e ff)rtez-
zaj e r ebbero per capitolazione a' i 2 no-
vei>djre,e l'occuparonogli austriaci. Que-
sto assedio riuscì nìeniorabile, perchè il
general Munier consoli 1 Toc francesi per
circa 3 mesi sostenne T impeto di tante
forze riunite. Eletto nel marzo 1800 in
\enezia Pio VII, portandosi a Pionia 0-
norò di sua presenza Ancona a'2 1 giu-
gno, divolamente festeggiato, e alloggiò
nel palazzo abitato dal cardinal Ranuzzi,
oggi iMei, e nel d'i seguente partì per Lo-
reto. Ilestituile al Papa le provinole non
cedole nel trattato di Tolentino, istituì
a'5 luglio 7 Delegazioni apostoliclui^ f .)
con prelati delegati, e per le Marche le
«lelegazioni d'Ancona conLoreto, Fabria-
no, Jesi, Filottrano, Osimo , Fano e di-
pendenze; di Camerino col suo ducato e
(ii[)enden7e; e di Macerata col resto del-
la Marca. Nel ilelto giorno giunse in An-
cona il i.° delegato apostolico mg.' Pie-
tro /';V/o/// poi cardinale; ed a'2" otto-
bre morì il cardinal Ranuzzi nel suo pa-
lazzo vescovi le d'Umana, donde il suo cor-
po fu trasportato alla cattedrale, lascian-
do la sua chiesa lungamente vacante. Pio
VII tuttavia ne nominò amministratore
l'arcivescovo di Larissa Francesco Save-
rio Passeri di Montegiorgio, già vicege-
renic di Roma, il (piale puternainente
governò con [ìodesià ordinaria, riaprì il
seminario, ristabilì le maestre pie, fu be-
nefico colla cattedrale e co'[)overi, e n)0-
n in [)atiia a'/j giugno 1808. Allora as-
sunse il governo della diocesi il vicario
U I\I A
capitolare, impedito Pio VH per le vi-
cende politiche,che raccontai alla sua bio-
grafia, di provvedere Ancona e Un)an;i
del pastore. Qui solo dirò, che dopo al-
cune battaglie [ìcrdute dagli austriaci, ed
in conseguenza di cpiella funosa di Ma-
rengo e dell 'armistizio di Treviso de'i()
gennaio 1 80 i . i tedeschi cederono a'frau-
cesi diverse piazze, fra le quali la fortez-
za d'Ancona che custodivano, il chespar-
se la costernazione nella città. A'27 gen-
naio vi giunse il general francese Paul-
let, dichiarando che la Francia non tra
in rotta culla s. Sede, e dimenticare il pas-
sato; pochi giorni dopo gli successe il luo-
gotenente generale Murai, poi re di Na-
poli , provvedendo il governo pontilìcio
le forniture alla trup|>a; i frati e le mo-
nache ripresero i loro chiostri e chiese.
A'28 giugno I So?, partirono i francesi, su-
bentrando nella fortezza la milizia pon-
tificia, con giubilo della città. Questo ces-
sò nell'ottobre i8o'T, allorché i francesi
tornarono ad occupare la fjitezza, e Na-
|)oleone divenuto imperatore de'fraiice-
si dichiarò nell'ottobre 180- il general
Leena rois governatore genera le della Mar-
ca d'Ancona e del ducato d'Urbino, pas-
sando a risiedere nel palazzo apostolico,
di che presago l'ottimo prelato Vidoni
mai avea abitato. La sua autorità nel gen-
naio 1808 vieppiìifu conculcata.ed i fran-
cesi presero possesso delle casse pubbli-
che; indi l'i I maggio venne formalmen-
te dichiarato, la I\LiiY,a d'Ancona e il du-
cato d'Urbino essere incorporati al regno
i^ Italia, Ancona capoluogo con tribuna-
le d'appello per la Marca e ducalo d'Ur-
bino. Nella seguente notte partì mg.' Vi-
doni, accompagnato dalle lagrime di lut-
ti i buoni. I paesi furono divisi ne' 3 di-
partimenti iMetauro, Tronto e Musone;
ed i religiosi fui ono cacciati da'Ioio con-
venti, indi so[ipi essi in uno alle monache.
Roma e il resto dello slato fu di nuovo
lutto invaso da'fiHncesi iieliSoc), ed a'6
luglio /'/Vi / 7/ venne deportalo u Snvo-
/.'('. Napoleone I fece risarcire le vecchie
U M A U M A (P.
folli ficazioni deperite dall' urto violenlo olire le 800 Ijoccheda fuoco i napoletani
dell' iillimo assedio, e delie nuove innal- erano 5ooo. Il 1 ."giiignoi8i5gli auslriii-
7-Ò. Si fabbricò pertanto niia lunetta sul ci per capitolazione coiiiinciarono a oo-
colle di s. SlefiUio, un folle snU'alUira di cupare i forti, e tosto demolirono le fur-
inonle Cardeln, che col bastione de'Cap- lificazioni quasi inespugnabili falle dai
puccini, ningnilìco avanzo dell'antica for- Pajii e da Napoleone I , vframenle capi
tez7a di s. Cataldo, si davano mano scam- d'opera d'arcliitctluia militare, e percii>
bievolmenle nella comune difesa, eguar- con dolore degli anconitani, perchè cos'i
davano dall'impeto delle battei ie neini- Ancona cessò d'essere la piìi forte delle
che dalla lunga linea che forma la città piazze della costiera dell'Adrintico. In con-
dalla parte di terra. Con grave danuo de- segueu/.a del congresso di N'ienna , a" rj
gli anconitani , nel 1S12 fu soppresso il giugnoiS 1 5 furono resliluilea Pio VII,
porto-franco. Il re Murai essendosi uni- olire le Legazioni ec. , le Marche, però
to all'alleanza formata contro il cognato dovendo formare in (piesle, nel Bologne-
Napoleone I, nel gennaio 18 1 4i>'in'pf dio se e nell'Urbi nate, quell'appannaggio per
ni della città, ove si recò, e quindi degli l'ex viceré d'Italia, di cui parlai ne' vo'.
slati romani, ed a' 1 5 febbraio della citta- XXXII, p. S^tì, LUI, p. 161, che riusù
della per capitolazione. A vendo per 24 '^''^ " Gregorio XVI di ricuperare; ed a'2 r
la cittadella e la lunetta sofferto un con- luglio mg.' Lodovico Gazzoli, ora cardi-
tinuo grandmar di [)alle da cannone e di nale,qual delegato apostolico, co'delcgn-
J)ombe , poi i napoletani ebbero da fir ti di lìlacerata e di Fermo, riceverono
inoltoa ri[)arariie igravi danni, guarnen- da'ledeschi la cessione delle .Marche in
dola d'8oo bocche da fuoco. lulanto Pio Ancona, e com fu ristabilito l'aniato go-
VII riaccpiislata la libertà, tornando al- verno poiilificio.FinalmenlePio VI Icoii-
la sua sede, il vicaria capitolare Bravi solò Ancona e Umana con restituir loro
l'andò a ossequiare in Cesena, e accolse il pastore, 18 marzoi8 16 creando caidi-
ìn Ancona a' 12 maggio tra le più sin- naie e vescovo Nicolò IV Rì'i^n/il! [f.) cW
cere dimostrazioni di all'ettiiosa suddilan- Molfelta,e Io consagrò nella domenica i/i
za, al Diodo descritto dall'opuscolo: Pio .llhis. Il Papa fu in più modi benefico
VII in Ancona ,W\ tipografia Balufìi con Ancona, sia col coni'einiaree amplia-
1814. Bisiedè nel palazzo de'conli Pir.hi re i privilegi del porto-franco, sia col do-
suoi parenti, e partì per Osiino a'i4- jNe nare al comune 1' antichissima fabbrica
riparlai nel voi. LUI, p. 1 55. Col i.^set- delle carceri e l'isola già de'filipiiini, nel-
teoibre i napoletani ristabilirono il porto- la cui area a comodo e oinaioento della
franco, donando la Lo""in de' INlercon- città lo stesso comune eresse il teatro nuo-
ti alla camera di couunercio. Murai si vo delle Muse, la dogana, il casino Dori-
levò la maschera , e neli8i5 proclamò co e diverse abitazioni, con disegni del
l'indipendenza italiana, d'accordocol de- valente architetto Pietro Ghinelli di Si-
Ironizzato Napoleone I, che fuggito tlal- nigaglia. (irato il comune alle benefìccu-
l'isola dell'Elba della Toscana {f.), a- ze ricevute da Pio VII, gli eresse nel pio-
vea approdato in Francia. Questi vinto prio palazzo un busto marmoreo con si-
dalle potenze e confinato nell'isola di s. nule iscrizione, ed altra ne collocò nella
Elena, gli austriaci guerreggiarono con Loggia. La mal ferma salute del cardi-
Murat, e lo disfecero, di che tornai a par- naie lo costrinse a supplicare Pio VII di
lare ne' voi. LXXVI, p. 2717,325, 827, concedergli un aiuto pe'poiitificaii e sagre
LXXIX, p. 264. Avendogli austriaci as- ordinazioni, od ilPapa nominòa'28 aprile
sediato la fortezza, era didìcile l'impadro- i 8 1 K l'ai cidi^icono della calledraie mg.'
Dirsene senza la rotta di Murai , perchè Fi'anceaco de'conli Pichi ancouilano p- r
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U]\I A
aiisilinre e sufTiagnneo col tilolo di vesco*
■vo di Liddii.clie il cardinale «;olennemeiì-
te consagrò nel duomo a' ; "ì luglio i 8 i y,
assislito da'vescovi di Fesnio, e diLoielo
e Recanali, indi vescovo di Tivoli, eii ora
arcivescovo à'Eliopoli e canonico Vali-
cano. Ritiralosi il cardinale in lionia, ivi
cessò di vivere nel fine d'agosto 1822. Pio
"VII nelconcislorode'io njarzofH23 ter-
minò la vedovanza di questa chiesa, nel
creare cardinale e vescovo d'AtìCona e U-
111 a na Gio. Francesco Fnlzacrijìpa (f.)
nobile di Corneto, il quale ne'pochi mesi
che vi restò e sebbene non si recasse alla
sede, colla sua innaia energia oltenne al-
la mensa vescovile la condonazione del de-
l/ilo di 12,000 scudi contrailo colla ca-
jnera apostolica nella sede vacante. Poi
rinunziò nel 1824- In tale anno le ca-
jionichesse Lateranen^i, già di s. nnrtolo-
meo, entrarono nell'ex monastero di s.
iiebastiano, e la chiesa assunse il titolo di
s. Dartolomeo in s. Sebastiano. E nell'ex
jnonaslerodis.IMariaNiiova si recarono le
Clarisse francescane di s. I'alazia,le religio-
segiàdel monastero di s. Sebastiano, e le
monache della slessa s. Maria Nuova ; così
«li 3 monasteri sene formò uno solo, sotto
l'invocazione di s. Palazia in s. Maria Nuo-
"va. Leone XII fece givdiilare Ancona con
dichiarare vescovo Cesare Ncrnì>i-i ni- Pi-
roni-Gonzaga (7 .) patrizio anconitano
tle'marcliesi di s. Dainimo, di gentili ma-
niere, che si distinse per zelo pastorale ed
nllfetto alla sua chiesa, poiché nel dicem-
loreiSsS chiamalo da Leone XII a l'o-
ma per coprire l'eininenle carica di teso-
riere generale, virtuosamente rintniziò a
tanto onore per non abbandonare la sua
sposa, per cui a' 1 7 del seguente gennaio
rientrò in Ancona fra il plauso el'ammi-
jazionc generale. Poco dopo elevalo alla
cattedra apostolica il cingolano l'io Vili,
a 27 luglio! 829 ne premiò i meriti crean-
tlolo cardinale , ma non andò guari che
si trovò inter)ipi assai calamitosi. Minac-
ciando cupamente i settari terribile rivo-
luzioue, da vari anni medilala, crederono
U M A
opportuna la sede vacante per morie di
Pio Vili, ed ignorando che a'2 febbraio
i83r eia stato elevatoal ponlihcatoGre-
gorioXVI, inBolognii fecero a'4 scoppia-
re l'insuirezione, che rajìidamentesi este
se su buona parte dello stato pontificio.
In Ancona, sebbene energico e giusto fos-
se il delegato mg.' Fabrizi,non si presero
provvedimenti atti non solo a impedirne
la propagazione, ma neppure a mimire
validamente la fortezza, ch'è, se non l'uni-
ca, certamenfela principaledellostalo pa-
pale. Cominciò la rivoluzione la sera del-
1*8 febbraio per opera di molti forestieri
eletrizzali dal colonnello d'artiglieria Pie-
tro Arnjandi; poscia nella notte de' 12 al
i3 febbiaio un'audace lettera del colon-
nello Giuseppe Sercognani che si diceva
comandante 1' avanguardia delle truppe
de'ribelli liberali, domandù la resa d'An-
cona, mentre con soli 1 08 settari armali
irregolarmente e non monturati, stava al-
le vicine Fornaci. 11 colonnello Cornelio
Sullerman negò la resa, e vedendo qual-
che comunista disposto a cedere alle cir-
costanze, si ritirò col delegato nella citla-
della. Ma il timore era sopraggiunto , e
nulla si fece. Nato un incidente, per in-
trigo d'alcuni si fece conoscere falsamen-
te che pochi erano i viveri in città, ed u-
na deputazione si p<irlò dal delegato e dal
Sutterman, perchè venisse ceduta la piaz-
za ii'liberali, e fu eseguita la cessione per
capitolazione a' 17 febbraio, non senza no-
ia di viltà, ed a' 18 partì il Sutterman qua-
si solo, perchè la truppa corrotta si unì
agi' insorti. Nel dì seguente fu arrestalo
in Osimo, e poi trasportalo in Ancona e
in Dologna l'ottimo cardinal Benvenuti
legalo a Intere, come temuto da'libera-
li, pel suo valoroso operato in Fresino-
ne {T .). Mentre il cardinal ve>covo era
rimasto in lloina, ov'erasi recato pel con-
clave, il degnissimo suo vicario generale
can. Gaetano Balufli (e come lo celebrai
ne' relativi articoli, anche dotto autore
di pregiatissime opere, da Gregorio XVI
nicrita mente promosso a vescovati e ca-
U M A.
ricliecoi'tlinnlizie, e dal Papa regnante e-
levalo pel r.° alla porpoia colla |)ropria
chiesa d'Imola, che tenne e resse nel car-
dinalato, la qnale s.ipienlenienle gover-
na), si fece scudo del suo sapere e del suo
credito, ed accoppiandoalsuo dolce e lea-
le carattere un'ecclesiastica fermezza, che
lo singolarizzò e destò aininirnzione, po-
tè ottenere il rispetto anche da'liberali,
ed oppor>i a ingiunte pretese; di più sep-
pe egregiamente dirigere il clero, conser-
varlo illibato, e difenderlo perlaio dalle
false accuse che spesso lo travagliavano.
Così il clero anconitano in (\nv\ pericolo-
' so frangente si distinse pel suo cauto con-
tegno e per la sua pietà , e la storia già
con indelebili note 1' ha lodato. Essen-
dosi impegnato 1' andjasciatore di Fran-
cia per la liberazione del cardinal Ben-
venuti, per ventura e vantaggio d' An-
cona ivi fu ricondotto, e tornò a pren-
dere alloggio nell'episcopio. Vedendo i
hberali che gli austriaci, impadroniti-
si di Ferrara e Bologna, si avanzavano
verso Ancona, impotenti di idlVontarli,
preferirono di capitolare col loto legitti-
ojo sovrano Gregorio XVI, così la subor-
nata milizia pentita di sua prevaricazio-
ne. A'25 marzo si presentarono al cardi-
nal Benvenuti i deputali del sedicente go-
verno provvisorio, con esso stabilirono la
capitolazione eia nuova sommissione del-
le Provincie alla s. Sede, alto che fu fir-
mato a'26; essendo le istruzioni dal Papa
date al cardinale, di risparmiare il sangue
de'suoi figli, e di concedere larga amni-
stia al passato. A' 2g marzo il general
Geppert co'ledeschi entrò in Ancona co-
me alleato e amico, rispettandola capito-
lazione , e furono come altrove ricevuti
con acclamazioni ed esultanza. Bensì il
generale in nome del Papa occupò tulli i
posti, lasciando il governo politico in ma-
no del cardinale. iNon piacendo il com-
plesso della capitolazione agli austriaci,
noi fu né anche a Roma che si ricusò ap-
provarla; bensì accordò amnistia e per-
dono a' ribelli, non esclusi quelli armali
VOL. LXXXIir.
U M A 65
die dal capitano in su, ed eccellnali vari
capi. A' r ") maggio cominciarono a partire
i tedeschi. Ma benché Gregorio XVI avea
ridonata la tranijuillilà nelle provincie
della s. Sei\e, dipoi a'22 febbraio del se-
guente anno 1882 i francesi fecero uno
sbarco, per sorpresa s'impadronironodel-
la città e nel dì seguente della cilladella
per capitolazione, col pretesto che la Fran-
cia essendo amica della s. Sede avea bi-
sogno d'un punto d'appoggio; non appro-
vandola Ruma, il delegalo Fabrizi emi-
se protesta. Dipoi il governo pontificio
concluse una convenzione co'francesi, che
questi avrebbeio lasciato Ancona al par-
tire de'tedeschi dallo stato papale. Il ge-
neral Cubières subito pose manoalle for-
tificazioni. Ma sotto il vessillo tricolore di
Francia , molli esaltati liberali si rifu-
giarono in Ancona, e baldanzosi armala
mano commisero indicibili nefluidezze; i
disordini arrivarono al colmo, l'uccisioni
e i ferimenti, con varie vittime e persino
del gonfaloniere. A' 3 giugno scoppiò in
Ancona nuova rivoluzione, mentre dcoa-
te Fiorenzi faceva le funzioni di delegata,
esigendosi una completa riforma di leg-
gi, e mentre questa alacremente opera-
vasi da Gregorio XVI, come narrai in tan-
ti luoghi, a Tribusaudi IIoma, a Teso-
riere. Stanco Gregorio XVI da tante ini-
quità ed eccessi, fulminò a'2 i giugno la
Scoiniinica (/^.) maggiore, non solo pei
ribelli ch'erano in Ancona, ma ancora per
tutti quelli dellostalo pontifìcio, colla bol-
la Quod de reiptiblicae trarKjtullkalc,
presso r ab. Leoni anconitano, ancona
illustrata, p. 474- ^'^'^ aggravò Ancona
di colpe non sue, ma chiaramente dichia-
rò, che essendo ivi colali gli esaltati ribel-
li degli altri paesi, eccitarono questi i pa-
cilici cittadini alla ribellione. La scomu-
nica fu un colpo di fulmine che sbalordì
tutti gli esaltati; ma con questa diversità,
che a' meno cattivi fu di rimorso e anco
di pentimento, e a quelli carichi di delit-
ti e induriti come Faraone fu di rabbio-
so veleno. Intanto circa 8 giorni dopo
5
66 U I\l A
giunse di vepenle uo coirierecla Parigi al
general Cubières, con 1' ordine di disar-
mare tulli i rivoltosi, di conquidere la bai
danza de'prolervi, di ridurre Ancona nel-
lo slesso piede di tranquillila com'era al-
la venula de'francesi, ed indi ricevesse il
rappresentante pontificio. Il generale ub-
bid"i, e non è possibile descrivere la sor-
presa de'rivoltosi; fu forza cbinare il ca-
po. Nelle terribili e appena appena accen
nate vicende, il elei o secolare e regolare si
condusse con vera umiltà, carità ed esem-
plarità; fu a lutti virtuoso modello ed e-
sempio mg.' Balulìì. Il generalCubières fe-
ce intimar la partenza peiy luglio a lut-
ti gli esteri liberali, e con loro inesprimi-
bile cordoglio. Il I ."giorno d'agosto fu di
gioia raassimu agli anconitani, perchè vi-
deio ristabilita la delegazione d'Ancona,
con l'ingresso come trionfante di mg/Ga-
spare Grassellini delegalo nposlulico (e
ora caidinale). Parlili gli austriaci dalla
Ivomagna, a'3 dicembrei838 i francesi
sgombrarono da A ncona.Tornando al ve-
scovo cardinal Nembrini, fu benemeren-
tflsimo pasture, benefico con Ancona e U-
ninna. Migliorò le rendite della mensa,
visitò la diocesi nella via più economica,
provvide con saggi regolamenti il semi-
nario a cui aumentò le cattedre, e il de-
coro del cullo divino , non che la pub-
blica istruzione, col decielalo nel sino-
do diocesano che celebrò; fabbricò gran
parte della chiesa del ss. Crocefisso del
liorgo Pio, e die principio al monte sussi-
<1iario delle vedove. Nella desolante Pe-
stilenza del cholera che afilisseAncona nel
i836, risplendè la sua carità, e con esso
gareggiarono il delegalo mg.'^Asquini(ora
cardinale) d* Udine, il clero secolare e re-
golare, ed il civico magistrato. Con fer-
vore tutta quanta la popolazione invoca-
lo il palrocinio della Madonna di s. Ci-
I iaco, manifesta fu la decrescenza e spa-
rizione del filiale nioibo, onde 1' enco-
mialo magistrato decretò dimosl razioni
di pubblica riconoscenza. Mori il cardi-
nale in Umana a' ') dicembre 1837, la-
ti M A
sciando eredi i poveri della cillà , e per
gratitudine il municipio gli eresse onore-
vole monumento nella cattedrale. Scris-
se la Memoria iull' identità del eorpo
del patriarca s. Francesco rim'cnato in
j4ssisi l'annoiS 18, Roma 1822. Diver-
se sue Omelie si leggono nel f. i4 delle
Memorie di religione, morale e lettera-
tura di Modena.
Gregorio XVI a'i 2 febbraioi838 di-
chiarò vescovo Antonio M.* Cadoliui pa-
trizio anconitano, già assistente generale
de'barnabili, da Pio VII fallo vescovo di
sua patria Cesena e consagrato dal prede-
cessore cardinal Castiglioiii, poi Pio Vili,
autore di 5 Azioni pastorali per «so de'
collegi e seminari, stampate ad Ancona.
Dotto, sagace e caritatevole, nel suo zelo
fondò due altri chierici beneficiati nella
cattedrale, stubiTi nella casa de' pii eser-
cizi i sacerdoti della congregazione de'
missionari del Sangue preziosissimo, co-
me pure introdusse nella città i fratelli
delle scuole cristiane, a* quali fu affidata
la direzione dell* orfanotrofio e pubblica
scuola eretto dalle fondamenta dal comu-
ne per volo fattone nel 1 836 pel narralo
morbo micidiale. Nel suo vescovato Gre-
gorio XVI visitò con somma soddisfazio-
ne e soggiornò in Ancona, reduce dal san-
tuario di Loreto e da Osìmo. Qui mi si
presenta un ampio e fecondo campo per
celebrale l'illustre Ancona, [loichè supe-
rò nelle splendide e nobilissime dimostra-
zioni d' ossequio e di gioia tulle le altre
a lui rese con mirabile gara, sincera divo-
zione e magnifico apparato nel viaggio
trionfale di quel Papa, da molle ragguar-
devoli e cospicue città dello slato papale.
E non polca essere diversamente pel com-
plesso de'pregi e prerogative che può van-
tare Ancona, 1' antica capitale ilelle fio-
renti e nobilissime Rlarche. In essa le vo-
lontà individuali si riunirono in un con-
sentimento unico, indivisibile, onde con-
clusero: Che il ricevimeulo di Gregorio
W\ esser dovea magnifico, come si con-
viene a sovrano; cordiale, come n padre si
U M A
deve. II delegato e la delegazione, il gon-
falonieie e il niiiiiicipio comiiiciaioiio ; il
clero, la camera di commercio, la società
del casino Dorico, e il genio niiiilare se-
guirono le stabilite manifestazioni. Tolti
gli ordini de'cilladini, o colla pecunia, o
coir opera, o col consiglio, o colla (jemia
fecero a gara per coadiuvareonde il lutto
riuscisse con quel lustro die il desiileiio
couione anelava sinceramente. Testimo-
nio felice di vista, sebbene abituato al
grande, al magnifico, al vedere giustissi-
mamente esaltare e glorificare il mio au-
gusto e venerando Signore, il cumulo va-
rialo e dignitoso di Innte sincere eclatanti
dimostrazioni mi sbalorduono, commos-
sero, edificarono. Ancona coirispose alla
.sua epigrafe: Avcon Dorica Civiiax Fide.
Se volessi solo tentare di ricordai le e com-
pendiarle, per lo meno dovrei raddoppia-
re il sin rpii scritto, C()^ì debbo limilarmi,
, Iraiuie qualcbe nozione sul materiale di
Ancona in aggi-mia al suo articolo, a fu-
gaci cenni e seniplici indicazioni. Però de-
gnamente e con mirabile alletto ne scrisse
la storia con libro in foglio di 4^ pagine
e altre 5i contenenti le iscrizioni moiui-
mentali e lemporaiio,quasilutlesciiltedal
eh. mg.' Barili, ed i componimenti, il eh.
e benemerito anconitano can. d. France-
sco Ijorioni, e intitolato: Le. Feste An-
conitane nel settembre dell' anno i84i
perla fallitissima venti fa e dimora in An-
cona di I\\ S. Gregorio XI^I Pontefice
felicemente regnante, Ancona !84> I>er
Sarlorj (Cherubini tipografo vescovile. Nel
frontespizio vi è uno de' più belli, de' più
grandiosi e de'più veritieri e somiglianti
ritratti (ripugnando il Papa per la sua
umilia di farsi ritiallare, gli artisti co-
piarono i ritratti di que' pochi che l' a-
\eano ellìgiato dal vero, ma però con
rara riuscita ; (|uindi non solamente lo
espressero malamente, ma talvolta lo fe-
cero deforme, se pure non fu imperi-
fia o malizia seltaria; mentre Gregorio
XVI fu di bel colorilo, e di volto ve-
nerevole, grave e benigno, maschio e
U M A ri-
bello: questa è Storia) del Papa al lui-
lurale, espresso maestosamente seden-
te io trono tutto intero della persona,
vestito con abito di mozzella e stola sot-
to panneggiamento a forma di baldac-
chino, e nel fondo si vede la fortezza di
Ancona, per avervi egli aggiunto il bii-
slione Gregoriano. Questa è uu'eicganle
litografia disegnala dal v.deiite V. Gu-
glielmi, e tratta dall'oi iginale dipinto e-
gregiamenle a olio in tela, ove però in ve-
ce della fortezza è la cupola di s. l'ielro
(inoltre nell'originale sul tavolino vi è il
Crocefisso, due libri e il figlio, nel quale è
scritto: Pianta della basilica di s. Paolo);
quadiogiaiidissimo e nobilissimo che mi
pregio possedere, e lo feci eseguire dall'esi-
mio cav. Francesco Saverio Raniewski
pittore polacco, per l' occasione in cui
l'imperatore di liu.ssia Nicolò 1 commise
al medesimo dal vero fargli il rilratlot
di Gregorio XV ì, il quale per contentare
tanto monarca, benignamente gli accor-
dò varie sediite, tulle preziose per 1' ar-
tista come buon cattolico. Egli merita-
mente è ora direttore delle scuole di
pittura in Varsavia, e gode la stima e la
benevolenza dell'imperatore Alessandro
11, che lo conobbe in Roma quando ne
fece il di lui somigliante ritratto; ed io
mi glorio possedeie quelio olferto dall'e-
gregio artista al Papa, il quale a me si iL-
gnò donarlo. In fi/iedel libro del can. bo-
rioni vi sono altre io litografieeseguile in
Ancona dalla litografìa Giannantonj, ed
esprimenti le principali cose fatte dalla
cillà per solennizzar l'avveniineiilo deco-
rosissimamente. Esse sono: Il proS[)elto
dell' Arco trionfile eretto fuori di porla
pia. Il prospetto della grande piazza del
Duomo. Il prospetto del palazzo C(jmuna-
le. La Pace difesa dalla Forza, dipinto del
valente ritrattista Vincenzo Podesti anco-
nitano.posto nella sala ristorata del palaz-
zo apostolico ove dimoròii Papa. La Cit-
tadella veduta dalla parte de'cappiiccini.
La veduta eeomelrica del nuov(j Bastio-
ne Gregoriano. La Barriera Gregoriana.
68 U M A
La nuova Scalea della Loggia o Borsa de'
Mcrcaiili dalla parte del mare. Il pro-
spetto delle Scuole israelitiche, l'Obeli-
sco e la Colonna rostrata. Il Padiglione
eretto in mezzo al bncino del l'orto. Un
Gregorio XVI, un'Ancona, non poteva-
DO meglio essere più dignitosamente rap-
presentati, che dall' afleltuoso, dal veri-
tiero testimonio contemporaneo, elegan-
te ed eloquente storico can. Borioni. Il suo
Jibro sarà un monumento imperituro di
gloria per lui, non meno che per Ancona
sua patria e pel Pontefice che i secoli cele-
breranno grande e immortale. Il cav. Sa-
balucci nell'accurata ediligenleA'^rrflz/o-
jie dfl\ l'aggio di Gregorio AT'i, essendo
nel seguito pontificio, descrisse i festeggia-
menti d'Ancona in 44p^8'"^-^'''* '^ molte
cose stampate a parte, ricordo le seguenti.
Iscrizioni teniporanee per lafaustissirna
-venuta e dimora di N. S. Gregorio Xfl
Pont. HJass.in Ancona in settembre del-
l'anno I 84 I, Ancona 1841, pei' Sartorj e
Cherubini. Gregorio Xf'I Pont. Max.
Principi Indnlgentiss. Eccleuae Ahimni
devoli Sanctitati niojestatiq. eius, Anco-
na 184 itipogvafiaBalufli. Il seminario l'of-
fiì con nobilissima copertina, the conser-
vo col contenuto, di nioerro bianco, collo
stemma ed iscrizione d' elegante ricamo
in oro e argento. Del eh. Pietro Castella-
no anconitano nella romana curia avvo-
calo, Inno con erudite note; opuscolo di
p. 3 I : /4 Gregorio Decimoseslo P. O. M.
reduce dalla Casa di Nazaret, Ancona
supplice e riconoscente, Ancona 1 84' ti-
pografìa Balufli. A' i4 seti^-mbre 1841
Gregorio XV I col suo corteggio parli da
Ostino per Ancona verso le ore 3 e mezza
jionuridiane, lungo la via festeggiato da-
gli abitanti de'casini eda'religiosi di s. Ma-
ria delle Grazie. Avvicinatosi, la fortezza
cominciò le salve d'artiglieria,cui rispose-
ro i cannoni de' bastimenti ancorali nel
bellissifuo porto, tutti messi a festa e in
bell'ordine con bandiere spiegale, mentre
tutte le campane della città cominciarono
il festivo loro suono. Al principio del bor-
U M A
go sorgeva un arco trionfale, disegno del-
l'esimio anconitano ingegnere M. Bevilac-
qua, qual 1.° monumento del gaudio de-
gli anconitani, i cui sentimenti erano ac-
cennati dalle iscrizioni poste sotto 4 sta-
tue rappresentanti la podestà delle chia-
vi, quella dello scettro, la pietà religiosa,
e la fedeltà; altre due iscrizioni erano nel-
le due prospettive dell'attico, annunzian-
ti al Papa la comune letizia cagionala dal
suo fausto arrivo. Tutte e 6 le iscrizioni
furono composte dal piìi volte lodato mg.'^
Barili primicerio. Innanzi a quest'arco il
gonfaloniere conte Lodovico Querenghi
genuflesso colla magistratura municipale,
espresse i divoti omaggi di tutti i cittadini,
e dichiarò non poter offrire le chiavi del-
la città comechè in mano de'ministri pon-
tificii, ma sibbene le chiavi di lutti i cuo-
ri anconitani ebbri di gioia per sì fausta
venula. Avendo il Papa risposto : Sì que-
ste, queste appunto io bramo; si suscitò
un ispontaneo giido di '-nera esultanza,
da' magistrali e dall' immenso popolo ivi
raccolto, gli evviva e i battimenti di mano
ferirono le stelle. Intanto un numeroso
stuolo di capitani di bastimenti commer-
ciali e di marinari vestiti uniformeoieule,
e diretti da'conti Raffaele ed EiieaMdesi,
uno comandante del porto e la Uro tenen-
te di marina, eda altri ulllziali di questa,
distaccati i cavalli dalla carrozza in cui era
il Papa, la trasse entro la cillà, alla cui por-
ta mg."^ Piccolomini presidente dell'armi
(ora cardinale), presentò le chiavi del luo-
go, come di posto fortificato allidato a pre-
sidio militare. Fra l'esultante moltitudi-
ne, giunse Gregorio XVI innanzi al gran-
dioso tempio di s. Agostino, ove fu com-
plimentato da'cardmali Gabriele F'errelti
(anconitano, ed ora penitenziere maggio-
re, vescovo di Sabina e abbate delle Tre
Fontane), arcivescovo di Fermo, Ostini
vescovo di Jesi, Testaferrata vescovo duSi -
nigaglia.dellaGengaarcivescovodi Ferra-
ra,Riario-Sforza Icgatod'UrbinoePesafo,
Spada legato di Forb, e Ciacchi. A non ri
[)elere i continui applausi, mi limiterò per
Lf ,M A U M A 69
«aggio a riferire come 1' encomialo cari, duliiii tiilte le coiifralernite tlelli cillù ; «
Borioni descrisse f|uelli espressi nel di- nel piesbiterio e in altre parti in posti di^
scendere dalla carrozza.'» ZS'on vi fu allora stinti gradualmente presero luogo i car-
nè legge, né modo negli applausi : tutta dinali,i<S fra vescovi e prelati, mg/ dele-
quella plenitudine di assembrati prornp- gaio, i due capitoli della cattedrale e del-
pe in unanime, vivissimo, universale en- la collegiata, la magisiiatura civica, le po-
tusiasmo, ogni sguardo scintillò fiamma, desta giudiziarie e amministrative, e lut-
ogni cuore versò una sensazione che più tu il clero secolare e regolare. Data quia-
non capiva, espresse un desiderio; ogni di la benedizione da mg.' Grati vescovo
anima si elio se^ e si portò ad un fascino di Callinico (anconitano de'servi di Ma-
iale, ad un'esuberanza così falla di ra- ria, già amministratore di Terracinay
pimento, die niuno potè ratteuersi, pos- Stzzc e Pipcriio), il Papa dopo aver os-
sedere se stesso, frenare i propri alfelli, i servatola magnifìcenzae lo S[)ieudoieon-
quali Irabocchevolisi dilfondevanoin quel d'era addobbato il tempio, ne uscì rice-
momento supremo e possente. Gregorio voto dal popolo con nuovi plausi ili ri-
XV I in quell'istante d' entusiasmo addi- verenza e di gioia. Asceso allora sopra un
venne l'arbitro d'ogni passione, il signore trono, cli'erasi eretto presso il tempio e
d'ogni sentimento, l'angelo della Intona sotto un elegante aico trionfale gotico, si
novella. La sua presenza non tornò già mostrò all'immenso popolo cui benedisse
come il guizzo d'un baleno che «orge, ,«b- all'etluosamenle. Volle indi recarsi a pie-
l)arbaglia e passa, ma fu quella d'un Vice- di, ond'essere più vicino al popolo, al pa-
Dio, che allegra il cuore, te lo ricerca, lazzo apostolico e delegatizio preparato a
le lo commuove, le lo fa piangere, ma di sua residenza, decorato con isquisita raa-
uii [)ianlo, che tu uè disgradi il tripudio, gmficenza, calcando un ricco tappeto di
di quel pianto ch'è balsamo, consolazione, velluto color di porpora per tutto il trat-
tf tregua a'mali della vita. Sì, tulli pian- tu che percorse, ove giunto ammise amo-
gev;ino, e negli occhi di ciascuno si legge- revolmenle al bacio del [)iede la ma<'i-
va un'emozione universale, slraordinaria! straluia della città, il magistrato sanità-
Ciò conobbe lo slesso santo Padre, il qua* rio, i tribunali dii.'^ istanza e di commer-
le ebbe a dire, che più clic alle acclama- ciò. L'apparlameuto pouliGcio per le in-
zioni egli a\'ca posto /nenie a\'isi celagli defesse cure del prelato delegato com-
occlii de circostanti, i quali brillavanodi parve degno d'Ancona; e le pareti per Io-
sincera gioia, e facevano aperto ciò che si devole olferta di Giuseppe Stralla furono
passava per entro icuoii ... Egli alle ac- arricchite da una collezione di quadri
da inazioni ed a'salnli i ispondeva con una opere classiche di somuìi pennelli. Al di-
alUibililà, con una speditezza, che inna- gnitoso, il degnissimo mg.' Lucciardi unì
Ululava ". Erano ivi già pronti i canonici le più delicate sollecitudini, e pose in o-
della collegiata con magnifico baldacchi- pera ogni ingegnosa industria perchè e-
no, Sotto cui fu ricevuto il Papa, dopo es- ziandio le domestiche stanze riuscissero
sere stalo ossequiato da mg." Catlutini ve- liete al gran l^ontefice, con piacevoli re-
scovo della città, che gli presentò l'asper- niiniscenze. Airap[)arir della notte geiie-
sorio, e da mg.' Lucciardi ( ora cardinal rale e risplendente fu l'illuminazione. La
vescovo di Sinìgciglia){\e.\t'^d\.o della pro^ piazza maggiore, posta innanzi al palazzo
vincia colla congregazione governativa; apostolico, era slata magnificamente de-
e fra WaxwUidtiW' Ecce Sacerdos Magnus, corata con una colonna sulla foggia della
M portò all'adorazione del ss. Sagrameu- Tiaiana ili Roma, praticabile nel su i ia-
to con ogni pompa esposto. Erano nella terno, nel dinlorno della (piale ei'auo
vasta chiusa riunite d'ordiuc di mg." Cu- dipinti i fasti del suo poulificalo, e due
70
U M A U M A
iscrizioni si leggevano nella froiile e nel- guaio ancora l'università isruelilica, la
lu parte opposta del piedistallo. Lateral- quale nel quartiere da lei abitalo, oltre-
n>eiite liinyo la piazza erano i "2 trofei, in che come il resto delia città ave;i messo a
ciascuno de'qviali elej^anti scritte decifra- festa tutte le vie, fece alzare nella contra-
vano i fasti significali nella colonna. An- da maggiore un obelisco egiziano distinto
cbe queste I 4 isciizioni compose mg.'l'a- in 3 sezioni con iscrizioni, elligie del Pa-
rili, e la colonna co' trofei immaginò il pa, triregno e stemma pontilìcio. La seno-
Bevilacqua, e tramandavano raggi di lu- la principale nella facciala venne foggiata
ce. La cliiesa di s. Domenico, cbe co[)re a fabbrica di delizie, con fregi, rabescbi,
un iato di detta piazza, non cbe tiilti i guide e cascate di fiori. Tanto l'obelisco,
palazzi e le case degli altri lati,egnal(i)en- cbe le scuole splendevano nella sera a Ira-
te erano dluminali. Ris[)lendeva il paiaz- sparente, leggendosi in varie parti plau-
zo municipale di bime vivo nel basamen- denti iscrizioni, il giorno dopo mercoledì
lo, framezzato da iscrizioni composte da i ^sellembre, eia soleime per Ancona, co-
mg.' Barili, a tra.^parenle; quindi di cor- me consagrato alla Regina d' Ognissanti
nucopi a piaceri nelle finestre del piano o Madonna di s. Ciriaco, possente patro-
superiore, ed inoltre di tiasparenti cbe na d'Ancona, e poicliè fra' pubblici voli
pieseulavano resterno abbellimento da- filiti perla liberazione dalcbolera, si com-
logli con colonne ad ai"al)escbi. Rimpet- prendeva cbe la magislralura civica do-
lo a lai palazzo la grandiosa facciata del- vesse in tal giorno accostarsi forinabneii-
la cbiesa del Gesù era posta a lumi con te alla mensa Eucaristica, volle anco il
graduala mostra di disegno del can. Lui- Fspa parleciparealla di vola funzionenei-
gi l'ami rellore del seminario. Cosi l'a- la cattedrale,nobilmentee magnificamen-
spello del tempio ili s. Francesco, ed il te apparata ilal capitoloe dal comune, es-
inagnifico palazzo di Leucbtemberg in sendo nella sommità della porla elegante
tele traspaienti rilucevano eleganti inse- iscrizione di mg.' Barili. Visi recò a cele-
gne pontificie. Erano pure brillanti dilu- brar messa nell'altar maggiore, ove tratta
mi le fronti della cbiesa del ss. 5agia- dalla sua cappella e in mezzo a una rag-
riienlo e di quella gotica di s. Maria della giera d'oro era soleimeinenle esposta la
Misericordia. Nella piazza del Teatro e prodigiosa immagine di Maiia N'ergine,
nelle 3 vie cbe conducono alla Loggia o Si trovarono a riceverlo, oltre il vescovo
Borsa de' Mercanti, l'altra alla piazza cbe gli oibì l'acqua benedetta, i sumtuen-
Maggioie e la 3.* all' officio della Posta tovati 7 cardinali, 1 6 fra vescovi e prelati,
molli illuminatori a ciò cbiamali da Cen- nig/ delegalo, i due capitoli della calle*
tuaveano messo ad effetto luminarie [leii- drale e della collegiata, e lutto il clero se-
sili di liuovu mera\iglia, seguendo il di- colare e regolare, mentre si cantò V Ecce,
fccgno (Iella Loggia gotico moresca. Da Saccrdos iMagims^ incedendo alia vene-
lunglie funicelle difilale paralellameule razione del ss. Sagramento. Il Papa nella
traverso le vie da un muro all'altro de- messa venne assistito dal vescovo mg.'
gli edifizi di()eiulevaiio altri sollilissimi Cadolini e da mg.' Castellani sagrislu, e
funicoli al c»ii capo erano attaccati lam- vi comunicò il gonfalunieie, la magistra-
padini con fiammella divampante sur un tura, ed altri pubblici funzionari e molti
licpiido di vali colori; e tulio qucslo con del popolo, lutti perciò di vulamente esul-
tai arte cbe esprimeva una lunga arcala laiili. Il prezioso calice con cui avea cele-
H 3 ordini C'<primenli un vòlto luccicante brato lo Ia.><ciò alla cattedrale, ed ascolta-
di varinpìnti fiori. All'imboccatura delle la altra messa, passò nelle contigue slan-
strade medesime era con opera de' luuii ze dell' antico episcopio, decorosamente
iiulalo: Camera di Commercio. Si se- ornale dal vescovo, il quale ucU'amnjcl-
U xM .V
(ere il Papa sedente in trono paternamen-
te al bacio ilei piede i due capitoli e cleri
ricordati, gii dichiarava iudividualmcnle
le persone. Gli alunni del seminario offri-
rono al Papa il suddetto libro con ora-
zione Petiarchesca e delicato mazzo di
fiori fìnti e odorosi, affabilmente giaditi.
Calò quindi il sauto Padre ue'sotterranei
del tempioa venerare nelle preziose arche
le spoglie de' ss. Protettori, massime quel
la di s. Ciriaco in cui si ravvisa qualche
vestigio del suo sembiante. Dopo questo,
espressi i suoi sensi di particolare amore-
volezza verso mg.' Cadolini, il Papa si
portò alla visita de'monasleri delle sagre
vergini, ove trovossi il medesimo mg."^ ve-
scovo, col vicario generale mg/Mongardi
e l'arcidiacono IMucci. Si recò prima ol
monastero di s, Palazia, poi all'altro di s.
Lorenzo, e per ultimo a quello di s. Barto
lomeo, ili ciascuno de' quali fece liete di
religiosa consolazione le religiose, cheam-
snise al bacio del piede e benedisse. Innan-
zi di giungere al i ."monastero, i chierici e i
giovani del Uislretto dis. Luigi Gonzaga,
duetti dal can. Oltaviani benemei itodel-
l'aiiconitana gioventù, uscironodalla chie-
sa di s. Maria degli Angeli ulhciata da lo-
ro, sulla cui facciala erano 3 iscrizioni ap-
propriate alla lieta circostanza, con iti nia-
uo rami di verde olivo, e divotameute
prostrati furono dal Papa graziosaniente
benedetti. Recatosi il Papa nel palazzo,
lo trovò addobbato con magnificenza e
gu>to, decorandone le pareti tre squisi-
ti dipinti del cav. Francesco Podesli an-
conitano celebre, e tra' ritratti de' Papi
e cardinali benefattori d'Ancona, il pro-
prio semibusto. Dimostrata ammirazione
e gradimento, si assise nel risplendente
trono e co'modi i piìj gentili ricevè gli o-
maggi de* magistiati, de' consiglieri, de'
nobili, delle dame e de'ciltadini che desi-
derarono essere ammessi alla sua presen-
za e al bacio del piede. Ebbe a sommo
piacere il dono presentatogli dal gonfalo-
niere d'una bellissima copia della B. Ver-
gine d'Ojjnissanli egregiamente miniata
U ìM A 71
con doralure.E poiché la moltitudine sem-
pre crescente per concorso dalle città e
luoghi anche più lontani dello stato pon-
tifìcio,non che da esteri paesi, era allollata
sulla piazza chiedendo la benedizione, si
allacciò il Puiitehcealla loggia del palazzo,
e la benedisse con effusione d'animo, dan-
do segni di suo cordiale gradimento alle
dimostrazioni di affetto e di venerazione
che verso lui erano indirizzale. Quindi
bramoso sempre d'essere tra il popolo più
d'appresso, amò di restituirsi a piedi alla
residenza, avendo a fianco il gonfaloniere,
al quale dirigeva continuo discorso, men-
tre non lasciava ili attendereall'immenso
popolo che si affollava ne' luoghi di suo
passaggio, osservandone con compiacen-
za paterna il rispetto e l'esultanza. Lungo
la via si fermò alla piazza di s. Francesco
e contemplò il prospetto della magnifica
chiesa, la colonna rostrata co' due trofei,
posti nel mezzo della piazza, con 3 iscrizio-
ni nellequali mg. 'Barili espresse idi voli e
giulivi sensi della moltitudine. Ricorren-
do nel pomeriggio la processione decenni-
le statuita per voto di portarvi la Madon-
na dis. Ciriaco ili ringraziamento della li-
berazione dal niorbo,il Papa mostrò vivis-
simo desiderio non meno di goderla dalla
loggia della torre di sua residenza, ma ivi
di seguirla con tutta la sua corte. Ma al-
lorché giunse la processione sotto il pa-
lazzo apostolico, oscuratosi di già il gior-
no ed essendo la calca del popolo stra-
ordinaria, il Papa reputò conveniente di
astenersi dal desiderato intervento,poichè
vide pressoché impossibile d'intrometter-
si co'cardinali (a' nominati conviene ag-
giungere il cardinal Mattei, che avea la
cura di governare il viaggio, ed il cardinal
Soglia venuto da Osimo, il quale man-
cato a' viventi a' 12 agosto 1 856, per cui
deqnaraenle il successe ne' vescovati il
cardinal Giovanni Brunelli , meritò il
giustissimo Elogio dell' Em." e Rcv."
jìi-incipe sig.r cardinale Giovanni So-
glia Ceroni i'esco\'o di Osimo e Cin-
goli, letto nel 3." giorno delle sue so-
ri U M A U M A
ìi'.nni tse<jxdc (ì i4 agosto i856 nella lamie una breccia di facile salita, aiìclie
chiesa cattedrale di Oxiìiio da Ciusep- gli altri 4 bastioni e le cortine erano sgie-
pe Ignazio Montanari, Ancona da' tipi telati e cadenti; le fòsse eransi riempite di
AiJivIj e comp. i856), con molti vesco- tmia, i parapetti non piùoHrivano l'anli-
vi (fra' quali a cagion d'onore nominerò co prodlo, le piatteformesdrnscile, il ma-
mg.' Antonio M." Deoedetto Antonucci Schio non piLulefilatoesojuastanle le pro-
v<;scovo di ìMonte Feltro, odierno pastore pinqne allure, il ponte levatoio della por-
d'Ancona) e alcuni prelati (e fra questi la incastrato, la magnifica polteiiera ab-
J'ollimoanconitano ing/GiuseppeMilesi- bandonata. Questo era lo stalo deplora-
Pironi-Ferrelti attuale ministro del coiu- bile della cilladella d'Ancona, quando
lìiercio, belle arti, industria, agricoltura e Gregorio XVI, dietro il rapporto del bra-
lavori pubblici), non cliecon lutto il cor- vissimocav. Paolo Emilio Provinciali ro-
leggio ti a un'accalcata moltitudine di gen- mano, comandante il corpo del genio «ni-
te senza rilevarne impedimento. Essen- filare, ne ordinò l'intero risarcimento, la
dosi però schierala la processione innanzi riedificazione del Cavaliere basso da'fon-
alla sua residenza, il Papa dalla princi- damenti in uiiglior forma dell' antico, e
pale loggia venerò la ss. Immagine, espar- fu prontamente corrisposto colla massima
se la sua benedizione sulle pie personeclie speditezza e abilità; poiché in 240 giorni
l'accompagnavano. iXella sei a il Papaam- il rovinio della cittadella disparve, e il ma-
mise a particolare udienza i cardinali, i si;hio, la torre laterale, la laiiipa che vi con-
\escovi e molte deputazioni, ch'eransi re- duceda'terrapieni inleriori,e!ecoi line fu-
cati espressamente in Ancona a rassegnar- romi riparale e amnentaledi nuove mura
gli gli omaggi di divozione e rispetto. Fu e di nuovi parapetti; i4baslioni cadenti
quindi presente da una delle finestre del risarciti, il Cavaliere basso ricostruito ed
suo appartamento, ad una gran mole di elevato sino a 1 6 mc-lri, onde potesse do-
fuochi artificiali ben combinali innanzi la minar l'adiacenti colline, avente una spa-
chiesa di s. Domenico e perciò di fronte ziosa galleria coperta, guarnita di n)u-
al suo palazzo: l'illuminazione simboleg- schetteria da fulminar l'uiimico che l'as-
glò il tempio della Pace formato di 7800 salisse ; e al «li sopra due casematte ne'
iiuni, con r Iride nella cui lascia di vari fianchi, che hanno fra loro comunicazio-
colori scintillava a granili caratteri di luce ne per una galleria illuminata da fori aper-
l'epigrafe : A Gregorio Xì 1 Ancona, ti ad egual tlislanza. Questo si è il grande
Fmj la festa notturna con l'elevazione di bastione o baloardo che il Papa permise
un globo areostatico. Giovech I 6 settem- sì appellasse Gregoriano dal di lui no-
bre il l^apa dopo celebrata la messa nella me, onde nella destra faccia della nuova
cappella privata, si recò alla cittadella, muraglia fu incastrata una lapide col suo
una delle più ragguardevoli d'ilalla, ove pontificio stemma. Inoltre si risarcirono
fu liceviitoda mg.' [iresidenle dell'armi, o rifibbricarono i sotlerianei, con casa-
e dal colonnello Lorini presidente delia malta perla comunicazione col superiore
cnmnìissione preposta nel precedente ot- terrapieno; la ()olveriera fii racconciata,
tobre a reintegraila dalle ingiurie degli e guarentita dall'umidità e dal fulmine;
anni e dalle passale vicende di guerra. Do- le lòs>e esterne ripulite, il ponte levatoio
poche gli austriaci nel 1 81 5 aveano colle risai cito, ec. Questo giandiuso monumeu-
mine rovesciate tanto l'antiche quanto le to fondato da' Pajìi, ridotto a scheletro,
nuove lòrtificazioni, per .i'j anni giaccpie per Gregorio XVI fu richiamato a vita
la cittaiiella in mezzo a un totale abban- novella. La cittadella d'Ancona trovasi
doi'.o, per cui oltre il bastione Cavaliere eretta sulla cima dell' Aslagno a ilielri
basso the presenla\a un ummusso di rol- loGsul livello del mare, guarda nou solo
U M A U IM A 73
la sottoposta città die ìli «pecchia piace- risarcito e acconcialo, e in parte eretto
Yolinuiile nell'AcIriaticOjeil suo bellissiujo »lallc ftjntlaMicnlu per l'attività inarriva-
portu, ma tutta la (ertile campagna e le l>ile del ^(illoclatu Uni." p. Vernò mentre
colline che l'accerchiano. Dessa ha 5 ha- n'eia priore. 11 risarcito e acconciato è la
stioni e sono, il Cavaliere basso, ora ba- gì andiosa sala delle donne, di cui più bel-
loardo Gregoriano, e il Ciiaidino dalla la cosa non si può vedere, per l'ainpiez-
parte di lena, il ba^lio^e de'Miiiori Os- za, per la [)olizia, e [)er la Mpiisilczza etl
servanti, del Quarliere, e la Campanache eleganza ilegli atldobUi, delle .sii|ipellet-
giiardanu lacillà e il mare. Vengono que- liti, delle pitture e dorature che la fregia-
sti dominati dalT altezza d' un maschio no. L'ei'elto dalie fondamenta è la super-
che 5>i erge nel mezzo, nel cui piano si l)a cosa de'pazzi, che si erge in sul pendio
j)onno appuntare grosse arliglieric [ler dono de' 3 colli della città, arieggiata e
battere lecolline più lontane che da ipiel- suleggiata. Quivi un giardino per pas'^eg-
1' allora si discoprono. Le forlificazioni gio e per escMcizio di ((ue'pazzi che amano
dalla parte della campagna sono dilese la coltiva/ione de'liori, tjuivi uno spazio-
da un vasto campo trinceralo di squisito so luogo per quelle donne che bramano
disegno, adorno di casemalle,ed'una poi- il la*orio, quivi un decente refettorio pe'
veriera che per la vastità e architettura deaienli non furiosi, quivi un piano-for-
può pareggiarsi alle più magnifiche d'I- te pegli amanti della musica, quivi uu
talia e di liilta Europa. Entralo dunque bigliardo pei (pielli che vogliono riorear-
Gregorio XVI nella cilladella, si recò un- si, (piivi in line una cappella ove i deineii-
lìiedialamente alla cappella dedicala a s. ti d ambo i sessi separalamenle adunansi
Larbara, nel cui Iroiilone eravi l'isciizio- per pregare. In questo manicomio que'
ne celebrante l'avvenimento. Dopo breve che infuriano non sono più percossi né
preghiera si portò quindi a mirare Tese- straziali, ed è allontanato lullociò che a-
guile lavorazioni e il nuovo bastione, e ver possa l'idea di tetro carcere. Vi èia
lutto trovò eseguilo con senno, sollecilu- doccia, trovalo rimedio eliicacissimo pei'
dine ed economia, onde esternò la sua pie- ralfienare gl'inqieli del delirio, e came-
lia soddisfazione al colonnello Provincia- re oscure imbottile nel pavimento e nelle
li e al capitano Schiatti comandante del pareti. ÌNon più funi, non più catene, le
Iurte, i quali a parte a parte indicarono al camicie di sicurezza ne tengono le veci,
l^onlelice il lavorio eseguilo; massime al le quali menlre infrenano il misero iufer-
Provinciali con [(articolari lodi per aver nio, non ne làmio strazio. Vigili custodi,
cambialo le seudjianze eia condizione ma pazienli e umani,sorvegliano i rinchiu-
tlella cittadella da capo a fondo. Il Papa si di giorno e ili notte. Gregorio XVI se-
esaminò accuialameule i disegni che gli guito da Scardinali, da molli prelati, dai
presentò l'abilissimo Provinciali, interro- g(jnfaloniere, dalla magistralura, dal se-
gando e rispondendo con tale un acume naioredi Bologna marchese Guidoni (oi-
di sa[)ereda sorprendere i [)iù inlelligenli timo personaggio ora delunto) e da altre
dell arie militare. JN'ella piazza d'armi, distinte pi.rsone,enliato nel i. atrio, in (òa-
sedenlein tronosolto magnifico padiglio- do si recò nella cappella o pubblico ora-
ne, ammise al bacio del piede i membri torio dc'demenli, oiò brevemente equin-
tli della commissione, e gli uHiziali d'ogni di passò nel giardino degli uomini, ove
grado e arma, trattando liilli con bontà tulli i non furiosi erano assisi a tavola u
indicibile. Dalla fortezza il santo Padre merendare, eseiiza punlo sgomentarsi al-
si condusse alTospedale uibano degl'in- la slraordinaria visita, conlinuarono a
fermi e mentccalliincura de'virtnosi ben- luangiare con gran serietà, benché il Pa-
traltiiiij ma^uilìco slubihiuculu lu puilu pufiuucuuicuic uvviciualuaidiaAclurobc*
74 U M A
nigne parole. Piissalo quindi nel •j." atrio
vide il laboratorio de' pazzi, entrò nella
saia de'bagni, ed osservò in allra gli strii-
tueiili elellrici di cui ricercò 1' uso, iiio-
straiido multo discernicueulo anche in
questo (lili'icile ramo di scienza, in un 2."
giardino trovò le pazze, ch'erano pure a
mensa ; quesle però riconobbero chi le vi-
sitava, e prese da straordinaria consola-
zione s' inginocchiarono, proruppero in
pianto, e coiuinovendo l'animo del Papa,
co gesti e colla voce le confortò ed ammi-
se con carità al bacio del piede. Visitò
inoltre la corsia delle pazze furdjonde e
vide la camera della macchina rotatoria
e l'altra oscura imbottita col bagno di sor-
piesa. Esannoò da tdlimo il prodotto de'
lavori d' ambo i seisi, domandando del-
la condizione mentale di naolti individui,
al che rispose con molla sapienza il d.'
IMonti, medico e direttore del pio luogo,
di esso benemerito pel suo instancabile ze-
lo; e conosciuti con sovrana e paterna sod-
di.sf.izioue i bei risnltiiti che si ottengono
al ben essere di tali infelici da'nuotri me-
lodi di cura adottali dopo lunga espei len-
za e meditazione, ne lodò la saggezza e
l'apjilicazioiie enicace.Enlrò poscia nell'o-
spedale dtlle donne sane di mente, e restò
SOI preso dalla jiiolta magniilcenza, e ac-
costatosi all'inferme le consolò e benedis-
se. Giunto linalmente alla sala del trono,
vi ascese e ammise al bacio del piede la
f.imiglia religiosa e i professori dall'ospe-
dale, lutti incoraggiando a proseguire nel
nobile, utile e caritatevole loro mmisteio.
iNell'uscii e dallo stabilimento vide la gran-
diosa f uniacia, ricca di suppellettili e me-
dicine, e profondendo elogi alla meravi-
gliosa sollecitudine e all' ingegno del p.
Vernò generale de' benfratelli, che per
singolare onore avea compreso in tulio il
viaggio nel suo nobile seguii.) (come rile-
vai nel voi. XLl V, p. I 4 I , avendo onore-
volmente riparlato di Ini ne' voi. XLIX,
p. 27 I, 272, 273, LII,p. 24i)> ^ l'avea
ricevuto e accompagnato nel pei correre
lo blabiliiueulo, dovendosi a tuie lUuslre
U MA.
religioso la magnificenza del luogo e la
sapienza degli ordinamenti, oud' esso è
rinomato in 1 lidia. Questa pontificia vi-
sita venne ricordala con lapide marmo-
rea, erettagli dal Rm.° p. Vernò e dal suo
ordine. Piestituilosi il Papa alla sua resi-
denza, passò poi nella sala del trono ric-
camente addobbala ed ove faceva bella
mostra nel sollllto il cpiadro rappresen-
tante la Fortezza che dìx la mano alla
Religione, ed ove è delineato il baloardo
Gregoriano,menlreilTempo legge l'iscri-
zione incastrala nel njedesi(no e da lui
trascritta in una tavola di bronzo per tra-
mandarla a' posteri, ili|)inlo per ([uesla
occasione dal sullodato Vii»cenzo Podesli,
con iscrizione monumentale di mg. Bari-
li, il tutto orilinatodal delegalo mg.' Lue-
Ciardi. Inoltre nell' appartamento ponli^
lìcio, la sala dipinta alla foggia egiziana si
vide adorna d* un magnifico ritratto di
Gregorio X.VI in manto e triregno, opera
egiegia del prof, di s. Luca cav. Francesco
Potlesli, fratello del nominato Vincenzo.
Ivi ricevè in formale udienza i consoli aste--
ri delle diverse nazioni stanziali in Ancona,
a'quali gentilmente permise chesi presen-
tassero colla spada al fianco. Il cav. Giu-
seppe Balufii console di Sardegna e Lucca
prese la parola per tulli, e l'esegui in mo-
do, che il Papa cortesemente rispose, eoa
tanta dolcezza e dignitosa affabilità, che
rienjpì tultid'ammirazione.Aininise quin-
di a udienza varie deputazioni, fra le qua-
li si distinsero (|uelle di Ferrara e di For-
lì, ed al bacio del piede tutti i pubblici im-
piegali ti' Ancona. Verso le ore 4 pomeri-
diane, a preghiera del gunfuloiiiere e ma-
gistratura, il Papa si recò in carrozza ai
famigerato i-*orlo d'Ancona. Al quale, per-
chè iosse dato un adilo convenevole e de-
coroso, come lungamente si desiderava,
pei rincessante alacrità del conte Quereu-
ghi gonfaloniere, era stato operaio dal-
l'architetto Bevilacqua sulla piazza di s.
Primiano imo squarcio nelle case poste a
u\\ canto della medesima. Esso fu aperto
u iurma di magmiica burriera, per cui vu-
U M A U M A 75
licaiulusi im ponle ili legno all'uopo co- Mj di spirto viril ricolmo il petto, - Monta
siniilo si entrava nel porto, il lutto con l'altero pino, e fianco eretto- Di soste-
disegni clell'arcljilelto Be\ ilacqua. Il l'apu gno al salir d'uopo non ave. - O fortu-
disceso di carrozza e dischiusi i cancelli nata gloriosa nave ! ec). Piicevuto sul le-
dclla barriera, la passò pel i ." percorremlo gno a vapore dal nominato e celebre cav,
il ponte fra il giubilo del tulio popolo. Ne' De Bruck, desiderò il Papa di fire sul
jiiloni alzati aliai.' lesta del ponte e ne' legno medesimo un piccolo giro in mare,
piedistalli di ilue colonne rostrale, erano e mossossi immediatamente giunse a cir*
<liverse iscrizioni ilell'aurea penna di mg.' ca un miglio fuori del porto d'onde relro-
Larili, descriventi quanto erasi fatto per cedette. Dinante tale tragitto ebbe a ca-
onorare l'amato padre e sovrano, nell'in- ro il Papa di visitare il piroscafo in azio-
cedere peli. "al porto Anconitano per la ne, notandone i particolari ccommendan-
barrieia che dovea pi eliderne il nome, e done la bella tenuta. Diti (piindi contras-
Io presedi Barrierii Gregoriana j [lOvlQ segui di gradimento al rispetlabileca v. De
unico fra Venezia e Hrindisi, ed opportuno Bruck, non che al comandante del basti-
a' cooi merci coli' oriente. Gregorio XVI mento e all'eipiipaggio, e benedetto tutti,
dopo osservala con compiacenza questa rimontò nella lancia. Indi a preghiera de'
granile opera utile al commercio e di de- de[)utati del commercio si diresse alla
coro alla cillìi, ascese sul rivtillino pas^ìu- Log^ia o Corsa de'Mercanti, la (|ualeme-
do sotto l'antico magnifico arco di Tra- ciiante tnagiiiiioa e agevole gradinata era
inno, ed entrò in uno splendido padiglio- stata resa dnlcemenleaccessibile dalla par-
ile e loggia coperta, gaiamente ideali dal- te di mare, decorata d' iscrizioni e delle
l'ingegnere pontificio Matteo Livoni. Ivi itatue degli illustri anconitani, Benvenu-
iii compagnia d'8 cai diiitiii si com|)iacque to Stracca scrittore in cose di co.'iimercio
tli veder varareun naviglio meicanlileco- e Ciriaco de Pizzecoili gran viaggiatore e
struito in q<iel canlieie, navigliociii bene- antiquario. Entrò ilPapa nella gran sala
disseecluiimò s. Mauro, nome ila lui por- riccamente adilobbata, e nelle cui pareli
lato nell'ordine camaldolese e nel cardi- risallavano leggende commemoranti la
nalato. Avendo il Papa accolto l'invito protezione accordata d.i Gregorio X.\Tal
già fattogli dal cav.DeBruck direttore gè- commercio, e iin[)loraiiti benedizioni alle
iierale de' vapori austriaci del Lloyd di arrischiate fatiche ile' nocchieii. Salì sul
lrieste[l .),di recarsi a vedere il piiosca- magnilìco trono e ammise alfabilineiite al
fu Mahmudie, chea gentile e riverentecu- bacio del pi«de i componenti la camera
ra di tale società si era posto a sua disposi- primaria e il tribunale di commercio, di-
zione, montò egli prima sopra una orna- poi il ceto de'mercauti e i capitani di ina-
tissima lancia,allestila dal governo, ove 1 4 rina, lutti lodando e quesl' ultimi iuco-
capitaiii della città addetti al commercio raggiando a nuove intraprese, delle quali
inaritlimo facevano l'nlìlcio di remigan- egli riconoscevacapace la perizia della ina-
li, e diretti dalcomandanle del porto con- rina anconitana, come quella clui preci-
te Raifaele Milesi. La ipiale lancia seguita puamentefa sventolare il vessillo punlill-
da altre \i pel nobile corteggio si diresse ciò nelle più remole spiaggie. Seguì po-
al piroscafo fra gli applausi della marine- scia una regala o corsa di 6 barchette, ed
ria e del po[)olo accorso su più centinaia il Papa raddoppiò i premi. Imbrunita la
di battelli (da Treviso il eh. cav. Filippo sera, il magislralo civico e i zeltinli depu-
Scolari inviò al Papa un sonetto, cele- tali delia camera di commercio stipplica-
brante il suo ascendere il Mahmudie seu- lono il Papa di onorare con sua presenza
z'alcun appoggio, nel cui originale leggo: il padiglione eretto fra l'onde nel mez/.o
Lo vedi ? Ei d'alte cure e d'auui grave, - del bacino del porlo, su manufatta isolet-
r76 U M A U M A.
ta, acciocché potesse goder Io spettacolo della cittadella, che poi quasi in un ba-
delle luminarie e de'f'iiuchi artificiali che leno apparve illuminata di faci. A cpiesto
s'iucendierebbero nella cillà dal lato del- nuovo, varialo e stupendo spellacolo fu
la marina. IMontato (juindi il i'apa nella soprallalto di lauta meraviglia T animo
lancia di cinsi era giàservilo, seguila dal- del benigno Pontefice, che ne ripelè con
l'altre lancie pel suo corteggio, approdò amorevole degnazione gli estatici e allet-
al padiglione iu forma ollagona e di gotica tuosi sensi a'beneraerenlissimigonfalonie-
slrullura, non che di soda cosUuzione e re e deputali della camera di commercio, e
capace di 200 persone, addobbalo con a tutti gli anconitani. Montata rpiindi nuo-
grande squisitezza ed eleganza, felice pen- vamenle la lancia fra un ripetere iuces-
fcicro del gonfalonieie diviso colla camera sante di salutazioni e di viva, discese nella
tli commercio, ed egregiamenle eseguito Loggia de'iMercanli,ed entialo in carroz-
dall'ubilissimo Livoni,e per l'atlivitàe le za procedette con lento andate traversola
cuie tiel marchese Cesare Benincasa. In citt.'i al palazzo apostolico. Per lai modo
«jueslo punto volgendosi verso la citlà si gli fu agevole l'osservare a parte a parte
presentava essa informa semicircolaresul- le luminarie ch'eransi ripetute come nel-
l'orlo del mare tutta splendente d'innu- le sere precedenti nell interno della città;
merevoli faci,la cui luce raddoppiavasi ri- e giunto alla piazza del teatro fu pago
percossa nel mare tranquillo, il tulio l'or- della sorpresa procuratagli con una graii-
inando una vista di magica meraviglia e de tela trasparente, nella quale scorgen-
lale da non |)0lersi in poche parole descri- dosi dipinto il ponte di Delluno, gli venne
vere. Tulli i navigli poi giacenti nel porto ridestata la dolce rimembranza della cara
e lulte le barche [)escareccie squadronale sua patria. Rientrando nella residenza fu
con bellordine luccicavano di lumi con salutato da un inno che cantavasi da
grandi festoni di globetli Irasparenli a va- scello coro di musici accolto in una log-
li colori. Intanto ira la punta della sco- già della medesima, composizione atlet-
glieia, il baluardo della lanterna, pure tuosa dell'avv. Castellano. Nella mattina
illuminali, e la cittadella sfolgoravano r.iz- del seguente giorno venerihi 7 settembre
zie sco[)piavano bondje artificiali. Palle il Papa dopo celebrala la messa in piiva-
di fuoco a vari colori innalza vansi dal pi- lo si ilispose alla parten/,a, dc)[)oafer di-
roscafu austriaco e dalla Loggia de'Mer- spensalo varie grazie e fallo decorare d.il
cauli, menlre le arliglieiie facevano da cardinal Matlei della croce di comuieu-
varieparlicouliuualo rimbombo. Equan- tlalori di s. Gregorio Magno il gonfalo-
do esse aveano posa, o una banda milita- niere conte LoilovicoQuereughi e il mar-
re alternava armonia di slrutncnli, od un chese Carlo bourbon Del iMoute, di cava-
coro di voci con noie uiu.^icali concerta- bere di dello ordine il marchese Stefano
va la melodia d'una barcaiuola con ca- Agi presidente della camera di cuimner-
ilenze alla veneziana, e tutto sul dorso ciò, ed il . segretario di cpicsla Franceichi-
tlellc barchette vaganti intorno al padi- ni di cavaliere dello Speron d'oro: aiui
glione del Papa. Il can. Borioni fu ilcom- riceverono corone preziose benedette, me-
posilore di essa, onde far cosa grata al ve- daglie di beiiemei eiiza e altre «nedaglie,
Udo Soiuuiu Pontefice, LNocchiero e Re, ed il vescovo ebbe una sonuna di denaro
che stampala pure a parte è inlilolata: Al da disUibuii si u'povcri della cillà, a\jiiali
JJi.sliiu Peccatore nel ^iur/io che unO' il comune e la camera di commercio avca-
ìiii-a il Por tu cV AiLCoaa distia augusta nodisj}cn»aio3o,ooo libbre di pane. Uice-
prcic/iza, Barcaiuola. Da ultimo ebbe xelleil Papa a udienza i cardinali, poi
luogo il simulalo incendio cosi «.!' un na- uig. Caduluii \ escovo diocesano col ca[>i-
vighu aucuiulo òui.a luce del porlu^cumu lolu della callcdralc, il goulaluuiere cui-
U M A
la magistratura, il presidente e i deputati
del commercio, il cav. De I3riick col co-
mandante del Miilimudie, ed altri che ac-
colse colla consueta sua amore voltura, a
tutti rivolgendo parole piene d'affnbiiilà,
di gentilezza, di paterno amore, congra-
tulandosi delle ricevute spettacolose e
sontuose teste, altamente lodando gli an-
conitani per averli ammirali a lui divoli
d'una fede sincera, con sua inesprimibile
compiacenza. Si recò quindi alla grande
loggia del palazzo, e nuovamente colla
massima espansione di cuore benedisse il
popolo, salutandolo eziandio con gesti e
contrassegni di sua più viva all'ezione. 11
che ridesiò nel popolo 1' entusiasmo e
l'animò a grida di divota gioia, divagan-
dolo dal triste senso per la sua imminen-
te partenza; cui s'aggiunse il dispiacere di
una fallita speranza di godere anche un
altro giorno la di lui presenza ; essendo
lutto predisposto onde la piazza Maggio-
re fosse tutta quanta convertita in delizio-
sissimo giardino. Pai lito Gregorio XVI
da Ancona, lungo la via gli abitanti di
Falconara lo festeggiarono con due archi
a'iimiti del loro territorio, e con l'incon-
tro del clero e della magislratur,T; altro
arco eressero gli abitanti di s. Marcello.
Per Chiaravalie, le cui dimostrazioni ac-
cennai nel voi. LXXll, p. i q i , giunse in
Jesii^F). La fama avendo tosto propalato
Je maguidche feste d'Ancona, il eh. Gio.
Francesco Rambelli, che ne fu lieto spet-
tatore e ammiratore, pubblicò poi colle
Stampe: Gregorio XF I in Jncona, di-
scorso letto nella sala comiinitatii'a di
Persicelo a cCi 2q settembre i 84 ' per la
premiazione degli ahiuni delle pubbli-
che scuole. A'iQ dello slesso seltembie
lug.' Cadolini tenne il sinodo diocesano.
E nell'anno seguente mg.' Lucciardi die
nell'aula del palazzo apostolico un' y^r-
cadenna vocale e strumentale per solen-
nizzare l'anno XII dell' esaltazione al
soglio di Gregorio XP I, divisa in due
parti. Per essa il can. Borioni compose un'
Ode marinaresca, Ancona 1 842 tipogra-
U M A 77
fui BiilufTi. Avendogià Gregorio XVI ag-
gregalo al sagro collegio l'anconitano car-
dinal Ferretti, volle di nuovo rallegrare
Ancona con creare cardinale l'altro con-
cittadino e proprio vescovo Antonio M.
Cadolini : lo promulgò nel concistoro de'
1 q giugno I 843, gli conferì per titolo la
chiesa di s. Clemente e lo dichiarò protet-
tore delle ciltà di Umana e Sarsina, an-
noverandolo alle congregazioni cardina-
lizie della concistoriale, de' vescovi e re-
golari, del concilio e della Laurelana.
Laonde l'avv. Caslellanoa suo onore [)ub-
bli(X) un'iscrizione che termina con que-
ste parole: ylnroiiitani gioite. L'opera di
Gregorio XVI è compila. Impernccliè il
Papa nuliendo particolare propensione
per Ancona avea esentalo dalle lasse go-
vernative coloro che di nuove fabbriche
provvedessero all'ampliazione della ciltà;
di più avea ordinalo la costruzione del
grande arsenale maritlimo. Di conseguen-
za allecasechesi costruirono fu permenio-
ria dalo il nome ói Borgo Gregoriano, al
quale dipoi fu sostituito l'attuale di >5or-
go JMaslai, cognome del j>iceno Ponte-
fice che regna. Quanto all' arsenale va
letto l'opuscolo : Relazione della sagra
veremoìda onde fu inaugurato l'Arse-
nale Anconitano dall' Em.' Rev.' del
cardinale Antonio Tosti pro-tesoriere
della R. C. A. il 12 marzo iS56{c\i\al
giorno onomastico del Vi\i>a), fatta pub-
blicare da Ila Camera primaria di coni-
ìncrcio d'Aiicoììa,W\\'òf[Z per Gustavo
Sartoij Cherubini tipografo vescovile. In
fronte vi è un bellissimo ritratto del car-
dinale del litografo Maggi. Queste bene-
ficenze dipoi volle Ancona celebrare con
L'accademia vocale edistrumentaleche
il municìpio cV Ancona dà nell'aula del
suo palagio la sera de'6 febbraio ì8/\6
per festeggiare l'anniversario dell inco-
ronazione di S. S. Gregorio Xfl. Inno
allusivo alla benignità di S. S. verso di
Ancona^ novellamente dimostrata con
la graziosa esenzione delle tasse ec, An-
cona 1 846 per Sarloi j Cherubini.il i ."giù-
78 U M A U M A
gno 1 846 [inssnlo ai^li eterni riposi Gregn- qnie nella propria chiesa di s. Carlo a'^a-
rio XVI, il cortlinal Cadoliiii da Ancona linnri, nella quale l'illtislre dtfnnlosi era
si recò al conclave per l'elezione del sue- tanto adoperalo coi pio suo zelo e facoii-
cessore, e segiù nella persona del regnante dia a vantaggio de'fedeli, i quali erano in-
Poiilefice Pio !X de'conti IMastai, la cui il vitati ad assistervi e sulfragarlo, con epi-
luslre famiglia nppnrienendoa! ceto patri- grafe posta nella porla maggiore delteiu-
2Ìo d'Ancona, la cillà celebrò il faustoav- pio e pubblicata dal n." 1 82 del Giornrtle
veniiDento nel modo lifeiilo dal Supple- di Roma. Qnal vescovo di Cesena l'avea
ijienio al n.° 36 delle Notizie del giorno celebrato in purissimo latino il can.Tilo
I 846. Scoppiala la rivoluzione in Roma Masacci, col riportato dal Leoni nell'^/?-
(/"'.jnel noveinbrei848,fataImenlesi prò- cena illustrata, p. 435. Il regnante Pio
pagò in lutto lo staio in^^ieuie alla prò- IX nel concistoro de*5 setlendjre i 85 i Ira-
inulgata repubblica romana, ilcbe coslrin- slatò dalla chiesa arcivescovile di Tarso
se il Papa Pio IX [V.) ad invocare il soc- l'attuale zelante e saggio pastore mg/ An-
corso delle potenze per re[)riiiiere i ribel- Ionio !M." Benedetto Antonucci di Snhia-
li. Pertanto gli austriaci per capitolazione co ( nel quale articolo feci cenno di sue
a' I q givignoi 84c) «cullarono nella città e viriti e delle ragguardevoli cariche diplo-
foltezza d'Ancona, clic tuttora guarnisco- iniitiche esercitate e degli altri vescovati
no, liberando il venerando cardinal De governati con lode, ed a'voli ivi riveren-
Angelis arcivescovo di Fermo dalla dura temente emessi qui aggiungo : Di Tiì.i
prigionia che per 100 giorni avea patito di-iil loiigam pyliam siipei'are sciìcctam^
nella fortezza, pel sacrilego arresto fatto cioè ripetendo quanto l'ab. Leoni scri-^se
di sua sagra persona da' rivoltosi nello dell' allora vivente predecessore curdinil
slesso suo arciepiscopio, essendosi ancoat- INembrini a p. 448 ; e così la diocesi d'Au-
lentato a' preziosi suoi giorni (ora non cona ed Umana ne potrà ulteriormente
occupano gli austriaci che Ancona e Bolo- godere l'egregie doli pastorali; avendone
gna, poiché a' 26, 2y e 28 ottobre 1 856, già dato prove anche quando fu nuov.i-
le truppe pontificie presero il luogo delle mente la citlà d'Ancona flagellala dal ler-
ledesche nelle varieciltàdi Romagna, con ribile oholera). Imperocché fuggii pro-
otlimo ordine e col miglior accordo colle motore eprincipale contribuente, per da •
milizie imperiali), ludia'^y giugno prese re uu asilo alle povere giovanelte anconi-
in Ancona le redini ilella pubblica aro- tane rimaste orfane pel morbo nel i8:)4
niinistrazione mg.'DonienicoSavelli com- enei i 855. Terminerò con ri[)elere il
niissariostraordinario delle Marche e del- riferito dall'uUiuìa proposizione coucisto-
le Provincie d'Urbino e Pesaro. Gli sue- riate, cui aggiungerò alcune parole. Aa-
cesse mg/ Camillo Amici commissario cona notissima Piceni rivitas maritima,
pontificio straordinario e delegalo aposto- a qna notnen sumpsit illa provìncia; ad
lieo, ed a lui pi omosso a pro-legato di Bo- litus Adriatici maris sita, ac par tini in
legna, l'alluale mg/ Lorenzo Bandi. 11 ve jìlano et partem in colle aedifìcata, in
icovo cardinal Cadolini nalo a' 1 9 luglio suo triuin fere niilliarium anihilu una,
1 77 1 in Ancona, ivi morì compianto per cunisuhurbìisquatuor mille donios et tri-
le sue egregie virtù il 1 .° agosto 1 85 1, 12 gi/ita circiter mille enumerai e ives.La se-
giorni dopo dacché avea compiti 80 anni de vescovile d'Ancona ed Umana è imme-
d'etìi. Il suo corpo fu esposto con solenni dialamente soggetta alla s. Sede. La catle-
funeiali nella calledrale, e vi reslòscpollo diale è >ollo l'invocazione di s. Ciriaco,
con onorevole lapide. In Boma la con- lui mala di gotica struttura, con maestosa
gregazione di s. Paolo, a cui avea appai le- gradinata, e nntiporlico tolto di marmo
nulo, gli celebrò solennemente altre esc- sostenuto da due belle colonne che [iosa-
U M A
no sul dorso di due gran leoni di granilo.
Antico i)*è il dis("£;no e si novera fra le pili
iinliclie chiese d'ilalia. Due grandi navu
te, ciascnnn di fì anlii sofetenuti da niar-
inciee colonne, die in un pnnlo concen-
trico si uniscono, e si tagliano ad eguali di-
slonze, formano una pi «fella croce greca.
Nel mezzo, sjìslenula da 4 grandi pilaslri,
s'ei gè la cupola re()Ulala una delle prime
elevate in Italia. Dissi già elicla primitiva
(fitlediale eia sagra a s. Stefano proto-
U/iiiliie, e sorgeva fuori le mura sul colle
AMagno, demolita neh 174 per l'assedio
di Federico 1. L' odierna eh' è sul colle
Guasco, porlo in origine il nome di «.Lo-
renzo arcidiacono della eliiesa romana e
martire, ed ottenne poi quello di s. Ciria
co vescovo e martire, quando nel 1 270 si
licosliu'i più ampia e decorosa pel famoso
arcliitello INlargaritone d'Arezzo. Era a."
callediale cjuando esisteva la precedente,
' e restò i."* dopo la sua distruzione. In essa
non vi è il baltislcrio, perchè non ha la
cura d'anime. Ha i\ue belli sotterranei, la
cui volta è sostenuta da ìi colonne, lii
quello detto di s. Ciriaco vi riposano le
spoglie de'ss. Ciriaco, Marcellino 1 e Libe-
rio; ha 5 altari, de' cpiali il 1." è innanzi
I urna di s. Ciriaco, negli altri riposano i
corpi di s. Marcellino I, di s. Liberio, di s.
Palazia,e del b. Antonio Fatati. Incontro
a tale sotterraneo è l'altro, sovrastato dal-
la cappella del ss. Crocefisso, chiamato
della Madonna delle Lagrime, e, non ha
che il suo altare in cui si venera l'imma-
gine della B. Vergine col divin Figlio. 11
dotto can. l'elrelli ivi neh 834 incomin-
ciò un museo sagro d'antichilà cristiane,
trovate nella diocesi d'Ancona ed Umana.
Sono molli anni da che si litenne che la
cattedrale minacciasse rovina a causa
d'un cedinienlo avvenuto al sinistro lato
del fabbricato. Dopo falle alcune ripara-
zioni e inzeppature, sembra essersi allon-
tanato il temuto pericolo. INoudimeno
questa principale chiesa e santuario fa
conoscere ra>soluto bisogno d' altre più
grandi riparazioni e di ristorauienlo. Il
U M A -M
capitolo si compone di Ire dignità, lai.'
è l'arcidiacono, le altre 1' arci|)rete e il
primicerio: eravi |(iirc la dignità del pre-
posto, ma reslo soppressa. Queste dignità
formano cpiasi uncoiptja parie e non han-
no voce in capitolo, e vestono dell' abito
prelatizio nero, dovendo perciòiinplorare
d'essere ammessi Iva pi-oloìiotari aposto-
lici titolari o onorari (de'quali riparlai nel
voi. LXXl, p. 8). Di 12 canonici conipre-
.se le prebende del teologo e del peniten-
ziere, i quali hanno per capo il priore, uf-
(Irio che esercitano per turno d'anzianità;
di 6 mansionari chiamati canonici soprati-
nuoierari. 1 primi hanno 1' uso del roc-
chello e della cappa paonazza ornata di
pelli d'ai niellino o di sela cretnis seconda
le stagioni, e nell'estale la niozzetta di se-
la paonazza. I canonici soprannumerari
hanno 1' uso del rocchetto e della cappa
paonazza ornala di pelli Iiigie o di seta
nera secondo le stagioni, e nell' estale la
mozzetta ili seta nera. Di 4 chierici bene-
lìciali cantori, ac iionruillox rajìcllrtiins
rccciitioris iristilutionis (del cardinal Ca-
dolini), che vestono la cotta e l'alinuzia;
e d'altri preti e chierici addetti all'ufllzia-
tuia divina. Episcopale palatiuiii ad e-
jusdem pene montisradire^ pnsitninali-
qtiaìittitn distai acathedrali,ntdlamquc.
reparatioiìcnì caposcit. Le chiese parroc-
chiali d'Ancona e del suburbio sono io, e
tutte munite del s. fonte, qnarimi altera
sub titilli s. Blariae de Platea, et s. Ho-
chi est edam collegiata, la cui cura di
anime il capitolo di ii canonici la fa eser-
citare dalla dignità del preposto. In An-
cona vi sono i conventi de' domenicani,
minori osservanti, ca[)puccini, conventua-
li, agostiniani, carmelitani calzali, mini-
mi, serviti, benfial eli), e fratelli dello scuo-
le cristiane; ed i monasteri delle monache
canonichesse Lateranensi, Clarisse fiance-
scane, e ripsimiane armene. Di più si con-
tano 3 conservalorii, diversi sodalizi, l'or-
fanotrofio, l'ospedale, il monte di pietà, il
seminario, ed altri benefici e scientifici stn-
bilimenti. Ogni nuovo vescovo d'Ancona
8o U M ?,
ed Umnna è tns<!ato ne'lihri delln camera
apostolica in fìoiini 44^ '7^> ^^^ ' f^i'"lli
della mensa ascendono a 8000 scudi non-
niillis oncribus gravali. La diocesi st e-
sfende per un territorio di circa 3o mi-
glia, e comprende più luoghi.
UMBERTO DI Marolles o Marou,-
iEs(s.), prele religioso. Nacque a Maiziè-
res suirOise, due leghe lungi da s. Quin-
tino. I suoi genitori Everardo, il quale è
onorato del titolo di bealo, e Popita, co-
uoscìute le ottime di hìi disposizioni, lo
destinarono al servizio degli altari, e per-
ciò il condussero a Laon, dove ricevet-
te la tonsura clericale; poi Io miseio in
un monastero perchè fosse istruito nel-
la pietà e nelle lettere. Elevato al sacer-
dozio, passò alcun tempo nel chiostio, e
ne USCI per recarsi a dar ordine all'ere-
dità de' suoi genitori. Dopo avere accolti
in sua casa s. Amando e s. Nicasio, li se-
giù per soddisfare il suo desiderio di vi-
sitare la tomba degli Apostoli; e dicesi
che per lo stesso motivo facesse dipoi un
secondo viaggio a Roma. Nel suo ritor-
no visitò s. Amando a EInon; quindi si
ritirò nel monastero di Alaroillesnell'Hai-
naul,cui donò la maggior paite della ter-
ra di ÌNIaizières, la quale consiilerabile do-
nazione Io fece riguardare come fonda-
tore del monastero stesso ; ed è verosi-
mile che ne prendesse il governo, poi-
ché que' religiosi sono delti suoi ilisce-
poli.IMoiì verso l'annoGSs a'25 di mar-
zo, nel qual giorno è registralo ne'mar-
tirologi dei Paesi Bassi, di Francia e di
Germania. Si celebra a' 6 settembre la
festa della traslazione delle sue reliquie,
le quali (ino dal Xi( secolo conservansi
nel detto m<inastero.
UMBERTO o UBERTO Canlinale.
Nacque in Lorena, benché altri lo dicono
tedesco o fiammingo, ma veramente in
Toul ; monaco e abbate dell'ordine di s.
Lenedetto nel monastero di ìMediano nel-
la dioceM di Toul tra' monti di Vosago,
divenne celebre e insigne nella sua età,
come dottissimo e chiaro per virtìi e sin-
UM B
golarmente versato nelle lingue orienta-
li. Per tanti meriti fu condotto in Roma
nel !o49 *^''^ ''• Leone IX, che lo consagrò
vescovoeil inviòinSicilia con litolod'arci-
vescovo, per istruire que'popoli nella cat»
tolica religione. Il Grossi nella sua Cata-
nia sacra^ si studia di provare che fu ve-
scovo e arcivescovo di Catania, conf itan-
do il Pirro che nella Sirilia sacra io
vuole arcivescovo di Palermo. Cardella
non è persuaso delle «lue lestimonianze.e
soltanto crede, che il cardinale ebbe dal
Papa facoltà e giurisdizione illimitata su
tutta la Sicilia. Aggiunge, che nel conci-
lio romano in premio di sue apostoliche
fatiche fu nel io5i crealo cardinale ve-
scovo di Selva Candida (/^.), cancelliere
e bibliotecario di s. Chiesa. A ninno me-
glio che a questo cardinale credè s. Leo-
ne IX di arlidare il governo del celebre
monastero di Subiaco, di cui nello j3 Io
elesse abbate. Non mancò egli di corri-
spondere alle pie ifitenzioni del Papa, eoa
restituire a (]uel santuario la monaslica
disciplina affatto decaduta, e incontrò gra-
vi didicoltà per mantenerla nel suo vigo-
re. Nel io54 ?«• Leone IX lo spedì, con Pie-
tro arcivescovo d' Amalli, e Fetleiico di
Lorena arcidiacono cardinale, all' impe-
ratore Costantino IX Motio.maco, che li
accolse colle maggiori dimostrazioni d'o-
nore, ad eft'eltodi conciliare una pace sta-
bile e una permanente concordia tra la
Chiesa greca e la Ialina, e per implorare
soccorso contro le scorrerie de' norman-
ni. Il Labbé, nella Disx, degli scrillori
ecclesiastici, t. i,p. 4^4> ^ ''' P'T'ere, che
questa legazione (u conferita al cardinal
Umberto nel 10? i ,cche in tale occasione
in una disputa ch'ebbe con 1' ambizioso
patriarca di Costantinopoli Michele Ce-
rulario, lo convinse tabnente colla forza
degli argomenti, eh' egli non seppe più
cosa rispondere : di parte della sua di-
spula feci parola nel voi. L, p. 3c). Dopo
averlo piìi volle avvisalo e palernamenle
ammonito, trovatolo ostinalo ne'suoi er-
rori, insieme con Leone vescovo d'Atrida
UM B
eCostnalÌQo sacellario JcH'ituperatore, e
complici del patriarca, nel gran tempio
di s. Sofia alla presenza del clero e del
popolo, il cardiuaie lo escluse formal-
mente coH'anatema dalla comunione de*
fedeli. Lo slesso fece col dottissimo e ce-
lebre monuco studila Niceta il Petto-
rato^ di cui represse 1' ardire, e strin-
se per tal modo coH'enicacia delle ragio-
ni, che quel monaco si vide ridotto ad a-
natemalìzzare il proprio libro scritto in
difesa del Cerulario, e l' imperatore co-
mandò che fosse gettato nelle fiamme. Il
cardinale gli avea risposto con fortissima
confutazione, che si legge nell'iiggiunte al
t. I I di Baronie col titolo : Refiitatìo
tractatus aediti contra Lalinos a Nice-
ta Peclorato. Il Goar, Bihl. de' Padri,
I. 4j P- I 73, scrive che il cardinale eccedè
in alcune cose, come più dilfusamente ri-
ferisce Juveuin nella sua opera de' A^-
grameìili,(\\%<sei\. 5,quest. 8,cap. i . Si può
\edere VA-ndies, Dell'origine e progressi
d'ogni letteratura, t. 7, p. 202 e seg.,che
chiama ilcardiualeUbei todiSelvabianca.
Nel io54 ricevuta la spiacevole notizia
della morte di s. Leone IX, carico di doni
per se e pel monastero di Monte Cassino,
s'incamminò perPvoma onde trovarsi a'co-
niizi del nuovo Papa, che fu Vittore II.
Questi in riguardo a' di lui meriti colla
s. Sede, non solamente confermò gli an-
tichi privilegi di sua chiesa Selva Can-
dida, ma ne aggiunse altri ; indi Io de-
stinò legato pontificio a Monte Cassino,
ove per l'elezione del nuovo abbate erao-
si eccitati gravi torbidi, ne'quali il cardi-
nale corse rischio di lasciarvi la vita. Ma
egli, anziché sbigottirsi, intrepido volle
assistere allo scrutinio del nuovo abbate,
nel quale attesa la sua vigilanza e saviezza
rimase eletto il suddettocardinal Federi-
co poi Stefano X. Al breve pontificato di
questo successe nel i o58 INicolò 1 1, che nel
ioSq r incaricò di comporre e stendere
la formola della professione di fede, da
pronunziarsi e giurarsi pubblicamente
dall' eretico Berengario capo de' settari
VOL. LXXS.III.
U M B 81
Sagramentari, nel concilio di Lateratio
alla presenza di 3i3 vescovi, ch'egli me-
desimo sottoscrisse nel famoso canone,
che comincia Ego Berengariiis,e ripor-
tato pure da Graziano. Alessandro II de-
terminò d'affidaigli la legazione d'Inghil-
terra, dove in numeroso concilio convo
cato nel 1072, a cui intervennero tutti i
vescovi di quel regno, quietò le differen-
ze insorte tra le chiese di Cantorbery e
York, intorno al diritto primazìale del
medesimo, che il legato credè aggiuilicare
aliai/, dichiarando l'arcivescovo diCan-
torbery primate di tutta 1' Inghilterra ;
quantunque non manchi chi pretenda che
di tale legazione fosse incaricato il cardi-
nal Uberto suddiacono della chiesa ro-
mana, come rilevai al suo articolo. Il pio
cardinal Umberto fu assai commendato
da Lanfranco arcivescovo di Cantorbery,
qual uomo d'eminente sapere, pieno di re-
ligione, e di santissimi costumi adorno.
Scrisse alcune opere, che più non si leg-
gono, e dopo aver contribuito col suo suf
fragio all'elezione di Stefano X, Nicolò II
e Alessandro II, non facendosi memoria
in quella di Vittore II come assente, pie-
no di meriti riposò nel Signore nel 1 074»
0 forse nel precedente anno, altrimenti si
sarebbe trovato all'elezione di s. Grego-
rio VII. D* ordine pontificio fu sepolto
nella basilica Lateranense, presso la tom-
Ija delle ss. Materna e Secondina. Fecero
del cardinal Umberto onorata menzione
Canisio, BellarminOjUghelli, Ziegelba ver
e molti altri. 11 cardinal s. Pier Damiani
contemporaneo, lo disse: occhio limpido
del Sommo Pontefice.
UMBERTO 0 UBERTO DI SELVA
CANDIDA, Cardinale. F. Umberto o
Uberto, Cardinale.
LMBILICANI. Eretici esicasti , cosi
chiamati perchè pretendevano che la pre-
ghiera non poteva esser gradila a Dio che
colla fissazione degli occhi suU'umbilico.
E da ciò che fu dato loro il nome d' um-
bilicani, tratto dalla parola latina Unibi-
ZzVuijche significa umbilico. E>icasta poi,
6
82 U M B
Hesycastes, in greco è la slessa cosa the
Quietista in francese,preso solamente, se-
condo il significato grammaticale, per una
persona che si tiene in riposo, per allen-
tlere più comodamente alla contempla-
zione delle cose celesti. Questo nome fu
dato nell'anlichilà a que'monaci che uni-
camente occupavansi della Preghiera.
LMBRIAo ORllìRlA, Umbria. Le-
gazione apostolica del dominio della s.òe-
de, la quale secondo la disposizione del
regnante sovrano Pontefice Pio IX, de'
22 uoven)biei85o, comprende le illusUi
provinole ponlificie e delegazioni aposto-
liche di Perugia, Sjìoleto e Rieti, nel
modo che dichiaiai nel voi. LUI, p. 229.
Il comune de'geografl la chiama grande
contrada d'Italia, dalle sponde del 2V-
{•ere che la separava dall'antica Toscana
o Etruria, sino al mare Adriatico, divisa
in due parti dall'Apennino ed abitala da-
gli umbri, uno de' piìi antichi popoli dcl-
l'halia, e da' galli chiamati seiioni. Sue
principali città erano Rimini, Urbino,
Sinigaglia, Spoleto, Terni e Narni, ed
io aggiungerò Perugia, la cui delegazio-
ne comprende parte dell' i[///?/;/m setten-
trionale, Bassa Umbria essendo stala de-
nominata la provincia di Cameriiìo ( di
cui riparlai a Treia e altrove). Il F'antini
riferisce che l'antica Umbria si eslendeva
al di là degli Apennini verso il Mediterra-
neo,e pai te aldi quade'medesimi fino alle
onde dell'Adiiatico, perciò aggiunge die
Sarsina fece parte dell'Uudjria Transa-
pennina, e con Dionigi d'Alicarnassoe Pli-
nio chiama gli umbri tra'più anticiii po-
poli della terra. Dicono i meilesimi geogra-
fi, che il territorio montuoso dell'Udibi ia
era innaOiato da'liiirni Rubicone, Seno e
Welauroje che poi fu rappresentalo da'
ducati di Spoleto e dUi bino, e in patte
dal Perugino. Spoleto pei ò fu riguardata
metropoli e regina dell' Umbria, Spole-
tium aìiliciidssinium L iiìbiornin Cajìut,
dicendola altri, come il Panciroli, /// Coni-
vient. ISotil. utr. Imi), in Imp. (ìecicL,
cap. 5i ; ed ^ntit/uisòirna Inibrornm
U MB
Metropolis, qualificandola lo Spanhe-
mio, m Orb. Rem., Lxercit.2, nnnot. ad
art. 7. Il Marocco, Monumenti dello Sta-
to Pontificio, t. I 3, |>. 90, osserva che la
provincia dell'Umbria rinchiude rilevan-
ti cose e città magnifiche, e che secondo
alcuni fu così chiamata dall'onibrn, poi-
ché tal regione è realmente ombrosa per
l'altezza e vicinanza degli Apennini. Parte
di essa fu poi chiamata ducalo di Spole-
to. In sua parte, al dire degli antichi scrit-
tori, sono con) presi anche gli umbri di
Sabina. L'Umbria è dotata di valli, col-
line e piani bellissiuii. Vi nascono bellis-
simi tori bianchi, che dagli antichi roma-
ni erano tenuti in molta estimazione, per-
chè se ne servivano i trionfatori ne* loro
'Trionfi pe' sagrifizi, lavandoli prima
nel fiume Clitunno, già nel leirilorio di
Trevi, e perciò ivi ne riparlai dicendo di
sua singolare proprietà ( i geografi cele-
brano i cani dell' Umbria, pregiati per
l'artlore e la forza). Dell'Umbiia nomina
il Marocco le città di Rieti, Narni, Ter-
tu', omelia, Todi, Spoleto, Norcia, Pe-
rugia, Foligno, Assisi, Spello, Beva-
gna, Nocera, ne'quali articoli e in quelli
che vado scrivendo in corsivo trattai di
molte nozioni riguardanti l'Umbria, del-
le origini degli umbri o umbrioti e del co-
pioso numero degli illustri che vi fiori-
rono in ogni genere. L'egubiiio IMarcello
Franciarini, nella Dissert. sopra 1' antica
città d'Iguvio, oggi Gubbio nell'Umbria,
presso il Calogerà, Opuscoli, p. 233, di«
ce che gli umbri prol)abilmente fabbri-
carono le città deirUuibiia e non altri. Il
dolio p. Antonio da Bignano minore os-
servante, ntW Ch'azione accademica per
la consecrazione della restaurata ba-
silica di s iMaria degli Angeli jìresso
Assisi, ecco come celebra la contrada.
" Tiensi 1' Umbria, fìorentissima vallea,
ricca di ridenti vigneti, ubertosa di pin-
gui olivi, e di frulli e di fiori e di fiumi e
di colli feracissimi, tra due catene di mon-
ti, continuazione degli Apennini ; ad o-
riente il Subasio aspro e diflicile, ad occi-
U W B
(lente una vaga concatenazione di ama-
liili colline : stringenlisi a quasi ovale, di
.jua a mezzogiorno lungo il convesso se-
no ove giace Spoleto, di là alle inegiudi
falde, donde si sale a Perugia. Si disse, e
ancor nomaci da alcuni Valle Spoletina
(anche Valle d'Undiria), tal nooie ricor-
dando la famosa antica signoria, che in
Spoleto covava ne'mezzi tempi il non po-
co fuoco e continuo, onde ardevano le
itidiiine discordie, l'oi te dell'Umbria Spo-
leto e Perugia, le circoslauno siccome ba-
luardi, ad oriente Trevi, Pasiguano, Spel-
lo ed Assisi ; ad occidente IMoute Falco,
Bevagna, Gettona ed altri minori paesel-
li : Foligno n'è siccome la piazza d'armi
e il cuore, punto di flusso e riflusso <\e.\-
l'alta e bassa Uudjrìa ". Kmanuele Luci-
di, nelle Memorie .v/o/'/r/u', tlichiara che
tutti gli scrittori pili antichi convengono,
che i primi abitatori d'Italia fossero gen-
te sopiavatizata al diluvio (di Deucalio-
ne), e questi furono gli umbii. E siccome
si supponeva, che questi umbri si fossero
salvali sulle cime de' monti, così furono
detti ancora Aborigeni (ch'è quanto dire
primi abitatori d'Italia: ab imbre, dal-
l' acqua, vuole Plinio clie il loro nome
traessero, quasi dall'onde sottratti); sic-
ché Un)bri ed Aborigeni, sebbene sieno
nomi diversi, nulladimeno indicano sol-
tanto que' primi sopravanzati al diluvio,
i quali vennero ad abitar Tltalia. In pro-
gresso però di tempo formarono popoli
tra loro diversi, e spesso ancora nemici,
sebbene fossero della medesima origine.
Questi avanzi dell'universale diluvio, cre-
scendo e moltiplicando, popolarono pri-
ma d'ogni altra parte l'Etruria (e la Sa-
hìna, Dionisio d'Alicarnasso ricoiioscen-
ào Rieti antichissima sede degli aborige-
ni, onde si vuole che popolassero anche
l'adiacente Lazio), in cui secondo Servio
viene l'Umbria compresa, ond' ebbe ori-
gine l'antichiNsimo e potentissimo regno
Etrusco o sia Italico, di qua e di làdail'A-
pennino da un mare all'altro, e dall'à-
, peunino agli eslreuii confini della Cala-
U M B 83
brla. Altri scrittori narrano, che Plinio
stima gli umbri la piìi antica gente d'Ita-
lia, siccon)e così chiamati da' greci, per
essere sopravanzati allepioggie nell'inon-
dazione della terra. Quindi egli pensò,
neil'Etruria essere stati gli umbri, indi
i pelasgi e poi i lidii. Fiu'ono detti da'gre-
ci umbri o ombri o ombrici da Ornbros,
che significa, secontlo loro, pioggia impe-
tuosa. Questa etimologia, non approvata
da altri, venne bravamentesostenuta dal
p. Bardetti. Plinio inoltre e con esso Sle-
fluio di Bisanzio e il Cluverio li vogliono
detti questi popoli umbri dal fiume Om-
brone ( in Toscana, ma vi è l'Orabrone
Pistoiese, Umbro minor, fiumana tribu-
taria dell'Arno che nasce a Langoncelli
sulla faccia meridionale dell' A pennino
pistoiese; e l' Ombrone Sanese, Umbro
major, fiume reale della Toscana, nel cui
letto confluiscono molli fiuuu subalterni
o fiumane, e tributa tliretlamenle le sue
acque al mar Toscano o Tirreno, scatu-
rendo le prime copiose fonti da' massi di
macigno del poggio posto a cavaliere del
villaggio di s. Gusmè. Ma il critico R.epel-
li, nel Dizionario della Toscana, prote-
sta. » Sulla etimologia dell'Ombrone Pi-
stoiese mollo distante dall'Ombrone Sa-
nese, che vogliono alcuni derivasse il suo
nome da'popoli umbri, allorché essi pri-
ma degli etruschi abilaronoiu queste con-
trade, é miglior cosa non parlare per ti-
more di dir peggio"). Osserva il Caliudri,
che nel regno d'Anzico, oell' Africa, vi è
un fiume detto Und)ria. Gli undiri, pre-
tendono alcuni, furono celli d'origine, e
circa il paese da loro abitato in Italia, Ze-
Modolo Trezenio, presso Dionisio, scritto-
re della storia di questi umbri, li fa indi-
geni di Rieti, indi cacciati di là da'pelasgi
li fa passareilNar, oggi la Nera, e fermarsi
intorno la stessa, e chiarnarsi sabini, al che
ripugna Catone. Anche lo Sperandio, Sa-
biìia sagra e profana, impugna l'opinio
ne di Zeuodoto, e contro il suo sentimen-
to rilenendo, che non i luu;^hi alle perso-
ne, ma queste a' luoghi diedero il loro no-
84 U M B
me ; laonde per quanto concedasi a Zeno-
cloto, essere i saijini slati umbri anch'essi,
e non già percliè godessero 1' ombre nel
paese da essi abitalo che loio fiicevano gli
alti Apennini,ma perchè //??/)r/Z)?/.? terrai
ìinaiclantihus supcìjìierant, ed erranti
nella divisione della terra vennero a pren-
der sede,ch'è il vero senso de'sinoniini um-
bri, aborigeni, pelasgi ec, co'quali si tro-
vano chiamati i primi abitatori dell'Italia
poco appresso al diluvio; il nome poi di
sabini che dagli altri li distinse, l'ebbero
in seguito da un Saba, e da questo Sabi-
no e Sabina fu anche detto il loro paese.
11 Nibby nel Discorso preliminare clel-
V Analisi de^dintorìii di iiow<7, riferisce
che coincide la venuta di Oenotro figlio
di Licaone re d'Arcadia e de' primi pela-
sgi in Italia, pochi anni dopo il diluvio di
Deucalione, inondazione terribile alla qua-
le r Italia e sopiatlutto la compagna di
Homa andò soggetta insieme a tutte leal-
tre regioni basse che attorniano il Medi-
terraneo; emigrazione che crede potersi
fissare verso l'anno i5oo avanti l'era vol-
gare, ossia circa una generazione dopo
quel diluvio, catastrofe improvvisa che
ben pochi scamparono sulle vellede'mon-
ti più alti. Essi furono quelli che poscia
formarono il nucleo della popolazione in-
digena d'Italia, noto nella parte centrale
col nome di Umbri, la cui etimologia vol-
le trarsi da Tmher, diluvio, come quelli
che essendo durante il diluvio scampati,
potevano appellarsi diluviani. Perciò an-
tichissimo popolo d'Italia Io chiama Flo-
ro, e Dionisio afferma che gli umbri mol-
teconlradedeirjlalia abitavano, ed erano
una nazione fortissima ed antichissima.
Ed Erodoto narrando la tradizione dello
stabilimento in llalia de'lido-tiireni, av-
venuta a' lem pi di Alis figlio di INI nne, mo-
stra che que'coloni trovarono le terre oc-
cupate dagli umbri. Gli uuìbri furono lo
stipile de'sabini, popolo potentissimo ne'
primi tempi d'Ilalia, ed esso stesso fu sti-
pile di tante altre potenti e bellicose tri-
bìi, i Piceni, gli Ernici,gli Equi,i Marsi, i
UMB
Veslini, 1 Peligni, i Sanniti, i Lucani ed i
Bruzi, ch'è quanto dire che gli umbi i per
mezzo de'sabini loro disrendenli furono
lo stipile delle popolazioni più bellicose
dell'Italia, che coprirono i gioghi dell'A-
pennino. Rimane fermo per tanto, tlice
]Nil)by, che all'epoca della venula di Oe-
notro in llalia, insieme con Peucezio suo
fratello (col cui nome furono chiamale
Peucezi le sue genti che per la i.^ volta
presero terra di sopra al promontorio .Ta-
pigio : vedasi A ntoiiii de Ferrariis Cri'
latei, De sita Japigiae liher notis illii-
stratus cura et studio Jo. Bernardini
Tafiiri, presso il citato Calogerà p. 29 ),
gl'indigeni che per la sopravvenuta inon-
dazione eransi ritirali sul dorso dell' A-
pennino furono quelli che poscia vennero
designati col nome di Umbri e di Sabini
nella parte più vicina alla campagna ro-
mana. La spedizione di Oenotro dalle ter-
re paterne dell'Arcadia, Dionisio e Pau-
sania la riguardano lai." e la più antica,
che fu mandata dalla Grecia a l'ondar co-
lonie in Italia. Le terre ove approdò Oe-
notro, abitate allora dal popolo indigeno,
questo per lungo tempo conservò il suo
nome, e fu stipile degli Osci e degli Au-
runci, come gli Unìbii lo furono de' Sa-
bini. Quindi all' epoca della venula di
Oenotro formossi una naturale divisione
del popolo abitatore dell'Italia, cioè indi-
genie avventiziigl'indigeui si dissero Um-
bri verso settentrione, Ausoni verso mez-
zodì, e gli avventizi fiuono appellali Oe-
nohi verso occidente, Peucezi verso orien-
te da'condoltieri rispettivi. Avendo Oe-
notro riconosciuto esser le terre alle a'pa-
scoli e alla coltivazione, e non molto po-
polale, purgò una parte di esse da'barba-
ri, cioè dagli indigeni, e fabbricò molte
borgate contigue fia loro sui monti, secon-
do il costume antico. L'Oenolria, del se-
no Tirreno e della lerra Ligure formò le
3 divisioni dell'Italia occidentale. Da' re
dominatori Oenolio, Italo, IMorgetee Si-
culo, le popolazioni si dissero Ocnotri. I-
lali, Rlorgeli e Siculi, e di essi come de'
U MB
toscani e degli umbi'i parlai ad Italia. Si
può vedere il Colucci, Antichità Pice/ie,
1. 1 , nelle Dissertazioni: i / Dt primi abi-
tatori del Piceno, che dichiara i siculi
ptoveaietiti dulia Grecia, a.^ Della ori-
gine de Piceni del can. Catalani, in cui
ii dice che anco gli luubri parche possano
aver luogo fra gli antichi abitatori del Pi-
ceno j e che molle città poi Iticene sono
stale in tempi non remoli annoverate nel-
l'Umbria, come Ancona, Sinigaglia, Fa-
no, Jesi, Senlino oggi Sassoferralo, Ma-
idica, Pioraco, Altidio o Altiggio e Pili-
uo Mergense. 3." De' \>ari confini del Pi-
ceno, di quelli della provincia dopo la di-
scesa degli umbri, i cui primi limiti pro-
babilmente si estesero dal Matrino al Ru-
bicone lungo le spiaggie. De'confìiii della
provincia dopo la discesa degli umbri, i
quali occuparono tutto il trailo che tene-
vano i siculi, ed i termini della regione si
confusero coll'Umbria e si popolarono le
parti Mediterranee. De'coufiui del Pice-
uo dopo l'arrivo de'sabini, dopo la disce-
sa de' galli senoni nelle terre di là d'An-
cona. De'confini del Piceno dopo cacciati
i galli senoni della regione tia Ancona e
il Rubicone. De'confini del Piceno dopo
la divisione dell'Italia falla da Augusto, e
per la quale la 6." comprese l'antica Um-
bria, che corrisponde a una parte della
Marca d'Ancona, ad una parte della Ro-
luagna Toscana, al ducato d'Urbino, ad
una porzione del territorio di Perugia, al
contando di Ciltà di Castello, e alla più
gran parte del ducato di Spoleto. E della
divisione del Piceno sotto Adriano, in Pi-
ceno Annonario tra il fiume Matrino e
l'Esi, e in Piceno Suburbicario, come a
lioma più prossimo e sotto la dipendenza
del vicario di Ronia. 4-' De' \>ari popoli
che hanno abitato il P/ter/iO,SicuIi,Libur-
ni, Umbri, Etruschi, Sabini, Galli Seno-
tìì e Romani. Crede ii Colucci, che dopo i
siculi e i liburni, successero gli umbri a
cacciar via tutta la gente che trovarono
nella proviucia che fu poi del Piceno, e ne
diveuueiu padroni; e pare che prima oc-
U M B 85
cupassero le campagne che restanoaldi là
d'Ancona, dette poi della Gallia Senonia,e
da esse forse si saranno poi estese fino alla
Daunia o Puglia, composta della moder-
na provincia di Capitanata e di parte del-
la Basilicata. Riconosciuta la loro remota
origine, riporta le opinioni di quelli che
credono gli umbri come una propagiue
degli antichi galli. Quindi di chi ara, che fra'
lauti popoli i quali in diversi tempi dimo-
rarono in Italia, questo degli umbri può
darsi il vanto di essere rimasto fino al pre-
sente, se pure può credersi che da loro di-
scendano gli abitatori dell'Umbria, ovve-
ro che variati i popoli per le tante vicen-
de neiritalia accadule, il nome solo rima-
se alia nazione che aveauo tenutogli um-
bri, la quale al riferire di tutti gli scrittori
abbracciava i paesi che sono posti tra il
mare Tirreno, e l'Adriatico dall'Arno fi-
no al Nar oggi Nera, le quali terre poi si
restrinsero per le successive occupazioni
degli etruschi. Rilieuechegli umbri giun-
sero a confinar co'liguri, I' Arno divideu-
dolida'toscani nel punto incuisicongiuii-
gè coirOmbrone, e qui segue l'opinione di
quelli che dicono, che l'Ombrone comu-
nica all'Umbria colle sue acque il nome.
Laonde l'Umbria si restrinse cogli stessiA-
peunini,allri situandoli Ira ilPiceuoeilPo,
considerando forse per Umbria il tratto
dell'Agro Gallico, ch'era stalo degli um-
bri prima dell'mvasione degli etruschi, e
fu dell'Umbria dopo la divisione che del-
l' Italia fece Augusto. A dare il Colucci
una giusta idea di tale Umbria conteriui-
ne del Piceno, per quanto raccolse dagli
antichi geografi, ne die questa breve de-
sciizione. L'Umbria all'occidente era li-
mitala dal fiume Utente, oggi Montone
nella pai;le superiore e nell'intieriore Fa>
gnone, facendo passare una linea da que-
sto fiume per le sorgenti del Tevere fino
all'unione del Tevere colla Nera che al
mezzogiorno eragli confinante. 11 mezzo
del fiume Esi dello Fiuuiesino (corre Ha
Sinigaglia e Ancona, e die il nome a Jesi
di cui u mezzogiorno bagna le mura : uu'
86 U M B U M B
«ce tra gli Apeiinini, e passa tra Mulelica dai Lazio e l'ai rivo nel Piceno temilo ai-
e Fal)iiaiio) circosciiveva la regione da loia da'siculi, non è possibiledeterminar-
parte dell'oliente, e al seltentiione il ma- lo; forse qualche centinaio d'anni. Dal-
ie A<iri.Tlico. Tolomeo suddivise questa l'ari ivo de'pelasgi al tempo in cui scrisse
Umbria in Olunibria e in T iluiiil)ria. La Scilace, corsero più di 7 secoli, e siccome
1/ slava di qua e la 2." di là dall'Apeiuii- Scilace nomina l'Umbria dopo laDaunia,
no. Passa poi il Colucci ad esaminar l'in- e nell'Uinbria novera Ancona, ciò spiega
certa questione del tempo in cui gli umbri che gli umbri esistessero nel Piceno assai
si recarono nel Piceno, e si limita a segui- lungamente, e se furono loro ritolte le par-
ie l'Olivieri, Dìsser fazione sulla fon- ti che poi passarono ad essere della Gal-
dazìone di Pesa IO /\\ i\wà\t cunwewe l^e.\ lia Senonia, e le più vicine all'Umbria
credere cbe gli umbri non si mossero per propriaiiieiite detta e die oggi pure si di-
queste parti se non dopo il 5io avjinli ce tale, non perdei ono per questo le va-
Roma, ossia i253 innanzi Gesù Cristo, ste campagne che intercedevano tra An-
Giunti allora i pelasgi nel Lazio furono cona e la Daunia. Forse a'iempi di Scilace
ridotti al caso di abbandonar loro le ter- si era anclie stabilito il l'iceno, che due
le, e come venivano lasciando a' nuovi o- secoli dopo era in auge e in gran fiore, ma
spili altii popoli quel terreno di cui rima- perchè era popolo nascente, e il dominio
uevauo voloulariamenle spogliali. Dalle degli umbri era prevaluto alla fama. Di
terre Laliuealle Picene non intercede uno poi recandosi nel Piceno gli etruschi, si
spazio tanto ristretto. 1 pelasgi da prima fecero strada a forzad'armi, e perchè loro
non si può credere che volessero una gran si opponevano gli umbri, allora molto po-
legione. Si saran dilatati secondochè si tenti e assai este.si per tutta l'Italia, fece-
■venivano nioltij)licando, e perchè questo 10 man bassa sopra di essi per tal modo
succedeva a poco a poco, coj\do\eano gli che abbatterono al suolo 3oo città, circa
umbri insensibilmente venire verso il l'i- 5io o 55o anni avanti la fondazione di
ceno. Con questo Colucci volle dire, che Roma, epoca però di congettura ignoran-
gli umbri non saranno capitati nel Pice- dosi la precisa; tutlavolta gli etruschi noa
lio subito dopo l'arrivo de' pelasgi, ma possederono mai tutto il Piceno. Intanto
moltissimi anni dopo; siccome le terre Pi- i galli invaghiti dellebellezze d'Italia l'io-
cene e quelle d'Abruzzo erano le più re- festarono fieramente, onde molti de'Ioro
mote del Lazio e per conseguenza dovea- popoli emigrando dalle proprie patrie ne
no essere ancora le ultime ad occuparsi, occupai'ono diverse parti, e fra ([uelli pe-
Poithè riflelle,sulla disianza di questecon- netrati nel Piceno i primi vi furono con-
trade dalle tene Latine, che in confronto dotti da Belloveso proveniente dalla Gal-
dell'altre tenute dagli umbri sono le più lia Celtica, circa 55o anni innanzi Tedi-
lontane, non dovendosi misurare per li- flcazione di Roma, successi 200 annido-
nea iella, ma coH'ordine del viaggio che pò da'galli senoiii, dopo aver preso Ro-
fécero gli unibii, che vaniti dall'Umbria ma. Ma questa data non può airatlo sla-
propria ebbero primieramente a toccare re, edevesi di molti secoli ritardare. Coli-
le terre della Gallia Sciionia e le convi- vengo poi col Colucci, ove narra che ve-
cme.Di là poi pervenneio nelle Picene, e nuli i galli senoni con Brenno in Italia,
uà queste a quelle dell'Abruzzo, che per- dopo aver leiiulo Roma per 7 mesi con-
ciò doveano essere le ultime, ed in que>lo linui, trovando resistenza in ogni parte, e
senso Colucci le chiamò le più lontane forse pure dagli altri galli ch'erano giuu-
dc«l Lazio, misurando la lontananza col ti prima di loro, si stabilirono nel Pice-
viaggio che fecero gli umbri. Quanto lem- no di là d'Ancona fino al fiume Utente
pò tosse iuipiegato dagli umbri tra la fuga o^gi Montone, cacciaudouc gli elruscbi
U I\I B
chi; nveaiio tolto il paese agli untbri. Cre-
de Cokicci the edifica lorio Si/iigdg/id
(/ .), leiiuaiidosi 97 nnni incjue'territùrii
cli« per ciò si dissero Agro Gallico, ed i
limili d'Italia si circoscrissero ad Ancona.
La regione occupala dagli umbri nel Pi-
ceno Annonario, da' galli fu appellala
Calila Sciionin, dopoché se ne resero si-
gnori, e ne fecero capo Sinigaglia. Nella
disserlazione 5.' traila il Coliicci: Dc\ut-
il numi dilli al P/rv/w. I vi nuovamenle
(ralla della venula degli umbri ad abi-
tate la provincia, i quali le dierono il nu-
me di Lnihria, Nella 6.' dissertazione di-
scorre: Delle metropoli del Piceno. An-
cona (di cui meglio ragionai atl Umana)
fu la i* più aulica metropoli delia pro-
vincia, Aseoliiix metropoli del P/ct'/iO do-
po l« venuta de' sabini, Sinigaglialo fu
dell' Agro Gallico quando Ascoli lo era
del L'iceno. Seguono altre 6 dissertazioni:
Della condizione delle città Picene pri-
ma clic si assoggettassero al popolo ro-
mano. Della società stahilita da' roma-
ìli co' piceni. Della fedeltà de' piceni
i'erso i romani. Delle prime guerre de'
romani co' piceni. Della condizione del-
le città Picene sottomesse a' romani.
Della confederazione degli antichi ca-
merti co' romani. In quesl' ultima Co-
lucci fa la diiilinzìonetrovarsi in Italiadue
città chiamale Ca merlo o Camars, e due
popoli delti Camerli, cioè Chiusi e Ca-
;//('rmo,i chiusini e i camerinesi,la i .* nel
Y Etruria o Toscana, la a.* uell' Umbria
e pope li umbri i camerli. Sorge Cameri-
no dopo l'ultima catena dc'monli A pen-
nini verso il Piceno, ove l'antico Piceno
confinava coli Umbria. Camerinofiid;i"li
o
:iutichisen>pre considerata città degli um-
bri e contermine coU'anlico Piceno. Chiu-
si dimise l'antico ooraedi Camurs, ed il
Icrmine etrusco divenne Ialino e si disse
Clusiuni. Camerino lo variò solauìente,
ina lilenue indiiTerenlemente tanto il Ca-
mcrium e Camertes, quanto il Camrri-
nume Camerini. Caiiibuimenli avvenuti
per opera devoniani coiiquÌ5lalori,esbeu-
U M B 87
do soliti ridurre l'antico nome u termine
latino, latinizzandolo dal greco, o etrusco,
o s.ibiiio, o umbro che fosse stalo, e la lin-
gua umbra poco dall'etrusca dissomiglia-
va. Quando Clusium perde alF.itlo l'an-
tica denominazione di Camars, ed i chiu-
sini di 6V////(r/t'.?, i camerinesi continua-
rono pure a chiamarsi Camertes. Colucci
vuol (irovare, che l'aggiunto di l/nhrial
Camertes era essenziale per indicare i
cameiinesi, per i chiusini essendo stipei*-
fluo. Nella ricordala dissertazione Coluc-
ci, rendendo ragione che l' Umbria Tu-
scia non fu nella vera Toscana, ma solo
parte deirElruria,non come dicono alcuni
della posta di là dal Tevei e,ma parte bensì
della 2.* e della 3." vale a dire prima con-
finala dal Tevere e dal mare itjferiore,
nella 1.' Etruria non essendosi compresa
altra nazione che 1' etrusca. L' Unibria-
Etrusca nel Piceno non fu se non quella
parte dell' Agro Gallico posseduta dagli
umbri, indi dagli etruschi, poi da' galli, e
finalmente denominata anch'essa Piceno,
perchè attribuita al Piceno dopo la fuga
de'galli. Da tuUociò sembra al Colucci di
aver più posto in chiaro, che se T. Livio
ha distinto nelle sue storie i camerti um-
bri con denominarli Camertes Umbri et
Camertes Umbrorum, sotto (jueslo no-
me non ponnonèsi potranno mai inleo-
dere i chiusini, perchè essi furono popoli
dell'Elruria o Toscana, e non dell'Um-
bria come altri pretendono. Prima del
Colucci erasi pubblicata la Dissertazione
VI dell'ab. Gaetano Cenni : De' Camerti
L mi/'/. Ratìnuentali questi da Livio l'au-
no di Pvoma 444> "'^' secolo decorso sidi;-
sto grave controversia tra gli eruditi, chi
fossero tali Camerli, perchè Chiusi an-
ticamente si disse Camers, e Camertes ì
di lei cittadini, e Camerino autioamentd
compresa nell'Umbria, ebbe denominali
i suoi cittadini Camertes. Conclude il
Cenni. Se delle due opinioni moderne,
cioè di chi vuole che i camerli untbri fos-
sero i chiusini; e di chi sostiene essere ^ta-
ti i camerìuesij dovesse una preftirirseut;,
88 U M D
senza nggiungenie una 3." clie le rigetti
amliedue, la viticereblje senza (Itil)Ijio la
i.", sebbene ambedue le dicbiaii strava-
ganti. Seguendo quindi Giulio Frontino,
dice che i canierti umbri erano abitatori
d'una piccola terricciuola o ignobi! castel-
lo posto nell'Umbria e dipendente dalla
capitale di Clu'ii.s!, poiché non erano già
le XII principali città d' Elrnria così ri-
strette, che nou distendessero assai da
Jungi il loro territorio, terminando con
tacciare Livio di esagerazione nel raccon-
to rigtiardante gli umbri camerti. L' ab.
Gio. Battista Tondini in dissertazione che
posseggo ms. nega che i camerinesi fu-
rono i camerti umbri, e sostiene che gli
iiinbri fabbricarono nel Lazio Cameria,
p che diversi scrittori altribnirono i fat-
ti riguardanti Cameria a Camerino, e di
Cameria raccolse le notizie, dicendo che
i suoi abitanti si chiamarono camerini.
Il citalo Nibby, parlando di Cameria,
Camcriitiiì, la dice fondata dagli abo-
rigeni, che altri vogliono lo stesso che
imibri, circa aS miglia da Pioma,indi di-
strutta verso il 254 di Pioma per essersi
jibellata alla repubblica romana in fa-
Tore de'Tarquini. Il Nibby ne scoprì le
rovine fra Tn'oli {F.)e Vicovaro a sini-
stra della via Valeria, e ne' suoi fondi fu
edificato il castello di Saccomuro. Il Ton-
dini scrisse contro Pier Antonio Frasca
autore della Dissertazione apologetico-
.sloi-ico-critica de' Camerti Umbri, Ca-
merino 1780. Il Rangbiasci nella Diblio-
£rajìa stoìiea dello Slato Pontifìcio, ri-
ferisce che di Camcrium, città distrulla
del liazio, vi sono le Notizie istorichc di
Cameria o Comerio aiitiea città del La-
c/OjFaenza i 7 86. E che di Camcrium ter-
ra distrutta nello Spolelino, tratta il Di-
lli, di cui parlerò in fine. Quanto alla
Gallia Senonia, si può vedere il p. Bran-
dimarte, Piceno Annonario ossia Gal-
lia Scnonin illustrata, ed il d.' Tonini,
JUmini avanti il principio dell'era vol-
gare: § 4- Dc'Galli .Seiioni.§ 6. Chi fos
se in Riinini prima de'Sciio;u. § 8. Degli
U M D
Umbri. § 9. De'popoli creduti que'pi ima
degli Un)bri,o sia de'Siculi eLiburni,de'
Tessali e de' Sabini. Stringe il suo dire,
che rùmini era stala già j)rincip3le città
de'galli senoni, i quali ci erano venuti fin
dal IV secolo di Roma. Che la sua fonda-
zione perciò non fu opera de'galli, sicco-
me già signoreggiata dagli etruschi. Che
non pare opera neppure di questi, perchè
fu colonia degli umbri, i quali furono an-
che più antichi. Sebbene le vicende degli
umbri o urubroni, primi popoli più po-
lenti d' Italia, non ci siano ben manife-
ste , la cui storia può dirsi non esser no-
ta se non per le guerre ch'ebbero poi co'
romani, quanto mi fu dato laccoglierne
negli articoli delle città e luoghi dell'an-
tica e odierna Umbria lo narrai. 11 dome-
nicano fr. Vincenzo Cimarelli ci diede :
Istorie dello Stato d'Urbino, da' Seno-
nidetta Umbria Senonia, e de' loro gran
fatti in Italia, delle città e luoghi che in
essa al presente si trovano, di quelle che
distrutte già furono fumose, et di Cori-
nalto che dalle ceneri di Suasa licbbc
V origine, Brescia 1642. Il Compagnoni
nella Reggia Picena, riferisce che il Pi-
ceno, provincia amplissima, si dilatò ne'
monti Apennini per 1' Umbria e per la
Tuscia, non che per la Gallia Picena o Se-
nonia; e che alcuni luoghi del Piceno per
la vicinanza si riposero nell'Umbria, quin-
di umbri come aimessi a' piceni chiauia-
ronsi talvolta sinigagliesi, sanesi, pesaresi,
josini, camerti, fussoud)ronesi, urbinati e
matelicati, oltre molle altre popolazioni
diverse, ma contigue come notò Strabo-
ne : JYcc minus auteni Umbri quidam
dicunlur, et Tu sci, (piemad modani T'c-
ìuti, Ligurcs, Insubre s.Y, che il conter-
mine dell'Umbria colla Marca d' Anco-
na è la città di Norcia.
L'arciprete Actpincolta nelle Memorie,
dì Matelica, ragionò degli umbri e del-
l'Umbria,e di loro antichità, che dicedi
gian lunga superare (|uelld di tutti i po-
puli italici, per cui uecoinpendia la storia
hnninosa d'una naziuncdalla quale la sim
U M e U M B 89
patria Jìlatclicu liae oiiginej ma essersi colo che Ira loro gli univa, ollcedichè fu
jjertluli i tuonumenlislorici e solo restai- interesse liiRuma il confederarsi cogli um-
ci «juaiilo ne scrissero gli storici roiiiaiii, hi 1. Essa avea hisogiio di difendersi cou-
da lui qualificali parziali e ingiusti ver- tio gli etrusci, nemici implacabili dell'u-
so le nazioni clie guerreggiarono. Con vie» na e degli altri. Noa trovandosi ne' fasti
ne quanto al nome di Umbri ^ derivare romani l'epoca della confederazione co-
dalla voce greca oinìnos, pioggia dirotta, gli umbri, dev'essere anlicliissima. Tro-
conie creduli i soli superstiti alla giaa vasi bensì che di lutti i soci di Roma, gli
pioggia che sommerse il resto dell'Italia umbri furono i piìi costanti e fedrli. Que-
edella Grecia. Occupavanogli umbri for- sii solo ebbero la sorte di restare io pa-
se da molti secoli quasi tutta 1' Italia, ce co'fieri e inquieti romani sino all'aa-
quando i siculi ei pelasgi, lungo tempo no diRoma 44^>h>nanzirera nostra 33o.
prima della lamosa guerra di Troia, in- Tulli gli altri popoli dell'Italia meridio»
vasero queste regioni, e li costrinsero a naie, [\\U) allo stretto della Sicilia, avea-
concentrarsi verso le montagne, Irovan- no già dovuto soccombere alla forza ir-
dosi prima estesi per tutta la penisola, resislibileili Roma. ludetloanuogli etru-
Questa è l'epoca più antica della storia sci si erano uniti contro i romani, oou
Italica , siccome della storia Umbra. E si sa perqual causa , ma vinti fuggirono
molto probabileche tanto i pelasgi quan- al di là della selva Ciminia, bosco pres-
to i siculi non abbiano toccalo queste par- so Baccano ue'dintorni di Roma, che pas-
ti, secondo l'Acquacotla. Dalle sponde ve- sa va allora per impenetrabile. Un fralel-
iiele del mare Adriatico passando perla lo del console Fabio ebbe l'ardire di en-
Toscana si avvicinarono a'iuoghi ove ora trarci, e la fortuna di penetrare fino al
è Roma, e indi si propagarono nelle par- paese de' camerti umbri, co'quali fece al-
ti più meridionali deli' Italia , sicché gli lean/.a e da'quali ottenne promessa di as-
umbri poterono restare in pacifico pos- sistere i romani, somministrando viveri
sesso di loro contrade. Vennero in appres- e gioventù in armi se colà venissero. Ec-
so gli etrusci e i galli, ma questi ancora co lai. 'volta che la storia ci annuncia una
lasciarono intiillo il Piceno e 1' Umbria nazione umbra alleata di Roma:quest'al-
inoderna. 1 primi avanzarono fino al Te- leanza delta act/ ito foeihu-c^conlvaila cioè
vere, i secondi non oltrepassarono i cou- tra' romani ed 1 camerti, popoli indipea-
fini di Sinigaglia. La nazione umbra fra denti e di piena libertà , sussistette per
tante vicende, e nel mezzo di popoli pò- molli secoli tra essi, né si sa che fosse vior
tontissimi, come furono i galli e gli etru- lata giammai. Quali f »ssero questi umbri
sci, potè mantenersi nel centro delle sue carnei li , e dove abitassero , non è cosa
Provincie e conservare la sua indipen- del tultochiara. Sullaqueslione,perrim-
denza. Visse così felice per molli secoli, pegno e l'onore di Camerino confinante
uè si trova nella storia altra memoria di a Alatelica, e l'antica relazione tra le due
disastri sofferti dagli umbri, finché i ro- città, indusse l'Acquacotla ad esporre il
mani cominciarono a farsi conoscere di- seguente suo senliinento. L'illustre Ca-
latandoa poco a poco i loro confini a spe- merino si gloria di tale alleanza co'roma-
se di chi non voleva sottomettersi alle lo- ni; molli però nel decorso secolo gli cou-
ro leggi, o almeno confederarsi con essi, trastarono tale onore, e vi fu una lotta
La potenza roujana mostrò in sulle prime traDini, Mariani, Camerini, Colucci, Zac-
per gli umbri notabili riguardi , poiché caria, Lancellotti ed altri. Il sentiinenlQ
essierano in gran parte sabini, popoli che quiiuli di tale savio storico, che dichiara
aveanoavula comune l'origine cogli um- im(>ai7,iale e conciliatorio per la contro-
bri; do>Lauu duuijue conoscere un viu- versid,dii,e. Il Alanaai a iuu uedeie di-.
yo U M B
inostiòadeviclenza, che i camelli umbri,
i quali con Fiilìio fecero alleanza, non
f'jsseio altro che i cacnerti abitanti de'
conloniidi Cliiusi,città dellaToscananon
mollo lontana dalla selva Ciiuiiiin. Que-
sta città, come dice Livio,avea in quel
tempo il cognome Came.rs ... adAusium.,
(jiiod Caincrs olim adpellcibiiìil, per di-
stinguerla da altre città tlello stesso no-
me, essendo Cainers addietlivo e non so-
stantivo. Ad intelligenza retta del lesto
di Livio osserva, che gl'inleipreti oomH'
nenienle lo spiegano come se Caniers,
ovvero Cainars, fosse già stato il nome
umbro della città di Clitsiurn, sicché le
parole qnod Camers olim adpellabanf,
verrebbero ad essere una semplice erudi-
zione o a meglio dire una pedanteria in-
degna di Li vio, perchè posta in luogo do-
\e nulla rischiara e dove è inutile alTat-
lo. Questa taccia si leva allo storico nella
spieguzione dell' Acquacolla, prendendo
Ca/ncrs per un aggiunto di Chiusi, evien
tolto di mezzo ogni equivoco. Così presso
]^linio si legge, Dolatcs cognomine Sa-
Icntini - Inlcramnatcs cognomine Nar-
/c'^, per lacere mille altri esempi. Clusiiun
duncpie si dice C<^zwcry perchè in quella
regione abitavano i camerti. Di questi, e
non de'noslri camerinesi si può intende-
re il racconto di Livio, quando si voglia-
no ben considerare le circostanze da esso
e da altri autori narrale. Frattanto è cei'-
lo che i camerinesi , quali si potiebbero
chiamare catnerti apennini,per distin-
guerli da'chiusini, ebbero 1' alleanza ae-
quo focdcre cu'romani, e Cicerone e Li-
vio chiaramente l'attestano.! camerti um-
bri (he abitavano allora i ricordali con-
torni di Chiusi loro sede aulica, forse a ca-
gione dell'alleanza stretta co' romani, si
concitarono contro gli elrusci. » Chi sa
che per mettersi in sicuro dalla vendella
di (luesti popoli non sieno slati coslietti
a fuggire, ed a molar domicilio? In filli
dopo la battaglia della selva Ciuiinia non
si trova più nelle storie il minimo vestigio
di umbri camerti alle vicinanze di Chiu-
UMB
si, benché spesse Tolte i romani vi guer-
reggiassero. Il Cluverio e il Papebrochio
Bveano già sospettalo , che i camerinesi
provenissero da'camerli chiusini, ma cre-
devano fosse avvenuta la loro trasmigra-
zione nel tempo de'pciasgi, cioède'seco-
li avanti la selva Cimiiiia. Mi pare che con
pili ragione io possa (ÌNsarne l'epoca poco
dopo ranno44Ì<'' R-O'Hf»- H "ome del
fiume Chienli ihe traversa per mezzo il
lerriloriode'cainerincsi, non potrebbe es-
sere un monumento della loro provenien-
za da Chiuii? iVon sarebbe per avventu-
ra derivalo dal nome del fiutnedelleChia-
ne (Clanis) che bagna Chiusi? " L' an-
nuncialo avvenimento del console Fabio
diede occasione a'prìmi attacchi, che sof-
fri la libertà degli un]hri. I romani dopo
aver passata la selva Ciminia, e dopo a-
ver vinto gli elrusci presso Perugia, coni-
niiseroquanlo loro potè suggerire la rab-
bia di netnici, l'avidità della preda e la li-
cenza militare. JVrn contenti di saccheg-
giare le contrade infelici di que'popoli de-
bellati,s'iuoltrarono Hno a'paesi limitrofi
dell'Umbria. Questa naturalmente dovet-
te mettersi sidia difesa, si venne a batta-
glia cogli umbri, nella quale essi furono
costretti a fuggire. Senza dubbio questa
battaglia non fu data dalle forze unite di
tutta la nazione, ma da poche popolazio-
ni armatesi tumultuariamente nella fini-
tima Umbria. Fiìi serio fu l'armamento
che fecero gli umbri l'anno seguente, sep-
pure non fu uno de' racconti favolosi di
Livio, poiché è incredibile quello che fa
d'una battaglia, che può dirsi teatrale e
.succeduta presso Bevagna. Antecedente-
mente i romani aveano già preso iVbcf-
ra., e se ne ignora il motivo. Dopo il fu-
nesto combattimento si arresero gli um-
bri. Nondimeno si legge, che i romani nel
453 occuparono Neqnino per tradimen-
to, e vi stabilirono una colonia detta poi
Numi, per servir di riparo contro <ptegli
undjri, che secondo Livio erano già stali
alcuni anni prima vinti e soggiogali dai
romani. Nel 4^7 slava iu armi tutta t'£-
U M B
(niria, e Livio stesso aggiunge che all'E-
Iruria si unissero i popoli più vicini del-
l'Umbria. Furono vinti gii etrusci; che poi
lo fossero pure anche gli umbri niuno lo
dice. Appena dopo un t<d fatto si era al-
lontanala una parte dell'annata romana,
che si sparse a Roma la nuova: Elruriain
concitani in arma, ci Gclliurn Egnatiiini
iSaninitiuni ciuccili, et Unihros ad clcfe-
clionem vocari, et Gallos^praetio ingen-
il sollicitari. È incredibile quanto terro-
re lai nuova ispirasse a'romani. Le arma-
le si raggiunsero nel 4^8 di Pioma di qua
dagli Apeunini nel territorio di Scutino
presso a Sassofcrrato [J .), comecouui-
tiemeule si crede, ed i romani vi riporta-
rono strepitosa vittoria. Intanto altra ar
muta romana, che avea comincialo a da-
re il guasto alle campagne di Chiusi, co-
strinse gli etrusci e gli umbri a separar-
si da' galli e sanmli per difendere il pro-
prio [)aese. L'Acquacolta non compren-
de che paese avessero gli umbri a difende-
re, sei romani erano acoa(npati nelle pia-
nure di Sentino, ovvero che ne avessero
senza eccezione occupata tutta la regione
loro. Difulti Livio prosieguea narrare le
vittorie che in quella parie ripoitarouo i
romani sui galli, etrusci e sanniti, trion-
fandone Quinto Fabio, e degli umbri non
parla. Per non ullunlanarmi dal teri ito-
rio Sentino, qui oggiungeiò, che il dot-
tissimo camaldolese d. Albertino Bellen-
ghi arcivescovo di Nicosia, non cou viene
che la battaglia famosa data da'romani
a' gulli ed a'sanniti nell'agro Seutinate,
seguisse nella pianura ove giaceva l'an-
tica Sentina, a pie del colle ov' è ora si-
lucilo Sassoferrato , come praticissimo
della lopogiaGa de" luoghi di cui ragio-
no, non seii>l)rando£;li il sito bastevole a
dar luogo a due uuu)erosi eserciti. Ciò
volle piovare colla Dissertazione sul
preciso luogo della battaglia tra' ro-
mani e i galli sanniti nell'agro Senti-
nate sotto i consoli Q. Fabio e P. De-
eio. Couclude, che d essa seguì nel luogo
iu cui sorge il piccolo castello di Bastia,
U M B 91
nel territorio di Fabriano e già del con-
tado Sentino, nella valle cioè in cui gia-
ce Fabriano, città distante 4 niiglia dal
castello di Basfia, eh' è il Busta-Gallo-
runi di l'rocopio. Dal qual vocabolo, de-
rivalo forse dall' esservisi bruciati i ca-
daveri (le'vinli galli e sanniti, provenne
quello volgare di Bastia, o Bosta secon-
do Cluveiio, o Casta, alle radici del mon-
te Cucco. Sebbene poco cotiosciuto, ce-
lebre è il castello di Bastìa nell'antichità
pel memoralo combattimento ivi acca-
duto, ed ancora per (piello poi avvenuto
ne' susseguenti secoli nella celebralissima
battaglia, di cui lo slesso prelato ci diede
la Dissertazione in cui si precisa il luo-
go ove accadde la battaglia vinta da
Narsete capitano generale dell' impe-
ratore Giustiniano I, contro Tolda re
de' goti. Ambedue le dissertazioni si tro-
vano nel t. 5 delle Dissert. dell' /Iccad.
d' yJrcheologia, perchè iu essa furono
lette. Secondo le tavole Capitoline, si ce-
lebrò nel 4^3 un trionfo degli umbri di
Sarsina, da G. Cornelio Biasione conso-
le, e ne deve aver parlato anche Livio.
Nel 5i2 una colonia romana si condusse
a Spoleto. Dopo quest'epoca altro non si
sa degli umbri, se nonché restarono sem-
pre amici de' ron>ani. Nella guerra che
qiK-sti ebbero a sostenere contro Anniba-
le non gli abbandonarono mai , anzi gli
spoletini respinsero i cartaginesi, e la na-
zione degli umbri fornì volonlarianienle
delle truppe al console Scipione quando
volle invadere la Sicilia. In quell'occasio-
ne i camerinesi, cuni acip.io foedere cuni
romanis essent, dice Livio, dierono un
battaglione intero di Goo uon>ini forniti
d'anni. Verso questo tempo e dopo la
battaglia famosa del Trasimeno, ne segui
altra Ira'romani e i cartaginesi presso il
lago de' plestini umbri, colla sconfitta di
Cenlenio propretore romano. Plestia lo-
ro città, della anche Fistia, sorse fra Fo-
ligno e Camerino, ed il lago estendevasi
nella bassa parte della pianura, che ora
forma la leuula d«lCasone,cou quel di più
tji U M B
jiosseclutoneireslieinità da alcuni di Ser-
ia valle. Fu dipoi anche sede vescovile, ma
non se ne conoscono i vescovi, e la cliie-
ba fu riunita alla diocesi di Foligno. Dal-
le rovine di l'iestia derivarono Colflori-
to, Biogliano, Seiravalle, Dignano, Po-
pola, Aunifo e altri castelli e villaggi. Si
lia diGiovanni Mengozzi,M''/'/e.9f//«X7n-
Irì, del loro lago, e della battaglia pres-
so di questo seguita tra'roinaid ed ì car-
taginesi, dissertazione, Foligno 1781. il
Coiucci la riprodusse neW Antichità Pi-
ce/ie, 1. 1 I , De Plesdni Umbri. Caio Ma-
rio nel 648 di Roma donò l'onore della
t:iltadinanza rou)auaaiooo cainerti. Ac-
cesa la guerra sociale nel 663, si vuole
che gii umbri ancora nell'anno seguente
vi prendessero parie, e Li vio descrisse li-
na sconfitta di ipjesli. Appiano però di-
ce che fu semplicemente un'insurrezione
degli umbri e degli etrusci. il vero è che
nel 664 o 665, circa 89 anni avanti l'e-
ra nostra, la cittadinanza di Roma fu con-
ceduta a'Iatini, poi agli unibn, ed in fine
agli etriisci, ed indi all'Italia tutta. Dopo
quest' epoca gloriosa conservarono sem-
pre gli utubri il vantaggio di governarci
secondo le proprie leggi, benché da loro
stessi procurassero d'imitare i costumi ro-
mani. Le città uudjresi chiamarono inu-
nicipii, per distinguerli dalle co/o/«'e ch'e-
ia no abitateda'ioQiain. Queste si liguar-
daiono come più nubili de'semplici mu-
nicipii, ina in realtà era migliore la con-
dizione di essi. Ed è chiaro, mentre i mu-
nici|)ii non dipendevano da Roma in
(pianto al pro[)rio reggimento, laddove
le colonie soggiacevano in lutto alle leggi
della madre patria. Già notai che Augu^
sto nel divider l'Italia in provincie com-
prese l'Umbria nella 6.' regione, e in ai-
ire divisioni diversi luoghi dell' Umbria
luiono attribuiti al Piceno Annonario e
111 PicenoSubui bicario. Le due provincie
i'iceiiestavanosolto diversi consolari, ma
r Umbria e la Tuscia Annonaria erano
mille sotto un altro consolare, perciò fin
Uu quel lempu [)er [)iii acculi 1' Umbria
UMB
venne indicata molte volte col nome di
Tuscia. Tolomeo parla della divisione de-
gli umbri in Olunibri e P'ilu/nbi-i , che
l'Acquacotta crede lo slesso che orienta-
li e occidentali, Ostunibri e f'^estunibri,^
JMatelicae Camerino erano nella regione
degli Olunibri. Quindi congettura , che
gli umbri in tempo di Diocleziano siano
stali divisi gli uni dagli altri, ed attribui-
ti a diverse provincie. I T ilurnhri aWU io-
bria, come in avanti. Gli Olurn!>ri a\ Pi-
ceno Suburbicario. Tutto egualmente per
congettura. L'Umbria ebbe i suoi corret-
tori e prefetti prelorii, comuni colla To-
scana ad essa unita come regione, colla
residenza a Spoleto. Gli umbri di Ro-
ma, ed i primi Apostoli dell'Umbria, fu-
rono istruiti dalla bocca medesima di s.
Pietro e di s. Paolo, e da'primi loro suc-
cessori. Questi portarono senza dubbio
alle patrie rispetlivj;, e gli altri ne'luoghi
ove furono inviati, il prezioso tesoro del-
l'evangelo e il lume della fede da loro ac-
quistato. Venne poi accresciuto il nume-
ro de'fedeli tra gli umbri, dd'fuggenti le
persecuzioui della Chiesa, massime nelle
parli distanti dalle strade consolari. Pre-
sto ebbe l'Umbria i propri vescovi e lese-
di vescovili, per la vicinanza a Roma , e
così il Piceno. Se si aminelte che nel Pi-
ceno lo slesso s. Pietro vi promulgò il cri-
stianesimo, questo benefizio lo ricevè da
lui anche l'Umbria. A Spoleto (ci predi-
cata la fede da s. Brizio apostolo dell'Um-
bria, inviato nella regione dall'apostolo
s. Pietro, e ne fu il 1 ."vescovo, e la chiesa
da lui erettavi alla B. Vergine si vuole
la i.'coslruila nell'Umbria. Quindi s. Bri-
zio consagrò diversi vescovi, come lui di-
scepoli di s. Pietro, cioè s. Eicolano suo
parente di Perugia, s. Crispuldudi /'et-
tona oggi Bellona, s. Vincenzo di Iie\ui-
gna,ec„f:i\ insieme propagatori della fe-
de nell'Umbria. Avendo ragionato a"ri-
S|)ellivi articoli delle sedi vescovili del-
l'Umbria esistenti e non piìi esistenti, ivi
celebrai i promulgalori della lede, es. Fé- ,
liciaQQ vescovo di Foligno uou cuuleu- '"
UMB
lo d'aver predicato per tulla l'Umbria la
dottrina eli Gesù Cristo, volle estendere
le sue npostoiiclie fatiche eziandio al Pice-
no. Anrhe a Spoleto ragionai de'vesco-
vati dell'Umbria, massime in fine dicen-
do di qiie'vescovi, che sebbene non ap-
partengano all'Umbria, vi estendono per
tratti di diocesi la loro giurisdizione epi-
scopale, onde nel 1849 intervennero al-
l'assemblea sinodale in Spoleto, ch'è l' u-
nica metropolitana dell' Umbria , senza
peròsull'raganei poiché lutti i vescovi del-
l'Umbria e quelli che vi hanno giurisdi-
zione sono immedialamenle soggetti al-
la s. Sede. Nella decadenza dell'impero
romano, 1' Undjria, come il Piceno, col
quale ebbe pressoché comuni i destini, e
tra loro si contusero i termini territoriali,
soggiacque alle invasioni crudelissime de'
barbari , principalmente de' Goti e de'
Longobardi (/'.)■ H Fatleschi , Memo-
rie ch'I ducato di Spoleto , nana che i
longobardi nella prcivincia dell' Unìbria
piantarono i primi fondamenti di quel ce-
lebre, vasto e possente ducato. Ragionnn-
dodeirUmbria fertile, ricca e illustre per
tanti segnalati pregi, dice della sua situa-
zione a' tempi di mezzo civile e politica,
ed essere i suoi termini al ponente il Te-
vere fino a Città di Castello; a tramon-
tana gli Apennii)i,oIlrcpassaiitl(jli in<pial-
che parte fino all'odierno Sassoferraio e
il fiume Esino, confinando così colla Gal-
lia Togata o la PenlapolijaI levante e al
mezzogiorno il fiume Nera, finché rice-
\ ve le acque del fiume Velino. Avverte
] ch'egli qui non prese l'Umbria in quella
I grande estensione ch'ebbe a'tempi roma-
ni fino all'Esarcato e al mare Adriatico
dalla parte di Rimini; ma solo volle con-
siderarla in quel perimetro che da' mo-
numenti rilevasi aver avuto nel medio
evo, e che fu soggetta a'Iongobardi.Quin-
1 di è, cbe sebbene l'Umbria, secondo di-
versi scrittori, si estendesse fino al fiume
! Imella,che sbocca nel Tevere sotto la città
i d' Otricoli e comprendesse la stessa Otri-
'■ colieNarui,da altri attribuita allaSabi-
UMB 93
na, pon Amelia e Todi, tutlavla tali cit-
tà, ben( he occupale talvolta dall'ambi-
zione de'Iongobardi, furono non ostante
restituite e considerale sempie ne'iempi
di mezzo del ducato di Roma (/ .), inclu-
sivamente a l*erugia,e non di quello di
Spoleto. In tale tempo il nomed'Undjria
restò quasi soppresso, né altra denomina-
zione èntlribuita da'monunu-nti alle cit-
tà della provincia, che quella di ducato di
Spoleto. La i .* città dell'Und)! ia, entran-
do dalla Sabina, è Tcrnij e Spoleto fa
I .'^ città occupala da' longobardi, fu hi
principal sede e quella che die il nome
a lutto il ducalo Spolelaiio. Di queste
e altre città e luoghi principali dell'Um-
bria ragiona Eattesclii, ed io l'ebbi pre-
Sente nel tlescriverli. Parla pure di Fo^
Ugno, di Be\'agna, di l^ettona, di Tre-
vi, ò' Jsisi, celebre pe'santuari France~
scano{ei\'\ recente rallegrala per la Tra-
slazione del corpo di s. Chiara) e della
Porziiincola {F.), del Foro di Flami-
nia, di iVbre7(7, ec. er. E cbe Camerino
fu considerata da'longobardi qual 2.' me-
tropoli del ducalo di Spoleto; sovente poi
i duchi di Spoleto si confusero con qtiei
di To.?^r(77i^{A''.). dacché l'Umbria in quel
tempo si reputava parte integrante di tale
regione. Allorquando Leone III impera-
tore greco, dichiarò crudele persecuzio-
ne alle ss. Immagini, Papa s. Gregorio l(
lo scomunicò dopo il 726, per cui il du-
cato romano con altre città si distacca-
rono dall'imperiale ubbidienza, e sponta-
neamente si assoggettarono alla i.9oi'/'<7«/-
tà della s. Serie [r.). I popoli dell'Emi-
lia, della Pentapoli e del Piceno, scosso
il giogo imperiale e longobardo, per vo-
lontaria dedizione si dierono al principa-
to temporale de'Papi. Questo ricevè no-
tabilissimo incremento per le dedizioni
del ducato di Spoleto, dell'Umbria e del-
la Maica, già la s. Sede possedendo nel-
l'Umbria da diversi secoli alcuni Patri-
moni dellaChiesa romana (f'.),rra'qua-
li que'di Norcia, di Narni ec. I romani,
uniti agli umbri e altri del ducalo di Spo-
f)4 V M B
lelo, difesero s. Giegoiio H contro l'in-
sidie dell'eretico Leone III, il quelle in-
vocò l'aiuto del re longobardo. Comin-
ciò allora la guerra dell'Umbria, cliedu-
rò parecchi anni, onde nel 788 s. Grcgo*
rio III invocò il soccorso di Francia, per
rnirrenareleusuipazioni longobarde. Ili li-
sci a Papa s. Zaccaria, compassionando
lostatodeirUmbiia e di altre città, di ri-
cuperare di versi patrimoni edomiiiìi, nei
suoi viaggia Terni, Pavia e Perugia nel
749. In quest'ultimo il Piceno, l'Umbria
e le provinole adiacenti a Roma, per olez-
zo de'loro deputati si confermarono nel-
l'ubbidienza del Papa, e giurarono fedel-
tà alla Chiesa romana, il che rilevai pu-
re nel voi, LVII, p. 161, nel dire che fe-
cero altrettanto i^ncdeW Euircalo e del-
la Pentapolij'xnhìcaù di Spoleto e di Be-
nevento considerandosi sotto la proiezio-
ne della s. Sede, benché avessero il pro-
prio duca. Papa Stefano II detto III, do-
po aver costretto Astolfo re de'loiigobar-
ili a restituirgli 1' usurp;ilo dominio , a
mezzo di Pipino re de' fraiuhi, per sua
molle inviò nell' Umbria Stefano duca
con palle dell'esercito rocnano, per avva-
lorare la sua media2Ìone,acciòcon>eguis-
se il vacalo trono longobardo Desiderio,
el'ebbe.Quest'ingiato invece di restituire
il loltOjCotneavea promesso,estese le usur-
pazioni e minacciò Roma di eccidio,deva-
stando rUnibria,in luogo di iiiosUmisÌ di-
voto alla s.Sede. Vedendosi Papa Atli iano
] [lersegiiilalo da Desiderio, ricorse a Car-
lo Magno re de'franchi, il quale calato in
Italia, nel 778 dcbellòe fece prigione De-
siderio, terminando con lui il regno lon-
gobardo. Appena gli umbri e buona |)ar-
te de' loiigobaitli dimoranti neirUuibria
seppero le prime mosse del re franco, si
porlarono in Roma, se stessi e le loro fa-
coltà commisero al Papa, prestarono il
giiiiarneiito di fetleltà a s. Pietro e ad A-
diiaitf) I, ed ivi fui ono tonsurali e ridot-
ti nelle loro bai be e capellature alla fog-
gia romana, l'esempio chi' fu seguilo an-
che da Ancona, Osiuio, Fermo, Città di
URI B
Castello e Chiusi, come narra il Sigonio,
De Rrgno Italiac, all'anno 772. Carlo
Magno non solo restituì al Papa l'usur-
palo principato temporale, raa con for-
male donazione grandemente l'aumen-
tò, inclusivamenle all'Umbria e ducalo
di Spoleto, nel quale articolo e negli al-
tri analoghi tratto della sovranità de'Pa-
pi sull'Umbria, e sarebbe ripetizione «e
volessi qui ragionarne, insieme alle prin-
cipali vicende politichedella regione. Mol-
ti di essi la ricuperarono dopo le stranie-
re invasioni, massime Innocenzo III e Pio
VII, i quali inoltre la visitarono, come
pur fecero GregoriolX, Innocenzol V, Ni-
colò V, Sisto IV e Gregorio XVI. Q111--
st' ultimo ad esempio dei predecessori
provvidamente accorse a'gravissimi dan-
ni recati all'Umbria dal Terrc'rnoto[f'.).
che sparse la desolazione nella provinci'i.
Inoltre a Spoleto, a Perugia e negli ar-
ticoli d'altre città umbre riportai i ret-
tori, governatori e legati dell'Umbria o
del ducato di Spoleto. Qui de' legati ne
riprodurrò altri, e quinto a'cardinali le
notizie sono nelle biografie, anzi in que-
ste trovansi [)ure le notizie degli altri car-
dinali legali e de'prelati governatori che
poi lodivennero. ^/oiv/«/i/cardiiiali' pre-
te di s. Anastasia, nel 1 io5 fu deputato
da Pasquale li alla legazione dell'Um-
bria. Innocenzo III del i 198 inviò nel-
r Umbria e nella Toscana per legato il
cardiiiiil Gregorio ilegli Alberti^ [)er met-
tere in buon sistema le due proviucie, la
I." avendo ricuperato al dominio d<'lla
Chiesa dagl'imperiali che l'aveano occu-
pata. Nfli249 Innocenzo IV destinò le-
galo deirEliiiria ecclesiastica, dell'Uai-
bria e della Marca il cardinal Pietro Ca-
pocci. Uibaiio IV dui riGi fece legalo
dell'Umbria il cardinal Simone Pattiiiie-
ri. Urbano V aflidò nel 1 368 la stessa le-
gazione al cardi nalEgidio^if/.T.Tf ///«'.Gre-
gorio XI nominò legato dell'Umbria il
cardinal Filippo C(il>a<tsolr, v goveiiia-
tore il e irdinal (ilierardodi Pitv. Urba-
no VI nel 1 087 elesse iegito dell'Umbria
u u n
il cardinal Luca Gentili Ridolfucci, e ri-
conciliò Ira loro i ciltadini di Todi. Fece
pure legali della medesima, il cardiiialAn-
drea Buoiilenijii^ e il cardinal Toniiiiaso
Orsini. Innocenzo VII deli4o4 mandò
legato a Perugia il cardinalLandulfoJ///r-
rawauro. GiovanniXXIll nominò lega-
lo del ducalo di Spoleto, di Todi, Oivie-
lo. Terni e Amelia il cardinal Colonna,
clie nel i4i 7 divenne Martino 1^ Papa.
Kicolò V dichiarò legalo ilelT Umbria e
del ducalo di Spoleto il celebre cardinal
Domenico Capranicaj e governatore di
Perugia Barlolomeo Roverella, poi car-
dinale di Pio 11,0 di (jiieslo e di Paolo
Il legnlo <ltirUmbria. Di Paolo II fino-
no ledati dell'Umbria e di Pei iiqia i cnr-
dinali liiccardo Longolio e Cf\o.V>;\{{\^\a
i^rtir///. Sistol V nominò goveniafore del-
l'Umbria Ardicino della Porta il giunio-
re poi cardinale; e legalo il pioprio nipo-
te carilinal RafT.iele Riaiio, won die l'-tl-
Iro legalo e nipote cardinal Giuliano del-
la Rovere, che nel i 5o3 fu Giulio IlPa-
pa. Innocenzo Vili deputò legalo per pa-
cificare le fazioni de' Guelfi e Ghibelli-
ni (/^.), ch'erano ripullulale, il cardinal
FrancescoPiccoIoniini,nel i 5o3Papa Pio
///.Fece pure legato il cardinal Giovan-
ni Arcimholdi. A!es<aiidro VI prepose
«Ila legazione ilell'Umbria il parente car-
dinal Giovanni Borgia; everso il i5o3
il cardinal Raimondo Perauld. Furono
legali di Leone X dell'Umbria e <li Peru-
gia i cardinali Antonio del Monte, e lo fu
lineo diCleiiienle \ II, Jacopo lyc/vv/ cata-
lano e Silvio Passerini.^tl i52qCleuieu-
te VII deputò legato il parente cardinal
Ippolito de Mediei. Paolo III successiva-
luente aflldò il governo della città e for-
tezza di Perugia aTiberio Cr/.Y^', che creò
poi cardinale; legalo dell'Umbria e Pe-
rugia il cardinal A<!canio Parisani, coù
pure il cardinal Marino Grimani ; nel
1548 governatore di Perugia e dell'Um-
bria Gio. Angelo de Medici, poi cardina-
le e Papa Pio ITj e nel 1 548 legalo il
cardinal Giulio Fcltre della Rovere, e lo
U M B t)5
fu pure di Giulio 111, con residenza in Pe-
rugia. Camillo Libi, ncW Ili sto ria di d-
melino, narra che Paolo III neirottobie
I 53c) si recò in Camerino, perchè volevi
investirne il nipote Ottavio Farnese, indi
duca di Parma, {l^ .). I camerinesi sup-
plicarono il Papa a compartir loro molte
grazie e l'olteiuiero, e fi a (juesle dichia-
rò Camerino capo dcirUndii ia colla le-
gazione d'un cardinal de latere, e vi fu
destinato il cardinal Ennio Filonardi \q-
scovo di V^eroli,il (piale per esser passalo
all'altra vita pochi mesi dopo, senza por-
tarsi a Camerino, governò la città in suo
nome mg/ Filippo Archinlo. Tuttavolta
aggiunge lo stesso Lilii, non essere il car-
dinal Filonardi il legalo, ma il cardinal
Francesco Chigionespagouoloche dimo-
rava iu Veroli, e come il Filonardi det-
to il cardinal di Veroli e n'era vescovo,mo-
rendo neli54o. R.ilornalo il Papa a Ro-
ma iuvesfi Ottavio del ducalo di Came-
rino. Rettificherò diverse inesattezze col
Cardeila. Il cardinal Filonardi fu inca-
ricalo da Paolo 111 della legazione del-
le truppe pontificie contro il duca d'Ur-
bino, a motivo della guerra pel ducalo di
Camerino, e morì sul declinar deIi54o.
Non esiste il cardinal Chigione, bensì deve
essere il cardinal Francesco Quignones,
il quale non fu vescovo di Veioli, ma di-
morandovi nel palazzo da lui edificalo, vi
morì neh 540. Paolo IV fece governato-
redell'Umbria Michele Torreo Turria-
ni, poi cardinale; non che Gio. Ballista
Castagna, indi cardinale e Papa Urbano
VII. Nel I 56o Piol V dcsiinò legato del-
l' Uudjria e di Perugia il cardinal Gio.
Antonio Serbelloni suo nipote. Grego-
rio XIII elesse governatore ili Perugia e
dell' Uiid>ria nel 1 574 il celebre Monte
Valenti di Trevi. Secondo alcuni, nomi-
nò legato diSpolelo il cardinalGuidojPer-
reri. Certamenle fece legalo dell'Utnbria
e dei ducato di Spoleto il cardinal Filip-
po Spinola; enei 1 58 1 legalo di Perugia
e deirUinbi ia il cardinal Riario. Grego-
rio XIV dell ?go dichiarò legato di Pe-
gG U M B
riigia efleirUmhiia il cnrdinal Domeni-
co Pinelli, già beneoierilo commissario
per sedare le vertenze de'coiifini fra Ter-
ni e Narni. Clemente Vili cleli5g'2 fe-
ce legalo dell'Umbria e di Perugia il car-
dinal Silvio Savelli. Del collegio Laiire-
tano oSpoIetinOjdel collegio Umbio, del
collegio Fuccioli, fondati in Roma a van-
taggio degli umbri, ripailai ne'vol. Xllf,
j). 245, XLI, p. I 19, LXlXj p, 6 r e toc.
Ì5i può vedere il bve^e EcclesiryeCatholi-
caCfàei t luglio i 760, Bull. Roni. cont,
t. 2,p. i68,colqualeClementeXIIl appro-
dò le regole e le costituzioni del collegio
deirUmbri.i e di Niceta Lassi, commelfen •
tlone l'esecuzione al protettore cardinal
Giacomo Oddi, e si riportano nello slesso
breve. 11 Collegio Uinbro-Fuccioli(T\)H
rese celebre pel celebratissimo e dotlissi-
jno umbro foligna te prof.d.Felicia noScar-
pellini, restauratore dell'accademia dei
Lincei. Nel dotto ed eloquente Elogio fu-
nebre, che pronunziò nella chiesa di s.
Maria in Ara Caeli e pubblicò all' onora-
la diluì memoria nel [853 in Roma il
eh. prof, d. Salvatore Proja, si legge che
lo Scarpelliiii fu prima alunno del colle-
gio dell'Umbria, e dai I yc)4 al 1825 ne fu
Lenemerentissimo rettore, e doveindefes-
samente adoperò col senno e colla mano
per promovere e diffondere in Roma tut-
te le fisiche discipline e le arti che ne di-
pendono. Ivi apri un annuo concorso di
fìsiche esperienze e divulgò ogni trovato
ilella neo-chimica, a capo de'quali l'ana-
lisi e la sintesi dell'acqua, che primo in
Italia istituì, ed eresse una specola per le
osservazioni astronomiche. Perchè poi al
ciato impulso succedesse pili rapido e più
durevole movimento , nel collegio del-
l' Umbria adunò libri, minerali e mac-
chine d' o"ni maniera , e foruiò una bi-
blioteca, uno svariato gabinetto di fisica,
di cliimica, di storia naturale, a disjiosi-
zione d'ogntuio che volesse e sapesse gio-
"varseoe: e lutto a sue spese. Ivi collocò
il famoso lorniocon tutto l'apparato mec-
canico dei Pieraaariuì (sommo architet-
U M n
loedilui zio), dono dell'augusta IVI." Lui -
«adi Borbone duchessa di Luccaegià re-
gina d'Etruria. t\.'\n febbraio 1 8 1 7 Pio
VII colla sua nobile corte recossi nel col-
legio dell'Umbria, consolatore inaspetta-
to, e solerte ricercatore de' dotti ordigni
e d'ogni scientifica sup[iellettile, di cui e-
rano stivate le ampie sale, la specola ed
i riposti gabinetti. Esempio seguito in ap-
presso da Francesco I imperatore d'Au-
stria, e da altri principi e teste coronate,
che visitarono in Roma il filosofo umbro
nel collegio dell'Umbria. Dell'Umbria e
degli uml)ri illustri scrissero i seguenti.
AngeloTorsano, Oralionesqune de Uni'
hriae , Roniaiidìolacqne celeberrima-
rum Regiomtm Itnliac, Urbiimique snn-
rum praecipiiariim laudibus agunt, Ve-
netìisi562. Francesco Dini, De antiqui-
tatibii'! Umhrornm, Ttiu.tcorumque Me-
de, ac imperio, deque Camerio, ne Ca-
inertihìis a Sylla exclsi^ di^sertntioad-
i'rrsw! opinioìiea Biondi, Aldi, Sigonii,
Cluve.rii, Papebrochii, ne reeentiorum,
i/i qua pliires inseriptiones Gruteria-
nae solidissimi a fundamenlis ad crisim
revocanUir: Liliifundamenta desuiCa-
merini antiqui tate impugnantur etc,
cum notis Francisci Ragazzetti, Vene-
tiis I 70 1. Francesco Mariani, De Umbris
Camertibus Etruriae, seu Clusinis re-
sponsio ad Cnmerinensinm Hypern<pi-
tem, Romaei73g. Adiaforo FilaleteoFi-
ìelMno, Esame di quanto ha scrittoFrnn-
ce SCO Mariani intorno a' Cnmerti Umbri
mentovati da /l/\'/'o, Perugia i 7 3(). Con-
futazione (de'Camerinesi) di ciò dir l' au-
tore de Etruria meliopoli (cioè il Ma-
riani) ha. scritto intorno agli antichi Ca-
inerti Umbri, Perugia 1739. Francesco
Mariani, De' Cnmerti Umbri risposta
italiana a Filetimo Adiaforo , Roma
1740. Adiaphorus Philiilelus, Adnota-
tioncs ad rcsponsionem Francisci Ma-
riani prò Umbris Caniertibuf Etruriae,
seu Clusinis, Pisaurii74o. Accademico
Ardente, Discorso in risposta a Filate-
le sopra gli Umbri di Toscana, e a fjO-
U M B
tlovico A. Muratori intorno alla città
di .S'arrena in alcune ixcrizio/ii da liei
riportate^ ed al decreto del re Deside-
rio, Roma I 742. Il Giornale de' lettera-
ti di tale anno ne fa autore il JMitiinni,
che discoise ernditainenle la contiover-
siu insoda fra'caaiei'ine>i eviieibesi. Ca-
rnei'ti L inbri, dissertazione apologetica
ìsloricocrilica, Camerino i ^So.Giiisep-
pe Colucci , Lettere apologetiche in 'di-
fesa di (juanto sì è detto nella disserta-
zione X/I dell' Antichità Picene sulla
confederazione de^ Camerti Undjri col
Popolo Romano, Feimo 1787. Federi-
co Fie7./.i, // Quddri regio o poema dei
(jualtro regni, colle annotazioni di An-
gelo Guglielmo Artegiani , le osserva-
zioni storiche di Giustiniano PagUari-
id, e le dichiarazioni di alcune i'oci di
Gio.BattistaBoccalini,ec.Fo\\'^noi 725.
Le osservazioni del Pagliai ini apparten-
gono alla storia dell'Uitdjiia, tanto ili più
città e luoghi, quanto di diversi sogget-
ti. Antonio da Orvieto, Ci'onologia della
proi'incia Sera fica riformata dell' Uni-
liria 0 d'Assisi, Perugiai7i7. Eugenio
Ga murrini , Istoria genealogica delle fa-
ìiiiglic nobili toscane et u/nhre, Firen-
ze 1668. Lodovico JacobiUi, ^//'//o//t('C<«
Umbriae, sive de scriptoribus previa-
ciac Umbriae una cani discursus prae-
falae provincia e, Fulginiae i658: T ite
de' santi e beati dell'I iid/ria, e di cpiel-
li i corpi de'cptali riposano in essa pro-
vincia, con un discoi'so dell' L'mln'ìa. To-
mo I, Foligno 1647. Tomo II, i656. To-
mo 1 li col Catalogo de' corpi santi e del-
le relic/uie insigia, che si conservano in
varie chiese della provincia dell' Ijni-
hria, Todi 1 6G1.
: UMBRIATICO, Unihriatieum.C\[{l\
vescovile del regno delle due Sicilie, nel-
la provincia di Calabria Ulteriore II, cir-
condario del distretto di Cotrone, da cui
è distante 8 leghe e più di i 3 da Catan-
zaro, capoluogo di cantone. Giace sopra
una montagna scoscesa e tircond.ita d'o-
gni parte da precipizi inaccessibdi. E pic-
VOL. IXXXIlf.
U M B 97
cola, non bene fabliricata. I dintorni pro-
ducono derrate de'climi caldi, e vi si 11-
lilizzanoca ve di gesso e d'alabastro. iScri-
ve rUghelli,/^^(7//a sacra t.p.p. 52 'ì,Uni-
hi'iaticenses Episcopi: » Umbriaticuin
(olili! Brystacia), mediterranea est civi-
tas CalabriaeCiterioris, reco a marepas-
sibns distans, condita ab Oenotris, ut ail
Stephanus, ili rupe quaedain, quae lior-
reiidispiaecipitiis munita, attjne inacces-
sa, «ie(|ue po[)ulum propterea, neque cle-
ruin habel valde numeiosum ; sirpiidem
in codice fisci Rciiii censenlur urbuiae
o
faiiiiliae 160 (ora si dice contenere più
di 2800 abilmiti). In agio vero Uuibria-
ticensi legitur manna: fit gossipiuni, et
sesama; provenil terebinllius, etcappare.
Nascitur alabastriles, et gipsunj marmo-
rosurn, et lapis molaris: exiant et sylva
glaiidiferae, in quibus venatioiies, et au-
cupia fiunt. Euiscopatus antifjuus inter
stiirraganeos archiejjiscopo s. ^eveiinae.
Sub Sisto ili Papa (del 432), et Valen-
tiniano III imperatore habila fuit Rhe-
gii provincialissynodusab Hilario archie-
piscopo adversus Umbriaticeusem Epi-
scojtnm, qui ininus legilime fueiat ordi-
natus. IJmbriaticeiisis Episcopatus men-
tionem facil abbas Joacliimns, licet men-
doselegatur Antiblacensis:fuit autetn E-
piscopalis sedes huc translata ex Pater-
no urbe. Calhedralis basilica titulo s. Do-
nati, in vertice rupis, atque adeo in me-
dia civitale Ires in nave distincta visitar
cu!n sacra lurri, et sacrario rebus divino
cultui necessariis instructo,ac sacris reli-
quiis ornato, et sacra supelleclili prò lo-
ci conditionesutllcienter inslructo. llicas-
ser vantar rcliquiae ss. Gregoiii Papae,
Laurentii, Donali, Stephani, Giegorii, et
Petroiiillae , et fi uslula quaedam vestis
Christi, et D. Mariae Yirginis. Sacris in
ea ministrabanl olim canonici octo, quo-
rum qiiinque indignitateconstitiitierant,
archidiaconus secumlusab Antistile, de-
canns, cantor, ihcsaurarius, et archipre-
sbyter; nunc ad ipiatuor tantum sacer-
dotes reducli sunt, qui et ipsi inopia la-
7
boraiit. In civilate praeter calhedralem
parochialis ecclesia uiilla , milium viro-
rum coenobiiiiH , s.-inclitnoninlinm se-
ptnm luiuni: ndeliuni aiiiinae intra moe-
nia clegentium snnt 600. Dioecesi peran-
gusla qiialuor oppidis.et tribus pagis con-
linetiir. Oppidoiura maximum est Ciro,
seu Ipsj'ero episcopalis lesidenliaei Icciis
haliilalnr aiiimabns 1800 cum quatiior
parocliialibus, qnaium praecipiia litnlo
s. Mailae de Plateis. Hic eliam semina-
rilira eslclericoruni decein, duo ^irormii
coeuobia, xenodochitun, et mons pietà-
li*. Secundiiaiest CincuUiim babilalum
n<ielibns I i3o cum diinbns parochialibus,
coenobio augiistinianoium , et xenodo-
chio. Terliimi eslnppidum Casuboniha-
bilalnm fidelibns 600 curo sua parocbia-
li, coenobi<j fVauciscanoruni el bospitfdi.
Quaitum est oppidnm Melissae habila-
tum (ìdebbns 888 cum tiibiis paincbia-
libus, coenobio anguslinianoruui, bospi-
tali el tril)us laicorum sodaliliis. Pagi,
seu casalia snnt Tingliae habitalnm fide-
libus IO 5. Carfitii, quod ali)aiienses seu
epirolae incoUml numero 3 16, qnibus
graecus presbyteiconjiigaliis .suo litu sa-
era administrat. Casale s. Nicolai de Al-
lo, quod albanenses consimililer inbabi-
tant numero 220 , suo cuui graeco sa-
cerdote. In universjim autera loia dioe-
cesis Umbriaticensis conlinet parocbia-
les ectlesias tredecim, quaruin decem la-
tini, tres gtaeci rilus exislunl. Popnliis
dioecesanusconstituit animas 7599, qua-
rum 4563 sunl latinorum, reliqnae grae-
corum. Clerici aulem Ialini per lolaui
dioecesim sunt fere sexaginta. Mensae e-
piscopalis animus census ducatoruin re-
gni 2000. Taxa flor. 37 qui parlim col-
ligunlur ex feudis anlitpiissimis INIara-
diae, s. Nicolai de Allo, el s. Marinae, in
(juibus ulruinque gladium Umbriuli-
tensis episcopus liabet, lamelsi Maradiae
els. INIaiiriae diruta jareant.Episco|)i qni
in ca floruiMunl pauci sequenlcs sunl ex
variis nìonunienlis a nobis coliceli ".I-
gnurasì il nome del 1 ."vescovo d'Umbria-
U I\I n
lieo, ma riferisce rUgbelH cbe Ilario ar-
civescovo di Reggio tenne un concilio
contro di lui nel pontificalo di Sisto HI,
percbè non era stalo ordinato canonica-
mente. Pare che verso il secolo X ad U(n-
bnatico fosse unita la sede vescovile di
Padcnio{ / .),distrulta da'saraceni,e dal-
la cui città surse Crimisa oggi Ciro, sum-
menlovala, e di cui tratta il Coleti, Il(i-
Ha sacra, 1. 1 o, p. i 57 , Patcrnensis E'
pisconain.s. 11 Daudrand dice cbe Prf-
feriium, o Crimissa o Ciro, fu rifabbri-
calo contro i saraceni da! normanno con-
te Ruggero. In Paderno secondo alcuni
nel 1002 perì ui veleno l'unper.ilore Ot-
tone 111, pel modo riferito nel vol.LVIIf,
p. 262 , o al dire di altri in Paterno di
Città di Castello [P.) o della Catnpagna
Romana, nella (|uale è Tor Paterno, ove
credesi fu giìi Laurenlo capitale del La-
zio, cbe descrissi nel voi. XXXVII , p.
219. In Paleriio di Calabria s. France-
sco di Paola fondò il 2." convento dtlsuo
ordine ùelV/inimi C^-). Il i.° vescovo di
Umbriatico del quale si conosce il nome
è Gerva^iojcbe neh i 12 assistè alla con-
sagrazione della chiesa di Catanzaro. Il
vescovo Ebras vivea a'iemi^i di Ruggero
I re di Sicilia. Roperlo fiori neh 167,111
cui confermòla donazione a'basiliani, che
in tempo di Ebras fecero Ruggero 11 e
Guglielmo I del monastero di s. Maria
de Palirio da loro edillcato^ colla condi-
zione che i monaci del medesimo ogni
anno nella festa di s. Donato a* 7 agosto
olfrissero alla calledrale d' Umbriatico,
aniphoram old, ci candela s Ires, Kfii-
scopiis aulciii Oleicin sanctiiin eodcm
tempore nionacliis trilnuit. L'Ughelli ne
riportò il documenlo, ilal quale rilevasi
che i due vescovi immediati nuccessoii, lo
sottoscrissero anch'essi e ratificarono, l's-
si sono. Pellegrino che nel 1 1 79 interMii-
ne al concilio generale di Laterano III, e
Rainaldo, dopo il quale non si coiiDScono
altri vescovi lino a Capuano, da Papa Gre-
gorio IX costituito vescovo d'Unìbriali-
co neh 235. Dionisio detto e comuicn-
I
UM B
tirilo (Ini capitolo, nel I ■j^S venne appio-
vatodaPapa Alessandro IV. Dopo di lui
segue altra iacnna di pastori ignorati, si-
no ail N., al quale Carlo II redi Sicilia
nel I 3o6 sciisse in favore di sua chiesa
il tliploma che si lp.^ge in Ui^helli. Gio-
va innKX 11 nel I 33G elesse Crislofoio, in-
di tiaslato da Clemente VI a Bisignano
nel I 34(1, in questo stesso surrogandogli
Guglielmo arcidiacono di Catanzaro. Per
morte del predecessore, che non si cono-
sce, nel 14^0 fu eletto IMichele Perisla ca-
nonico della cattedrale, n)Dito nel i435.
Tosto gli successe ìNicola ile Martino sud-
diacono e consigliere della duchessa di
Sessa. Traslato nel 1 44"* ^ Rossano, suhi-
lo in suo luogo fu posto Tito detto Cic-
co, ma uioii nel 1 447" '*' '■'^'*^ anno diven-
ne vescovo Nicola già arciprete di Gu-
rullo. Sisto IV nel r 47 T' "0'"i"<* '^'""Ce-
sco, di cui fu successore Antonio Guerra
dotto maestro di Borgia principe di Squil-
lace, morto in Roma neli5oo e sepolto
nella hasilica Vaticana, con onorevole e-
pitafìlo del suo discepolo e riportato da
TJghelli. Alessandro VI nello slesso anno
gli sostituì Matteo sanese giureconsulto
egregio, morto in Róma nel i 307 e tumu-
lalo in s. Tommaso in Parione, con iscri-
zione presso rUghelli. Marco successore
morì nel I 5 I 6 , e nel settembre fu fatto
amministratore il cardinal ÌNicola F/e.?r/;/
(^.), il quale nello slesso mese rassegnò
la sede con regresso a favore di Deside-
rio canonico regolare Lateranense. A'20
niar/.oi tI-zo riniuizi(i,ein tal giorno il car-
dinalFieschi commendatario cede con re-
gresso ramministrazione al cardinal An-
drea della falle {I .)■ Questi nel i59.3
ne lece cessione al proprio famigliare Gio.
Matteo Lucifero di Cotrone, di egregie
qualità , e lo consagrò nella basilica Li-
beriana a' I 7 gennaio 1 524, ma a' i 4 no-
vembre venne trasferito a Cotrone. Nel-
lo stesso giorno ebbe Umbriatico in com-
menda il cardinal Giovanni Piccolnmi-
n/(A^.)epoi la rinunziò neh 53 o. Clemen-
te VII a'20 marzo dichiarò vescovo Gio.
U M B 9,)
Giacomo Lucifero arcidiacono di Coirò
ne, e lodato per prudenza morì nel 1.547.
In questo gli successe Gio. Cesare Foggia
aicidiacono di Rossano, intervenneal con-
cilio di Trento e moiì vecchissimo tran
quillameiite. Nel r 567 Pietro Bordoni, nel
I J78 Vincenzo Ferreri di Bisignano, tra-
slato da Monte Peloso, e cessò di vivere
dopo un anno. Nel 1579 Emilio Bonvini
di Cosenza encomiatissimo pastore, e per
sua morte nel i 5c)2 Alessandio Filarete
celebre giureconsulto aquilauo. Paolo V
neliGi I gli sostituì Pietro Bastoni d'A-
lessandria, referendario delle due segna-
ture. Nel 1622 Benedetto Vaezspagnuo-
lo. Da Belcaslro nel i632 passò a que-
sta sede Antonio Ricciullo calabrese di
Rogliano, a cui il capitolo per le sue be-
nemerenze eresse lapide di gratitudine, e
dopo 7 anni fu Iraslato a Caserta e poi a
Cosenza. Nel iGSg Bartolomeo Ci-isco-
ni nobile •napoletano , referendario delle
due segnature, chiaro per virtù, nel 1 647
passò a Caserta. In tale anno Ottavio Pu-
derici patrizio napoletano , morto nel
i65o. A' 27 giugno Domenico Blanditi
napoletano, terminò di vivere nel i65i.
Nel seguente fr. Tommaso Tomassoni
romanodomenicatm, morto nel i655nou
senza sospetto di veleno, e giace in catte-
drale nel sepolcro de'vescovi. A'5 luglio
gli successe tr. Giuseppe R.ossi napoleta-
no conventuale, insigne dottore in teolo-
gia e già commissario in Polonia. Morto
nel i658 gli successe nel 1659 Antonia
Ricciullo nipote dell'altro Antonio di tal
cognome, ma morì in Casabona nel lu-
glio 1660. Nel seguente amio Vitaliano
Marescani penitenziere della cattedrale di
Catanzaro sua patria. Nel 1667 Agostino
de Angelis d'Andria somasco e professo
redi teologia nell'università romana. Nel
1682 Gio. Ponzi Coriliani della dioce^i
di Rossano. NelitSgo gli successe il fra-
tello Giuseppe Ponzi, ed a questi nel [693
fr. Michele Cantelmi napoletano, carmc-
litanodotto e pio, che nel suo ordine fmi-
se le primarie prelature. Nel 1696 Bar-
loo UME
tolomeo Oliverio nobile O/Z/rw^/V (for-
se di Celione), protonotario apostolico,
cìim perpliires atwos Su t ri ni, Ne pi si ni q.
Jùìi. tropi \-ires gessi.'^set,hr/c mitra cicco-
rntiis est. Morto nel 1708, cli|>oi gli suc-
cesse a'o! I gennaio I 7 1 5 fr. Antonio Gal-
liani napoletano conventuale e parroco
di s. Salvatore in Onda di Roma, maces-
sòdi vita nell'agosto. Neh 720 Francesco
IVI." Loyeri noliiledi Badolato diocesi di
Squillace, letterato, già di molle diocesi vi-
cario generale lodatissimo, il quale col suo
zelo estirpò molli abusi, fece rifiorire il
decoro del divin culto, ed eresse il semi-
nario. Con questi termina ntW Italia sa-
cra la serie de'vescovi, e la compirò col-
le Notizie eli Roma. Nel 1 782 Domenico
Peronaci di Serva, nullius di-Ueggio di
Calabria. Nel 1 770 Tommaso M.' Fran-
cone teatino, di PiipnH ancone feudo di sua
casa nella diocesi di Larino. Nel 17 77 Ni-
cola de Notruiis di s. Caterina diocesi di
Squillace. Nel 177C) Zaccaria Coccnpal-
nierii di Pesco Costanzo millius di Ca-
pua. Vacata la sede nel 1784 le fu da-
to per ultimo vescovo nel 17(^2 Vincen-
zo Castro di Gaeta. Nel 1798 uuovamen-
le vacata la sede, non fu più provveduta
di pastore. Imperocché Pio VII a'28 giu-
gnoi8i8, colla bolla De utiliori, presso
il Bull. Hom. coiit. 1. 1 5, p. 56, sop[)resse
la sede vescovile d'Umbriatico e l'unì in
perpetuo a quella di Cariati, alla quale
essendo già unita la sede di Cerenza,
questa il Papa incorporò a Cariati stessa
sopprimendone la concatleilralità. Inol-
tre a Cariati unì anche Stro/ii^oli , per-
ciò in quest'ultimo articolo meglio ripar-
lai di Crtr/'rt// e di G'rr/i:Y7, riproducen-
do la serie de'vescovi.
LJMERALE o OMERALE, //»/mv-rt.
le. Velo lungo di seta o altro drappo, pa-
ramento sagro di colore bianco, rosso, ro-
saceo , paonazzo, verde. E guarnito di
merletto o frangia d'oro, e nel suo mez-
zo ordinariamentein ricamo d'orca rag-
giante viene espresso il nome di Gesù in
sigle, con»' è impresso nell' i).;lia che si
U I\I E
consagrn. E" più o meno ricco, ed alctmi
umerali hanno altri ricami d'oro sparsi
nella lunghezza del velo. Con questo ve-
lo si cuoprono le spalle e gli omeri di chi
l'adopera. Nella //n'v.^;^/ cantata solenne,
l'imierale è del colore degli altri para-
menti. In essa dopo l'otrerlorio e 1' ore-
mus, il siifhliacono si porta alla creden-
za, dove dal ceremoniere oda qualche ac-
colito se gl'impone il velo lungo sopra gli
omeri, del colore corrente, e gli si ferma
innanzi al petto con due fittuccie legale,
e con esso copre il calice, ovvero è que-
sto coperto col velo piccolo, colla pate-
na e coWosiia coperta dalla palla, e lut-
to porta sulla mensa dell'altare; ove dopo
aver eseguito i suoi udizi, il diacono pone
nella sua destra la patena . in modo che
la parte più nobile ossia l' anteriore ri-
sguardi lo slesso suddiacono, e gli copie
la patena coll'estremilà del velo penden-
te dalle di lui spalle, e questi tosto reca-
si dopo il celebrante al piano nel mezzo
dell'aitare, e fitta la genuflessione, scen-
de il 2.° scalino o al ripiano dietro al ce-
lebrante ed a suo tempo al diacono, e ivi
resta, sostenendo sempre la patena innal-
zala sino al terminar del Pater ?ioster.
Nelle messe de'defunti cantate, e nel ve-
nerdì santo non tenendosi dal suddiaco-
no la patena, da esso non si assume I' u-
nierale , perciò (pie>to non vi è ih color
nero, non essendo poi in uso quello che
adoperava il celebrante in tal giorno, al-
meno in alcune chiese. Quando il suddia-
cono al dello posto viene incensalo dal
diacono, si volile verso di lui abbassando
alipianlo la patena coperta coll'umerale.
All'elevazione il suddiacono genullolteal
suo posto, e quivi torna a genulleltere
dopo che il celebrante sta per terminale
l'orazione Domenicale, alle parole cioè
Jù (tiniitte noliisdehifa nostra; Hlhjia 11
torna all'altare e stando /// cornu F.pistn-
hie porge la patena al diacono, il ipiale
la scuopre dall'umerale e tergendola col
purificatoio la dà al celebrante. Il suddia-
cono restituita la patena, ilepone il velo
i!
U IVI E U M E I o I
lunijo , che il cereoioiiiere o un accolito medesima, e coli' iimet-aledà con essa la
preiule colle mani e lo ripoila ulla eie- benedizione. Nella i.' domenica dell'.Vv-
denza piegalo. Nel venerdì santo sebbene vento, assistendovi il Papa nella cap[)el-
siusinoi paianiei»li neri, il celebrante re- la Sistina in Miitito o piviale rosso, per
caudosi al s. Si'polcr-o (nel cpiale artico- portare da essa nella vicina cappella Pao-
lo notai (piando e dove si nsava l'unie- Ima del Vaticano processionalinente il ss.
lale e il baldaccliino neri), assume 1' u- Sui;;ramento, onde cocninciare il giro del-
inerale bianco e quindi riceve dal diaco- le guarani' ore, sul medesimo piviale
no il calice con l'ostia consacrata nel di prende l'umerale bianco, la cui lìttuccia
precedente, coprendolo il diacono colle lega e poi scioglie il prefetto delle cere-
estremità del medesimo umerale, ed il iiionie ponlilìcie. E qm noterò, die aven-
celebrante incedendo processionalmeule do descritto la detta cappella Paolina nel
sotto baldaccbuio di colui e bianco, porla voi. Vili, p. i34, e altrove, e riferita la
il calice all'altare, ed il diacono rimoven- remozione dell' antica maccbina ideala
do I' estremità del velo umerale, prende dal Bibbiena, o inventata o restaurala
l'ivereiitemente ilcalicedalle mani del ce- dal cav. Bernini, per l'accennala solenne
lebrunte e lo pone sulla niensa;iiuli il ce- esposizione del ss. Sagramenlo, la quale
lebranle assistito dal cereinoniere ilepune incisa egregiamente dal celebre Pirane-
r umerale, che un accolito riporta alla si, per necessità onninamenle fu for-
credenza. Nella cappella poiitidcia , per za disiare, poiché per la sua anticlii-
la medesima ricordata funzione, il Papa là era in istato cadente e pericoloso, ora
con piviale o Maiitu rosso si reca dalla aggiungo col n.° 276 del Giornale di
cappella Sistina alla Paolina a prendere Ro/iia del i855, che il Papa Pio IX fe-
il calice, e prima di riceverlo si cojire le ce ri[)rislinare la macchina sul primo di-
Spade coH'umerale bianco. Nelle beuedi- segno, laontle nella i .'domenica dell'A-v-
zioiii che si danno col ss. Sdgrci/iwìilo, vento del memoralo anno, nella Paolina
dopo il canto del Tantuia ergo (/^.) e del Vaticano si vide ristabilita, ma con
dell'orazione, il celebrante geuuflelteudo maggior solidità, cui ftumo bella conipar-
sull'infimo grado dell' altare, prende su- sa nuovi ornati, dorature e cristalli, oltre
gli omeri il velo bianco lungo sopra il Pi- le antiche pitture della cappella tornate
v'/ì//é; (/^^ .), coll'aiulo del ceiemoniere, ed alla loro originalità. Tutto fu eseguito
asceso all'altare |)renderOj^t'/iòc)/-/o {f ■) cu'disegni e direzione dell'arclntello cav.
colle mani velale dall'umerale, colla de- Filippo iMartinucci. Nel u. 4*^ del t. 23
Sila lenendo il nodo, e colla sinistra il dell' Album di Roma, non solo si lipor-
piede dinanzi al petto. Data labeuedizio- ta il disegno di delta solenne esposizio-
ne, il celebrante deposto sopra l'altare l'o- ne colla nuova macchina, ma inoltre si
sttìu^iorio, genuflette, discende all'intimo lod-» da Tito Barberi il perugino cav. Aa-
grado e ivi restando genuflesso, dal ce- nibale Angelini professore di prospelti-
remouiereo dal suddiacono gli viene tol- va nell' accademia di s. Luca, per aver
to il velo dalle spalle. Egualmente uelle dipinto a olio l'interno prospettico della
Processioni {f .) col ss. Sagramenlo, il rinnovala macchina che si eleva sull'alla-
celebrante in piviale è ricoperto nelle spai- re maggiore della cappella Paolina per
le coir umerale bianco, le cui estremità della funzione; eperavere restauratogli
cuopruno ie uiani colle quali sorregge alfreschi della cappell.i stessa, di Sabatini,
l'ostensorio. Nel portarsi il ss. Viatico Zuccari e Bunarroti. Nella sulennissima
(/"'.), la pissidesì porta ddl sacerdote, più Processione del Corpus Doini/ii(^y.),cc-
o meno solennemente,cou l'umerale bian- lebrata dal Papa , egli adopera un ma-
co, le cui estremità cuopruuo la pisside guifloo e grandioso umerale biauco no<i«
102 UME
malo d'oro. Ne'[)Onlificali celebrali dal
Papa , ìi Stigri.sla per alcuni suoi ufllzi
si copre le spalle con un velo di seta bian-
ca o lossa COI) nierlelto d'oro, delia l'or-
n)a dell'umerale; ed il simile velo adope-
ra quel personaggio che versa l'acqua al
l*apa, per la LaKaiida dcìle inani (/''.),
d quale assume il velo [laonazzo secondo
il culore de' paramenti e le diverse fun-
zioni. Con questo velo il sagrisla copre i
sagli vasi the porla , ed i personaggi il
bacile e \\ boccale con l'acqua. Altro A'e-
/o, elle senza coprire le spalle pende dal
collo, e cbiamato ì unpao Fipna^J .\
lo adoperano i sostenitori delle Milrc e
1 rirc^ni \ìi,ui\\\. L'umerale si disse an-
che Aniiltu (/.), perchè questo pure co-
pre, olire il collo, gli omeri, i quali sono
ijli ossi del braccio, cioè di quella porzio-
ne dell'arto superiore che dalla spalla va
snio al gomito , la quale S|jalla pure in
latino dicesi huiiwrinj onde al velo ume-
rale restò d nome come più ampio e co-
prendo interamente gli omeri; mentre l'a-
milto aulicamente tutti lo portavano an-
che sopra il capo, come tuttora usano i
domenicani, ì francescani e altri religio-
si the non portano la herrclta clericale,
e poi lo ripiegano sulla pianeta. Secondo
S.Tommaso, l'auiilto allude ancora al ve-
Jo con cui fu ricoperta la faccia del Re-
dentore Della notte della Passione, ovve-
ro alla corona di spine. Altri simbuli, ol-
ire i riportati nel ricordato articolo , si
ponilo vedere nella parola AnucLns .seu
Anabolagiuni et llunierale nella Noli-
zia de' vocaboli ecclesiastici del Magri.
Questi dice alla voce f^elum. » 11 velo che
porla il sacerdote sulle spalle (juando e-
spone il ss. Sagramento, sempre dev'es-
sere di color bianco, aiicl.'e nel giorno del
/ eneid isanto, cooìeW JJaldacclu'no (da
alcuni tliiamato eziandio Umbrellino),\l
quale rito si cava dal Cereuionialu Mo-
nastico al lib. I, CI 4, n." 3, perchè Cri-
sto sagianieiilato, essendo glorioso, non
si deve coprire con velu nero, come han
no stimato alcuni moderni scritluri. La
U M I
pianeta sempre deve concordare con l'of-
fJcio, ancorché si celebri alla presenza del
Sagi'amenlo esposlo". Umerale fu anche
denominata la tonaca di giacinto, usala
dal Sommo Sacerdote. L'umerale è di-
verso dal Superiimerale (A'^.), veste pre-
ziosa dello slesso sommo sacerdote; ed in
tale articolo notai, che tanto la Stola del
sommo sacerdote, che la stola nostra fu-
rono delle L/ncrale e Tonaca Li/iera-
Icje la 2. "essere lultora umerale, in (pian-
to che sono supcrumerale ad essa la pia-
neta o il piviale. Della stola usala dal
Pontefice Massimo de'romani gentili, ri^
parlai nel voi. LXXlli, p. 277 e 280.
UMILE, /Iiunilis, iMode.slus, lìlitis.
Che ha umiltà, modesto, dimes»o;coiitra-
rio di superbo, di arrogante, di orgoglio-
so, di vanaglorioso. Senza ripetere qui
ciò che i fiiosofi moralisti possono dire
per diniosti aie T ingiustizia e le funeste
conseguenze della superbia, solo osserve-
rò ch'è uno de' vizi piìi soventemente cou-
dannalo dalla s. Scrittura; e fu massiuin
di Salomone : dove avvi la superbia, ivi
trovasi anclie lo scorno, e dove è umil-
tà, ivi e la sapietìza. La supei bia è ili.°
di tutti i peccati. Gesù Cristo ha più d'u-
na volta rimproverato (piesto vizio a'iii-
risei ea'ilottori della legge; e ci proibisce
d' insuperbirci delle nostre virtù e delle
nostre buone opere, perchèsonu doni gra-
tuiti di Dio, grazie che lui benignaineu-
le ci ha accordalo, e dell'uso dei (piali ihjì
saremo obbligati di rendergli muiulo
conto. Colla parabola del Fariseo e del
Pubblicano, Gesti Cristo ci fa veder la
superbia riprovata da Dio, e l'umillìi ri-
compensata: fa egli professione di cerca-
re in ogni cosa la gloria di suo Padre e
non la sua. Scrisse s. Luca neU'Lvaiigelo;
Cliiunquc si esalta san) umiliato, e chi
si umilia sarà esaltato. L'apostolo s. Pao-
lo nel comandai e l'uiniltù non ordina giù
di nuscondeie a se stessi o agli altri le
grazie che Dio fece loro, ma iliallribuire
a lui tutta la gloria, e di non farla cono-
scere se non (juaudociò possa edilìcare;
U M I
di non preferirsi agli altri , ina di presu-
inereclie vi sono ne'Ioro iValelii delle vir-
tù e delle grazie che uou appariscono.
Vuole die ciascuno senta la propria debo-
lezza e nullità , e tema di accecarsi sui
suoi (lifetlij che consenta ad esserdis[)rez-
zato se ciò può esser utile alla salvezza
degli altri. I santi praticarono questa vir-
tuosa morale, e fu la loro umiltà che ispi-
rò loro il coraggio di consagrarsi intera-
mente all' utilità spirituale e temporale
del loro prossimo. L'umiltà è ima vii lìi
per cui l'uomo se medesimo spregia e tie-
ne a vile, ralhenando l'altezza dell' ani-
mo, deve inipedire di crederci superiori
all' ultimo de' peccatori : essa furma la
grandezza del cristiano. L'umiltà astrat-
to d'iunile, essendo questo addiettivo di
quella parola e di^iiosizione dell' animo
virluoso,ne'diplomien)ouumenti di mol-
li degli antichi /^^cycov/ trovai fra le ior-
luole e i titoli da loro usati, che s' iulito-
larouo: N. Ilumili episcopo sanctac N.
lùrlcsiae j aucUe coW'd formola: Deigra-
fin. L'addiettivo Umile, i vescovi russi lo
l'anno precedere alla loro soscrizione. An-
che i cardinali talvolta si sottoscrissero
Vinile Prete o Diacono; ed il cardinal
Marino (/'^.)del 761 sottoscrisse il sino-
do romano di s. Paolo I: Marino umile
prete della S. R. C del titolo di s. Lo-
renzo in Daniaso. Anche gli abbati re-
golari usarono il titolo di umile. Il Gal-
letti, Del Primicero, p. 355 , riporta il
docun>ento di Giovanni di Sicilia abbate
di s. Paolo, che concede a Paolo d'Ange-
lucciò monaco e parroco di s. Salvatore
del Primicero i frulli della chiesa di s.
Stefano di Sutri nel 1 443) e intitolando-
si : Joìiannes de Sicilia Dei gratiahu-
milis abbas ven. mon. s. Pauli extra
muros Urbis ... saluteni et sincerani in
Domino caritateni. kwù nel voi. XXVII,
p.193, notai, che Alberico 11 dominato
redi Roma nella i. 'metà delsecoloX usò
la formola ne'suui diplomi: Alberico per
li! grazia del Signore umile principe e
di lutti i romani senatore. JNel medio
UMI io3
evo per umiltà si sottoscriveano Pecca-
tore {T^.) i vescovi, gli abbati e altri per-
sonaggi, anche laici; e le «nonache ben-
ché titolate si sottoscriveano Peccatrice.
E titolo edifìcaule, pieno d'umiltà e mo-
destia, ed uscito da'Papi: Sei-^'us Servo-
rum Dei. In tale articolo dissi che a loro
esempio l'adottai ono vescoyi e arcivesco-
vi, ed alcuno per vana ostentazione, on-
de contrallare il romano Poutelice, fin-
ché restò privativo esclusivamentcdi lui.
Ivi pui' narrai, che s. Bouifuciu scriven-
do a Papa s. Zaccaria usò queste paro-
le: e.ciguus servus K'cster licet tndigan-i
et ullimus. Che Agano vescovo di Ber-
gamo usò la formula: Ultinius servorwn
Dei servus. Che Papa Giovanni VII nel-
la sua cappella eretta alla 15. Vergine nel-
la basilica V^aticana, pose repigrafe:./u(/«-
ues indignus Episcopus fecit B. Dei Ge-
nitricis Servus. Leggo nel Magri, Noti-
zia de' vocaboli ecclesiastici a p. 347»
che il vescovo di Cipro scrivendo a Pa-
lla Teodoro I, s'intitolò Sergius hii/ni-
lem in Domino salulein. Molti vescovi
si sottoscrissero, J/idignos,ed anche. Mi-
serabiles peccatores. Nelle lapidi sepol-
crali tali denominazioni e simili sono sen-
za numero, e diversi esempi riportai in
più luoghi. Così feci de' Titoli d'onore
(/ .) ampollosi e altieri. Qui dirò solo,
che i visconti di Bearii, già piincipato
di Francia a cui era unita la Bassa-i\u-
varrà, ed oggi facente parte del diparti-
mento de'Bassi-Pirenei, godevano di tutti
i diritti reali e facevano battere moneta.
Vi facevano incidere la loroefligie col pro-
prio nome, e nel rovescio la loro fiera di-
visa : Gratili Dei snm idipiod '^um. Ch'è
quanto dire: Per la grazia di Dio so-
no ciucile sono! Il Parisi neW Istruzioni
per la Segreteria, parlando delle sotto-
scrizioni delle Lellcre epistolari , osser-
va che il superlativo di Umile, àoè ì'IIu-
jnilissiijius, Addictissimus,etObsefpien-
tissi/nus Servitor, o come alcuni hanno
meglio usalo Famulus ,owero Servus,
equivale , secondo lo siile delle segrete-
io4 U M I
rie, al iiostio Uind, Dino ed Ohhlinò ;
Jo Siudiosìssinììis equivale xxWAJTinò , e
lo Sludiosus è r infima corlesia. Carte-
sio nella dedicatoria delle sue opere al-
l'elettrice Palatina fece: Ccdsitudiiiis tuat
devotissitnus ciillor.
C.MILIANA o EMILIANA (beata).
Della nobile famiglia de'Cercliii dell'ati-
tica casa de' signori di Acoiie, e n<jri
d'Ancona come dice il IVovaes, nacque
in Firenze nel 1219. Di 16 anni fu spo-
sala ad un uomo delia famiglia Dona-
giusi, di rilassali costumi, che dopo a-
verla per qualche tein[)0 maltraltala, la
cacciò di casa. Umiliana oppose la dol-
cezza a' mali lraltamenli,e più lardi es-
sendosi questo cattivo marito mortal-
mente ammalato, gli prodigò le più te-
nere cure, ed ebbe poi la consolazione di
\ederlo morire cristianamente. Pumastei
Vedova dopo 5 anni di soll'erenle n)alri-
monio, abbracciò dopo 5 altri anni il
'.erz' ordine di s. Francesco, e ritiratasi in
una torre del giardino di suo padre, die-
desialla più austera penitenza, e pel suo
ordine fundò una congiegazione nella
chiesa di s. Croce di Firenze. Mori in età
di 27 anni a'iq maggio i 246, ed è ono-
rala a'23 di maggio, dopo che il i^apa In-
nocenzo Xli ebbe approvalo il suo cullo
a' 24 luglio 1694- I Bullandisli ne pub-
blicarono la vita" nel t. 3 del mese di
maggio, l'er amore ed estimazione alla
egregia Tìjìografui EiinUdna, sebbene
di tale vocabolo resi ragione nel voi.
LXVil, p. 186, LIX, p. 2 17, per l'ana-
logia del nome, al rifeiilo da' continua-
tori del dotto Boiler aggiunsi altre pa-
role sulla beata che alciuii chiamano col-
lo slesso suo nome EniUiana. Di più di-
rò, che eguiil nume lo portarono: \."S.
Kmiliana vergine e mai tire romana, che
il Piazza nell' Emcrologio di lionia e
nella Girarcìda ecclesiastica^ dice ono-
rala 1l.1l mai lirologio romano a'3o giu-
gno, e ciedersi sepolta nel ci/ziiltiriu di
l'ittestalo. Meritò i;he mila via .Aidea-
tiua SI erigesse iu suo onore la suburbd-
U M F
na Chiesti di s. Ennliana (1 .) con tito-
lo cardinalizio, di cui fu insignito (Giovi-
no o Gioviniaiio prete cardinale del 4')4i
titolo che prima della rovina del lem[)io
fu trasferito alla Chiesa di s. Balbiim.
2." S. Rmilìann (T'.) (non nipote come
dissi in tale articolo, ma zia di s. Gre-
gorio I), sorella di s. Trasiila e di Gor-
iliaiia. nobilissime romane. Tornando al-
la b. Umiliana o Emiliana, narra ij No-
vaes nella Storia d'Innocenzo XI fy che
la sua l'ita scritta da Vino da Cortona,
e mi^^liorata di stile da liLilfieleda Voi-
o
terra, sta ne' citati Bollandisli, Arta ss.
jMajiy t. 4 («^ non 3, come dicono i con-
ti nurilori di Boiler, avendolo riscontrato
a p. 3<S5; De B. jEiniliana seu Iliuni'
liana) con due altre più brevi. Fu scrit-
ta ancora da Francesco Cioiiacci, Firenze
1682. Un'altra ve n'è nella Raccolta de*
santi fiorentini òi.'\ Brocchi. Molli altri
scrissero la vita di que^la beata, e se ne
hanno iu latino, francese, portoghese,
spagnuolo, tedesco, fiammingo, polac-
co, ec.
UMILIATE , Moniales ordini^ IIii-
rnilit/toriini. Religiose dell'ordine de^li
Liiiiliati (/ .). Que'gentilnomini di Mi-
lano, di Como e di altre parli di Loin-
barilia,i (piali condotti prigionieri iuGer-
mania nel secolo XI, ritornati alla- loro
patria, istruiti nell'arte della lana e in-
sieme occupali negli esercizi di pietà, a-
veano ricavato l'alimento dal lavoro del-
le loro mani, sì forntarono iu Milano in
società col nome di Berrettini della pe^
nitenza, e le loro mogli abbracciarono lo
slesso genere di vita. Becatosi nel 1 i3f
s. Bernardo abbate di Chiarivalle in Mi-
lano, consigliò gli umiliali a separarsi dal •
le loro mogli, ed a menar viUi cunlineii-
le. Molti acconsentirono a (jiiesla separa-
zione col consenso delle mogli , le quali
colle loro figlie si ritirarono in [Milano
nella rasa della le Prigioni nella contra-
ila ili Brera, e vi gettai 0110 l.e Ijiida men-
ta d'un monastero; e siccome le prime fnii-
datrici di esso erano della faui>i:lia Blai-
U M I U M I IO?
soni, quesle religiose fuioiio subilo chia- nache Umiliate , che il monnslero di s.
m.ite le Religione dcBlassoni. Poiché la (leciha di Romaèdell'ordine dell'umilia-
inaggior |)aite di queste nuove serve di te, quantunque le religiose non ne prati-
Dio appartenevano alle principali fìnni- chino tolte le osservanze, percliè cpiesla
glie delhi citlà, un gran initnero di don- niona>leio essendo stalo prima de' reli-
zelle tiohili, rinonxiando alle vanilà e ai ijiosi del (nedesinioordine e avendolo ab-
fallaci piaceri del mondo, seguirono il lo- handonalo, Clemente VI! nel i 5'ì'j vi po-
ro esen)pio, la cosa riuscì angusta per con- se alcune divule donne, alle quali asse-
tenerle, onde ne comprarono allia nel gnò t'abito delle umiliate e la regola di
quartiere di IJorgoNuovo, ed a questo ujo- s. Benedetto, chele medesime osserva va-
iiaslcro r)ure dicrono il nome di s. Cale- no, in cui per firle iilruire, ordinò che
lina. Nondimeno dopo (jualche tem[)o In- suor Maura Magalotti dal monaslerodel-
sciaronodi così chiamarlo, menlreessen- le beneilelline della ss. Concizione di
do stalo fondato accanlo al monaslero Campo Marzo passasse a quello di s. Ce-
l'ospedale pe'poveri tignosi, acciò le ino- ciiin per ahhadessii; ne assunsero l'abito
nache avessero campo d'esercitare la ca- bianco, coll'osservauza delle costituzioni,
rilà e l'umilia, appellaronsi le Religiose piendcndo poi il nouiedi benedelline,co-
(IilCDspedale (Icll'osseì-vanza. Più lar- me rilevai nel citalo articolo. Tutto egiial-
di il n)(nla^tero piese il nome di s. Era- mente ap|>ari>ice dall'isci i/ione collocati
8mo, e la strada adiacente ritenne il no- sulla porta del monastero , e riprodotta
me de'Tiguosi, a riguardo tlell'antico o- dal p. Helyot, nella quale è dello ch'esse
spellale, almeno al tempo del p. IJelyot, erano religiose dell'ordinedelle umiliate.
col quale piocedo , Storia degli ordini A werte però lo stesso p. Helyot, seudn'ar-
inonaslici e religiosi^ t. (S,cap. 20: Del- gli che le monache umilialedi Milano non
le religiose dell'ordine degli Vniiliiili. volessero più riconoscerle per loro sorel-
Molle città d' Italia olFruono loro delle le, poiché dalie notizie ricevute su que-
foudazioni, etl esse 1' accellaiono; laonde st'ordiue nel 1 yog dall'abbadessa di s. E-
il numero de'loro monasteri nolabilmen- lasmo della stessa città, ella dichiaiòdi
te si acciebbe, ma nc'priuii anni del se- propiio pugno, che il monastero di s. Ce-
colo X Vili eransi ridotti a'seguenli, cioè cilia di Roma era altresì delle religiose
di s. Caterina di Hrera, di s. Erasmo di del suo ordine; ma che da alcimi anni ad
Borgo iNuuvo, e di s. iMaddalena al Cer- istigazione d' alctuie (ìcrsone aveano esse
chio, lutti e tre in Milano; di s, Denedet- abbandonato l'ordine delle umiliale per
to a Lodi; di s. Orsola a Conio; di s. A- farsi benedettine. Nnndiiiìeno volle assi-
gala a Novara; di s. Marta ili Monte Ugo curare il p. Helyot, che le religiose di s.
n Firenze; di s. Agata a Vercelli; di s. Mar- Cecilia di Rooia portavano lutfavi,i l'a-
gheritii e s. Maddalena in Monza nell'ar- l>ilo delle umiliale e si protestavano uio-
cidiocoi di IMildUo; di s. INIartino in Va- ii:ii;he di quest'ordine. Vi passava pei'ò
rese nella slessa dioci'ii; di s. Caterina a il divario Ira l'osservanze delle religiose
Graneuona nella diocesi di Como;dis.!Ma- di Pioma e le altre umiliale, che le roma-
ria IMaddalena a Lugano della Svizzera nemungiavauocarne 3 volle la sellimana
e diocesi di Como; e di s. Cecilia di Ro- e le altre 4) sembiando più austere le u«
ma presso la Cìnesa di s. Cecilia (^ ■), miliale di Roma. Tulli i monasteri del-
tutlora esistenti e fiorenti. Su quelito mo- l'ordine, a riserva del romano, dipenden-
naslero peròini occorre avvertire col me- le dal cardinal prolelloiee titolare del-
dcsiuio p. Helyot , e col p. Flaminio da la chiesa(oome pur dissi nel voi. LXXV,
Latera , Coiììjicndio della storia degli p. 243e 246), erano soggetti alla gimis-
ordini regolari, 1. 1, cdp. 27: Delle mo- dizione de' religiosi umi'iati, i quali lua-
, o6 U ]\I I U M I
ne"* lavano ancorn i loroadiiii tempora- tico Breviario dell' anno i^\^ dc^-ouo jù'
lì , la qiial cosa In cagione della rovina gliarc il Romano. Nell'allio niss. il bi-
tralciini di qnesli n\oniisteri, i quali nel- hiiotecario Bosr.a scrisse: In hoc biro
la soppressione dell'ordine degli umiliali contincnfiir: Jo. Petri ParicelULauren-
8vendo perdute tutte le loro scritture, tiannc Mediolani basìlicae archipre-
ch'erano nelle mani de' religiosi, furono sìiyWri argumenta^quae coguntMonia-
ridotti a una s'i gran povertà, che trovau- Ics ordinis Hiunìliaiorum psatlcre mO'
dosi inipolenti a mantenere le religiose, ro romano. Vi è ancora in altra raccol-
si videro es>e costrette a procurarsi delle la dello stesso Puricelli sul Dre viario;Co«-
peiìsioiiijcheancora godevano viventeil [). sulla del PuriccUi per le monache iii-
llelyol, somministrando una determina- tortio all'uffìzio, con un Iralialo parli'
la somma al monastero loro; e quantun- colai'e dell'unizio divino. L'abito delle u-
que le monache non osservavano vita co- iniliateera comequellodegli umiliali. Es-
tnune , pure erano molto esem[ìlan. A soconsiileva in una veste e uno scapolara
mezza notte interrompevano il loro ripo- di panno bianco, e in memoria dell'an-
so per recitare mattutino; la mattina do- tico abito poi lavano alili sotto una stret-
po le laudi e prima facevano mezz' ora la tonaca di color cenerino, lo uno de'3
d'orazione mentale, ed un'altra uiezz'o- monasteri di IMilano le religiose usavano
ra dopo compieta. Sebbene era loro per- nell'inverno snll' abito bianco la tonaca
messo mangiar carne le 4 ricordate voi- di colorceneriuo.I)ianchi erano i veli nel-
le nella settimana, l'astinenza del mer- la maggior parte de'monasteii, e tali do-
cole(bera in(lispeu>abile. Digiunavano in veauo essere secondo lo spirilo dell'ordi-
lutti i venerdì dell'iinno, in tutte le vigi- ne; ma in alouni monasteri li usavano an-
liedelle feste della Madonna, di molli san- che neri, come in quelli di Roma e di Ver-
ti e iieir Avvento; e ne' giorni destinati celli, uniformandosi agli altri isliluli. Per
dalla Chiesa al digiuno si astenevano da la professione n'era dato loro uno di saia,
qualunque sorte di lallicini. In Quaresi- che portavano alla comunione e nelle so-
ma facevano Indisciplina 3 volle la sei- lenni funzioni; le loro pantofole erano
liinana. Grande era la divozione alla B. bianche, uè mai in alcun tempo usarono
Vergine loro protettrice; ed in alcuni u)o- il manto, tranne l'umiliate del monasle-
nasieii le religiose recitavano ogni giur- ro di s. .Marta di Firenze , nel quale le
no il suo udizio, la corona e le sue lita- sorelle converse ritennero il nome di ^t;r-
iiie. Alcuni ritennero l'antico breviario /r'/z/z/c, e vestivano tuttavia l'abilo cene-
dell'ordine, come i monastei i di s. Cale- rino, e consistente in tonica, scapolare e
rina di P)rera e di s. Maddalena al Cer- velo di tela bianco. Ptecitavano tali con-
cilio in Milano; gli altri lo lasciarono per verse,in vece dell'ulìi/.io, un numero di A/-
prendere il breviario romano, probabii- (er e /l\-e. Nel INIilanese cran vi ancora al-
incnle non senza ripugnanza , essendovi Ire religiose dello stesso ordine, le quali
su (piesto particolare molle scritture tra osservavano la medesima regola, ma il Io-
le raccolte de' n)ss. riguardanti 1' ordine ro abito, le costituzioni e le pratiche eru-
degli umiliati nella biblioteca Ambrosia- no diverse, principalmente nel borgo di
Ila, e le due seguenti espressamente Irai- Varese sui condui dello slato di .Milano,
tanodel breviario../a. PcUiPiiricclli.ìfe- con monasleroechiesadi s. Martino. Com-
fliolani collcgialae s. Toniae iheologi ponevasi il loro abito di veste con cintura
docloris, Piesponsio ad flalicnni quoti- e scapolare larghissimo, che cailendo die-
dani scriptum suh hoc tilulo nuper cdi- Irò le spalle scemleva (piasi Ibio al lembo
tiun: llagiani per le (putii le moiìtuhe «li loro veste, e coprivano la le^ta con duo
dell' ordine debili iiniliali lascialo l'aii- veli bianchi come le loro Vcsli.ll mouasle-
U W 1
ro di s. Martino era già soggetto al prepo-
sitogeneralecleirorcliiie,ma le religiose poi
fienesollrasserogoverniiiKlosida per loro.
li p. Boiiaiini nel Caltitogo (Ici^li ordini
religiosi e delle \'ergini a Dio dedica-
te^ a p. i8 eig, traila e riporta le figure
della monaca Umiliata di Milano e i\e.\'
la monaca L inlliata in f arese. Riferi-
sce, che gli umiliali avendo adottato al-
cune regole per vivere sanlaiiienle, date
loro ila s. Bernardo, dipoi si sottoposero
alla regola di s. Benedetto per opera di
6. Giovanni Meda che fu il i ."sacerdote e
superiore di tulli, ed insieme il propaga-
tore de'due ordini, costituendo la supe-
riora delle monache col titolo di Mini-
stra,e seguendo ilhieviai io composto da
lui e approvato da' Papi Onorio Ili nel
12 iq, Giegorio IX nel 1 127, limocenzo
IV neh 246, iS'icolò IV nel 1288 e da al-
tri. Parlando dell'umiliate di Varese, de-
scrive le dilferenze dull'ahito, e dice che
il monaslero, uno de'piìi antichi dell'or-
dine, fu fabbricalo da un Crivelli nobile
milanese; e che nella facciala della chie-
sa, già in cura degli umiliati, eravi scol-
pito in pietra uno di loro vestito di sac-
co e cinto di fune, dalla quale pendeva
il rosario, con in mano una fascia col
mollo; Spero in Dio. Dell'abito delle re-
ligiose e degli L'niiliati riparlo In questo
articolo, insieme a'ioro digiuni, non che
a' monasteri o canoniche doppi di umi-
luiliali e umiliate, governati da un solo
superiore umilialo , con lolle le cautele
per im[)edire rigorosamente la comuni-
cazione fra'religiosi e le religiose, essen-
do in manodegli umiliali il governo del-
le monache e ramminislrazione de' loro
beni. Questi monasteri doppi gli ebbero
aUv'ì Religiosi e Religiose, co;un l'ordine
del ss. Salvatore {P.) fondalo da s. Bri-
gida di Svezia (/ .); quello de' canonici
regolari di s. Gilberto di Sempringham,
fondalo da s. Gilberto di Sempringham,
{l"^-)', e quello de'canonici regolari di s.
Blarco di J/<ri/i/oi'rt (/-^.), approvalo da O-
uorio 111, e perciò il uiouaslero di s. Ma'
UMI 107
ria delle Vergini di Venezia , che a lale
ordine ap[)arlcneva, conslava di due con-
venti, uno cioè di monache e l'altro del
priore e de'frali, che [)eiò Conifioio Vili
per alcuni scandali successi levòi religio-
si, lasciando il monastero alle sole mona-
che. Questi monasteri doppi di uomini e
di donne dimoranti in un medesimo mo-
nastero.benché in diversa e separala clau-
sura, erano dilTeienli da quelli introdot-
ti nella rozzezza de'tempi, che uomini e
donne in uno stesso monastero convivea-
no con abito religioso, che per delestabi-
li abusi furono proibiti, e di cui ragionò
il Garampi nelle 3Ieinorieecclesiastic!u',
p. 3<)9.
UiMlLIATI. Eretici del secolo XIII,
da alcuni chiamati Umili, e condannali
da Papa Innocenzo 111.
UMILIATI , Ordo Hnmiliatoruin.
Ordine religioso la cui primilìva origine
per le discrepanti o[)iiiioni fu riportata
dagli scrittori a diverse epoche, gli uni
facendola derivare sotto s. Enrico II im-
peialoie nel (017, altri nell'impero di
Federico I e nel t 1 80, altri nel i 1 90 o nel
l tgG. Questa varietà indusse il p. lielyot
a ricorrere alle religiose dell'oriline, poi-
ché quello degli umiliali non più esiste-
va, per sapere se esse aveano antichi do-
cumenti per servirgli di norma nel com-
pilare la storia de'medesimi. Il p. Ilelyot
nella Storia degli ordini religiosi, t. 6,
cap. ig ; De' religiosi dell'ordine degli
Umiliati, e loro soppressione, dichiara.
Se le notizie inviategli nel lyoQdall'abba-
(lessa del monaslero di s. Erasiuodi AJi-
lano, propriamente intuito non lo soddis-
fecero, confessa nondimeno che mercè le
notizie da essa ricevute venne in chiara
di molte parlicol-arità concernenti gli u-
miliati,e delle quali era alfalto all'oscuro.
Siccome in queste notizie era sovente ci-
tata la Cronaca dell'ordine composta iu
latino neh 419 dal p. Girolamo Toiec-
chio preposto del convento die gli umi-
liali aveano in Milano a Porta Nuova, e
che esisteva nella celebre biblioleca .Am°
,o8 CMI UMI
hrosiaiia ili tiile cospicua metropoli, per veste di panno grosso, legata con unacin-
aiiiur elei vero ricuise ail altre [leisoiic, Ima dello sles^^ p-uii)o, un cnantellu che
dalle (luali sperava uiaj-gioii iuniijiua lan- scemleva fino a lena, ed una bei ietta del-
le dili'-enze non sorliiono evento miglio- la stessa materia per coprir la testa. Ve-
re, poiché le memorie che ricevè nel i 7 i o nuta a notizia dell'imperatore la fama
iiun erano dalle prime diverse, se non che de^li esercizi di pietà, di carità e di inor-
a-giuiigevano, esistere nella delta biblio- ti lìcazione ch'essi praticavano, li chiamò
teca altra cronaca composta neh 494 '" ""'' '>"''' ["'^^'^enza. Ginnlia lui si prostra-
latino dal p. Marco Piosto co' decreti tic' rono a'[)iedi di s. Enrico 11 molli di la-
i;-ipitoli generali dell'ordine, la regola di grime, e le prime parole che disse loro
s. Benedetto accomodala [>e' religiosi u- rnnpcratore furono: Eccovi adunque ji-
miliati, le loro costituzioni, un catalogo //rtr//«('/j/<'u//i///V7i/, col cpial nome furono
de' loro santi e beati, con ^vw compendio poi generalmente chiamali dopo averlo
di loro vita, ed una ipiantilà d'altre scrii- tMSsiinto. Indi dopo aver dette alcune co-
lme unile in 4 tomi in foglii;. E che Gio. se siiU'anleriore loro ribellione, alììdato
l'ietto Purici'lli pubblicando nel i663, alle promesse che a lui fecero, d'essergli
Hljiaunenta Bnsilicae Ainbrosianac, a- indi in poi sudditi fedeli, e risoluti di non
vea tradotto in italiano le due cronache, abbandonar il tenor di vita intiapreso,diè
t: culle SCI iltuie da lui raccolte si propose loro la libertà e la franchigia di ripalria-
di pubblicar la storia dell' ordine, che il re. Arrivati in Lomb:irdia, le loro mogli
j>. Paiiebrochio dice averla veduta nelle vollero imitarli negli eserci/.i di pietà e
mani de'suoi credi. Si lusingava il p. He- nella pratica delle virtù. Esse pure vesti-
Ivot chi' lu Cronaca del p. Torecchio lo ronouij abito del medesimo colore, e sic-
poi tasse alla cognizione di quanto desi- come i loro mariti aveano introdotta la
iterava sapere; però dichiara, che il da lui fabbrica de'panni di lana, impiegandovi
narrato siiirisliluzione dell'ordine è co- la loro opera, esse pure si occu[>arono iti
SI poco verosimile, da non poter egli se- filar la lana. Gli umiliali in segnilo si
guu- la sua o[>iiiione. Narra il p. Torce- c\ùiìmMono\ Bi-rrc Ili ni della penitenza,
chio, le città di Pavia, Lodi, Creiuona e perchè [lOi lavano un berrettino, e vesti-
idcuneallre di Lombardia, principahaen- vano abito di color bigio scuro, detto al-
le Milano, essendosi ribellate all'impera- Iresi color di berrettino. Ma nella dimo-
lore s. Eurico II , questo principe scese ra fatta in Milano da s. Dernaidu abba-
in Italia e soggettò di bel nuovo tali cit- le di Cliiaravalle, gli umili.ili lo prega-
ta alla sua ubbidienza; e per castigar gli rono a prescriver loro alcune regole. E-
autori di tal fellonia, eh' erano le perso- gli duncjue li consigliò a separarsi dalle
ne più ragguardevoli fra la nobiltà, li con- loro mogli ed a vivere in comune, esor-
dusse prigionieri in Germania. Stanchi taudoli ancora a mettersi sotto la prote-
quesli gentiluomini della loro lunga ser- zione della B. Vergine, ed a quesl'elfello
vilù,il b. (iuido, ch'orasi actpiistato pres- di cambiar i loro abiti di color cenerino
so di loro molla slima, gli esortì) a prò- in bianco, per segno della purità di loro
lìti ir lidia disavventura che pativano, ed anima. Tali sono i principii dell'ordine
a stabilir con Dio sincera pace; e disprcz- degli umiliati, al dire del p. Torecchio il
zando le vanità del mondo, di cui pere- più antico loro storico; ma osserva il p.
sperienza Conoscevano l'incoslauza, si an- Uelyot, se si riflette che s. Bein.irdo noti
dus>eii> esci citando nella pratica delle ondò a Milano che nel 1 i 34, *^''it! i 20 an-
virlu.Qiiestigentiluominijsegucndoil suo m d /pò il nlorno di questi gentiluomini
coii'siglio, vexlirono nel 10 17 un abito di in Lombardi 1, si troverà che ciò non può
color cenerino, il quale tuuaislcvu iu una cbscic avvenuto sullo >. Euiico 11 , uuu
UMI UMI loc)
essendo verosimile che non osservassero loro monasteroin Milano a Brera, ove poi
al(;una rej^ola pel governo di loro vita ebbero il collegio i gesuiti (ed ora seile del
dnl IO I 7 (ino al i i 34, tanto più che il p. ginnasio, della bibliotèca, dell'accademia
Torreccbio pare che supponga non fossero di belle arti, e vi sono pure l'isliluto, l'os-
che pochi anni che avessero abbracciato il servatorio astronomico, l'orto botanico,
nuovo genere di vita quando s. Dernar- lapinacoteca.il museo d'anticaglie, il ga-
tto si portò a Milano. Fer cui , dice il p. bmelto numismatico), nel grandioso pa-
Ilelyot , sembra assai meno lontano dal lazzo da loro fabbricato. Non indussero
vero, che (juest' ordine avesse principio alcuna variazione nella figura del ioroa-
neli I 17 sotto l'imperatore Enrico V, il bilo, il quale consisteva nella veste e nel
quale dopoaver soggiogatecolla forza del- mantello di panno bianco, ed in un gros-
lesuearmi mollecitià di Lombardia, che so berrettino bianco, invece di quello di
non volevano riconoscerlo per sovrano, panno bigio, che prima portavano. Ucci-
dopo la morte della gran conlessa Malil- lavano ogni settimana il Salterio, si oc-
de marchesana di Toscana (^ •),di cui cupavano in molte altre opere pie, ed a
egli pretendeva essere l'erede, mandas- riguardo non solo della ss. Vergiue loro
se in Germania o come prigionieri di guer- protettrice, a cui special divozione profes-
la o come ribelli, de'gentiluomini di Lom- savano, quanto ancora perchè l'iiupora-
linrdia, i quali annoiatisi finalmente della tore, quando si prostrarono a'suoi piedi,
loro cattività, vestissero abiti di peniten- avea lor dello, ch'erano finalmente umi-
7i\ per implorare la misericordia dell'ini- liati, presero il nome dT niilùili, lascian-
peralore, ed ottener licenza di ritornare doqiiellodi i/f/'/cZ/m/.Finalmenfe il 3."
nlle loro patrie. Sia comunque, soggiun- orduie,r.he si mantenne finoalla soppres-
se il p. Ilelyot, r ordine degli umiliali si sione di tutto l'ordine, cominciò quando
vuole in 3 diversi stali considerare, cioè abbracciarono la regola di s. Benedetto,
nel discorso ordine a cui fu dato il nome e praticarono alcuna variazione nel loro
i\\ priniOy d\ secoììdo,e c\\ tcrzordiiw. Il abito; poiché aggiunsero lo scapolare, a
1 .°è quello ^t Berrettini della peniten' cui ei a attaccalo uno stretto ca[>puccio, e
T/z, che trasse sua origine in Germania, sopra il mantello lungo ola ca|)pa pose-
quando questi gentiluomini louìbaidi ro la mozzetla bianca. A persuasione di
coiulotlivi prigionieri ivi abbracciarono s. Giovanni di Meda seguuono la regola
vita penitente, vestendo abito color ce- di s. Benedetto. Era egli della famiglia
iierino, e formando tra di loro una so- Oldrali di Milano, la qualeal dire di Mo-
cietà , per praticare i medesimi divo- ligia ha dati alla Chiesa duecardinali(sot-
ti esercizi d'orazione e di mortificazione, lo però tal cognome non si conoscono),
ed introdussero al loro ritorno in Italia 4 arcivescovi di Milano, 1 vescovi di Nu-
le manirallure di lana, dando da lavora- vara, ed un generale dell'ordine dome-
re ad im' infinità di poveri artigiani, ed nicano. 11 soprannome di Meda fu a lui
occupandosi loro medesimi in tessere i dato, perchè nacque in questo luogo, il
panni, vivendo del lavoro delle Icio ma- quale è distante! o miglia da Como, di cui
ni e distribuendo a'poveri ciò che loro a- egli era ancora signore; ma rinunziale
•vanzava. Il 2.° ordine cominciò nel 1 i34 tulle le ricchezze terrene, si ritirò nella
allorquando per consiglio di s. Bernardo solitudine di RondenariooRondinelo(og-
si separarono dalle loro mogli, per vive- gi collegio Gallio a Con)0, cioè la casa ivi
re celibi e castamente , e vestirono abiti da lui fondata col medesimo nome della
bianchi per denotare la purità della loro solitudine) lungo il fiumeCoscia,alquan-
anima, obbligandosi ad un nuovo genere lo lungi da Como, ove si dice che stando
di vita. Geltaiono le fondamenta deli." un giorno iu orazione gli apparisse la ss.
M o V M l U INI I
Ydi^ine, e nioslrnudogli un alzilo bianco racoli da lui operali in vita e dopo iDor-
gli conia udii sse d'aiuliue a Milano ad u le (nello slesso annoo neh 173 come dis-
nitsi agli umiliali.* Fu egli riceviilo nel si nel voi. VII, p. 3o8, ovvero nel 1 17^
convento di Breia, etl essentlo giàsacei- come vnole il Castellini nell' Indire dei
(Iole e il solo che nell'ordine avesse hd santi canoiiizza ti), \o fetiero annoverare
cai al (ere, essendo romposlo sola niente di nel catalogo de'sanli da l'apa Alessatnlro
frati laici, la dignità del suo grado saeer- III. Il sno sepolcro è nella cliiesa di Pion-
dolale unita all'eccelse sue virlìi e alla denario,cl)e passò in poteie de'son)aschi.
santità di vita, gli guadagnarono in gui- Di esso scrissero il Ferrari nel Catalogo
sa l'amore e la venerazione di tutti i re- de santi, eò il p. Pietro Luigi Talli soma-
ligiosi, diesi soggettarono alla di lui con- sco, Vita. s. Joanncni Oldrati snc 3/c-
dotta. Fece egli alidi a prender ad essi la cht. Alessandro III era slato eletto Papa
regola di s. Denedetto e l'abito decritto, à'7 setteini)re i i 5q, ed essendo insorto
e stese loro un breviario particolare col contro di lui l'antipapa Vittore V, (piesti
litolodi Uffizio de' Canonici. In falli pre- dall'imperatore Federico I fu riconosciu-
sero essi questo nome, e nella regola di lo per legittimo, il che cagionò alla Ghie-
s. Benedetto da essi osservata, ed al loro salungo e funesto scisma. Da prima imi-
costume adattala, i nomi di monaci e di lanesi e il restante della Lombardia rico-
frali si vedono eamliiali in quello di ca- nobbero per capo della Chiesa il pseudo
/zo/i/V/. (ili obbligò ancora a recitai'C ogni Vittore V, ma essendo siali esaminali gli
giorno l'udizio della Madonna, fece pren- atti dell'elezione canonica d'Alessandro
dergli ordini sagri a (jnelli che a lui seni- III e trovata degna,! re di Francia e d' Li-
brarono di pietà e scienza bastevolmen- ghilterra si dichiararono suoi protettori,
le (bruiti. Datosi quindi alla predicazio- I milanesi parimenti gli [)restarono vdibi-
ne, converti laute auiuje a Dio, clic buon dienza, e prese I anni in sua difesa, cac-
niuiiero di persone, compunte dalle sue ciarono gli scismatici partitanli dell'im-
parole e da'suoi esempi edificate, entra- peralore e dell'antipapa; per cui Feden-
rono nell'ordine. Molli fecero a lui dona- co I sdegnato strinse con nuovo assedio
zione de'Ioro beni, per cui gli riusci far Milano, già altra volta da lui sotlomes-
inolte fondazioni nella Lombardia; laon- sa alla sua ubbidienza. Questo 2.° asse-
de in poco tempo l'ordine fece sotto la dio fu cosi ostinato, che l'imperatore do-
di lui direzione notabili progressi, a se- pò d'essersi in)padronito della città nel
gno che merilossi il titolo ili propagatore i 162, la fece interamente demolire, so-
ilell'ordine degli umiliali. Acquistò Ron- lo lasciando intatte le chiese. Indi fatto
denario, ch'era il luogo del suoi ."ritiro, fendere il terreno con l'aratro vi fece se-
vi fece fd)bricare una chiesa in onore del- minar del sale in memoria della sua ri-
la ss. Vergine e d'Ognissanti, e vi aggiun- bellione, e mandò prigionieri in Germa-
se molle celle. Operò Dio a suo riguar- nia quelli che n'erano stati principali au-
do molli prodigi, per mostrare quanto a tori. Questi prigionieri rammentandosi
lui piacesse la'sua carità verso i poveri ; ili quanto era in altra >imile cattività av-
impeiocchè avendo in un tempo in cui venuto agli umiliati, fecero voto d'aggre-
eravi carestia d'olio, ordinato a'suoi re- garsi ad essi e di fu e erigere una chics;ì
ligiosi di non negarne a' poveri che ne in Milano, se loro riusciva ricuperare \n
doimindavano, il vaso ove conservavasi libertà. Si vestirono pertanto d'abiti biau-
si trovò sempre pieno, (|uanlunque ne di- chi, come gli umiliali, andarono a pro-
spensassero altrui in abbondanza. Dopo strarsia piedi deirin)[)erAlore, di cui ini-
over governato 1' 01 dine per molli anni, plorarono la clemenza, e gli domandaro-
fìtù di vivere 3*26 settembre i i Jq. I mi- no licenza eli ripalriare, e furono esaudì-
U M I
(i. Riloinaliin Milano effeltuaioiio il vo-
lo, e ivi fiibljiicarono nella contrada ili
Brera magnifica chiesa, che dopo la sop-
pressióne degli umiliali fu data a'ges\iili.
Innanzi di progietlire col p. Ilelyol. deb-
bo dire alcuna delle diverse opinioni sul-
l'origine degli umiliali.
Il [I. Donaiini nel Catalogo degli or-
diìiì vcUi^iosi ^wgW-a categoria de'frati trat-
ta a p. 8 i dell' ordine degli unìiliati e ri-
porta la figura d'un religioso, col capo
coperto dal berrellino bianco che nella
forniR paitecij)» del costume cinese, tn«>n-
Ile altri dicdiochc il berrettino era (on-
do, e quailrato «piello dc'supei iori. Rife-
risce die avendo Enrico (Il (tua dal con-
testo apparisce doversi ritenere d II), mos-
so guerra e debellata Milano, esiliò in
Gern>ania «juasi tutti i ludiili di essa. Ve-
stiti di bianco spesse volte supplicarono
rimperatore per ripatriare e furono esau-
diti. Il loro ordine fu cliìainato degli l ini-
Ha ti, e fu approvato nel 1017 con decreto
apostolico (in quell'anno vivea s. Eniico
li, ed era Papa Benedetto VIII). Alcuni
dipoi, persuasi da s. Giovanni di Meda, ri-
tenuto labilo, si obbligarono con voli a
vita povera, procurando colle proprie fa-
tiche il modo di sostentarla. Ma perchè
3 volle fu Tnulato il modo di vivere de-
gli umiliati, Innocenzo III nel 1200 de-
cretò: Che vivessero in comune , recitas-
sero l'oi e canoniche, non usassero né ca-
micia né lenzuola di lino, né piume nel
letto. S|)esero molti anni in prò dellaChie-
sa colla predicazione e altre utili fatiche,
principalmente contro gli eretici Palari-
ni (/^.). Ma con (pialche diversità ri|)or-
ta il p. Bonanni il principio dell'ordine,
parlando delle monache L inilialc (/ .),
dichiarando averlo ricavalo dal Puricel-
li e dal p. Talli sunnominati. Dice che II
I. "istituto di essi fu qtiando molti nobi-
li milanesi e comaschi, condotti in Ger-
mania privi di tulle le sostanze nel 1 oSy
da Corrado II imperatore, oltennero do-
po 9 anni da Enrico II (deve dire III, se
si ammette che Corrado II mandò in Ger-
U M I I M
mania i prigioni, ed era suo fratello o me-
glio figlio) licenza di tornar alle patrie,
ove vivessero col lavoro della lana; ma
perché fecero proposito di vivere santa-
mente sp[)arati dalle mogli , indussero
queste ail iu)itarli, ed ebbeio da loro o-
liginele L niiliatc. Coì\ gli umliali si go-
vernarono sino al tempo di s. Uernardo,
il quale a loro istanza nel 1 [3.\ prescris-
se alcune regole di vivere santamente,
finché poi si sottoposero alle regole di s.
Benedetto per opera di s. Giovanni di Me-
da che fu il loro I ." su[)erioie, e insieme
piopagalore de'con venti degli umiliati e
de'moiiasleri delie umiliateli Nuvaes nel-
la Sloria de' Pontefici, attribuisce a En-
rico III l'aver mandato prigioni in Ger-
mania pressoché lutti i cavalieri di Mila-
no, e con anacronismi dice il loro ordi-
ne approvato nel i o i 7,6 neh iq()fijiula-
to da s. Giovanni di Meda. II dotto an-
notatore del dottissimo Duller, nella /""i-
ta di s. Carlo Borromeo, avverte esser-
si certamente ingannato il p. Helyot, met-
tendo 100 anni più lardi il 1 ."stabiluneii-
lo degli umiliali, poiché l'uricelli ha pro-
valo ne'suoi Mnniiinenta lìnsilicac Ani-
hrosiaiiae, n." 375, che quesl' ordine e-
sisteva fino dall'anno I o33 (regnava Cor-
rado II). Ma si vogliono dislinguere 3 dif-
ferenti epoche nello slabilimento de' re-
ligiosi umiliati. Si dee pone nel 1017 il
ritiro de'genliliion)ini loudjardi che sot-
to il regno di s. Eniico (11), incoronalo
imperatore neli*oi4iSÌ riunirono in cor-
po di congregazione, presero il nome di
umiliali , e aggiunsero il voto di castità
alla pratica de'divoli esercizi che faceva-
no ili cotuvuie. Quest'istituto durò 100
anni senz'aicuna regola sci itta. Essendo
s. Bernardo venuto a Milano nel 11 34,
ne slese una ad essi che fu allottata. Ag-
giunge pure il lodato annotatore, che s.
Guido di Milano era allora generale de-
gli umiliati; e questo fu il 2." slato del-
l'ordine. Il 3.° cominciò da s. Giovanni
Oldrato, chiamato volgarmente di Me. la:
egli v'introdusse la regola di s. benedetto,
112 U M I U .M I
fu orilinalo prete efoiiLlòlalìnJia di P»on- nlihin possedciJo lavori prima del i3t f,
deiiario nelle vicinanze di Como. Moria (piando molti lucchesi, spali'iali pei' la
Milano nel i i 5c), ed è onoralo a'ani set- tirannide di Castriiccio, dilfttsero pei" l'I-
leniljie nel monastero {^ià degli timilia- talia rpiell'arte che già tra loro fioriva,
li che sussiste ancora, e dopo la sop- Vivissimo all'incontro era nel Milanese il
pressione di essi venne dato a' somasclii trallico e d lavorio della L^^/icz (/^.), e gli
nel i58q. Nella bell'opera, Milano e il umiliati ne facevano il più. Nel looT gli
suo terrilorio, t. 2, p. 898, ecco quanto umiliali di Brera inviarono alcuni di to-
si dice degli umiliati. Brera ebbe origine ro a piantare manifatture altrove , sino
dagli umiliati, ordine particolare al Mila- nella Sicilia; per Venezia spedivano a tut-
iiese. Alcuni gentiluomini milanesi, vo- la Europa <(uanlità di panni , e guada-
tatisi a Maria, si riunirono nella casad'u- gravano immense riccheize, con cui co. n-
110 de'Capilanei, dov'è ora il seminario provano poderi, soccorrevano bisognosi,
grande, intitolandosi congregazione degli e potevano persino, nelle debite ()ro[)or-
Umiliati, vestendo di bianco e vivendo in zioni, prevenir quello che fece la compa-
ritiro, senza separarsi dalle mogli. Quan- gnia delllndie neli' Inghilterra, col ser-
do viaggiava s. Bernardo, persuadendo vire di somme il propi io comune, Enrico
rEuro[)a a precipitar sopra l'Asia perim- VII imperaloreed altri sovrani. Gran cre-
pedire che la mezzaluna prevalesse alla dito perciò godeva quest'ordine, esoveii-
Croce, la civiltà alla barbarie, qui dello le a' membri di esso a.Tidavansi pidjbli-
a questa società le regole, per cui alcuni cheiiìCumbenze,singolaruientedi riscuo-
■vennero unti sacerdoti, segregali in due lere gabelle, trasportar peculii, e oonser-
sessi, e così formato il 2.° ordine. Questi, vare pegni. Il eh. Reumont nell'introdu'
so[)ra un nracdiiirii, e volgaraiente Brc- zione alle Ttivole cronologiche della slo-
da o Brera, regalato loro da un tale AI- ria Fiorentina, narrando che presto an-
giso del Guercio, fabbricarono il coiiven- che i fiorentini dierono opera alle arti e
lo, che conservò l'antico nome (nella sua al commercio, dice Ìaì.' fiorita fu l'arte
Cronaca di Milano (\t\ eh. cav. Ignazio della lana, i cui reggitori o consoli si ve-
Cantìi, Aimo i.°, p. 55 1, nella eruditis- dono già nominati nel 1204. Ebbe questa
sima 7." Passeggiata per Milano, par- un grande aiulo dall'ordine degli umilia-
Jando del palazzo di Brera lo chiama : li, die fondato in Lombardia nel secolo
Braida, BredajBrerafCheita^n'ìln'.nUìo- XI da' fuorusciti milancìi, attese princi-
go chiuso, e se ne aveano due in Milano, palajenle al laniluio, e venne iulrodollo
uno a Porta R.omana di cui resta il no- io Firenze nel i23g. Negli anni i33G-
rae, l'altro nel detto [lalazzo che dicevasi i338 si contavano più di 200 botteghui
Brera del Guercio d'Algisio dal suo pos- di quell'arie, le quali facevano da 70 in8o
.vessore. Qui gli umiliati posero il loroi." mila panni del valore di circa 1 ,200,000
lanificio, «; vi restarono lino alla soppres- fiorini d'oro, e tenevano impiegate più di
.sioiie dell' ordine loro). Tutto l'ordine 3o,ooo |)ersone. ConlempoianeainL'nte
crebbe talmente , che nel solo Milanese ad essa cominciò anche l'arte di Calima-
possedeva 220 case o crt/iornV/ie, come la, cioè de'mercanti che facevano il coni -
chiamavano i loro conventi, e si distin- mercio dei panni oliramontani , venuti
gueva dagli antichi monaci di s. Benedet- gieggi a Firenze, ed ivi poi liuti, ci mali e
lo, e da'iccenti di s. Domenicoe s. Frau- in ogni altro modo perfezionati. Erudi-
tesco, perchè dedito per islilulo all'ope- tamente inoUre ragionò degli umiliali il
rosila inonufatlrice. La Seta[F.)in quei celebre cardinal (iaiampi, nelle sue iin-
tempi era una cosa rara , ed una libbra ^wilawùsiMntìMenioric ecclesiastiche aj)-
pagavasiluioaiSo lirciuèMiianoparo ne jiarlencnti all'istoria e al culto della h.
U M I U ìM I 1 1 3
Chiara di Riinini. di cui è incerto l'oriH- cenerino. Pietendesi clic pcii ». tìernarclo
ne die professò, fu piuttosto bc^ltina, e neh i34 diisse loro una fornia di vivere
rrequenlò la chiesa di s. IMalleo delle u- giunta la regola di s. ncuedelto (nel ca-
miliate di Pviniini. Perciò scrisse la bella pilolo generale di Mantova del i346 fu
Dissertazione 16.' , sopra lachiesaemo- decretato che questa regola si osservasse
iiastero dis. Matteo o sia delle Umilia- tanto nel i .", che nel 2." ordine), eolie al -
te. La divide in 7 parti, i. Gli umiliali in- lora si cambiasse l'abito priuiieroin biau-
tiodolli in Piunini neh 261 per esercitar- co. Tullociò ricavandosi da inedita storia
vi r arte della lana. 2. Loro origine. 3. scritta nel i4i9j comunque sia è cerio
Istituto. 4- I nionasleri erano doppi, cioè però, che la forma di vivere o sia la re-
di fiali e suore. 5. All'uso d'altri religio- gola di questi umiliati meritò d'essere
si. 6. Governo de'incdcsimi. 7. Memorie spccialuìeute approvala dalla s. Sede -ot-
del monastero dis. Matteo nel XIII eXIV lo Innocenzo III , e che (|uesli religiosi
secolo. Dirò con esso in breve, che nel per ollenere qualche dispensa dal primie-
1261 volendo Taddeo conte di Mon- ro rigore di della regola ricorsero al Pu-
tefeltre podestà, insieme col comune di pa Innocenzo IV , il quale specialmente
Pumini, introdurre in cillà periti arte- gli amava, e li decorò di molti privilegi
liei e professori di laiiilicio, chiamarono e dell'ufficio e titolo di 3Iaeslro genera-
i frati umiliali, acciò eiiiii eoruni sorori- le dell'ordine, isti tulio per lai. "volta nel
Inis et rnagistris, de ineliorihus (fui sint 124^- Acciò gli umiliali, essendo già cie-
ìiì pardbus Loinhardiaeylahorarent^et sclull in un corpo assai ragguardevole^
jucerent lahorare paniios de lana cu- non dovessero essere quasi acefali, pernii -
jusque generis et coloris, exceptis scar- se il Papa che si eleggessero un capo, e nel
latis^viridihus e tauri feris elc.,asie^nan- capitolo generale concordemente crea-
do la delta chiesa con chiostro e abilazio- rouo Berlranno o Bertrando da Brescia,
ne sufficienle. .Sputile riusci va alla repub- che fu ih." maestro generale, conferma-
blica un tale islitulo, che i perugini nel lo e approvalo dal Pontefice. Le loroca-
loro statuto compilalo nel 1279 espres- se o monasteri o canoniche opreposilu-
snmenle ordinarono, quod Potestas et re (ordinariamente si dissero Canoniche,
Capitaneusdebeant dare operaia e/fica- e l'isti luto Canonicus Ordo, benché se-
ceni^quodfratres Tluinililatis , qui fa- guace della regola di s. Benedetto, poi-
ciuiitpannos in Londxirdia, dcbeanlnd che nel Proposito, che fu la 1 .Moro rego-
civitateni Perusii profìeisci, et quod ibi la, dicono: Regidanib. Benedicti ^(j uibiis-
fratres drappariaiìifaciant eie. Quan- dam Capitulis exceptis, praeter quani
lo all'origine de'religiosi, racconta il Ga- in divinis ofjìtiis celebirindis, olìscrvaa-
rampi, che dalla Lombardia si chiama- danisuscepiinus.Canonicoruineniin of-
lojio questi umiliali, riconoscendo l'ori- fitiuniet statimi obscrvare decrevimus)
gine loro da certi lombardi condoni pri- fino a questo tempo erano ristrelli alla
gioni di guerra in Germania da s. Emi- sola Lombardia, annoverandone il Papa
co I (meglio II), quali vestitisi d'abito ce- in Como, Pavia, Lodi, Piacenza, Parma,
nerino di penitenza , ed esercitandosi in Cremona, Brescia , Milano, Vercelli, A-
opere di carila , meritarono colla grazia lessandria e Verona, nella quale ultima
dell'imperatore anche la libertà; cosicché cillà fin dali 178 erano in s. Maria del-
riloinanuo nel 1017 in Italia, ed avendo la Chiara àe Compagni, che atlendeva-
appresa in Germania l'arte delle mani- no all'arie della lana, e che poi inappres-
fallure di lana, la portarono in Loinbar- so si trovano detti Uniiliatij nonìe che
dia,esercilandovisi insieme colle loro ino- quest'ordine si assunse per indizio di ti-
gli, vestite similmente d'un eguale abilo millà e di abiezioue. luuocenio IV dis-
VCL. IXXXIH. Ji s/i "^ ^
i^S^/ffirt/Ji
/
ii4 UMI
se degli umiliali, die ^ Domino htimili-
tatem edocti, ut Humiliati dicamiiiì,a
ventate rei sortiri etiarn vocabuhiin e-
legistis. Nelle cosliluzioni del codice Re-
gio Valicjino 2001, si hanno le preciche
recilavansi nella vesilizione de' religiosi,
uelle quali si esprime che ìioc genns vc-
slinienti, qiiod sancii Patres nostri ad
poenitentiaeet huinilitalis inditiuin ah-
-renuntiantibus saeculoferre sanxeritnt.
Nella primitiva regola degli umiliati ,
quanto al colore e materia ilell' ahito si
ò\.a\)\\'i?,ce , che omnia indurne ala tainfra-
trnm quani sororuni laneasint, natura-
lis colorisj non sint tincta vel dealba-
ta^vel artifitiose crispa. Osserva il Ga-
rarupi, non parere strano che i riminesi
e perugini chiamassero nelle loro città
un ordine religioso, quasi col solo fine
d'introdurvio perfezionarvi un'arte mec-
canica. Egli loda sonimanieiile in questa
parie clii procurava d'auuiiettere nelle
città tali religiosi; ma assai piìi degni d'en-
comio ne sono gl'instilulori, che pensiui-
do all'accrescimento della pietà cristiana
nel popolo minuto e bisognoso, servi van-
si della maestria della propria arte e me-
stiere, per instillare buoni e santi docu-
menti ne'Ioro discepoli; dal che ne risul-
tava ancora un grandissimo vantaggio
alla civile società, che non era aggrava-
la da un'oziosa uiendicilà di fjuesti reli-
giosi, già in altri condannala dal concilio
di Lione; ma anzi molto sollevala per
l'ammaeslramenlo, che davano alle per-
sone in un'arte tanto necessaria al vivere
umano, e per i sussidii che distribuivano
a'poveri di luttociò che gtiadagtiato con
l'opera delle loro mani, al proprio man-
tenimenlo sopravanzava. Fer cui il Ga-
ranìpi lo chiama isliluto veramente san-
ie e lodevole quanto altro mai, e che de.
gno SJirebbe d'imitazione anche nel seco-
lo nostro. AdiMirpte il principale e pri-
miero istituto degli umiliati fu di eserci-
tarsi nelle manifaltiue di lana, e nei tin-
geree sodare nelle gualchiere i panni. Che
perciò il loro monastero di s. IVlatleo in
UM I
Rimini era situalo presso una gualchie-
ra e mulino, nel luogo detto de'frati umi-
liati. Gli unuliati portatisi in Rirniniera-
no di due sorti, una cioè degli osservan-
ti del primiero istituto di povertà, del la-
voro delle mani e delle limosino; l'altra
di quelli che possedevano anjpie facoltà,
e sdegnavano forse l'opera delle mani,
come con danno del pubblico bene segui
in altie religioni. Delle monache poi di
Rimini si legge, che de lana et lino ope-
ra nlur assidue y et [usimi inanibus ap-
prebendunt. Gli umiliati el>bero i mona-
steri doppi, cioè di religiosi e religiose iu-
sìeme annessi, ne'quali si usavano mol-
te cautele per premunirsi da ogni disor-
dine, non permettendosi a verun religio-
so di trottare o parlare colle monache se
non per necessità e con licenza del supe-
riore. In questi doppi monasteri di umi-
liati un solo superiore reggeva gli uomi-
ni e le donne. I sagramenli venivano lo-
ro amministrati nella propria chiesa da'
sacerdoti dello stesso ordine, i quali cele-
bravano ivi i divini ulfizi; e le monache
vi assistevano, come laiche persone, che
erano; giacché solennemenle non si con-
sagravano come l'altre, formando un ri-
tiro, in cui davasi ricetto a qualunque con-
dizione di persone , che si convertisse a
penitenza. Piiferisceil Garampi,che le co-
stituzioni degli umiliali e de'3 ordini lo-
ro, compilate sul principio del secoloXI V,
cogli atti de'capitoli generali dali3ir)al
i43G, si contengono nel suddetto codice
già della biblioteca della regina di Sve-
zia. Allorquando nel I 2G I s'inlroilussero
nella chiesa di s. Matteo di Rimini gli
umiliali e le umiliale, i religiosi aveano
in mano tutto il governo delle monache
e l'amministrazione de'Iorobeni; tale es-
sendo appunto stata l'iiilen/ione de'l'oa-
datori dell'ordine, acciò il debol sesso col-
la direzione de'religiosi, e senza distrarsi
dalle cure esteriori, potesse meglio atten-
dere alle opere della religione. In Riuiini
mancarono a poco a poco i religiosi, on-
de in a[)presso noti più sentironsi nomi-
UM I
nare i frati, ma le sole suore umiiìatc,mas-
sioie iic'piimi anni ilei secolo XIV. Tul-
io al più le monache tloveano avere il
diielloie o confesìoie ilell'oidine, senza
che corpo intero di religiosi piìiin Riiiii-
ni sussistesse. GiovaniiiXXII con sua bol-
la del iSaS permise la separazione dei
doppi monasteri degli umiliati, ma non
si conosce se lo fu per tutto l'ordine, ov-
vero pel solo monastero delia Chiara di
Verona. Nel capitolo generale del i343
fu decretato, quod si conlìS!;iint alìqiias
sororcs aliciijus domus , hahentìs fra-
tres et sorores simul^et ve.lint a fratrì-
hiis separavi, et hoe fuerit de benepla-
cito, iam sororiim qiiam fratruni , seu
majoris parlis, d. Alaf^isfer ciim P isi-
tatorihus cjitsdeni cavidcin separatio-
nem faciant, deputntis dietis sororibns
et eariun cuilibet in vita sua alinientis
conipetentibusj intelligentes separatio-
nevi predictam taliler fieri, quod lociis
liabitationìs dictaruin sororiini distet a
loco fratrum, a quibus fneriiit separa-
tae, ad minus per brachia L. et sallcni
una strata puhlica sit in medio. Inoltre
il Garanipi riporta la pratica stabilita ne'
digiuni e astinenze dagli umiliati nel lo-
ro primo Proposito, del seguente tenore,
Fralres jcjitnent , sicnt scriptum est in
regula b. Benedicìi. Sorores ab idibus
septenibrìs Jejuneiit seeuuda, quarta, se-
xta feria, et die sabbati, et in tota Qua-
dragesima ante Natiiulatem Domini, et
a Sepluagesìma usque ad Resurrectio-
nem Domini ; et sii jejunium Quadrage-
simale: tamen caseuni \>el ova daripos-
sunt eis, leriia et quinta feria. In itine-
re omnibus diebus, exceplaferia sexta,
nisi in Quadragesima ante Nativitalem
Domini, et a Sepluagesima usque ad
Resurrecllonem Domini, omnibus siti-
dem cibus , idenique polus , idem indu-
vientum, idem refeclorium. Preposito ve-
ro, et vicem ejus tenenti , extra refeclo-
rium cum hospilibus covi edere, etfratri-
hus in refectorio in pielantils providere
licebit, cum descridone lamen et mode-
UMI nf)
stia, ne ìnfìrmis menlibus scandalum gr-
neretur. Quod de Preposito dicitur , de
Magisira intelltgatur, cum licenlia tanica
Prepositi. Ilem si quis voluerit nrctìo-
rem vilani ducere, ut continue jejunan-
do, el a vino abslinendo, el ab hii/usmo-
dij fatial et hoc, licentia Prepositi. Dice
lo statuto del monastero di s. Edmondo
nella diocesi Norvicense , approvalo da
Innocenzo IV nel i2'>4- ^^ idibus se-
ptembris usque in caput Quadragesimae
omnes jcj'unant, exceplis die!>us domini-
cis et solemnibus feslis, in qnibus ex con-
suetudine Ecclesiae aniiquissima, et lut-
clenus approbata , fralres bis reflciun-
turj tum propler lahoruin ma^niludi-
nem, tum pi optcr noclium vì<^ilias, quas
ex ni a Jori parte ducunt insomncs , tum
propler processiones in iltis diebtii prae-
cìpue solenmes, tum propter of/lcii ma-
giìitudinem et prolixitatein , nec non
propter pauperuin sus.'entationem in il-
lis diebus maxime rnnflucntium. Ora ri-
prendo il filo tralasciato, del riferito dal
p. Holyot.
Dopo la morte di Federico! imperato-
re e del suo figlio Enrico VI, tornata di
nuovo l'Italia in pnce, l'ordine degli umi-
liali grandemente si dilatò. Nel 1200 fa
approvato da Papa Innocenzo III,econ-
fermaloda'siiccessoiiOnonollI nel 1226,
Gregorio IX nel 1227 (Innocenzo IV ri-
cordato), Nicolò IV nel i'ì89 (il cui car-
dinal Peregrossi tolse gli umiliati dalla
giurisdizione degli ordinari e gli »issog-
gettò immedialamente alla s. Sede) e da
molti altri Papi, che lo arricchirono ili co-
piosi privilegi. Anche in Roma furono in«
, trodolli gli umiliali, ed ebbero in cura
la Cìdesa di s. Cecilia: vi erano nel 1 493,
e poi passò alle monache Umiliate col
moriastero. Finché cpiesl' ordine si con-
servò nell'umiltà, nel fervore e nello spi-
rito del suo fondatore o propagatore, 0
fedelmente osservò la regola di s. bene-
detto, fu in grande stima presso tutti. Eb-
be un gran numero di celebri religiosi,
de' quali alcuni meritarono il titolo e il
1 1 6 U IM I
culfo ili sanli e di beati, ed altri furono
innalzali alle prime dignità della Chiesa
(oltre diversi vescovi, e i cardinali h. Gia-
como Pasqua/! e Luca flla/iznli): i suoi
beni eie sue rendite crebbero ogni giorno
più, mercè la pietà de'fedeli; ma il tempo
e le ricchezze v'introdussero il rilassa-
mento, e la proprietà s'innalzò sulle ro-
vine della regolare disciplina. I superiori
de'conventi che aveano il titolo di prepo.
sii si fecero padroni delle rendite de'mo-
nasleri e ne disposero come se fossero sta-
li titolari, e mantenendosi nel loro gover-
no a vita somministravano a'Ioro religiosi
quanto appena bastava per vivere. Indi
rassegnavano questa dignità, come se fos-
se stala un vero benefizio, del quale ne
nvessero dispotico dominio; il che era una
continua sorgente d'infiniti abusi, ed'on-
de ne avveniva che pochissimi religiosi si
ammettessero nelle case dell'ordine; men-
tre i preposti per avarizia ne diminuivano
il numero per quanto era loro possibile,
onde impinguare le loro rendite, toglien-
do così a Dio l'entrale da'Ioro fondatori
consagrale al mantenimento del tempio
divino, e di quelli che doveano cantare le
sue lodi diurne e notturne. Ciò non reca-
va loro alcuno scrupolo, anzi per lo più
ammettevano nell'ordine, indegni, igno-
ranti e dediti a' vizi, acciocché potessero
dominarli liheianienle. e colla loro con-
dotta fossero incapaci di spogliare del go-
verno dell'ordine gli usurpatori; i quali
iniquamente usavano le ricchezze per me-
nar vita licenziosa, sfogando le più ver-
gognose passioni. Non comparivano in
pubblico, se non acconipagnali da super-
bo e numeroso equipaggio; loro principa-
le occupazione era la caccia, e il continuo
divertimento consisteva ne'piaceri e ne'
giuochi, ninna cura piendendo tle' loro
nionasIeri,n('qiiali i leligiosi gl'iuiilavano
negli scandalosi esempi, diversi polendo-
si paragonare a' hbcrtini del secolo ed a'
più scellerati. Tale era lo slato deplorabi-
le del Iralignaloordinedegli umiliali. che
le ricchezze ben acquistale converlivauo
UM I
in male, all'antica operosità avendo sur-
rogato l'ozio e i vizi che ne conseguono ;
quando l'arcivescovo di flfilano cardinal
s, Carlo Borromeo, che n'era divenuto
protettore, risolvette di farvi rifiorire le
regolari osservanze, delle (piali ormai non
rimaneva più memoria. L'impresa era
già stata in parte cominciata dallo zio Pio
IV, con inviare alla comune patria Mila-
no un commissario apostolico, con ordine
di procurarne relTettuazione, avendo a tal
fine fatti decretare diversi regolamenti nel
capitolo generale tenuto in detta città. Ma
il poco riguardo avuto dagli umiliati al-
l'esortazioni del commissario e agli statuiti
legolamenti, persuasero il mirabile zelo
di s. Callo della necessità di nuovamente
impiegarvi l'autorità pontificia. Ne tenue
perciòserio proposito con s. Pio V, il qua-
le ordinò che per l'avvenire i preposti non
fossero più perpetui, e che si stabilisse un
noviziato, nel quale si allevassero i giova-
ni nello spirito dell' istituto e nella vera
osservanza della regolare disciplina. A ta-
le effetto il Papa inviò a s. Carlo due bre-
vi, con uno l'autorizzò di levar la decima
parte delle rendite di tutte le prepositure,
per contribuire allo slabilimeolo e man-
tenimento del noviziato, e con 1' altro lo
delegò commissario apostolico perchè sta-
bilisse quanto fosse creduto opportuno
pel bene della riforma dell'ordine, che ia
c)4 conventi appena contava 170 religiosi,
per farlo rifiorire colla primitiva osser-
vanza. In virtù di questi brevi s. Carlo nel
1 568 convocò il capitolo generale in Cre-
mona, nel qualespogliòi religiosi di quan-
to possedevano in proprietà, obbligandoli
a mettere in comune tutti i beni di ciascun
monastero, pe'quali destinò un tesoriere
che gli amministrasse. Ordinò che si mu-
tassero ogni 3 anni i preposti nel capitolo
generale, nel quale dovessero eleggersi i
superiori colla pluralità delle voci, e che
ninno di loro potesse giammai possedere
tale carica in titolo e a vita, e nello slesso
tempo fece noininaie il generale che fu il
34- , e restò elctio il p. Luigi della Du»ili-
U i\I I
cata preposto di s. Calerioa di Cremona.
La luaggior parte de'semplici religiosi ri-
ceverono con somniissioue e contento le
prescrizioni di s. Carlo, raa i preposti ve-
dendosi spogliali de'pingui lenimenti si-
no allora goduti, e cessare il lusso della
tavola e de'lrallamenti iucheaveano sfog-
giiilo, tramarono co' conversi per impe-
dirne l'esecuzione e mantenersi nel pos-
sesso delle loro precedenti dignità. Ado-
perarono tutti i mezzi per persuadere s.
pio V in loro favore, raa sempre invano
per aver tutto rimesso a s. Carlo, il quale
perseveiò costante nel volere che tulle le
sue determinazioni fossero esattamente
osservate. La somma autorità e fermezza
irremovibile del santo cardinale,accorapa-
gnata da benignità e dolcezza, fece ad essi
disperare il conseguimento di loro arden-
ti brame, e vedersi ormai costretti ab-
bracciar la riforma, cui ripugnavano co-
me opposta a'piaceri mondani sino allora
goduti. Montati in furore, accecati dalla
loro biasimevoli passioni, i preposti sca-
gliarono invettive contro s. Carlo,equelli
più esaltati di Vercelli, Caravaggio e Ve-
rona, empiamente deliberarono di farlo
uccidere. Comunicarono l'iniquo e sacri-
lego disegno ad alcuni umiliati compagni
di loro sregolamenti, che approvarono
l'esecrando concepimento come mezzo si-
curo e cerio per distornare la riforma.
Tra questi Girolamo Donato dello Fari-
na, quantunque sacerdote, audacemente
si esibì a consumar l'assassinio, mediante
determinata somma di denaro per pre-
mio. GÌ' indegni preposti convennero di
daigli4o scudi d'oro, e qiiesli senza pre-
giudizio di loro borse, vollero ricavare
dalla vendita diparte de'sagri arredi d'ar-
gento della cliiesa di Brera principale ca-
sa dell'ordine. Il Farina dopo aver con-
sumato nell'osterie il denaro ricevuto di
sicario, decise effettuale l'orribile atten-
tato. iN'ella sera de'26 ottobrei569 s' in-
trodusse segrelamenle neU'arciepiscopio,
e fermatosi sull'uigresso della cappella do-
mestica, in cui s. Curio orava co'suui fa-
UMI 117
migliarì,ardilameole gli esplose contro un
archibugio, carico di grossa palla e qua-
drelli,mentre canta vasi le parole di uu'aa-
li fona: .Yo/z si turbi il vostro cuore, lic ab'
Z^/V/^;rt«rrt. Per di vino e manifesto miraco-
lo, la palla percosse la schiena di s. Carlo, e
solo olfese e annerì il rocchetto cadendogli
a'piedi; ed unode'quarti di palla forman-
te parte del carico, gli foiù l'abito e ap-
pena produsse una contusionesulla carne
o piccolo tumore, monumento del prodi-
gio con cui era stato preservato dalla mor-
te. La costernazione invase gli astanti, on-
de il reo potè con facilità fuggire. Il santo
imperturbabile rimase in ginocchio, fece
Segno a' suoi d'imitarlo e fluì tranquilla-
mente la preghiera, e poi rese solenni a-
zioni di grazie a Dio per averlo preserva-
to da certa morte Tutte la diligenze fatte
dagli ufliziali di giustizia, d' ordine del
duca d'Albuquerque governatore di Mi-
lano, per discoprire gli autori di sì nefm-
do misfatto .riuscirono inutili. Però s. Pio
V indignato che un delitto sì atroce rima-
nesse impunito, non si contenlòdelle pra-
ticate perquisizioni, e determinò di usare
la sua autorità per vendicare l' ingiuria
enorme fatta alle sublimi dignità vesco-
vile e cardinalizia. A tal fìue inviò a Mi-
lano Antonio Scarampo vescovo di Lodi
per delegato apostolico, perchè prendes-
se accurate informazioni dell' avvenuto.
Giunto il preluto nella città fulminò ter-
ribili censure contio coloro, che iufornia-
li dell'autore dell'attentato noi palesasse-
ro. Due preposti degli umiliati, uno solo
consapevole e l'altro complice del delitto,
spinti dal timore delle censure e da'ri mor-
si della coscienza per l'enormità del fatto,
si recarono dal delegato e gli notificaro-
no qualche cosa. Il prelato li fece arresta-
re, e ne'loro esami confessarono tutto. Al-
lora si carcerarono gli altri complici, e lo
stesso Farina eh' erasi arrolato nelle mi-
lizie del duca di Savoia, al quale scrisse il
Papa per la consegna, l più colpevoli fu
iono sentenziati a mortea'28 luglioi 370,
Ira'quali alcuni gentiluomini, ed i prepo»
i i 8 L M 1 U IVI l
sti di Vercelli e Caravaggio furono ileca- gli iucìivicliil che ordiiono 1' atroce con-
pitali; gli ahii col Farina vennero iinpic- giura contro s. Carlo, e perciò non avere
cali. IlDutler nella ììta di s. Carlo,^n\- speranza fondata di correzione, colla bol-
ruira il suo virtuoso contegno pieno d'e- la Qucmadmodam solicitus Pater, de*
roica carila in (juest(j funesto a vvenimen- y febbraioi Sy i, Bull. cit. p.i46, pari-
lo, e non avendo potuto salvar la vila a' menti sottoscritta dal Papa e da 43 car-
delirìquenti, clie dierouo segni di penti- dinali, eslinse, aboPi e soppresse l'ordine
mento, quantunque si fosse calorosainen degli umiliati, conservando però le mo-
le adoperato, prese curade'loro parenti, nache fw/Z/rt^r. Nel dì seguente colla boi-
e poi ottenne la libertà a un condannato la Quoidani per cxtiiwtioncniy\oco cit.,
alla galera. Fare che propriamente 4 fos- p. 148, riunì insieme coolte prepositure e
sero i puniti con Teslreaio supplizio, cioè ne tliede alcune a s. Carlo acciò ne facesse
impiccali il Farina e Girolamo Lignana quell'uso che credesse conveniente; altre
preposto di Vercelli, e decapitati gli altri ne diede a diversi ordini, come a' certo-
due preposti come gentiluomini, secondo sini, a'francescani, a'domenicani e ad al-
il INovaes, Da questo lagrimevole succes- tre comunità. Quanto agli ex religiosi u-
so, si persuase s. Pio V, che la rifornsa miliati ordinò, che restassero 28 sacer-
dell'ordine degli umiliati era un'impresa doti e 7 frati conversi nella prepositura di
difljcile, anzi impossibile, e perciò deter- Brera in Milano; 6 sacerdoti e 4 conversi
minò sopprimerlo. Recatasi a Milano tale Ins. Abondiodi Cremona; 8 sacerdoti e4
risoluzione, vi destò estrema afflizione non conversi nella prepositura di s. Caterina
meno ne' religiosi che negli abitanti. Gli della stessa città; 8 sacerdoti e 2 conversi
umiliati e i milanesi ricorsero a s. Carlo in quella di Verona, e così in alcune altre
per consiglio e protezione, onde impedire piepositure: volendo inoltre che nelle
il colpo fatale. Fu egli di parere, the il prepositure, ove dimorerebbero molti in-
generale si recasse in Uoma a gettarsi a' sieme, vivessero in comune, avendo loro
piedi del Papa, promettendo di ricevere assegnate a quest'effetto rendite o pensio-
qualunque riforma, e che la città scrives- ni sudicieiili, le quali doveano diminuirsi
se vivissime raccomandazioni a favore a misura che morirebbero. Narra il No-
dell'ordine, mentrealtretlantoegli avreb- vaes nella Storia dis. Pio T'y che il Papa
be eseguito. Tulio si fece, ma s. Pio V distribuì le rendite de'soppressi umiliati,
pieno d'orrore per il commesso delillo, consistenti in 3o,ooo se, u'cardinali e. a
non si piegò alle lagrime del generale, né povere case religiose, lasciandone qualche
alle preghiere di Milano e del cardinale, parte a disposizione di s. Carlo, dal quale
Primieramente il Papa colla bolla I/ife- fu applicala alla fondazione d'alcuni col-
liris saecidl perieida miserali, óe iq (i\- legi e seminari. Nel citalo libro, Milano
cembrei56g, L'iill. Rem., t. 4, par. 3, p. <' // suo territorio, leggo che s. Carlo de-
86, sottoscritta da lui eda'cardinali, rin- slinò gran parte de'beni degli umiliali a
novo il decreto di Bonifacio Vili, cap./'\'- favore dell'ordine nascente de' gesuiti, i
lieìs de poeids in 6. contro (juelli the ar- quali nel 1572 aprirono in Brera collegio
dissero di allentare contro la vila de'car- pubblico, e con denari di Tommaso Cri-
dinali, estendendo le pene medesime iin- velli, di esso s. Carlo e ilei municipio, fe-
poste a rei di lesa maestà, inclusivanieiite cero un maestoso edificio. Dopo il 1773
a complici ed a quelli che non rivelassero 1' imperatrice M.'^ Teresa destinò i fondi
i deliltidacoiumelteisioconsiimali.Quin- de'gesuili alla pubblica istruzione.'» Per-
tli considerando s. Pio V i religiosi unii- lanlo quel palazzo fu dedicato alle clas-
liali incapaci di emenda e di riforma, an- bi, all' astronomia, alle belle arli, di cui
zi diveuuii maggiormente contumaci ne- oggi pure racchiude le scuole ed i model-
UM I
II. Così ad un podere successe unii niuni-
iattiini; a questa l'eilucazìone ; ìiinne il
cullo del bello: sicché quel palagio può iu
■ilcuu modo segnare in iscorcio l'anda-
Mieiilo della società ". Con purissimo siile
vii lingua Ialina scrisse la storia degli u-
niiiiali, l'origine, il progi esso e l'estinzio-
ne dell'ordine, con grande erudizione, il
celebre gCNuilaGirolaino Tuabosclji: l^'C'
(ri-n IlunuUaloruin Monu/iicnla aniio-
tiuionibus ac dixxertalionibus ilUtstra-
t,!, IMediolanì 1766. Aggiunge il p. He-
1 voi, riferire il p. Toreccliio, che gli umi-
Ìliali erano i d.iziari ed i commissari del
popolo, che esercitavano alcuni ullizi nel-
la giustizia, e che pel gran credilo in cui
ciano, esercitavano ancora l'ulHzio della
i Canevaria in tutta la Lombardia, e che
ciascinio superiore de'nionasteri dell' or-
dine nelle città, ov'era un magazzino di
provvisioni, neavea una chiave. Forse era
stato conceduto loro qualche diritto sul-
le mercanzie, per aver introdotto in Lom-
bardia non solo le maninitlure di lana,
ma eziandio le fldìbriche de'dra[)pi d'oro
e d'argento, quando tuttavia si chiama-
vano/^errcf^//»'. Lo stemma dell'ordine
esprimeva un agnello giacente su colli-
iielta con una cartella uscente dalla gola
colle paride: Omnia l'iiicit Humilitas. Sii-
vestro Manrolico probabilmente prese
l'agnello per un cane, e die all'ordine il
molto: Tuta Fides. 11 p. Helyot aggiun-
ge nulla poter dire del b. Guido, ricono-
sciuto per fondatore dell'ordine dal p. To-
vecchio, da s. Antonino, dal Maurolico e
da Arnoldo Wion. Egli ebbe da Milano
l'eslratlo d'un compendio delle Vite de'
Santi dell'ordine degli umiliali, compo-
sto da Puricelli edesistente mss, nell'Aoi-
brosiana, in cui si tratta nel cap. 3: Del
b. Guido da Milano fondatore dell'or-
dine degli Umiliati. In esso però non si
fa parola né di sua nascila, uè di sue azio-
ni e morte. Quanto ivi si contiene tende
a far conoscere, ch'egli fu reputalo fonda-
tore dell'ordine, opinione che deriva da
UQ aulico messale del medesimo, che gli
U M M I 1 9
dà tale titolo. Poiché «econdo il Piuicel-
li, essendosi Guido acquistala molla sti-
ma presso i gentihiotnint lomb irdi, dal-
riuq>eralore Corrado III mandati prigio-
nieri in Germania, loro persuase di rinun-
ziare al fuondo e di menar vita penitente.
Ma poi in ima |)oslilla il Puricelli con-
fessa il suo inganno nel dare il titolo di
fondatore al b. (iuido, avvenuto per aver
egli scritto che nel 1 iZ\ ricevette da s.
Bernardo alcune regole per l'ordine, e che
le fece confermare da Innocenzo III nel
I iQf). Anzi il p. Helyot ritiene che l^uri-
celli errò nello scritto e nella postilla, poi-
ché Corrado III, come pare voglia indi-
care, non pervenne all' impero che nel
I I 3f) (o I i38), 4ovvero 5 anni dopo il
ritorno di s. Bernardo da Francia, ed egli
non sostenne alcuna guerra in Lombar-
dia. E più probabile che voglia intendere
Corrado II, che scese in Italia nel 1027
per ridurre a soggezione i lombardi che
eraDsi a lui ribellati; ma questo non si ac
corda col teiupo della venuta di s. Ber-
nardo, e col narralo del b. Guido. Sog-
giunge quindi il p. Helyot, essere più pro-
babileche la fondazione degli umiliati se-
guisse sotto l'imperatoieEnrico V,il quale
nvea guerreggialo i lombardi, e poscia s.
Bernardo diede adessi le regole nel i i 34-
UMMARCOTEo SOMMERCOTE
lìoBERTO, Cardinale. Inglese che Grego-
rio IX neh '23 1 o neh 234 creò cardinale
diacono di s. A.drianOjO meglio di s. Eu-
stachio, e pel suo sapere fu scelto da quel
Papa a uditore 0 giudice in molle cause
gelose e ioiportaiiti.Pio,doUo ed erudito,
si meritò il titolo di u»aest.ro, che alla sua
epoca signilic.tva molto di più che nella
nostra, e di tal creilito nel s. collegio, chij
si teneva per certo dovesse succedere a
Gregorio IX nel pontificato. iMofi in Ro-
uja nel 1241, 3 giorni dopo l'elezione di
Celestino IV, con sospetto di veleno, se-
condo Godwino, Commentario de' car-
dinali e jìrclati d'Inghilterra, p. ySr), e
fu tumulato nella chiesa di s. Grisogouo,
con breve memoria sulla sua tomba.
I20 UNE UNG
CiNEOONnA (s.). Uscita di nolìiìe fa- cali e principali. Però tali regni e lali prin-
niiglia del V'eimandese, fu legata al sa- cipafi, che foiniaioiio parte integrante
ero fonte da s. Eligio vescovo di Noyon, dell'Unglieria prima del 1848, indi furo-
il (piale poi la rassodò nella pia risolti- no disgiunti da essa. L'Ungheria propria,
zione che prese di rimaner veigine. Do- vale a dire quella contrada che forma la
pò la morte de! santo prelato, idi lei gè- parte centrale della monarchia Austria-
nitori vollero che si maritasse. Sapendo ca, tiovasi compresa nell'Europa tra 44'
ella che Eudaldo, il rpiale le si piopo- 26' e 49" ^9 di latitudine nord, e Ira 1 3"
neva in isposo, era nomo religioso, ol- 4'' ^ 22° 4o di longitudine est. E dessa
tenne da lui di fare ambedue mi pelle- limitata al nord dalla Gallicia, da cui la
grinaggio a Roma, piioia di celebrare le disgiunge la catena de'monti Krapacks o
iio/ze ; ma quivi giunta ricevette il sagro Carpa/i, all'est dalla Ti'ansilvania e dal-
velo dalle mani di Papa s. Vitaliano. Re- la provuicia turca di Valacchia ; il suo
sto Eudaldo irritato da una lalecondot- confine verso il sud segue in parte il Da-
ta, e ripaii\ per la Francia. Unegonda nubio, che la separa dalla provincia tur-
passò qualche tempo a Roma nella pra- ca di Servia e dalla Schiavonia; lascia un
lica delle più grandi mortificazioni; e ri- momento il corso di questo fiume per ri-
tornata poscia nel Vermandese , si rin- salire seguendo la Theiss o Tdjisco, e lo
chiuse nel monastero <ii Homblières, di- abbandona di nuovo per seguire la Dra-
stante una lega da s. Quintino. Insegni- va, fiume che separa l'Ungheria dalla
toEud.ddo, ammirando le virtù di Une- Schiavonia e dalla Croazia ; all' ovest si
gon<hi, si dedicò al servigio della chiesa trovano la Stiria e l'arciducato d'Austria;
di ilomblières, si prese cura degli atlari al nord-ovest finalmente la Moravia, di
che le religiose aveano al di fuori, facen- cui traccia in parte la frontiera la catena
ilo loro da piocuratore, ed anche lasciò de'monti Carpazi, la quale cinge e difeu-
lutti i suoi beni al monastero, nel quale de l'ungaiico regno, penetra eziandio nel-
dopo la sua morte venne seppellito. U- rinlerne sue parli e ne occu[)a la 3.'' par-
negonda, mentr'era in orazione fu colla te della superficie. Il suo perimetro, che
da mortale malattia, e come si accorse olire solo un angolo rientrante notabile
di essere vicina a passare all'eternila, si all'est, presenta verso il nord appresso a
lece amministrare il s. Viatico e l'estre- poco un semicerchio, e verso il sud un an-
ina unzione, e santamente spiròsulla ce- golo poco acuto. La u)assima dimensio-
nere ciica l'anno 6f)0, ai aS di agosto, ne dall'est all'ovest risulta di circa 1 To
nel qual giorno si celebra la sua festa. leghe,la larghezza di i 20 leghe, eia super-
li suo corpo venne disolterrato a' 6 ot- fìcie di i 1,090 leghe quadrate. Neil' in-
tobre del 946, e fiuono fatte parecchie terno, e specialaiente verso il sud, l'Un-
liaslazioni delle sue reliqiiie. L' abbazia gheria presenta vaste pianure, le quali
di lIon)blières fu poscia data a' bene- abbracciano quasi la metà del paese, e
dettini. tiovansi appena 100 metri sopra il livello
UNGHERIA, //?/7?i,>Y777V/, Pannoiu'n. di^l mare, mentre veiso il nord sollevan-
Regno il più vasto degli stati della ruo- si montagne coperte di nevi perpetue. I
narchia dell'impero A' Austria {^1''.). Si monti Carpazi, che formano la cintura
consideravano ordinarian>entecome par- seltentrionale d«'lla contrada, determina-
li dell'Ungheria, la iSV/nV/co/^m o ly/^/ro- no la sua inclinazione generale verso il
nia e la Cruiizin {^F.")^ soprattutto per le Diinobio, ed hanno ilue caratteri priuci-
parli civili. Appartenevano ad essoanche p;ili: al noid-ovest compongonsi di nias-
|a Voivodi! di Servili, cil il Raiiato di se scoscese di altezza ragiiuoidevole, cs-
•50'
rvincuwar [f''-), nomi etpiivaknli adu- scuzialiiKiilc foruMle ili nialirie solide,
U N G
niente esibendo che ricordi le grandi al-
luvioni d'arena che nell'altre parli del-
rUiigherif» si riirovano; fortuansi d' im-
provviso da quel lato, nò hanno verun
Jegame colle montagne della Slesia, né
con quelle dell'arciducalo d'Austria che
ne stanno separate per immense vallee,
^avanzandosi verso l'est, i Carpazi si pre-
sentano sollo la forma d'una serie di mon-
tagne molto più basse, le cui vette ed i
/jauchì, dolcemente ritondali, scendono
in dolci declivi per confondersi col pia-
no; e colà si compongono di sabbie fine,
che indicano grandi alluvioni di maleiie
arenacee. All'ovest nolausi alcune mon»
tagne di mediocre altezza, che ponno con-
siderarsi come prolungamenti e ramifica-
zioni dell'Alpi, e le quali nondimeno for-
mano parecchi gii'ppi particolari ed iso-
lati; in mezzo ad esse sorgono le monta-
gne di Dakony, coronate da boschi. Le
fronlieredell'est veggonsi coperte da mol-
titudine di rami de' Carpazi della Tran-
silvania, che vengono a spirare dinanzi
l'immense pianure dell'interno; all'eslre-
niilà sud-est trovansi le montagne del
Danaio, che formano un gruppo partico-
lare. Tra'gruppi che costituiscono la mas-
sa rimarcabile del nord, il più elevato di
tutti è quello di Tatra, le cui cime per-
vengono sino a 2G00 metri d'altezza, es-
sendo il monte Lomnitz, che ne fa parte,
la più aita cresta dell'Ungheria. Da quel
punto culminante del nord pare che par-
ta un anello considerabile, il quale va a
terminare a|(|uanIo al nord di Buda; pa-
recchi altri all'est ed all'ovest di questo,
staccandosi dalla catena principale, inol-
trano a i/ualclie distanza verso l'interno,
il che rende generalmente montagnosa
la parte settentrionale dell'Ungheria. Pre-
senta questa contrada due pianure osser-
vabili: l'una si estende al nord-«)vest delle
raniificazioni delle Alpi ricordate, sulle
due sponde del Danubio, non separata
dall'altra fuorché dalle montagne stesse.
Questa, una tra le più notabili dell'Euro-
pa per l'estensione, può avcie meglio di
UNG 121
100 leghe dal nord al sud, con 80 leghe
di larghezza; l'altezza sua media sul livel-
lo del mare non eccedendo ilio metri,
ed essendone la pendenza dal nord sino al
Danubio, al sud, appena mezzo metro per
lega. È un vero deserto in quasi tutta la
sua estensione, con paludi impraticabili,
vaste lande e mari di sabbia. Appartiene
l'Ungheria interamente al bacino del mar
IS'ero, proposizione generale che però pa-
tisce un» lieve eccezione; il l'roprad, lecui
acque recansi nella Vistola, e per conse-
guenza nel Baltico, ha le sue sorgenti sul
territorio ungherese, tra due gruppi de
monti Carpazi, uno de' quali è il Tatra
al nord. Del rimanente, l'Ungheria noa
è innairiala che dal Danubio e da'suoi af-
fluenti, il quale fiume entrando per la
frontiera occidentale inoltra verso l'est
lino al nord di Buda, piega allora improv-
visamente e corre verso il sud, passando
per la della città; conserva tal direzione
sino al limite meridionale, chedesso trac-
cia in gran parte prendendo il suo corso
verso l'est-sud-est; forma varie grandi
isole ne'piani che irriga, inonda le pro-
prie sponde e così le cambia in va<;ti pa-
ludi. 11 più considerabile tra gli affluenti
del Danubio, la Theiss, corre tutta inte-
ra neir Ungheria, che varca tracciando
una curva dal nord-est al sud, ed inol-
trando per mezzo alla pianura immensa
e agl'impaludamenli sulle sue sponde di-
spersi, va a gettarsi nel Danubio, per la
sinistra, dopo essersi ingrossala collo Sza-
tnos, il Bodrog, 1' Hernat, il Kòros ed il
]Maros. La Drava, che corre sul limile
meridionale, congiungesi al Danubio, per
la sponda destra, dopo di aver accolla la
Miir. Gli altri affluenti del Danuliio, iu
Ungheria, sono mollo meuo considera-
bili ; tuttavia si ponno ancora citare la
Temes nel sud, il Vaag, il Gran e l'ipo-
ly, che inualliano il nord-ovest, ed ilR.aab
nella [)arle sud ovest. Al sud, il caiialedi
Francesco stabilisce una coiiuiiiicazione
importante tra il Danubio e la Tlieiss, e
quello di Bciju cosleggiu i due fiumi del
122 UNG UNG
suo nome. La parie occidenlale dell'Uo- giorni di eslate alla freschezza eccessiva
yheria oflìedue laghi limaicabili : il la- delle notti. 11 clima delle pianure, preci-
do d'acqua dolce Baiatoti o Plallensee, la puainenle ne' canloai sabbionivi, ènei
cui lunghezza è di i 7 lef-he, e quello salso corso dell'estate ardente e spesso vi si fa
di JNeusicdel o Perlo, che può essere 8 sentire la siccità; ma il freddo signoreggia
leghe lungo. Eravi da ultimo neh 853 il i distretti montagnosi del nord, in cui la
progetto d'asciugare il lago Valencz, pres- neve resta accumulata per più mesi, e più
so Alba Reale, alle cui paludose rive fu* frequenti vi cadono pure la gragnuola e
rono giù date varie battaglie. Si guada- le pioggie. Nessun altro paese d' Europa
gnerebbero 4o, 000 jugeri d'ottimo ter- forse possiede in uno spazio medesimo
itno. Secondo la tradizione popolare, vi una varietà tanto prodigiosa di clima, e
sarebbero in quel lago grandi tesori; ma per conseguenza di prodotti, alcuni de*
si teme da alcuni, che probabilmente si quali vi crescono pressoché senza colti-
ridurrebbero piuttosto ad una gran quan- varli. Una dirterenza altrettanto sensibile
lilà d'armi e d'utensili da guerra. Tutti si fa rimarcare tra le dette due conlra-
i Inghi sono abbondevoli di squisitissimi de, relativamente alla coltura ed alle pro-
pesci. Paiecchi ammassi d'acqua di mi- duzioni: la parte meridionale, quanlun-
iior estensione Irovansi nelle montagne, que abbia vaste lande ed aride sabbie, è
ma meritano appena il nome di laghi;al- però la più ricca di produzioni vegeta-
Iri conl'ondonsi colle paludi che li circon- bili, ed il grano raccolto nelle pianure
dano, né sono bene spesso che grandi poz- fertili non solamente basta al bisogno de*
ze d'ac([ua, o piccoli laghi d'acqua salsa, suoi abitanti, ma serve ancora a provve-
diseccate tla* calori dell' eslate. La gran dere quelli del nord, e la parte vicina della
quantità di paludi in Ungheria può far Germania e dell'alia Italia. L'orzo e la se-
coiigetturare che il clima vi sia somma- gala sono le produzioni più comuni del
mente insalubre; infatti i miasmi putridi nord; quelle del sud consistono pi'incipal-
che se ne svolgono in abbondanza diven- mente in frumento, inaiz, miglio e riso;
gono funesti agli abitanti de'Iuoghi vicini, del rimanente trovasi ingenerale canapa,
e devesi desiderare, tanto pel motivo di tabacco, zafferano, piante di cotone, can-
risunare il paese, come per quello di rido- ne di zuccheio, come pure l'avena, i pomi
nare alla coltura sì grande estensione di di terra e legumi in assai grande quanti-
terreno, di vedereaseguiregenerahnente tà. La coltivazione de'vigneti è un ramo
l'esempio da alcuni proprietari dato, di- esleso deHindustria rurale, poiché i vini
seccando le paludi. Tuttavia, nonbisogna dell'Ungheria spiritosissimi godono di
credere chesi respiri dappertutto nell'Un- molla lepulazione; il più rinomalo di tut-
gheria un'aria viziala; il clima, tanto che ti essendo il vino biancodi Tokay oTokaj,
non è sotto l'influenza maligna delle esa- al quale non la cede per niente il vino ros-
lazioni paludose, è sanissimo, e certo trop- so di Menès, e gli sono allini il Tallya,
pò manca che le paludi occupino la mag- l'Ond, il Ratka. Il vino più stupendo si
gior parie del territorio; lo scorbuto e le raccoglie dalle viti sul pendio de'Carpazi
febbri interuìillenli sono le [>rincipali ma- chiamalo la Hegyallyra, presso il Tibisco,
lutile cagionale dalla loro vicinanza; del nelle vicinanze di Tokay e di Tarczal. Ai-
resto le malattie non sono né piti fiequeu- tri ottimi vini sono quelli di Rust, Edem-
ti, né più micidiali che nelle contrade cir- burg, Sangiorgio, Buda ed Eriau. Il ve-
coslauli, e gli uomini vi riescono d' una ro vino di Tokaj, giacché diversi si spac-
coslituzione (pianto [)er tulio altrove vi- ciano con tal nome, come di altri preli-
gorosa. E mestiere guardarsi dal passag- bali e squisiti, viene prodotto da'terreni
yio subitaneo del taloi e straordinario de' di Tokaj o Tokay, borgo del comitato ili
UNG UNG ia3
Zemplin, circolo di qua dalla Theiss,nel- altri alberi fruttiferi sono in quantità ca-
ia inarca del suo nome, sulla destra spon- sai graruie,a)a la coltivazione di essi man-
da del Dodrogh. La catena di collinea pie ca di attività. Vi hanno molti pini nelle
delle quali trovasi il borgo, e che si chia- moiitiigne più settentrionali, e la quercia
ma Tlieresienberg, è rinomala pe' vini moi^triisi più frequentemente in quelledel
squisiti e deliziosi che vi si raccolgono. Ve sud. L' Ungheria, dopo ringhilterra, è
ne hanno di 4 qualità : lai. 'delta Ksscn- quello Ira'paesi dell'Europa che possiede
za di Tokay, vieii falla con l'uva secca al i migliori pascoli, senza che la mano de-
sole; la corte iniperiale di Vienna è la sola gli uomini abbia mai molto lavoralo a
proprietaria di (jue' vigneti. Il Tokay in perfezionarli. I proprietari fanno consi-
coQimeicio è quello d'Ausbrach e di Ma- slere una gran parte di loro ricchezze
schlach. Dopo la completa devastazione ne' bestiami ; le mandrie loro passano
di questo paese per opera de' mongoli gran parte dell'anno all'aria aperta, sen~
nel secolo XIII, tanto pochi furono gl'in- za nessim riparo, il the torna ad esse assai
digeni sopravvissuti, che il reBelalVf'u spesso di grave pregiudizio. 1 bovi sono
costrello di chiamare nell'Ungheria de- di bella s[)ecie, e si attende a migliorarla
gli stranieri a fine di sopperire alla man- lana delle pecore, mediante l'introduzio-
canza di popolazione ed al totale abban- ne de' merinos che vi hanno tanto pro-
dono del commercio. Tedeschi e italiani speralo al segno d'essere sostituiti in mol-
furono quelli Ira 'stranieri, che maggior- ti luoghi alla razza primitiva. Le vaste
mente vi presero piede. I primi si appli- pianure situale fra Debieczin,Gyula,Te-
carono alla monlanistica, gli ultimi alla meswar e Pesi, danno pascolo a più di
coltivazione delle viti; dnllacuia degl'ila- tre milioni di bestie cornute, alle quali si
liani devono riconoscere le viti del Tokay abb.indonuno 1,^00,000 jngeri di terre-
la loro coltura. Quali luoghi di abita- no. Quanto a'cnvalli, pervengono di ra-
zione vennero loro assegnali Polak, Pe- do ad alla statura per la cavalleria, né
baco, Glassi, ed Glassi Liska, eda ivi, in mollo brillano per eleganza di forme; ma
più lardi tempi, si avanzarono le pianta- se riescono poco alti a liraiepesantifardel-
gioni delle viti fino a'monti di Eriau, Pi- li, benché non ne manchino di vigorosi, si
lise Gedenburgo. La coltura delle viti fanno almeno distinguere per la vivacità
crebbe così ra|)idamcnte, che 20 anni e velocità del corso. Gli ungheresi metto-
dopo, ancora regnante Cela IV, ch'era no grande applicazione a perfezionare la
pure un gran consumatore di vino, tutti specie de'Ioro cavalli, e molli possidenti
gli ullìzi doganali erano pieni delle più hanno mandrie particolari nelleloro ter-
preziose qualità di vini per l'esportazione, re; ma la uìandria per eccellenza èquella
Del resto le vendemmie danno in Un- di Mczòhegyes, nel comitato di Csanad,
gheria un prodotto, che dicesi ascendere laqualecontiene maisempreda 8 a ro.ooo
ogni anno a 2,4^0,000 ettolitri. L' Un- cavalli e stalloni di tutte le razze. Questi
gheria non é ricca di bosco, né ha selve stabilimenti, da'quali sono usciti ottimi
fuorché nelle parti montagnose, e anche cavalli pegli eserciti, non hanno ancora
in queste per la maggior parie di poca in tutto e in generale migliorata la razza,
importanza. La pianura è quasi intera- Gli asini ed i muli sono rari in Ungheria,
mente sprovveduta d'alberi, sicché gli 1 bufali ed i muli s'impiegano ne' lavori
abitanti si trovano costretti a ricorrere, agricoli e ne' trasporti con carri. Niime-
per riscaldarsi, alle canne delle paludi, rosi vi sono i porci, e u' é la carne un
alla paglia e ad altri mezzi. Trovansi in cibo prediletto pel paese, come altrove,
certi siti grandi boschi th pruni, da' cui II pollame è anch'esso abbondantissimo;
frulli distillasi un liquore ricercalo; gli la selvaggina grossa consiste priucipal-
,^4 liNG UNG
mente Ji cìds'''-'''»^^''''®''^'"''^^' abboii- ti. Le miniere sono nuraeiosissime e ab-
Ja danMerUilto. Tiovaiisi piccole tarla- boudanlissime in Ungheria. Le miniere
luohee rane d'una specie paiiicolaic,tuoI- tl'oroed'aigento dell'Ungheria, con tjuel-
to "ri cerca te dcigli amatoti della tavola, lo delia Transilvania, sono lesole di cer-
Vei- la gran copia della selvaggina se uè ta importanza che si posseggano in Eu-
fa coiitiima caccia, per impedir il guasto iopa,e può credersi che per tal conto esse
ileilecampagne.llaghiedifiumijIaTheiss fossero avanti la scoperta dell' America
sopì atliitlo, alimentano quantità grande le prime miniere del mondo, nominando-
ti! pesce. Né le api ("ormano una minore si sopra tutte le miniere di Schemnitz,
ricchezza pel paese. Quanto alla educa- celebri per la sua scuola, e di Kremnitz
zione de'bachi da seta, ad onta che fosse che sono tuttora scavate con grande uti-
incora""iata dal governo,sinoagli ulliini lità, benché più non presentino gli stessi
anni avea fatti pochi progressi, sebbene benefizi d"una volta. Vi hanno inoltre al-
il terreno sia fecondo e ottimo per la col- cuni fiumi che convogliano dell'oro, co-
lui a del gelso, il clima felice anche pel me il Maroselo Szamos, ma questi fiumi
l)aco, il (juale malgrado l'instabilità della traggono le loro ricchezze dalla Trausil-
leiiiperalura atmosferica, in molli luoghi vania. Le miniere di rame d'Oravitza, di
produce una galletta superiore in quali- Iglò e altre, godono pure molta riputa-
la alle nostre d'ltalia;e ciò tanto in Pest zione. Le miniere di ferro dell'Ungheria
che alla pusta (vocabolo che usa il Gior- trovansi (ìarlicolarniente ne'conlorni di
/lille ili Piotila del [853 a p. 686) Lo- Gomòr è di Zips, ma sono lungi dal ba-
icnzi,che a Szemlak, a $. Anna ec. Ora slare al consuino interno: bevvi pure del
i proprietari di diversi fondi curano con piombo, del cobalto, del mercurio, del-
bULcessu la coltivazione setifera, ed il l'antimonio, ma in poca quantità. In ge-
conle Gustavo Hadik possiede un im- nerale le produzioni metalliche sono il
iiienso stabilimento a Szemlak. La sua vantaggio degli abitanti delle balze del
jjiantagione conta più di loo mila gel- nord, che cambiano tali ricchezze eoa
8i, tulli vegeti e vigorosi, in terreno quelle delle lertili pianure del sud, pegli
fertilissimo e vasto. Egli grandemetite oggetti d'una utilità più immediata. Si è
ama questo serico ramo d' industria, e slimata la qnaiuità doro prodotto dalle
volonteroso incontra qualunque spesa. Diiniere d'Ungheria a 2,1 oc marchijquel-
Si calcola che filerà 10,000 fonti di se- la dell'argento ad 83, 200 marchi; quel-
la colla sua foglia. Fa lavorare con mac- la del rame a 38, odo quintali; quella del
chine numerose e circa 3o mulini, ove piombo a 24)5oo quintali ; del (erro a
impiega donne friulane e altre italiane, 200,000 quintali ; dell' antimonio a
(jllic le giovanette ungheresi da esse per- 5,200 quintali. L' Ungheria ha depositi
lezionate, portando cosi un immenso be- di sale e sorgenti salse considerabili, par-
ile al popolo e allo stato. Di più il conte ticolarmente nel comitato di Marmaros
111 soii)iniiii»trato gratis a molle famiglie a Rhonazseg, ed in quello d'Ugols ; ma
di s. Anna e di altri borghi la semente di per lai conio non può essere paragonata
bachi, e va aumentando le seminagioni e alla Transilvania. Lo scavo del dello mi-
jiiaiilagioni di gelsi, per dilfonderli in più uerale appartiene esclusivamente al go-
Jiioi^hi. Dopu il conte Iladlk, primeggia verno, che stabiPi parecchi grandi depo-
iii l'est il iiegoziaiile Giovanni Toropi, ed sili ne'quali devono [ìrovvedersi i piiva-
iillri di Neusatz, E«.sck, Apatin, Vouco- ti. I laglii e le paludi conlengono abbun-
■vai, lìaj.i ce. Laonde grande è di già il daiitemente iu soluzione altre .so>lanze
pi oiloUo della seta in Ungheria, e presto saline, ed allorché rimangono asciutte
fcarà uao dc'suoi più belli e ricchi prodol- ue'calori dell'estule, il suolo olUc alla su-
U NG
perficìe copiose efflorescenze di oatrone,
o sale naturale, di cui gli abitanti rica-
vano ogni anno da io a 12,000 quintali,
nel solo comitato di Bihar raccogliendo-
sene annualmente più di 5.000 quintali
inelrici, la massima parte de'quali viene
adoperala nella fabbricazione de'saponi.
Potrebbesi ottenerne di più, ma la dif-
ficoltà de'trasporli è un ostacolo a questa
intrapresa. Vi si raccoglie pure del salni-
tro in grande quantità, come ancora sol-
fato di soda e solfato di magnesia. L'esca-
vo dell'allume, interamente a tempi po-
co lontani sconosciuto nel paese, già da
alquanti anni somministrò prodotti ri-
marcabilissimi, llcarbon fossile, che riu-
scir potrebbe grandemente utile per l'Un-
gheria, vi s'incontra rarissimamente, ma
le ligniti vi abbondano, massime ne'de-
clivi de'monli Matra e Tatra. Questa con-
trada è tuttora l'unica d'Europa in cui si
trovi l'opale; la quale sostanza, cos'i ricer-
cala da'gioiellieri per lo splendore e la vi-
vacità de'colori, è la sola pietra fina del-
l' Ungheria; la si trova particolarmente
in un gruppo di montagne al nord di
Tokaj. Copiosissime sono le acque mine-
rali, e alcune godono d'assai grande cele-
brità: ne hanno di frigide e di termali,
di puramente acide e solforose, acide e
ferruginose; le più frequentate sono quel-
le di Barftae di Lublo;del resto, non hav-
vi forse un solo comitato che non ne pos-
segga parecchie. Il paese trovasi diviso
relativamente alle operazioni metalliche
in 4 circondari principali, le cui direzioni
sono a Schemnitz, a Schniolnilz, a Nevi-
stadt e ad Oravitza. Sembra che tante
ricchezze naturali dovrebbero fare del-
l'Ungheria il paese più prospero delTEu-
ropa, ma molte cause hanno impedito
agli abitanti di trar profitto di questi do-
ni della natura. La i .^ e più diretta furo-
no i rapporti della proprielà,che per buo-
na sorte di questi paesi dal 1848 in poi
cessarono d'esistere in tutta la monarchia
dell* Austria, come meglio poi dirò. Le
terre, quasi esclusivameute possedute dal-
U N (Ir i 2 1
la nobiltà, restavano sterili 0 mal colti-
vate, altre erano sottomesse al sistema
della comunità, e la loro produzione riu-
sciva pressoché nulla, il (lej)enmenlo
poi in cui cadde l'ngricoltura in Uitglie-
lia, a cagione delle sventure, che gli av-
venimenti rivoluzionari hanno cagionate
nel 1 84'S in (piesto paese, si là tuttora sen-
tire. Mollo manca perchè 1' irulustria di
questo regno sia io istalo soddisfacente, e
si può dame per lagione il pregiudi/.ir»
degli abitanti, (he come poco onorevole
considerano il lavoro delle njanifitttu'c ;
perciò la maggior parte degli artefici so-
no tedeschi, e tranne gli oggetti di priuiu
necessità, quasi tulli i prodotti industriali
sono ti atti dalle miinifillure dell'Ausli in.
Trovatisi nondimeno alquante fabbriche
di panni, di tele, cotone e seta; e la fab-
bricazione de' paunilani è generalmente
la più importante, sparsa essendo in lut-
to il regno. Il lavoro de'metalli è ragguar-
<levole nella parte settentrionale ed in
certe porti del sud; i comitali di Kiasso-
va, Liplau e SohI danno all'anno 80,000
quintali di ferro, Ilavvi gran niiinero di
usine di rame, i cui prodotti consistono
in vasi di varie specie. Raab, città Ira le
più industri dell'Ungheria, è più parti-
colarmente nota per le sue fabbriche di
talco ; r oriuoleria e l'armeria è ancora
nelTinfanzia. Fabbricano al'uda ed a l*est
rasoi e istrumenti di chirurgia. Nume-
o
rose sono le fabbriche di stoviglie di ter-
ra, ma i prodotti loro di cattiva qualità;
quelle di maiolica rare; nulle quelledella
porcellana. Le veiraiedanno un vetioco-
munissimo ; le cartiere in grosso numero
somministrano cattiva carta. Più onore-
vole menzione meritano le concie di pelli,
i prodotti loro pregiatissimi essendo og-
getto d'un'esportazione considerabile. Le
mniiifalture di tabacco sono in gran ri-
putazione. Ai hanno distillerie d'acqua-
vile, una raffineria di zucchero ad Ocden-
buig, fabbriche d'olio di più specie, di
cera, candele, sapone e allume. Devesi
attribuire in gran parte lo stalo di lan-
1 26 U i\ G U N G
gnore clell'indnsliia alle leggi proiliilive ne d'un ponte e di un argine, lungo mez
die lestriii'^evano la liberJà del conuner- zo miglio, in mezzo ad un terreno d'al-
cio efors'ancliealla dovizia delie produ- liivione. Il tronco da Tokay fino a iMi-
rioni natuiali, stille qiinli l' abitatore di sl.olcz,sopra Szerenlse Gesslhely, èliingo
quelle contrade ri[»osa. Conuinfjne siasi, 5 n)iglia,perfeltaniente piano e interrotto
l'esportazione considerabile che anniial- solo in due luoghi daTiumicelli Hernand
mente si fli di queste produzioni, basta e Sajo. Si diceva ancora, che quando tale
per equilibrare COI) vantaggio la somma strada ferrata fosse teru)iiiata, avieblie
degli oggetti manifatli diesi traggono di tia Miskolcz e Pest un sì vivo trasporto
fuori. Il commercioqiiasi tuttointero tro- di persone e di merci, da eguagliare, anzi
vasi in mano degli stranieri, che pensano superare quella tra Pest e Vienna. Che i
ad anicchireeper niente a far crescere la reciproci interessi di Vienna, Peste Mi-
prosperità della nazione che loro confida skoicz, unendosi, acquisterebbero vigore
i suoi interessi. Piiucipali articoli di e- e forza, e crescerebbero a dismisura. Che
spcrlazione sono il grano, il tabacco, il Miskolcz riceverebbe i prodotti de'inonli
vino, la lana, i cuoi e i melrdli; le iinpor- dell'alta Ungheria, e li distribuirebbe in
tazioni consistono di prodotti delle ma- parte tra'coniitati situati al di là del Ti-
tiifatlureedi derralecoloniali.llcomnier- bisco, ed in parte li dilTonderebbe nel
ciò prima dell' introduzione delle strade commercio mondiale austriaco, divenen-
ferrale trovavasi inceppato dalla priva- do in pari tempo la città mercantile pe
zione di comunicazioni; le strade essendo prodotti primi della bassa Ungheria, per
poche di numero e in cattiva condizione; le manifatture di Viennn, e per le merci
la navigazione alquanto trascurata. Per coloniali di Trieste. L'alta Ungheria sen-
l'intenio sarebbe di necessità una molti- tire il bisogno di aprirsi principalmente
tudine «li canali : i canali di Francesco e in questa direzione una via al proprio
di Bega sono destinati a favorire il com- commercioe alla propria industria, senza
mercio. Il i .° intitolato a Francesco II che il fango o l'acqua abbiano a frapporre
presso Zonibor, l'altro scavalo vicino a ostacoli alle libere coiuunicazioiii tra il
Pesi nel i8o4,facililanolecomunicazioni sud ed il nord. La veramente grandiosa
fra il Danubio e il Tibisco. Già a Strada, attività del commercio ungherese, unita
parlando delle ferrovie, notai, che da Pa- allospiritointraprendentecheagisce prin-
rigi a Lluila, centro dell' Ungheria, vi è cipalmeiile nell'alta Ungheria, e ch'è ri-
uiia seriecoiitinua di stradeferratedi cir- chiesto dallo stesso legame esistente tra
ca 1000 chilometri. Nel iS53 la ferrovia l'industria del nord e la produzione del
del Sud-Est, una delle 5 dell'impero au- sud, sarà per le popolazioni ungheresi uà
siriaco, ossia deirUngheria,era lunga mi- vigoroso eccitamento a gareggiare nelle
glia 43 i;2 con So stazioni. La ferrovia rispettive loro condizioni. Dal libero svi-
dei Nord o Settentrione tiene in comuni- luppo di questi materiali rapporti dipea-
cazione Vienna con l'Ungheria; vi è pure de la prosperità de' materiali interessi, e
il tronco fra l'Ungheria, l'raga e la lioe- la benefica iullueiiza che un animato com-
niia. Si legge nel fT. Lloyd, dell'aprile mercio interno esercita sulla prosperità
di tale anno, che il tronco di Debreczin a d'una nazione. Inoltre si vollero osserva-
lokay sopra Bussormeny.Dorog, Nyive- re due incalcolabili vantaggi, che si pon-
gjhiizn era lungo io miglia, quello so[)ra no ottenere soltanto col mezzo <li qiu!>ta
L.ok, più breve eli 3 nii>^li,i ; passa una ferrovia. Essa dovea promovere lo scavo
pianura perii ttiiuieiite asciutta fino alle del carbon fossile, di cui vie granile ab-
rive «lei 1 ibisco, dove si richiedevano bondanza ne'declivi de'mouliMilra eTu-
muggiori spese, a motivo della costruzio- tra. Allora uon se ne faceva alcun conto
U N G
per l'assai basso prezzo della legna, e per le
spese di trasporto nel sud dcli'Uiiglieiia,
dove vi è penuria di combustibile, e per-
ciò non sarebbero compensale da' vantag-
gi provenienti dallo scavo del carbon fos-
sile, ed era insignificante la quanlilù de'
quintali tbe si trasportava. Questa ferro-
via offriva ancora a lutto il paese situato
tra Tokay e I3ebrecziu la passibilità di
costruire di pietre le proprie strade con-
ducenti alle stazioni, non trovandosene
che nelle montagne di Tokay e di Ilegya-
lya.Così la città di Debreczinetutti i suoi
dintorni entrerebbero, mediante un fici-
le trasporlo del materiale da costi uziu-
ne, in una nuova fase di coltura e prospe-
lità. Terminava le sueosservazioni il JV.
JLloyd, cou rilevare eziandio: Che l'at-
tiva |)opolazione dell'alta Ungheria, men-
tre rivolgeva ansiosa i suoi .-«giiaidi al mez-
rodì e non li solferina »a soltanto a De-
breczin, che già troppo a lungo rimasto
io mezzo in un mare di sabbia e di fango,
o a Pest, che per la strada notissima di
Bagh-GodoUo può essere raggiunto solo
con rovina di carri e di cavtilli, ma li e-
slende anche a Vienna ed a Trieste, nu-
tra viva speranza che l'eccelso ministero
delle finanze e del commercio, trattando-
si d'una questione sì importante per la
propria prosperità, vorrà disporre (juaii-
lo prima per la costiozione di questa
strada ferrata, prendemlo di mira quel
punto, che può collegare lutti gl'inteicssi
dell' Ungheria. JNel declinar d'ottobre del-
lo stesso! 853 si festeggiò colla nì.'iggior
pompa e solennità l'apertura del nuovo
tunnel di Buda e Pest. A questa i." corsa
prese parte gran numero di membri del-
la società del tunnel. E questo tunnel
lungo i65 kliifiei-, e venne percorso col-
r ordinaria celerità imo minuti. Tra le
notizie delle ferrovie d'Ungheria neli854,
sono a ricordarsi la costruzione di quelle
tra Szolnok di TransiUanin e Debieczin,
GranVaradinoeDebrL'Czin,eqtiellc' in cor-
so cominciando dalle miniere d^Oiiaveza,
nel Banato di Temesìvar, fino al Danu-
Ui\ G
127
bio. Il terreno situato Ira Debreczin e
Szolnok è mollo favorevole a'Iavori di co-
struzione, anzi forse in tutta la monar-
chia non vi ha luogo dove possano pro-
gredire con maggior facilità. Se la ferro-
via non dovesse passare pe'paludosi av-
vallamenti del Tdtisco, a teigo di Szol-
nok, e se non (osse d'uopo trasportare la
ghiaia da lontane regioni, le rispetti ve co-
struzioni sarebbero già compiute. Quan-
to alle due ferrovie private tra Bruck e
Kaab, Ira Alohac/. e Cinque Cinese, era
poco tempo dacché quesl' ultima era a-
perla al pubblico servizio. Essa appartie-
ne alla società della navigazione a vapoi e
sul Danubio,chela fece cosi mire per trar-
re maggior vantaggio dalle ricche minie-
re di carbon fossile situale in (pie'luoghi.
Questa ferrovia, (piando saranno scurii
ao anni, diverrà una proprietà dello sta-
to. 1 lavori del tronco di ferrovia tra
Bruck eRaab venivano spinti col massimo
zelo. Ora il governo ha imparlilo ad una
società di possidenti delia Gallizia la con-
cessione per intraprendere i lavori pre-
paralorii d'una strada ferrala con loco-
motive da Tarnow a Kaschau. In pari
tempo venne stabilito, che la via del Ti-
bisco sarà continuata da Kaschau nella
Gallizia. In questo punto della stampa,
più di tulli) manifestasi quel desiderio
nella costruzione del tiuuiel, nella costru-r
zione della nuova strada cai reggiabile
della testa del ponte di Buda in (ortezza,
e nella fabbrica del molo della società, di
suprema importanza per le città sorelle
Bu(lael\'Sl,alleq>iali va a darsi il più bel-
l'aspetto. Nell'Ungheria fu iiilrodotta pu-
re la telegrafia neli85o. Nel setleiidne
il telei^rafo elettrico fra Peste Piesburgo,
e perciò sino a \ ienna,era già attuato in-
teramente, e le prove fatte appagarono
ogni deiidetio. Lo stazioni telegrafiche
fra Pest e Slrigonia sono: Paiola, Duna-
kess, Waizen, Vereviehz, Ginss-Marns,
Szonpe Nana. Le monete in generaleso-
no quelle luedesiuie dell' Austria, cosi i
pesi e misure, Irannc alcune eccezioni e
laS UNG
particolari monete. Trn le quali solamen-
te ricorderò l'ungaro Krenuiitz di Ciirlo
VI, qua! principe di Transiivania.del va-
lore di scudi due e bai. 1 5; così il suo zec-
chino d'Ungheria di tal valore, non che
de'suoi successori: l'un^nro doppio di M/
Teresa come regina d'Ungheria e qsiale
principessa di Transilvania, del valore
ciascuno di paoli 43, e così di altri sovra-
ni successivi. L* Ungheria ha per antica
capitale Buda (^f^.),Aquincuiìì.Ve\o Pest
o Pestìi, Pcstitm, è nondimeno consiile-
rata l'odierna capitale, la sede delle corti
superiori di giustizia, e già della dieta, re-
sidenza del soprintendente della confes-
sione elvetica o calvinista, il quale com-
prende nella sua giurisdizione il circolo
al di qua del Danubio. Pest è capoluogo
dicomitatoedi marca, situata in una bel-
la pianura sulla sinistra sponda tlel Da-
nubio, dirimpetto alla città di Buda, la cui
massa però è un tantino più al nord, e
colla quale comunica mediante un ponte
di battelli hmgo 23o tese, a 48 leghe da
Vienna e circa 72 da Belgrado. Pest città
tra le più grandi e più belle del regno,
vedesi circondala da mura e da un fosso,
ed ha un castello dentro il quale vogliono
alcuni che si custodiscano le gioie del-
l'incoronazione ; forse anche in Pesisi sa-
ranno custodite. Ora però nuovamente
desse e la corona di s. .Stefano I sono cu-
stodite in Buda, e prima lo erano in
Presbiiigo. Poiché la coronazione de'
re d* Ungheria si fece per molti seco-
li ad Alba Reale, e poscia in Presburgo.
l'est dividesi in vecchia e nuova : que-
st ultima meglio fabbricala; ma e nel-
l'unae nell'altra sono le strade assai lar-
ghe e regolari, e le case, senz'essere ele-
gantissuDe, sono solidamente costruite.
Bellissimi sono i 4 sobborghi che la cir-
condano e pieni di ameni giardini. 1 prin-
cipali cdifì/i pidjl.lici sono l'albergo bel-
lissimo degl'invalidi, le ampie caserme,
ed d teatro aperto nel 1 808, donde si go-
de di amenissima vista sulDanubio. Pest
comeDudacneirarcidioccsi di Strigonia.
UNG
Ambedue,comedissi, sono chiamate città
sorelle. Pest possiede 4 chiese cattoliche,
una luterana,una rif jrinata,9.grec!>e,2 si-
nagoghe,3 conventi di frati,un monastero
ili dame inglesi, un ospizio d'orfani, im
collegio di piaristi. L'università di Pest,
sola dell' Ungheria, e che vi fu da Buda
trasferita nel i 77 7, trovasi riccamente do-
tala; ha un giardino botanico, l'osserva-
torio situato sul Blocksberg, rupe alta
278 piedi sopra il Danubio, eia bibliote-
ca. Quest'imperiale e regia università nel
i853 noverava 71 professori, 4'9 stu-
denti, cioè 54 di teologia, i 1 5 di legge,
247 di medicina, 3 di filosofia, che paga-
vano 33o8 fiorini di onorario e riceveano
1 0,960 fiorini di stipendio. Negli anni pre-
cedenti i professori erano 40.6 gli studen-
ti circa 800. Nel seguente i 854 i» Pesi fu
istituita una scuola domenicale nell'erga-
stolo per l'istruzione de'delinquenti. Pe-
rò se in Ungheria questa è la sola univer-
sità, trovansi inoltre 3 accademie di di-
ritto in Prc'iburgo, Cassovia o Cascau, e
Gran Varadino, le quali a detta epoca
contavano i3 professori, 128 studenti, i
quali percepivano gGo fiorini di stipendi.
Racchiude Pest anche un museo, una bi-
blioleca pubblica assai ricca, e di verse ma-
nifatture di stode di seta, di tessuti di co-
tone, d' islrumenti di musica, di tabacco,
di minuterie ec. ; come anche concie di
pelli, 3 stamperie e 5 librerie. E questa
dopo Vienna la più commerciante città
delle sponde del Danubio, ed ivi è il fiu-
me incessantemente solcato da battelli,
anco a vapore, che navigano tra Ratisbo-
na e il mar Nero. Le sue 4 fiere sono fre-
(pientate da gran numero di stranieri,
particolarmente quella che dura 1 5 gior-
ni. De'suoi circa 70,000 abitanti (tnentre
Buda ne conia ita 3o, 000), quasi '7o,ooo
sono cattolici. E un miscuglio di parecchie
nazioni che parlano l'iuigherese, il latino,
il tedesco, lo slavo e il greco. Con molti
nobili sonoeleggisti e professori, persone
che per la nascita e pe'Uuni godono d'una
certa considerazione. I passeggi pubblici
U N G
in riva al Danubio riescono deliziosi, e
non lungi trovansi bagni d'ncqun mine-
rale termale. Non è aulica l'esJ, ma surge
faì)bricata nel silo o presso d'una fortez-
za romana cliiamala Coiitra-AciiiciLin o
Transacincnin. Più volle da due secoli
fu in mano de' turchi, che 1' arsero nel
1684. Ne rialzò le mura l'imperatore
Leopoldo I, e viemmeglio abbelTi. Quivi i
commissari incaricali nel 1721 d'esami-
nare i gravami de'protestauti ungheresi,
incominciarono i loro lavori, che poi an-
darono l'anno seguente a terminare a l*re-
shurgo. Vi si radunava la Regia Tavola
seltem virale ungherese presieduta dal-
l'arciduca Palatino. Copiose sono le ru-
rali produzioni, ricchi gli armenti, e dal-
la celebre fore^ta di Iveckmeter si ha buon
legname combustile e da costruzione. Nel
i856 il regnante imperatore approvò la
costruzione d'un porto d'inverno sul Da-
nubio, fra r isola della città di Pest e la
località di Neu-Pest.
L' Ungheria bagnata dal Danubio e
dalla Theiss o Tibisco, viene da questi due
fìunji divisa in 4circoli,chesono,partendo
dall'occidente. Il circolo aldi qua del Da-
nubio o Circolo Cisdannhiaiio, con i 3
comitali. Il circolo al di là del Danubio o
Circolo Transdanuhiano, comi comi-
tali. Il circolo al di qua del Tibisco 0 del-
la Theiss o Circolo Cistibischiano, con
IO comitati. 11 circolo al di là della Theiss
o Circolo Traiistibiscliiano, con 1 2 co-
roitati. In tulli 46 comitati e varincgye
che anch'essi dividonsi in vaavchto jaràs.
Comprendeva inoltre il Danaio di Temes-
ivarod Ungheria militare e 4 distretti pri-
vilegiati; e comprende il paese deglilazygi,
la piccola Cumania, la grande Cumania,
il paese degli llaiduchi. L'avv, Castella-
no nello Specchio geografico-storico-
politico riferisce, che l'Ungheria dividea-
si già in Alta e Bassa, ma il dominio au-
striaco le die nuova circoscrizione, e par-
tesi ora in militare e civile. Della milita-
re .si è formato il paese de'Coufìni o ge-
neralato banale ungherese. La civile
voL. Lxxxnr.
UXG 129
compone un governo diviso in 4 grandi
circoli, i quali prendono il nome dal Da-
nubio e dal Tibisco, secondochè sono po-
sti di qua o di là da tali fiumi, e suddivi-
donsi in comitati e in alcuni separali di-
stretti. L'organizzazione dell' Ungheria,
Sfitto il riguardo anuninistrativo, la ripor-
terò poi. Il i.° circolo è il Cisdanuhiaiio
e racchiude i comitali di Presluirgo, Ni-
(ria o Neutra , Treutsin o Trentsen , s.
Martino o Thurocz, s. Miklos o Liptau,
Ncosolio o Nensohl, Altsohl, Konigsberg,
Kremnitz, Schemnitz , Grano Strigo-
nin, Balassa Gyarmath, Neograd, Pesi,
faccia o / f'^ailzcii. Il 2.° circolo è il
7ya>i.<tdariitbiauo e i'acc\ì\u(\e i comitali
di Z?«(^/rt, Wieselbuig,Oedenburg, Guns,
Eisenburg, Salaria o Stein-Am-Anger,
Esterhazy, Giiwariiio o Iiaa!>, Comorn
o Komorn nel cui comitato è Ldi'ard,
Dotis, Nessmil, Jlùa Rcaleo Sluhl-Wei-
senburg, Szekszard,Tolna, Fùnjkirclieii
o Ciiujue C/i/e.sT, j\Iohacz,Raposvar, V^e-
sprint, Egerszek. Il 3.° circolo è il Cisti'
hischiaiio e racchiude i comitati di Leut-
schaii, Kasmart, Eperics, Ujhely, To-
kay, Zemplin, Unghvar, Beregh, Muii-
katz, Cassovia o Caxchaii, Torna , Go-
raer, Rosnavia, Theissoltz, Misckolz, y/-
gria 0 Erlau, Jazyga, Cumania divisa ia
grande e piccola. Aggiungerò il comitato
di Zips o Sccpusio. Il 4-° circolo è il
Transtihiscìùaao e racchiude i comitali
di Szigelh, Nagy-.Szollos, Szalnuu-y Na-
gy-Rallo, Debrecziu, V aradi no o Gran
Faradino, Bekescli, Szarvas, Gyula.Sze-
gedin, Daclùa 0 Bacs, Colocza , Maria-
Teresianopoli o Theresienstadt, Neiisatz,
Clionado Csaiutd, Mako, O-Arad, Ba-
natodi Tcnicswar ,S\- kva^, Bec>kcreck,
Csatad, Kras<iova, Logos (di cui nel voi.
LXXIX, p. I i 1), o Luges. Litorale un-
gherese: Fiume, Faiiuni s. Pili ad Flu-
rncn, città che forma col suo circondario
un separato governo intitolato Litorale
ungherese, dismembrato dal regno Illiri-
co di cui faceva parte, e pretende il Ca-
stellano che vi faccia residenza il vescovo
9
1 3o U N G
di Segna (nel quale articolo parlai de
Confini Militari, uno ile'qiiali è il Canale
ungherese) e di Modrusca, ma non pare.
Tra'suoi templi merita nìenzione il prin-
cipale che chiama cattedrale , e pel suo
porto franco è l'emporio di tulle le mer-
ci delTUiigheria, che vi si depositano per
la grande strada diCarUtadt,e per le mol-
te alile che vi shoccano da varie parti. I
nominali 4 eircoli, compresi il Canato di
Temeswar, il paese degli la^ygi.la picco->
la Cnmania, la grande taimania, il pae-
se degli Ilaichichi, il comune de'geografi
dicono occupare i 1,090 leghe di super-
ficie. Aggiungono che neli794 contene-
va 6,665, 43o abilanli; nel 1822 secondo
i calcoli di Ilassel, circa 8,3 12,000; e da
ultimo 7,346,550 ahilanti. Invece il Ca-
slcllano ritiene che l'UnglieriH contiene
in 3,802 miglia quadrate di estensione
52 ciltà, 693 borghi, ed i i ,068 villaggi,
ove racchiiidesi una complessiva popola-
zione di 7,875,381 abitanti, cioè divisi
per razze: 3,5oo,ooo magiari o unghe-
li; 3,0 iG, 000 slavi; 4^0,000 tedeschi;
376,381 valiicchi;! 400 greci, macedoni
e altii; 58r,')00 armeni, giudei e zinga-
ri. Innanzi di riportare altre più recenti
statistiche, debbo avvertire, che tra' co-
mitali ri[)rodotticol eh. Castellano, alcu-
ni propriamente noi sono, avendovi egli
compifso tra essi alcune ciltà e luoghi
de'rispellivi circoli merilovolidi partico-
lare menzione. Nolo di più, che le deno-
minazioni de'comitati variando tra' geo-
giafi, poiché alcuni li riprodussero come
si scrivono in ungherese o slavo, altri li
latinizzarono; trovai quindi più conve-
niente ripetere i descritti dall'encomiato
Caslellano, comechè i nomi si avvicinano
meglio a' da n)e usati nel descrivere le
ciltà vescovili d'Ungheria e i luoghi ove
furono celebrati i concilii, articoli che di-
stinsi di so[>ia in cai allere corsivo,! Iellato
scrillore ancora, dice che quasi tulle le
eillà haiuio divers^i la tedesca e la nazio-
nale nouienclatura. Una slalislica della
popolazione dell' Ungheria e degli stali
U N G
annessi, nel 1 8 1 7 dal Pagnozzi nella Geo-
grafìa iiìodcriia,^. 392-4'»43 '>' calcolò
e quindi pubblicò nel 1848, in occasione
che l'imperalore Ferdinando I approvò la
fusione della Transih-anìa (/ .jcoll'Un-
gheiia, come segue. Ungheria 8,200,''i58.
Croazia G6q,743. Schiavonia 520,261.
Transilvania i,8oOj5og. Totale di que-
ste popolazioni 11,191,071. Si dice an-
cora: Questa popolazione è un mescuglio
d'ungheresi 0 magyarij di slavi, di rusnia-
ci, di greci, di armeni, di tedeschi; vi so-
no anche 75,000 ebrei e 45, 000 zinga-
ri. Nel Saggio di una statistica dell' im-
pero d' Aiistriaf di Lichlenstern, stam-
pato nel 1 8 1 9, par. I , p. I 7 I ,si legge. '«Og-
gi l'unghero è la nazione più numerosa
del proprio paese. Egli ne popola intera-
mente 3 comitali, una gran parte di al-
tri 19, ed è la nazione predominante in
altri 4o. Oltre di questi, abita egli altre-
sì gli esteri distretti degli ungheri e de-
gli szeckleri nella Transilvania (o sze-
kli o siculi, che tanto fecero parlar di se
nell'ultima campagna d'Ungheria); e la
supposizione che il numero degli unghe-
ri ascenda 3 4,200)000 individui non ec-
cederà la effetliva realità della popolazio-
ne, né le rimarrà di molto inl'eriore". Nel
i85i secondo i calcoli delLevaldedel Pa-
velka,ecco la statistica religiosa dell'Un
gheria. Cattolici diritolatino 6,224,893.
Cattolici di rito greco 1,379,187. Greci
non uniti ossia scismatici 1,716,697. E-
retici luterani 791,71 i. Eretici calviui-
sli 1,432,167. Giudei 251,937. Totale
I 1,796,592. La Corrispondenza au-
striaca deli85o contiene i seguenti da-
ti statistici dello sialo della Corona d'Un-
gheria, compreso pure il Voivodato del-
la Servia. » 11 medesimo abbraccia un'e-
slensioiie<li 3962,73 miglia quadrate, vi
si coniano in esso 60 città, 793 borgate
ei 1,670 villaggi. La popolazione, secon-
do una computazione, che data dal 1 848,
veniva calcolalaai 1 milioni d'auinu-, ci-
fra però che dal censimento testé compi-
to si mostra iuesallu, poiché si ha dal me-
U N G
ilesimo,esclLidendone il Voi vociatola cui
incorporazioneall'Uijglieiia non data elle
da pochi mesi, die la popolazione di que-
sti paesi non è die di 8,0 1 4,4^^ '""i"»*?-
Questa popolazione viene compailita in
.^,400,000 cattolici, GoOjOoo greci uni-
li, un milione di greci non uniti, 700,000
protestanti di confessione auguslana ,
i,3oo,ooo di confessione elvetica (o cal-
vinista). La superficie produttiva del ter-
reno di entrambi questi due stati della
Corona , cioè Ungheria e Voivodato di
Servia, viene calcolata a 33,000,873 ju-
geri, tra'qualii 1,162,4^1 <^' lerreno bo-
schivo. Il valore in denaro de'prodotti na-
turali si valuta a milioni ?.'jo. Lo stato
del bestiame cotHprende da circa un mi-
lione di cavalli, 4,200.000 capi d'ani-
mali bovini ei7 milioni di pecore. Il va-
lore industriale edi mestiere vienestima-
to circa a 60,142,000 fiorini. Si conta-
no in Ungheria 6 arcivescovi (compresi
gli scismatici). 16 vescovi, tra 'quali 4 di
rito greco cattolico e 6 di rito greco non
unito, 8 soprintendenze protestanti,! 320
parrocchie di rito greco non unito eigGS
protestanti. Il sistema d'istruzione possie-
de un'università, 8 accademie, 21 licei,
28 istituti d'istruzione teologica, 17 isti-
tuti d'insegnamento filosofico, q5 ginna-
si, ed in tutto 25o scuole popolari". Fi-
nalmente il quadro dello stato della po-
polazione dell'Ungheria neli85o, dietro
l'ultima anagrafi eseguita in via officio-
sa, si pubblicò da'lorchi dell'imperiai re-
gia tipografia universitaria di Buda in
forma tabeliaria, ed è il seguente.» La
popolazione dell' Ungheria secondo l'at-
tuale sua compartizione politica ascese
neli85o a 7 milioni 864 mila 262 ani-
me, le quali erano domiciliale in q5 cit-
tà, 107 sobborghi, ic)5 borgate, 8385 vil-
laggi e 2232 casolari, formauii 1,1 25,229
case, eiq,o64i470 abitazioni. Se ora dal-
l'anzidella popolazione si faccia la sottra-
zione di 352,686 forestieri (de'quali pe-
rò soltanto 2734 non austriaci) e visi ag-
giungano invece coloro nati nell'Unghe-
UNG ,3,
ria i quali sono assenti dal paese e che
sommano 147, 575 (tra* quali femmine
55,661), cos'i risulla che la po[)olazioiie
indigena «Idi' Ungheria ascende alla som
ma totnle di 7,659, i5f anime , ossi.i
8,782,627 maschi e 3,845,524 femmi-
ne (questa statistica la ricavo dal Gior-
nale dì Rnniti del 181^1 a p. 832, ma
osservo, che se è tale la popolazione in-
digena de' maschi e feinmine, il totale
per calcolo conseguente dovrebbe esse-
re 12,628,1 5 I : in vece a me pare er-
rore numerico, e piuttosto che dovrà di
re la cifra maschile 3 e non 8 milioni, se
realmente il totale è 7 milioni ec). A-
viilo riguardo alla nazionalità, il com-
plesso (Iella popolazione indigena del
suolo dell' Ungheria vuol esscie suddivi-
so come segue. Magiari 3,749,662. Sla-
vi 1,656,3 I I. Tedeschi 834,35o. Ru-
meni 538,373. Ruteni 347,734. Ebrd
32 3,564. Croati 82,003. Venili49,i 16.
Zingari 47,609. Serviani 20,994- Altre
nazionalità 9,435. In quest'ultimo nu-
mero sono compresi cioè: 6928 illirici,
1539 moravi e boemi, 355 italiani, 25o
armeni, 242 polacchi e galiziani,8i fran
cesi , 25 inglesi, i3 svizzeri e 2 belgi ".
Quanto a' Zi ussari (F.)^ de'quali riparlai
nel voi. LXIV, p. 2 2 1, nel maggio 1 85 j
fu [uibblicata in I*est un'ordinanza, in vir
fri della quale devono essere assegnate re-
sidenze fisse agli zingari per farne agri-
coltori. E fu pure pubblicala una legge
contro i cattivi lraltanientiesercitiiti.su-
gli animali. Dal fin qui accennato, è l'Un-
gheria uno de' paesi più osservabili pel
miscuglio bizzarro di nazioni clui presen-
ta. Dalla diversità de'po[)oli che sparti-
sconsiil suolo dell'Ungheria, si argomeu-
la agevolmente che tulli "li abitanti non
devono parlare la medesima lingua na-
turale. Torna però fàcile osservare che
tutti i dialetti in questo paese usitali pon-
no ridursi a 4 lingue principali : lo slavo
o schiavone, l'unghero o magiaro, il te-
desco e il valacco. Per ischivare l'imb.i-
razzo che risultare potrebbe da questa
i32 UNO
luolliplicità (l'itlioDii, si è convcnulo di
valersi d'una lingua comune, il Ialino, a-
doperalos[)ecialn)eiile nelle bisogne am-
minishative. Olire il rifeiifo a Lingua,
sulla diversità degli idiomi, negli articoli
Lazio, Scuiavonia, Germania e Valac-
chia ripallai de' nominati linguaggi. Su
cjuello ungherese abbiamo : G. Szaller,
Jluiìgai-ica grammatica latina, et ger-
manica. Posonii 1 794- Francesco Vani
rapai, Dictionarium latino- hungari-
cnm, Tyrnaviae 1762. G. Daukouszky,
HJagyaricae lingaae lexicon critico e Ij-
mologico, Posonii i833. Osserva l'avv.
Castellano elicgli ungheri hanno ottima
disposizione alle scienze, sono ben confor-
mati nella persona, ingegnosi e guerrieri.
Fraternizzali poco a poco cogli austriaci,
serbano luUoia gran parte della nativa
fierezza. Egli inoltre dice,che nell'Unghe-
ria si parla un dialetto slavo, ed un cat-
tivo latino è il linguaggio del foro e de*
popolani : la lingua però de' magiari la
chiama finnico-uralica. INell' Ungheria,
florido regno d'Europa, il più vasto, fer-
tile e forte dell'impero d'Austria, la re-
hgiune cattolica romana è la religione
dello stalo; ma le altre sono protette dal-
l'editto di tolleranza emanato da Giusep-
pe II. Le sue sedi arcivescovili e vescovi-
li, sono le seguenti , che tutte hanno il
proprio articolo. In esse non comprendo
quelle della Scliiavonia, Croazia (alla
quale pure appartiene Tinia o Knin), e
Z'/v/«A/A'^/«?V7, ricordate a tali articoli. /^i
rito latino. Gli arcivescovati di Strigo-
nia o Gran principe primate del regno
d'Ungheria, Agria o Krlan, Colocza. I
vescovati di Ci/u/ne Cìiiese o Fiiufhir-
r//r/?, alcui vescovo EenedettoXIV con-
cesse l'uso del pallio e di farsi precede-
re colla croce astata nella propria dioce-
si, colle riserve che dichiarai nel suo ar-
ticolo ; l'attuale vescovo me.' Giorsio
Guk, Irnslalo da A d raso //j/;rt////M/.v, ri-
cevi-il pallio dal Papa Pio IX dopo il con-
cistoro de' IO mai 70 18 "53, in cui lo pre-
conizzò. /Ilha Reale , Cassovia o Cu-
l) iN G
schau, Bachia, Chonad 0 Csanad, Già'
varino oEaah, Faradino o Gran-T a-
radino, Neosolio, Nitria, Rosnavia, Sw
haria, Scepusio oZips, Szalmar 0 Snl-
niar, T'emeswar nel Danaio omonimo,
T accia, J esprint. Di rito greco ruteno
cattolico unito. I vescovati di Eperiess^
f 'aradino o Gran Paraih'no, Munkatz,
Liigos nel Danaio di Tcmeswar e di cui
pallai nel citato voi. LXXIX,p. 1 1 1. Nel-
le IVolizie statistiche delle Missioni apO'
stoUchc dipendenti dalla s. congregazio-
ne di propaganda fide, si leggono le se-
guenti riguardanti l'Ungheria, i cui ve-
scovi però non dipendono dalla congre-
gazione, e solo ad essa ricorrono per le
facoltà i vescovi greci, poiché si dice a-
scendere a 3,5oo,ooo i greci ruteni del-
l'Ungheria, Croazia e Transilvania. I gì e-
ci scismatici hanno in Ungheria 8 vesco-
vi sulìraganei dell' arcivescovo di Carlo-
witz, altro in Transilvania, allro in Se-
benico; gli scismatici greci, secondo tali
notizie, si fanno ascendere a 4 milioni,
compresi peròque'di Transilvania, Croa-
zia e Dalmazia. Quanto al rito professa-
to da'greci scismatici d'Ungheria e suoi
regni adiacenti, per conoscere se Greco
propriamente detto, o Ruteno, conviene
prima separare iterrilorii,i paesi ciocche
sono limitrofi a'monti Carpazi che divi-
dono l'Ungheria dalla Polonia, separar-
li dalle Provincie della bassa Ungheria e
da'comilati posli all'occidente de' monti
medesimi, cioè il Danaio di Temeswar,
la vSchiavonia, la Croazia ec.E" cosa posta
fuori di dubbio, che i greci abilanti di
qua e di là da'monli in discorso, sono di
quel rito ruteno ch'eia ed è in uso pres-
so lutti i popoli della Polonia. Ciò è ve-
ro a segno, che i vescovi scismatici di Mun-
katz, la cui giurisdizione ha i3 parroc-
chie in Polonia, erano chiamati dalla Ga-
lizia, o in Galizia si portavano a ricevere
la consagrazioiie. Seguila poi lu conver-
sione e l'unione colla Chiesa lomana, la
quale vuole il mantenimento del rito,
quando sia depuralo da errori, que' [)0-
U NG
poli rilenneio il rilo e la lin£;ua illirica o
slava, in modo che mancando libri litur-
gici se li ]iro vede vano in Leopoli o Lem-
beig; il che prova evitlenletnente, che so-
no ruteni di rito. Ciò basterebbe piu'e per
provare, che gli altri greci della bassa Un-
gheria e della Croazia sono del medesi-
mo rito. Poiché essendo tjuesti siali sol-
touje>si per tanti anni ali unico superio-
re ecclesiastico un tempo stabilito nel-
l'Ungheria, cioè al vicario apostolico di
Munkaiz, per non dire, che questo ora
usasse il rito ruteno, ora il gieco, convie-
ne asserire, che tutti i fedeli commessi al-
le sue cure fossero del medesimo rito ru-
teno. Ma può da altro fonie ancora pren-
dersi la prova. Poiché i greci del 15ana-
lijdi Temeswar, della Schiavonia e Croa-
zia, perseguitati dalle spade ottomane, e-
luigrarono a'tempi degriiu[)eratori Mit-
lia , di Leopoldo I e di Carlo VI , dalla
Servia, Bulgaria, Bosnia e dalle altre [)rò-
viiicie turche d' Europa che giacciono a
sinistra e a destra del Danubio, o che gli
sono vicine. Ora questi popoli erano venu-
ti dalla Scizia e specialmente dalle spon-
de del Volga, dette Volgari, e per corru-
zione Bulgaii. E dalla Uussia vennero al-
tresì i valacchi, i serviani e bosniesi. E
cosa naturale che conservarono e lingua
e rilo, seco traendo anche i sagii mini-
stri. Né è a persuadersi, che questi si u-
iiiformassero a'greci; che anzi sostennero
contro di essi guerre spietate, e si crea-
rono un princi[»e e un patriarca, ed usa-
rono sempre la lingua slava, ed in (jue-
sta compivano sempre i divini uffizi. Du-
rante poi l'impero di Pietro l il Grande
fino a'noslri giorni, cominciarono a ve-
nir dalla Russia tanti libri liturgici, che
oggi tutto l' Illirico scismatico ne resta
iuoiidato. Posto dunque, che gli scisn)a-
tici della Bosnia, Servia, Bulgaria ec. fos-
sero ruteni entrando in Ungheria, eil ab-
bracciando r unione cattolica , ruteni si
conservarono, che mente della Chiesa io-
niana di conservare tutti i RÌLi orientali
co'Ioro UOì^i divi Ili, i\i\'òi\ào uou vadauo
U N G i33
soggetti ad errori. Con ciò per altro non
si nega, die ponno esservi delle fmiiglie
greche soggette a'vescovi latin». Così nel
1760 nella Dalmazia veneta si trova-
vano i5 famiglie venule dalla Grecia, e
che i loro riti greci si conservarono. Mi
solo si pretende asserire, che tanto i cat-
tolici de' vescovati di rilo greco d'Unghe-
ria , Croazia e Transilvania , quanto gli
scismatici, seguono il lito ruteno o catto-
lico o scisnsalico, com'esM sono. Ecco poi
come seguì la conversione de'ruleni alla
religione cattolica. Quelli che abitavano
di là da'monti soggetti alla corona di Po-
lonia, si convertirono (piaiulo si unirono
alla Chiesa romana i vesc(jvi dellaGalizia.
I [)opoli di qua da'monti restarono nello
scisma. Ebbero il vescovo«hsunilo,che ri-
siedeva in Munkatz, castello poi dichia-
rato città nella diocesi d'Agria. Questa se-
de vescovile d'Agria era vacante nel i()48
circa, e n'era ;Hn:ninistratore l'arcivesco-
vo di Slrigonia. Mediante le cure di que-
sto santo prelato 4oo preti ruteni alla te-
sta di numerosa popolazione vennero al-
l'unione della Chiesa romana. Desidera-
vano d'avere un vescovo cattolico e ne
fecero istan2a alla s. Sede; anzi morto nel
i65i il vescovo scismatico, il clero eles-
se in vescovo un monaco ruteno che coni
pari va cattolico, ma che si fece consagra-
re da uno scismalicodi Transilvania. Se-
guirono una serie di falli , ora cattolici,
ora scismatici, finché neli68f) fu creato
un vicario apostolico, e gli furono sollo-
mess! tulli i gieci dell'Ungheria. Ne' soli
luoghi dipendenti da Mimkatz vi resta-
rono ancora 43o parrocchie e 3oo,ooo
scismatici, ch'era zelo del cardinal Leo-
poldo Rollonitz arcivescovo di Slrigonia
di ridurre all'unione col fondare un ve-
scovato di rito greco, pel quale l'impera-
tore re d' Ungheria soniministrava 600
fiorini, ed il resto era promesso dal car-
duiale. Il vicario aposlolico, con llt(jlo ili
vescovo in puriihufi, fu il ruteno de Ca-
millis scrittore della biblioteca V^aticana,
e la sua giurisdizione si estendeva a lui
i34
UNO
ta rUnglicria. Riuscì a questo continua-
le felicemenle l'unione, e quasi tulli que-
sti scismatici litcrnaiouo all'ovile tlell'u-
nico Pastore divinamente stabilito sulla
lena. Fecero i sovrani d'Ungheria delle
conquiste, ed i greci che abitavano i pae-
.si conquistati furono aggiunti al vicaria-
lo nel Ì716. Non maucaiono delle con-
tioversie tra il viciirio apostolico e il ve-
scovo d'Agria, non che tra la congrega-
zione di Pi opaganda e il re d'Ungheria per
pieteso diritto di nomina. Questi vicari
apostolici si sono succeduti sino al 1766,
eCleaieute Xlll a'3o luglio eiuauòilbre-
ve Maglio Clini aiiiini, die si riporta dal
Bull. Rovi, cont, 1.3, p.S^G: DeGrae-
ri ritiis Episcopo in Iluiigariae regno
minime constitiicndo. Si legge ancora nel
Ihillarium Pont, de Propaganda fide,
t. 4) p-i 17- Poscia l'imperatrice M.' Te-
resa regina d'Ungheria fece istanza a Cle-
mente XIV per l'erezione del vescovato
di M'inkalz. il Papa rispondendo con suo
breve a quella sovrana, cercò di persua-
derla del pericolo che s'inconlrerebbe di
ricader nello scisa)a, se si accordasse uu
■ vescovo di rito ruteno; ma l'imperatri-
ce nel suo pio zelo ii[)elendo la richiesta
nel I 771, ottenne (pianto desiderava. Fu
adunque eretto il vescovato di Munkatz,
e gli furono sottoposti tutti gli abitanti
della diocesi d' Agria di rito greco. Cle-
mente XI Y accordò la nomina del vesco-
vo a RI." 1 eiesa e suoi successori nel rea-
me d'Ungheria, obbligandosi essa di do-
tarlo con .5oo fiorini annui, il vescovo fu
soggettato a'diiilti metropolitici dell'ar-
i:ivescovo di Strigonia , ed al niedesitno
venne ingiunlodi far la professione di fe-
de prescrilta da Urbano Vili agli orien-
tali. Dipoi l*io Vii colla bolla Ronianos
fhccl run(i/icrs,tic''2.:\ luglio 1 8 1 7, Bull.
Hnm. coni. t.i4, p. 3Gi: Sanalio.reva-
lidaliu, ci eonjirnialio Iramlalioni.s e-
piscopalis si'dis Blunkacsicnsis gracci
ritus uniti in Ifungaria ad oppiduni
llungwar. Indi colla bolla /mpoxilahu-
n,ililali,^W^ luglio 1 ba.'i, /;«//. cit. I.i5,
U N G
p. 61 5: Dismembra tio nrchidiaconalus
Szuth/naricnsis a dioeccsi M unkac sic li-
si graeciriliis, ejusque iinio dioeccsi I a-
radiensi latini ritus. Già con altra bol-
la de'22 settembre 1818, Pio VII avea
eretto la diocesi d' h'pcries, formandola
con un disiuembratnento da quella di
Munkatz. Anche il vescovato di G/v//iA'(^z-
radino , eretto non mollo dopo la fon-
dazione di quello di IMunkatz , fino dal
1759 era vicariato apostolico parimenti
pe'greci, originalo ad istanza del vescovo
latino e poi da lui affatto indipendente.
Lagos poi, nel lianalo di Teineswar, fu
eretto neh 853, allorché il Papa Pio IX,
eseguendo il disposto dal predecessore
Gregorio XVI, formò la nuova arcidio-
cesi e provincia ecclesiastica di Fognras
di rito greco-cattolico pe' va'acchi della
Transilvania, ove la descrissi riparlando
di Fogaras elevata a metropoli. Ne furo-
no dichiarale sullragaiiee Lugos, Arme-
nopoli o ArmenierstadloSzamos-Vjvar,
e Gran Varadino. Armenopoli ivi lo de-
scrissi, di T^aradiiio a quest'articolo mi
proposi riparlarne. Quanto a Fogaras, fi-
no dalla primitiva erezione in sede ve-
scovile la nomina dell'ordin^irio è devo-
luta per diritto di dotazione e privilegio
della s. Sede all'imperatore, da Carlo VI
io poi, che ne fu il benefattore. Nella va-
canza della sede però si aduna il clero e
sceglie i soggetti per voli, e li raccoman-
da secondo i mei ili all'imperatore, come
re d'Ungheria, il qualcuno ne presenta
al Papa per la caiujuica istituzione. Il pre-
decessore dell' odierno arcivescovo , nel
i833 ebbe ad elettori 212 ecclesiastici.
Prima 3 giovani traosilvani greci a spe-
se deiriniperatore re d'Ungheria si edu-
cavano nel Collegio Ir ha no di Roma,
poiché Carlo VI neli736 ordinò che la
camera della provincia a tale elfetto pa-
gasse annui scudi 432. Nella Croazia vi
è il vescovato di Cr/.y/odi rito greco uni-
to , pel quale aggiungerò al liferito nel
suo articolo. La sua giiuisdizioue pare
che si estenda a tutta la Croazia 0 Soliia-
. U N G
vonia, com'era quella del vicarialo apo-
slùlico prima del 1778. Gli altri slavi di
rito latino di Scliiavonia sembrano ap-
partenere alla giurisdizione dell'arcive-
scovo d'Erlau, e del vescovo di Bosnia,
la qual sede essendo unita a Sinnlu, in
quest'articolo meglio ne ragionai. Nel
pontificato di Clemente Vili si può dire
che furono gettate le fondamenta del vi-
cariato apostolico della Croazia col con-
senso del vescovo latino di Zagabria, ora
arcivescovato di Croazia: ("u però neh (jj i
che la cosa ebbe una ferma stabilità. In-
oltre a tempo di Clemente Vili, il detto
ordinario lutino donò il fondo di Marka
pel sostentamento del vicario apostolico
di Crisio e per l'erezione d'un monaste-
ro di basiliani. Il vicariato fu cambiato
in vescovato quando Pio VI ad istanza
di M." Teresa, colla bolla Ckaritas illa,
de' 16 giugno 1777, Bull. Roni. cont. t.
5, p. 345, eresse Crisio in sede vescovi-
le, i\eli77g gli furono assegnate iudote
le due possessioni di Schyd e di Berkas-
zovo. Un decreto della corte di Vienna
del 1782 proibisce a'sudditi austriaci di
portarsi in provincie straniere per ragio-
ne di studi. Pricna però di detto decre-
to, ed anche dopo, si trova , che dalla
Croazia si sono talvolta portati al collegio
Urbano di B.oma de'giovani per la reli-
giosa istruzione. Essi poi furono elevali
alla dignità di vicari apostolici e di ve-
scovi. Presso gli scismatici greci della
Croazia e Dalmazia , sono in uso i libri
liturgici, dommatici e catechistici venuti
dalla Russia. Attualmente è vescovo di
Crisio mg."^ Gabriele Smicsiklass di Sza-
pothe diocesi di Crisio, fallo vescovo ai
23 giugno 1 835. Egli successe a mg.' Co-
stantino Stanich della diocesi, elevato a
questa sede a'i5 marzoi8i5. Nel 1739
gli armeni che si trovavano in Ungheria,
per la presa di Belgrado, eziandio fug-
gendo da tal città, si portarono col mis-
sionario a stabilirsi in Neoplanla, nella
qual città vi è la chiesa di s. Gregorio Il-
luminatore , e vi risiede un mouaco ar-
U N G 1 3 T
meno (.IcMechUarisli di Venezia, qual
missionario e parroco degli armeni e coo-
peratore del parroco latino, e come tale
dipende dall'ordinario latino. Vi è casa
con orto pel missionario, che ilalla città
riceve 3oo fiorini annui per l'assistenza
che presta a' latini. Gli armeni cattolici
di Neoplanta dipendono dalla s. congre-
gazione di propuganda//r/«, la quale som-
ministra al monaco luechitarista annui
scudi 5o, ed esso deve ogni anno rimet-
tergli la relazione dello stato di:gli arnie-
ni cattolici , i quali sommavano ultima-
mente ai 4,000, compresi però gli arme-
ni di Pesi, Temeswar, Belgrado e Bor-
sa. Nel Ballalo di Temeswar esisteva al-
tra missione delta de' Clementini dalla
parrocchia di s. Clemente, a cui appar-
tenevano nella Servia. Erano essi 4<»oo,
ed emigrarono per sottrarsi d.ille vessa-
zioni del patriarca scismatico di Servia.
Dopo varie vicende ebbero dalla corte
imperiale due villaggi del Sirniio, Ker-
kofzi e Nikiusi. Vi era ospizio pe'missio-
narì con chiesa in ambedue i castelli. I
missionari erano minori osservanti qua
venuti con questa piccola colonia cattoli-
ca, ed aveano qualche sussidio dalla coi!
gregazione di propaganda /Zc/e. Siccome
però que' cattolici abbracciarono l'arte
militare, andarono molto in diminuzio-
ne. Dopo la morte di M." Teresa, essen-
do il paese sotto il governo militare, e i
capitani essendo eretici, furono invasi gli
ospizi, soppresse le missioni e date a due
preti secolari, e dopo ciò nuli' altro si sa
della missione. In Ungheria eravi pure
una missione adidata a'monaci di s. Pao-
loi "eremita, di cui egualmente più non
si parla. Per le sedi vescovili d'Ungheria
di rito latino, erette dopo la metà del se-
colo passalo e ne' primi del corrente, fu-
rono emanale le seguenti bolle. Pio VI
colla hoihRomanusronlifeXftle 1 3 mar-
zo 1776, Z?«//. Rom.cont.X. 5, p. 20 3, di-
smembrò Sccpiisio da Strigonia e l'eres-
se in vescovato; altrettanto fece con Uo-
siiavia, mediante la bolla Aposlolulus
,36 U i\ G L N G •
oJJ'nii, tli dello yioino, loco cit., [). 2oG : gherese), anlicai limale prele ili s. Mni li-
colla bolla lulala sanpcr, de'if) g'Ug"0 no dell'ai. Iipapa l'asipiale Ili, vocovoe-
1777, loco cit., p. 348, eresse la sede di letto d'AlUiiio (altri lo confusero col car
Subar'uij e colla bolla In universa gre- dinal Giovanni titolare di s. Martino; al-
/'/.v, del medesimo giorno , loco cit., p. tri erroneauìeute lo dissero vescovo Tu-
35 1, eresse (|uella d'^///tìt /ìefl/e. Pio VII sculano, che conli'o il Papa Alessandro
poi colia bolla In universa gregls Do- 111 concorse all'elezione degli antipapi
minici, degli I i agostoi8o4, IjuII. Ro/n. Vittore V e Pasquale \\\; altri però con
contA.ii, p.196, eresse il vescovato di maggior psohabihlàlo vogliono eletto ve-
Cassoi'iaj e colla stessa data e la bolla scovo Tusculanoda Alessandro lll),apo-
Quum in supremo, loco cit., p. 2o4, e- stata e pieno di vizi, essendo l'uiiioo suo
lesse quello di Szatmarj di più nel se- pseudo-cardinale, gli successe nell'antipa-
gueiile giorno, col disposto della bolla pato nell'agosto o settembre i 16701 168
Super unive/sas, loco cit., p. 211, fece contro Alessandro 111 e col nome di C<2-
jina nuova circosci izioiie di diocesi nel- listo Illantipapa [I .),\cutìin\o f^oilenu-
r Ungheria, disgiunse Jgria o Erlau , to nello scisma da!i'im[)eiatore Federico
ove ne riparlai, del sulhaganeato e giù- 1. Dopoio anni, lasciatoli Monte Alba-
lisdizione metiopulitica di Stiigonia, l'è- no, ora Cave (di cui nel voi. LI, p. 177),
levò al grado arcivescovile e le assegnò si presentò pentito a'2C) agosto i 178 (co-
per stilhiigaiiei i vescovati di Szalmar, nie vuole Lodovico AgnelloAnastHsio, nel-
P>.osnavia,Cassovia e Scepusio. lo non in- Victoria degli Anlipapi) aà Alessandro
tendo parlare degli uomini illusili fioriti 111 al Tuscolo, il quale lo perdonò amo-
in ogni tempo in Unglitria, in santità di rcvoimenle; e perchè non rimanesse sen-
vita , nelle dignità ecclesiastiche, nelle za onore lo fece rettore di lienevento (di-
scienze e nelle anni , alliiuienti sarebbe cendolo invece il Borgia arcivescovo di
lungo argoHJento, e vi suppliranno gli sto- tal città, nelle Memorie di Benevento, se-
rici che ricorderò, e gl'illustri che andrò condo il Vipera, Ftistor. Be/ievent.),o^e
ramiuent.indo; mentre d'un gran nume- morì, non nell'istesso giorno, ma più tar-
ro di vescovi parlai a' loro luoghi, e de' di e [)aie nel medesimo anno. Abbiamo
cardinali scrissi le biografie. Essi sono; del gesuita e storico ungherese p. Satuue-
Tommaso Bakacz o Bacoczi, Emerico le Timon, Pnrpura Pamionica, siveFi-
Csalu\ Demetrio, Giorgio Drascovizio, tae et res gcslae S. R. E. Cardinalium,
Francesco Forgach o Forgazio , Gior- (jui aut in ditionibus sacrae Coronile
gio DIartiiiusio, Stefano P arda, Stefa- Hungaricae nati, aut Regihus sangui-
fio J aneiia, Dionisio Zcch o Zero, f a- ne conj'i!ncli,aut Epi scopa tihus llunga-
lenlino, Pietro Pazniany, Giuseppe Ba- ricis jìolili Jiierunl, Tirnau i 7 i 5. Edilio
tliyan[d\ cui riparlai a Strigonia e altro- novissima et emendata, Gassoviae typis
A/e), Alessandro Rudnaj-Divek-Lifalu, occademicis Socielatis Jesu i 745. In Ro-
e \ attuale arcivescovo di Slrigonia (V.) ma la nazione degli ungheri ebbe de'pii
cardinal Giovanni Scilo-\vski di Dela.Nar- stabilimenti, cioè chiese e spedale, di cui
raNovaes, nella Storia de' Pontefici, che già feci menzione altrove. Il Piazza nel-
GiovanniUiigaroabbalediSlrumio(nel- V Juf^evologio Romano trai. 2 , cap. 4-
la Pi.rpura Painioìiica si legge: Joan- Dello Spedale degli Ingiuri a s. Pie-
iies de iSlriuiia eardinalis Tusculanus //-o, narra che ne' dintorni della basilica
uhhas Sirmicnsis.prodiitin Itane lueeni Vaticana esisterono 7 chiese e allrellaii-
/// //ungiiria,aut Sciavo/da, esficnóo di- ti spedali nazionali, facendo anticamente
screponli gli storici nell'assegnargli la pa- a gara i propoli slianieri di avere os[iizioe
Ino, solo couvcucndo di sua origine uu- chiesa presso la tomba del principe de-
L ÌN G
gli Apostoli, du' «jiiali fu Miperstile fino
ul «lecliiiai' ilei st'colo ilfooiso la cliiesa ili
s. Stcfaiiu, .sulla cui putta un'iscrizione
(liceva: Ecclesia Ilospitalis s. Stcpliniii
Uii(^arorimì. Convertilo al cristianesimo
s, Stefano i le irUiigliciia nel 9<S7, ili[)oi
con molta divozione volle visitarci Luo-
ghi Santi ili iioina, di (iei usalinime e di
Costantinopoli; ijuindi acciocché gli un-
gheresi suoi sudditi a di lui esempio fos-
sero animati a talis-igii pcllei^iiiuiggi, fe-
ce edificare a vantaggio e comodo di es-
si in Pioma, Gei iisalcmme e Costantino-
poli, spedali nazionali per ricettarli e cu-
rarli se infermi, con cinese sontuose, ed
ìli Roaia in detto sito fu costruito l'ospe-
dale e la chiesa di s. Stefano protomar-
tire di cui era divotis>imo. Nel viaggio di
Ilodia il re fu accom[)agnato da s. Gc-
ii'trdo vescovo di Csanad, e passando per
l'iaveima vi edificò la ntagmfica chiesa e
monastero di s. Pietro in Vincoli ])e'l)e
liedeltini, acciò vi ospitassero i pellegrini
ungheresi di passaggio.Negli ultimi tempi
la chiesa fu demolita, e alcuni particolari
acquistarono il monastero e beni, come
raccontai nei voi. LVI, p. 2 1 7. Per le vi-
cende a cui soggiacque l'Ungheria, mas-
sime per essere guerreggiala da' turchi,
restò abbaiulonato l'ospedale e la chiesa
ili Pioma, Però i religiosi ungheresi di s.
Paolo i.° eremita , che custodivano la
Chiesa dis. SlcJ'anoRoloìulu[f .),ne pre-
sero cura e colle sue rendile la restaura-
lono , conlribucndovi il re d' Ungheria
Uladislao 11 e alcuni [)ellegrini ungheresi,
e ne lasciarono memoria in una casa con-
tigua con quest'iscrizione. i)o/7iiii- Uiiga-
roruni rciiovataperd.Philippiiiìicle Uu-
drag seren. d. L ladislaiRcgis proc. ex
clceinosynis pcregrinorian y sedente A-
lex. PP. riì/^cu. Altreltanlo raccon-
tano il Fanucci, '/ratta lo dell'opere pie
di Roma, ca[). 11: Dello Spedale degli
Oiìgarij e l'Amydeno, De pittate Ro-
mana, p. 32, che precedettero il Piazza.
Mentre i nominati religiosi ulllziavano le
due chiese del Yulicuuo e del Aloule Ce-
UNG 137
Ilo, pel sostegno della cattolica religione
nella (jermanin dilaniala dagli eretici, fu
in Ruma fondato il celebreeiiorente Col-
i-gio Ceriii(inico{^l .), per opera del pa-
Iriarca s. Ignazio benemeiito fondatore
ile' gesuiti, a'(piali ne fu allidala la dire-
ziono neh 5 72 ila Criulio 111, colla bolla
Diiin snllicilaeonsiderali()/iis,i\e3 1 set-
tembre, Bull. Pont, de Prop. fi/ le, Ap-
pcndix, t.i, p. 3(). Dipoi neh 'JyS il ma-
gnanimoGregr)rio XIII conformalo il col-
legio ne aumentò i privilegi e le lendite,
mediante la bolla Posltpiani Di-o plu-
ciiit, loco cit., p. 4'">, «1 i^omlizione cheioo
alunni tedeschi vi fossero ricevuti e man-
tenuti.IndiGregorio XIII colla bolla.//;©-
stolici //i»«er/.v,del I. "ottobre I jiyc),/?»//.
Rdiii. l. 4) pai'- 3, istituì il collegi(j Unga-
rico nel monastero di s. Stefmoal I\lon-
le Celio. Poscia colla bolla fla situi hn-
inaitii, de' I 3 aprilei ")8o, unì il collegio
Ungarico da lui fondalo al Germanico, de-
lerminando a 12 il numero degli alunni
uiigheri (i croati e schiavoni dicesi che vi
f nono ammessi in seguilo), e volle per-
ciò che si chiamasse Collegio Germain-
c()-U/ìgt!rieo,e\o stabilì nell'edifizio da
lui fibbiicato presso la Citiesa di s. A-
pollinare, insieme alla 67(/ (.'.svi de' ss. Sab-
ba e Andrea (/ .) sul Monte Aventino,
che donò al collegio. Neh 574 Gregorio
XIII colla bolla ricordata nel voi. LXXX,
p. i34) concesse giurisdizione e facoltà al
cardinal protettore del collegio, e con al-
tre bolle dichiarò la fondazione ilei colle-
gio Ungarico, e l'unione al Germanico,
ed il numero degli ungheii che vi si do-
veano ricevere. Di più gli concesse la chie-
sa e r entrale di s. Stefano Rotondo al
Monte Celio, non che la chiesa di s. Ste-
fano degli nnglieri al Valicano, ch'era
divenuta collegiata di canonici, in uno
all'ospedale; e non è vero che ivi fos-
sero accolti gli alutuii ungheresi all' ar-
rivo loro in Roma, come alcuni scris-
sero. Quindi gli alunni del collegio Ger-
manico-Uiigarico, a'3 agosto si recarono
a ccleUuie lu feslu dcU'luveuziunc di s.
,38 UNG
Slefuio proloinartiie nella iihiesa al Ce-
lio, l'il egualmente a'20 agnolo a ullìxia-
ic<|uclLial Viiticano per la festa lIì s.Sle-
f.iiio 1 le il'Uiiglieria. Nel citalo Bull, de
Prop. fide, a p. 263 e 344)Soiiovi le bol-
le Ex Collegio Germanico, di Gregorio
XI li, colle Pu-gulae servandae ah alu-
m nis CollrgiiG er/na itici, una cuin deci'e-
tis CU'ineiilis J III et Urbani nUjIn
supremo, i\\ GregorioXIlI,collefacoUà e
privilegi pel collegio Gerinanico-Ungari'
co; Ut Collega Germanici, atcpie Ilun-
garici de Urbe, di Alessandro VII; /«-
bei, Protectores Collegii Germanici et
Ilungarici in aulani Congr. de Propa-
ganda fide, ubi opus si t, com'cnire aduni
de Collegii negotiis. Seerelarius, cuj'us
erit ad Fontificem re/erre graviora, et
expedire, inlersit. Decreta a praescri-
pta forma recedenda nullius raboris, et
momenti existere maiulat, E<1, In su-
premo milita/itis Ecelesiae, d'Innocen-
zo XII ; Super renoK'atione,el confìrma-
tione bullae Alcxandri VII circa con-
gregtitiones a Cardinalibus Protectori-
bus Collegii Germanici , et Ilungarici
hrbis, super negotiis ejusdem Collegii
liabeiulas in Collegio tainen Germani-
co, non in aula congrcgatioids de Pro-
paganda fide. S\ legge nelle Notizie sta-
tistiche delle /Jiissio/d di Propaganda
fide a p, 28, che anticamente il collegio
Germanico-Ungarico avea 5 protettori
cardinali di della congregazione, i quali
uniti al segretario della ujetlesinia ne re-
golavano gli affiiri, in ciualclie modo sot-
to l'alta dipendenza della congregazione
di propaganda. Benché Gregorio XIII po-
se d Collegio sotto la prolezione della s.
{sede e di s. Pietro, privatamente lo sot-
topose a'cardinali protettori, liberando il
collegio, gli alunni, i iiiiui>,lri e professo-
li da ogni imposta; e volle pure clie tut-
te le cause civdi, cruuinali e uìisle si por-
tino da'cardinali a line senza strepilo di
Imio, sottraendo il collegio dalla giurisdi-
zione d«;l cardinal vicario di Roma. In
keguilo volendo l'io VI cdillcare alla ba-
UNG
silica Vaticana una sontuosa Sagrestia,
rii'erisce il Cancellieri nella descrizione
della Sagrestia Taticana, che neh. "lu-
glio 1776 si cominciò a demolire gli edi-
fìzi vicini alla vecchia sagrestia, per innal-
zarvi in più ampia area la nuova, fra'qua-
li la chiesa di s, Stefano degli ungheri,ed
i suoi ospedale e cimiterio, chiamata ne*
remoli tempi s. Stefano Minore in Cala
Barbara Patricia. Le colonne si colloca-
rono parte nell'archivio e parte nelle gal-
lerie della miova sagrestia, e le mense de-
gli altari in quelli de'cimiteri stabiliti pe'
canonici e pe'beneficiati Vaticani, vesti-
ti di vari marmi , e situati sotto le loro
sagrestie. Perchè poi non si perdessero le
memorie degli edilizi spettanti agli uu-
gheri, e degli altri egualmente distrutti,
il Cancellieri con molteplice erudizione
grilluslrò nella sua classica opera: DeSe-
cretariis Dasilicae Uaticanae , ac no-
vae. Del collegio Germanico- Ungarico, e
dell'odierno suo locale e condizione, tor-
nai a tenerne proposito nel voi. LXIV,
p. 16, 18, 2 I e seg., ed il ricordato breve
Recolentes, di Leone XII, degli 8 aprile
I S24, può leggersi nel Bull. Rom. cont. t.
1 6, p. 4o- Lo stesso Piazza crede che il re
s. Stefano I abbia fabbricalo in lloina un'
altra chiesa, pure dedicata al protomarti-
re s. Stefano, ed erigendovi una collegia-
ta di canonici ungheresi per ulliziarla.
Questa chiesa si tiene da tutti gli scritto-
ri ecclesiastici delle cose di Roma che fos-
se r esistente chiesa di s. Stefano in Pe-
scinula , situala incoqtro la chiesa di s.
Lucia del Gonfalone , hi quale passò iii
potere della nazione di Doeinia, divenne
parrocchia,e nel i56g avea sotto di se 200
famiglie con 3oo scudi d'oro d'entrata,
finché nel 1747 vi fu istituita la congre-
gazione del sussidio ecclesiastico, e cessò
d'esser parrocchia nel 1824- Di tutto ra-
gionai nel voi. LV, p. 16, e ne'luoghi ivi
citali, e nel voi. LXXIII, p. 55. Trovo
nel Ijernardini, Descrizione de' Ilio id di
Roma, che nel i 744 •^""^'"^""''"^ ' '''^"
mitiunghcri di s. L'aoloi." eremita a pos-
U N G
seJere la chiesa omonima coli' ospizio
contiguo, piessola villa Ncgroni, ora Con-
savalurio della ss. Trinila {f'-). Il col-
Icilio lllirico-Ungaiico, sluljililo anco pc'
nobili ungheiesi presso 1' Università di
Bologna [f.), fu Irasferilo a Zagabria.
L'incivilimenlo nell' Uuglieria, angu-
stialo dalle lurbolenze che (juasi in lutti
i tempi agitarono il regno , non vi fece
che assai lenti progressi. Le consuetudi-
ni feudali vi lasciarono Iraccie nutnerose;
iìuo al presente Irovavansi soprattutto,
relativamente al signore ed al contadino,
distinzioni poco in accordo colle idee in
oggi generalmente ricevute, i nobili go-
dendo infinite personali prerogative. Ve-
ro è che il villico non era più legalo al-
la gleba. Dia solo alla nobiltà veniva con-
ferito il diritto di possedere tutte le ter-
re; il signore era obbligalo a dividere i
suoi dominii in masserie d'una rendita de-
lermioata, che dava a' contadini coltiva-
tori, i quali doveano al signore ^4 gior-
ni di lavoro all'anno, con una carretta a
doppio tiro, ed erano obbligati pagargli
annualmente la 9.^ parte de'|)rodotli del-
la terra, la 9." degli agnelli, de'cavalli, del
prodotto dell'arme o alveari ec. Sostene-
vano inoltre diversi pesi determinali e
proporzionali a'diversi diiilti die poteva-
no acquistare. Il signore avca la polizia
delie sue terre, e rispondeva di tutlociò
che vi accadeva; avea il diritto di far e-
seguire i regolamenti di polizia , taluni
anzi aveano il diritto di giustizia crimi-
nale. Ogni villaggio teneva una specie di
giudice, scelto e nominato dall'assemblea
degli abi fanti, tra 3 individui presentati
dal signore locale. Pielativameiite al po-
tere esecutivo, se non era pegli argomen-
ti di poca importanza , dovea il signore
radunare una corte di giustizia, la quale
pronunziava legalmente sulla questione,
olarimetteva alla corte del comilalo. Ol-
ire a'nobili e contadini, vi è una 3.'^ clas-
se d'individui, i cittadini che poimo aver
proprietà, ma soltanto nel territorio del-
le città. lu geuerale contasi un nobile u-
U N G ,39
gni ai abitanti, e la classe de' conladini
sopportava quasi esclusivamente tulli i ca-
richi dello slato. A'7 dicembre 18 jì fu
pubblicata in Vienna la patente sovrana
del regnante imperatole Francc^co Giu-
seppe I led' Ungheria, concernente l'ac-
quisto di proprietà stabili, non che l'aviti-
cita neirUngheria, Croazia, .Schiavoiiia,
nel Voivodato di Servia e nel Danaio di
Temeswar. Il diritto delle donazioni re-
gie e palalinalijche per lo innanzi vige-
va nell'Ungheria, andò a cessare. I dirit-
ti di confisca vennero aboliti senz'ecce-
zione, così pure le dillcrenze tra proprie-
tà eredilaiie e acquistate, tra [)r()[)riela-
ri maschi e proprietari femmine. La man-
canza àtW' indigenato 0 ù^iW incolalo no»
esclude più dall' acquisto de' beni. Noo
hanno d'allora in poi vigore! diritti diri-
scatto, l'usufruito degrinlcressi e altri si-
mili diritti ch'erano in addietro ineren-
ti alle vendileod all'op[>ignorainento d'u-
na proprietà. Le procedure già incainmi-
nale, con poche eccezioni, non poiino ve-
nir proseguite sul piede antico, pure non
sono riconosciuti appieno i dirilli ante-
riormente acquistati. A'già possessori del-
le signorie fu interdetto, mediante ordi-
nanza del ministero di giustizia, di tene-
re senza permesso delle imperiali regie au-
torità provinciali, asle pubbliche di pro-
dotti rurali o industriali o di altri ogget-
ti. Essi sono soggetti alle leggi vigenti iu
proposito, come qualsiasi altra persona.
La [ìubblicazione della legge di coloniz-
zazione nell'Ungheria, segui nel seguen-
te anno, poiché convenne prima trattare
su questo rapporto con parecclii governi
alemanni. Si legge ne'giornali di Vienna
de'20 aprile 1 853. » Lo svolgere nelle lo-
ro particolarità i dispositivi delle patenti
sovrane de'2 marzo concernenti la siste-
mazione delle condizioni di possesso ri-
sultate dall'abolizione del nesso uibaria-
le, nonché l'esecuzione degl'indennizzi ur-
bariali e l'esonero del suolo neregni d'Uu-
glieria, Croazia, Schiavonia, nella Voivo-
dia e nel Danaio, sarebbe troppo lungo
i4o D N G
!;ivoro a cngione ilell.i singolarità e della
coiiipliciizioiie tielle lueiizioiiale condizio-
ni. L'iinpoiian/a però del soi^j^ell'j e im-
pone l'obbligo di farne emergere le più
impoilanli massime e convenientemente
itiustiarle. Gli articoli della dieta provin-
ciale del 1 848,co'(iuali era e>pressa l'abo-
lizione del nesso di sodililela, nonché l'in-
dennizzo delle prestazioni mbariali con
mezzi (Iella provincia, vennero a compi-
mento coiicomiliili da tanto tenore e
tanti disastri, che nella costernazione ge-
nerale ne fu ^labilila soltanto la massi-
ma, ma fu deferita la soluzione delie mol-
teplici «piestioni di diritto e politiche che
ne emanarono. Com venne all'imperiale
legio governo anche colà 1' incombenza
di regolare (jiiesle condizioni radicate nel-
la legislazTone di secoli andati; incomben-
za questa, cui iu vista degl'incalcolabili
henebzi che verrebbero al paese dal pos-
sesso regolare ed assicurato, fu sopperi-
to volonterosameiile. Mediante il procla-
ma imperiale de'2 dicembre i84<^> e la
patenti^ imperiale de'y luglio 1 849jf^LJ con-
Il-rmala l'abolizione del nesso di suddile-
la, come per gli altri dominii dell'impe-
ro, anche pe'paesi ungarici. Essendo che
la natura urjjariale deTondi e delle pre-
stazioni competenti per rusufrullo d'essi
jniò indublìiamente essere (issata, quella
de'primi cioè mediante le tabelle urbaria-
li compilate all'occasione della sistema-
zione urbariale elFettuata nel 17137 per
ordine dell'imperatrice M."^ Teresa di pe-
renne memoria; quella delle ultime me-
diante i dettagliati ilispositivi dcll'arlico-
l'j della dieta [)rovinciale deIi83G: fuvvj
nn.i noi ma inalterabile nel pareggiare le
quolioiii mosse da ao>be le parti relati-
Aanuntc- all' uso promiscuo di pascoli e
boschi, l'impiego de' fondi rimanenziali,
e dalle hinde de>erte. In riflesso all' im-
|iorlimza sociale e politica della condizio-
ne in discorso, era cosa imprudente, anzi
inalio.iinente impossibile, di statuire ar-
bili.uiainiiil»' una rpialunque massima,
Uiu M dovette ullcucrsi slrcltamenle al
U N G
suono letterale ed al senso delle leggi iir-
bariali, le quali eranodi venute ormai tra-
dizionali pel popolo agreste. A causi pe-
lò checambiarouo le condizioni in segui-
to all'abolizione del nesso di sudililela ed
alla soggezione di tutti i cittadini dello sta-
to alle imposte, erano ammissibili alcu-
ne eccezioni. L'anteriore esenzione dal-
l'imposte, di cui godeva il possesso nobi-
le, iiulusse la legislazione del paese a pro-
teggere s[)ecialmente il possesso de'suddi-
ti soggetti all'unposte, contro la progres-
siva diminuzione, anzi a curare la mag-
giore possibile estensione di questo fondo
d'imposte. Così giusta le leggi urbariali
le lande deserte doveano venir popolate
da'Condi rimanenziali e formate nuove co-
lonie, che però doveano rimaner nelle
mani de'Ioro attuali possessori, coli' ag-
giunta che per quest'ultime dovea aver
luogo il riscatto. Hannovi migliaia di fa-
miglie agresti, che da tempo immemora-
bile sotto dilierenti denominazioni, come:
tassalisli,citrìalisti,coiitrallu(tlistì,ceii'
sufilisti ec.j in parte prima ancora della
regolazione urbariale di M." Teresa , si
trovano in possesso di fondi non urbaria-
li trasmessi loro ad uso per tempo inde-
terminato di'proprietari verso un con-
tralto verbale o scritto. In forza del di-
ritto di proprietà diretta della signoria,
era permesso al signore di riprendere
questi fondi verso l'indennizzo dell'inve-
stiture. Che la repentina abolizione del
nesso di sudditela dovesse procreare una
confusione nell'idee del diritto e il desi-
derio di questi possessori d'esser liberati
anch'essi d'ogni prestazione av'veuire, è
naturale, e ciò tanto meglio perchè ap-
punto di conseguenza della summenzio-
nata cura della lesislazione onde sieno
o
mantenute le forze contribuenti del po-
polo agreste, l'obbligo di prestazioni ine-
renti al fuudo a norma del contralto, era
|)roletto dalla legge contro aumenti ar-
bilr.iri , la decisione delle liti che even-
tualmente ne emanarono era involata al
diruto privalo, e come ogni altro alfare
U^ G
urhariale era devoluto alle supreme au-
torità politiche della provincia, e così fu
dato adito alla supposizione die la legge
possa di essi disporre comedeToiidi vera-
mente uibariali. Per importaiilissinii mo-
tivi politici e inorali seuibrò inconvenien'
ted'auimettere illiniilalamciite tale con-
fusione dell'idee del diritto. Gli ù però
altrettanto chiaro, che il lasciare una
gran parte del possesso fondiario in que
sto stato precario ed onerato, sarebbe lo
stesso che condannarlo all'anuniserimea-
to progressivo. Il grande sagrifìcio im-
posto al paese dall'indennizzo urbariale
sarebbe rimasto senza risultalo. Lo scio-
glimento del nesso di sudditela sarebbe
stato proficuo soltanto ad una parte del-
la popolazione agres te, in vece d'essere be-
uefico pel complesso. Piimnovere questo
seme di odio tra le diderenti classi della
popolazione agreste, mediante un'equa
soddisfazione di lutti gli aventi interesse,
convalidare la pacifica concordia loro,
prevenire tutte !e future agitazioni agra-
rie con ùnaopeiativa sistemazione di tut-
to il possesso fondiario, quest'era il tema
la cui soluzione esigeva urgentemente i
supremi riguardi politici ed economici.
Essa fu trovata nell'ollrire a'contribuen-
li le possibili facilitazioni perchè possa-
no pagare a tempo indeterminato i loro
debiti, e pervenire gradatamente alla pie-
na proprietà del loro possesso. A[>pena
mediante tale sistemazione e consolidazio-
ne, che s'intende a lutto il possesso fon-
diario di que'paesi, è ofierta la garanzia,
che lo sviluppo maggiore dell' agiatezza
comune risarciva le momentanee perdi-
te de'singoli, nonché i sogiifizi di tutti in
complesso, e così soltanto è lesa possibi-
le l'elletluazione di libri fondiari, del ca-
tasto, e quindi la fondazione del credito
reale, T istituzione di banche ipotecarie,
un'economia razionale, l'introduzione del
sistema di arrenda ec, insomma tutte le
istituzioni che devono cooperare allo svi-
luppo dell'agiatezza di questi paesi".
Quindi coli." maggio dello slesso i853,
il codice civile univer-iale auslri.-ico del
i8ii entrò in vigoie pe'regni d'Unglu;-
ria, Croazia, Schiavonia , la Voivotli'aili
Servia e il Danaio di Teme>\vai ; da (piel
giorno in poi fu inlrodollo in tulli i [t,ie-
si della juonarchia , tranne soltanto la
Transilvania, e il granducato di Craco-
via nella Polonia. Percpieslo si promise
l'introduzione, e fu dilazionata all'epoca
in cui si attivarono le autorità giudizia-
rie di conformila alla nuova organirzazio-
ne. L'istruzione fu sino a pochi iuini ad-
dietro trascurata, però erano assai diil'u-
si i suoi primi elemenli, e ili rado Irova-
vasi un conladino che non sapesse nline-
no leggere, ed ogni villaggio uvea il suo
maestro di scuola. INTa le sciente e le ar-
ti non sono stale porlaleadallissiuio gra-
do , come prova lo sialo poco sodili>fa.
cenle deH'uuInslria. Oltre la i icoulata u-
nivfrsilà di Pesi , e gli altri pure ram-
mentati stabilimenti insegnanti, vi sono
in Ungheria 5 accademie , alcuni licei e
gran numero di ginnasi; la scuola delle
miniere di Schenuiitz, illu>trata da una
moltitudine di dolli, paie che in oggi sia
diminuita la sua importanza. UlTunamen-
te contava 1' Ungheria c) opere periodi-
che consagrate alle scienze calle leltere.
La stamperia piìi importante èqnella del-
l'universilà di Pesi, e soliar o in «piesla
città ed a Presburgo si trovano alcune
incisioni a bulino. In lutto il regno non
sono che due torchi litografici. L'Unghe-
ria benché goveinata dagl' imperatori
d'Austria, non pertanto lascia d'essere m\
regno a parie, che ha le sue costituzioni
monarchico-aristocratiche, le sue leggi,!
suoi magistrati, ed i suoi privilegi parti-
colari, da ultimo però modificali gli uni
e le altre. Pel memorabile 18/18, infdire
epoca d' universale delirio, anche l'Un-
gheria fu tulla quanta ribellala dallo spi-
rito repubblicano. Domala l'insurrezio-
ne furono soppresse tutte le sovranità e
baronali giurisdizioni, e gli antichi tito-
lati ora soltanto posseggono come pro-
prietari le loro terre. I legami jèudah lii-
i42 U i\ G U N G
ronoinleramenlecliiicioUl. La nobiltà 'in- re magistralo tlUtretluale, diedi poi pnr-
gherese sempresi ili^tinse pel particolaie leiò. li penultimo Palatino irUnglieiia,
costume del nobilissimo vestiario , vera- governatore e capitano generale del re-
mente elegaiilissitno e ornalissimo. La co- gno, contee gitidice de' Ia7ygi ede'Cuma-
rona è tredilaria nella casa d'Austria, e ni,f<i l'arcidnca Giuseppe Antonio figlio
l'Unglicria fa parie della nionarcliia de- doU'imperatureLeopoldoll efialellodcl-
gli Stali Austriaci per la sola ragione che l'imperatore Francesco \. Essendo mor-
ia delta augusta famiglia siede sul trono; to nel 184? a'i3 gennaio in Presburgo,
poiché se mai venisse ad estinguersi, gli in una riunione generale tenuta dagli a-
ungheresi avrebbero nuovamente lidi- bilanli di Peslh e di Buda, venne risoUi-
ritto di scegliersi un sovrano. Al suo av- lodi erigergli un monumento, in una sta-
venimento al trono delTimperatore, tal- Uiaeqiieslre di bronzo. La dignità di Pa-
volta venne il princi[ie ereditario riconO' latino d'Ungheria è antica quanto il ti-
sciulo.con^agrato e toroniito re d'Ungile- tolo di re dcll'Ungheiia. 11 r. "Palatino a-
ria, colla sagra e celeberrima corona di s. vea nome Cseba. In origine, il Palatino
Stefano I, indipendentemente da ciò che era un dignitario della corte reale, e di-
avesse potuto farsi per tal conio nell'ai- simpeguava presso a poco le stesse fan-
Ire parli dell'inipcro; e rincoronazicne si zioni del maggiordomo del re de' fran-
esegiiisce con cerenioiiie paiticolari che chi. IndipendenlLnnente dalle sue funzio-
altengon-si agli usi e privilegi della nazio- ni alla corte, il Palatinoera,come rappre-
ne , ed alla presenza degli slati del rea- sentante del re, investilo del potere glu-
me ungarico, i quali si compongono del diziario. Al tempo del re Bela I, il Pala-
clero, della nobiltà e della cittadinanza tmo univa alle altre sue attribuzioni il
delle città libere. 11 re, per privilegio del- titolo di capitano generale de'Cumani, tri-
la s. Sede, prende l'onoiifico e cospicuo bù asiatica emigrata in Ungheria, gudeo-
litolo di Apostolico [F.) e (\\ Maestà yl- te fino al nominalo considerevoli privtle-
^;o.s7o//f/7. Gli arciduchi s'intitolanoP/7//- gi. Durante il regno della dinastia Ai [>a-
cjpì reali d'L iigheria e di Boemia. Può diana, fondata da Arpado I, che coman-
il re disporre delle principali cariche del dògli ungheresi allorché fecero il conqui-
regno , colla restrizione di non doverle sto della Pannonia. e di cui il ramo ma-
concedere fuorché ad ungheresi nobili, i scolino si estinse nella persona di Andrea
quali ultimi hanno il privilegio d'occupa- HJ^ i| Palatino fu nominalo dal re, col-
re lutti gli udizi. Contribuiva all'elezio- l'assenso peròde'signori del paesejciòeb-
ne del Palatino d'Ungheria 0 viceré del be luogo pure sotto i re della dinastia mi-
regno, congiuntamente agli stali; ora pe- sta lino al tempo di Mattia I: da queslo
rò il regno ha il governatore generale (già monarca in poi, il modo dell'elezione, co-
governatoie civile e militare) e generale aie pure i diritti e le attribuzioni del Pa-
comandante in Ungheria , comandante latino, furono regolati dalle leggi. Il ll-
del 3. "corpo d'armata (titoli conferiti nel tolo di luogotenente generale del regno
febbraio iHlfi), nella persona delserenis- figura per lai, 'volta durante la minorità
Simo arciduca Alberto Federico, eziandio di Ladislao V d'Austria. L'illustre guer-
-, .. , j.- >, ., ^... |,„,.w .. ...,,j^.,. o »
Cesco 1. Qui mi piace rende- come rap[)resenlaule del re. Dopo la nior-
rc ragione del Palalin;.|o d'Ungheria, il te di Ladislao V, il suo zio Silagyi fu luo-
qnule non si deve confondere col superio- gotcnenle generale del regno lino all'eie-
U N G
ziorie ili Mattia I. Sotto il regno cle'mo-
narchi della casa d\\bsburg, die tal voi in
aveano interesse a liisiiar vacante il l*a
)atinato,si risconlrano nella storia d'Un-
gheria parecchi Inogoleneuli geiier;ili.
Sotto il regno di Leopoldo 1 fu sliptila-
lo, previe alenile leggi, che il Palatinalo
non dovesse più rimaner vacante, e d'id-
lora in poi l'Ungheria non ha avuto che
due Inogotenenli generali, indipender.le-
mente dall'aniduca Stefano, eletto a la-
li funzioni per la molle del suo padre il
siidilello arciduca Giuseppe Antonio, cioè
l'ariiduca Alberto e riliustre defunto
ramnieiilato. L'arciduca Giuseppe Anto-
nio fu nominalo hiogolenente generale
dopo la morte di suo fiatello Leo[)oltlo
11, e dopo un anno eletto Palatino [ler ac-
clamazione nel I 7q6. Le famiglie unghe-
resi che contano fia'Ioro membri de'I'a-
hitini sono le seguenti: Pallfy 3,ljalasly i,
Okolicsanyi r, Eslerhazv 2, Bathiany i,
Forgath I . Draskovics i , Nadasdy 1 ,Wes-
selenyi i. Il Palalinaloè I;» pi ima dignità
del regno d'Ungheria, e chi n'era investi-
lo l'esercitava a vita. Loco quali erano le
attribuzioni del Palatino: 1 ." presidente
della dieta; 3.° tutore del monarca duran-
te la sua minorità; 3." [ìresidente del go-
verno del tribunale supremo, cioè la ta-
vola de'settemviri; 4- capo supremo dei
comitati riuniti di Peslh; 5.°giudice e ca-
pitano de'distretli de' lazygi e de'Coma-
ni; 6." capitano in capo dei regno; 7. al-
l'incoronazione de'i e egli insieme col pri-
mate del regno pone la corona sid capo
del monarca; 8.° nondna il referendario
della tavola reale di giustizia, il capitano
del Palaliualo, come pure il capitano J*a-
latinale in secondo grado de' lazygi e de'
Cuniani ; 9.^ nella sua qualità di giu-
dice supremo de' lazygi e de' Cuma-
iii, percepisce l' annuo trattamento di
Sooo ducati: la cifra dell' altre sue ren-
dite viene stabilita dal re. Il Palaliualo
dovea esser occupalo nello spazio d'un
anno, il re proponeva alla dieta i candi-
dali, ordinariamente iu numero di ^.Pev
UlVG .43
assenza e impotenza del Palatino, presie-
deva la tavola de'magnati il gran giudi-
ce d'Ungheiia 2.° dignitario del regno,
A tempo dell'arciduca Palatino Giusep-
pe Antonio, la tavola deMeputati nove-
rava 3So membri; la tavola de'magnati
252, fra"<juali 32 del clero; i giudici a-
sceudevano a i eoo persone, e lutto il per-
sonale aderente alla dieta era di circa
4coo persone. La diela anlicanicnle si
radunava almeno ogni 5 atuii; in segui-
to si convocò con più frequenza. Rilor-
iiando al re d'Ungheria, egli pui) dispor-
re di tutti i benefizi ecclesiastici , regola
esclusivamente quanto concerne l' istru-
zione pubblica, dichiara la pace e In guer-
ra, comanda le lrup[)e ed ordina la leva
in massa della nobiltà, quando la difesa
dello stalo esiga tale misura; del resto sen-
za il consenso della nazione, sino agli ul-
timi clamorosi avvenimenti, nessuna leg-
ge esistente poteva essere né modificata
né soppressa, ninna legge nuova stabili-
ta, non jiresa aliuna tieterminazioiie. Il
re avea il diritto di convocare, prolunga-
re, disciogliere l'assemblea degli stali, che
per altro doveasi adunate almeno ogni 3
anni. L'assemblea divideasi in due came-
re: la i.'o camera alta componevasi dei
magnati, cioè gli arcivescovi e vescovi, i
principi , conti e baroni del regno, ed i
governatori de'comilati; la 2.' accoglieva
i prelati, gli abbati, i deputali de'comi-
tali, quelli de' capitoli, quelli delle città
libere regie , inline i rappresentanti dei
magnati che non potevano comparire in
persomi, il re compariva alla dieta per-
sonalmente, op[)ure vi si faceva rappre-
senlareda commissari; ne le decisioni del-
la dieta aveano vigore se non dopo di es-
sere slate da lui ratificate. Il potere ese-
cutivo appartiene al re, che l'esercita per
l'organo d' un ministeio parlicolare, la
r<7«re//('r/VzfZ'f/?g/u'/7V/,residen le a Vien-
na. La luogolenen7,a del regno 0 consiglio
di sialo, stabilita a Buda e presieduta dal
Palatino, teneva la direzione di tolte le
bisogna dell' inleruo , ove ogni comilalo
1 44 U N G UN G
ha un govcinalore. L'nmministia7,Inne mini.strn7Ìone del legno di Unglieria «fa
(Ielle fioiilieiT iiiiliinri dipeiide iumu-din- il loogoleneiite, il qn-.Ac lui dii [xciidere
lamenle dal consiglio di guerra sedeiile a la sua sede in nnda-Feslii. Il persohaie
Vienna , e trovasi confidata in eiascun che sollo la sua direzione e ie«ponsabiii-
reggin>enlo ad un comandante. II popò- là deve aver cura degli alFiiri d'auiinini-
loungliereseèallasua volta soldato e col- strazione, consiste in un vice-presid<n)le,
tivatore. 11 codice legislativo componeva- in un numero di consiglieii di luogole-
si di tutte le leggi emanale da'diversi so- nenzo, segretari, concepisti ed ini[)ii'ga-
vrani, e stale accettate dngli siali ; ma i li di manijiolazione, corrispondenti a'hi-
diversi popoli del reame hanno oiascu- sogni del servizio. 11. Sotto riguardo ani»
no alcune leggi e alcuni privilegi parlico- niinisfralivo lo slato della Corona d'Un-
lari. Prima le rendite componevansi del gheiia verrà diviso in 5 lerrilorii(distret-
prcdoUo delle miniere, dell' imposte le- li)d'a(nminislrazione che vengono nonìi-
vate sul [)ersona!e, sopra i bestiami , sui nati da' loro capoluoghi: Buda-Pestìi^
beni fondi, sul commercio ec, e delle con- Preshuri^o,Oedcnl>iLrgo,CascìwuoCnS'
Iribuzioni annue die col[iivano sollan- sovia, e Gran P'aradiiio. III. L'au)mi-
to i conladini e i cittadini delle città libe- nistrazione del distretto la dirige e ne ha
re, essendone la nobiltà totalmente esen- cura li. r. Palatino superiore distrettua-
le. Il totaledell'entratesi facevano ascen- !e(DislrictsObergespan). Il personale ag-
dere a fpiasijoo milioni di franchi, vale giuntogli per aver cura degli affari con-
a dire, secondo alcuni, a circa il 3.° del- sta_, oltre ad un consigliere di luogolenen-
le rendite di lutto l'impero d'Austria, za , del numero necessario di consiglieri
L'avv. Castellano calcolò le rendite del- distrettuali , segretari, concepisti ed ira-
rUiighcria a 20 milioni di scudi. L'eser- piegati di manipolazione. 11 Palatino su-
cilo in piedi in tempo di guerra si coni- periore distrelluale è nella sua posizione
poneva di 12 reggimenti di fanteria o ai- di servizio sottoposto al luogotenente,
duchi, e IO d' us>eri, ciascuno de' pi imi Appellazioni contro decisioni del Palati-
composto di SSSy uomini, e ciascuno dei no superiore distrettuale vanno dirette
secondi dii6f)8, il the forma un totale a'ministeri, iquali o ne pronunziano seiì-
di 63,264 uomini; ma in tempo di pace lenza eglino stessi, oppure le fìuiiio de-
la forza militare veniva ridotta a molto cidercal luogotenente. Ledisposizioni più
minore quantità. La cavalleria unghere* dettagliale sopra i casi e le ujodalilà, nei
se forma la principale forza degli eserti- quali deve aver luogo 1' immediata co-
ti auslriaci; ed i soldati sono valorosi e municazioue degli alfari fra' ministeri e
abili, i nobili erano tenuti a sostenere le le autorità distrettuali, verranno stabili-
spese della guerra quando si faceva nel- te dall'istruzione ufllciale. IV. I distretti
I interno, e di armare allora un numeio si suddividono in comitati. Il distretto di
d uomini pio[)orzionato all'estensione dei Buda- Pesili abbraccia i comitati diPeslh-
loropodeii; doveano essi pure levarsi in Bilis,Peslh Soll,Slulihveissenburg,Gran,
massa per difendere lo stato all'ordine del lleves, Szolnok, Covsod, Csotigrad, e Ja-
sovrnno. A'i3 settembre i85o fu ema- zi"ia con Cumania. Al distretto di Prc-
nata da Vienna la seguente organizza- slnirgo api)artengono i comitati ili Pie-
zione delle autorità politico-amn.inistra- sbiirgo , Neutra superiore e inferiore,
live nel regno d'Ungheria, ed è essenzia- Trenlschin, Arva,Thurocz,Liptau,nont,
le che ne riporti l'intero leslo, pe'gran- SohI, Bars, Neogiad e Comorn. Il disti et-
di privilegi che prima godevano gli un- lo di Ocdcidmr^ è composto de'connla-
ghcresi, onde SI conosca in quale parte re- li di Wieselburgo, Oedenbuig, Uaab,
Marono obiogaii. „ I. ^llu lesta dcll'um- Eistnburs,\VeszprÌM., Szalad, Suine-h,
UNG UNG l'i;
Tolna elìaranya. II dislreltotli Cnxchnii piegali cllsponlblli o collo ncrpllayinnc di
comprende in se i conìilali di Gntnor, dim nisli sislertiali, fjii.iiiliiiiqiie non ap-
Zips , Saros , Alhanj -Torna , Z<;n)plin, pai Icngnnoallncljissedpgriinpipn.iii pid»-
Unglivai-, Ceregl), Ugocsa e Maimams. blici. Vili. Gl'individui impiegati pies-
Neldistreltodi Gra?if'aracli/ìO sonocon- so un'aiìloiilà d'amnunistiazione politi-
tenuti i comitali di Aiad, Csanad, Be- ca devono fermare il loro slabile domici -
kesch, Bihar superiore e inferiore, Szalh- Ho nel luogo di sede di quell' autorit;»
mar e Szabolcz colle citlìi degli Aiduchi. pres^j larpialesonoocciipnli. L'uidenniz-
V. L'amministrazione del comitato vie- zo delle spese incontrate in viaggi di ser-
ne diretta da'capi del comitato (Comites \izio entro a'iimili del territorio <!* am-
Ispan). a'quali sono aggiunti scgietari, ministrazione loro assegnato, lo ricevono
concepisti ed impiegati di man!pola7Ìone dalla bonificazione di viaggio (Reisepau-
per l'umniinistrazione degli alliui. Il ca- sellale) destinala per l'auloritài in viag-
po del comitato di Jazigia e Ciunania por- gi d'iinÌ7Ìo fuori del territorio d'aininini-
ta il titolo di capitano de'Jazigi e Cuina- slrazione spelta loro il diritto adielecoin-
ni. Il capo del comitato (Comite) è im- misurale alla loro classe di servizio ed
mediatamente sottoposto al Palatino su- all'indennizzo delle spese di viaggio. IX.
periore distrettuale. Egli lia cura imme- I capi dell'autorità politiche d'ammiui-
diata di quegli affari, ne'quali gli è riser- strazione sono obbligati ad eseguire ae-
rata la prima decisione, sorveglia l'am- curatamente e con prestezza gli rjrdini e
mi nistrazionc degli affari degli organi sol- disposizioni dell'istanze superiori. Essi so-
toposti, e prende tutte le disposizioni, che no respotisabili di tutta ramministrazio-
le leggi vengano eseguite nel comitato, e ne degli affari. Eglino devono persuader-
porlati a compimento accuratamente e si con viaggi ripetuti dello slato e del-
senza ritardo gli ordini delle autorità su- l'amministrazione regolala del territorio
periori. "VI. L'infima suddivisionedel pae- d'ufiìzio loro affidalo, e fare rapporto ai
se all'uopo dell'araminislrazione politica lorosuperiori di tulli gli avvenimenti più
viene formala da'distrelti curiali (Slulii- importanti. Il personale d'ufiìzio lor sol-
bezirke). Dell'amministrazione de'mede- toposto, sul quale spelta loro il potere di-
simi hanno cura i commiss?iri dislrellua- sciplinare entro a'iimiti deleruiinali dal-
li, col titolo di giudici curiali (Stuhirich- l'istruzione ufficiale, è obbligalo rigoro-
ter)amminislrativi. Quali impiegalid'a- samenlead eseguire con punlualitàe im-
iuto SODO loro assegnali degli aggiunti, mediatamente le loro disposizioni e ordi-
Le autorità dislrelluali sono solto[)osteai ni di servizio, ed a trattare gli affari Io-
comitati e formano ne' loro distielli cu- ro affidali giusta le indicazioni de' capi
liali la prima autorità decideule (prima d'uffizio. X. INe'casi d'impedimento, fin-
istanza) per tulli gli affari dell' ammi- che non segua per parte tiell'autorilà su-
iiistrazione politica non riserbali alle au- periore un'altra dis[)osizione, il posto di
lorilà di comitato. \'I1. Al luogotenente, luogotenente verrà esercitalo dal vice-
a'|)alalini superiori distrettuali, a' corniti presidente, quello del palatino superiore
ed a' commissari distrettuali verrà ag- esercitalo dall' aggiuntogli consigliere di
giunta la servitìi necessaria ed assegnala luogotenenza,, ([uello del cornile dal sa-
una bonificazione di cancelleria per la grelario del medesimo, e quellodel com-
comperadi quel che fa d'uopo per lacan- missario distrettuale dall'aggiunto primo
celleria, per l'illuminazione e per riscal- di rango che trovasi nella sede d'udizio.
dare, come pure per provvedere agli af- XI. Gli organi dell'amministiazione pò-
fari di scrittura in quanto che non ne ven- lilica devono nell'elfclluazione degli af
ga fornito il bisogno coli' assegno d" ini- fari tenersi presenti le leggi e le disposi-
VOL. LXXXIII. 'o
,46 UN Ci UNO
zioni viaenli, efl osservare gli avvisi che plelamento , manleninìento e alloggia-
ven"ono loro couiunicali dalle aiiloiilà mento delle liii|)[)(', ed il sisleina delle
siiperiiiri in ordini speciali, o[)piire in vetture semigialuile; riii)[)iego della geii-
islruzinniannosite.Le determinazioni piìi darmeria e degli altri cor[)i destinati alla
dettagliale sul Irallauiento degli affari e guardia; il sistema de'passaporti, della pa-
sulla posizione di servizio degli oiga-ji im- tria e degli stranieri; gli allari de'oieslie-
pie"ali uell'amministrazione politica sa- ri e del comnieicio, il sistema sanitario, il
ranno contenute dall'isti uzione d' uffizio sorveglinmento liegli all'ari coniunuli e di
pe'niedesimi. XI 1. L'amministrazione pO' tutti gl'istituti e disposizioni riguanlanti
litica appartiene prima di lutto alla giù- la polizia locale, gli affari delle chiese,
risdizione del ministero dell'interno. Al- scuole ed istituzioni, 1' ainmiiiistiazione
le autorità politiche spellano perciò piìi dellecarceri;ilsorvegliamento della slam-
prossimamenle tulli gli aduri riferentisi pa ed associazione; la cura perla tenuta
alla sfera di attività di quel ministero, e ad evidenza de'conlini dell'impero e del-
cjuelli fra gli adari a[»partenenli alla giù- la provincia, e pel mantenimento delle
risdizione degli altri ministeri, che sono strade per terra e per acqua; la coopera-
affidali alla cura dell'autorità politiche, zione alla commisurazione, riscossione e
in quanto che da'rispettivj ministeri non lrascrivimentodeli'impostedirette,e l'ap-
sono nominali degli organi speciali , di- poggio degli oigani delle gabelle a nor-
pendenli immedialamenle da'medesioii. ma delle leggi sull'imposte e gabelle; le
In questi ultimi rami del servizio pul)bli- cose di agricoltura e gli affari di privilegi,
co hanno gl'impiegati politici da proce- il prendere influenza all' espropriazione
dere giudizialmente e da cooperare in in conlese sopra «lirilli d'acque di fabbri-
quanto che ciò viene loro imposto od ac- che, la composizione di bilanci prevenli-
cordato dalle norme legali universali, o \i per l'amministrazione politica e per
dagli ordini e istruzioni, che verraimo e- gl'islituli pubblici del loio distretto di giu-
messeda'rispettivi ministeri, d'intelligen- risdizione. XV. L'attuazione dell' orga-
za col ministero dell'interno. Xlll. Alla nizzazione dell'auuninistrazione politica
sfera d'attività delleautorità politico-am- nell'Ungheria e delle provvidenze riferen-
iuinislrativeap|)artiene in generale la cu- lisi allo stabilimento delle nuove autori-
ra per la pubblicazione ed eseguiniento là verrà affidata ad una commissione spe-
delle leggi, eper la conservazione e lipii- ciale d' organizzazione sottoposta al mi-
slinamento della sicurezza, dell'ordine nistero dell'interno. (Questa commissione
pubblico e della tranquillità di tutta l'è- dovrà aver cura, d'intelligenza cogli or-
slensione della loro giurisdizione. Cogli gani chiamati all'attuazione deli'organiz-
organi chiamali stabilmente o tempora- zazione dell'autorità giudiziarie, special-
riamenle ad aver cuia di singoli allari ri- mente del rintraccianiento e distribuzio-
leientisia questi rami del servizio pub- ne delle necessarie località d'uffizio, del-
bìico, le autorità amuiinistralive devono la publ)licazionede*concoisia'posti diser-
agiie con unaninnlà , zelo e piontezza. vizio, e del rapporto da farsi al ministe*
XIV. La sfera d'attività degli oigani pò- ro dell'interno sidle proposte d'impiego
litici abbraccia in ispecial modo, enti o i de'medesimi, della preparazione ed ese-
limiti piescrilli dalle disposizioni vigenti ciizione della consegna dell'uffizio, e del-
oda rilasciarsi, i! tenere ad evidenza la l'mtroduzione di que'tìisposti, che si pre-
popolazione, la raccolta e la confrontazio- sentano come necessari allo scevranienlo
ne di dati statistici, come pure il sorve- ed alla cura degli affari che in avvenire
gliamenlo ile'registii di nascita, di mairi- non apparterranno più alla sfera d'alti-
uionioodi morie; la cooperazionealcom- vita degli organi politici. XVI. l\'r nu'Z-
UN G
zo della piil)blicazione de'concorsi vpnà
«(Feria a tulli qnegl'intliviilui the voglio-
no cletlicarsi al servizio polilico, l'occasio-
ne, dimostrando la loro capaciti», e in
quanto essi si sono già trovali al servizio
pubblico, o vi si trovano tuttavia, di ri-
correre a' [)0sli di servizio da occuparsi
defiiiitivatuente.Nel concedeie i posti bi-
sogna prima di lutto por niente al grado
maggiore di obililà de' concorrenti, non
che a' servigi da loro prestati con buon
successo nella posizione d'ufficio in cui si
trovarono finora. Le nomine a'poslid'im
piegali sislemalici piesso le autorità po-
li'liche amniinistialive , segnile dopo il
consiglio della comriiissione d'organizza
zione, valgono come ilefìinli ve econcedo-
110 agi' impiegati i diritti e ragioni spet-
tanti , giusta le prescrizioni vigenti , a-
gl' impiegali jiidjblici. Gl'ioìpiegnli che
«llnalmente trovansi in funzione [irovvi-
soriansenle restano a'ioro posti, in quaii-
tocliè non ne vengano limossi per moti-
vi disciplinari, sinoall'organizzazioiiede-
finiliva, e qualora otlengano quindi un
i «n piego deli ni ti vo,o bensì nella loro qua-
lità di servizio attuale oppure in un'al-
tra, il tempo da loro passito senza inter-
ruzione al servizio pid)blico, dal giorno
del loro impiego provvisoi io, verrà calco-
lato al tempo di servizio definitivo". L'im-
peiatore Francesco Giuseppe I con so-
vrana risoluzione de' i o "ennaio i 853, or-
dinò che la luogotenenza dell'Ungheria,
che dovea essere organizzata di nuovo,
dovesse fungersi in 5 sezioni separale. Af-
fine di dare esecuzione a questo decreto,
raiciduca Alberto deferì a' 28 febbraio
una parie dell'attivila d' ulììcio dell'I.
r. luogotenenza di Buda alle 5 reggenze
distrettuali, e Irovòopportuno d'assegna-
re ad esse col 1." maggio anche gli ahri
affari polilici della sua sfera d'ammini-
strazione. Con detto giorno dunque le 5
reggenze distrettuali di Presburgo.Buda,
Cas>ovia, Oedenburgo, e Gran Varadi-
no , cominciarono ad esercitare la sfera
d'azione assegnata culla detta imperiale
UNG 147
risoluzione alle sezioni luogotenenziali
dell'Ungheria ed a'ioro capi. Esse ebbero
col medesimo I "mnggio il titolo d'impe-
riali regie sezioni longoteiienziali. Il prò
tocollo degli esibiti dell'i, r. luogotenen-
za venne chiuso nel line d'aprile. L'i. r.
luogotenenza di Buda, parimenti col i."
maggio, non potè più assumere l'evasio-
ne di quelli presentati sino a' 3o aprile,
e ciò fino a' I 5 rJ>ag^io in cui cessò asso-
lutamente l'attivila d'ufficio. La sovrana
patente emanata a' 19 ottobre 1846, a
protezione della proprietà letteraria ed
artistica, col r. "maggio fu [losta in attivi-
la per l'Ungheria e gli anteriori suoi pae-
si aderenli. Con altra sovrana patente dei
IO maggio I 853, operativa pel legno di
Ungheria, per la Voivodia di Servia e pel
Banalo di Temeswar, fu decretato che
dal 1." novembre veniva introdotto il
[)rovvisorio catasto foiidiario, quale mi-
sura per la commisurazione dell'imposta
fondiaria , e stabilito, che (juesta debba
importare il I 6 per 100 della rendita net-
la. A su[)plue a'riportati generici cenni,
ed a quelli storici che vndo a descrivere,
si poimo consultare. Nicola Olahi, TIiui-
garia et Alila, VindobonaeiyGS. Res-
puhlìca et. Status Regni Huugariae ,
Lugduni Bat.i634. Istoria delle azioni
de' re delV Ungheria^ Venezia 1 68 j. Iu-
cbo(ev,Aiiua lesEeclesiaslìci Regni Ilun-
{^ariae, Romaei644- Carlo Peterfy ge-
suita, Sacra Concilia Ecele.siae roma-
ìiae catholicaein Regno Ilungarine ce-
h'hrata ah anno Christiio^5 adannum
usqiie 1715. Accedunt Reguin Huuga-
riae etSedisApostolicae legaloruin con-
stitutiones ecclesiasticae: collegit, illii-
strai'it, Posoniii742. Kolhuii, De ori-
giia'l/us, et iisii perpetuo potestatis legis-
latoriae circa sacra Apostolieorum Re-
^Hniirungariae,V\nòohonae 1 7 64. Gior-
gio Pi ay gesuita, Anna Ics veterum Hun-
nomili, Avarimi et Tluiigaroruin ah an-
no ante Cliristum 7. IO, usqiiead annwìL
C/ir/.sa'g97, Viudobonae 1761: Disser-
tationes hislorico-criticac in Annales
i48 U N G
' vetcrwn ILinnorum, ivi i 774 : y^nnales
Regimi Tliwgnriac ah anno Clìvisli 997
iisque ad annulli 1 564 dednclì , ivi
1 764-70: Epìstola rcsponsoria ad dis-
serta tì'onern apo loge ticain In noccn tUDe-
serica, de initiis ac majorihus Hiinga-
rornniy Tyrnau 1 762 : Epistola respon-
soria inpartem priinani disserta lionuni
Benedicti Cetto,W\ 1 768: Specimen Hie-
rarchiae lIungaricae,Vesli)m 1 776-79:
Index varìorwn libr orimi Bihliothecae
ìtnii'ersilatis Budensis, Budaei 780-8 1 :
Ilistoria Reginn Ilitngariae stirpis /lii-
striacae, hus,i\sla i 799: Ilistoria Regimi
Hungariae ciim notitiis praeviis ad co-
gnoscendum i'etereni lìegni statimi per-
linentihus^ ivi 1 801: De Sigillis Regimi
et Reginarimi Hungariae, pliiribusqite
nliis syntagma, ivi i 8o5. Giovanni Ben-
ìiO,TransYh'ania,\'\u(.\o\)onae i 778. Va-
lentino Franli, Bre\'iciilus originimi na-
tionum etpraecipue saxonicae in Tran-
sylvania, Gedani 1701. Rohier, Saggio
sugli abitanti tedeschi della monarclda
ytastriaca, Vienna 1804. Antonio Bon-
\m\,ReruviIliingaricarimi deeades tres^
nane deniimi industria Martini Bren-
neri histricensis transylvani in lucem e-
r//tó^, Basileaei543: Ciiin additionibus
J. Samhiiei , lìl. Ritii , C. Experientis,
N. Olahi. A. Cortesii, et A. Bahschay,
Francofurti i58r. Syndromus rerum
Tiircico - Pannonicarum , Francofurli
1627. JVIallia Beli, Notitia Hungariae
novae historico- geographica , Viennae
1735. Goffredo Schwait, Initia religio-
nis Christianae inler Hungaros Eecle-
siae Orientalis asserta , Francofurli
1740. Egli falsaraente attribuisce a'gre-
ci la conversione dell' Ungheria. J. G.
Schwandlner, Scriptores rerum Han-
gnricarum, Vindohonae 1746. D. Ber-
tololli, La calala degli Ungheri in Ita-
lia nel 900, romanzo storico, Milano
i83o.
L'Unglieria.clie r\^(7;v/cliiamasi da-
gli alemanni, e nel proprio dialetto /^a-
gyar-Orszàg, dagli l'guri finlandesi,
UN G
die vi si slabillrono. ha derivatoli proprio
nome, secondo il Castellano. F^'Unglì»MÌa
tiene il luogo della parte orientale della
Dacia, della parte settentrionale dell'an-
tica Pannonia (di cui parlai a Sirmio per
essere stata la capitale della bassa Fanno-
iiia), corrispondente alla bassa Austria,
alla bassa l nghcria e alla Slavonia. o
Schiavonia, e dell'estremità sud-est del-
la Germania, abitata da'quadi, i <)uali
occupavano l'alta Ungheria sino a Gran
o Strigonia,ed\ là seguendo il Danubio,
la parte dell'Austria che giace tra il detto
fiume e la jìloravia. Occupa finalmente
l'Ungheria il paese de'lazygi, popoli di-
scendenti dagli antichi lazygi Metnnastei,
che abitavano al noi d-ovest della Dacia,
fra il Danubio e la Theiss. Verso il prin-
cipio dell'era cristiana, i romani s'impa-
dronirono successivamente della Panno-
nia e della Dacia, dal quale ultimo paese
furono cacciati ùaf'isigoti, Venneio alla
lor volta a piombare sulla Dacia gli Un-
ni {l'.), e piìi lardi, sotto il loro fiiinoso e
feroce capo Attila, que' l»;irbari e crudeli
conquistatori insignoritisi della Pannonia
andarono a portare il terrore nel resto di
Europa. Dal nome appunto degli Unni,
combinato secondo alcuni con quello de-
gli Avari, si fa derivare il termine Ilun-
g'ar/V/, Ungheria. Dopo la morte di At-
tila, avvenuta nel 4^3, avendo l'Unghe-
ria scosso il giogo, come tutte le nazioni
doniate, i gepidi e gli ostrogoti, poi i lon-
gobardi ne ne contrastarono il territorio:
i gepidi furono schiacciati e sostituiti da-
gli avari, i quali con alcun' altra tribù
slava in breve rimasero quasi intera-
ilienle signori della contrada; se non che
furono nel loro possesso inquietati dagli
slavi, popoli primitivi di quel paese, e da'
bulgari. Carlo Magno terminò nel 799
coU'espellerli dalla Pannonia, dopo cru-
de! guerra d'8 anni, in cui perirono tutti i
lorocapiegran parledella nazione. inulo i
suoi avanzi presto disparvero daH'Liiglie-
ria. Pel suo religioso zelo, pare che co-
luincìò r Ungheria ad essere iliuminalu
UNG
dalla benefica e feconda luce della reli-
gione cristiana, come quello che tanto e-
steie, nella Germania speciulnjeiile, la fe-
de di Cristo. Altri però sostengono che
r Evangelo era slato già predicato nel-
l'Ungheria fino dal III secolo, ma che la
fede rimase a pi incipio oscurata dall'aiia-
tiismo, forse introdottovi da'goli invaso-
ri, e poscia quasi estinta da' barbari che
costeggiavano di là del Danidjio. Dopo la
morte di Carlo IMagno, eh' ebbe luogo
nell'8 1 4, l'Ungheria ribellandosi, furono
vedute profanate le cose sagre, presi di
mira i credenti, così che il vero culto ve-
niva esercitato in segreto, e col niancar
l'esercizio esteriore di esso, il popolo ri-
lornò alle superstizioni antiche. Poterono
conservare la fede quelle popolazioni del-
l'Ungheria, eh' erano le più vicine alla
Germania, e S[)ecialmente alla Baviera,
dove non mancavano intrepidi propaga-
tori ilei nome cristiano. L'Ungheria restò
in piccolissima parte fino al fiume Pvaab
sotto il dominio de' principi Carolingi,
successori ed eredi di Carlo IMagno, sino
ali'888 circa, epoca della morte di Carlo
li il Grosso re di Francia e già impera-
loìc; da ppoichè né Carlo IMagno né i suoi
successori non hanno mai avuto autori-
tà sopra 1* Ungheria, come pretesero al-
cuni. Nell'anno precedente l'Ungheria di-
venne preda d'un novello popolo sbuca-
to come gli unni e gli avari dalla Scizia
asiatica o Tartar-ia (/'.), composto di O-
ìù'gnri e di Madgiario Magyarì. 1 pan-
noni dierono ad essi il nome di Unghcri,
che non è che una corruzione di quello di
Onìguri. Tale è 1' opinione di Guignes,
Gio. Eberardo Fischer, nelle sue Quae-
stioiH's Pciropilitanac, Gottingae i 770,
dà agli ungheri origine alquanto diversa.
Secondo lui questo popolo fu conosciuto
dapprima sollo il nume di Jugri, da cui
|)er corruzione derivò (juello di Ilugri,
Lagrio\\ L/iglicri. Egli asserisce che la
1. loro dimora fu ne'paesi situali intor-
no la città di Turtau all' occidente della
Cina, donde dopo lungo errare si reca-
U i\ G 149
rono a stabilirsi in Baskirie. Cacciali poi
di là da Pelschenegi o Patzinaci, dopo
lungo intervallo di tempo si rifugiarono
sulle terre de'romani, e fissarono il loro
soggiorno in Pannonia. Del resto questa
nazione era del tutto diversa da quella
degli umii ne' costumi, fuiina, foggia di
vestire e nella lingua. Il loro idioma, giu-
sta lo stesso scrittore, componevasi in
gran parte del tartaro e dello scita, e spe-
cialujente del dialetto de' tartari voguli.
Capo del conquisto da essi fallo in Pan-
nonia fu Almo o Aimone, dagli orientali
chiamato Salmuts, che pretendeva di-
scendere da Aitila re degli unni. Egli eb-
be un figlio per nome Harpad o Arpad,
che essendo a lui succeduto, trasmise i
suoi stali nel 907 (altri anticipano il prin-
cipio del suo regno all' 887 e lo fanno
morto nel 907 ) a suo figlio Zulta o Zol-
lan o Sollan. Le armate di costui si spar-
sero per l'Europa e devastarono la Ger-
mania, 1' Italia e la Francia orientale.
Zulta nel 908 cede i suoi stati al figlio
Toxun, il cui governo fu tutto opposto a
quello di suo padre. La pace da questo
principe stabilita ne' propri stati ne apri
l'ingresso agli stranieri, e fu coll'opera di
questi che Gelsa o Geysa di lui figlio e
successore nel 96 1 , conobbe e abbracciò
la religione cristiana. Cristoforo Koch,
Quadro delle rii'oluzioiii dell'Europa,
dal rovescianieiiLo dell Impero Roma-
no in occidente fino a' nostri giorni, Pa-
rigi 1 8 I 3, riporta ì seguenti cenni storici
dell'Ungheria. Gli ungheresi, denomina-
ti anche Magyari da una loro tribù, po-
poli pagani e fieri, abitavano un tempo
le regioni che sono al settentrione del
mar Caspio. Verso 1' 889 o 892 partiti
sotto la condotta d'Arpad, invaseroesot-
toinisero la Dacia e la Pannonia, abitata
da popoli di varie nazioni, e fra gli altri
da'discendenti degli antichi romani, da-
gli slavi ec. iNell 899 e nel 900 invasero il
Veneziano, corsero il Modenese, incen-
diarono li monastero di Nouantola e ne
uccisero i monaci. Nel 924 presero e di-
X 5o li N G U ]N G
sliuiseio Pa\ii«5 tiucidantlo la iiuigyior gf///,c]iveniie fi a breve oggetto di tenore,
pailedegliabilaiUi. Nel 987 devastaKniu ed era fama che divora<isero la caiiie ti-
Capua, baruo, iNola e Ijetievenlo. NclqS') maria e ne nutrissero i loro cavalli. Con-
iuvastro la Baviera, ed Ollonc 1 re di verliti al cristianesimo sotto Geysa, co-
Germania li sconfisse sul Ledi, facendo- minciarouo a darsi all'agricoltura, Hncliè
ne una strage orribile. Tra il 978 edt)8q s. Stefano 1 fece di loro veramente un po-
Pellegrino vescovo di Pas.st/vicits. Adal- polo, non essendo stali sin allora che un'
berlo vescovo di Praga, spediiono inis- orda selvaggia. Lo storiografo Teliei" so-
sionari in Ungheria, e Geisa che n'era il stiene, essere i IM.igiari suoi antenati d'o-
duca o princi[)e, ricevette le acque bai- rigine parlicajche inoltre in una canzone
tesiniah. 11 martire s. Adallicrlo (/ .) è del secolo X i nomi di Ungari e Parti ven-
anche venerato apostolo dell'Ungheria, e gono usati nello stesso senso. A questi do-
il Buller dice che vi predicò ii Vangelo, cnruenti venne da ultimo aggiunto un
e che fra quelli da lui guadagnati a Gesìi 3.° dell' accademico Jeniey, a cui riii-
Crislo, si annovera il re V. Stcfa/io I (^/ .); sc'i di decifrare un ms. magiaro del seco-
ma di questo poi ragionerò. Dissi altro- lo XI, in cui iu una specie di preghiera o
ve,the Beneilelto VII Papauel977 con- pia ammonizione,è fatta menzioneespres-
fermò a Pellegrino arcivescovo di Lorck sameute de'sanli e celebri antenati Ma-
{/ .), la giurisdizione sopra 7 vescovati giari e de' Parti, zenl j'clcus Partas eu-
deirUngliei ia inferiore, iie'quali gli coni- *tmA. Ora e continuando le nozioni sulla
metteva le sue veci. Loich eia inetropoii origine degli uiigheri o magiari, conviene
ecclesiaitica della l'annunia, e lino dal far parola delle barbare atrocità, incendi
5o4 Papa s. Simmaco avea concesso il e depredazioni commesse dagli ungheri
pallioal suo arcivescovo, indi la sua giù- o magiari per un secolo e più, sia nelle
lisdizione fu trasferita a ó\///.7;«/ì;c'(/ .). terre circostanti, sia nelle vicine contra-
iseli Ungheria vi sono marche, boi ghl e de, sia nelle diverse calale e terribili ir-
villaggi denominati 31ugyar^co\i diver- ruzioiii in Italia, il che deplorai in tanti
.>>i aggiunti, imposti da'nuovi dominatori luoghi da loro manomessi; laonde rilevai
della regione. Alcuni geografi credono i che per difendersi da essi e dalle deva-
Magyari un principal laiuo della grande stazioni de'saraceni, in tale epoca si ac-
nazione de' jf'n/</u', che verso la (ine del crebbe maggiormente e si moltiplicò il
secolo IX mostiaronsi in questo paese, numero delle 7o/7-/eallri propugnaco-
tlove pervennero a stabilirsi Sotto il I .°lo- li, circondandosi i luoghi di forti mura o
ro duca Arpad, o per mezzo di negozia- riparando le dirute, anzi ebbero cos'i ori-
zioni, oppure colla violenza, di qua i loro gine non pochi castelli, Contro quelle ter-
capi estendendo lontano le conquiste, fin- ribili bande di scorridori annaronsi vii-
che il cristianesimo insinuantlosi fra essi, l-iggi, case e persone. Le città rinnovare-
ui mano in mano ne addolcì i eostumi no lemma sfasciate dal tempo e da altri
teroci. Non mancano di quelli che stabi- barbari; le alture si munirono, ogni mo-
liscono air 894 l'invasione de' barbari uaslero, ogni brigala scavò ima fossa, riz-
lUagyaii nell'Ungheria, dicendoli d' ori- ?òuno steccato, tutto si pose in opera per
t^ine kainuicea o finlandese, i quali sotto l'individuale sicurezza. Ogni barone per
ia condotta d' Arpad s' inipodestarono mettersi al coperto delle incursioni nu-
di tutta la conliada, ridussero in servilìi gliere fortificò o ricostruì il suo castel-
gli abitanti, e divisero fra loro il lerrito- lo. Quanto polevasi alto elevavasi un
no. 1 nuovi pos«^c^s^ori (ontinuaronolelo- moiilicello di terra Irasportala, circon-
10 escin.sioni 111 Europa, dove il loro no- davasi con fossa larga e profonda, sul
nie di O/^'!;/, donde derivò quello d'O/i- eoi 01 lo esterno piaatavausi palizzate ili
UN G L ,\G .-r
legni Hf(ii;ulralie fortementecoiiiiessi,c!ie di uti.i ceita piobabililà de' leggenli nel
fumiiivaiio muro, qualora la ciula non principio de' loro governi non lioevono
eia di muro forte e gagliardo. Stdiasoni- troppo anguste liuìilazioni. Il Muratori
mila del monte si fabbricava una piccola nella Disscrt.i^.' -.Dcllu milizia de seco-
titlii donde avea in giro la vista, né alla li rozzi in Italia, prova che gli Uugri o
sua porta si arrivava che per un ponte Unglwri ^uvono la cagione che si fortiQ-
geltalo sulla fossa, sostenuta da piloni che cassero le città e lecaslella in Italia. Poi-
dalla bassura esterna clevavansi a gra- cliè narrando le invasioni saracene, l'è'
di (ino alla soinnnlà ilei monte. Eusebio sposizione degl'italiani e le loro sulfereu-
Verini è autore del Poinincntatio fari- ze, dice che maggiormente li fece pensare
dica critica de lincred'Uario jum Sere- alla difesa l'increibbilecriideltà dogli un.
ìii.ssiiiiac Doinus Aastriacac in Aposlo- gri, gente barbara e spietata, che sui piin-
liciun Regnimi Hnngariae, de jure e- cipio del secolo X cominciarono a scorre-
ligcndi Rcgcni, (jiiod ordinibus inclytis re dalla Pannonia, detta poi dal nome
lirgui Hnngariae (juoiidatn coi/i/n'lc- imo Ungheria, nell'Italia, devastandola
bai, de Corrcgente, Rrgc juniorc, Duci- con incendi, stragi e rapine, il che fece
bus Regiis,f/uos oli/n Iluiigariii haha- miiUir faccia all'Italia, Poche erano pri-
bat. Vindobonae 1771. Dopo il Vide- ma di que'teuipi le città e castella prov-
manno, il Pancrazio, il Veiboecz, il lieck vedute di buone mura e d* altre fortifi-
0 il Keuieny, che hanno trattato del di- cazioni. Gran tempo s'era goduta la p.ice
ritto pubblico dell'Ungheria, e del jus e- sotto gì' intperatori Franchi, né da rnol-
reditario dell'augusta casa d'Austria sui tissimi anni s'era provata incursione ai-
regno, il Verini principia il suo trattalo cuna de'barbari,e perciòquasi dappertut-
cou l'esalta descrizione dell'origine dello lo si vivea alla S[)artana, e non che la
stato, provando che i moderni L iigari o campagna, le città slesse>i trovavano ori-
Madschaì-i utWa loro discesa in Emopa ve d'ogni difesa. Que'che si chiamavano
erano divisi in 7 cantoni, e che nel loro Borghi, furono douioriun congrcgaiio-
regolaniento civile poco si dilferen/.iava- na^quae maro non claudebantur. Al-
no dagli svi/zeri e dagli abilatori de'Pae- lorchè diedero legge all'Italia i romani e
si IJassi confederali, linchè collegatisi piìi i goti, qui si contavano assaissime fortez-
slrettamenle fra loro pe'consigli del cha- ze, ma per le successive guerre e per la
zaro Chakan fondarono sotto Arpado u- lunga pace, andarono la maggior parte
na monarchia, ch'è una delle piìi anli- iu rovina, però sopravvenute le vane in-
die d'Europa, e disfallo il regno de'Mo- vasioni saracinesche, e massimamente le
ravi stabilirono nel paese la loro feile. tanto deplorabili degli ungri, si dieionoi
Contro il sentimento del Verboecz e del- popoli a rifar l'antiche fortezze e a fab-
la maggior parte de'giureconsulli, che li- bricarne delle nuove, per resistere a'ne-
mitarono di mollo il potere de'duchi uu- mici e uietler iu salvo leloro vite ed averi
garici, restringendo la forma del gover- alle occasioni. Questo medesimo ripiego
no ad una semplice aristocrazia lino a' si cominciò a praticar in Francia nel se-
tempi di s. Stefano 1, il Verini stabilisce colo IX, a cagione delle tante lagrimevoU
Arpado illimitato signore dell'Ungheria scorrerie de' normanni. Pertanto chiun -
con non poche plausibili ragioni traile que potè ottener licenza tla're o dagl'im-
dall'analogia de' governi orientali, e di peralori, o pure t\d principi longobanli
quello de' cha/.ari, dalla potenza de'duci ne'ducati di Beneveolo e Salerno, s'ap-
di allora, conslalalu dalla hbera divisione plico a fabbricare rocche, fortezze e ca-
falta da Arpado del paese soggiogalo, se- stella, e a ben provvedere le città di mu-
coadochè afferma Ottone di Frisinga, e va, e a fortilicursi anche ne' suoi feudi e
,52 UNG UNG
fino iie'beni allodiali, liporlandoiie i do- che le scorrerie degli iinglieri in Hai. a
ciiMieiili. I popoli della Lombardia, anzi furono passeggiere, né alcuni di essi vi
dell'Italia impalarono a munirsi di buo- fissò il piede, come fecero i normanni e
ni rliìiìri contro la ferocissima razza degli talvolta i tedeschi. Inoltre Muratori, nel-
unsri; nelI'SQSEuvardo vescovo di Pia- \a Disscrt. 72/; Delle cagioni per le
cen/a comprò un Castrnin aedificatìtm tj itali ne' vecchi tempi si sminuì lapo-
iitoderno tempore; nel 909 i canonici di tenza temporale degli ecclesiastici, os-
A'erona concessero agli abitanti delcaslel- serva che tra le disavventure delle chie-
lodi Cereta di fibbricar ivi una torre ^;/o se contribuirono ancora le frequenti ir-
persecitt!oneiingarorum:anclìcV>cf^iìmo ruzioni de'barbari nelle provincie d'Ita-
si trovava in gran iiev\co\o, maxima sae- lia, cioè de' longobardi, saraceni ed un-
voiitm nngaronim incursione, comeap- gheri; dice immensi i ojali, le desolazioni
pai isc:e dal diploma di Berengario I re di e le miserie recate da'primi, peggio però
Italia, col qiKileconcesse al vescovo Adal- operando gli migri tartarici soprammo-
bei to e a' cittadini licenza di turres et do fieri, i quali nel secolo X uscendo qua-
/nnrosreaedi/jcarc.ho stesso re nel 912 si ogni anno dalla Pannonia, saccheggia-
pcrmise a Ridisinda badessa di s. IMaria rono la maggior parte delie città d'ita-
Teodota di Paviajd'edificarecaslelliepro- lia,stragi e incendi commettendo dapper-
piignacoli ad pagainvtim insidias, cioè tutto. Allora fu, che i territorii diVerona,
degli ungri, gente venuta dalla Tarla- Reggio, Modena e d'altre città rimasero
lia e tuttavia idolatra. Paiintcnti Gaus- desolali e bruciali, confessando lo storico
lino vescovo di l'adova impello dall'im- Luilpraiido, tanta essere stata la ferocia
peralore Ottone I nel 064, castella cum. e rabbia di que'barbari, che non osando
lia-iil)us etpropiignaeidis erigere. Altre alcuno d'opporsi, libero campo restò loro
simili notizie Muratori già avea pubbli- di penetrar nelle viscere dell' Italia. In
calo nella Dissert.t.' : Delle genti bar- tale occasione essendosi salvati colla fuga
lare, che assoggettarono l' Italia, nella i piìi degli abitatori, e consumali dal fuo-
qnale deplora come la bella regione sul co gli archivi di non pochechiese, in quel-
principio del secolo X e ne' susseguenti l'orrida desolazione tristo comodo ebbe-
unni, provò infiniti guai per l'incursioni ro gli empi e pessimi uomini per occiipa-
d'una nazione [)iìi fiera e barbara delle re le terre degli eccloiiastici. Tornala la
altre, cioè degli ungri o unni, gente tarla- calma, benché i chierici e monaci ripc-
lica, che avendo colla forza sottomessa la tessero i loro beni, o non riuscendo pro-
Pannonia, e datole il nome di Ungheria, vare i loro titoli o provandoli, non olten-
quasi ogni anno calavano nella misera nero che di rado giustizia. Berengario I
Italia, per dare non solamente il saccodo- con diploma dei 904 donò alla chiesa di
vunquf giungevano, ma per mettere lui- Reggio Monte Cervario, con dire: toto
to a Icrro e fuoco. Grande e lunga cala- mentis affectii provideiites ejusdem Ec-
mita, princ.ipaiinenle per la Lombardia, clcsiae nccessitales vel depraedationes,
in cui fino la regia città di Pavia restò da afrpic incendia, qnae a ferocissima gen-
que terribili cuasnadieri cambiata col fuo- te liungrorum passa est, 11 Borgia, i?r('i'(;
to in un mucchio di pietre. In Modena istoria del dominio della Sede aposto-
coulvo \ pes.smii uitgerorum, fu compo- licn, narra a p. 101, che i vescovi delNo-
bta una preghiera al palruno s. Geminia- rico, cioè della Baviera e del Tirolo, in
no; poielic fu aliora che l'insigne mona- una lettera indirizzala nel 900 al Papa
sterudi Nonaiitola, dei territorio di Mo- Giovanni IX, alteslano che quando gli
dena, tla (pie'baibari venne dato alle ungheri passarono di qua dalle Alpi, cs-
fiamme. IVondimeno cunfcsìu Muialori, si vescovi olhirouu a'pope.li alavi trulluli
U i\ G U N G 1 53
,di p^ceyaffnicìiè ttinidìuspathimflarent, e sebbene popolatissima bastare pocbi a
(fita/mlin Loiigobardiaiii iiohis intrare, (le[)redarla, come artleiile<nente braiiia-
et rcs s. Pelli difendere, populuinquc vano. Entrali nella regione perla via da
chrislìanimi divino adiidoì'io redimere laute altre barbare nazioni praticata, fra
liceret, li Borgia chiama gli Uiigri o le stragi, gl'incendi e le rovine si avanza-
Vnglu-ri gente bestiale uscita dalla Sci- ruuo sulle rive del Brenta nel territorio
zia, cioè dalla Tartaria, i quali avendo padovano. Il re Berengario I a difesa del
colla forza sottomesso la Pannonia, e da- paese tosto si recò in Padova per opporsi
Iole il nome d' Ungheria, presero poi a alla furia degli ongheri, a'qnalisembran-
fare quasi ogni anno dell'incursioni nel- do di non aver forze bastanti per icom-
r Italia, dove tutto mettevano a ferro e battere il re, si ritirarono da' luoghi oc-
fuoco. Lai." calata loro in questo paese copali, lasciando tutta l'Italia in grande
si riporta airSqg. Gli antichi scrittori li onore e spavento, aiassinie le città lom-
chiamano anco avari, unni e turchi. Tro- b'arde come più esposte. Perciò molti le
vo in Palleschi, Memorie del ducato di abbandonarono portandosi all'unico ri-
Spoleto, p. 83, che Alberico 1 conte Tu- fugio di Venezia, e in altri luoghi e isola
scolano, sdegnato sommamente contro dintorno al Lido, tulli originati dall' e-
l'apa Giovanni X, chiamò in Toscana e niigrazioni per fuggire le devastazioni del
iie'dominii della s. Sede gli ungheri,i qua- feroce Attila. E perchè l'esperienza avea
li saccheggiarono e spogliarono la prò- dimostrato che i barbari erano avidi del-
vincia, onde in vendetta i romani tolsero l'oro e dtlle cose più preziose, non rispel-
ad Alberico Ila vita in Orte, in que'tem- landò ueppur le chiese e le cose sagre, i
pi ben fortificata, cioè nella Toscana stes- padovani le nascosero segretamente in
sa, nel qaS. Quest* assertiva del Sigonio uno alle ss. B-cliquie. Intanto gli onghe-
non viene credula da Muratori in lutto, ri profittando delle guerre insorte Ira
Quanto però alle devastazioni e depreda- Berengario 1 e l'imperatore Lodovico IV,
zioni del più prezioso, e delle vergini e in maggior numero nel marzo del geo ov-
fanciulli fatti schiavi, lo asserisce pure vero nel qo3 tornarono a rovinar l'Italia
l'Adami nella jStorftìt^rZif^oZ.ye/zoyanzi egli gettandosi sul Friuli. Aquileia per la i.''
pure afferma che i romani per vendetta provò la rabbia del loro furore,quindiVe-
espugnarono Oi te e uccisero Alberico I, rona, Bergamo e Pavia. Allora Bereoga-
o Albertomarchese di Toscana, com'e^ì rio I adunato un esercito 3 volle più nu-
lo chiama, ma non pare pel narrato a meroso del nemico, questo si pose in taa-
lale articolo. Che la Romagna, il Piceno, la ajiprensione, che offerto di restituire ii
e altre proviucie del dominio pontificio predato, domandò di lasciarlo partire li-
patirono le infestazioni degli unghei i a beraujente. Inaspriti i barbari dalla fie-
varie riprese, lo raccontai a'ioro luoghi, ra negativa, condjatlerono con tanto fu-
L'Orsato ucW llisloria di Padova, nar- rore e di>pera7/ione, che completamente
rando all'anno 90 ila calala degli Onghe- sul Brenta disfecero gl'italiani. Inorgo-
/■/ in Italia, li dice dalla Scizia passali glili dalla vittoria, gli ongheri s'impadro-
nella Pannonia e cacciatine gli unni l'oc- nironodi Vicenza, Treviso e Padova, eoa
ciiparono, e che non essendo avvezzi se inaudite stragi e rovine, per tutto spar-
iion a guerreggiare, le madri per assuefar geiido la desolazione, finché mediante
i figli al dolore ancor bambini con ferite mollo oro evacuarono le spogliale e de-
li tagliavano in diverse parti del corpo, formate ciltà, lasciando le chiese e mo-
Prima di penetrare gli ongheri in Italia nasteri derelitti. Maallorchèi baroni ita-
vi mandarono esploratori, che riferirono liani deposero Berengario I, surrogando-
essere bulla, fertile e co^jÌusu d'ogni bene, gli iiodoUo 11 re della Borjjoguu Tiau^T
,54 U N G U N G
inrana Ceieii"fiiio I verso il 924 cliia- uovaroiio di quando in quando, nel rinia-
iiiò in suo aiuto gli nngheri uirestei-mi- neute del secolo X, e rie'primi anni dcl-
nio d'Italia. Vi cagionarono un'infinità rXI,ciò che raccontai in molli articoli, la-
<li mali bruciando Pavia e uccidendone onde basta il fin qui narralo per dare una
il vescovo, insieme a quello di Vercelli, idea delle fajnigerale invasioni ungariche.
Ciò /iitlo, gli slessi uugheri, passando i ToinandoaGeysa duca o vaivoda d'Un-
piìi scoscesi gioglii delle Alpi, calarono in glieria, convertito al ciistianesitno per o-
Francia, scorsero per la Provenza e la pera di s. Adalberto, a tuli' nonio occu-
Linguadoca, non ostante che da l\oilolfo possi di rendere cristiani lutti i popoli a lui
11, e da Ugo re d'Arlese marchese educa soggetti msdiaotesanli uomini, che spedi
(li Provenza fìjssero ne'passi stretti delle a bandirli Vangelo in ogni parte dell'Un-
Alj)i assaliti, e che Berengario I loio fau- gheria; e col mezzo loro furono mitigati
loie fosse nello stesso tempo per congiura i feroci costumi, e cessarono le criminose
ammazzato da'suui italiani, altamente ir- superstizioni. Geysa ardente di zelo trion-
ritati peraverspinto gli nngheri abborriti fò di tanti impedimenti, colle parole vin-
a incendiar Pavia. Morto nel924Beren- se i miti, colle minacce i difììcili, colle ar«
gario 1, |)oco dopo gli ongheri condotti mi gli ostinati baroni. Onde non andò
da Salaido rientrarono in Italia, e la raollu che l'Ungheria fu tutta cristiana
Lombardia per la I ." fu esposta al loro fu- |)er opera di suo (iglio. Egli si accinse a
rore, occupando Mantova, Brescia e Ber- fabbricare templi, e collegi pe'sacerdoti,
gamo che saccheggiarono e quasi distrus- tlirelto nelle cose di religione da s. A-
sero, e simile disastro toccò pure di nuovo dalberto. Nel 977 Geysa ebbe dalla sua
a Pavia, onde le altre città e Padova si moglie Sarloth o Sarolth o Jecha un fi-
munirono a difesa. Nel q 2 5 anche la To- gliOj al cui battesimo fu chiamato Stefu-
scana soggiacque al furore degli onghe- no, in onore di s. Stefano protomartire,
li. Questi fecero altra discesa in Italia non che N. maritata con Ottone Orseo-
iiel g37 contro i marsi, i quali però con lo doge di Venezia, Sama sposa di Aba,
que'di Valva gli lesero aguati e dislrus- e Sarolth, che data in moglie nel 984 a
sero. Indivi ritornarono nel 94*^ capi- Boleslao duca di Polonia, fu poi ripudia-
tanati da Tapi, e senza trovare resisten- ta. Slefano nel giorno di s. Stefuio era
za si abbandonarono alle prede e agl'in- stalo battezzato di s. Adalberto, giusta
cencli; finché per l'oro raccolto dd'()opoli l'autore di sua vita, o d.» s. lìrunone a-
da Berengario 11, si contentarono ili pai - postolo della Prussia, secondo Ademare
lire. Anche la Sassonia fu guastata da- de Chabannais; e nel 997 dopo la morte
gli nngheri nel 916, massime le chiese, di suo padre fu riconosciuto a vaivoda
come quella di Brema, uccidendo sacer- ossia duca d' Ungheria. Erede delle sue
dotispietalamenle e distruggendo le ero- virtù, coli' esem(ilare e instancabile suo
ci, per cui .furono puniti e in gran parie zelo, [lersuase e facendo egli slesso da
distrutti dalla divina vendetta. Indi en- uiission.uio colle dolci maniere obbligò
Irati inGermanianelgoS, Ottone I venne lutti gli ungheri a ricevere il battesimo,
con essi a battaglia campale,gli sconfisse, e compiendo l' intera conversione a Gesù
condotto il loro duce allalisboua,ignomi- disio dujuasi tolta l'Ungheria, per quao-
niosamente lo fece impiccare. Questa sire- tu riportai nella sua biografia, tlopo aver
l>itosa viiiui I,,, predella da s. Udalrico ve- trionfalo col suo valore d'alcune rivolu-
scovo d Angusta, fu riportata nel giorno zioni occasionate dal suo ardente zelo re-
di s.Loren/o arcidiacono, per cui OUoue l ligijso. Diversi suoi sudditi, che ancora
a suo oiioiy f)ndò il vescovato di Mers- seguivano l'idolatria, si ribellarono sac-
bnrg. Queste ticmcndc incursioni si riu- chcggunido città e villaggi, e menando
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strage di crisliani. Slefauo allora raccolse Archi-Caenohì'is. ìlfarliniinSacro il fon-
ìe sue milizie, pieparossi alla guerra co' te Paivioniae ordinh s. Benedicti, Ntil-
iligiuni, releniosine e l'orazione, implo- lius Dioccesi's, Jiì\ìv\n\ [S^^. Deslinò A-
ruiido l'aiuto divino per intercessione di sfrico vescovo di Colocza, e poi l'inviò a
s. Martino di Sabnria vescovo di Tonrx Roma al celebre Papa Sihestro I[ (J\)
(^.), e di s. Giorgio, facendosi [)recedere neliooo, percliè domandasse la confer-
ila'loro stendardi control ribelli che sta- ma pontificia delle nuove seili, la bene-
vano all'as<«edio di ^'e^|)rirn. Con vitto- tlizione e la corona regia [)er avere gli un-
I ia compiuta interan)enle li vinse, fìiccn- glieri conferito a lui la dignità e il titolo
do cader sul campo il capo loio conte di re, onde nìeglio potesse promovere la
Ztgzard, personaggio valoroso e liputa- religione e la felicità dell'Ungheria, e in
to, quantunque fosse ad esso inferiore pel fine p«M'o(fi ire la sun persona e il suo Sta-
iiumero de'suldali, Lielo di questo trion- to e Re^/io trihutario dcllax. Sede(y.).
fo, e ripetendolo unicanienle dal celeste II Papa avea preparata una ricca corona,
patrocinio, onde [lerpctnaie la sua rico- per insigniredella regia dignità iMicisIao l
noscenza a Dio, nel luogo della battaglia duca di Polonia, poiché nel rozzo e in-
fece fabbricare un gran monastero sotto felice secolo X la divina provvidenza di-
I invocazione dell'ungherese s. Martino, spose mirabihnenteche molte nazioni ab-
che dotò riccanu-nté,gli regalò la 3." par- bracciassero la religione cattolica. Pochi
le delle spoglie tolte a' nemici, e poi di- giorni prima o il precedente che Silve-
venne 1' arci-abbazia del rei^no e dipen- stro II spedisse in Polonia la (corona, giun-
dente immedialamentedallas. Sede, Ap- se in Rotna Astrico legato inviato di Ste-
pena salilo al Irono avea chiamato a se Pano I, il quale esponendo in concistoro
uomini' ilislinti per santità e dottrina, e lo scopo di sua missione, e fatte conosce-
col mezzo loro riacceso e dilatato la fede re le sante e virfuosegesta del duca d'Uu-
rrisliaiia ne' suoi popoli. Il pii^i distinto gheria a Irioiif» della religione, comnios-
fra' banditori evangelici da lui chiamali se il Papa in modo, che cpiesti destinò a
fu Aslrico o Anastasio, uno de' 6 monaci Stefitio I la corona reale che avea desti-
ches. Adalberto seco condusse dal proprio nato pel duca di Polonia, a cui poi ne
monastero de'ss. Uuuif.icio ed Alessio di mandò altra, ed è la corona sagra e cele-
Pioma, quando per l'ultima volta recossi benima colla (pialeanco di pre>entesono
nella Boemia, e lo fece abbate del mo- coronali i re d' Ungheria (però narrano
naslero di Drunove, da lui eiliflcatoa'be- alcimi,che il duca Geysa avendo nel i 072
nedettini. Passato in Ungheria fu bene ricevuto da Michele Parapinace impera-
accolto dal duca Stefano, e col suo zelo tore greco un serto reale, più tardi qiian-
e rol soccorso de' suoi monaci distrusse do divenne re Geysa l, per la sua coro-
Ogni avanzo d' iilolatria. Allora il duca nazione fece unire il sei tu all'antica co-
Stefano volse l'animo a fabbricar chiese, rona, di maniera che la corona imgarica
massime la vasta cattedrale di Strigonia vuoisi consistere propriamente in dueco-
e quella di Colocza, e divise tutto il paese rone), tenuta in tanta gelosia dagli uu-
iu I o diocesi, di cui volle che Strigonia, gheiesi, a segno che mai fecero conto de'
sua cillà natale, fosse sede d'un metropo- principi che li donuinarono, prima che
lila, noujinandone a 1 .°ai ci vescovo Seba- fossero con essa coronati. Si narra che il
stiano abbate del monastero da lui eret- Papa avea avuto nella precedente not-
lo di s. Martino sotto il nome di Moidu- le una visione, nella quale gli parve di
^'/irt óY?/j^^/j luttora fiorente come può ve- vedere yu\ celeste messaggio che gli dis-
deis'iueWo Slatus pcrsoiialis q//ìcialis et se: Domani verrà a te un inviato della
lucalis rcli^iosorurii itnli(/iiissinu Kcgii nazione ungarica, che ti suiiplicherà a
,;T, UNG UNG ^
xo\ev collii tua aiiloiilà ornare della real lezione tli s. Pietro e della Chiesa romana
corona il suo duca, qualora i suoi meriti Stefano I, il reguo e la nazione ungarica,
l-ichiedino ciò, cedigli la corona che tieni e ne afiidò per la s. Sede il governo al
preparala pe' polacchi. Ciò viene aller- principe da lui fatto Re, ed a'successori,
innloandiedal Rinaldi, Annali ecclesia- con formale patto che fossero sempre ub-
.-f^V 7 an. I ooo, n." i 2 e seg.Non solamente bidienli e sottomessi a' Papi e alla Sede
Silvestro II in tutto esaudì Stefano l,con- apostolica, di perseverare nella fede cat-
/crniando i vescovati da lui istituiti e si- tolica e di adoprarsi a propagarla. Perle
steniaiido le cose ecclesiastiche del nuovo concessioni fatte da Silvestro II a Stefano I
regno d'Ungheria, ma per accrescerne la e successori, alcuni ci scorgono pure la fa-
tlignilà gli conferì il cospicuo e onorifico colla di potere regolare e disporre gli af-
lilolo di Re Apostolico, da usarsi ezian- fari ecclesiastici d'Ungheria, e la non»ina
dio da'successori, ed a cpiesli ed a lui con di lutti i benefizi ecclesiastici del regno,
{litro singoiar piivilegio permise di farsi come vicario o facente le veci del Papa,
precedere e pollare dinanzi a se e alle efpuvalente all'autorità di legalo perpe-
sue armale, e così nelle uscite solenni, la tuo della s. Sede. La lettera da Silvestro
Croce astala, che pure gli mandò, come II scritta a Stefano I, si legge uell' Ada
i legati apostolici, col privilegio di nomi- SS. die 2 septembriSy in Fila s. Slc-
nare «'vescovati e altri beiiefi^.i ecclesia- pìurni, Dissert. proeni., n." i85, 186 e
siici de'loro stati. Riporta il Rinaldi, che 187, ed è del seguente tenore. » I vostri
.Mlvesiro li nel concedere a Stefano I la legati, e principalmente l'amalissiino no-
croce qual insegna dell' Apostolato, dis- stro fratello Aslric, vescovo di Colocz,
se: lo sono l'Apostolico, ma egli a ragione hanno coliualo di gioia il nostro cuore,ed
si può chiamare Apostolo di Cristo, aven hanno compiuta la loro missione tanto
do il Signore per mezzo di lui fitto ac- pili facilmente, perchè noi avvertiti da
ijuislo di tanto popolo. Quanto alla for- Dio, ardentemente aspettavamo il loro
iiia della croce, che il p. Costadoni nel- arrivo da una nazione, che quasi ci era
V Osservazioni, presso il Calogerà, t. 3f), sconosciuta. Felice ambasciata, che pre-
j). 1G8, dice do[)[)ia ossia con due traverse \enuta da un messaggio celeste, e diretta
edcnoininata A[)ostoIica, citando Incofer, dalministero degli Angeli, fu da Dio con-
e di farsela portare dinanzi, come legalo elusa, prima che noi arrivassimo ad udir-
tli'lla Sede apostolica, come serive il Ron- la. Per verità ciò non è uè di chi vuole,
fino; e sebbene riporti l'opinione del lAIo- liè di chi corre, ma di Dio, che fu miseri-
la no, ///.f/. ss. Imaginnin e/ pietur., die cordia, e che, come dice Daniele, i tempi
juetende dover il Papa usare la lri|)lice cauìbia e l'età, trasforma e stabilisce i re-
croce, lultavolta il p. Costailoni confes^a gni, manifesta le cose profonde e sepolte
non conoscersi nell'arilichilà lilurgica te- nelle tenebre, perchè la luce è con lui,
ilimoniaii/a alcuna, che i Papi abbiano quella luce che illumina ogni uomo che
inai Usalo (Il fu- poi tareavonli di sele ero- viene in questo mondo. Anzi tutto, lin-
ci di que.»lii lai figura, non trovandosene graziamu Dio Padre e nostro Signore Ge-
ineiizione nella dottissima opera di mg.' sii Cristo che a'dì nostri ha trovato un
Giorgi, De Liturgia Romani Pontificis. Davidde nel figlio diGeysa, un uomo fillo
Confulai l'errore che i Papi usarono la secondo il cuor suo, e lo avendo illiimi-
cr«.ce doppia o triplice, anche nel voi. n.ito ilella celeste luce, l'ha suscitato per
LXXa, p. 2 16, ripelendu ancora una pascere il suo popolo d'Israele, la diletta
volta che la croce ponlilicia dev' csseie nazione degli Uugheri. Lodiamo imh la
con una sola traversa. Di più Silvestro II pietà vostra verso Dio, e il vostro rispetto
jigcvè con bellissima lettera sotto la pro: alla Cattedra Apostolica, liualincnlc Iri-
U N G
buliamol dovuti encomi alla grande li-
beralità con cui mediante le vostre let-
tere ed ambasciatori avete on'erlo a s. Pie-
tro principe degli Apostoli, il Regno e la
Nazione, di cui siete capo, come di tutto-
ciò ch'è vostro, non esclusa la vostra per-
sona. Atto meraviglioso che mostra di
già ciò die voi chiedete a noi di dichiara-
re. Nulla diciamo di più, perchè non è
mestieri lodare chi è lodato da' fatti e da
Dio stesso. Il perchè, tutto quello che ci
avete domandalo, il titolo di Re, la me-
tropoli di Strigonia e gli altri Vescovati,
coir autorità di Dio Onnipotente e de'
Beati Apostoli Pietro e Paolo, noi avver-
titi e comandali dal Signore, di tutto cuo-
re vi accordiamo colla benedizione de*
ss. Apostoli e nostra. Il Regno, che la vo-
stra munificenza ha offerto a s. Pietro, la
vostra persona, la nazione Ungarica, piie-
sente e futura, riceviamo sotto la prole-
zione di s. Romana Chiosa, e Indìdiomo
al governo ed al dominio della prudenza
■vostra ede'vostri legittimi successori. Que-
sti quando sarà uno legittimamente eletti,
saranno tenuti anch' essi a rendere a noi
e a'nostri successori, per se o per andja-
sciate, il dovuto rispetto e 1" ubbidienza,
mostrarsi sottomessi alla Chiesa Roma-
na, la quale considera i suoi sudditi non
come servi, ma come figli; di persevera-
re nella fede cattolica e di adoprarsi a
propagarla ". Astric lasciò Roma seco
portandola preziosa corona reale,egiun-
lo presso Strigonia fu incontrato dal du-
ca, da'vescovi col clero e da'magnali. Ste-
fano I colla maggior venerazione accolse
il dono del Pontefice, e dopo di avere ra-
dunata un'assemblea e fattesi leggere le
bolle pontificie, per rispetto alzandosi in
piedi, indi solennemente fu con giidiilo
universale salutato, consagrato e corona-
lo re, per le mani d'Astric ch'era coadiu-
tore dell'arcivescovo di Strigonia, e di-
cesi a* 1 5 agosto 1 00 I .E da quel momento
i principi d' Ungheria cessarono d' esser
duchi, e Stefano I fu il i .° re. La bolla che
contiene i privilegi di Silvestro 11, fu mol-
U iN G I ì 7
to tempo dopo confermata nel concilio
di Costanza, per cura dell' imperatore
Sigismondo re d'Ungheria. Stefano Idi-
votissimo della B. Vergine, mise tutto il
suo regno sotto l'immediata di lei prote-
zione, e volle che il giorno di sua Assun-^
zione al cielo fosse solennemente festeg-
giato, e detto il giorno di Maria. Anche
l'imperatore s. Knrico il suggellò colla
pro|)iia a[)provazione nel ioo8 il regio
grado di Stefano 1, dandogli sua sorella
Giseleo Ghisella o Gisella di Baviera iti
isposa. La religione di Stefano I fu per
Giula suo zio duca di Transilvania e fi-
natico idolatra, un motivo di dichiarargli
guerra. Slefnno 1, pieno di confidenza nel
divino soocorso, marciò contro di lui, lo
vinse e fece prigione; ma gli rese la liber-
tà al solo patto di permettere a'missionari
di predicare hberamenteilVangelo a'suoi
sudditi. Altri vogliono che il re aggiunse
alla monarchia ungherese, secondo Tlnv-
rocz, i vasti e ricchi stati del duca di Tran-
silvania : Universum rcgim/n cj'us la-
ti ssimwn et opulenti ssimuininonarcliiae
Ungariac adjunxit. Secondo lo slesso
autore, Stefano l volse poscia le sue armi
contro Rean duca de'bulgari e degli sla-
vi ucciso di sua mano in battaglia, non
senza aver provalo molte dilìicoltà per
penetrare nel suo paese, cinto com'era da
alti monti. Il vincitore die (|uel ducato a
Zulta suo bisavolo, ch'era ancora vivente,
e dopo la sua morte lo liunìa'prupri stati.
Aggiimge Tliwrocz, che Stefmo 1 ripor-
tò dalla sua spedizione grandi ricchezze,
the furono impiegate nella dotazione del-
le chiese da lui erette. Corrado li il Sali-
lo re di Germania e imperatore, avendo
nel I 0^7 data la Baviera a suo figlio En-
lico HI, gli iu dal re d'Ungheria 1' aiuio
dopo spedita una legazioneper reclamare
quel ducalo a nome di Gisele sua moglie
e di Emerico o Emerido suo unico figlio
(pare che ne avesse anche altri) duca del-
la Russia Rossa. La domanda di Stefano f
era fondata, giacché Emerico era il più
piossiujo erede deirimperalore s. E»ric&
, ^[8 U N G U N G
li suo zio, eli cui la Baviera forma vn il pa- monastero de' ss. Pietro e Paolo. Siipe-
Irimoiiio. Sul rifiulodi Corrado II di far- rioruieute giù narrai i suoi divoti pelle -
"li giustizia, Stefano 1 si apparecchiò alla griiinggia Gerusaleniuje, a Costanlinopo-
ciierra. NelioSo entrò nella Baviera, ove li, a Roma, e delle chiese e ospizi nazio-
pralicò "ravi guasti. Ma venuto a morte naii eretti in tali luoghi, inclusivauiente
l'anno seguente Enierico, fu conclusa la alla chiesa magnifica e ospedale a prode-
pace col figlio deiriuiperatore,rinunziaii- gli ungheresi, che fossero accorsi uelh
(|(j Stefano 1 alle sue pietensioni. IN.nia il capitale del mondo cattolico a visitare il
Fiinaldi la soave morte ed assai pianta del Scjìolcro de' ss. Pietro e Paolo, e presso
virtuosissimo e santo Emerico, ed il re il medesimo, ponendovi \i preti a uili-
nadre ne restò inconsolabile, vedendosi ziaila. Alcuni fecero compagno del suo
privo di successione. Tultavolta sapendo pellegrinaggio di Roma, il nobde veneto
the : Non est sopientia, non est pi-udcn- s. Gerardo Sagredo, vescovo di Ciionad,
tia, non estconsilinrn eontra Doininuni. chiamato pur esso Apostolo dell' Unghe-
IL cUe: Nc/iio pi'opter cliaroi'ii/ìi ohituni ria per avervi predicalo il Vangelo con
nimiuni debet contristarij si tranquillò molto fruito, e fu poi pel suo zelo il i.'
e rivolse tulio l'animo a meritare la larga martire veneto. Allìne di sradicare l' in-
divina misericordia. Stefano I sempre co- continenza el'idolatria, Stefano I fece una
stante nel suo antico disegno di procurar legge, in forza della quale tutti quelli che
la gloria di Dio per ogni possibile modo, non erano religiosi né ecclesiastici, erano
i:on |)ieti zelanti e religiosi commendevo- obbligali a prender mnglie, ma nello stes-
ti per la loro pietà, fece spargere di con- so tempo proibii a'cri^liani d'imparenlar-
trada in contrada la conoscenza di Gesù, si cogl' inledeli. Tutta la genie, di qua-
Crislo, pei' eliminare interamente gli a- lunqiie condizione ella fosse, avea facilea-
vanzi dell'idolatria e delle superstizioni, a dito a lui, ed egli ascoltava senza distin-
ulteriore incivilimento de'popoli immersi zioni le lagnanze di chiunque gli veniva;
«elle bai barie, ed alcuni di tali fervorosi etra questi avea parlicolar predilezione
missionari vi riportarono la corona del pe'poveri, poiché sapeva esser piti facile
inailiiio. Esortandodi continuo il re co' ch'essi fossero oppressi, l'rovvidealla lo-
suoi discorsi e virtuosi esempi alla prati- ro sussistenza, e si dichiaiò pnbblicamen-
ca d'ogni bene, derivarono (juelle molte te padre delle vedove e degli orfani. Non
fondazioni pie,di cui egli riempì rUnghe- conlento delle cure che prodigava cogli
ria. La [uole/ione eh' egli dovea al suo indigenti, usciva di sovente dal palazzo
po[)olo lo s[)inse (pialche volta a [irender lutto solo, onde scoprire co'propri occhi
l'ainii, e n'ebbe sempre conq)iula vitto- tulli quelli diesi trovassero bisognosi,
ria. Sebbene pieno di valore e di sperieu- Questa eroica carità l'espose a villanie e
za della guerra, sempre amò la pace, e molleggi, ed egli si mostrò lieto di aver
pregò Dio di tener lontane le occasioni avuto parte agli obbrobri palili da Gesù
per romperla. In riconoscenza della vii- Cristo; e Dio ricompensò la sua virtuosa
loiia riportata sid parente Gioia, fece pietà col dono de' miracoli e con molte
erigere ad Alba Reale, diversa da Alba gì azie spirituali. Quantun(jue la morale
Giulia o Weis^ellburg di Transilvania, evangelica sia d'ordinario poco conosciu-
una magnifica chiesa e la dedicò alla ss. la nelie corli, dice il BuUer, e quivi lutto
Vergine, la quale lutti i re d' Ungheria sembri fatto ad arte per farne temere la
scel>ero poscia pel luogo della loro reale severità, nulladimeno Stefano I vi trovò
consagia/.iune e sepoliuia. Faceva egli il modo di esercitarvi le auslenià della
I oidiniiria rcsidcn/,-, i„,juest;i(ilt;i,mcn- penitenza. Gl'iniilili passatempi non gli
ire I untita LUuIa va u lui debitrice del in\olavaiio la menoma parte del tempo,
U ^ G U .N G 1 5<ì
il quale eia da lui riparlilo ti'a'dovcii ilei- uo <lue sorte di vassalli nobili, i cavalÌL-ii
la religioue e quelli dello stalo; egli avea terrieri, inilìtcs jìrncdiales, che Iciieva-
slabilile Icore agli uni, e saulilìcava gli no feudi entro i propri fondi, ed i cava-
altri avvivandoli collo spirito della fetle, lieri serventi, /7i/7/7('.v senncides, die do-
e con ciò tulli i suoi porlanienli, tutte le veano servirli alla guerra. Osserva il Vo-
siie azioni, e lulla la sua vita veniva ail rini, che Stefano 1 si prevalsedellasuprc-
C'ASCI e un continuo sogrillzio al Signore, ma autorità e podcslà accordatagli o al-
iagli espiava ogni giorno colla ptnitenzai meno tollerala da'sudditi, presso i quali
falli di fragilità o d' inavvertenza in cui al suo tempo risiedeva. Dimostra poi le
jnciampavii. La sua virtù Qjandava un pierogativcdcUa regia maejilà, di cui Sle
tal bagliore, che faceva una viva impies- fano 1 si prevalse, e continuarono indi i
sione in tulli quelli chea lui si accosta- successori nel reame; e non polendo il
vano. I suoi figli soprattutto procurava- Verini ritrarre donde Stefano I acquislas-
no di camndnare sulle orme di lui.Euie- se tal potere, non è lontano dal credere,
rico suo primogenito lo imitava con t.ui- che gli antecessori duchi o vaivodi ne
lo fervore, che fino dal!' infanzia fu (»g- fossero in qualche possesso da loroapoco
getto d'animirazione per tutta lacrislia- a poco disleso. Quindi aggiunge, non (àu-
iiilà. Questo giovine principe si alzava a no ostacolo alla icale autorità di Slcf;i-
mezzanolle, recitava il n)altulino in gi- no I, alcune leggi fondamentali proiuul-
iiocchio,e faceva una breve meilitaziune gale in quel tenipo, uè i palli di conveu-
alla fine di ciascun Sidmo. Contansi dille zione stabiliti dopo Andrea II (i cpudi pe-
cose meravigliose di sue virtù e miraceli; rò non divennero comuni che nel secolo
non eravi persona più amabile, più pia e XIV) ad onta del giuramento, cui quale
più virtuosa di lui. Suo padre non si con- si astringeva i re all'osservanza de inetle-
tentava soltanto di educarlo nelle massi- sinn. Inoltre il Verini produce altre prò-
me della perfezione, ma lo informava e- ve incontrastabili in favore del jus regio
ziaiidio nella grande arte del regnare. Si ed ereditario del regno il'Ungheria, senza
attribuisce a lui il codice eccellenle delle che l'elezione fitta da'maguali sulla per-
leggi, che fu pubblicalo sollo il nou)e di sona del re possa far argine al diiitto del-
suo padre, il quale divenne la base fon- la genitura della fìiuiiglia, come ricavasi
damenlalc del governo ungherese. In 5^ da' monumenti autentici, ne' cpiali altro
capitolili! detto quanto è necessario a reu- non Ifggesi, che Regnuni pateiniun, jus
dere i popoli felici e cristiani, ed alcuni .successionis, e altre simili espressioni.
sono edifiranli. I^roibisce sotto pene ri- Molle altre cose, che riguardano la forma
go rose i delitli contrari alla religiont", qua- della successione, i modi, le leggi, lecon-
|i sono le violazioni delle domeniche e fé- venzioni, i giuramenti, si trovano sparse
sle, le irriverenze nelle chiese, la negli- nell'opera del Verini, le quali egregia-
genza di chiamare i preti ad assistere i nienledluslrano il graveargomento.qua-
moribondi. Raccomanda un rispello re- li sono a cagiou d' esempio i lentalivi di
ligioso per tutte le cose sante, e per gli Feidinando 1. per fissare con legge il di-
ecclesiastici the ne sono i depositari. Il re ritto eiedilario, e le opposizioni del Na-
fece pubblicare cpieste leggi per tulio il dasli; tale diritto ottenuto dal di lui fi-
suo regno, e prese le più sagge risoluzio- glio Alassiiniliano II perconcessionedegli
ni perchè venisseio fedelmente osservate, stati d'Ungheria; la successione eredita-
li governo feudale già era stabilito nel- ria e la primogenitura, stabilita nel 1687
l'Ungheria prima di Stefano I^ e quello sotto Leopoldo I; la prammatica sanz.io-
principe lo mantenne. I cimli ed i baroni ne del 17^3, per la quale fu accortlala la
che ne possedevano i gran dumiiiii, avea- successione anche alle femmine; i juivi-
iGo UNO
Ie"i de'diirlii, ovvero principi della cnsa
realc,e il vero sigìiificnlo e l'aiilorilà <!i
quelli che cliiamansi Regrs jnuìorcs, et
corrcrnlcs. Finalmente il Vei ini esami-
na eslabilisce i diritti dell'augusta M.'Te-
resasnlsuo regno d' Ungheria, la (piale
chiaaiòcome correggente il cousorteFran-
cesco I, seb!)ene non originario della fa-
miglia regnante non avesse |iio"0 nella
Do ' ' ^ ^
prammatica sanzione. Stefino I sodri a-
spre traversie, ed oltre Emeiico, crudeli
malattie gT involarono tutti i suoi figli.
Egli seppe Irar partito da queste prove
per istaccarsi sempre più dal mondo, ed
«nvrebbe di buona voglia spezzato tulli i
legami che vel ritenevano, se glieìo aves-
se permesso il bene della Chiesa e dello
stato. Fu quindi .'ilHilto per 3 anni di do-
lorose malattie. In questo stato di debo-
lezza, a cui si era ridotto, 4 palatini colse-
ro l'occasione d'insidiar la sua vita, sde-
gnali contro di lui per 1' esattezza colla
quale faceva osservar la giustizia senza ec-
cezione di persone. Uno di essi entrò di
notte tempo nella sua camera con un pu-
gnale nascosto sotto il suo abito, ma co-
ni'ebbe udito il re gridare: Chi è là. preso
da spavento e vedendosi scoperto, si gettò
o'piedi del pi incipe e ottenne il perdono;
Dia i suoi complici furono condannati a
morte, come la sicurezza dello slato esi-
geva.Riandò una legazione a Monte Cas-
sino per sua divozione a s. Benedetto, con
l'oblazione d'una bellissima croce d'oro,
jìrcgando 1' abbate a mandargli alcuni
monaci per fondare un monastero, e gli
concesse due religiosi anziani. Per Stefa-
no l l'Ungheria (iicollocata fra le nazioni
incivilite, egli creò quasi tutte le istitu-
zioni sociali che per lungo tempo la res-
sero, e per lui lo scettro ungarico diven-
ne ereditario nella sua famiglia. Rlorì
.Slefino 1 santamente come avea vissulo,
in Buda a' l'T agosto ro3H di anni 6o (e
non ()8 come per fallo numerico dissi nel-
la sua biografia ), avendo Dio operato
molli miracoli per glorilicarlo. La sua
nicmoria è la Ini veuerazioue presso gli
U N 0
nngl)eri,clie adoperano la sua corona per
la consagrazione de'loro re e la riguarda-
no come essenziale a quella cereinonia.
Nel catalogo de' santi solennemente ca-
nonizzati,cheripoitai nel voi. VII, p.3o7,
Io dissi canonizzato da Benedetto IX, in-
sieme a s. Eraerico o Emerido suo figlio,
riportando l'atto alioSG, secondo l'opu-
scolo ivi citalo, ma deve dirsi piìi tardi.
Anche Binaldi afferma che s. Emerico In
posto nel catalogo de'Sanli, celebrandone
la Chiesa l'annua sua gloriosa memoria a'
4 di novembre. Che lo canonizzò Bene-
detto IXj lo conferma Benedetto XIV,
De Seri'. Dei heatif. et eaiinniz., lib. i,
e. 4f ■ Però narra il Novaes nella Storia
di Innocenzo AT, che 4^ a""' dopo la
morte di s. Stefino I, fu nel i oS3 col per-
messo di s. Gregorio VII elevato il corpo
di questosanto, e chiusoin un'arca venne
deposto in una magnifica cappella della
B. Vergine in Buda (donde si vuole poi
trasportato nel magnifico tempio edifi-
calo dal santo in Alba Reale), alla pre-
senza del re s. Ladislao, quando si debba
prestar fede al vescovo ungherese Char-
tuiz o Cartasio che ne scrisse la vita ; e
perciò Baronio all'an.ioyq attribuisce a
Papa s. Gregorio VI Ma canonizzazione
di s. Stefano I. Anchei Bollandisfi sosten-
gono per canonizzazione tale elevazione
del santo corpo. Ma non sapendosi in qua!
maniera fosse fatta l' elevazione, onde si
possa determinare se essa induca beati-
ficazione o canonizzazione, il Novaes è di
sentimento, che questa l'eseguì per equi,
polleuza Innocenzo XI, quando ad istan-
za dell' imperatore Leopoldo I, ordinò
con decreto de' 28 novembre! 686, che
se ne ficesse l'ufTìzio e messa di precetto
in tutta la Chiesa con rito semidop[)io, as-
segnando per questa festa il giorno ?. set-
tembre, al quale la trasferì, in memoria
dell'insigne vittoria de' cristiani contro i
turchi neir assedio di Buda, residenza
del santo e luogo di sua beata morte. Tra-
sferì ancora nel martirologio romano il
suo uome dal giorno 20 in cui slava, per
U N G
essere in esso stalo elevato il suo corpo,
ni i^iornoi 5 ogcslo in cui morKNcliy4*^
lii festa di s. Stefano I fu dichiarala festa
del regno d'Uiìglieria. La vita del Carla-
sio si riporta dal Surio a' 20 agosto, p.
23 i-, e da' Dollatidisti, Ada SS. dia 2
sej)tcmhrìs.\A\ tradusse il gesuita p. Giam-
pietro Malici nelle sue file di Xf[[
SS. Confessori, Roma 1601. Deil' altro
gesuita l'ray abbiamo, Disscrtatioliislo-
rico-crilica de sacra dexlera d. Stefa-
ni, primi Huugariae rcgis, Vindobonae
177 r. Giuseppe Podliradezky, /7tó s.
Stcpha ni regis, aite torcila rtiiieo,\ìiìóiìe
i836. L'imperatrice regina M." Teresa,
per onorare la memoria del glorioso s.
Stefano I, fondatore e patrono del regno
d'Unglieria e 1.° re Apostolico, istituì nel
I 764 l'ordine equestre di s. Steftno I re
d' Lnglìcria (f^.), il cpiale è congiunto
alla corona d' Ungheria. Ora un nobile
ungherese ha donato alla regnante impe-
ratrice Elisabetta di Baviera, il vezzo d'o-
ro che appartenne alla regina Gisella, al-
la (piale ancora l'Ungheria va tlebilrice
della dilFusione del cristianesimo.
Non lasciando figli Stefano l il Santo,
in forza de'maneggi della regina vedova
Gisella, nel io38 fu eletto a successore
Pietro \' Alemanno, così detto pel suo at-
taccamento alla nazione alemanna, figlio
d'Ottone Orseolo doge di Venezia e della
sorella di s. Stefcuio \. Gli ungheresi eb-
bero tosto a pentirsene. Pietro die la pre-
ferenza agli alemanni e agi' italiani in
quanto agi' impieghi, oppresse l'Unghe-
ria con imposizioni, e perseguitò coloro
• che reclamarono 1' autorità delle leggi.
Una condotta così tirannica, le sue crudel-
tà e lesue lascivie, destarono una sommos-
sa generale. Gli slati si raccolsero nel io4i
o 1 042 e deposero Pietro. La regina Gi-
sella, co'cui consigli egli erasi regolato, e-
sperimentò in forma più ancora severa
il risentimento degli ungheri, s' è vero,
come dice Alberico delle Tre Fontane,
ch'essi la posero a morte in punizione de'
mali che aven loro causati. Saoiule detto
voL. txxxiir.
U i\ G iHi
Aba 0 Owon marito di Sama sorella di s.
Stefano l,fu sostituito nel io4 io nel io '[2,
al re Pietro che Io avca esiliato. Que-
sta elezione non corrispose neppur ess;i
alle speranze degli ungheri. Aba di ca-
rattere assai crudele, (juando si credette
rassodato sul trono, fece vedere gli stessi
vizi che aveano occasionala la rovina del
suo predecessore, e fece uiorire tulli quel-
li della nobiltà ch'egli sospettava non a-
ver tenuto [)er lui. Aba fece dire a s. Ge-
rardo vescovo di Chonad di doversi reca-
re a corte per la solennità della corona-
zione; ma il santo che riguardava come
inicpia r espulsione del re Pietro, ricusò
di comunicare coli' usurpatore, anzi gli
predisse che se persisteva nel suo delillo,
il suo regno finirebbe colla sua vita per
giusto castigo divino. Si trovarono tut-
tavia altri vescovi che intervennero alla
ceremonia della coronazione, Nondin»eno
pe'portaraenli di Aba, gli ungheri irrita-
ti, chiamarono a loro soccorso l'impera-
tore Enrico HI. Questo princi[)edopo a-
ver fatto 3 invasioni in Ungheria ne' 3
anni successivi, sconfisse presso Giavari-
no le truppe d' Aba a' 5 luglio io44 ^
104^- Gli uni dicono che Aba fu ucciso
nella nnschia, gli altri che avendo preso
la fuga, fu arrestato in un villaggioe con-
dotto al re Pietro che gli fece troncare il
capo. In detto anno Pietro essendo risa-
lito al trono non si occupò che di Irar
vendetta di coloro che ne lo aveano fatto
discendere. Una nuova congiura non tar-
dò a formarsi contro di lui. Andrea, Bela
e Leventha figliodi Ladislao il Calvodeì-
la famiglia di s. Stefano I, vennero dalla
Polonia, ov'eransi ritirati, per unirsi a'
malcontenti. Neil 046 oio47 Pietro do-
po essersi difeso per 3 giorni come un
leone nel vdlaggio di Zamur, fu preso e
condotto diiianzi Andrea che gli fece ca-
var gli occhi; altri invece dicono che An-
drea punì severamente gli autori di quel
delitto: essendo slato poi gettato in una
prigione vi morì l'anno stesso, o nel 1 o55
come vogliono alcuni. Sua moglie, di cui
1 1
i62 UNG
i-noiasi il nome, era sorella d'Albeiio 11
Vìllovioso duca d'Austria. Due cose avea-
noprincipalmeiile sollevalo gli unglieii
conilo il le Pietro dopo il suo lislabili-
mento: l'oraoggio da lui reso alTimpcra-
toie colla cessione de'dislrelli posti al di
qua delia riviera di Leilha, e la proiezio-
ne accordala agli ecclesiastici. Questi ven-
nero perseguitati e se ne fecero de' mar-
tiri, fra'quali de'vescovi.Nèdi ciò conten-
ti, spogliarono e arsero le chiese, uccisero
ancora chierici e nionau, ministri reali e
magistrali, e in (ine i fedeli lanlo paesa-
ni che forestieri. La persecuzione fu sì
grande e accanita, che se avesse avuto
lunga durata avrebbe ridotto al niente
il cristianesimo nel regno. Nel 1046 o
io47 Andrea 1, cugino di s. Stefano I e
congiunto di Pietro, gli fu dato per suc-
cessore. Egli avea promesso a'signori un-
gheresi di ristabilire l'idolalria; ma fece
l'opposlOje protesse altamente la religione
cristiana e i suoi ministri. Il 1 ." alto in cui
mostrò sul trono la sua perseveranza nel
cristianesimo, contro i furenti pagani, fu
il seguente. Quattro vescovi,alla cui lesta
era s. Gerardo vescovo diChonad, istruiti
della promessa sacrilega da lui fatta, e-
ransi posti in cammino per distornarlo
dall'eseguirla. Giunti presso Alba Pieale,
ima truppa di soldati comandali dal du-
ca Valila, uno de' più ardenti difensori
dell' idolatiia e implacabili nemici della
memoria di s. Stefano 1, gì' invesfi, e
trucidò s. Gerardo con due altri vescovi;
ma sopravvenuto il nuovo re dissi[)ò que
crudeli persecutori, e salvò l'altro vesco-
vo. Andrea ! solennemente coronato da'
3 vescovi del regno, quietò le cose e le di-
spose così oUiraamenle, che sbandita l'i-
dolatria, fece riliorire nel regno la reli-
gione cristiana. iNel 1 o52 Andrea 1 pregò
il Papa s. Leone IX a recarsi in Germa-
nia per comporre le discordie nate fra lui
e rimpeiatoreKnrico HI. Il Pontefice pa-
7ientissiiu(j nelle fatiche e pieno di carità,
benignamente 1' esaudì per conservar la
pace Ira'principi cristiani. Ria come riu-
UN G
sci al re di trarre Enrico IH dall'assedio»
non più ubbidì il Papa come conveniva
a autorevole mediatore. Il Piinaldi dice
che il re deluse il Papa, ed il Novaes nella
storia di questi riferisce che lo scomuni-
cò per avere rifiutato l'autorità aposto-
lica. Bela suo frateUo, da lui crealo duca
d'Ungheria col cedergli il 3." del regno,
conlava succedergli giusta la convenzione^
tra loro segaita. Andrea I per disingan-
narlo fece coronare Salomone suo figlio
in elùdi 5 anni. Nel io5g si dichiaròguer-
ra tra* due fratelli, che non ebbe lunga
durata. Vedendosi rinforzalo dalle mi-
lizie imperiali e del duca di Boemia, An-
drea 1 nel 1061 presentò la battaglia a
Bela sulle sponde della Theiss, ma aven-
do indugialo neh' assalire cogli unghe-
resi del suo partito, fu preso nel combat-
timento. Le guardie che gli si dierono fa-
cilitandogli colla loro negligenza il mez-
zo di fuggire, egli ne profittò senza però
migliorare colla sua evasione la propria
sorte. Riparatosi nella foresta di Bokon
vi morì di rammarico. Il Piinaldi diceche
era slato caccialo dal regno e accecalo,
e che in parte di esso gli successe il fi-
glio. Rinvenuto il suo corpo fu portato
alla chiesa di s. Agnan di Tihon da lui
edificata sulle rive del lago Balalon, e ivi
ebbe sepoltura. Ebbe da Anastasia sua
sposa, figlia del gran principe di Mosco-
via, olire Salomone, Davide e Adelaide;
moglie di Uralislao duca di Boemia. Nel
1061 Bela 1 vincitore del fratello si fece
coronare, e la condotta tenuta da lui sul
Irono onestò in parte la macchia distia
usurpazione. Egli fu sollecito de'bisogni
de'suoi sudditi, procurò l'abbondanza e
provvide alla pubblica sicurezza con sag-
gi ordinamenti. Richiamò i partigiani di
Salomone suo nipote, e li ripristinò ne'
loro beni. Volendo rendersi popolare con-
vocò presso Alba Reale una generale as-
semblea del popolo, composta di due de-
putati per ogni villaggio, per dar con essi
opera alla riforma dello stato. Essi vi si
recarono in maggior nucuero, e credcu-
U N G
dosi forti abbastanza per dar Io legge, o-
sarono cbiedere il periDesso di far ritor-
no al paganesimo. di lapidare i vescovi,
stertuiiiarei preti, strozzare i chierici, im-
piccile i decin)atori, dislrugi^ere le chie-
se e far in pezzi le campane. Il re veden-
do imminente una sedizione chiese 3 gior-
ni a deliberare. In qiiest' intervallo egli
radtmò milizie, e comparve alla loro lesta
il 3.° giorno. Subito fece pigliare e impri-
gionare i capi sediziosi, e aspramente tor-
mentare con vari supplizi alla vista degli
altri faziosi, onde si represse il tumulto e
il popolo rientrato nel dovere, la religio-
ne cristiana restò nella pristina libertà,
dopo aver evitato la distiuttrice tempe-
sta che la minacciava. Breve fu il suo re-
gno. Essendo nel suo palazzo di Demes fu
talmente malconcio dalla caduta d'un pa-
vimento, che trasfeiilo mezzo morto a Ca-
nise ivi niorì nelio63 oio64- Venne tu-
mulato nel monastero di s. Salvatore da
lui eretto a Zewkzard, così da lui chia-
malo per alludere alla calvezza del suo
capo e al suo buon colorito. Lasciò dalla
sua sposa, figlia di Micislao li duca di
Polonia, 3 figli, Geisa, Ladislao e Lam-
bert, oltre due figlie, Sofia maritata a 3
principi, ed N. moglie di Zuonimir re di
Croazia e Dalmazia, il qualf; essendo mor-
to senza posterità, lasciò il regno alla'sua
vedova. Nell'istesso anno Salomone figlio
d'Andrea I fu ricondotto in Ungheria dal
suo cognato Enrico IV re de' romani,
presso il quale erasi rifugiato e sposata la
sorella Sofia. Enrico IV Io fece incoro-
nare alla sua presenza per la a,° volta in
Alba Pieale, in premio del qual servigio
richiese che gli facesse omaggio dell'Un-
gheria come d'un feudo dell'impero. Que-
sto forse avvenne pili tardi, come dirò alla
sua volta; Al loro arrivo, Geisa figlio del
re Bela I avea preso la fuga, ma ritornò
tosto partito Enrico IV, fece guerra a Sa-
lomone, e l'anno dopo concluse una con-
venzione che assicurò il trono al suo ri-
vale e a lui il 2.° posto nello slato, cioè
quello di duca. Questa pace firmata a'20
UNG i63
gennaio fu opera de'vcscovleper partedi
Geisa fu così sincera, che trovandosi con
Salomone il giorno di Pasqua in Cinque
Chiese, gli pose egli stesso la corona in le-
sta in niezzoa numerosa assehd)lea,e poi
il condusse alla cliiesa de'ss. Apostoli per
ascoltar messa. Geisa e Ladislao suo fra-
tello furono di gran soccorso a Salomone
nelle guerre che questi ebbe a sostenere
contro gli stranieri. Col loro valore egli
ricacciò i boemi e i valacchi, che aveano
invaso gli imi dopo .^li altri l'Ungheria.
I bulgari comandati da ulllziali greci, poi-
ché allora erano sommessi agl'imperaio-
ri d'oriente, comparvero poi sopra una
flotta falla da essi costruire a Belgrado e
colla quale rimontarono la Sava. Prima
del loro sbarco scontraronsi con quella
di .Salomone che trionfò di essi, sotto gli
ordini di Geisa e di Ladislao, a malgrado
del fuoco greco che adoperarono per ri-
durla in cenere. Dopo tale viiioria Salo-
mone pose l'assedio dinanzi Belgrado, che
fu uno de'piìi micidiali per la vigorosa di-
fesa falla dagli assediali e le frecpienli lo-
ro sortite. Durava esso da circa 3 mesi,
quando una donzella ungherese eh' era
tenuta prigioniera in città, si avvisò d'ap-
piccare il fuoco al suo quartiere ( è iucer
lo se per tradimento o per iu)prudenza),
donde si propagò l'incendio per lolla l;i
piazza, il che ne facilitò la presa per la co-
sternazione incussa negli abitanti e neli.i
guarnigione. Gli ungheri inseguirono i
bulgari fuggiaschi e ricuperarono da essi
il bottino che aveano fallo nelle loro e-
scursioni. L'assedio lungo e sanguinosodi
Belgrado fu notabile sopialttitto perchè
la storia per lat.^ volta fece menzione di
cannoni, e gliassediantisene valsero, ma
pure non doverono a tale arme terribile
la presa della città, sibbeue al detto in-
cendio. Tali primitivi cannoni si vuole
che non iscagliassero palle di ferro, ma
pietre da ^ofino a 120 libbre, delle grosse
frecce e delle composizioni incendiarie. E
possibile elle gli ungheresi ne avessero im-
parato l'uso da'tarlari, poiché da remo-
,64 UNO
lissimi tempi i cinesi conoscevano In pol-
vere (li cannone. Tra quelli acni si atfri-
biù l'uso o l'invenzione in Europa ilella
polvere sulfurea, si comprende anche Sa-
lomone re d'Ungheria. Quanto al vanto
che se ne dà in Germania al frale Bertol-
do SchAvarlz, verso la fine del secolo XI 1 1
o nel principio del XIV, molli tedeschi
lo riguardano come un personaggio im-
maginario. Suir origine della polvere e
dell'artiglierie parlai ne'vol. XL V,p. 1 02,
LXVll, p. 164 e altrove. Ma le spoglie e
le ricchezze tolte a'bidgari, furono il man-
tice della discordia Ira il re e Geisa. Sa-
lomone col consiglio del conte di Vid ac-
cusò il duca d' essersene appropriala la
maggior parie e voleva astringerlo a una
nuova divisione. Entrambi si accaloriro-
uo, e si separarono con reciproci divisa-
menti di vendetta, onde bentosto fu di-
chiarala Ira essi la guerra. Salomone che
era slato per insidia vincitore di Geisa in
uni ." combattimento, fu vinto in un 2.°
con perdita sì grave che disperando di
ripararla, fuggì a Presburgo e lasciò al
suo rivale il rimanente del regno, seguen-
<lolo la legina Sofìa, nel 1074^1 075. Nar-
ra all'annoi 074 ilPiinaldi, che Salomone
mandò i suoi ambasciatori al suo cognato
Enrico IV, divenuto perfido persecutore
della Chiesa e di s. Gregorio VII, chie-
dendogli soldati contro Geisa, e promet-
tendogli di prendeilo per collega nel re-
gno, d' essergli tributario e di dargli in
mano le più forti città dell' Ungberia. Il
che avendo inteso s. Gregorio VII esser-
si recato ad eiretto,cioècheSalomoneavea
ricevuto in feudo il regno da Enrico IV,
come se questi ne fosse signore, vedendo
il pregiudizio che si faceva alla Chiesa
romana, a cui spellava dargliene l'inve-
stitura, perchè ad essa s. Stefano 1 avea
già dato l'Ungheria, gli scrisse una lelle-
la riprendendolo e minacciandolo di pro-
cedere contro di lui colle censure eccle-
siastiche, dove non avesse tali cose emen-
date. Soggiunge il Rinaldi, ma per giu-
dizio divmo avvenne, che chi volle rice-
U N G
Tere il regno d'Ungheria da altri e non
dalla Sede apostolica, lo perdesse affatto.
Pure non lasciò s. Gregorio VII, come
padre comune, di procacciar la pace fra
loro, come fanno palese le sue lettere
mandate a'competitori Salomone e Gei-
sa. ed anche scrisse alla moglie di Salo-
mone, che Rinaldi chiama Giuditta, con-
solandola. Nel 1074 01 075 Geisa oGey-
sa I, divenuto padrone dell'Ungheria, si
fece coronare in Alba Reale,e mandò am-
basciatori alia s. Sede con sue lettere a s.
Gregorio VII. Questo Papa nelle rispo-
ste l'ammonì, che non pensasse essergli
lecito cosa alcuna, fuori della giustizia, e
che volesse mantenere! diritti dellaChie-
sa romana sopra il regno d' Ungheria,
pel dispregio de'quali Salomone avea me-
ritato, che Colui il quale di tutte le cose
è Signoie gli togliesse il regno. Nondime-
no s'aifalicò con sue lettere di metterli
in pace, per le guerre in cui Salomone era
soccorso da Enrico IV: allora Geisa I in-
vocò la prolezione della s. Sede e se ne
giurò vassallo. Delle quali cose feci pa-
rola nella biografia del Papa. Sidone e
Martinetti, Della s. basilica dis. Pietro,
lib. i,cap. 3 : Delle oblazioni fatte al-
l'apostolo s. Pietro nella basilica Va-
ticana, raccontano al n.° xxi.E celebre la
lettera da s. Gregorio VII scritta a Salo-
mone red'Ungheria,e il forte rimprovero
con cui condannò la di lui ingratitudine,
poiché trovandosi in possesso d'un regno
offerto già da tanto tempo a s. Pietro, e-
gli ne avesse presa l'investitura, non già
dalla s. Sede, ma da Enrico IV rediGer-
mauia. Il zelante Papa fonda le sue que-
rele in due fatti, ed afferma che il re s.
Stefano I suo antecessore avea fatto al s.
Apostolo divota offerta di quel medesi-
mo regno, e di qualunque altro diritto e
dominio che a quello apparteneva ; ag-
giungendo l'altro esempio dell' impera-
tore s. Enrico II, il quale dopo la gloriosa
conquista di quello scettro (intenderan-
no forse parlare dello scettro imperiale o
di allro regno, non mai dell' ungherese^
UNG UNO i65
poiché s. Enrico II cognato a s. SleijiioI sia. Eseguì ciò e abbiiudanteriiente iliiuo-
iiori guei leggio l'Ungheiia, contribuì so- vo le, mandando a s. Gregorio VII itera-
lo alia pioijagazione della tede; bensì te aitiiiascerie. Questo l^apa nel i 07C) dal
guerreggiò contro gl'idolatri della Scliia- sinodo romano inviò a s. Ladislao l una
vonia, che aveanodalo il guasto alla dio- leg^izione per cercare e collocare col do-
Cesidi Mersebingo e distrutto moltechie- vulo onore le reliquie de' santi, che avea-
se, e li vinse), avea deposta sul corpo di no innatliato l'Ungheria colla predicazio-
s. Pietro la corona e la lancia in segno del ne della fede. Giunto il legato apostolico
suo vassallaggio e di tutti i suoi stati:y;/'o in Ungheria e adunala un' asseuìblea di
gloria Iriiuìiphi sui Ulne Rc^ui dìrexit nobili, fVi elevato il corpo di s. Gerardo
insignia,(iuo pi-i/icipaluni (lignilatis e- S^igrcdo, dal Pa[)a dichiaralo martire,
Jus {itliiicre cogiioi'iC.ìtntì(itmn\scvi/o- dalla chiesa della B. Vergine presso il
li riferiscono col Pagi, che la mancanza luogo ov' era stato lapidato e trafitto, e
di Salomone era provenuta piuttosto da postu in urna trasportato nella sua cat-
Decessilà, che da disubbidienza. Iinperoc- tedrale di Chonad sulle s[)alle del ree
che es«.ei)du stato vinto in battaglia e spo- de'[)rincipi, e collocato in luogo onorevo-
glialo del legno da Gioiade o Geisa 1, per le, ove Dio lo fece vieppiìi ris[)lendere per
ricuperare il jiossesso lo sventurato re lece la copia de'miracoli. Il santo re non prese
ricorso ad Enrico IV, e avendo col di lui che il titolo di amministratore, e prole-
mezzo riac(|uistato il regno lo fece tribù- sto che non si sarebbe mai fallo incoro-
tario al suo liberatore. Ciò nonostante s. nare mentre vivesse Salomone. Egli ri-
Gregorio VII se ne dolse e lo condannò, chiamò questo principe e lo colmò d'o-
Xanlo strelta e precisa era la dipendenza nori e benefizi, ma Salomone non corri-
di (juesto regno dalla Chiesa romana. Au- spose a tanta generosità che colla ingra-
?.i nel voi. LXIX, p. 274 l'iportai, che s. liludine. Accortoci s. Ladislao I ch'egli
Gregorio VII dichiarò re di Dalmazia, studiava di perderlo, prevenne i suoi ili-
Cioazia e Schiai'onia, Demeli'ìo che ì\e segni nel 1 081 facendolo rinchiudere a
avea falle fervide istanze con promessa Vicegrad. La sua cattivila fu di breve
giurala alla s. Sede d'annuo tributo, seb- durala, poiché in capo ad alcuni mesi s.
bene que'regoi fossero nella suprema si- Ladislao 1 lo reslilul iu libertà, persuaso
gnoria del regno d' Ungheria. La pru- che si fosse mulato di disposizione a suo
deiiza e il valore di Geisa 1 resero inutili riguardo, ma s'ingannò. Salomone aven-
g!i sforzi falli da Salomone per rimon- do formato legami col capo de'valacchi
lare sul trono. IMorì Geisa I a' aS aprile e de'greci, assoldò un esercito e dichiarò
1077, lasciando di Gisele sua sposa, bglia guerra a s. Ladislao 1. Però vinto nella
di bertoldo di Carintia, due figli in lene- 1.' battaglia, si gittò co'suoi alleati sulla
ra età, Colomano ed Almus, ed una figlia Bulgaria, ove i generali greci che colà co-
Pyrisca maritata all'imperatore greco mandavano, gli fecero provare nuove pe-
Giovanni Comneno. Nello stessoi077 e ripezie, per cui perduta ogni speranza si
a proprio malgrado fu eletto re s. Ladi- ritirò io una suliludine iu cui finì i suoi
^/(/oy (7 .)(ValellodiGeisa 1 eperciò figlio giorni nel 1087, o come altri vogliono
di Bela 1. 11 Papa s. Gregorio VII scrisse sollo il regno di Colomano, nell'esercizio
a Neemia arcivescovo di Suigonia, che d'opere di austera penitenza e virtuose,
insieme cogli altri vescovi e co'principi del giusla gli storici ungheresi, per cui venne
regno lo consigliassero a notificargli la veneralo per santo. Thvvrocz, il più au-
sua divozione verso la s. Sede, mandau- lieo di essi, aggiunge che fu seppellito a
do in Roma i suoi ambasciatori, e così il Pula nellislria. In tale articolo, pailan-
Pdjiu gli avrebbe poi lallu beuìgua ri&]JO- do della cuUcdrule, dii»;9Ì col d.' Ivaudlcr^
iG6 UNG
veueiarsi Ira le reliquie quelle del b. Sa-
lomone, the ritiialosi presso il cognato
Udalrico inai cliese d'Istria (un Udalrico
niaicliese tli Curinlia e Istria fu 2." mari-
Io di Sofia figlia di Ijela I zio di Salomo-
ne), visse penitente e mon santo, lleilol-
do di Costanza in vece as!^el•isce che nel
1 087 avendo Salomone fatta una spedi-
zione contro i greci (probabilmente la già
riferita), perì nella battaglia cbe die loro
dopo aver ucciso incredibile numero di
soldati. Meglio è leggere il p. Vvay,DìS-
scrtaùoncs historico-crilicac de sanctis
Salomone rege, et Hemerìco duce H un-
g-«/7/7f, Pestum 1774- Ritornali in Un-
gheria i vaiaceli! sotto la condotta del
nuovo capo Kopuich, furono nuovainen-
le sconfitti in una battaglia in cui per-
dettero il loro generale con gran nume-
ro delle sue genti. Il re s. Ladislao l eb-
be poi a combattere i russi, i polacchi, i
boemi e altri popoli,che venuti l'un dopo
Tallio ad attaccarlo, furono tulli 1 espili-
li, non riportando dalle loro s[)edizioni
se non vergogna. Queste vinone lo rese-
ro rispettabile a liilli i suoi vicini, e gli
imgheri per le virtù riportate nella bio-
grafia, lo tenevano in tanta venerazione
che comuncmenle lo chiamavano il san-
to re. Gli sloiici nazionali dicono ch'egli
estese i propri stali co'regni di Croazia e
Dalmazia, ceduti a lui da sua sorella ve-
dova del re Zuoiiimir morto senza di-
scendenza nel 1 087 al più tardi. Ma Gio-
vanni L\ic\u,IJisioritic fcgid Dalniatiac
<-/Oo<///</c, s(jslieiie che s. Ladislao I non
possedè che la Croazia, e che i veneziani
inipadionironsi della Dalmazia. Certo è,
secondo Du Cange, Faniil. Byzuiit., che
A Itale Faliero, il quale pervenne al do-
galo di Venezia nel 1084 e morì nel 1 oqG,
fu ili. doge che si (pialdicò duca di Dal-
mazia. iNel 1087 i principi di Germania
ledeli u s. l'ietro, il ■."agosto fecero un
parlamento generale con Enrico IV e
suoi fiutori,e gli promisero aiuti per ri-
conqiiislarei suoi douiiuii, se volesse farsi
itssolveic dalla scomunica da cui era al-
U NG
laccialo. Ma l'indegno principe persisten-
do nella sua riprovevole ostinazione, nepr
pur confessò d'essere scomunicato; per
cui i cattolici deliberarono di non aver
pace con lui. Vi furono Ielle le lettere
di Papa Vittore III, colle quali notificò
a'principi d'esser succeduto a s, Gregoriq
VII, confermando il di lui giudizio coUt
troEmicu IVe suoi partigiani. Colla qua-
le dichiarazione vennero smentite le bu-
gie di Sigeberlo, che s. Gregorio VII pen-
lilosi alla morte, confessò d'aver fallato
e ordinò a'successori d'assolvere Enricq
IV co' suoi fautori. Anche s. Ladislao I
mandò una legazione a tale assemblea, di-
chiarando ch'egli persevererebbe sempre
nella fedeltà a s. Pietro, e promettendo
che sarebbe stalo pronto, bisognando, di
marciare con 20,000 cavalli a favor de'
cattolici contro gli scistualici. A vea S.La-
dislao 1 sposalo prima Gisele figlia di Ber-
toldo di Carintia, poi Adelaide figlia di
Piodolfo di Svevia eletto re de' romani
contro Enrico IV, da cui ebbe Coloma-
no che gli successe, da altri confuso col
figlio di tal pome di Gelsa I. A s. Ladi-
slao I, secondo alcuni storici, fu conferi-
to il comando della I." Crociata ùì 2V/--
ra Santa (della quale e delle successive
tenni proposito anche a Turchia), ma la
sua morte accaduta a:' 190 meglio a' 3 a
luglio 1095, obbligò i crociali a scegliere
qllrocapoj e fu seppellito a Vaiadino, ove
se ne venera il corpo. E nominalo nel
Martirologio romano a' 27 giugno, ch'è
il giorno ili cui si fece la traslazione dj
sue reliquie, e in Ungheria si celebra lat
festa col nome di s. Laslo. I suoi miraco-
li determinarono Celestino III a canoniz-
zarlo nel I 198 secondo IJutler, come dis-
si nella biografia. Kiporlando nel citato
voi. VII, p. 067, il catalogo de'sanli ca-
nonizzali,[)ubblicalodall'Amici, Il sacra
li to della Canunìzzazioiu', lo dissi cano-
nizzato neh 191, ma ripelei il suo erro-
re chiamandolo re d'Inghilterra e (|uì ne
fo emenda. Alili lo prelesero canonizza-
lo da Calisto HI. Queslo santo nel 1078
UN G
fondò in Ungheria l'abbazia di Senligi*,
in cui doveansì aiiiiiiellet'e soli francesi,
prova della slima in cui teneva (|iieiia na-
zione^ la quale anlicaniente lu chiamava
s. Laucelot. Si ha del [). l'ray, Disserta-
tio de s. Ladislao regc, Pestun» >774'
Colornano succeduto al padre, si pretese
da alcuno che fosse alloia vescovo di Va-
radino, ma ciò non è asserito che da po-
chi e dubbiamente. Sia comuur|iie, gli
unglieiesi nel decretargli la corona fece-
ro cattiva scella, qual principe mal for-
malo di corpo e di spirilo. Nel 109G egli
vide nelle sue terre giungere il i .° mani-
polo di crociati, capitanato da Gualtiero
Senza avere (perchè non possedeva che
la spada) gentiluomo francese. Egli ac-
cordò loro bbero il passo e permise il
Iralllco de' viveri, ma i sudditi non si
purliirono così. Poiché 16 di essi fermati-
si all'insaputa del capo loro al di qua del>
la Sava per comprare dell'armi, furono
assaliti dagli ungheresi, spogliati e riman-
dali afTalto nudi. Poco dopo comparve in
Uiiglieria il celebre Pietro l'Eremila apo-
stulo della crociata, alla lesta di 4o,ooo
uomini,e percorso pacillcamente il regno,
all'imboccatura della Sava videro sospe-
se alle mura della città, come in trofeo,
le spoglie de' 1 6 crociati. Questa vista mi-
se in furore l'armata e il suo condottie-
ro. Per vendicar tale oltraggio si marciò
a bandiere spiegale verso la città, la qua-
le chiuse invano le sue porte, poiché fu pre-
sa per iscalata, inseguiti gli abitanti che
in numero di 7000 eransi salvati sulla
montagna al di là dal (ìuuie, e ne sgozza-
rono 4ooo; dopo di che tornali i crocia-
ti nella città, la saccheggiarono per 5 gior-
ni. Pietro avvertilo che la nazione racco-
glievasi per piombar sui crociati , valicò
la Sava col bottino e perde nel passaggio
gran numero de'suoi, uccidi dagli unghe-
resi epalziuaci posti in imboscala. L'Un-
gheria dopo la visita di (juelle due bande
di crociali, uua 3.'^ u' ebbe 1' anno stesso
con a capo il prete del Palalinato (iode-
scale che a vea raccolti iuGermauiaiS.ooo
U N G 167
uomini. La loro indisciplinatezza li fece
cacciar via dagli ungheresi, e il prete si
sliinò lro|)po fortunato di poter raggiun-
gere con alcuni fuggiaschi il proprio pae-
se. Quest'esempio non rese più saggia una
4." divisione di 200,000 fancesi, (iani-
minglii e lorenesi,a'quari eransi unito con
i?.,ooo uomini il conte Emilcone nelle
vicinanze del Pieno. Essendo da Colorna-
no slato loro ricusalo il passaggio, volle-
ro francarlo colla forza, ma subirono l.«
sorte stessa di quelli che gli aveano prece-
duti. Finalmentea'20 settembre compar-
ve sulle frontiere dell'Austria e dell'Un-
gheria la bella armata di Gotfredodi Du-
giione, nella quale slavano tutte le forze
della I .'crociata. Colornano s'abboccò coi
capi ed aprì ad essi la strada pe'suoi sla-
ti , dopo essersi giustificalo dell'ostilità
praticale contro le truppe precedenti per
la necessità in cui l'aveano posto di repri-
mere le loro devastazioni. Dice la storia,
ch'ei gli scortò sino alle spomle della Sa-
va, ove si congedò pienamente conlento
della loro condotta. Ritornato nella sua
capitale, non andò guari che si disgustò
col cugino duca Almo, che altri chiama-
no fratello, rilenendo Colomano figlio di
Geisa I, per false relazioni die gli erano
state date intorno a lui. Indi ruppero Ira
lorn guerra civile, ma nell'atto di comin-
ciar la pugna i grandi li costrinsero alla
pace. Almo però teiiieudo il risentimen-
to del re riparò in Germania. Colomano
nemico della quiete turbò poi quella dei
vicini. .4ssoldato un esercito lo trasse sul
territorio russo, ove non avea alcun mo-
tivo di dissapore. La duchessa di Russia
Lanca, sorpresa di tale invasione si recò
da lui e gittatasi a'snoi piedi lo supplicò
piangendo a risparmiare un popolo che
non gli avea dato alcun motivo di ([nere-
la. Il feroce monarca ebbe però la barba-
rie di respingerla co' piedi, dicendo che
la maestà del trono non deve contami-
narsi dalle lagrime d'una donna. Uitira-
tasi Lanca col dispetto in cuore, implorò
il soccorso de' valucchi, i quali sempre
, Gii U i\ G
jiruiilia maiciur contro rLfnglK'iin,si re-
carono a frolla intorno a lei soUo la con-
dona del c.ijìo loio IMircode. Gli unghe-
resi (iirnno sconfitti, fatti a pezzi, e i ri-
ijia>ti trovaronsi a tale estremila di vive-
ri, die furono costrelli a cibarsi de' loro
c.ilziii. Coioinano si stimò assai fortuna-
to di potere sagginngere 1' Ungheria coi
miserabili avanzi del suo esercito. Questo
sì terribile scontro gli fece perdere per
tjualclie lenipo il gusto de'conquisli; ma
ciò non fu die a danno de'suoi sudditi,
a'quali fece sentir tulio il peso di sua po-
tenza nell'esercitarla lirannicauienle. Nel
I I 06 il duca Almo maneggiata secolui la
pace ritoinò in Ungheria, e qualche tem-
po dopo partì per la crociala di Palesti-
na. Neil 1 12 tra essi scoppiarono nuo^s
dissensioni, e Almo tornato in Germania
indusse l'imperatore Enrico V a recarsi
l'anno dopo in Ungheria, per costringe-
re il fratello ad accorilargh la pace. Co-
lomano finse di cedere al desiderio del-
l'imperatore, ma appena (piesti fu parli-
lo fece arrestare Almo e Bela suo lìglio,
cavar loro gli occhi, poi li rilegò nel mo-
naslero di Demes fuiulato da Almo. Po-
co d</p() caduto gravemente malato spe-
dì un ufljziale per trucidare Almo, acciò
non potesse succedergli. 1 monaci difese-
ro il Joro fondatore e impedirono l'esecu-
zione dell'ordine sanguinario e b.ubaro.
II Palma nella sua Nolizia sulUL iiglic-
7ia , discolpa Colomano dalla taccia di
cruildlù,e la severità con Almo l'attribui-
sce all'incostanza di questo. Coiomano fi-
nì i suoi giorni a' 3 febbraio i 1 i4, « fu
seppellito in Alla Reale. Egli aveas[)0sa-
lo la figlia ili Ruggero 1 conte di Sicilia,
da cui nacquero Stefano 11 che gli suc-
cesse, e Adelaide moglie di Sobieslao I re
di Roemin. Da altra moglie ebbe Doridi,
die non volle riconoscere; altri prelendo-
110 nato da Coiomano altro Rorieh, che
sposatala liglia di IJoleslaolII redi Polo-
nia,questi lo feceduca di Ihilicia.Di 1 3 an-
ni sali al lioiio Sid'.in,, || il /ù,/gt>rr, so-
prannome datogli per l'utrocesuu coudut-
U N G
fa. Sembra che isuoi luloi i abbiano secon-
date lesue inclinazioni, giacche non iscor-
gesi die usassero dell'autorità del loro po-
sto per reprimerle. Nel r 120 egli fece una
subitanea invasione nell' Austria donde
trasse gl'osso bollino. IMa il mai clieseLeo-
pnido 111 il Pio portatosi sulle frontiere
d'Ungheria, le saccheggiò a ferro e fuoco.
Stefano 11 nel i 122 dichiarò guerra al du-
ca di Boemia, e poi quasi subito si paci-
ficò. Porlo quindi le sue armi in Russia,
Polonia, Bulgaria e Grecia, lasciando o-
Min([ue le tracce di sua ferocia, JN'è me-
no fu odioso per le sue sregolatezze, ma
se ne pentì al terminar de'suoi giorni. Ca-
duto malato in Agria , rimiselo scettro
all'accecato Bela, e vestitosi dell' abito
monastico in segno di penitenza, morì nel
I i3r. Ebbe in moglie la (Igliadi Rober-
to Guiscanlo duca di Puglia, ovvero Giu-
ditta (ìglia diBoIeslao 111 re diPo!onia;può
anche darsi che le abbia sposate succes^i-
vainenle. Fu padre diGeisa.e della moglie
di Alberto il Divolo margravio d'Auslria.
I\Ieicè le cure di sua sposa Elena figlia
t\\ù\ signore greco, benché cieco Bela ti
montò sul trono, resse saggiamente i suoi
stali e fu re d'insigne pietà. Tenne fron-
te 0 Borich figlio di Coiomano che pre-
lese lorgli lo scettro. Nel i 1 35 i conti del-
la Marca orientale di Baviera ossia l'Au-
stria, presero per sorpresa e senza dichia-
razione di guerra l'resburgo. A (|uesta
nuova Bela 11 accorse alla lesta di nume-
roso esercito per ritogliere la piazza. Du-
rante l'assedio alcuni de'suoi tiHiziali es-
sendosi abboccati cogli assediali, chiese-
ro loro il motivo di tale invasione, al che
risposero ch'era pegl' interessi di Boricli
rifugiatosi in Baviera. Ma questi non ispo-
rando soccoisi restituirono la piazza. Be-
la Il pii'catoconlro Enrico iU^/Y;(';7;odu-
ca di Baviera enlrò ne'suoi slati, gli die
battaglia e lo mise in fuga. Neh i 38 fe-
ce il conquisto della parte della Servia
bagnala dal fiume di Rama diesi getta
nel Naro o Narenla, la cui iiuboccatura
è nel tiolfo di Venezia. Allora a'titoli di
U i\ G U N G 169
Jìc </' Uni^hfrid, Crodz-id e Dalmazia^ zia. Poco dopo Gelsa il avvertilo che Do-
l>ela il aggiunse quello di He di lidiiut, licU slava iiascoslo Ira l'armala liance-
parie del reame di />o.vmw,del cjuale tue- se, scrisse al re di Francia [)er chiedere
glie parlai a SiRMio, anzi iioii dirado Cu rus-.e consegnato agli ambasciatori che re-
presa per tulio io slesso regno di Bosnia, cavano la sua lettera, liorich era allora
Egli soggiacendo al vizi'j dell' ebrietà, a lello, perchè la lettera giunse di notte,
questa CtTgionò la morte di due signori da llisveglialo dallo strepito ohe si fece nel
lui ordinala in mezzo al vino e ad unson- cercar di lui, e scontralo fuori ilei cam-
tuoso convito, ad istigazione de'Ioro ne- mino uno scudiero assai ben montalo, lo
ruici. Morì a' 1 3 febbraio i i4i e fu se- attaccò per inìpadronirsi del suo cavallo,
pollo nella chiesa d'Alba Pieale. Lasciò 4 Alle sue grida accorse le guardie a vanza-
iìgli, Gelsa, Ladislao, Slefaiio e Almo, e te, presero liorich per \n\ ladrone e lo
due h'glie, Gertrude uiai itala a IMicislao condussero alla tenda del re. lìoiich fat-
ili re di Polonia, e la moglie di Corrado tosi riconoscere non senza dilììcoltà, per
11 re di Boemia. Tre giorni dopo fu co- mancanza il' interprete, comandò Luigi
renato re d' Ungheria il figlio Geisa II VII che si custodisse sino a giorno. La
d'i I anni, nella i.' domenica di quare- nuova di quest'arresto pervenne tosto al-
siina. Pr:nci[)e forte e virtuoso, egli man- l'orecchio di Geisa 11, che non era mol-
tenne il buon ordine ne'suoi stati, e re- tu lontano, e sul momento mandò a chie-
spinse vigorosamente gli attacchi di Bo- ilere il [)rigionicro. ÌNIa Luigi VII sliman-
rich che voleva fare rivivete le pieten- ilo cosa indegna al suo grado ili dallo a
sioni sue al trono d'Ungheria. Nel i i 47 certa morte, prese il parlilo, dopo esser-
sccolse l'in)peratore Corrado III Hientre si scusalo col re d'Ungheria, di mandar-
passava colla sua armala crociata per la lo fuori del paese. Borich, scampalo da
iSiria, e Boi idi colse quest'occasione per quel pericolo, si ritirò alla corte di Euia-
trarrealsiio partito Corrado 111 eisigno- miele Coinueno imperatore di Costanti-
ri tedeschi. L'inqieratore che avea avuto iiopoli, che gli die jjosIo nelle sue trup-
qualche controversia con Geisa II, vi era pe e fece sposare una sua congiunta, t
molto inclinato del pari che parecchi serviani attaccati nel i i5o da Emanuele,
grandi del suo seguilo. Ma i presenti fai- domandarono soccorsi a Geisa II, che in-
tigli dal monarca ungherese impedirono viò loro un ragguardevole corpo di rai-
l'elletto delleistigazioni delsuo rivaleche liiie sotto la condotta del general lìac-
iion poteva dargli che promesse. Dopo la chiù. L'im[)eralore avendo raggiunto l'ar-
partenza degli alemanni giunse l'armata mata nemica sulle sponde del Drin. che
francese col re Luigi VII il GiovancaWa divide la Servia dalla Bosnia, piombò so-
lesla. Borich era slato conosciuto da que- pia di essa coll'impetuosità ch'eragli or-
slo principe mediante una deputazione dinaria nelle battaglie, e fece prigione il
da lui spedila al parlamento d'Elam[)es, generale ungherese. Fratlanlo Geisa II
per indurre il re e i signori a crociarsi faceva la guerra a'russi. Emanuele pro-
por venirein suoaiuto. Quando vide i'ar- (ìlio di sua assenza por trarre nel r i5r
miliancesi sulle terre dell'Ungheria, egli il suo esercito in Ungheria. Tragittata la
s' insinuò segretamente ira'soldati fran- Sava, lasciò una parte del suo esercito a
cesi per ispiare il momento favorevole di Teodoro Vatace suo cognato per far l'as-
])arlare col re. Intanto Geisa II venne in- sedio di Zeogmine, e si avanzò tra la Sa-
coutro a Luigi VII con presenti conside- va e il Danubio recando stragi ovunque,
levoli di cavalli, arredi e ventili. I due re Un'annata d'ungheresi marcio per pro-
dopo un abboccamento de'piìi olletluo- leggere il paese. Subito che si trovò a
si si separarono yuuaudusi elei uu uuuoi- froule dc'ueiuici, vedcudosi iufcnure di
,ro UNG UNG
nuaiero , prese la fuga. Emanuele dopo Miroslaf duca di Russia, tra gli altri figli
aver fatto iniprigionare pai te del suo a- el)l)e Stefano e Bela, ohe il successero, ed
vaii'niardo, ritornò avanti a Zeuginine e Etnerico, e le figlie Elisabetta moglie di
l'obbligò arrendersi a discrezione. Il re Federico duca di Boemia, ed Elena raa-
d' Un-lieria tornava di Russia carico di ritala a Leopoldo V duca d'Austria. Ri-
snoglie qoando senl\ tali rovesci. Impa- ferisce d'Anville, che una specie di cro-r
zicnle di provvedervi divise la sua arma- naca scritta sulle pareti della chiesa di
(il in due corpi, die il comando deli." a Cronstadl in Transilvania, ricorda come
Belosis suo zio, con ordine di precederlo, neh i43 Gelsa il fu quegli che fece eu-
li si pose alla testa del 2." L' imperatore trare nel paese i sassoni; osservazione no?
risparmiò a Belosis una parte del cani- labile che dà per conseguenza, essersi er»
mino, ma quest'ultimo a vista del nemi- roneamenteconipresa laTransilvania nelr
co passò freltolosauieute il Danubio e le frontiere dell'impero di Carlo Piagno,
s'accampò iu posizione vantaggiosissima Stefano III primogenilodi Gelsa II, e uuti
ov'era dilllcile l'attaccarlo. Essendo Bo- di Bela II come vuole un moderno, nel
rich iiell'aruiata imperiale,Emanuele uè 1161 sali sul trono d'Ungheria per vo-
lo slaccò con ordine di passare il Termes to della nazione e fu coronalo in Alba
e di saccheggiare lutto il paese. Borich Reale. Collegatosi nel i 171 coU'impera-
ademp'icon zelo e intelligenza lasuacoui- toreEmanuele, entrò nella Dalmazia tu-
niis>ione. Gelsa 11, che Irovavasi a quella gliendo a' veneziani Spalatro , Sebenico,
parte colle truppe, si mise ad inseguirlo, Zara e Tran; ma Zara fu poco dopo ri-
miì gli scappò col favore delle tenebre e cuperata dal doge V^itale Michieli. Due
ritornò al campo con gran bottino. Il re zii di Stefano HI, enlrambi figli di Bela
schivaiiilo di venire alle mani coli' ini- II, si accinsero nello stessoi i 7 i a balzar-
puratore, comporlo ch'egli medesimo lodai trono per occuparlo e vi riuscirò,
prendesse e saccheggiasse parecchie cittì^ no. Ih.'^fu Ladislao II che morì ili.° feb-
senza recar loro soccorsi. Queste perdite braio i i 72, dopo aver goduto 6 mesi di
e 1 avvicinarsi d'una battaglia che Ema- sua usurpazione. Il 2." Stefano IV fatlo-
niiele si preparava a dargli, lo deleruii- si coronare a'20 del mese slesso, fu scoUt
naroiio a domandargli la pace, ma non fitto a' 19 giugno seguente, poi cacciato
potè ottenere che una tregua pel resto dal regno uiorì nel castello di Zemien a
dellanno. Dopo ciò l'imperatore ripigliò 3 leghe da Cassovia a' i3 aprile i 173.
la strada per Costantinopoli, ove rientrò Stefano III suo nipote l' avea preceduto
con ricche >poglie e moltissimi prigionie- alla tomba da 4o g'orui, morto essendo
ri. Nel I i5i Gelsa li d'intelligenza con a'4 marzo, e fu sepolto a Slrigonia, sen-
Aiidronico cugino d'Emanuele ruppe la za lasciar prole dalla moglie Agnese lì'
lu'gua e si recò atl assediar Branisoba, glia d'Eurico li duca d'Austria. Al bre-
piizza vicina al Danubio. Egli tagliò a vemenle narrato cogli storici ungheresi,
[lezzi le truppe di Basilio Zinziluc ch'era soggiungerò il riferito da' greci uotabil-
venule ad attaccarlo econtinuòl'assedio, metile diverso. I due zii di Stefano HI,
Ma 1 anno dopo spaventato dal formida- cioè Ladislao II e Stefano IV, che a se-
bilearmaiueiUo dell'ini peraUne, per pe- conda della legge del paese doveangli es-
neirare sino nel centro dell' Ungheria, ser preferiti, si recarono da Emanuele per
mandò a richiedergli la pace e l'otlenne trarlo al loro partito. Conlentissimo di
con lestiluiigli CIÒ che avea preso a'gie- Iroviir l'occasione di portar la guerra in
CI in uomini e prede. Morì Gelsa li a'3 1 Ungheria colla speranza di farvi de'con-
itMggioi iGi, e fi sepolto in Alba Rea- qui>li,enlrò l'imperatore nelle loro viste,
le. Dalla sua spusa Eufiy^iua , (iglia di e per legarli con vincoli più sUelli voi-
U N G
|e mai ilarli colle sue pai enti. Ladislao li
licusò roHerta per licnoiG di spiacere a-
gli iingheri, Stefano I\^ invece accellò la
mano di Maria nipote dell'imperalore, il
quale inviò deputazione agli ungheresi
pel" rappresentar loro il diritto de'due zii
di Stefano HI, e per foi tidcar la sua rac-
comandazione si portò in persona a Sar-
dica.Ma convinto dalle risposte degli un-
gheresi che nulla otterrebbe se non colla
furza, ordinò a suo nipote Alessio Conto-
Stefano e a'due pretendenti che lo accom-
pagnavano , di assediare il castello di
Chrain, che non oppose gran resistenza.
La presa di questa piazza e il denaro spar-
so tra'signori ungheresi da'segreli emissa-
ri,servai a furinare un poileroso partito che
astrinse il re Stelano 111, nello stesso an-
no in cui eravi salito , a cedire il trono
^ilo zio Ladislao II, il cui fratello Stefa-
no IV fu contempoi'aneamenle dichiara-
to WrunijCioè erede della corona, che
poco dopo passò sulla sua lesta, essendo
tuorlo Ladislao 11 a'i4 gennaio i 162 con
6 mesi di regno, il nuovo re Stefano IV
si comportò male, e gli nnghei i esacerba-
ti dalle sue vessazioni lo cacciarono nel-
r anno slesso e ripristinarono il nipote
Stefano III. Alessio ricondusse il fuggiti-
vo zio in Ungheria e lo ristabdi, ma ap-
pena parliti i greci fu di nuovo caccialo.
Finalmente accortosi l'imperatore di non
poter mai vincere l'avversione in che gli
nngheri tenevano il suo protetto, lo ab-
bandonò e rivolse le sue mire verso il di
lui fratello cadetto Cela, [)0Ìchè siccome
non avea llgli maschi si propose dargli in
isposa la propria figlia Maria e unii e co-
s'i per sempie l'impero d'oriente e il re-
gno ungarico. A tale disposizione e per
(livitar la guerra acconsentirono gli un-
gheresi, e fu cementato l'accordo colla
prooiessa d'ellcttuaiìii lo sposalizio di Ce
la con Maria ap[)cna toccassero l'età nu-
bile. Stefano 111 ritiralo ad Anchiale sui
Ponto Eusino non avea peraltro rinun-
cialo a'suoi diritti, e lo zio Stefano IV gli
sumoiluiàli'ò occasioue di farli rivivere e
U NG lyt
di riacquislar la protezione imperiale iin -
padronendosi della parte che il re Gelsa
Il avea assegnalo a Bela. Stefano III ri-
comparve in Ungheria, e tosto vi giunse
pure r imperatore con l' esercito. Però
Stefano IV avea chiamato in soccorso va-
li principi di Germania, il più saggio dei
quali era Vladislao li re di Boemia. Ve-
dendo Stefano IV che per indurre Ema-
nuele a ritirarsi bastava restituire a Be-
la la sua porzione, l'elleltuò recandosi e-
gli stesso a portarne la notizia all'impe-
ratore, e segui l'accomodamento. L' im-
peratore abbandonò l'Ungheria, lascian-
do a Stefano III, che tentò invano di tiav
secolui, alcune truppe perchè non sem--
brasse d'averlo del tutto abbandonato.
Questi prefer"i di ritirarsi a Siriuio , per
essere piti a portata di tenere intelligen-
ze con r Ungheria. In seguito della sua
ritirata passò a Zeugmine, che lo zio re
Stefano IV si recò ad assediare, ma fatto
prigione morì poco dopo 1' 1 i aprile 1 1 63
in conseguenza d' una cavata di sangue
per leggiera malallia , eseguita con lan-
cetta avvelenala. Emanuele sdegnalo di
così nera azione e non meno della per-
dita di Zeugmine, ricominciò la guerra
contro Stefano III. Nel i 166 raccolta la
sua armata sotto le mura di Sardica, la
condusse davanti a Zeugmine, cui dopo
lungo e micidiale assedio fece rientrare
sotto le sue leggi. Stefano III si rivalse di
tale rovescio con una vittoria riportata
nel I 1 67 dal suo generale Dionigi contro
quelli greci. Leone Vatace e Giovanni
Ducas, altri generali d'Emanuele, fecero
perdere a Stelano Ili il frutto di quell'a-
zione col desolar l' Ungheria sellenlrio-
nale. JNel 1 1 68 segni la battaglia di Zeug-
mine vinta da Andronico generale greco
contro gli ungheresi comandati da Dio-
nigi, quasi tutta l'armata del quale perì.
Tale vittoria pose termine alla guerra
d' Ungheria che da 8 anni indietro non
era stala interrotta che [ler brevi inter-
valli. Nel 1171 Eiuaimele divenuto da
dueauui padre del liglio Alessio Cumue-
,„2 UJN'O UN^
no, gli conferì il titolo d'erede presunti- conte Palaliiio d'Ungheria, dal cjiiale di-
vo deiriui[)ero, die avea accordato a De- pendevano, e le cui funzioni ahbracciava-
Ju enei It'Mjpo stesso a questi rilii ola prò- no tanto il militare quanto il civile. Nel
messa della liglia a lai [idanzala. Dela fu i 182 Volodoniiro duca d' Halicia nella
mollo scns-iljile allo scioglimento di quel- Russia Rossa, cacciato dal fratello Mici-
la parenlcla.e per confortarloMariad'An- slao appoggiato dal re di Polonia, prese
tiocliia gli fece sposare Agnese principes- asilo in Ungheria. Neh i85 i boiardi di
sa d" Antiochia e sua sorella uterina, fi- Halicia avendo avvelenalo Micislao , in-
glia di Rinaldo diChàtillone di Coslau- viarono deputati in Ungheria per richia-
za. Tale è il sunto degli avveuicnenti del mare Volodomiro.DelalII trattenne pres-
regno di Slefìino HI, Ladislao II e Sta- so di se il principe russo, e inviò il pro-
fililo IV fattoci dagli storici greci. Alcu- prio secondogenito Andrea in Halicia col
Ili cronisti non coniarono nella serie dei pretesto di preparargli i mezzi e di soste-
re Ladislao 11 e Stefano IV, per cui i sue- nere il suo partito contro Piomano, altro
cessoli di tal nome Udissero li dello III, fratello di Volodoniiro, che il re di Po-
e IV detto V, ecosì gli altri. Contento di Ionia avea nominato al ducato d' Hali-
quesl'avvertenza, seguirò l'ordine nume- eia. Andrea impadronitosi di questo pose
lieo coniandoli. guarnigione ungherese nel castello, si fe-
Nel 1 lyj Bela III fratello di Stefano ce prestar giuramento di fedeltà dagli a-
111, vivea alla corte di Costantinopoli hitanti e assunse il governo in suo nome:
quando quesli venne a morte. Alla nuo- Jnrare omncs in vcrbasua cocgitAvSov-
va di tale avvenimento Emanuele lo le- malo Bela 111 di tal successo fecearresta-
ce partile con magnifico corteggio, dopo re Yoloilumiro; ma questi trovato mez-
avcrgli Usilo giurare che non si diparti- zo di fuggire neh 187, si giltò nelle brac-
rebhe mai dal servigio dell'impcralore e eia del re polacco,ilquale glidiè un'armata
deli'iuq)eio greco. Al suogiungere in Un- con cui discacciò il piincipe uiigluM'ese e
gliL'iia gli fu conferita d'unanime consen- rilornòin possesso del ducato d'Ilalicia.
so la corona, esolennetuentegli fu impo- Tanlo narrano gli storici |)olacchi. Avea
sia tiomenica I 3 gennaio I 174' Le ultime Bela III nclii85 donalo al figlio Eme-
tuibolenze aveano riempilo il paese di fa- rico i ducati di Dalmazia e di Croazia,
ziosi, e Bela HI consagrò le sue cure per indi nel 1 1 98 l'innalzò alla dignità di con-
purgarne l'Ungheria. Etnerico di lui fra- signore dell' Ungheria. RIoiì Bela 111 ai
IcUo gli die pure di che esercitare la sua 18 aprile 1 iqG, etl il suo corpo fusolter-
jittenzione. Questo piincipe battuto da rato nella chiesa d'Alba Beale. Da Agne-
Bela HI si ritirò in Boemia , ma il duca se ebbe i nominali figli che il successero,
«Sobieslao li lo consegnò al fratello clic e due figlie, Margherita moglie dell' im-
lo fece rinchiudere. Nel i 181 si sotlras- |)eialoie greco Isacco H l'Angelo e poi di
se alla veneta dominaziune Zara in Dal- Bonifacio marchese di Monferrato, e Co-
iiiazia, e si die per la 4- volta all'Ungile- stanza maritala a Premislao re di Boe-
lia. Il re se[)pe conservar queirimportan- mia. Einericoo Enrico primogenito mon-
lepiazzaa malgrado degli sforzi della re- lo sid trono per unanime voto della na-
pubblica per rivendicarla. Si attribuisce zione dopo la morte di suo padre, ma An-
u Bela IH la divisione dell'Ungheria in drea di lui fratello intraprese parecchie
coMlet, ma fu biasimalo per aver accor- volle, maseuipie invano, di iarlo scende-
djlo troppa hberlà u'coiili. Essi ne abu- re (ler collocarvisi egli slesso. Emerico
saremo hiilto i regni successivi, e non fu lenipeìalo e pruilente nell'esercizio del-
sen/a diliicolta diesi giunse a reprimer- l'auluiilà sua (jiianto Andrea era ambi-
li. Avcuiio piiiua di loru islituzioue uu ziosi-, avveulalo e prodigo, appena sali-
UNG UNG 173
to al trono di buon volere cede al fralel* di «uà reniJrnza, il refrafello maggiore
loi suddelliducati e altre tene, con ginn- se morisse senza prole sarebbe obbliga-
ta di grossissime somme di contante ri- to di lra*li;rire la sncces''ione nel fialello
cevute dal padre per fare nna spedizio- piìi giovine (in questo il Papa non sem-
ne in oriente a favore de'crocesigiiali; poi- bra ben informalo j non esistendo altri
che il Papa e diversi re aveano rimpro- fratelli). Ad un abbate poi cbeavea al>
verato a Bela III, ch'egli superiore a più bracciatola parte del duca, Innocenzolll
altri per grado e possanza, era il solo a intimò di comparire in Roma [)er esser-
lasciar senza soccorsi suoi la causa di Cri- vi sottoposto a un'inquisizione. L'elezio-
slo, per cui erasi finalmente indotto a prc- ni a due sedi arcivescovili, siccome fitte
pararsi per la crociala. Se non che, ac- contro ogni diritto e in dispregio dell'au-
cortosi che dall'infermità da cui fu poco torità regia, il Papa le dichiarò nulle, e
dopo colpito non poteva sperarne guari- gii eletti dopo processo doversi sconiuni-
gione, chiamò a se Andrea e si fece prò- care. Andrea, confidandosi di trovar nel
mettere l'adempimento del volo in sua regno moltissimi partigiani, non tenne in
vece, ond'è the Andrea pigliò la croce vi- alcun conio l'ammonizicni [lonlificie, in-
vente il padre. Morto questi, Andrea fé- IiìuIo the Emerico piegava Innocenzo
ce i suoi preparativi per intraprcjidcre la III, a cagione dell'ngilazione che fervea
promessa spedizione; ma o fosse stimola- nel regno e delle segrete mene di colo-
Io da cupidigia di regno o prestasse orec- ro cui era [liii ncrelia la gueira della pa-
chio a 'suggerimenti di cattivi consiglieri, ce, di dispensare un de'suoi baroni a pi-
o sperasse di trovar sul trono più abbon- gliar la croce se non dopo rislabilila l.i
danti modi ad esercitare le prodigalità e pul blicn tranquillità , non potendo egli
libidini sue, rivolse l'armi apparecchiale in quel frangente, senza suo gian danno,
contro il proprio fratello, e cercò d'alie- privarsi de'suoi consiglieri e amici. In-
naie i cuori da lui colle calunnie, di rat- nocenzo III non snioaccondiscesealla do-
livarsi i grandi colle lusinghe eco'doni, manda, ma l'estese a parecchi alili fra i
e d'assicurarsi per ogni via la protezione più fedeli del re. Indi nuovamente iece
del duca d' Austria. Papa (ele.slino III intin)are ad Andrea di viveie in pace eoa
minacciò di scomunica lutti coloro chea- suo fialelIo,e di non attizzare la solleva-
vesseio coll'opera o col consiglio assistito zione; ed al re concesse che niun arcive-
il duca Andrea ne'suoi disegni contro la scovo o altro prelato potesse scomunica-
pace e il ben essere del reame. Divenuto re i consiglieri suoi. Ma tutte le cure ilei
Papa Innocenzolll ne! I 198, non era an- Papa uscirono a vuoto, perchè Andrea
cora consagrato, quando la rea impresa impugnò l'ai mi contro il fratello, e la for-
del duca, il pericolo ond'era il re minac- tona si dichiarò dalla parte sua eda quel-
cialo,la violazione del volOjgl'imposeio di la de'suoi collegali. Divenuto più baldan-
accorrere immediatamenteal 1 iparo.lNel- zoso e confermandosi di balzar dal trono
l'annunziar dunque al duca la sua eie- Emerico, questi si preparò a vigorosa ili-
zione, gli significò essersi per prima cosa fesa, al qual uopo biasimevolinente non
deliberalo di provvedere alla pace del- si tenne dal rapire dalla sagrestia della
l'Ungheria e alla salvezza suaj gli ordi- cattedrale di Yaccia i tesori, facendo an-
no però di tosto avviarsi alla spedizione che violenza riprovevole al suo vescovo
alla quale erasi con voto obbligato, eque- e impadionendosi de'suoi beni tempora-
sto al più lardi per la prossima festa del- li. Era il re principalmente sostenuto dai
l'Esaltazione della Croce, se non volea tedeschi discendenti da quelli che furono
vedersi privare della successione al regno Irjisporlali inUngheiia,fìn da'lempi for-
e de'suoi diritti ereditari, poiché nel caso se di Carlo Magno, ma più certamente ivi
«74
UNO
chiamati come agricollori, artigiani e o-
perai da Gelsa II, e dagli ahilanti appel-
lati tuttavia col nome l\\ forestieri. Alla
lealtà, tutta tedesca, clieglialTezionavaal
Irono, in nn gran niituem de' cavalieri
dell'ordine teiilonico, a'qualiEmerico do-
\ea principalmente la conservazione del-
la sua sovranità, congiimgevasi pur l'a-
ntor delle battaglie. Si venne a giornata,
ed Emerico restò vincitore. Molti de'par-
ligiani del fratello perderoìio la vita, al-
tri più furono f^lti prigionieri dalle gen-
ti del re, che sottomise al poter suo tut-
to il regno; dopo di che provar fece alla
frontiera austrìaca gli elìetti della sua
•vendetta pegli aiuti di che Leopoldo VI
il G/o/7'o5'o duca d'Austria avea fornito
il ribelle, tanto che rpieslo duca slimò non
poter fare miglior uso della taglia prepo-
tentemente imposta a Riccardo Cuor di
Leone re d'Inghilterra, che spendendola
n guarentir con fortifica?ioni i suoi con-
fini daaltresiinili correrie. Innocenzo 111
volendo por termine a questa malaugu-
rata discordia fraterna, molto più ch'e-
gli avea in animo di flir che gli ungheri
movessero per Terra Santa, commise nel
I 199 a Corrado aicivescovo di Magonza
■venuto di Siria, parente della famiglia
reale, di render.-i in Ungheria a ristabi-
lirvi la pace, con mandato eziandio di di-
fendere i diritti del re contro le usurpa-
zioni del fratello, e insieme i diritti della
chiesa e del vescovo di Vaccia contro gli
oltraggi e gli assalii d' Emerico, poicliè
le giuste doglianze di questo vescovo e-
rano già venule fino al Pa[)a, il quale a-
vea imposto al re di dare soddisfazione,
e raccomandalo all'arcivescovo di Co-
locza d' invigilare perchè avesse elVelto.
L arcivescovo in compagnia del vescovo
di Passavia si recò in Ungheria, ed il Pa-
pa vi spech pure d cardinal Gregorio Cre-
scenzi diacono di s. Maria in Aquiro, tor-
nalo dalla legazione di Sicilia , e i loro
sfor7Ì unili se non riuscirono a rappattu-
mare i lialelli, ginn-^ero almeno a indur-
li a por line al sangiiinoso loro conllitlo.
UN G
Rinaldi dice, che li fecero convenire a ri •
volgere l'armi contro i saraceni di Siria,
raccomandando 1' Ungheria a Leopoldo
VI duca d'Austria, ese un di loro moris-
se, l'altro ri(nanesse re. la una lettera a
questo, Innocenzo III gli die il titolo di
Cristianissimo. Emerico non fu egual-
mente fortunato contro i veneziani, che
gli tolsero col mezzo de'crociati la città
di Zara a*i^. novembre 1202, dopo i4
giorni d'assedio. Il re sdegnato se ne dol-
se colla s, Sede, e il Papa rimproverò i
veneziani, specialmente per aver assalito
gli stati d'un principe ch'era crocesigna-
to.Neli2o4 circa Innocenzo III per sod-
disfare Calogiovanoi principe de'bulgari
e de'biachi, lo dichiarò re e gl'invio lega-
to per coronarlo il cardinal Leone Dran-
caleone. Giunto iu Ungheria vi fu ricevu-
to con grandi onori dal re e da'magnalì,
ma Emerico non potendo soffri re l'esal-
tazione del re bulgaro gl'impedì per al-
cun tempo di passare in Bulgaria , col
pretesto che il principe de' bulgari noti
era indipendente, essendo! suoi stali non
d'altro composti che di provincie carpile
alla Grecia e all' Ungheria. Ma egli era
alquanto volubile, poiché avea accorda-
lo che il gran giupano della Ser^'ia, co-
me meglio dico in quell'articolo, suo vas-
sallo, fosse dal Papa ornato del diadema
reale, mentre poi die il guasto alla Ser-
via , provincia allora soggetta al diretto
dominio dell'Ungheria. Venuto il Papa
in cognizione dell'ingiuria, riprese il ree
lo minaccióse non avesse dato convene-
vole soddisfazione al legalo, incaricando
l'arcivescovo di Strigonia e i suoi sufTra-
ganei dindiure il re a euìendare il coni-
uiesso fallo. Il re per mitigare il risenli-
nientod'lnnocenzo High mandò un am-
basciatole, con sue lettere piene di scuse
e querele, le quali tutte il Papa confutò
agevolmente con poderose ragioni. E sic-
come il re dalla moglie Costanza, figlia
d'Alfonso II re d'Aragona (poi sposa di
Federico II indi imperatore), avea avu«
lo Ladislao, il Papa gli scrisse; Che dire-
UNG U N G i7t:
sii tu, se noi volessimo impedire che tuo la prossima sua fine, e già presso a moi'«
figlio non fosse incoronalo re? Etnerico le, uscirfecedi piigioneilfialello Anclre{i,
cli'erasi apparenlenici'tc riconcilialo col ed insila pieseuzii nominò re il giovinet-
fratello, a segno che con inganno l'avea lo Ladislao III, e nel medesimo tempo Ini
fatto imprigionare, nlìine d'assicurarsi di per Ultore e reggente del regno (ino al-
lui , radunò un solenne parlamento per la maggiore età del pupillo; né in fjue-
farvi coronare re il piccolo e unico suo fi- gli estremi momenti obliò il voto da Ini
glio , temendo che lo potesse poi impe- fatto, ordinando di consegnare a'teuiplu-
dire il Papa. Questi invece a' 24 aprile 11 , perchè gli usassero nella libeiazioiie
1204 scrisse all'arcidiacono diStrigonia, di Terra pianta, due terzi del denaro eh 'ei
per trovarsi vacante la sedee priva dell'ar- scrinava in un monastero, datoiirestoa
civescovo, che essendo per andare il re a suo figlio. Egli chiuse per sempre gli oc-
porgere soccorso alla Terra Sani.', coro- chi alla luce del mondo nell'agosto 1204,
nasse il fiinciullo secondo la don)anda del e secondo la tradizione nell'istesso ginr^
re padie, dal quale ricevesse in nome del no in cui nel precedente anno lece cai i-
fanciullo il giuramento di fedeltà. I\la al tare di ceppi il fratello Andrea. Questi
giungete di questa lettera, Ladislao era prese losto la tutela del nipote, e promi-
i«ta lo fallo coronare dal padre e questi era se al Papa di e.serci tarla con ogni cura se-
uiorlo di grave malstlia , non polendo condo la Tolontìi del defunto, a conser-
effeltuare 1' adenipimento del voto di \ar l'ordine nel regno e a compiere ciò
partire per la crociala coin'erasi definì- che il fiatello avea comincialo. Innocen-
tivamenle risoluto, per leguarentigie che zolligli raccomandò caldissimamente
ì Papi concedevano a'crocesignali in pre- d'adempiere con coscienza tutti i doveri
sidio delle Provincie loro. Ed è perciò che di tutore e di parente, avvertendolo di
già Innocenzo III, rammentando la spen- star guardingo da ogni cattiva suggeslio-
ta dissensione fraterna, ad impedire che ne, e dieseguire le ultime vohjntàdej fra^
mentre Emerico si trovasse a combatte- tello. Proiettore supremo de' pupilli , il
re in Siria , il regno suo corresse alcun Papa vietòa'grandi di scemar i redditi del
rischio , avea commesso a lutti gli arci- re, al quale ordinò agli ec(Ie>iastici di re-
vescovi e vescovi di far prestare giura- star fedeli, di ridurre al dovere i perlur-
mento d'ubbidienra verso Ladislao, e di balori, e d'adoperarsi a difenderei! re fan-
provvedere che le persone durante l'as- ciulloela vedova, alla quale sidasseil ve-
senza del padre preposte alla guardia del dovile assegnatole. Ma le dichiarazioni di
principino e al governo del legno, fosse- A ridica ei ano finle,sempre nutrendo ain-
ro del lutto rispellate, e si ubbidisse a- biziosi pensieri e procurandone l'effettua-
gli ordini dell'erede nel caso che il re più zione deslava mali umori ne'grandi, na-
non tornasse dalla crociata. Al re mede- turalmenteinclinatial disordinejlantoche
sinio poi promise di comandare agli ar- il pupillo Ladislao III si vide alfine co-
civescovi di Slrigonia e di Colocza di dar stretto di riparare a Vienna , dove morì
fine alle loro questioni intorno alla pie- dopo breve malattia e pochi mesi di re-
luinenza di loro chiese, di spegnei e ogni gno, prima che le istinzioni emanate da
dissensione , precipuamente fra ecclesia- Roma fossero giunte in Ungheria; per la
siici , fino al suo ritorno, e di conservar qual morte Andrea Irovossi al colmo dei
la pace nel reame. Confermò eziandio la suoi voti, e divenne re Andrea 11 detto
libera nomina a'piiorati regi, ed all'ar- il Gerosolimitano, per essere poi anda-
civcscovo di Slrigonia l'antico privilegio lo in Gerusalemme. Apprendo dall' au-
dicoronare i re d'Unghei ia. AvverlitoE- naiista Kinalili, che nel 1212 litigavano
merico dalla prostrazione delle forze del- insien)e gli arcivescovi di Slrigonia e di
,^G UNG
Coloc/a, nclii ili loro toccasse l'incoionn-
le il re d' L'iiylieria, la qiial coiitiover-
sia decise Andrea II, come rifeiisce Ihiio-
cenzo III nella sua Fpist.i56.» La pii-
iiìa coronazione appartiene specialmente
alla sola chiesa di Strigonia; ma se 1' ar-
civescovo non potesse, o maliziosamente
non volesse incoronare il re, o la chiesa
Strigoniese vacasse senza pastore, l'inco-
roni l'arcivescovo di Colocza, senz'acqui-
stare per tal fatto ragione alcuna nella
I. "coronazione. La 2." appartenga egual-
mente ad ambedue, ec. ". Siffatta deci-
sione annullò Innocenzo III per gravis-
sime ragioni, col soggiungere nella lette-
ra a Andrea II.»» Dunque considerando
noi, come tu già ne supplicasti con mol-
ti prieghi e eoo grand'istanza, che ci de-
gnassimo concedere il privilegio alla chie-
sa di Strigonia sopra la ragione di coro-
nare il re d'Ungheria; e noi mossi per le
tue preghiere le abbiamo conceduto il
chiesto [)rivilegio fermalo colla soscrizio-
ne de'nostri fratelli; considerando anco-
raché, se la podestà di coronare il re sles-
se appresso diverse chiese, questo polreb-
l)e mettere a gran pericolo lutto il rea-
me, e cagionare non minor danno alla
tua posterità; poiché con'.e tu meglio sai,
sia nato frequentemente scandalo tra gli
credi de're d'Ungheria sopra l'ottener la
real coroun: il che senza niuii dubbio po-
trebbe succedere piìi facilmente se e* po-
tessero trovare diversi coronatori ; per
gl'inconvenienti delti e per le piescritte
cose non abbiamo potuto confermare co-
si fatto accordo". Nell'istesso anno o nel
icii3 la lesina Gertrude figlia di Dertol-
do V duca di Merania (e non di Carin-
lia) e moglie d' Andrea II fu trucidila
nel suo palazzo da Banciis Palatino d'Un-
gheria , per aver dicesi facilitata la vio-
lenza usala dal fratello della regina alla
moglie di quel signore di cui erasi per-
dutamente innaiuoralo.Alberico riferisce
che Giovanni arcivescovo di Slrigonia,
t*)nsollalo intorno a tale assassinio, die-
de una risposta anlibologica che lo i^un-
U X G
rcntì dalla ^commiica del Papa. Dice l' Ar-
te di K'criflciir le dille, non è noto di qual
guisa Andrea II abbia vendicata la iiior-
tedella regina, e Palma prova ch'ella era
innocente del delittodi cui venne accusa-
ta. Narra però il Rinaldi, che secondo lo
Stero, l'Ungheria pianse la crudelissioia
uccisione di Gertrude madre di s. Elisa'
bella (^^.), mentre il re era marciato con-
tro i ruteni, ed eseguita da Pietro conte, il
quale per simil modo fu la seguente not-
te a vendetta di taiUa fellonia con altri
tratto a fine. Il Longino , riportato dal
Piinaldi, dice che Gertrude fa uccisa da
Bankbano, uno de' maggiori baroni del
regno, pel seguente motivo. Avendo An-
drea II a consiglio di Gertrude chiaiua-
ti in Ungljeria molti tedeschi, e combat-
tendo con essi e vincendo le castella e le
rocche degli ungheri ribelli ^ ed avendo
dato poi a'tedeschi i principali ulìici, gli
ungheri dolentissimi della posposizione
congiurarono d'assassinare il re. Entrati
i cospiratori con Bankbano nella reggia,
provocali da esso ad elFetlaare il regici-
dio, Andrea II avvisatodalla regina scam-
pò la morte colla fuga. iNIa l'audace Bank-
bano, non trovato il re, trafisse con lan-
cia la regina, ad onta che con mani sup-
plichevoli gli chiese in grazia la vita.
Quindi Andrea li per vendicare sì cru-
del morte, fece perire Bankbano e ster-
minò tutta la sua schiatta. Il cadavere
dell'infelice Gertrude, col dovuto onore
fu sepolto nel monastero di Pili. In vita
ella dimostrando la sua liberalità verso
la chiesa di Wratislavia, le mandò in do-
no la ricca corona d'oro, che usava por-
tar in testa ne'gioriii solenni, della qua-
le ne fu fatto, secondo il suo desiderio,
un calice d'oro. La virtuosa Gertrude fe-
ce padre Andrea II, di Bela IV, Goloma-
no duca d'IIalicia qualificato re de'russi
da Onorio III in una lettera, Andrea, Ma-
ria moglie d' Assane re di Bulgaria, e
s. Elisabetta maritata a Lodovico il l*io
langravio di Ttuingia e Assia, che di ve-
nula vedova abbracciò la regola del 3."
U N G
ordine di s. Francesco , onde dalle reli-
giose del medesimo fu presa a patrona,
dopoché moria santamente neh 23 i, per
l'eroiclie sue virtù e miracoli operati da
DiopergIorificarla,Gregoiio IX neh 235
la canonizzò in Perugia vivente il padre
Andrea II dello MI. Fra quelli che ne
scrissero la vita, ricorderò il p. Pray, T i-
taes. Elisahethae viduae^ Tyrnau 1770.
Ed il contedi IMonlalembert, Vita di s.
Elisahetla d' Ungheria duchessa di Tu-
ringia, Torino 1 838. Pare che per ono-
rare la sua memoria l'imperatrice vedo-
va diCarloVI istituisse l'ordine equestre
di s. Elisahetla (/\), amplialo poi dalla
loro figlia l'imperatrice M/ Teresa; cer-
to è che l'ordine delle cavolieiesse di s.
Elisabetta (V>), istituito dall'elettrice di
Baviera, fu da questa posto sotto il patro-
cinio della santa.
I boiardi di Galizia od Halicia, aven-
do cacciato il loro duca Micislao Mi-
cislavicz, ne! 12 i4 chiesero ad Andrea
li un de' suoi figli per loro signore. 11 re
gli accordò Colomano suo secondogeni-
lOj al quale nel farlo partire prescris-
se di farsi incoronare re di Galizia, tito-
lo che già assumeva egli stesso. Scrisse
([uindi a Innocenzo III, pregandolo di
permettere all'arcivescovo diSlrigoniadi
far la ceremonia diquell'incoronamento,
il che ottenne. In fronte di sua lettera si
qualificò: Andreas Hu/igariae, Dalina-
tiae, Croatiac, Rasciae, Serviae, Gali-
riae, Ludomeriaeque Rex. Ma la digni-
tà reale di Colomano insospettì i russi di
Galizia, e la sua consagiazione ammini-
strata da un vescovo latino fece loro te-
mere per la propria vita. I boiardi ri-
chiamarono Micislao, il che occasionò u-
na guerra tra'due rivali. Colomano sfor-
zato nel castello d'Halicia fu fatto prigio-
ne, in uno alla moglie Salome figlia di
Lecco V re di Polonia, e rinchiuso entro
il castello di Terezsko. Andrea II otten-
ne la libertà del figlio, dopo circa due an-
ni di prigionia , piomettendo che il suo
terzogenito Andrea sposerebbe Maria fi-
VOL. IXXXIIf.
UNG .77
glia di Micislao, col ducato d'Halicia per
dote; delle quali condizioni per la libera-
zione di Colomano, parla pure Papa O-
norio III in sua lettera, ma il matrimo-
nio non segui. Intanto per motte d'En-
rico imperatore latino di Costantinopo-
li, Teodoro Angelo Comneno poi impe-
ratore greco di Tessalonica, perfidamen-
te rovinò il potere de' latini, per cui essi
vedendo le cose a mal partito» in Costan-
tinopoli stabilirono d'elevare all'impero
Andrea II, tenuto per potentissimo, o il
di lui suocero e padre di Jolande sua 2.'
moglie (che lo fece padre di Jolande mo-
glie di Giacomo I re d'Aragona) Pietro
di Courfenay, e ad ambedue inviarono
ambasciatori. Saputosi l'avvenuto da O-
norio IH, per lettera scritta da Andrea
II, nella qualegli domandò, che propo-
nendosi partire per la crociata di Siria,
secondo il termine prescritto dal concilio
di Laterano V, ordinasse a'crocesignati
di seguirlo; il Papa rispose a'3o gennaio
Ì217, rallegrandosi dell'esaltazione che
si discuteva, averlo esaudito con ordina-
re a' crociali d' ubbidirlo, ma la dignità
di cui traltavasi non dovere ritardare il
soccorso e liberazione di TerraSanla. Nel-
l'elezione imperiale prevalse ed ebbe più
voti Pietro, come marito della sorella di
Baldovino I giài." imperatore e del suc-
cessore Enrico, che recatosi in Roma a ri-
cevere la corona da Onorio III, indi qué-
sto gli die per legato apostolico il cardi-
nal Giovanni Colonna. Mentre ambedue
navigavano per Coslantinopolijilsuddef-
to Teodoro Angelo, dominatore da Za-
gora e Durazzo fino nlla marca di Bla-
chia, a tradimento gl'imprigionò. Il Pa-
pa subito inviò Andrea suo cappellano al
Comneno con lettera rimproverante e
minacciosa, perchè lilasciasse l'imperato-
re e il cardinale. Oltre a ciò, eneigica-
mente eccitò per liberarli il re d'Unghe-
ria, invitandolo con lettera data in Feren-
tino a'28 luglio, a costringere il perfido
piincipe Teodoro, con solenne e autore-
vole ambasciata. Teodoro avea divisolo
12
,78 UNG
farli morire, ma f" trallenulo da'snoi; e
poscia dichiaiaiidosi ubbidiente al Papa,
resliluì a Pietro e al cardinale la libertà.
Nello stesso 12 17 Andrea 11 si pose alla
lesta de'crociali e parli per la Palestina
con diversi principi e Leopoldo W duca
d'Austria, lutti da Onorio III presi sotto
la protezione della s. Sede, su galere for-
nite da'veneli e dalle città situate sul gol-
fo Adriatico, onde soddisflue il volo pa-
terno.ed evitar le censure inliniateglidal
Papa, die gli destinò a legalo l'arcivesco-
vo di Cosenza Luca cistcrciense. Onorio
III fu tanto contento delia partenza del
re d'Ungheria, del duca d'Austria oda-
gli altri baroni, che celebrò solenne pro-
cessione in Roma, recando dal Laterano
alla basilica Liberiana le Teste de' ss. Pie-
tro e Paolo, e comandò che altra simile
facessero lutti i vescovi nelle loro diocesi,
per implorare il divino aiuto nella 1 .' 6.
feria d'ogni mese. Entrato il re nella ter-
ra di Babilonia, insieme co're di Gerusa-
lemme e di Cipro con grande esercito, il
patriarca di Gerusalecnme accompagna-
lo da moltissimi vescovi, lo precedette
colla vera Croce, che Andrea II e Leopol-
do VI venerarono e baciarono. 1 sarace-
ni impauriti fuggirono, lasciando a' cro-
ciali libero il cammino, che poterono vi-
sitare il paese consagrato già dalle peda-
le del Salvatore, e lavarsi nel Giordano.
Indi con grandissima dillicoltà i crociati
presero il monte Tabor, ma poi furono
assai liibnlati da'.saraceni posti in agua-
le. Allora Andiea II e il re di Cipro, ad
onta degli sfoi'zi del patriarca di Gerusa-
lemme, e con grave dispiacere degli al-
tri e del re di Gerusalemme, si recarono
a Tripoli , non curando Andrea 11 le ri-
nioslranze de' duchi di Baviera e d' Au-
stria, e d'altri capi della crociata, che fe-
cero di tulio perchè li accompagnasse al-
meno a Dannata per assediarla. La sco-
munica di CUI lo colpì il patriarca di Ge-
rusalemme non fece più elTetto. Sembra
«he la nuova d'alcuni movimenti suscita-
ti nel suo regno alVieltassero il di lui ri-
U N G
torno. In questo viaggio il re fece sposare
al suo primogenito Bela, Maria figlia di
Teodoro Lascaris imperatore greco di Ni
cea, e fidanzò al suo cadetto Andrea la
figlia di Leone re d' Armenia, colla spe-
ranza che succedesse al suocero. Questo
Iratlatode'diie re, giurato da essi, fu con-
fermato da Ouorio III, che non volle mai
in segnilo accordare al re d'Ungheria la
dispensa che domandò. Colomaiio verso
il 1220 rientrò di nuovo in Halicia per
altra espulsione di Micislao, che morì po-
co dopo, ma ne fu scacciato anch'egli da
Daniele Romanovicz , né più comparve
nella Galizia , secondo alcuni. Ma il Ri-
naldi m'istruisce, che Colomano, da lui
dello re de'ruleni e duca di Schiavonia,
nel I 234 attese all'eslirpazione degli ere-
liei di Dalmazia, con crociata benedetta
e protetta da Gregorio IX, il quale per
ispegnere adatto tanta empietà, che avea
contaminato la Schiavonia, vi mandò un
certosino per legalo apostolico. L'eresia
degli alhigesi avendo sedotto molti nella
Bosnia, Colomano nel 1 238 si studiò con
molla cura e sollecitudine d'e>tii parla; la
cui singolare e ardente pietà il Papa lo-
dò senza fine, confortandolo a proseguir
le ben incominciate cose. Quindi avendo
Colomano scritto a Gregorio IX, come la
Bosnia col divino aiuto era stata traila
per le sue armi alla vera religione, il Pa-
pa pel suo florido mantenimento coman-
dò al vescovo de'cumani che guardasse
diligentemente e aumentasse la gregge
del Signore; e perchè era stimalo molto
a ciò atto per le sue virtù Poiisa frate do-
menicano, gli ordinò the lo coslringesse,
lultochè ripugnante, con avitorità aposto-
lica ad accettar il vescovato, e creò il no-
vello vescovo suo legalo in quelle parli,
e gl'ingiunse d' indiure colle sue esorta-
zioni gli ungheri per combattere nella sa-
gra milizia gli eretici di Bosnia. Con let-
tere Gregorio IX encomiò altamente le
virtù, lo zelo religioso per la fede catto-
lica, e l'insigne pietà di Colomano, il qua-
le colla non meno virtuosa sua sposa Sa-
UNG
Ionica tutti edificava, lasciando illesa la
sua virgioilà. Tornando ad A nd rea li, per
allezionai'si maggiormente la nohìllìi e il
clero, nel 122?. ralincò eaiimenlòi pri-
vilegi loro accordati i\s s. Stefdno I. Uno
degli articoli del diploma in cui sono e-
nuncialì, contiene che né il re, tiè veruno
de'suoi successori non potrebbe imposses-
sarsi della persona d'un gentiluomo pri-
ma d'averlo citato e giuridicamente con-
vinto. Con altro articolo promise di non
imporre veruna tassa sui nobili e il clero
senza il loro consenso, ed il veto agli or-
dini sovrani che fossero lesivi a'dirìlti del-
la nazione; e per impedire a'suoi succes-
sori di ledere l'attuale costituzione, An-
drea II annuì che se egli o i re successori
volessero opporsi all' esecuzione di tali
privilegi, fosse permesso resistergli e di-
fendersi a forza aperta senza poter veni-
re accusalo di ribellione. Questa è la fa-
mosa Bolla d'oro , così chiamata dagli
ungheri, perchè l'atto è improntato con
sigillo d'oro. Nel 12 24 Bela fu gravemen-
te molestato dal re suo padre, perchè
d'ordine del Papa erasi riunito a sua mo-
glie prima da se lasciala. Il che saputo-
si da Onorio III, pigliò subito la prolezio-
ne del perseguitato figlio, che si riparò
in Austria, e fece di lutto per ristabilir-
lo nella grazia del pudre adirato, cui cal-
damente raccomandò con lettere; indi il
Papa lo fece coronare le dall'arcidiaco-
no di Strigonia , come testifica Pviualdi.
Nel I 225 avendo Andrea II concesso al-
l'arcivescovo di Colocza i luoghi della Bo-
snia, che avesse purgalo dall'eretica pra-
vità, Onorio III confermò tal donazione,
e lodò molto l'arcivescovo che acceso di
santo zelo attendeva in quelle parti a cac-
ciar gli empi, e lo confìirtò a proseguire
impavido la benemerita impresa, conce
dendogli nuova e piìi ampia autorità per
recarla enicacenienteal bra^malofìne.Nel-
lo stesso ten)po Onorio III annuitole a-
licuazionì fatte a pregiudizio del reame,
e con lettera al re 1' invilo a revocarla,
con filtra esortando a fire il simile Bela
UNCr 179
nella parie del regno aflìdatagli dal pa-
dre, dichiarando illeciti i giuramenti per-
ciò ila loro fatti, da'quali li as<;olsee invi-
tolli alla penitenza per atti così inconside-
rati. Frattanto nel regno tanto era cre-
sciuto il numero de'saraceni e altri mao-
mettani, de'giudci e d'altri infedeli, ch'e-
rano ardili d'opprimere molti cristiani; e
sebbene Gregorio IX e Roberto arcive-
scovo di Sfiigonia s'affaticassero molto
per tornare nel pristino splendore que-
sta cristianità, nondimeno non poterono
far nulla, per lasciarsi il re facilmente se-
durre da'malvagi consiglieri. Vedendo il
zelante arcivescovo e legato della s. Se-
de crescere la potenza de'neraici della ve-
ra religione, e che apostatando dalla fe-
de molli cristiani le cose lagrimevolmen-
te peggioravano, mise nel 1 282 l'interdet-
to nell'Ungheria,e seriamente ammonì il
re che dovesse por rimedio a tanti mali,
e scomunicò i principali suoi ministri rei
d'enormi scelleratezze. E per aggiunge-
re maggior vigore all'interdetto, pregò il
cardinal Giacomo Pecoraria legato della
s. Sede neir Ungheria, per ristabilirvi la
libertà ecclesiastica, ed i principali vesco-
vi del regno, che testificassero con pub-
bliche lettere a tutti i cristiani, essere au-
torizzato con bolla di Gregorio IX del
123 t a imporre l'inleidetlo. I prelati 1 e-
saudirono e nella loro lettera vi compre-
sero quella del Papa, colla quale il re era
esortato che dovesse attendere oon ogni
studio ad eliminar dal suo reame sì per-
niciosi mali; e aggiunsero come il re mos-
so per quelli, avea promulgata una co-
stituzione ordinata a racconciare lo stato
del regno , la quale i vescovi parimenti
liprodussero nella lorolettera. Dipoi, per-
chè i cristiani pel frequente commercio
che aveano co' saraceni, non apprendes-
sero e seguissero i loro vituperevoli co-
stumi, l'arcivescovo Roberto con provvi-
do consiglio levò ogni famigliarità con
essi , e comandò che si dovesse osservare
con ogni riverenza l'iutei detto. Queste ca-
se operò con graud'aniino e vigore l ar-
,8o UNG UNG
civescovo di Slrigonia; ma non seguendo Ialino, o alcun altro de'ooslri giobaioni,
i princìpi il santo zelo de' prelati, meritò che a noi parrà zelante della fede crislia-
poi l'Ungheria per a ver favoreggiato i ne- iia, il quale faremo giurare, che secondo
roici della fede, d'essere inondata con or- queste cose fornirà fedelmente il nostro
libile correria di gente infedele, tartari o comandamento a richiesta del vescovo,
mongoli come altri li chiamano,cheridus- nella cui diocesi sono o saranno i giudei,
se il fiorenlissimo reame in una solitudine ei pagani o ismaeliti, acciocché tragga i
deserta, come racconterò alla sua volta, cristiani del dominio e dell'abitazioni de'
Lo spopolamento del paese si attribuisce saraceni: e i saraceni in qualunque mo-
non meno a tali incursioni, che alle lun- do congiunti alle donne cristiane, o sot-
ghe guerre intestine per la successione al to nome di matrimonio, ovvero in altra
trono, e alle devastazioni recatevi da! pas- guisa, tanto i cristiani, quanto i giudei o
saggio delle crociate. In seguito il cardi- pagani sieno privati de'beni, e deputati
nai Pecoraria prosciolse Andrea HI e il dalrea perpetua servitùde'cristiani. Au-
regno dall'interdetto fulminato daRober- coranoii vogliamo né permetteremo, che
to, essendosi prima il re, il figlio primo- le cause dotali o matrimoniali si trattino
geniloei magnati con solenne giuramen- per innanzi ila noi o da altri giudici seco-
lo obbligati di restituire il lutto all' an- lari, perchè non ci vogliamo né dobbia-
lico stalo. Di più il cardinale fece inqui- nio intromettere in queste cose , ma da
sizione e prese informazione diligente dei giudici ecclesiastici si trattino e si lermi-
iniracnli del b. Luca virtuosissimo arci- nino, ec. '*. Fece ancora il cardinal Peco-
•vescovo di Slrigonia , perchè il re avea raria, che s'obbligassero con giuramento
pregato Gregoiio IX di degnarsi porlo a osservar ipieste cose IWIa erede dei re-
nel numero de'santi. Egli ad istanza del gno, e Coloaiano re e duca di Schiavo-
re e degli ungheri era stalo inviato da nia, e appresso tulli i principi, baroni e
Gregorio IX alla legazione d'Ungheria, magistrali del regno. Si rinnovò l'edilto
per rimediare a'narrati mali, frenare la già emanato da Andrea li, col quale di-
baldanza degl'infedeli, e ristabilir l'im- spose che gli ecclesiastici non fossero Irat-
n)unitù ecclesiastica. Dopo vari trattati il tali a'tribunali de'giuilici secolari. E sic-
re si obbligò con giuramento a rimedia- come l'indegno vescovo di Bosnia perfi-
re a tanti eccessi , scrivendo al legato, damente insegnava a'popoli alla sua cu-
" Questi sono i capitoli. D'ora innanzi noi ra commessi dottrine pestilenziali e con-
non faremo sopra le monete, né sopra i trarie alla fede cattolica, cos\ Gregorio IX
sali, uè sopra le colle, né sopra gli altri indignato contro di lui, ingiunse al car-
ufiìci della nostra camera giudei, né sa- dinal legalo dell'Ungheria , che in suo
raceni oismaeliti, né li faremo compagni luogo sostituisse un vescovo cattolico,
de'prefelli, né faremo cosa alcuna frodo- scienziato e pio, ricevendo sotto la prole-
leula,onde i cristiani possano esser op- zione della s. Sede il duca di Bosnia, che
pressi da loro, né permetteremo in lutto lasciala 1' eresia era venuto nel grembo
il nostro regno, ch'abbiano uHiciopub- di s. Chiesa, proibendo al re Colomano
blico di veruna maniera. Ancora faremo d'usmpare i di lui diritti. Andrea II ver-
che gli ebrei, e saraceni o ismaeliti, si di- so la festa d'Ognissanti entrò con grande
stinguino e disccrnino da' cristiani. Au- esercito nell' Austria, e guastatane parte
che non pernielleremo, che giudei, e sa- con ferro e fuoco, si pacificò cogli ausliia-
racenio ismaeliti comperino cristiani, ov- ci. Venuto poi meno nelle promesse e giu-
vero gli abbiano in qualunque modo ramenti felli di difendere le chiese, rislo-
sd.invi : e promettiamo che noi e i sue- rame i danni e mantener illese le loro ra-
cessori noitri, daremo ogni anno un pa- gioui, incorse nella scomunica, onde Gì e-
UNG
gorio IX l'esoilò a rigellare i pravi con-
sigli di coloro che l'aveaiio tleviato dal
Lene iucomiuciato, e di recar ad effetto
con sua gloria, quanto con molla lode a-
vea proraesso. li Papa confortò Bela a
reprimere i valacclii scismatici dimoiaiiti
uel vescovato de'cuinani, come a vea pio-
messo al cardinal Pecoraria, al quale a-
vea giuralo di fabbricar nella Cumania
una chiesa, e di dotarla e ornarla; e sic-
come non Ioavea eseguito, Gregorio IX
l'invitò senza indugio ad adempierlo.Mo-
ri Andrea II d'i marzo 1 235. Oltre le due
ricordale mogli sposò ancora Beatrice fi-
glia d'Aldobrandino marchese d'Este^clie
fu madre a Stefano detto il Postumo, da
cui nacque Andrea III il Veneziano , di
cui parlerò a suo luogo. Il primogenito
Bela IV detto V gli successe, e fu coro-
nato per la 2.* volta in Alba Reale a'i4
ottobre, perchè il padre l'avea associato
al lrono,eOnorio III e Gregorio IX nel-
le loro lettere lo chiamarono re vivente
il genitore. Giovanni Duca Vatace im-
peratore di Nicea, collegatosi con Assane
re di Bulgaria cognato di Bela V, con
formidabile esercito assalirono Costanti-
nopoli, ove regnava il pupillo Baldovino
li imperatore latinosotto la tutela di Gio-
vanni di Brienne, e presero Gallipoli fa-
cendovi barbara strage : Costantinopoli
con manifesto divino aiuto fu difesa da
Giovanni con meravigliosa vittoria. Gre-
gorio IX sapendo che i detti principi sci-
smatici tornarono ad assalire Costantino-
poli, con lettera eccitò a soccorrerla Be-
la V, come vicino di essa, onde impedi-
re l'abbattimento dell'impero latino tan-
to necessario alle crociate. Ricevè quin-
di il Papa sotto la protezione della s. Se-
de Zibisclao bano di Bosnia, per profes»
sare pure la fede cattolica, avvisandone
l'arcivescovo di Strigonia e i suoi vescovi
sulfraganei, a'quali die autorità di scomu-
nicare Assane. Questi non per lai censu-
ra , ma per timore che Giovanni Duca
vinti i latini piombasse sopra di lui, si ri-
luò dijUa lega, Venendo Bela V sedolto
UNG i8t
da pessimi consiglieri, lungi dall' imitar
gli esempi della sorella s. Elisabetta, di-
stese l'avare mani sui beni donati da'suoì
maggiori a'iuoghi pii, pe'quali eccessi ri-
sentitamenle nel 1 236 gli scrisse Grego-
rio IX, ingiungendogli di restituireil tol-
to , altrimenti avrebbe proceduto contro
di lui, secondochè richiedeva l'ufficio a-
[ìostolico. Intanto Assane si mostrò simu-
latamente divoto al Papa, e lo pregò in-
viargli un legato in Bulgaria per combi-
nar la difesa tli Costantinopoli; e Grego-
rio IX gl'invio Salvo de Salvi vescovo di
Perugia, che raccomandò a Bela V, in-
vitando r arcivescovo di Colocza e i ve-
scovi sulfraganei a giovarlo nel radunar
l'esercito crociato. Ma perfidamente As-
sane abbandonati i latini, si riunì a Gio-
vanni Duca, per cui Gregorio IX si stu-
diò d' indurre Bela V a guerreggiare il
Cognato, e gli riuscì, perchè Io abilitò a
occupar la Bulgaria, concedendo amplis-
sime indulgenze a lutti quelli che si fos-
sero crociati. Però Bela V domandò al
Papa, a siiniglianza di s. Stefano I, d'es-
ser creato legato apostolico di Bulgaria,
con facoltà di limitar le diocesi e distin-
guere le parrocchie, e nominarne i vesco»
vi col consìglio de'pretati e degli uomini
religiosi, e che l'Ungheria fosse ricevuta
sotto la protezione della s. Sede. Grego-
rio IX ne lodò altamente l'ubbidienza e
lo zelo, ma gli negò l'udicio di legato in
Bulgaria, perchè sarebbe tornato in dan-
no della Chiesa. Non pertanto gli conces-
se di poter prendere a piacere un vesco»
vo Ira gli arcivescovi e vescovi del suo
regno, il quale eseguisse l'implorate cose,
con autorità apostolica e il suo consi-
glio, a cui il vescovo di Perugia legato
pontificio darebbe l'autorità pel mandato
speciale di cui lo munì, cioè di conferire
la legazione al nominato dal re. E men-
tre Bela V militava pel Signore, acciò nel
regno non avvenisse alcun danno, Gre-
gorio IX promulgò la scomunica contro
tutti coloro fossero arditi di entrarvi osili-
meule u gospirarvi a suo pregiudizio, or
,82 U N G U IN' G
tlinaiido all' episcopato uriglierese, ed ai gl'insorti cumani, sconfitto il paldliuo e
fiali preclicalorieiiiinoridipuljblicai- so- l'esercito, scorsero vittoriosi l'Ungheria,
lennenieiile la pontifìcia sentenza ne're facendovi immense uccisioni senza bada -
gni e luoghi vicini. Accordò pure al re, re a età, sesso e coudizione; e quante vol-
di far portare inn>inzi all'esercito crucia- le gli ungheri vennero a battaglia, allret-
to il segno della salutifera Cioce, tanto tante restarono vinti e dispersi. Gregorio
nell'andare, cpuuito nella dimura e nel ri- IX per tanti disastri ne restò addolorato,
torno. Ordinò poi il l'apaa tulli i prel.i- confortò il re, prese il regno sotto la pro-
ti d' Ungheria pubbliche preghiere i)er lezione di s. Pietro, e concesse l'indulgen-
l'impresa, e dupo entrato il re in Bulgaria ze e T immunità de' crocesignati a chi
di far solenne processione in ogni \ener- piendesse il segno della croce contro i
dì. Spaventalo Assane da'pre[)aralivi mi- tartari. Altrettanto scrisse a Goloniano,
litari degli ungheri, si riunì a'ialini con- e comandò a Vancha vescovo di Vacci»
Irò i greci, e lasciò libero 1' ingresso nel di bandir la cruciata contro i tartari , il
suo stalo all'esercito di Baldovino li che che pure fece predicare in tutta la cri-
inarciava contro i greci. Temendo Gio- slianilà a cui raccomandò Bela V. Que-
vanni Duca le forze degli ungheri, e co sii marciò con Colomano contro i bar-
me quello che eoo arte sapeva servire al bari , i quali pienamente trionfarono di
tempo, quando non gli valevano l'armi, loro, ed uccisero Colomano e più vesco-
si coprì Col manto della pietà e fece sem- vi, fra'quali gli arcivescovi di Strigonia e
bìautedi desiderar l'unione colla Chiesa di Colocza, ed i vescovi di Nitria,di Gia-
romana , e di ciò ne scrisse a Bela V e varino e di Transilvania. Per lo spazio
questi al Papa, che accolse con piacere la del cammino di due diete (o spazio di
proposizione, e domandò più esplicite di- cammino di due giorni), non si vide cho
thiarazioui, ma il finto greco non effet- cadaveri d'uomini uccisi, e la terra tutta
tuo le promesse. Frattanto nel 124' > l^'i'- li»la di sangue innano. Non è a dirsi con
tari mongoli comandati da Balou, nipo- poche parole il furore de'tartari e le Io-
le del famoso conquistatore Gengis-Kan, ro crudeli devastazioni, Gregorio IX in-
penetrarono neirUngheria, costrinsero il coraggiando Bela V,che dalla Dalmazia
re a ritirarsi in Dalmazia e devastarono era fuggilo nelle vicine isole, proiuetlen-
il paese pel corso di tre anni, nel i ° de' dogli soccorsi se si fosse pacificato con l'^e-
quali perde il fratello Colomano in un derico II che perseguitava la Chiesa. Al-
combaltimento loro dato, Lagrimevole e cuni incolpano Federico II d'aver istiga-
desolanle per l'Ungheria èilracconlo che loitartaria venireconlroicristiani d'Un-
ne fa il Uinaldi e altri storici. Insuperbì- gheria, per sterminare con 1' opera loro
ti 1 tartari per le precedenti vittorie , te- la Chiesa, o perchè il Papa abbundonas -
niendo la potenza degli ungheri, e per la se il proponimento di deporlo, ovvero per
loro poca unione e discordia, li superato, impedire agli ungheri di prendere con-
ilo e guastarono il paese, catastrofe che tro di lui la croce come divisava il Papa,
Gregorio IX attribuì a castigo divino per Bela V inviò per legato all'imperatore il
le scelleratezze e laidezze abbominevoli vescovo di Vaccia, promettendogli di sot-
del popolo. Bela V radunato un grande lomeltersi a lui e di tenere il regno per
esercito niamlò il palatino a' confini per feudo ioìperiale, purché ne prendesse la
impedire il passo a' tartari , e recato>i a protezione e lo difendesse da'tarlari; ma
buda in un parlamento o dieta generale Federico II preferì di continuare ad op-
lu determinato d'ai morsi lutti per respin- primere Gregorio IX, occupando alcune
gere si feroci neinia. Entrati essi con im- città e luoghi del suo dominio, e vagheg-
pclo uel regno a'ij marzo, favoriti da- giaudodi suttomellerc tutta l'Italia, uep-
U N G
pure esaudì i priucipi di Germania che
Io scongiurarono a cacciar dall'impero sì
feroci nemici del nenie cristiano. Intanto
i tartari espugnata nel i ?,42Slrigonia3 l'i-
nondarono di sangue e spogliarono, e re-
spinti da Alba Reale, pioinbaiono a de-
solare la Scliia vonia, la Servia e la Bulga-
ria; poiché la pestilenza e la fame da essi
occasionale collecarnifìcine e distruzioni
nell'Ungheria gli obbligarono ad abban-
donarla. Avvisato Bela V della partenza
de' tartari, prese cuore e ardire, comin-
ciando poco a poco a ricuperare il legno,
ed invece dello slato florido cui l'avea
lasciato, non trovò che un orribile e stra-
ziante deserto, dicendo una cronaca, non
senza esageraziooCjdie ni i 4giorrii di cam-
mino a stento si rinveniva un uomo. Per
la fame si mangiavano i corpi morti, ca-
ni, gatti e simili animali. Le fiere gusta-
ti i cadaveri umani, divorarono molli vi-
Tenti; e venuti meno i giuinenli,gli uo-
mini si trovarono costretti a tirar l'ara-
tro a guisa di bovi, per rotnpere la terra.
Nel 1 243 sparsasi la voce che fossero per
tornare i tartari nell'Ungheria, il re e il
suo popolo con lettere bagnate di lagri-
me invocarono l'aiuto di Papa Innocen-
zo IV, il quale mosso a pietà e coinpis-
sione, sena' indugio scrisse al patriarca
d'Aquileia perchè contro i fieri barbari
bandisse la croce in Germania, colle in-
dulgenze e privilegi de'crociati di Terra
Santa. In questo tempo Bela V dichiai ò
guerra aFederico WBellicoso duca d'Au-
stria , r ultimo della casa di Bauiberga,
dicesi pel suo divorzio con Agnese cugi-
na del re. Nel 1246 segui battaglia pres-
so Neusladl, vinta dal duca, che peri uc-
cisola seno alla vittoria. Avendo il re fat-
to omaggio e giuramento a Fedeiico li
del regno , a condizione di combattere i
tartari, non avendolo l'imperatore ese-
guito, nel 1 245 domandò e ottenne da In-
nocenzo IV d'essere prosciolto da tali al-
ti; indi si ad'dlicò a sterminare gli ereti-
ci di Cosma. Neil 2,52 Bela V voleva iui-
pddiuuir^i dell'AusU'ia, la guastò iit uno
UNG i83
alla Stiria e alla Moravia, ma fu sconfit-
to da Premislao Oltocaro II re di Boe-
mia, e obbligato ad accettar la pace, colla
cessione del ducato di Stiria. Divenuto il
Vanca arcivescovo di Strigonia, Bela V
l'inviò ad Innocenzo IV a chiedere aiuto
contro i tartari, che minacciavano 1* Un-
gheria, e impedisse che corresse pericolo
la religionecristiana. Il Papa volendoda-
re all'arcivescovo un solenne attestato del
pregio in che l'avea a cagione di sua dot*
trina e pietà, Io creò cardinal vescovo di
Palestrìaa, colla ritenzione di Strigonia.
Il cardinale volle ripatriare per togliere
le grandi discordie insorte fra il re e i
magnati, fra il re e il figlio Stefano. E
nel suo zelo e nel desiderio di porre uu
termine a tanli mali, non dubitò di sco-
municar Bela V, e tanto fece che nel 1266
giunse a riconciliarlo perfettamente col
figlio. Prima di questo tempo Haolono
re de'tartari inviò ambasciatori a Bela V
per imparentarsi con lui, e indi congiun-
gesse le sue armi al proprio esercito per
sterminare il popolo cristiano , cedendo-
gli un 5.° delle prede e de'conquisli. Im-
pauritosi ricorse per soccorsi a Papa A-
lessandro IV nel 1239, che loconfjrlò e
gli promise d'eccitare i principi cristiani
contro il nemico comune. Dal Codice Di-
ploniatico del Paoli , si rileva che Ales-
sandro IV intimò al re di giustificare il
pagamento d'annui 1000 marchi d'ar-
gento , a cui suo padre erasi obbligato
coll'ordine gerosolimitano. Non potendo
Primislao II comportare che Cela V l'a-
vesse obbligato a cedergli la Stiria , gli
ruppe guerra, nella quale peri il fiore
d'ambo i regni, e Bela V restò vinto ai
I 3 loglio, pacificandosi con cedergli iu i-
sposa la figlia Costanza. Nel 1261 i tar-
tari entrarono con gran furore in Unghe-
ria, ed il re riportò su loro gloriosa vit-
toria, colla uccisione di ti2,ooo nemici.
Nel 1261 nuovamente i tartari invitaro-
no il re a imparentarsi con essi, il che sa-
putosi da Papa Uibauo IV, ammoni Be-
la V e il figlio a uua coutaiuìuare la lo-
,84 UNG UNG
jo i).eclaiisiima prosapia, ed ubbidirono Egli fece guerra co' boemi, gli auslriaci
lifiutundo rofferta. La regina di somma ed i buiguti, ecoslrinsequest'ultimi a pa-
nieia ottenne dai re l'edificazione d'una gargli tributo. Da queli' epoca i sovrani
fortissima I occa sulla sommità d'un mon- d'Ungheria unirono a'ioro titoli quello di
te, per rifugio de' poveri e delle vedove, re di Bulgaria. Nel 127 i si pacificò con
qiinliinqiie "volta i tartari facessero altre Primislao li re di Boemia, che riconob-
coritrie nel regno, ed il Papa approvò be sovrano della Stilla, Carinlia e Car-
l'operalo con lodi. 1 cumani del reame niola, convenendosi che i vescovi punis-
faceiido molti danni a'cristiani. Urbano sero colle censure i violatori della pace,
IV ordinò agli arcivescovi di Stiigouia e la cui conferma si domandò alla s. Sede
di Culocza che facessero predicar contro e poi la concesse Gregorio X. Mentre me-
di essi la crociata, e li costringessero a vi- dilava nuove imprese, Stefano V fu col-
lere secondo i riti cristiani i battezzati, e to dalla morte verso l'agosto 1272. Da
gli ollri inducessero a convertirsi; di più Elisabetta sua n)oglie,disceodente dal san-
interponendosi a pacificare il padre e il gue regio de'cumani o eumeni, lasciòLa-
figlio che stavano per combattersi, mos- dislao III detto IV cognominato il Curile-
«.i da'seminatmi di discordie. Neh 265 i no, Anna maritata con Andronico Paleo-
larlari tornando a infestar l'Ungheria , logo II imperatore greco, e Maria moglie
Papa Clemente IV fece promulgar la ero- di Carlo II re di Sicilia. Essendosi rifiigia-
ciata da'detli arcivescovi ne'regni e stali to in Bosnia il conte Enrico, per averlo
vicii/i, e riuscì al re di fu' valida resisteu- il re fatto tornare in Ungheria, il proprio
za. Quindi Cela V si die a ristabilire l'ab- zio materno duca Bela, cugino del re di
bondanza e la sicurezza nel regno, ed a' Boemia, ordì contro il nipote una congiu*
7 maggio 1270 morì nell'isola Eindese. ra, il quale lo fece tagliare in minutissi-
Sepollo in Slrigonia nella chiesa de'fran- mi pezzi in im'isola presso Buda. Il cugi-
cescani, da lui creila con gran raagnifl- no Premislao II perciò montò in tanta
cenza, per sua disposizione; nondimeno fluia, che tosto ruppe guerra a Ladislao
l'arcivescovo per forza lo fece trasportare IV, non attendendo la solenne ambasce-
uclla metropolitana. Sopra tal fatto si li- ria degli ungheri per pacificarlo. Grego-
ligò avanti al Papa, il quale ordinò che rio Xsi affaticò paternamente con ambe-
81 restituisse neh. "sepolcro. Dalla suddel- due con affeltuose lettere per impedire lo
la Maria Lascari gli nacquero Stefano spargimento del sangue. La guerra si ac-
IV dello V, Andrea ducae Bela preuior- cese, e pare con buon successo per gli un-
to; Anna moglie di Radislao duca di Ga- gheri; ma Ladislao IV dimentico de'sag-
lizia , Cunegonda moglie di Boleslao V gi ammonimenti datigli dal Papa, senza
re di Polonia, Elisabetta maritala a Eu- ritegno si abbandonò a'vizi. Straziato il
rico duca della bassa Baviera, la ricorda- regno dalle guerre civili e dalle sangui-
la Costanza, e la b. .i/«/g^/jer/to(/^.) ver- uose fazioni, scrissero alcuni che Nicolò
gine,u»ouaca domenicana nel monastero HI per sedarle s[)edì in Ungheria per le-
edifiealo dal padre in un'isola del Danu- gaio il cardinal Filippo vescovo di Fer-
bio che prese il nome della beala. Il suo uìo e Paleslritia, che ne placò gli accesi
cor[)osi venera inPresburgo,ed il p. Pray sdegni. Ma quanlo alla dignità cardina-
$ciisse: A /<</(■ /;..5A/ri,'(//zirtfi'//gf/aA,Tyr- lizia e all'episcopato Preneslino, il Car-
nau 1770. Stefano V montalo sul trono della nelle il/e/;jor/e sloriche de' Cardi-
SI rrcu m Cracovia u venerare il corpo di nuli, 1. 1, par. 2, p. 1 62, osserva con l'au-
i. Slanisluo, ricevuto con gran pompa dal lorità del Catalani, De Ecclesia Firma-
coguulo le ili l'oluni.i, colla quale e l'Uu- ;a7, ejuscjueEpisconis et Archiepiscopi'^:
{jticrid si iinnu\ò l'aulica le^a e atuiciiiia. Essere iu civuie cuioru che credono F^-
U N G
lippe essere stalu cardinale, non avendo-
si alcun luotiiimeiitu, il quale accenui die
fb&se decorato dei cardinalato; cotue nep<
pure è vero che fu vescovo di Palestrina,
i'ei- la codardia e trascuranza del re, i cu-
uiani pagani ridussero in islato lagrime-
vole la religione cristiana e rubarono dap-
pertutto le chiese, mentre que' ch'erano
cristiani professavano contaotinatissimi
costumi. Scosso Ladislao i V dal zelo del
vescovo di Fermo Filippo legato aposto-
hco, nel 1279 si obbligò con lettere pub-
bliche d' mdurre i cumini a ricevere il
batle^imu, a restituire alle chiese i beni
tolti, altrimenti sarebbe marciato su di
essi con un esercito, che avrebbe repres-
so gli eretici e difesa la libertà ecclesia-
stica contro gli usurpatori. Neil' istesso
anno il legato Filippo celebrò nel settem-
bre in Biidauu sinodo di vescovi, pel nar-
rato in quell'articolo; cioè per la dilata-
zione delia fede, e la riforma del chieri-
cato e del popolo, di non portare armi
gli ecclesiastici, l'ordinarsi a chi avea cura
d' anime di render conto dell' ammini-
strazione delle chiese, la libertà nell'ele-
zione de' prelati, V espulsione dalle loro
case delle femmine mondane, la punizio-
ne degli adulteri e incestuosi, la celebra-
zione de* sinodi. Il re però sedotto dagli
empi sturbò il sinodo , ordinando al po-
polo di Buda di cacciarne i padri e di ne-
gar loro le necessarie vettovaglie. L'espul-
sione del legalo Filippo e de' padri mos-
se rvicolò 111 a gravemente ammonire il
re, ed altrettanto fecero Rodolfo I d'Hab-
sburg re de*romani,e Carlo I redi Sici-
lia di lui suocero e padre di suo cognato.
Ladislao IV riconosciuto il suo fallo, in
penitenza fece un Ospedale pe'poverie iu-
fenni. E con editto, sotto gravi pene, or-
dinò che inviolabilmente si dovessero os-
servare tutte le leggi fatte dalla s. Sede
contro gli eretici, che giornaliiienle pullu-
lavano nell Uiiglieriu; ed altro simile e-
inanò la madre Elisabetta ne' suoi duca-
li di Macow e di Bosnia. IVla non mollo
dopo, pe' modi ofrcuaU che ali' eoipiet^
U ìN G i85
traevano il re, a istigazione di uomini ma! •
vagi, nel 1 280 iniquamente cacciò d'Un-
gheria il legato Filippo, che fu ricevuto
ila'polacchi con grandi onori, minaccian-
dolo di n»orle se vi fosse tornalo. Impe-
rocché disprezzala la moglie Maria, fìgliii
di Carlo 1 re di Sicilia , si abbandonò u
tutte le cattive donne cumane, con gran-
dissimo scandalo della cristianità , ondts
il pontificio legato indarno l'avea esorta-
lo replicatamentead emendarsi, e a de-
porre i costumi e l'abito de'cumani, pei*
cui lo scomunicò e depose due vescovi
che lo scusavano e difendevano. Per tut-
to questo nei 1281 i principi e i baroni
del regno, penetrali di zelo, cacciarono
ignominiosamente tulle le sue impure a-
miche, e lo rinchiusero in una rocca col-
la regina, acciocché si accostumasse a os-
servare le leggi matrimoniali e fosse da-
to all'Ungheria un erede legittimo. Nel
seguente anno sembrando che Ladislao
IV volesse emendarsi de'suoi rei costu-
mi, il Papa INIartino IV lo confortò ad ab-
bandonar le maniere e l'abito de'paga-
ni, cacciasse i falsi consiglieri adulatori e
ne prendesse de' buoni, dovendosi ram-
mentare che traeva origine da principi
santi, e non diffidasse della benevolenza
della s. Sede, sempre pronta di proteg-
gerlo e abbracciarlo con materno amo-
re. Intanto Oldamire duca de'cumani,
levatosi in superbia, credendo di potersi
soggettare l'Ungheria pe'pravi e leggeri
costumi del re, vi entrò audacemente nel
1282 e la devastò sino a Pesi ne'3 aimi
che dmò l'invasione. Avendoli Ladislao
IV incontrati presso il lago Hood succes-
se la battaglia , da lui miracolosamente
vinta , per la terribile tempesta di gra-
gnuola che percuotendo di faccia icuina-
ni e accecandoli, restarono annientati, e i
pochi restati ftiggirono tra' tartari. Nel
12851 cuinaiii accesi di desiderio di ven-
dicarsi della ricevuta sconfìtta, chiamati
i tartari, con essi e in grandissimo nume-
ro penetrarono nell'interno dell' Unghe-
viu; aidcudu e uccidendo, gu^&Uudo, (»
,«6 UNG UNG
predando sen7.nim[)eclimenti, perchè il re spirando contro Ladislao IV, per alcuni
riun osò ain untarli. Pu certamente ca- motivi di malcontenlo,l'assassiiinrono nel
6li"o divino; perchè il re ad onta delle suo castello di Rereczeg a'19 lu-lioiago.
replicale ammonizioni, era di nuovo im- Non lasciò prole legittima, e l'Ungheria
inerso in laidi e abboininevoli costumi; e venne involta nella guerra civile per la
furono involti nella slessa pena gli ungile- successione alla corona,
li, chea sua somiglianza seguivano i dis- Nel 1290 Andrea Ili il f'cnc.zhino, ac-
soluti modi de'cumaniji quali sidiporta- clamalo re dal maggior numero de'si-
lono con essi a guisa di spietati carnefi- gnori ungheresi, fu incoronato a'4 ago-
ci. Avendo poi Dio misericordia del pò- sto, 16 giorni dopo la morte di Ladislao
polo cristiano, percosse i tartari colla pe- HI detto IV. Egli era nato a Venezia dal
ste che ne distrusse molte migliaia, ed i matrimonio di Stefano figlio postumo del
superstiti lasciarono l'Ungheria, la quale re Andrea li con Tommasina Morosini,
bi ridusse in deplorabile desolazione. Nul- detto pure Andreasso. Singolari sono le
huneno Ladislao IV prosegui a vivere avventure di suo padre. Nato nella città
nell'empietà, seguendo sempre i pessimi d'Este in Italia, ove Beatrice sua madre,
co.stiu»ide'tartari,cun)ani e saraceni, per 3.' moglie d'Andrea U, dopo la morte
cui sileuiè la rovina della cristianità nel- di questi erasi ritirata, Stefano perciòdet-
l'Ungheria. Pertanto Papa Onorio IVnel to il Posiamo, èva appena uscito dall'iu-
12S7 seriamente l'ammonì a riprendere fanzia quando imprese a detronizzare Be-
e trattar bene la regina, e che sbf<ndisse la IV detto V di lui fratello maggiore,
i riti pagani da lui introdotti; avverten- Ma non riuscito nell'ambizioso progetto,
<iolo d'aver ingiunto all'arcivescovo di si recò a nascondere nella Spagna la prò-
Strigonia, che se i pagani ardissero tur- pria vergogna. Qualche teinpo dopo tor-
ba re i cattolici, bandisse sopra di loro la nò in Italia, e venne eletto a pretore di
croce, e se il re non avesse ubbidito, lo Ravenna. L'imprudenza di sua condot-
jiuuisse secondo le leggi ecclesiastiche, in- ta avendo ribellato contro di lui i raven-
vitando i baroni del regno a coadiuvare nati, si ritirò a Venezia, ove sposò la Mo-
l'arcivescovo in tale alfare. Ladislao IV rosini,di cui Andrea III fu il frutto. Que-
iion si corresse affatto, con dolore pure di sto fmciullo condotto da sua madre ia
Papa Nicolò IV, anzi coprì d'obbrobrio Ungheria, piacque al re Ladislao IV, che
il suo nome con l' uccisione del proprio lo riconobbe per suo erede e lo nominò
fratello Andrea duca, per vederlo amalo quindi duca d Ungheria; titolo che con-
da'principi e baroni del regno, e perciòte- feriva lo stesso diritto a questo regno co-
inendo che aspirasse al trono, benché ri- me quello di cesare all'impero. Egli era
fiigiato in Polonia dalla santa zia Cune- assente quando morì Ladislao IV, e pas-
gonda, lo fece annegare nel fiume Nicla sando pegli slati d'Alberto d' Habsburg
da'suoi sicari. Tanta fellonia non restò a duca d'Austria, per prender possesso del
lungo impunita, e con insulie anch' egli Irono a cui era cbiamato , fu arrestato
peri per uìaiio di quegli stessi cumani cui contro il diritto delle genti per ordine
avea mostralotanla deferenza. Nicolò IV di quel principe, e non potè riacquistar
per riparare alla rovina del regno ed a la libertà se non con promettergli di spo-
frenarei tartari, avéa destinato a legato sarne la fiiflia Agnese. Ritornato in Ùn-
d Ungheria Benvenuto vescovo di Gub- gheria non solo ricusò di mantener la pa •
l)io, raccomaudandolo a llodolfo 1 re de* rola ch'eragli stala estorta, ma si dispose
romani; ma poi temendo che coininoven- a f ir vendetta ilei ricevuto oltraggio. Ro-
dosii tartari ncsofirissero gli imgheri.so- dolf> I padre d'Alberto, avvertilo del suo
spese la legazione. 1 cumani dunque co- diseguo, per tenerlo occupato gli suscitò
UN G
un concorrente nella persona dello stesso
Alberto, considerando l'Ungheria fendo
deirin)pero, e perciò ne lo infeudò. JMa
Nicolò IV al contrario dichiarò l'Unghe-
ria essere feudo della s. Sede, inviò in es-
sa per legalo Giovanni vescovo di Jesi,
perchè diligenlenienle prendesse cogni-
zione per firla rifiorire, e difenderla da'
tartari e cuniani che si sforzavano d'oc-
cuparla. Gli ordinò pure di denunziare
a Rodolfo I e al suo figlio Alberto, che si
astenessero d'as[)irare ali Ungheria, per-
chè in molte guise apparteneva alla Se-
ile apostolica; su ili che scrisse ancora a
Riidolfo 1 e ad Alberto stessi. Già nello
stesso I2C)0 giunta a Aapoli la nuova del-
la morte di Ladislao IV, sua sorella Ma-
ria e sposa di Carlo II re di Sicilia (^'.),
fece valere i suoi diritti nel primogenito
Carlo Martello sulla corona d'Ungheria,
che poi sposò Clemenza figlia di Rodolfo
1, secondo Rinaldi. Papa iNiculò IV rico-
nobbe questo giovine principe e lo fece
coronare in Napoli 18 settembre dal suo
legato con gran solennità, dopo averlo il
padre crealo cavaliere. Cosi Andrea III
ebbe un allro competitore al trono. Nel
I2g3, conliiiuiindo la sede vacante per
morte di Nicolò IV, il re Carlo II si recò
al conclave diPerugia col figlioCarlo Mar-
tello, chiamato i e d'Ungheria; egli fu col-
locato fra'due primi cardinali vescovi, e
il figlio fra'due primi cardniali diaconi.
Dip(ji a'5 luglio 1294 fu eletto Papa s.
Celestino V, il quale per la sua profonda
uuiilla ricusò costantemente, né si piegò
se non vinto dalle suppliche de'cardina-
li, ede'reCarloII e Carlo Martello, i qua-
li addestiarono il giumento nel suo so-
lenne ingresso in Aquila. E qui occorre
avvertire, chesiccome Carlo Martello era
denominatore d'Ungheria, diversi scrit-
toli lo confusero con Andrea III che lo
era di fatto, fia'quali il Novaes, dicendo
che Andrea IH re d'Ungheria fece le nar-
rale cose, e perciò può darsi che io pure
in alcun Itnjgo sia caduto nell'audcroni-
iUìOj sebbene in altri non mancai chia-
UNG 187
lire l'abbaglio. Altro può essere l'avere
ripetuto con altri storici, essere Andrea
III fralellodi Carlo Martello, meolrede-
vesi riconoscere per zio e cugino dì sua
madre. Madius pretende che s. Celestino
V nuovamente coronò Carlo Martello.
Neil 29 I essendosi pacificaliRodolfoI eoa
Maria d'Ungheria regina di Sicilia, mer-
cè r accennalo matrimonio della figlia
Clemenza con Carlo IM.irtello, si dilegua-
rono le pretensioni del figlio Alberto du-
ca d'Austria. Tuttavolla, Carlo Martello
non fu re d'Ungheria diedi titolo, non
essendo mai uscito d'Italia per far valere
le sue ragioni. Per la famosa Rinunzia
del Puntificato (f.) di s. Celestino V, e-
letto successore in Napoli a'24 dicembre
1294 Bonifacio Vili, l'accompagnarono
a Roma Carlo II e Carlo Martello, e nel
suo possesso tennero il freno del cavallo
dal Papa cavalcato, e nel pranzo gli pre-
sentarono i dueprimi piatti. Carlo il por-
tatosi in Francia, lasciò in Napoli vica-
rio del regno Carlo Martello , nel qua!
tenq)oquesli ivi morì nel 1 295 di 23 an-
ni, lasciando della sua sposa il figlio Car-
lo 1 Roberto, detto per abbreviazione Ca-
roberlo, e da alcuni anche Carlo Umber-
to, e le figlie Clemenza che sposò Luigi
X re di Francia, e Ceatrice maritata a
Giovanni 11 Delfino del Viennese. Intaa-
to Andrea IH dopo aver [)iese le neces-
sarie misure per arrestare le pretensioni
di Alberto e di Carlo Martello, avea por-
lato le armi nell'Austria, dove per 5 an-
ni consecutivi sparse la desolazione col-
le stragi e le con{|uiste che vi fece. Ma
nel 1296 richiamalo nc'suoi stuti dalle
turbolenze suscitatevi, si alfrellò di far la
pace col duca Alberto e la consolidò pren-
dendo in moglie Agnese sua figlia, il cui
merito riconosciuto superò le anteriori
manifestale ripugnanze. Non ebbe però
la soildisfazione di ristabilir la calma nel
regno. Dovendo Carlo Martello succede-
re nei regno di Sicilia di qua dal Faro,
Come primogenito di Carlo II, fu questio-
nato se dopo la morte di lai re spelta»-
i8S U i\ G
se il trono a Caroberlo figlio di Carlo
Mai leilo, ovvero a Roberto terzogenito
tli Carlo 11 medesimo. Questi nelle dub-
bie opinioni ricorse a Bonifacio Vili , il
ijuale come supremo signore dei reame
iliSicilÌJ,esaminutu l'investitura data dal-
la s. Selle, decise la lite con sentenziare:
Doversi riputare primogenito, chi alla
morte di Carlo li avesse il i.° grado di
tonsanguinilà e fosse maggiore d'età. Con
questa risoluzione restò preferito Rober-
to ed escluso Caroberto. Neil' Ungheria
i nenjici del nome cristiano fecero gran
isterminiod'uugheri,equasi disertarono
il già florido regno, per cui Bonifacio Vili
scrisse all'arcivescovo di Strigonia di dar
opera a liberarlo da tanti mali. E per u-
uire e consolidare le forze degli ungheri
contro i nemici della religione, siccocne
alcuni chiamavano al Irono Caroberlo
nipote di Ladislao IV, e altri sosteoeva-
jio Andrea ili parente di esso d'un gra-
do più ri molo, Bonifacio Vili ordinò che
Carobertosi tenesse per vero re, e confer-
mò Andrea 111 nell'amministrazione del
lej^no. Nelle sue lettere il Papa onora Ca-
roberto assolutauienle col titolo di Rex
Iluiigciriae; non chiamando Andrea 111
esplicitamente re, ma usa le parole: Qui
lìi'X Hungariae noniinatur. Comandò
inoltre agli ungheri, che ubbidissero ad
Andrea III come amminislralore del re-
j^no, scomunicando coloro che si ricusas-
sero ubbidirlo. Una parte degli ungheri
chiamò al Irono Caroberto, e supplicò la
i. vSede ad aggiudicargli la corona reale
d'Ungheria, onde il Papa ne fece ildecre-
lo nel concistoro de'cardinali. Perciò sul
linir del i 3oo Caroberto in età d'8 anni
ii leci) in Ungheria a prendere possesso
del regno, ove fu riconosciuto re da alcu-
ni signori. Ma nel luglio i 3o i i signori
del partilo d' Andrea III, per timore di
perdere lu loro libertà, com'essi iliceva-
uo, nell'accogliere un re dallu mano del-
la s. Sede, conferirono lo scettro a Wen-
t-cslao V liglio di \Venceslao IV re di
Jiuuu4Ìa e di l'olouia, nipote dal lato di
UN G
Costanza sua madre, di Bela IV detto V
padre di essa. Questo principe cedei pro-
pri diritti a suo figlio Wenceslao V^ in
età di I a anni, il quale fu coronato e un-
to dall'arcivescovodiColocza inAlbaPiea-
le, ove gli fu caudjiato il nome in quello
di Ladislao. A' i 4 gennaio i3o2 Andrea
Iti mori in Buda, e fu sepolto nella chie-
sa de'francescani. Egli fu l'ultimo re del-
la famiglia di s. Stefano l, non avendo
lasciato del suo matrimonio che la figlia
Elisabetta, checonsagralasi a Dio nel mo-
nastero delle domenicane di Toess nella
Svizzera, vi mori in odore di santità. La
regina Agnese ritiratasi nell'abbazia di
Kòenigsfelden,dicuiè riguardata 2.' fon-
datrice, finii vii suoi giorni neli364d'84
anni. Intanto Bonifacio Vili per pacifi-
care le guerre civili che ostinate e aspre
bollivano nel regno, e quietar le differen-
ze tra Caroberto e Wenceslao V, dichia-
rò legato d' Ungheria il cardinal Nicolò
Boccasìnì, poi b. Benedetto XI suo succes-
sore. Leggo nelle Memorie del b. Bene-
detto Xf, che Bonifacio VIII a' 1 3 maggio
1 3o2 lo spedi alla legazione d'Ungheria,
con autorità sulla Polonia , Dalmazia ,
Croazia, Rama, Servia, Ludomiria, Ga-
lii!.ia e Cumania con amplissime facoltà.
Poco prima ch'entrasse nel regno, 1' ar-
civescovo di Colocza essendosi arrogato
di far la coronazione di Wenceslao V, sa-
putosi il fatto ardito dal Papa, scrisse al
legalochecilasse l'arcivescovo di presen-
tarsi al suo tribunale in R.oma , dentro
il termine di 3 mesi, sotto pena della pri-
vazione dell'arcivescovato, per 3 princi-
pali ragioni. La i.' per essersi usurpato
l'uffizio della coronazione; la 2.^ perchè
l'avesse falla in persona che non teneva
alcun titolo per riceverla; la 3.' perchè
in caso di dubbio a cui ella spettasse al-
la s. Sede si duvea il giudicarlo. Anzi tan-
to più colpevole s'era reso, in quanto che
l'arcivescovo di Strigonia , pel suo privi-
legio, avea posta la corona sul capo «.li
Caroberto. Per tutto questo ne restò al-
lumeule olfeaa la s. Sede, per esser l'Uu-
U NG
Hj gheria eli lei trilnitaiia per la cessione di
re s. Stefano I. Di più con Wenceslao V
si risentì Bonifacio Vili, e volle che ri-
trattasse le cose già fatte senza ragione,
non potendo il fatto irregolare deli'arci-
■vescovo di Colocza avergli conferito al-
cun diritto sul regno; che però, sopra qua-
lunque sua pretesa, era pronta la s. Sei\e
a fargli ragione, quando a lei facesse ri-
corso. In questo stato di cose, nello stes-
so i3o2 il cardinal Boccasini convocò tut-
ti gli arcivescovi e vescovi del regno, e vi
trattò l'affare. Ma non potendo accorda-
re le parti, ne avvisò il Papa, il quale vo-
lendo decidete la controversia per la via
giudiciaria, scrisse al re di Boenua , co-
mandandogli, che de[)oste l'armi si pre-
«enlassealdi lui tribunale, dolendosi gra-
\emente, per intitolarsi egli ancora redi
Polonia. Quindi nel i 3o3 per dar fine ad
affare tanto rilevanle,furono citate le par-
ti, per udirne la sentenza. Ma sebbene,
dididando il boemo di sue ragioni, avesse
ad oggetto di stornar la spedizione, in-
viati ambasciatori a E.oma, non per di-
fendersi, ma per schivare il giudizio, non
gli riuscì; poiché in pubblico concistoro
alla loro presenza Bonifacio Vili aggiu-
dicò col consiglio de'cardinali il regno a
Carlo Roberto o Caroberto, con precisa
dichiarazione, che avessero luogo le ra-
gioni della successione , non già quelle
dell'elezione, tenendo la s. Sede Caroberto
per re legittimo. Indi espressamente or-
dinòagli ungheri, sotto pena di scomuni-
ca, d'ubbidire a Caroberto non solamen-
te, ma eziandio a Maria sua ava, e così
essa per regina, ed esso liconoscesseroper
loro sovrano, assolvendoli a questo fine
dal giuramento di fedeltà dato a W^euce-
slao V. Il Papa ingiunse all'arcivescovo
di Colocza e al vescovo di Zagaljria, am-
basciatori di Caroberto, di pubblicare il
suo decreto in Ungheria, in Boemia e ne*
regni vicini, come eseguirono. E per non
dar motivo di dispiacere al re di Boemia,
e per fargli sentir meno il colpo, assegno-
gli il termine di 4 tùtiì per poter usare
TJNG 18(7
di jue ragioni, con questo però che se no
rimanesse frattanto Caroberto al posses-
so del regno. A questi comandi pontificii
ubbidirono prontamente gli ungheri, e
fattisi lutti partigiani di Caroberto, rima-
se Ira loro Wenceslao V non senza peri-
colo. Per cui il padre tosto si pose in mar-
cia per l'Ungheria con numeroso eserci-
to, per levarlo prontamente dalle mani
degli ungheri e ricondurlo a casa, ceden-
do ogni pretesa ragione alla successione
di quella corona.Secondo il Ferretti, pres-
so d Muratori, Rer.Jlal. Script, t. 9, p.
joio, a Caroberto fu data in isposa A-
delelta, unica figlia di Andrea III, e da
esso destinata per moglie a quello il qua-
le fosse andato al possesso del regno. INI.'»
VArte dì verificare le date non fa paro-
la né di Addetta, né del maritaggio. Es-
sa dice: Caroberto ebbe 3 mogli: Marta
di Polonia figlia di Casimiro II duca di
Teschen nella Slesia; Beatrice di Luxem-
burgo figlia dell'imperatore Enrico VII;
ed Elisabetta figlia di Vlndislao IV redi
Polonia, la quale sola lo fece padre di 4
figli, di cui furono a lui sujierstiti Luigi
I che gli successe, e l'infelice Andrea redi
Sicilia di qua dal Faro. Del resto il car-
dinal Boccasini colle sue rare qualità di
soda dottrina, somma prudenza, destrez-
za ne' gravi maneggi e mirabile bontà di
vita, (u benemerito legato d'Ungheiia e
contribuì a consolidare il trono di Caro-
berto, il quale gli professò stretta obbli-
gazione, così il di lui avo Carlo II, il qua-
le ne promosse i di lui vantaggi con tut-
to l'impegno e di niolto cooperò a farlo
ascendere al trono di s. Pietro. Il dotto
mg."^ Marino Marini , archivista della s.
Sede, nella sua Diplomatica Pontijìcia^
2." edizione insevila nel l. 12 delle Dis-
scrt. dell' accad. romana d' Archeolo-
gia, lasciò scritto su questo grave punto
a p. XIII. " Che il diritto di successione nel
regno d'Ungheria fu deciso da Bonifucio
Vili. E per verità bastava lo esprimer-
si così (nella 1 ."edizione ove cita l'arma-
dio 35 deìV Jrrhi^'io della s. Sede, io
j (jo U N G U N G
cui nel l, 3, p. 12 r, è il documento) a ri- ne! oìedesimo fu coronato nella chiesa
levare la pontificia autorità di riconosce- d'Alba Reale colla corona di s. Stemmo 1,
re e dichiarare i diritti delle regali dina- ch'era stata ricuperata dal re di Doenf)ia,
stie alle successioni de'lroni (un moder- che da Buda l'avea portata a Praga, me-
no scrittore dichiarò: dopo la morte d'An- diante alcune condizioni vantaggiose. Af-
drea III ricovrò l'Ungheria il diritto d'e- finché questa corona non gli fosse tolta
leggere i propri sovrani; due furono e- e con essa il regno, la rinchiuse in un
letti: ma il Papa Bonifacio Vili ne chia- bauletto e 1' affidò ad un suo fedelissimo
mò al trono un 3." ch'eia francese, Caro- servitore, con ordine di non palesarlo ad
berto della casa d' Anjou e nipote di s. alcuno. Nel viaggio, rottasi la corda che
Luigi IX,ecos]gli Angioni regnaronopu- legava il bauletto, questo cadde interra
re con un loro ramo nell'Ungheria); l'ag- senza che il servo se ne avvedesse, e solo
giungere poi, che con quell'atto il Papa se ne accorse dopo il tragitto di 20 nii-
diiirnea la lite fra Wenceslao di Boemia glia. Dolente oltreraodo tornò addietro,
e Carlo Alberto, detto per iscorcio Caro- e nel di seguente linvenne il perduto te-
berto, insorta sulla successione di quel re- soro, che riconsegnò a Ottone. Questi nel
gno, di cui gli ungheri aveano proclama- detto i3o5 sposò Agnese figlia d'Enrico
lo re il boemo; e il dire come Bonifacio VII duca di Glogaw, e siccome era do-
VIII avesse riconosciuto il diritto di Ca- vizioso e magnifico, nel 1807 la smania
roberto di succedere a Ladislao IV re di spiegare il suo fasto in tutte le provin-
d'Ungheria come suo prossimo parente, eie del regno avendolo tratto in Transil-
essendoquel regno non elettivo, ma ere- vania, fu ivi arrestalo dal vaivoda Ladi-
ditario (['j4rte di verificare le date, di- slao, che lo rinchiuse in uno stretto car-
ce che Bonifacio Vili con bolla data in cere, donde non usci che 1 inunciando al
Anagni a'3o maggio I 3o3, contro le pre- regno, togliendogli il vaivoda la corona
tensioni di Wenceslao, da lui esaminate, di S.Stefano 1 che seco portava. Frattan-
aggiutlicò lo scettro a Caroberto, in vir- to Clemente V con bolla emanata a' 10
lìi del suo titolo di primo principe del agosto i 307 in Poitiersa favore di Caro-
sangue reale, dichiarando non più elet- berto, Io confermò nel regno, ordinando
livo ma ereditario il trono d' Ungheria, a Ottone duca di Baviera, che colla guer-
Questo procedere non fece che esacerba- ra civile avea ridotto il reame a mal par-
ie maggiormente gli animi), e di cui fu tito, sotto pena di scomunica di doverlo
egli messo al possesso da Clemente V per abbandonare, e se volesse esporre le sue
mezzo del suo legato il cardinal Gentili ragioni lo facesse alla s. Sede, indi acom-
del titolo di s. Martino a'iMonli; il rife- porre le cose d'Ungheria, conoscendo la
rir tutto questo egli era recare in mezzo vaslilà della scienza nel maneggio de'più
uno squarcio di storia, anziché presenta- gravi idTari del cardinal Gentile Parti-
re osservazioni circoscritte, rispondenti no da Montefiore, lo spedì legalo iuUn-
nllo scopo dell'opera, da appositi limili". gheria,con ampiefacollà,perquantonai'-
INel i3o5 eletto Clemente V Papa, per rai nella biografia (o«e a p. 12 del voi.
compiacere il re di Francia, stabili la sua XXIX, col.i, lin. 24, dopo ossia furono
residenza in Provenza e poi in Àvigno- ommesse le parole il fif^lio di). Di più il
ne. INtllo slesso anno morendo Wence- Papa scrisse paterne lettere agli ungheri,
slaolv redi Boemia, da una piccola par- ed a' polacchi, dalmaliui, croati, ramei,
le tic Mgnori sediziosi ungheri fu nomina- lodomiri, galizi e cumani, nelle quali de-
to un nuovo re in Ottone di Baviera, co- plorando le sciagure da loro patite, non
me figlio d' Elisabetta nata da Bela IV potendovisi recare personalmente per ri-
detto V, e perciò sorella di Stefano V, e p.irare a lanli mali e fare rillurire l'Uii-
U N G
glieria, niancluva in suo luogo un legalo
esperto negli alTari e d'ogni virtù adorno,
e perciò ingiunse loro di riceverlo col do-
vuto onore e di ubbidiilo. Il eli. av. Gae-
tano de Minicis ne' suoi Monumenti di
Fermo e suoi diiitorniilltistrati, nel dar-
ci a p. I I 1, (|uello eretto dal cardinale ai
suoi genitori in Monlefiore, ne scrisse la
sua ei udita biogiafìa e con essa la lega-
zione d' Uni;liciia (ora il eli. niaicliese
Filippo Uruti Liberati nella sua XXIX
Memoria sulla via Cupreiise con Ap-
punti su 5Iontcfiore^ rileva clie il cogtio-
iiie Carlini tiel cardinale è illustre, poi-
cbè un castello di Fertno porlo il ii</nie
di Castrimi Partini, esoito JNlonle Ktib-
biano era la Terra de Paralinisj di più
che nel i 5^^ fiori il notaro feruiano l'ona-
pilio Partini). Anch'egli narra, die aven-
do parte degli unglieri negato id re Caro-
berlo i dovuti ossequi, erano siali dalla
s. Sede solloj)osti all'interdelto; ma il le-
gato appena nel i3o8 giunto in Unghe-
ria presto li ridusse a concordia e al Io-
io dovere; poicliè convocali a Pe^l tulli
gli ordini del regno, cessati del lutto gli
odii di parte che alìuienlavaiio la discor-
dia, Caroberto i'u da luUi gli ungheri ri-
conosciuto e con decreto del legato con-
fermato. Desiderando però il cardinale,
pel felice compimento del suo minisleio,
che le cose rimanessero salde e tranquil-
le, dis|)ose che chiunque suscitasse in se-
guilo congiure contro Cai tiberlo, o in al-
tro modo le favorisse, dovesse subir le pe-
ne sancite dalle leggi civili ed ecclesiasti-
che. E poiché la regia corona ungarica,
che Santa appellano gli ungheieoi, con-
tinuasse ad essere presso l'universale io
cnoree venerazione, avendo questa di ini -
nullo di stima per essere stala prima ri-
cevuta da Wenceslao V e poi da Ollone
duca di Baviera, e nnalmenleda Ladislao
vaivoda di Transilvania, i cpiali con gra-
vi tumulti e ribellioni aveano commosso
lutto il regno, stabili e dichiarò il legato
a riparo di tanti muli, che profana e non
più saula si doves-ìe rilencr lale corona,
U N G 191
se il vaivoda che toltala a Ottone la cu-
stodiva, non l'avesse resa entro un pre-
fisso tempo a Caroberto, al quale altra be-
nedetta se ne daiebbe dalla s. Sede. Dun-
que non pare cheilcardinalGentilein lale
occasione abbia coronalo il re, comevuo-
leCardella. Indi fulminòrinterdetlo con-
tro Matteo palatino reo di multe ribal-
derie verso il re e la nazione , e contro
quelli che ancora ricusavano d'ubbidire
a Caroberto. Nel i 3of) morendo Carlo 11
re di Sicilia, lasciò al suo figlio Uobcrto
il regno, le ragioni e il titolo di quello di
Gerusalemme, ed i contadi di Provenza e
Forcalchier,ad esclusione del nipote Car-
lo I Roberto o Caroberio, che per ragio-
ne di ra[ipresentaziotie vivamente pre-
tendeva a tal successione, come fondata
nel diritto naturale, massime pel conta-
do di Provenza, dove pareva che doves-
sero essere, ad esclusione degli agnati e
consanguineijchiamali i primogeniti; e ciò
per di>posizione della legge Salica, che si
diceva avesse luogo in quel contado, co-
me membro dell'antico regno di Borgo-
gna. Ria il Papa Clemente V volle che si
osservasse il decretalo da Bonifacio Vili,
e deci>e la cjuestione a favoie ili Rober-
to, così richiedendo il bene pubblico, il
suo sapeie e scienza mililare , ed anco
perchè Caroberto essendo a[)[)ena sulìì-
cienle a sostenere un regno, non venisse
oppresso pel nuovo peso dell' altro, tro-
vandosi i due regni mollo lontani uno
dall'altro, e sollo[)osti a lumutti e guer-
re. 11 ciudinal Gentile confermò l'ordine
di s. Paolo I eiemila, stabilito in Unghe-
ria, ove tenne due concilii neh 309, uno
in Buda a'6 maggio a favore del re, l'al-
tro a Preshurgo a' io novembre a van-
taggio della religione e de'coslumi. Le co-
stituzioni da lui emanate pel regno unga-
lico nel dello anno, sono intitolate: Ada
Convenlus Possoniensis. Queste costitu-
zioni furono lette nel concilio lV Udvard
{V.), tenuto da Tommaso arcivescovo di
^t^igonia. Finalnieiile il cardinal Genti-
le colla pazienza, l'accortezza e la fermez-
J92 UNG
za riuscì poco n poco a stabilire la quie-
te del regno e il frotio di Caioberlo, poi-
die accollisi gli stali nel i3io presso
l'est, si accordarono unanimemente nel
riconoscere a loro re Caroberto , perciò
coronato 8*2 7 agosto in Alba Reale. Non
voglio lacere, che non mancano di qtiel-
Jl, die narrano d'avere a Caroberto ce-
duto la corona di s. Stefano I il vaivoda
di Transil Vania nel r3io, [)er averlo il
re minaccialo di guerra. Il Rinaldi ripor-
ta al I 3 I 2 i lumidti suscitali in Unghe-
ria per opera del palatino Matteo, e la
scomunica con cui lo punì il cardinal Gen-
tile, dopo averlo il re vinto in battaglia
per la quale fece confessare e comunica-
re i suoi soldati. Dopo quelle sanguinose
sostenute contro i tartari, non si conosce
altra più fiera di questa, onde venne la
■vittoria attribuita all'aiuto di Dio, e così
Caroberto pei fellamente si consolidò sul
Irono. La dolcezza e saggezza del suo go-
verno gli conciliarono l'amore e il rispet-
to de'suddili, ed il suo regno riuscì flori-
dissimo. Il suo valore dilatò i limiti del-
l'Ungheria e lo fece stimar da'vicini. Per
la gioì iosa vittoria riportata nel 1820 con
l'esercito crocialo sopra d' Urosio re di
Servia, Sehiavonia e R.ascia scismatico,
in essa e nella Macedonia si dilatò il cat-
tolicismo,eilregnodi Rascia nella Sehia-
vonia fu aggiunto all'Ungheria. Avendo
il Papa Giovanni XXII in ciò soccorso il
re, invilo i principi cristiani ad aiutarlo
nlla conquista de'Iuoghi marittimi di Ma-
cedonia, per la dilatazione e conservazio-
ne della fede. Altra vittoria neh 322 ot-
tenne Caroberto su d'Urosiore di Rascia,
e lo costrinse a sottomettersi all' ubbi-
dienza della Chiesa romana, a cui l'avea
sollecitato Nicolò IV, per cui avea invia-
to legati a Clemente V, ed altri nel 1 323
n Giovanni XXII per abiurare lo scisma,
ed il Papa inviò ne'suoi dominii, peram-
inaeslrarei popoli nelle verità calloliche,
i nunzi Bcrlrondopi-i vescovo di Brindi-
M, Bernardo da Parma canonico d'Aver-
*n^ e fr. Giovanni di Domenico domeni-
U N G
cano. Nel 1 SaG Feliciano Zachas signore
ungaro, ignorandosene il motivo, formò
il barbaro disegno di sterminar la fami-
glia reale. Entrato nel castello di Vice-
grad ove risiedeva, la trovò raccolta nel-
la camera del re,cui colpì peli.°cou iscia-
boiata sulla spalla, ma leggera fu la feri-
ta. Corse poscia alta regina e le troncò 4
dita , che non faceano che lavorare per
l'addobbo delle chiese e il vestimento a*
poveri. Credendola morta stava per isca-
gliarsi contro i figli, ma i governanti li di-
fesero co'propri corpi e loro facilitarono la
fuga. Accorso un ministro della regina in
aiuto de'suoi signori, fece in brani quel j
mostro diabolico. Il re dopo quesl'mlòr- 9
tunio divenne sospettoso e dillldente, e
prestò facile orecchio a* delatori. Alcuni
nemici di Barazat vaivoda di Valacchia
persuasero Caroberto eh* egli macchina-
va contro di lui una trama. Questi assol-
dalo un esercito invase la Valacchia, ed
alla sorpresa del vaivoda non rispose che
con saccheg^iameuti, ma si vendicò ben
presto. Piombò sugli ungheri accalcati
nelle strette de'monli, e ne fece tal car-
nificina che potè a stento salvarsi il re -j
con pochi cavalieri. In seguito Carober- I
to si rese tributari i sovrani di Servia, di
Transil Vania, Bulgariaj Bosnia , Molda-
via, ed anche quello di Valacchia, più
colla destra sua polilica che colla fìjrza
dell'armi. Indi ricoise nel i 33 1 a Giovan-
ni XXII contro lo zio Roberto redi Si-
cilia, perchè nega vagli il principato di Sa-
lerno e la signoria d'Onore nel moule s.
Angelo, slati di Carlo ]\!arlello suo pa-
dre. Il Papa ne scrisse a Roberto, come
cosa giusta, e propose alla sua moglieSan-
cia l'unione de'reacai di Sicilia e d' Un-
gheria , mediante il matrimonio della
principessa Giovanna, unica figlia del de-
funto duca di Calabria loro figlio, con An-
drea o Andreasso secondogenito di Caro-
berto. L'affare fu concluso, e dicono i filo-
numenla Historiae Patriae edita j'us-
su regia Caroli Alhcrli, di averlo procu-
ralo Roberto , per rimediare a' rimori
U N G
delln proprin coscienza, nell'aver pregiu-
dicato il nipote nel sedersi sul irono di
«Sicilia, sebbene mEttriinonio di tragica e
infciusta riuscita, e di giavissiine luibo-
lenze pel regno di Napoli. Laonde nel
i333 Caroberto condusse a Napoli An-
drea, ricevuto dallo zio con grande aifet-
to e onore, e si celebrarono le spon^olizie
con solenni feste. Riservando Caroberto
il regno ung=)rico pel pi iiuogenilo Luigi,
domandò e ottenne da Giovanni XXII:
Che se per caso l'arcivescovo di Strigo-
, nia non avesse potuto coronare Luigi, ne
' fungesse il ministero l'arcivescovo di Co-
locza, co' vescovi di Varadino e Zagabria,
ma senza pregiudizio della chiesa di Slri-
gonia. Caroberto dopo avere riportalo
una vittoria sugl'infedeli, per cui se ne
congratulò Papa. Benedetto XII, esortan-
dolo insieme a non opprimere gli eccle-
siastici del regno, rammentandogli gli e-
sempi de'predecessori impegnati nell'ono-
rar le chiese ei loro ministri; dopo aver
stabilita la pace co're di Polonia e Boe-
mia, morì in Vicegrad o Belgiado a'i 6
luglio I 34^) 6 il corpo fu trasferito in Al-
ba Reale nella tomba de're d'Ungheria.
11 Rinaldi dice, che oltre i delti figli lasciò
Stefano, che destinava re di Polonia, do-
po lo zio materno Casimiro III, non aven-
do figli maschi; veramente lo stesso scrit-
tore riferisce altrove che Casimiro III bra-
mava a successore l'altro nipote Luigi.
Compianto Caroberto cos'i benemerito ri-
storatore della prosperità,potenza e tran-
quillità dell'Ungheria, fu eletto a succes-
sore Luigi o Lodovico I il Grande suo
primogenito, e coronato dall'arcivescovo
di Slrigonia alla presenza di molli vesco-
vi e baroni. La Transiivania prese occa-
sione della troppa sua giovinezza per ri-
bellarsi; egli vi portò la guerra, e la co-
strinse di assoggettarsi di nuovo. Alessan-
dro vaivoda di Valacchia ch'eresi sot-
tratto all'ubbidienza di Caroberto, col-
pito dall'eroiche virili di Luigi I, si pre-
sentò egli slesso a fargli omaggio.Nel 1 344
il re inviò truppe in Polonia per sccoor-
VQL. liXXXIlf.
U IV G 1 93
rere lo zìo Casimiro III, contro Giovan-
ni di Luxemburgore di Boemia, al qua-
le fece levar l'assedio di Cracovia e lo co-
strinse a ritornare ne'suoi slati. Poco do-
po tale spedizione egli sconfisse i tarta-
ri ch'erano penetrali nella Transiivania,
e li cacciò dal paese. Volse poi le sue ar-
mi nel I 345 contro i croati soggiogati da
suo padre, e sommossi da due signori ai
quali stavano dipendenti. Questi rilìslli
f<n-ono domati da Andrea di lui genera-
le, che poi corse in aiuto di Zara, che da-
tasi per la 7.' volta all'Ungheria, era as-
sediata da'veneziani: ma dopo aver latto
ogni >forzo per liberar la piazza fu costret-
to a ritirarsi. Zara ricadde in potere de*
veneti a'i3 dicembre 1 347)dopodue an-
ni e mezzo d'assedio. Già Luigi I a'3 no-
vembre era partito da Buda per Napoli,
onde vendicare la sventurata fine di suo
fratello Andrea strangolato la notte pre-
cedente il 18 settembre i34'>, dopo che
Papa Clemente VI l'avea dichiaralo re
di Sicilia e stabilito che si coronasse in
dello giorno. In tale articolo e ne' molti
relativi deplorai quanto precedette, ac-
compagnò eseguì l'atroce assassinio, non
meno che la calata in Italia con poderoso
esercito del re d'Ungheria anelante ven-
detta , non essendo riuscito a placarlo il
pur narrato operato da Clemente VI, per
conoscere se la scandalosa tresca che la
famosa Giovanna I moglie dell' ucciso a-
vea col pioprio cugino Luigi principe di
Taranto, figlio di Filippo fratello di re
Roberto, che poi sposò, fu cagione della
barbara morte dell'infelice Andrea. Lui-
gi I giunto a Benevento l' i i gennaio
I 348, al suo comparire i napoletani ca-
pitanali da Luigi di Taranto si sbanda-
rono, e Giovanna I a'i^ con esso marito
fuggì per la sua contea di Provenza. Ai
24 il le entrò in A versa, si fece condur-
re nella galleria ov'era perito il compian-
to fratello, e fece trucidare sotto i propri
occhi Carlo di Durazzo (figlio di Giovan-
ni principe d'Acaia 0 Morea e duca di Du-
razzo, fratello di re Roberto e marito di
i3
194 ^ ^ ^
Maria sorella di Giovanna 1), convinto
d'aver fatlo eseguire quell'infcime assas-
sinio, venendo gettalo ove lo fu il corpo
d'Andrea. Indi \\ leseveranienle punì eoa
l'estreiuo supplizio altri iniqui conìplici,
scoperti dalle sue rigorose inquisizioni.
Padrone di quasi tutto il paese, chiese a
Clemente VI la condanna di Giovanna I,
e l'investitura del suo regno di qua dal
Faro, dichiarando duca di Calabria Car-
lo ìMarlello bambino del defuntOjC lo in-
viò in Ungheria ove poco visse. Ma la pe-
ste obbligò Luigi I ad abbandonare il
compiuienlodel con(|uislo, e riprendere la
via d'Ungheria sul finir dell'aprile 1848,
0 prìtua, poiché recatosi in Avignone ai
27 marzo il Papa gli donò la Rosa d'oro
benedetta, come notai in quell'articolo,
forse per placarne lo sdegno. Egli esige-
va non doversi lasciar impunita la colpe-
vole regina , accusandola di adulterio e
dell'uccisione del marito, e si lagnava del
Papa d'aver protratta la coronazione del
fralellojilche porse occasione al tradimen-
to che lo sagrificò; perciò bramare l'igo-
roso processo contro di essa e gli altri
autori di tante scelleratezze, e la priva-
zione del regno della medesima. Il Papa
con dolci parole si studiò di persuaderlo
e mitigarne il furore, con quelle ragioni
che enumera ed espone il Piinaldi , non
senza ammonirlo sull'uccisione di Carlo
Durazzo, non avendo praticato la proces-
sura ordinaria, sull'autorità esercitata ne'
dominii della s. Sede, e per avere alquan-
to favorito l'agitatore Cola diUienzo. Tut-
tavia riuscì a Giovanna ! ed al 2.° mari-
to Luigi d'esser ben accolti dal Papa in
Avignone, d'esser dispensati dal grado di
parentela, e donato della Rosa d'oro Ln\-
gi, secondo il Rinaldi. Sollecitata la re-
gina da' napoletani a fornirsi di denaro
per tomaie nel suo regno, essa vendè A-
vignone al Pi.pa, e nel i3.i8 stesso fitto
ritorno in Napoli fu ricevuta con plau-
si, tosto I iciiperanilo il regno, col cacciar-
ne gli ungheri con Giielfbne vicario del
re. A queslo nel 1 3 Vj Clemente VI inviò
U N G
in Ungheria per legatoli cardinal di Boti-
fogne per calmarne il risentimento e dis-
suaderlo dal ritornare a Napoli, come si
proponeva, con altro esercito. Luigi I pro-
pose il maritaggio di IMaria vedova di
Carlo Durazzo, col duca di Transilvania
Stefano, e Ia=cessione ad essa delle ragioni
del regno di Sicilia di qua dal Faro. Indi il
re ueli35o partito all'ioiprovviso per la
Dalmazia e gli Abruzzi, prese Aversa e
con aspre parole intimò la resa a' napo-
letani. Questi inaspriti preferirono com-
battere, onde s'interposero i legali car-
dinali di Boulogue e del Giudice, e fu
stabilita una tregua, e che Giovanna l fos-
se processata, e se rea il Papa dovesse in-
vestire del suo regno il re. Se fosse asso-
luta, il re restituisse le città e rocche da
lui occupate, e ricevesse in compenso del-
la guerra 3oo,ooo fiorini d' oro. Par-
tito il re, si diresse per Pvoma a lucrare
rindulgenza dell'anno santo, ricevutocon
festive dimostrazioni, e poscia si restituì
in Ungheria. Neli35i Clemente VI in-
dusse Elisabetta regina d'Ungheria a ri-
muovere il figlio dal pensiero della guer-
ra di Napoli. Giovanna 1 fu dichiarata in-
nocente e assolta; e Luigi I rispettoso col-
la s. Sede ne venerò i decreti , promise
di restituire la libertà a'principi reali che
avea imprigionalo in Aversa, e di ren-
der la pace al regno di Sicilia. A questa
docilità contribuì il dover attendere alle
guerre mosse da'barbari alla Polonia, il
cui re Casimiro III suo zio destinandolo
successore lo richiese d'aiuto, e l'ebbe
con felice successo. Indi neliSSa Luigi 1
si pacificò con Giovanna I, restituì i prin-
cipi reali e le fortezze da lui tenute, con-
donando il compenso pattuito, per la di-
chiarazione fatta da'suoi ambasciatori iu
Avignone, che il re non avea intrapreso
la spedizione per avarizia, ma per ven-
dicare la morte del fratello; solo ritenen-
dosi il principato di Salerno e il luogo
detto Onore nel monte s. Angelo, projirie-
là dell'avo e del padre. Essendosi il le
proposto guerreggiare i nemici della fede
U N G UNG 19T
nelle provincie convicine, Clemenfe VI lorla. Il celelne caidinal Albornoz invo-
gli concesse le cillà clie avesse tolto a'pa- co il suo aiuto contro i milanesi Visconti
gani. Nei i 356 perl'esoi lazioni del b. Pie- clic assediavano Bologna, ed il re gl'invi-
troTommaso vescovo diPaltijtnossegiier- lo a lilirarsi, e poi olIiì contro di essi le
ra a Stefano re di Rascia, perchè anco- sue forze a Papa Urbano V, die lo lodò
ra il regno non avea abiorato lo scisma, e ringraziò. Nel 1 862 marciò contro Stra-
per quindi riunirlo all'Ungheria, wedian- sciniiro II re de'bulgari, che ricusava pa-
le crociata, a tale elicilo inviando andja- gare il tributo da lui imposto ad Ales-
scialore a Innocenzo VI il vescovodi Za- Sandro suo padre; lo fece prigione e libe-
gabria. U Pa|)a l'esaudì facendo predicar rò dopo i 2 giorni, avendo promesso d'es-
la sagra guerra, e di essa dichiarando il ser fedele a'patli. Neh 364 il re consultò
re capitano generale; non chegonfalonie- Uibano V d'andare in aiuto de'grecicon-
re di s. Chiesa, perchè si proponeva por- tro i turchi , ma il Papa lo fece tempo-
Io a capo dell'esercito papale contro gli reggiare finché si riunissero alla Chiesa
usurpatori dedoniimi della s. Sede, mas- romana. L'imperatore Giovanni I Paleo-
sime contro gii Ordelaflì tiranni di For- lego neh 368 si recò a Buda [)er implo-
lì, di Cesena e altri luoghi. Innocenzo VI raie aiuto, gli fece grandi promesse, ob-
inoltre ingiunse a'patriarchi d' Aquileia l)ligando^i ubbidire in tutto al Papa, che
ediGrado, ed all'arci vescovo di Salisbur- ailauiente encomiò il re. Infatti l'unpe-
go, di denunziar le scomuniche a chi a- ratore mandò un ambasciatore al Papa,
vesse aiutato gli eietici e gli scismatici, e neh 369 recatosi in Roma nelle sue ma-
Prima d'intraprendere la guerra di Ra- ni abiurò lo scisma. Afilillo Uri)aiio V di
scia, Luigi I la uìosse a'veneziani, per a- vedere i Visconti impedirla sagra guer-
ver invano richiesto Zara e altre terre ra, Luigi I pieno di venerazione pel Papa,
che nel suo regno di Schiavonia ritene- che avea listabilita la pontificia residen-
vano; per cui i veneti si unirono a'rasci. za in R.oma, qual gonfaloniere di s. Chie-
Ciò dispiacque a Innocenzo VI, vedendo sa si olfrì a proseguirla con 10,000 unghe-
che 1' armi dal re rivolgevansi contro i ri, e di annientare la tirannia de'Viscon
cattolici e non a danno degli scismatici; ti. Indi a richiesta del Papa porse aiuto a
onde invitandolo alla pace co' veneti, gli Casimiro III, mentre i Visconti per timo
mandò Bongiovanni vescovo di Fern)o e re di lui cessarono di guerreggiare Urba-
già di Bosnia, e poi il suddetto b. Pietro, no V, che nel iS'jo tornò in Avignone,
menile il re con 4<*,ooo cavalieri asse- Morto in tale anno Casimiro MI; gli suc-
diavaTreviso, che dovè abbandonare per cesse nel regno di Polonia Luigi I. Il nuo-
la carestia. A' 17 settembre 1 SSy s'ini[)a- vo Papa Gregorio XI stimolò il rea vol-
dronidi Zara, e riunì poscia tutta la Dal- gere le sue armi contro i turchi e Ama-
mazia al suo dominio. Vedendo i vene- rat I, che avendo abbattuto i greci, i ra-
ziani andar le loro cose di male in peg- sci e i bulgari, collegandosi co'tarlari vi-
gio, si rimisero al re olfrendogli le terre ciui all'Ungheria, questa meditarono in-
occupate in Istria, Dalmazia eSchiavonia, vadere. Il re si alfalicò a porre in piedi
oltre un'ammenda. Questa il re genero- un forte esercito, e pel suo ambasciatore
samente ricusò, accettò le terre, e che Ve- ottenne la promulgazione della crociala
nezia fo'^se tenuta di soccorrerlo al biso- control turchi, che predicarono gli arci-
gno; tosto restituendo le castella del Tre- vescovi di Slrigouia, di Colocza,di Gne-
\ìgiano, con grande allegrezza de'vene- sna, di Zara, di Spalatro e ili Piagusi, co'
li. Avendoli redi Rascia tributario d'Un- vescovi sulfragauei; facendo giurare il re
gheria cessato di farle omaggio, Luigi I a'due primi e al vescovo di Cinque Chie-
entrò nel regno e vi riportò gloriosa vit- se, di condursi contro il turco fra uuau-
196 U N G
uo e di non ispeodeie iu altro le somme
raccolte, e promulgar anche in Germania
Ja sagra spedizione. Ma Luigi I re d'Un-
gheria e di Polonia s'intiepidì nel fervo-
re, e non volle entrare nella lega per
mantenere una flotta nello stretto di Gal-
lipoli, per impedir a' turchi il passaggio
in Europ;),forse per avergli il Papa nega-
lo le decime per la guerra, avendole de-
stinate a reprimere l'ollracotanza de'Vis-
conti signori di Milano. Dispiacente Gre-
gorioXl disiOhtla mutaziuue.lo pregò vi-
vamente a collegarsi, altrimenti a suo e-
sempio gli altri avrebbero fatto allrettan-
to, con gravissimo danno della cristiani-
tà.Considerando Gregorio XI quanto lan-
guiva laChiesa per dimorare i Papi in^-
i'ìgiioiie,su^era\.e tutte le dinicoltà ne par-
tì, ed a'i 7 gennaio 1 877 fece il suo trion-
fale ingresso in Roma. Ivi morto nell'an-
no seguente, ed eletto Urbano VI, poco
dopo pentiti i cardinali francesi perchè li
correggeva, e sospirando il soggiorno di
Provenza, iniquamente pretesero depor-
lo; e favoriti da Giovanna 1 elessero iu
Fondi l'antipapa Clemente VII, il quale
passando in Avignone vi sostenne il la-
grimevole e lungo Scisma (/-.) d' occi-
tleule. Incerti i fedeli chi venerare per le-
gittiu)0 Papa, diversi regni e nazioni se-
guirono la falsa Ubbidienza d'Avignone;
ma lungheria, la Polonia, la Boemia, la
Germania con altri popoli restarono fe-
deli air ubbidienza romana, nella quale
Urbano VI creò cardinali Deuìetrioe Va-
lenlino,ambedue ambasciatori di Luigi I
al Papa e poi cancellieri del regno, il 1°
de'qnali dichiarò in nome del re a Ur-
bano VLChe il regno ungarico continua-
va ad essere sotto la clientela della s. Se-
de. 11 re coll'imperatore Carlo IV si slu-
diarono d'indurre colle loro esortazioni
l'uniipapa e gli anticardinali ad abban-
donar lo scisma pe'grandi mali che avreb-
bero cngionalo all'unità della Chiesa. Ma
quegli ambiziosi ebbero a vile e in di-
spregio l'ammonizioni di tali religiosi e
saggi principi, e trattarono scoilesemeu-
U N G
te i loro ambasciatori. 11 che da essi sa-
putosi assai si turbarono, e si conferma-
rono per la giustizia di riconoscere e so-
stenere Urbano VI, ed il re gl'invio do-
ni. Al re scrisse s. Caterina da Siena per
indurlo di lasciar la guerra che faceva ai
veneziani, in unione co'genovesi,il signo-
re di Padova e il patriarca d'Aquileiaje
sebbene rifiutasse di marciare controia
scismatica Giovanna l,da Urbano VI sco-
municata e deposta dal regno, pur non-
dimeno promise di mandare nel regno
di Napoli coir esercito il cugino Carlo il
Piccolo duca di Durazzo, figlio di Luigi
conte di Gravina nato da Giovanni prin-
cipe di Morea e duca di Durazzo figlio di
Carlo II, a cui avea commessa la guer-
ra contro i veneti. Per la quale speran-
za confortato Urbano VI , sollecitò eoa
sue lettere i baroni del regno ad abban-
donar Giovanna I, ed a tener la parte di
Carlo duca di Durazzo e di sua uioglie
Margherita. Come a parente piili prossi-
mo di Giovanna I, per cui gli apparte-
neva il regno , Carlo di Durazzo fu sol-
lecitalo all'impresa anche con lettera di
s. Caterina; onde levato l'assedio da Tre-
viso neli38o, rivolse le armi contro Gio-
vanna 1. Appena questa il seppe, lo pri-
vò della successione al regno, e non aven-
do prole adottò Luigi l d'Angiò figlio di
Giovanni 11 re di Francia. Giunto nel
i38i il duca di Durazzo in Roma, Urba-
no VI l'investì del regno di Sicilia di qua
dal Faro e coronò col nome di Carlo II F,
che recatosi nel regno rapidamente lo
conquistò e fece morire Giovanna i a'12
maggio i38'x. Luigi I, gran difensore del-
laChiesa, finì i suoi giorni a Tyrna\v[1.)
nella contea di Neitra, circa il 12 settem-
bre di lai anno, e fu sepolto tra il com-
pianto universale e i gemiti de'suoi sud-
diti nella chiesa d'Alba R.eale. Amava i
letterati , conversava seco familiarmente
e si compiaceva soprattutto a investigar
con essi la sorgente degli errori politici ii
e i mezzi di provvedervi. Lo stesso desi- ^
derio d' istruirsi lo portava di sovente a
U NG
tvavesliisi da mercante. Così confuso Ira
il popolo imparava delle verità che per
isventura de'rerarissidie volle o non mai
giungono sino al trono; ed egli ne rica-
vava il vantaggio di conoscere ciò che si
giudicava riprensibile nella sua condolta,e
di poter sollevare i bisogni di quella classe
di cittadini che un cieco e funesto pregiu-
dizio fa talvolta riguarilarecome immeri-
tevole dell'attenzione del governo. Que-
sto re fu tanto lagrimato, che gii unghe-
ri portarono il lutto per 3 anni, astenen-
dosi da ogni giuoco e divertimento. Egli
fu così osservante della pietà e della re-
ligione, ch'era pieno d'ardore per la con-
versione degli ebrei ede'cumani idolatri;
gli riuscì di convertire i secondi, ma i pri-
mi restando ostinati, né cedendo a'prciui
e alle minacce, li bandì dal regno. Ebbe
due mogli: Margherita figlia di Carlo di
Lussemburgo marchese di Mora v ia, mor-
ia senza figli; ed Elisabetta figlia di Ste-
t<ino bano di Bosnia, da cui naccpiero, Ca-
terina morta nel 1876; Maria che fu Re
successore, perchè lai uomedannogli uu-
gheri al sovrano senza distinzione di ses-
so , moglie di Sigismondo marchese di
Ijrandeburgo, figlio dell'imperatore Car-
lo iV, ed anch'esso poi imperatore; ed
Edwige regina di Polonia, poi maritata
a Jageilone o Uladislao V duca di Litua-
nia, indi re di Polonia.
Maria cognominala il Re Maria, fu
incoronata e unta sotto tal nome nell'aa-
110 i382 in Alba Reale, dal cardinal De-
metrio arcivescovo di Strigonia, il qua-
le accompagnò in Polonia la sorella Ed-
wige a regnare. A Maria il padre la-
sciò il regno d' Ungheria a condizione
che a suo tempo sposasse Sigismondo,
il quale fosse amministratore del regno
e sua dote : di più questi 1' avea desi-
gnato il re a successore nel trono di Po-
lonia, ma l'alterezza del suo carattere in-
dispettì la nazione , che lo depose nella
diela di Wilika, senz' alcun suo dispia-
cere, ed allora i polacchi chiamarono al
Irono Edwige. Ilaria dunque per la soa-
U N G 197
ve memoria del padre amalissiooo, dagli
ungheri nelle pubbliche scritture non si
chiamò regina, ma sempre Re. Siccome
era troppo giovine per governare da per
se stessa , fu data alla regina Elisabetta
di lei madre la reggenza del regno. Nico-
la de Gara palatino s'impadronì dello spi-
rito delle principesse, e sotto il loro nome
resse tirannicamente, il che eccitò mor-
morazioni e malcontento inUngheria. Nel
i385 per rinsullicienza di Maria, invol-
to il regno in sedizioni, i ribelli chiama-
rono sul trono Carlo MI il Piccolo ve di
Sicilia, il quale lasciando la cura de'suoi
stati alla regina Mnigherita e perdi lei
consolazione il loro figlio Ladislao , che
avrebbe voluto seco condurre per dargli
il reame ungherese, partì nel settembre
ad onta che la moglie saggiamente gli fa-
cesse rdletterei gravi pencoli a cui espo-
nevasi, invece di stabilire le cose del re-
gno di Sicilia (^''.) che possedeva , e di
conquistar la Provenza occupata dall'An-
gioino. Sparsasi la fiiraa dell'imminente
venuta di Carlo III nell'Ungheria, Elisa-
betta stimò bene chiamare Sigismondo
perchè celebrasse le nozze colla fidanza-
ta Maria sua figlia; ma il marchese cre-
dendo essere le sue forze inferiori a quel-
le del re, si ritirò in Doemia, e le due prin-
cipesse cercarono di mitigar 1' animo di
Carlo III, facendolo interpellare se veni-
va qual cugino o come nemico. Carlo ll[
ascondendo il suo animo, rispose venire
quale amico per trarle dagl'imminenti pe-
ricoli e pacificare le discordie de'baroui.
Egli non volle in Buda abitar la reggia,
uè la fortezza, ma in case private, ove re-
caronsi una moltitudine di signori unghe-
ri, e guadagnatosi pure l'amore del po-
polo, gli fu decretato il regno da lutti gli
ordini, e con pompa solenne il cardinal
Demetrio l'incoronò re d' Ungheria i a Al-
ba Pieale a' 3i dicembre, togliendo così
il trono a Maria. Ma mentre Carlo Ilf
intendeva alla completa sommissione del
nuovo regno esi teneva per sicuro in Bu-
da, ivi fu da'suldati di Sigismondo assas*
icjS UNG
sinato con ispada a tiadimeulo a'6 o 2^
febbraioi386, alla presenza di Elisabet-
ta, o più lardi morì di veleno: come sco-
municato da Urbano VI e persecutore
di esso e della s. Sede , non ebbe sepol-
tura ecclesiastica; lasciando i figli Ladi-
slao di IO anni e (Giovanna H dii6 tra le
tuibolenze del regno di Sicilia guerreg-
gialo da Luigi li d'Angiò. Subito insor-
sero discordie in Ungheria fra gli aderen-
ti d'Elisabetta e di Maria, egli amici di
Carlo 111; e mentre esse procedevano nel-
le Provincie per mantenerle nell' ubbi-
dienza, ili." maggio Giovanni Horwath
bano di Croazia e caldo partigiano di Car-
lo 111, fatta congiura, sorprese in viaggio
le principesse in uno a Nicola de Gara;
trucidò questo mentre era intento a di-
fenderle, insieme a Biagio autori della
morte del re, fece annegar nella seguen-
te notte Elisabetta, e condusse in Croa-
zia prigioniera Maria e serbata in vita
come innocente. Sigismondo marchese di
Brandeburgo a cpiesta nuova volò per li-
berar Maria, che ormai per la sua età a-
vea divisalo sposare; la raggiunse in Al-
ba Reale, dove l'avea condotta dietro di
lei domanda Horwath, spaventato della
temeraria sua impresa; ed ivi la sposò e
si fece coronare dal cardinal Demutriu
ili re d'Ungheria a' io giugno fe^ta di
]'entecoste, in tlà di 1 8 anni, tnenlie i ve-
neziani colle loro galere guaiilavaiio le
spiaggie di Dalmazia, perchè Maria non
fosse condotta nel reame di Ladislao. Nel -
ranno stesso Sigismondo fatto arrestare
IlorAvalh, di suo ordine cs[)iò i suoi mi-
sfatti in mezzo ad orribili tormenti, os-
sia di mulilazione. Maria stessa stabilì il
genere del suo supplizio, a malgratlo la
promessa d'impunità, che per riacquistar
la propria liberlà gli avea data. Sigismon-
do estese la sua vendetta su lutti quelli
che a veaiio assistilo quel bano colle armi
e co'Ioio cousigli, con morte infame. La
severità di «pieslu principe non ispaveu-
lòStefano vaivoda di Valacchia,che avea
scosso il giogo dell'Ungheria, prima del-
U N G
rincoronazIonediSigismoudojgìudicando
cosa indegna di sua nazione succeduta a'
daciieda'geti d'ubbidirà una donna. IN'el
1887 Sigismondo entrò nella Valacchia
con poderoso esercito, cimentò lutti gli
ostacoli che gli opponevano la natura del
terreno e l'arte de'valacchi, cacciò di po-
sto in posto i ribelli, e costrinse Stefano
a recarsi a chieder grazia. Nel i 3g2 i va-
lacchi, suscitati e secondali da Bajazet I
sultano de'turchi, ripigliarono l'armi, e
Sigismondo volando ad affrontarli, ali ."
scontro fece orrenda carnificina de' tur-
chi e de'valacchi. Si recò poi ad assediar
la fortezza di Nicopoli separata dalla città
omonima detta la grande pel fiume Da-
nubio, e se ne impadronì dopo vigorosa
difesa. Appena tornato trionfante in Un-
gheria sentì che la regina Maria sua mo-
glie era allora morta in Buda nel iSgs,
o secondo alcuno nel i 305,6 sepolta iu
Varadino. Sigismondo quindi ebbe uu
concorrente per 1' Ungheria nel cognato
Uladislao V re di Polonia, che si accin-
se allora a far valere! diritti di sua mo-
glie Edwige a quella corona, come figlia
di Luigi I il Gnindc. Allro n'ebbe poi
in Ladislao re di Sicilia e figlio di Carlo
III, protetto contro gli Angioni da Papa
Bonifacio IX, a cui Sigismondo avea pro-
messo di rivolger le sue armi in Germa-
nia per soltomctlere gli scismatici segua-
ci dell'antipapa all'ubbidienza della s. Sq-
de. L'aici\e.scovo di Stiigonia colla sua
voce levò tutta la nazione in armi, tras-
se alle frontiere un furuìidabile esercito,
la cui [uesenza fece dileguare a Uladi>lao
V i suoi divisamenti. Sigismondo divenu-
to cu[)0 , inquieto e dilUdente , fece fare
indagini di tulli coloro che aveauo avu-
to parie alle sedijcioni suscitatesi sotto il
regno di Elis;ibetla e di Maria. I più col-
pevoli erravano per le montagne e i bo-
schi, ed aveauo per Ctipo Stefano Coulhus,
[ìcrsonaggio distinto per nascita e ricchez-
ze. Fu preso con altri Zi. gentiluomini, i
ipiali tulli ebbero tronca la lesta pubbl i-
cumenle sotto gli occhi di Sigismondo,
UNG
senza c!ie veruno d'essi mostrasseil mini-
tuo penliint'iilo; oriibile vista clic destò
la sorpresa e le lagrime degli astanti. Sic-
come lo scudiere di Contluis proruppe più
degli altri in grida e Inraenti, il re colpito
pei" tale affezione l'invilo a passare al suo
servizio. Egli rigellò dispettoso l'ollerla,
ed in pena Tu condannato a divider col
suo padrone il supplizio. Nel i 3q3 i va-
lacclii si ribellarono di nuovo e dieronsì
a'iurcld. Sigismondo tornalo sul loro ter-
ritorio ne devastò le città e le campagne,
iDa mentre se ne ritornava i turchi piom-
Jjurono sulla sua armata e la fecero a
pezzi. Intimorito pcgli avauzamenli ehe
facevano gTinfedeli, Sigismontlo iuiplorò
il soccorso de'principi cristiani: la Francia
e l'Inghilterra gli spedirono truppe.A'28
SL'tlemlire iSc^G seguì la battaglia di iNi-
copoli la grande, tra Sigismondo e Bcija-
7el I; gli ungheri furono posli da' turchi
allo sbaraglio dalla temerità de'francesi
"lenuli iu loro aiuto e capitanali dal conte
ili Nevers, e Sigismondo a stento soltrat-
lusi dal couìbattimento, fu costretto tra i
pericoli errare fuori de' suoi stati per 18
mesi. Al suo ritorno in Ungheria fu fat-
to prigioniere riella cilUuIella di Sokles o
Ziklo» a'abi aprde i4oi da'signori und-
conteuli della vituperosa fuga, della sua
.severità, e per essersi impadronito del-
l'Ungheria avuta iu dote, e ritenuto la
Dalmazia, la Valacchia e la Bulgaria; re-
gni tutti ereditari che secondo le leggi un*
glieiesi fin dopo la morte di Maria spet-
ta vano a Ladislao re di Sicilia come il piìi
prossimo di lei parente. Indi gli ungheri
chiamarono nel i4o3 Ladislao a ricevere
il regno, il quale temendo la loro volu-
Jjililà andava temp oreggiando,e per uhi -
:ìio col consiglio di Uonifàcio IX vi si re-
cò; dichiarando il l'apasufj legalo in Un-
gheria, Schiavonia , Dalmazia, Croazia,
R.tscia, Dosuid, Valacchia e Bulgaria con
piena aulurilà, il cardinal Augclo Accia-
joli, outle aiutarlo alla conquista ilei rcii-
uie, e per indurre i principi e i popoli a
sullomellersi alla sua ubbidienza. A' 5
UNG
'99
gingnoi4o3 il cardinale coronò in Raab
o Giavarino Ladislao in re d' Ungheria.
Pochi giorni dopo Sigismondo per la sua
elo(]ueiiza liberato dalla prigione dal ni-
pote del palatino Nicola di Gara, sotto la
cui guardia e custodia d'una matrona, il
marito della quale avea fatto uccidere, era
stalo posto, [)assò in Boemia dal fiatello
Weuceslao VI, e impadronitosi del pote-
re, con un esercito boemo e dell' Unglieria
superiore, e cogli aiuti del re di Polonia
già altro aspirante, giunto in Buda pose
in fuga Ladislao suo competitore e lo co-
strinse a ritornare a Napoli, comechè im •
pam ito per la memoria dell'uccisione di
suo padie, abbandonando il pensiero di
regnare sugli ungheri; bensì vendè a' ve-
neti le città di Schiavonia venute in suo
potere, e ritenne i titoli di re d' Unghe-
ria, Dalmazia, Croazia, Scliiavonia , Ra-
ma, Servio, Gallicia, Lodomiria, Cuma-
nia e Bulgaria. Questi titoli non solamen-
te gli usò poi la sorella Giovanna li, ina
ancora i successori sul trono di Napoli,
come prova il Nardi eruditamente nel suo
libro : D(;' titoli del re delle due Sieilie
colle spiegazioni. Altrettanto afferuìa il
Borgia nella Breve istoria del doniìiiio
della s. Sede nelle due Sicilie, p. 188.
Sigismondo a'5 ottobre tenne un solen-
ne parlamento in Buda, e in esso rese la
pace a tulli i suoi nemici. Rifiutarono
alcuni aderenti di Ladislao tal beneficio,
onde il re li privò de' loro beni che die
a'suoi partigiani. Sdegnato poi con Boni-
facio IX, che avea favorilo e aiutato La-
dislao, opjiresse gli ecclesiastici e dispensò
ibencfizi a piacere. Nel i4i 1 Sigismondo
verme eletto imperatore, mentre ne por-
tavaiKJ anciaa il titolo il deposto suo fra-
tello ^Vellces!aoredi Boeaiia,eJosse mar-
chese ili IVhti avia eletto da una parte ite-
gli elettori dell' impero. Nel medesimo
tempo ejaiio 3 imperatori, tutti della ca-
sa di Luxcuiburgo, non che 3 Papi, cioè
Gregorio XH legittimo, Giovanni XXI II
Miccessore d'Alessandro V eletto contro
il [ìiecedente nel Sinodo Pisano, e fan-
200
U N G IJ N 0
tipapa Beiieclello XllI che si tiallava da questa si eslinse la sliipe de' reali di Si-
Papa. Giovaiini XXIII avea favorito Si- cilia e d' Ungheria disceodenli da Carlo
eisuioiido iieli' esaltazione all' impero, e li, nel febbraio i435), mosse Giovanni
perciò nella sua ubbidienza, avendo ab- XXIII a rivolgersi a Sigismondo per e-
bandonalo quella di Gregorio XII, imi- slinguere lo scisma perniciuso che afflig-
lalo dal re Ladislao per aspirare al do- geva la Chiesa universale, pel credilo che
minio di Roma e d'ilalia. Lo scisma iin- godeva iu lulla Europa. Imperocché Si-
penale loslo fini colla morte di Josse e gismpndo istruitissimo e assai versalo nel
col riconoscimento che Venceslao fece del diritto pubblico, lestituita la calma al-
iiatello; ma quello della Chiesa divisa io l'itnpero, e |)Ossedendo l'arte d'asconde-
3 ubbidienze e lacerata la sua unità, le- re i suoi difelli al volgo, eia divenuto
neva la crislianilà in de[)lorabili turbo- già un oggetto di veneiazione pe'popoli
lenze. Giovanni XXI 11 concesse a Sigi- di Germania, i quali lodenominaronoLu»
sniondu molle grazie e privilegi , dichia- ce del mondo. Egli consigliò la convoca-
rando con lettere che l'avrebbe tenuto zione d'un concilio generale, e fu stabili-
sempre pei figlio amatissimo, come di- to e denunziato da Giovanni XXIII di
Tensore della tede contro i barbari e in- celebrarlo a Costanza, e ne ri[)arlai an-
fedeli , ed avrebbe punito colle censure che a Smzzera. Sigismondo prima di por-
ecclesiastiche chi avesse ardito iriolestar- larvisi, volle riceverel'B novembrei4'4
lo. Bramando Sigismondo restaurare gli la corona d'argento in Aquisgrana; e seri-
studi nell'Ungheria, ne trattò con Giovan- vendo a Gregorio XII rdevò perchè non
ni XXIII, il quale ingiunse a Branda Ca- veniva in Costanza. Il Pa[)a gli rispose,
sliglionijpoi cardinale, suo nunzio nel re- non ricusare il concilio, bensi il congres-
gno, e ad altri il'informarsi sul luogo at- so con\ocato dall'usurpalore, e per mo-
to a stabilirvi un'accademia o uuiveisilà, strare d'amare la pace della Chiesa fece
ed a questa si concedessero prerogative ridurre 1' assemblea a forma di coarllio
ed esenzioni. Oltre a ciò inculcò al nun- generale. In esso Giovanni XXIII ponli-
ziodi eliminar dall'Ungheria gliabusi dei licaiido, Sigismondo eseguì alcuni ulìizi
baroni colle chiese e loro ministri, auto- di Suddiacono {f.); giurò di rinunzia-
rizzandolo ad aumentarne le parrocchie re, e poi protetto da Federico duca d'Au-
e i sacerdoti, nella conversione de'cuma- stria, fuggì perla Scazzerà j Gves^ov'xo XII
Ili, tle'tarlari e altri. Neli4i2 l'impera- virtuosamente rassegnò la dignità papa-
tore fu sconlillo da'turchi pressoSemcn- le neli4i5. In questo Sigismondo si re-
dria; e Giovanni XXIII creato cardina- co in Paniscola (7 .) per indurre l'au-
le Casliglioui lo mandò legato in Uiighe- tipapa Benedetto XI 11 ad imitarlo, ma
ria, perconferiiìaie i popoli nella fedecat- egli rimase ostinalo nelT errore ; e Sigi-
tolica e nell'ubbidienza, perchè molli ne smondo passando in Francia e in Inghil-
vacillavano,ed accompagnarvi Sigismon- terra, profittando i turchi di sua assenza
go. Nel declinar di tal anno Sigismondo guastarono l'Ungheria. Adunque il con-
passò a Udine coni o,ooo cavalieri, e do- ci! io depose (Giovanni XXI 11, scomunicò
pò aver trattato co'signoii di Mantova e Benetletto XIII, e nel i4i7 elesse Mar-
r errara di lasciarlo passare a Bologna [)er tino V venerato da tulli per sommo l'on-
ricevervi la corona iuqieriale da Giovan- felice, ed in Cebenes ricevè da Sigismou-
Ili XXIII. Ma insorta discordia tra gli do l'omaggio di P<//<///('/aV/v; (/'.). Mor- ,
imgheri e iboeuM, falla tregua co' veneti, to nel 1419 Weuceslao VI re di Boe- ||
torno in Germania. L'infedeltà del ver- mio, restò assoluto padrone del regno il ''
sipelle Ladislao (morì neiragostoi4i4)e fialeilo Sigismondo, ed il l'a[)a noiuinò
successo dulia sorella Giovuuua 11 , tua suu legalo iu Ungheria, e iu Cocmia eoa-
UNO ^ UNG 201
tra i perfidi Tassili, il I). cardinal Bian- sovranità su quello di Boemìaj e sicco-
chini che nioiì in Buda, cui successe uel- me l'iinpero di Germania e romano re-
la legazione il cardinal Giuliano Cesari- slò nella medesima, cos'ivanno tenuti pre-
ni. Ma avendo Martino V promulgata la senti cpie'tie articoli, per quanto dirò in
crociata contro gli eretici ussiti, Sigismon- breve de'successivi re d'Ungheria,
do tardò a prender la croce, e poi per Alberto d' Austria eletto a re d' Un-
esser coronato re di Boemia fece tregua gheria a'19 diceaibrei437, fu solenne-
con iiii(pii patti e ne aumentò i disordi- niente coronato con Elisabetta sua sposa
dì, e nelle guerre co' feroci ussiti ricevè il 1 ."gennaio 1 438 in Alba Ueale. Nel de-
sconflUe. AvendoINIartino V in continua- corso dell'anno il re ottenne duealti
tre CO"
zione e a seconda del convenuto a Co- rone,quella di Boemia a"6 ina^nio,e quel-
stanza, denunziato il concìlio di Basilea la dell'impero col nome d' Alberto II il
nella Si'izzera (/'•), il successore Euge» 6^/'(7rca'26o27 giugno. Cercandogli ere-
nio IV volendolo trasferire a Bologna, vi liei boemi ili costi ingerlo a ricevere alcune
si opposero i padri e Sigismondo li ap- condizioni iu(legne,r(;gregio principe an-
poggiò, sperando che gli eretici boemi si tcpoie la gloria di Dio al proprio van-
jìducessero alla fede con amorevolezze taggio; per cui i boemi elessero in re il
colle risoluzioni di queirassemblea,e scio- fratello di quello di Polonia, onde si ac-
gliendola si sarebbero inaspriti e conci- ce>e un gran fuoco di guerra, che Euge-
tato contro di lui molti avversari , onde nio IV procurò spegnere. Sebbene il Fa-
il Pa[)a lo fece proseguire. Sigismondo pa rammollisse a bene ordinare gli af-
passò quindi in Milano a ricevervi la co- fari dell' imneru nella dieta di Norim-
rona ferrea di re d'Italia nel i43i dal berga, egli non difese come dovea la di-
cardinal Cesarinì a'2 diceuibie, e reca- gnità papale, ma protestò con pubblico e-
tosi in Roma ricevè l'imperiale da Eu- ditto di non voler parteggiare neper Eu-
genio IV a'3i maggio i433, nella fun- genio IV, uè pe'basileesi ; e nella dieta di
zione addestrandogli il cavallo colla co- IMagonza fece adottare alcune risoluzioni
rona in capo. Il sinodo di Basilea, dive- de'basileesi. Non impedì che questi nuo-
nuto conciliabolo, osò citare al suo tri- vamenle chiamassero in giudizio il Vi-
buuale Eugenio IV, che lo riprovò e ri- cario di Cristo, mentre con poco avreb-
chiamò il cardinal Cesarinì legato che lo be potuto disperdere quella iniqua coti-
presiedeva, trasferendo il concilio a Fer- venlicola, che (iiù con eleggere per anti-
rara e poi a Firenze. Sigismondo abbo- papa Felice V di Savoia (/^.). I tedeschi
minando la fellonia de' padri scismatici, stabiliti pi-ima del suo arrivo in LJnghe-
inulilmente gli ammonì pel vescovo di ria e quelli che avea Alberto seco cou-
Augusta. Finalmente Sigismondo verso dotti, provarono sotto il suo regno un'or-
il q dicembre 1437 morì aZiiaim in Mo- ribilecatastrofe. Enlhus principale signo-
ravia, ordinando che il suo corpo si tu- re uugherese, opponendosi gagliarda-
mulasse nella chiesa di s. Ladislao di Va- mente alle novità che volevano ìnlro-
radino;e lasciando della sua censurata durre, fu da loro barbaramente gettalo
sposa Barbara di Cilley, l'unica figlia E- nel Danubio. Gli ungheresi insorsero in
lisabetla maritata con Alberto V duca Buda con general soininossa, fecero man
d'Austria. Adultero come la delta mo- bassa su tutti gli stranieri alemanni, ita-
glie, cancellò le sue colpe colla peuìlen- liani e boemi, senza distinzione d'età, ses-
za. Col matrimonio d'Elisabetta con Al- so e condizione. Orrenda fu la carnifici-
berto V d' Austria, cominciò il jus del- na, uè cessò che allorquando gli ungheri
l'augusta sua casa nel regno d'Liigheiia, furono satolli del sangue de'Ioro nemici,
ttoa che i diiilli e il fouUaaieulo delia e le luru bruuciu :>laache e imputeuti
20-2 U N G
«rnlteriormenfe sfogare i! loro forsenna-
to furore. Neil' iaipossibililà in cdi era
Alberto tii punir la sedizione, ebbe la
priulen/a eli procedere al perdono, il
linai atto di moderazione gli cattivò il
cuove degli uiigheri, e i nuovi privile-
gi che loro concesse resero la sua me-
moria cara alla nazione. Avendo man-
gialo molti meloni, la dissenteria tolse
tlal mondo Alberto a'27 ottobre i^^ga
JN'iesmel presso Sti igonia,ineolre con po-
to successo oppouevasi all'escursioni del
formidabile A murai li sultano de' tur-
chi. Avendo Alberto lasciata incinta la
regina Elisabetta, i signori nel dubbio
desse alla luce un figlio maschio, olfri-
lono la corona a Uladislao VI redi 1^0-
Ionia, il quale l'accettò col nome di Uja-
dislao I detto 1' Uììghcrese. Intanto la
\edova d'Alberto sgravossi a'22 febbra-
io 144° ^' "" figlio a cui fu imposto il
nome di Ladislao IV dello V e il Posia-
mo, il 4-" mese dopo la sua nascita fat-
tolo recare ad Alba Reale, ella lo pose
nella sua culla so[)ra una specie di ti 0110,
e senza dieta o convocazione degli oidi
ni lo fece coronare dal cardinal Zecch ar-
civescovo di Slrigonia, il condusse poi in
Austria e lo mise in tutela e sotto la [iro-
tezioiie deiriinperafore Federico Ili, cu-
gino germano del marito della linea au-
striaca di Stiria e Carintia, che eresse
l'Austria in arciducato. Inoltre Elisabet-
ta avendo astiilamente sottratta la coro-
na di s. Stefano 1, la consegnò alla custo-
dia di Federico ili, il quale la tenne pres-
i>o di se per ben 20 anni. Pretendono
alcuni che la regina fece involare la co-
lona da una sua damigell.i, indi la pose
in custodia nel castello di Wissegrad, e
poi la die in pegno a Federico HI per
2)oo Iioriiii nuovi ungheresi, [)er cui
(pianilo dovè restituirla esigè grosso ri-
scilto. iNella ricevuta che ne feceFederico
HI, riportata dagli Jnalecli di Kollar,
SI descrive la corona essere d'oro con 53
zadiri, 5o balasci, uno smeraldo e 33S
[>eile, e [)esare la corona culle sue pietre
U N G
preziose, colle perle e colla seta esisten-
te al di dentro, 9 marchi e 6 lotti (la co-
rona imperiale di Germania pesa i(3
marchi, secondo Schwartner). Dipoi la
corona fu sempre gelosamente custodita
prima in Buda e poscia a Presburgo, ove
gì' imperatori d'Austria sogliono sempre
farsi coronare, come re della nazione un-
garica. Federico 111 scrisse a Eugenio IV
sollecitandolo con preghiere a prender la
difesa del fanciullo Ladislao V, e di non
permettere che lo scettro d'Ungheria, che
i suoi progenitori beiien>eriti della Chie-
sa aveano tenuto giustamenle,fòsse a lui
tolto e in altri trasferito. Il re di Polo-
nia Uladislao I arrivò in tal mezzo in Un-
gheria e se ne fece coronare re, e non tro-
vandosi la corona di s. Stefano I, si ado-
però nella cereinonia il serto che porta-
va in testa la statua del santo. Insorse
allora guerra tra' due partiti, con gran
pregiudizio del reame e della religione.
Ainuiat II profittò di tali circostanze per
attaccare 1' Ungheria, pose l'assedio a
Belgradodifesoda Giovanni priore d'Au-
rane, ma fu costretto a ritirarsi dopo 7
mesi d'aperta trincea. A quest' assedio i
turchi adoperarono lai. "volta la polvere
di cannone, secondo Ducas e Ijonlìnio.
Ainuiat II passò in Bulgaria, e fa scon-
fitto davanti Sofia nel settembre i44^
dal celebre Giovanni Corvino Unniade
vaivoda di TransHvania(f".). Altri van-
taggi importanti ottenuti da quest' eroe
ne' due seguenti anni contro i turchi de-
terminarono Amurat 11 a chiedere una
tregua, che gli fu accordala di io anni,
e sottoscritta con reciproco giuramento
dal sultano sull'Alcorano e da Uhulislao
I sul Vangelo a Segedin verso la metà di
giugno i444' ^^'^ ^^^^ f^Li tosto violata
dal re d Ungheri.i ad istigazione dell im-
peratore gl'eco Giovanni III Paleologo o
degli stati d'Italia, e per le pressanti in-
sinuazioni del cardinal Ce»arini legato
ii'Eugenio IV d'Ungheria e di l*olonia,
|)er indurre il re a guerreggiare i tur-
chi che ormai facevano tremare il u'i-
U N G
«liancsimo. 11 Papa ili concerto co' vene-
ziani e co' genovesi aiiìiò una lloUa di 70
vele, dandone il comando al nipote car-
dinal Condulinero. A ojalgrado di c|ue-
8ta squadra che dovea chiuder l'ingresso
in Europa al sultano, cpie»ti trovò mez-
zo di penetrare col suo CNcrcito in Tra-
cia. A' IO novend)re i4i4segui la di-
sastrosa e memorabile battaglia presso
Varna nella bassa Mesia, tra Uladislao I
alla testa di 18,000 uomini, e Amurat
che neavea oltre 60,000. La vittoria lun-
gamente disputata, sì dichiarò in {Ine pe-
gl'infedeli. Uladislao I dopo aver co'suoi
fatto prodigi di valore, peri in quella fa-
tale giornata in uno al cardinal Cesari-
iii. Tutta Europa pianse la morte del re,
la cui sciagura l'Ungheria collagrima an-
cora, poiché causò la sua rovina e quella
del gl'eco impero. Tanto di questo com-
battimento, come delle seguenti guerre
dell'Ungheria colla Tiiicliia, avendone
in quell'articolo lagionalo, insieme alle
grandi benemerenze de'Fapi a difesa del-
l'Ungheria e della cristianità, in seguito
fcirò solo cenno delle principali. Gli stati
tlell'Ungheria deputarono all' imperato-
re Federico 111 perchè rimandasse loro
LadislaoVela corona di s. Stefano I, senza
la quale credevasi in Ungheria non potes-
s'essere un re legittimamente incoronato.
Non avendo ottenuto ne l'uno né l'altra,
nominarono a' i5 maggio i445 Giovanni
Unniade a reggente del regno. Una delle
sue prime operazioni fu di vendicar la
perfìdia di Dracula vaivoda di Valacchia,
il quale dopo l'infelice giornata di Var-
na erasi avventato sull'esercito unghe-
rese e l'avea molestalo nella sua ritirata.
Impadronitosi di sua persoua non che
de'suoi fìgli,dopo aver saccheggiato il suo
paese, fece troncar la testd a lui e al suo
primogenito, e cavar gli occhi al 2.° Un-
niade nel ) 446 entrò ai mata mano nel-
le terre, di Federico III per costringerlo
a restituirgli il giovine Ladislao V; l'im-
peratore benché vedesse desolare i suoi
stati ne restò inflessibile. 11 piccolo re du-
U N G 2o3
va segni di reali vii lìi e d'egregia indo-
le, e Federico III non cessava di tenerlo
in raccomantlazioned'Eugenio I V. Il suc-
cessore di questi Nicolò V s'interpose tra
Federico III egli ungheresi, a'(piali im-
pose una tregua e fu ubbidito. Per con-
cludere poi e sottoscrivere la pace, il Pa-
pa a'4 agusto 144? vi destinò suo lega-
to il celebre cardinal Giovanni Carvajid,
con facoltà di estendert; le sue cure al re-
gno di Doemia spettante a Ladislao V
col nome di Ladislao l o Uladislao IV;
mentre con lettera del precedente luglio
avea cotnmesso all'arcivescovo di Strigo-
nia primate d' Ungheria la riforma de'
cleri secolare e regolare nell' Ungheria,
nella Transilvania e nell' Albania. Nel
I 44<^ Aioural II facendo guerra in Alba-
nia contro l'altro eroe distiano Scander-
begh, Unniade la rinnovò contro gli stes-
si turchi, concedeiulo il Papa plenaria in-
dulgenza in articolo di morte a cliiuncpie
lavesse aiutato e seguito. Il sultano ri-
tornò frettoloso per affrontarlo, e rag-
giuido l'esercito ungherese nelle pianu-
re di Cassovia o Caschau sul campo di
ÌMerula, gli die nella settimana santa un
orremlo C(jinb;itliinenlu, il cui successo
incerto l'obbligò a ricominciar il giorno
dopo l'azione. A (piesto 2." urto gli uu-
gheri furono posti allo sbaraglio dopo a-
\er fatto meravigliose prodezze, onde ne
perirono soli 8000, mentre i turchi eb-
bero 34,000 morti. Il valoroso Unniade
portalo dal suo cavallo errò [)er 3 giorni
senza mangiare né bere; nel 4-" "ou a-
vendo né armi né montura, fu arrestato
da due ladroni. IVIa uientre contendeva
loro una croce d'oro che gli aveano ru-
bata, ghermì la sciabola d' uno di essi,
l'uccise e fugò l'altro. Un pastore che poi
trovò, dopo averlo cibalo lo condusse al
despola di Uascia Giorgio, che avendolo
riconosciuto lo tenne prigiotìe, né lo ri-
mise in libertà se non dopo avergli fitto
piometlere di maritare con sua figlia
IMatliadi lui figlio secondogenito. Uiuiia-
dc ritornò iu Ungheria, racctilse una uuo-
.04 U N G L N G _
va armata che trasse in Rascia per ven- tigarne lo sdegno Piccolomini, poi Pio II,
dicursi ilella perfidia die gli asea fatto il quale Irattaiido con Giorgio l'odiebra-
provare il despota, e l'obbligò alLi pace do governatore del regno, gli dimostrò
per le palile slragi e di rimandargli il qnanlo avrebbe meritato da Nicolò Ve
primogenito Ladislao da lui voluto in o- da Ladislao V, se riducesse gli erranti
sta"''io. Continuando le guerre tra Un- boemi al cult.; cattolico. Nel soggiorno
'sa
Iliade e i turchi: or vittorioso or vinto, in Roma Federico III tenue proposito col
Je sue stesse sconfitte produssero a* ne- Papa di denunziar la guerra a' barbari,
mici perdite cos'i gravi che dichiarò alla liberare la Palestina dagl'infedeli, i greci
line Amurai II, rincrescergli a tal prezzo dall' oppressione de' turchi che stavano
l'otlencr nuove vittorie. Nel i449 fi'ial- P*^'' dominarli, e la difesa dell'Ungheria,
niente terminò lo scisma di Dasilea, colla Su questo argomento pronunziò il Pic-
liuunzia ileli'antipontificato di Felice V, coloiuini un discorso in concistoro, ove
nel vedersi da pochi riconosciuto. E Ni- anche Ladislao V lecito un' encomiata
colò V a'20 giugno mandò f . Antonio orazione. A di lui istanza Nicolò V con
francescano nella Dalniazid, Bosnia, Croa- bolla de'24 marzo confermò all'arcive-
zia, Servia, Albania e Ungheria, per ec- scovo di Strigonia la dignità di primate
citare i popoli alla riforma de'costumi e d'Ungheria e di legato a[)Ostolico nato,
a penitenza, ludi nel i 45o de[)utò a'i8 Dopo essere Federico III passatoio Na-
febbraio il cardinal Zecch a riformare la poli, Ladislao V cercò di sottrarsi da lui
monastica disciplina de'moiiaci d'Unghe- colla fuga, a ciò indotto da Gaspare suo
ria; ed a'20 marzo encomiò ed esortò il maestro, a richiesta de' baroni ungheri,
cardinal Olynilz vescovo di Cracovia, a boemi e austriaci. !Ma scopertasi la cosa,
continuare le zelanti diligenze per es-tiii- Gaspare come chierico fu consegnato al
guere la guerra intestina che ardeva tra Piccolomini perchè esaminasse tal lenta-
Unniade, e Giovanni Giskra e altri ma- livo, e qual nunzio d'Ungheria, Boemia,
guati origlieri, deputandolo suo legato Moravia e alti e parti di Germania, In
con tutte le facoltà. Dipoi a' I 2 aprile Ni- questa tornato. Federico 111 trovò che
colò V annullò i palli estorti con violeu- molti l'odiavano pei ritenere Ladislao V
zaadUnniade da Giorgio despota di Ra- come in custodia, e perciò gli mossero
soia. Neil 4^1 il Papa spedi commissario guerra gli austriaci, i boerni egli unghe-
pontifìciu e generale iiK[uisilore in Ger- ri : i 2,000 austriaci a cavallo, capitana-
mania e Ungheria s. Giovanni da Capi- ti da Ulrico conte di Cilley, assediarono
strano francescano; ed a' 20 settembre l'iuiperalore in t^ivitauova per levargli
per nunzio d'Albania, Bulgaria e R.ascia Liuli^lao V ; onde per sopire sì gravi dis-
Ic.Eugenio Soinmapui [iaiicescaiio,iriu- seiisioni Nicolò V a' 23 ottobre nominò
nito di facollà e tra le quali di concede- il cardinal di Cusa legato in Germania,
re in punto di morie 1' indulgenza pie- e il nunzio d'Ungheria e d'Austria Ple-
naria a tulli quelli che avessero pugna- colomini, pe' quali fu conclusa la pace.
lo contro i turchi. Nel i452 Nicolo V Ladislao V riconobbe l'Unniade cover-
riceve m iioina con sommo onore lede- nalore d'Ungheria e Podiebrado gover-
nco 111, accolli pagliaio il. I Ladislao V re nalore di Boemia, e dell'Austria il conte
d Ungheria e di Boemia ili straordinaria di Cilley suo pro-zio. Frattanto Maomet-
uvvenenza, e lo coronò re di Lombardia lo 11 sullanode'turchi a'29 maggioi453
e iinpcialore. Dispiacque a' boemi che prese Coslanlinopuli, e die fine al greco
l'ederico III seco coiuuicesse il loro so- impero, con costernazione di tutta llu-
vrano.e minacciaron., il, eleggere 1111 ai- ropa. Già gli amlM^ciatori de'boemi re-
tro re; per cui l'impcrulorc luviu u mi calibi u Vicuuu chiesero Ladislao V per
U N G
solennemente coronailo, onde impedire
altiei'ivolluie nel regno. Finalmente La-
dislao V fu rilascialo in liberti» da Fe-
derico HI, ed accou) [lagnato da Uliico
conte di Cilley giunse a Lucia a' i 3 feb-
braio, incontralo da gran numero di si-
gnori ungheresi, terminando così 1' in-
terregno d' Ungheria, come gì' istorici
chiamano il periodo di tempo ni che la
governò Unniade. 11 conte s'impadronì
degli adari e fece cader di credilo Un-
niade sullo spirito del re; ma la disgra-
zia di questo grand' uomo non ad allio
servì elle a far spiccar poi la sua gene-
rosità. Passato il rea Praga vi ricevè so-
lennentente l'insegne reali con rito cat-
tolico, senza avere riguardo a Podiebia-
do tenuto per ussita, ed a Rothizana al-
tro eretico che si spacciava per arcive-
scovo ; disprezzando nella sua dimora gli
eretici e le loro chiese, come fervente cat-
tolico. Aspirando Maometto 11 alla mo-
uarchia universale, perchè diceva come
un solo Dio dominava ne' cieli, così un
solo principe dovea signoreggiai e la ter-
ra, nel «456 entrò in Ungheria con for-
midabile eseicilo, e rivolse i primi suoi
sforzi ad assediar Belgiado. U giovine le
col pio-zio fuggirono a Vienna, il cardi-
nal Carvajal legato rimase in Buda a cer-
care aiuti d'ogni pai te, facendo altrettan-
to s. Giovanni da Capistrano con predi-
car la crociata, insegnando a tutti l' in-
vocazione del ss. INome di Gesù, che poi
riuscì loro così portentosa nel comballe-
re i turchi e vincerli sebbene d'assai in-
feriori di numero. Unniade, dimentican-
do il passato, virluosamenle si pose alla
testa degli ungheri, disfece i turchi a'i4
luglio, entrò nella città e costrinse il sul-
tano a levar l'assedio a' 22, indi e cou
jstiepitosa viltoiia a'6 agosto lo costi in-
se alla fuga, onde Calislo 111 per rende-
re memorabile tal giorno, rese più so-
lenne la festa della Trasfigurazione di
Gesù Cristo (/-.). La bella diiesa di Bel-
grado fece applicare a Giovanni Unuia-
dti le parole del Vangelo : Fuithomo mis-
U N G 2o'i;
sìis a Dea, cui nonun erat Joanncs. Di
più fu chiamato terrore de' turchi e il
prode difensore de' cristiani. Beneme-
riti furono ancora il Papa, il legato e s.
Giovanni da Capistrano; e Calisto IH
vivamente esorlò Federico III e i prin-
cipi di Germania, di unire le loro forze a
quelle di Ladislao V per fienai e la bal-
danza turchesca. Morì l'eroico Unniade
in Zemplin a' 10 settembre, assistilo da
s. Giovanni da Capistrano, che nel se-
guente mese volò al cielo, dopo esser sta-
to visitato dal re, a cui fece salutevoli
ammonizioni. Queste perdile riempiro-
no il regno e il re di allanno e di dolo-
re; e Calisto IH al defunto servo di Dio
sosliluì r altro francescano s. Giacomo
della Marca per difendere !a causa di Cri-
sto, ed a tal fine nell'inviarlo in Unghe-
ria lo raccomandò al re, al cardinal Car-
vajal, ed a' vescovi ungheresi e boemi.
Ladislao primogenito d'Unniade, avver-
tito del sinistro disegno che contro di lui
formava il conte di Cilley, per prevenir-
lo si deteiminò d' assassinai lo. Questa
crudele risoluzione fu eseguita 1' 1 1 no-
vembre 14^6 nel palazzo d'Alba Beale,
nell'alto che il re ascollava la messa nel-
la chiesa di s. Martino. Ladislao V sep.
pe dissimulare il dolore prodottogli dal-
la morte del suo prozio; egli ricolmò di
carezze Ladislao e Mattia suo fratello;
strinse con essi un patto di fraternità e
giurò sulla ss. Eucaristia di non mai ven-
dicarsi di quell'omicidio. Pieni di fidan-
za nella sua parola, i due fratelli l'accona-
pagnarono a Buda; ma appena giuntivi
il re li fece arrestare in uno a molli de'
loro amici, rinchiusi separatamente, e 3
giorni dopo 1' 8 marzo i4'J7 Ladislao fu
decapitalo sulla pubblica piazza. Si rac-
conta ch'egli riportasse ben 5 colpi, e che
al 3.° non essendo ancora ferito mortal-
mente, si alzasse e invocasse le leggi che
non permettevano si dessero più di 3 col-
pi ; ma che il re che stava a una finestra,
suscitato da' nemici del paziente, man-
dasse ordine al carnefice di porlo a mor-
2o(S U N G U N G
te. Tutta 1' Uni'lieria si sdegnò pel Irai- desi la predizione di s. Giovanni da Ca-
lamento s'i barbaro fallo al figlio del suo pistiano. Mallia ì Irovavasi allora. per la
libeialoi e, né più liguaidò il le che co- morte di Cilley, prigioniero a Praga sol-
ine un liraniio. Nel i 4^7 avendo Mao- to custodia di PodiebradOjClie l'avea trat-
uicKo 11 deliberalo di tornare in Un- to da Vienna, ove sulle prime era sialo
clieriaedi nuovamente assediar Belgra- da lui mandato. Alla nuova di sua ele-
do, Calisto 111 propugnatore acerrimo zione, Calisto 1 1 1 ordinò al cardinal Car-
pei- impedire l'increiuenlo delle oonqui- vajal legato, che in suo nome ponesse
sle de'lurchi, pregò i redi Portogallo e ogni studio per liberarlo. Mosso Podie-
d'Aragona a volger l'armi contro i ne- brado dalle preghieie del cardinale e de-
inici del nome cristiano ; ed esorlò Fé- gli ungberi, restituì a Mattia I la libertà,
derico ili e Ladislao V a pacificarsi nel- dopo averlo costretto a pagargli una soni-
la guerra insorta fra loro, la quale e le ma di denaro, e di sposar la sua figlia
dissensioni tlegli ungheresi favorivano le Caterina,('acendoloaccompagn ne in Un-
itìire del sultano, che ad ogni costo vo- gheria da nobilissima comiliva. Giunto a
leva soggiogare l'Ungheria per vendei- Strigonia sul finir d'aprde, non potè far-
la. 11 re obbedì al Papa, inviò un' am- si coronare perchè Federico 111 riteneva
basceria all' imperatore per pacificarsi, ancora la corona di s. Stefano 1 e ricu-
t'd altra piìi solenne a Calisto 111 per de- sa va consegnarla. Calisto 111 predicò con
terminare le controversie religiose susci- grande allegrezza, come Dio per le virlìi
tale nel regno. Minacciato poi d'una con- d' Unniade, avea esaltato il suo figlio e
giura, uscì dal regno per recarsi in Boe- con lui ne fece paterne gratulazioni. Le
mia, sullo colore di maritarsi con Mad- prime sollecitudini del re furono dirette
dalena figlia di Carlo VII re di Francia, a ristabilir la pace ne'suoi stati, evi liu-
al quale perciò avea mandalo un'amba- sci co'consigli della madre Elisabetta e
sceria. IMa al suo arrivo in Praga fu col- dello zio Zdagi. L'imperatore riguardan-
pito da violento male, che in circa Sy do l' Ungheria qual feudo dell' impero,
ore lo condusse alla tomba a'23 novem- nel 1462 dichiarò guerra a Mattia I, che
brei4'57 di 18 anni, non senza sospetto qualificava intruso, opponendosi invano
di veleno. Come vide i rimedi essere su- Papa Pio II. Il re piombò sull'Austria
perali dalla violenza del male , lasciala e la soggiogò interamente in poco tem-
la cura del corpo da parte, tutto si de- pò, ad eccezione di Vienna. Questo ra-
dicò alla salute eterna dell'anima con se- pido con(|uisto costrinse l'imperatore
gni di singoiar pietà, donando i suoi or- a chiedergli la pace, e promettergli la
namenti alla chiesa di Praga. IMoIli ere- restituzione della corona di s. Stefano 1
derono avergli pro[)inato il veleno Po- mercè lo sborso di 60,000 scudi d' oro.
diebiado che gli successe nel Irono boe- Intanto il re promulgò buone leggi a li-
mo e Uochizaiia capipai te de'perfidi ere- tililà del regno, e che le cause de'chieri-
tici ussiti, che lo temevano, per averli ci dovessero decidersi nel tribunale ec-
sem[)re abboniinati,e sospetlavanoche li clesiaslico. IMaumetto II ricominciò la
cacciasse dalla Boemia. .Sotto il governo guerra, rovinando la Bosnia e la Va-
di Ladislao V cominciò la decadenza del lacchia tributarie dell'Ungheria e da
regno ungarico. A'24 gennaio 1458 gli lui agognale; ma venne arrestala da
stati raccolti nella pianura di Ilakos Mallia 1 con togliere a' turchi a' i (3 di-
presso Pest, acclamiiiono re d'Ungheria fendere i4C)2 Jaycsa capitale della Bos-
il celt-bie Mattia 1 Corvino, seconduge- uia. Allo strepilo tli cjucsta compiista 27
Ulto ti Unniade, in età di iG anni, mercè città aprirono le porte al vincitore. II
i maneggi dello zio Zilagi ; così verificau- sultano furibondo per tali perdile gxua-
U N G
se nel seguente gennaio con 3o,ooo uo-
mini davanti Joycsa e per rienliiirvi fece
incredibili sforzi. In mi assallo che die-
de, gli abilaiili tiiiili>i alla giuunigioiie,
sostennero sulla breccia un ostinato coni-
balliatcnto e giunsero a sloggiarne i liu-
chi. Sopravvenne il re e hi sua presenza
mise iu fuga i maomettani. Egli nelle
guerrefu aiulatoda PioIljCui avea niau-
dalo un ambasciatore per impedire l'in-
vasione dell'Ungheria, antemurale e ba-
Joardo d'Italia, che dopo cerlanienle sa-
rebbe stata occupata. Esausto l'erario a-
postolicOj tuttavia il Papa volle mante-
nere a sue spese i eoo ca vulieri, facendo-
ne somministrare il denaro dal cardinali
Zecch, e gli procurò 9,0,000 scudi d'oro
da' veneziani. Narra il Rinaldi che nel
1463 Pio llper opera de'suoi nunzi po-
se in concordia Federico Ili e Mattia I
con queste condizioni. Che Mattia I per
la corona di s. Stefoio 1 da«ise all' impe-
ratore 80,000 scudi d'oi o (ilice seicento-
mila ducali d'oro il Bercaslel, che nella
Stona del crisliitiiesinio, t. 3 1 , § 59 e
seg. riporta la breve stona e vicende di
cpjesta real corona); che gli donasse al-
cune terre da lui occupale a'couiliii del
regno ; che se non avesse avuto prole, la-
sciasse lo scellro a Massimiliano figlio
dello stesso Federico 1 1 1 ; e che questi a-
dottasse Mattia 1 in ligliuolo, e gli fu
permesso di portare il titolo di re d'Un-
gheria, senza dilatarne la signoria, e lo
dovesse difèndere da'lurchi. La necessi-
tà costrinse i due principi a tali accor-
di, essendo ambedue posti agli eslreoii.
Federico 111 dalle guerre del fratello Al-
berto aiutalo dagli ungheri e viennesi,
per cui espugnò Vienna e la sua rocca.
Mattia I pe'grandi pei icoli che gli sovra-
stavano da' turchi, onde avea spedito a
Pioli il vescovo di Vesprim Alberto e il
conte di Segna Stefano, avvisandolo del-
l'imminente loro ingresso in Ungheria e
non aver forze sullicieiili per respinger-
li; perciò domandare soccorso e impedi-
re che l'Ungheria, frontiera dell'impero
U N G 9.07
cristiano, pervenisse in potere de' turchi,
da dove sarebbero facilmente marciati
ail'esierminio di Germania e Italia. U-
dila dal Papa l'ambasceria, promise al-
cune migliaia di cavalieri, e di promuo-
vere la lega co'principi cristiani; ed or-
dinò solenni processioni in lutti i mer-
coledì nella cristianità, per ottenere da
Dio vittoria sui turchi acerrimi nemici
della religione cristiana. Confortati gli
ungheresi da Pio II, e ricuperata la co-
rona di s. Stefano I, Mattia I si fece co-
ronare in Alba Reale a'29 marzo 1 4^)4-
Maometto 11 piombò sulla Bosnia e poi
se ne insignoiì, ed in Albania costrinse
alla pace il campione di Scandeibegh.
Indi il re si col legò con Venezia, e col
soccorso d' una crociata pubblicata dal
Papa, intraprese verso l'autunno l'asse-
dio di Zoynich, città di Rascia famosa per
le miniere d'argento ; ma poi ilovè riti-
rarsi per la falsa nuova ilella venula di
Maometto II. INIentre Pio M era per sal-
pare ti' Ancona alla testa dama crociala
navale, ivi moiì a' i 4 agosto i4^>i, ordi-
nando che si manilassero al red'Unghe-
ria 4o>ooo scudi d' oro, da lui raccolti
dalle decime, che i cardinali gli spediro-
no con alili 8000 che trovarono. INIatlia
I per allora potè ricuperare In Dosnia, e
neh 4*^3 essendo morto il famoso e ric-
chissimo cardinal Mezzarola, Papa Pao-
lo Il la maggior parte dell'eredità l'im-
piegò nella guerra d'Ungheria per fare
argine a'turchi. Nel 1 467 Mallia l otten-
ne che Paolo II creasse cardinale Stefa-
no Vaida arcivescovo tli Colocza ; indi
marciò contro Stefano vaivoda di Mol-
davia e Valacchia, ch'erasi sottomesso al
turco, devastò il paese e l'obbligò a l'ien-
tiare sotto la dominazione ungherese. Nel
1468 a insinuazione del Papa e dell'im-
peratore, dichiarò guerra a Podiebrado, e
giunse a farsi acclamare ila' cattolici in
re di Boemia e marchese di Moravia nel
i46q, nella città d'Olmiilz. Però l'im-
peratore palleggiò con Mallia I, che se
non avesse avuto figli, oltie l'Ungheria,
2o8 UNG
anclie la Coeaiia dovesse linciare a casa
d'Austria. Passalo il re nella Slesia fu ri-
ceviilo da' popoli e in Wratislavia con
grandissimi onori; e tornato iu Moravia
per impedire le correrie di Venturino fi-
glio di Fodiebrado, l'imprigionfj e trailo
Lenignameulejindi Meli47o liporlò una
gloriosa vittoria sugli eretici boemi, onde
Paolo 11 gli mandò in dono lo Stocco e il
Berrettone ducali bcncdeUi^r .)\\e\ i^'j i .
lu questo tornando nell' Ungheria ne cac-
ciò Casimiro secondogenito del re di Po-
lonia Casimiro IV, il quale per le pre-
tensioni sulla BoeuìiiJ, non avendo po-
tuto averne ragione né da lui né da Pao-
lo li, gli faceva guerraj ed i malconten-
ti ungheresi profittando liell'assenza di
Mattia I, a veano cliiamalo Casimiro per
eleggerlo a re. Nel 1472 Papa Sisto IV
iuviò legato in Ungheria, Polonia e Ger-
Diaiiia U cardinal Marco Barbo, per ler-
Uiinar le dilFerenze sulla corona di IJoe-
luia. Il Papa, come il suo predecessore,
favorendo per le sue benemerenze Mat-
tia 1, ordinò a' boemi sotto pena di sco-
Ukuuica d' ubbidirlo e riconoscerlo per
re, assolvendoli dal giuramento fallo a
Ladislao II o Uladislao V figlio di Casi-
miro IV. Tra questi e Mattia 1 il cardi-
nale ottenne tregua, fu accollo da Casi-
miro 1 V con ogni disti nzione ; ma poi nel
solenne parlamento di Nissa, per tratta-
re la definitiva pace cogli ungheri, boe-
mi e polaccbi, ogni suo sforzo riuscì va-
no. iS'el 1475 Mattia 1 ripigliò la guer-
la contro i turchi e condusse l'esercito
avanti Savatz sulla Sava, piazza riputa-
ta impiendibile, che tuttavia espugnò.
Sisto IV nel 1477, a premura del re, creò
cardinali Gabriele Kaugoni suo consi-
gliere vescovo d'Erlau; e Giovanni d'A-
ragona fratello della 2.' sua moglie Cea-
Irice, figlio di Ferdinando 1 re di Napoli,
poi arcivescovo di Strigonia e legato di
Ungheria, Boemia e Polonia per la guer-
ra contro i Imxhi. Mattia 1 nello slesso
Jinno rinnovò la guerra con Federico IH
per avere rollo la tregua, e iifiulalo la
U N G
mano di Cunegonda sua figlia ; entrò
iieir Austria, si spinse sino iu Baviera,
saccheggiando quanto incontrò per via.
L'imperatore non avendo milizie si vide
ridotto a chiedergli pace, dal re accor-
dala con due condizioni. B.imborso del-
le spese della guerra, valutale a 1 20.000
ducati. L'investitura della Boemia, co-
me l'avea concessa a Ladislao II suo com-
petitore a quella corona. Intanto i tur-
chi minacciando l'Ungheria, e non rice-
vendo il re soccorsi da'veneziani, da de-
stro politico trovò mezzo di cacciare sa
d'essi i colpi che gl'infedeli preparavano
a'suoi stati. Nel «479 i turchi vincitori
de*veneziani, diressero leloro marcie ver-
so la Transilvania, ma il vaivoda Stefa-
no Balhori, senza aspettare il re, die loro
sanguinosa battaglia, in cui rimasero del
tulio sconfini. 1 generali ungheresi ri-
portarono ne' 4 seguenti anni vantaggi
Considerevoli controi maomettani, ed ia
queste critiche circostanze Mattia I, lun-
gi d'esser soccorso da Federico III, era
occupalo a vegliare sui suoi passi, sem-
pre mirando a togliergli l'Ungheria, dal
qual pensiero non era riuscito a rimuo-
verlo Sisto IV, dovendo reprimere l'ia-
vasioniche i tedeschi facevano sulle fron-
tiere.Liberalo dalla guerra de'turchi me-
dianle tregua,ri volse le sue armi neh 485
contro r Austria, e presentatosi dinanzi
Vienna, se n'impadroni il i.° giugno sen-
za gravi opposizioni, 0 per mancanza di
vettovaglie e dopo 6 mesi d'assedio, co-
me vuole Rinaldi. Procurò di avere Gem
o Zizim da'cavalieii di Rodi, per oppor-
lo al fratello Bajazet II imperatore de'
turchi, ma gli fu negato per volerlo In-
nocenzo Vili. Questo Papa neh 486 ri-
prese il re per aver imprigionato Pietro
arcivescovo di Colocza, profondo scien-
ziato, grande amatore della verità e del
pubblico bene: inutilmente domandò che
dovesse giudicarlo la s. Sede, per non es-
ser lecito a'Iaici, e solo dopo 6 anni ri-
cuperò la libertà per le pressanti istan-
ze del nunzio apustulico. Iu detto anno
I
U NG
lire nella solenne dieta di Buda die ot-
time leggi, come per toglieie 1' eternila
delle liti, assegnando uno spazio di tem-
po ; e vietò i duelli ed i tornei. Ne' se-
guenti anni s'impossessò diluiti i paesi
austriaci e di fortissime città, cosliinsen-
do l'iropeiatore a menar vita eiranle si-
no alla sua morte ; di più fece lega con
Carlo Vili re di Francia, nemico di Mas-
similiano figlio di Federico III. Neli4B7
Giovanni Corvino figlio naturale di Mat-
tia I, discacciò dalla Croazia, di cui era
sovrano, Yacoub generale ottomano, do-
po aver tagliato a pezzi l'armala colla
quale eravi entrato. Ma Yacoub venula
la primavera del 1488, sconfìsse alla sua
volta i croati, lasciandone i5,ooo sul
campo di battaglia. Il vincitore per al*
testare al sultano la carnificina fattavi,
gl'invio i nasi da lui falli tagliare a que'
cadaveri. A'4 aprile 1490 Mattia I col-
pito d'apoplessia, a'6 fu condotto a Vien-
na, ove morì di 47 anni. Avendo perdu-
to la parola, solamente con sospiri invo-
cò il nome di Gesù e die segni di penti-
mento. Il suo corpo fu trasferito ad Al-
ba Reale. Dalle memorale mogli non eb-
be prole, ed il iiaturaleGiovanni fece e-
rede de'suoi beni e lo fu pure di sue vir-
tù. Mattia I accoppiò tutte le qualità che
costituiscono un gran re ; valente, gene-
roso, politico^ zelante per la reIigione,a-
mico dell'aiti e delle lettere, ed egli sles-
so letterato e spirito fecondo in grazie e
risposte vivaci. Egli occupò i migliori
pittori d'Italia, attrasse alla sua corte pa-
recchi dotti da più parti d'Europa, fon-
dò una biblioteca magnifica a Buda, e la
fornì de'migliori libri greci e latini. Sper-
lissimo guerriero e propugnacolo contro
i turchi, amò i soldati, che serviva ma-
lati e gl'imboccava colle sue mani, li con-
solava e ne medicava le ferite. Visitava
pure i cavalieri e baroni infermi. Egli
colle sue conquiste notabilmente ingran-
dì la monarchia ungarica.
A' 1 5 luglio 1490 fu acclamato re d'Un-
gheria il sunnominato re di BoemiaLadt-
VOI, IXXKIII.
UNG 209
slao 1 1 oUladislao V figlio del re diPolouia
Casimiro IV, col nome di Uladislao Ilo
meglio Lailislao VI e daalcuui detto VII.
Egli ebbe in confronto 4 formidabili con-
correnti, cioè il proprio fratello Giovan-
ni Alberto poi re di Polonia ; Massimi-
liano figlio dell'imperatoreFederico IH;
Ferdinando I re di Napoli suocero del
defunto; e Giovanni Corvino ricordato,
ch'erasi impossessalo della corona regia.
La vedova regina Beatrice d'Aragona de-
cise dell'elezione. Non potendo gli imghe-
li essere d' accoido intorno alla scelta
d'un sovrano, sebbene vagheggiassero la
riunione dello scettro di Boemia, eiausi
sopia di lei aflidati, e le aveano giuralo
di riconoscere per re il principe ch'ella
fosse [)er scegliere in isposo. Ella offrì la
destra all'arciduca Massimiliano, il qua-
le la ricusò, perchè aveacoulralto impe-
gno colla erede di Bretagna, che poi non
conseguì. La offrì poscia al re di Boemia,
che finse accettarla e subito fu ricono-
sciuto re dagli stali d'Ungheria. Ivi por-
tatosi con un esercito di boemi, dopo a-
ver costretto Giovanni Corvino a resti-
tuiie la corona di s. Stefano I, ne fu con
solenne rito coronato in AlbaE.eale a'i 2
settembre. Suo fratello Giovanni Alber-
to e Massimiliano gli dichiararono suc-
cessivamente la guerra. Dopo varie balta-
glie, Ladislao VI nel i49' lasciò la Sle-
sia a suo fratello, e nel seguente la sua
porzione dell'Austria a Massimiliano con
sostituzione del regno d'Ungheria a fa-
vore di casa d' Austria in mancanza di
sua posterità. Ma mentre il re era occu-
pato ancora a difendersi dall' arciduca,
Giovanni Alberto sulla falsa nuova cor-
sa di sua tnorte, rientrò armalo in Un-
gheria; però Giovanni Zapoiski vaivoda
di Transilvania, spedito contro di lui, Io
sconfisse e il fece prigioniero. Morto nel
1492 Casimiro IV re di Polonia e pa-
dre del ree di Giovanni Alberto, questi
ottenne la libertà del fratello, mediante
alleanza e il consenso che montasse sul
trono di Polonia. Nel 149^ Emcrico
i4
2IO UNG
Dreucene, altro generale di Ladislao VI,
occasionò nuova rottura tra l'Ungluria
e la Turchia, A Pi Bek governatore di
Sinderova, di rilorno da una spedizione
fatta in Croazia d'ordine di Bajazet li,
attraversava pacificamente 1' Ungheria
per ritornarsene. Dreucene gli venne in-
contro per arrestarlo, e a malgrado ilel-
le sue riniostranze l' obbligò a battaglia
che seguì a'9 settembre. Dreucene fu dis-
fatto e imprigionato. Condotto alla pre-
senza del vincitore colle mani legale die-
tro il dorso, fu da lui accolto ui banamen-
te.Ma mentreera secolui a mensa, furono
recati al pascià i teschi insanguinati del fi-
glio e del nipote di Dreucene uccisi nel
combattimento, la qual vista mise questi
in furore.Egli invocò il pascià d'ucciderlo
colle sue mani, ed Ali Bek ebbe la mo-
derazione di contenersi e lo rimise al sul-
tano, il quale lo rilegò in un' isola, ove
morì dopo 3 mesi. JN'el i4c)4 Ladislao
VI volle rivalersi dell'avvenuto. Rinis di
lui generale sul finir dell'anno prese e
saccheggiò nella Servia due cittadelle de'
turchi, in cui eia il diposito delle ricchez-
ze tolte a' cristiani. Avendo stretto al-
leanza co' veneziani contro Turchia, re-
spinse nel i 5o i le milizie spedile contro
di lui da Bajazel li, e portò la desolazio-
ne nella Bosnia. Avendo i turchi (olio
Modone a' veneziani, Papa Alessandro
VI esortò a combatterli i re d'Ungheria
e di Polonia, ed allii principi; e dichia-
rò legalo d'Ungheria, Tra nsilvania.Schia -
vonia, Dalmazia, Croazia, in una parola
di tulio il sellenUione, rnnghero carili-
nalBakacz arcivescovo di Slrigonia, pio-
mnlgando l'indulgenze de'crociiiti; e nel-
la domenica di Pentecosle pubblicò so-
lennemente la lega contro i turchi, da lui
fatta con Ladislao VI e la repubblica di
Venezia. IS'el i5o8 il re costrinse gli e-
retici piccardini di Boemia a «lare spe-
ranza di tornare nel seno della Chiesa.
Giulio 11 donò a Ladislao VI lo Stocco
e Berrettone ducali benedetti, ed inviò
legato in Ungheria e Boemia, ove eraosi
U N G
moltiplicali gli eretici fossari, il cardino)
Isualles. Volendo Leone X conibatlere i
turchi che minacciavano l'Ungheria, nei
iv>\\ dichiarò legalo a piedicar la cro-
ciala il cardinal Bakacz, e radunò un e-
sercito di 60,000 uonnni, oltre quello
che armò a sue spese e pose a' confini
d'Ungheiia per difenderli. Il re accon-
sentì alla crociala, neli5i5 per opera di
Leone X si collegò con Massimiliano I,
divenuto re de'ron»ani,e con altri sovra-
ni in Vienna, alla presenza del cardinal
legato; ma l'esito nun corrispose alle con-
cepite speranze. I paesani ungheresi che
eransi armali per tale spedizione, si ri-
voltarono contro i propri signori, di cui
molli perderono la vila in quella sedi-
zione. Giovanni Zapolski raaiciò contro
que'fàziosi e li tagliò a pezzi piesso Te-
Dieswar; e siccon»e i capi si fecero mo-
rire tra'lormenli, tale crudellà irritò il
furoie de' crociali, e vi volle mollo da'
generali regi a sollunielterli.Nell;! prima
metà di marzo i5i6 morì Lntiislao VI
in Buda, dopo aver fallo raccogliere e
compilare in un corpo le leggi e costu-
manze d' Ungheria, dal giureconsulto
Veibeuzi, col titolo di Jiis consuetiidi-
nariuni Jluiìgariac. Per la ragione di
stalo egli non mantenne la promessa di
sposare la vedova Beatrice, in premio
del trono ungarico che gli avea procura-
to. Si sciolse da tale impegno per dar la
mano nel i5o2 ad Anna figlia di Gu-
glielmo conte di Candale, nipoledi Ga-
stone conte di Foix e di Maddalena fi-
glia di Carlo VII redi Francia, che lo
fece padre di Luigi II e di Anna marita-
ta con Ferdinando I d'Austria. La regi-
na Beatrice d'Aragonn, dopo aver fallo
risuonar l'Ungheria di sue c|uerele, erasi
ritirata nell'isola d'Ischia, ove morì nel
i5o8. Ladislao VI nel testamento pose
il figlio Luigi II nella raccomandazione
e protezione del Papa e della Chiesa ro-
mana, onde Leone X ne assunse la tu-
tela, come re d' Ungheria e di Boemia.
Egli non avea cheto anni, e il padre l'a-
' UNG
vea fatto coronare a*4 giugno iS^oy. lu-
capace di governare da se medesimo di-
venne zimbello de'grandi del regno, che
non altro gli lasciarono di re che il solo
titolo. Il stdlano Selim I lichiesela pace
ul re, avendo già concluso una tregua
con Ladislao Vi ; ma Leone X la fraslur-
iiò, determinando ch'egli dovesse difeu-
dcre la religione cattolica in Unglieria e
iu Boemia, eche punisse gli eietici. Il Pa-
pa trattò della ripulsa col cardinal Ba-
kacz suo legalo,poichè avea in cuore che
tutti i principi dovessero combattere i
turchi, promettendo il suo aiuto al re.
Egli pensava che l'invocata pace gene-
jasse pericoli maggiori, chiedendosi con
animo nemico, per poi pionibare furio-
samente sull'Ungheria. Dall'anarchico
governo di questo re nacquero diverse
fazioni.' Solimano II volendo profittare
delle turbolenze dell'Ungheria per farvi
de'conquisli, gliene porse occasione il se-
guente avvenimento. Solimano II spedì
un'ambasceria a Luigi II, per esibirgli
la prolungazione della tregua già fatta
da'loro genitori, ma egli vi aggiunse cer-
te condizioni onerose. Il re o megliti i
suoi ministri non solamente accolsero con
disprezzo gli ambasciatori, ma non si fe-
cero coscienza, per quanto fu detto, di
violare nelle persone il diritto delle genti
col far loro tagliare il naso e gli orecchi. 11
sultano furibondo per {ale atrocità, rac-
colse tutte le sue forze per fi r vendetta sid
le suo vicino.Neli^a ipose l'assedio aBel-
grado e lo prese a'g 020 agosto, do|)o 6
settimane di trincea. Questa opugnazio-
ne fu seguita da altre, come di Sulanke-
inen, di Pelcrvaradino e di parecchie al-
tre piazze tanto dell' Ungheria che della
Croazia, il Papa Adriano VI trovando
1* erario esausto per le splendidezze ili
Leone X, soltanto potè mandare iu Un-
gheria il celebre cardinal de Vio, dello
Gaetano, per legalo, con 40)000 duca-
li, restando adilolorato della dipintura
fattagli per gli oralori ungheresi sulia co-
sternazione e travaglio in che trovavasi
UNG aii
l'Ungheria fieramente minacciata. Egua-
li soccorsi contro i turchi e contro i pe-
stiferi nuovi eretici Luterani (f^.) invo-
cò Ferdinando I a mezzo dell' audace
Girolamo Balbo, ambasciatore ungerò,
ìlqualesi permisedireul virtuoso Adria-
no VI, perchè dovendo anche aiutare /Jo
<^//,assalita pure da'lurchi,anda va alquan-
to indugiando le risoluzioni: Gealissimo
Padre. Fabio Massimo con indugi salvò
un tempo !a repubblica romana, quasi
perduta ; Vostra Santità all'opposto, eoo
indugi le dà l'ultimo tracollo. Ma che più
poteva fire il Papa, nulla potendo otte-
nere da' prìncipi cristiani, malgrado le
sue paterne esortazioni e diligenze, sicco-
uie inviluppati in altre guerre o agitati
dalle gravissime turbolenze promosse da'
novatori predicanti perniciosissimi erro-
ri religiosi, che osnrono chiamare Rifor-
ma? Clemente VII che gli successe nel
pontificato si ti ovò iu peggiori condizio-
ni, e tenue soccorso di 5o,ooo scudi, ol-
tre le decime ecclesiastiche, potè sommi-
nistrare al re, che lodò pel suo zelo re-
ligioso, avendo deposto i magistrati che
favorivano gli eretici, e cacciato dal re-
gno e da Praga i piccardi. Il Papa pre-
gò Ferdinando I a porgere aiuto a Luigi
II suo cognato, ma ne fu impedito dalle
ribellioni de'Iuteraoi. Volendo Solima-
no II effettuare il suo proponimeulo di
ampliare l'impero ottomano con l'acqui-
sto del regno d'Ungheria suo confinan-
te, tolta occasione dal vedere i principi
cristiani intrigati colle deplorabili dispu-
te religiose, e in crudeli guerre fra loro,
nel 1 526 uscì in can)pagna con circa
200,000 combattenti, e con questi pas-
sando in Ungheria mise ogni cosa sosso-
pra. Luigi II vedendo tanta rovina, alla
meglio che potè, mise insieme un eser-
cito di circa 24,000 uomini. Non aven-
do aiuto d'alcun princi[)e cristiano, cede
al temerario consiglio e importunità di
fr. Paolo Tomeri francescano arcivesco-
vo di Colocza, pio e generoso, ma mal
avveduto, senza aspellar l'aiuto che gli
2,2 UNG
conduceva Giovanni Zapolski, suo vai-
\oda o palatino della Tiansilvania e con-
te di Zips o Scepnsio, di buon numero
di Iransilvaniealtri assuefalli a guerreg-
giar con lurcliijin tulli 55, ooo; ed im-
prudentemente venne con sì debole e-
sercito e disvantaggio alle prese 'con So-
limano IJ. A' 29 agosto i526 seguì la
battaglia nella pianura di JVIoliacz presso
Cinque Chiese. I turchi uccisero 10,000
cavalieri e 12,000 pedoni, onde Luigi li
restò pienamente disfatto, e caduto in
un fosso o stagno e addosso a lui il ca-
"vallo, vi restò impantanato e miseramen-
te vi perde la vita di 20 anni, lasciando
Ja vittoria a Solimano II, che si rese si-
gnore di Buda a' io ottobre, ritraendo-
ne immenso bottino. Il sultano nel dare
il sacco alla città, vide arsa la famosa bi-
blioteca ingrandita con tante cure e di-
spendii da Mattia I; guastò e predò sen-
za contrasto l'Ungheria, e meditando or-
gogliosamente di ormai poter scendere
in Italia e occupare Roma, intanto fece
ritorno a Costantinopoli. Si versarono
lagrime sull'infelice sorte del giovine re,
di cui uìille qualità nascenti, la bell'in-
dole e l'mgegno facevano concepire le più
belle speranze, e la cui età scusava la te-
luerilà. Per questa non si compiansero
tanto i 7 vescovi periti in quella sangui-
nosa e fatale giornata, per eccessivo ze-
lo, in cui comandavano altrellauti cor-
pi, e le loro teste furono presentale ai
sultano. E meno ancora fu lagrimato
l'arcivescovo di Colocza, il quale da lun-
go tempo esercitato alle battaglie, faceva
in questa, che avea commessa, le parti di
generale con una fidanza che in un a lui
precipitò il suo signore e la sua armata.
Il corpo del re si rinvenne due mesi dopo.
Egli avea sposalo nel 102 i Maria d'Au-
stria sorella dell' imperatore Carlo V e
di Ferdinando 1 altro suo cognato. Dopo
la sua morte Ferdinando 1 d'Austria sen-
za contrasto divenne re di Boemia, regno
che rimase Ira' dominii di sua augusta
casa; ma non subilo di fallo polè dive-
U N G
nire re d'Ungheria, a cui spellava sia per
parte d'Anna sua moglie sorella di Lui-
gi II, sia in virtù del trattato concluso
tra il suo bisavo Federico IH e Mattia I,
rinnovato dal suo avo Massimiliano I e
Ladislao VI. In vece l'i 1 novembre i 526,
dagli stali raccolti nella consueta pianu-
la di Bakos presso Pesi, fu eletto re d'Un-
gheria Giovanni Zapolski o Zapol conia
di Scepusio e vaivoda di Transilvania
(nel quale articolo tenendo proposito di
lui e del suo figlio Gio. Sigismondo, le
notizie si rannodano con quelle che vado
qui accennando) e figlio di Stefano. Il Pii-
naldi lodice figlio illegittimo di Mattia l,e
che dopo aver trascuralo, come Ferdinan-
do I, di soccorrere Luigi li, onde rapirne
la corona,colle sue forze prese Buda e Alba
lieale, seppellì il cadavere di Luigi II, fu
solennemente coronato da Paolo VarcJan
arcivescovo eletto di Slrigonia e da Ste-
fano Broderico vescovo di Vaccia, e fece
lega con Francesco 1 redi Francia. Ste-
fano Balhori palatino d'Ungheria essen-
dosi dichiarato per Ferdinando I, nel
principio del 1527 raccolse a Presburgo
una dieta, la quale per opera principal-
mente della nobiltà magiara, dichiarali
nulli gli alti dell'elezione di Giovanni Za-
polski, lo fece acclamare re d'Ungheria.
Ferdinando I recatosi prima a Praga,ove
ricevè solennemente la corotia di Boe-
mia, nell' islesso anno con grande eser-
cito entrò in Ungheria, e tanto spaven-
to impose al competitore, che abbando-
nala Buda, Ferdinando I polè entrarvi
a'20 agosto senza sfoderare la spada. Do-
po avervi soggiornalo due mesi, si recò
ad Alba B^eale e vi fii coronalo dal me-
desimo arcivescovo Vai dan che avea in-
coronalo il suo emulo : questo prelato
dipoi per timore, alla sua volta, lasciò
che prendessero Strigonia, prima Soli-
mano Il e poi Ferdinando l.Quest'idtimo
sconfitti poi que' partigiani di Zapolski
che vollero attaccarlo, obbligalo di tor-
nare a Vienna, nel partire orilinò a'suoi
generali d'inseguire il preleudeule ch'e-
UN G
rasi ritirato a Tockay sulTihisco, in un
a Francesco Bodone che comandava le
sue truppe. Questi assalito dall' eserci-
to regio, usc^ dalla piazza per dargli bat-
taglia, che perde dopo aver cotitrastalo
la vittoria lungamente. Avendo la Tran-
silvania fornite nuove truppe a ZapoUki,
ritornò ad at!accar gli austriaci mentre
battevano la fortezza diTockay; ma pro-
vò una nuova disfalla per la viltà di sua
cavalleria : il prode Bodone fatto prigio-
niero nella pugna, fu condono a Ferdi-
nando I che lo mise a morie perchè ri-
cusò riconoscerlo. Nel iSaB Zapoiski fu
costretto da Ferdinando I a fuggir dal-
l'Ungheria, ed a ritirarsi presso suo co-
gnato Sigismondo I re di Polonia. Ivi col
consiglio e per mezzo di Girolamo di
Laszki palatino di Siradia, dotto e pieno
d'ingegno, ma nuovo Achitofele, per dis-
grazia terribile dell' Ungheria, implorò
il soccorso del potentissimo Solimano II,
e l'ottenne col promettergli di divenire
suo vaàsalloe pagargli tributo. Ferdinan-
do I pel suo aoìbasciatore in Roma ri-
corse a Papa Clemente VII per aiuto, e
n'ebbe sussidi e le decime ecclesiastiche.
Il Papa scrisse premurose lettere a'prin-
cipi cristiani, perchè unissero le loro ar-
mi a Ferdinando 1 per salvare il peri-
colante suo regno ungherese; e nel tem-
po stesso promulgò una bolla per tutto
il cristianesimo, concedendo pienissima
indulgenza a chi avesse soccorso il re
con denaro o milizie. Mandò in Unghe-
ria per nunzio Vincenzo Pimpinella, per
confortare gli ungheri a difendere il re-
gno contro il turco, preudendone la pro-
tezione in nome della s. Sede. Con sue
lettere il Papa sollecitò i prelati, baroni
e popolo ungheresi ad unirsi a Ferdinan-
do I e riconoscerlo tutti per sovrano, e
non Zapol>ki che alla sua ambizione vo-
leva sagrificare la salute pubblica e la re-
ligione del reame. Ilinaldi calcolò 80,000
scudi d'oro il mese i procurati a Ferdi-
nando 1 da Clemente VII dall'impera-
tore, dci're di Fruuciu e lughilterra, da'
UNG 2i3
principi italiani, compreso quanto egli
somministrava. Solimano II giunse in
Ungheria, e dopo la vittoria di Casso via
l'altraversò da conquistatore, si recò de-
filalo a Vienna e vi pose l'assedio a'26
settembre I 529. Ma l'esito non essendo
stato favorevole, per divino aiuto, si de-
terminò levarlo a' 1 4 ottobre. Nel suo ri-
torno si fermò a Buda, avuta per tradi-
mento, di cui rimise in possesso il re Za-
pol.>ki, che per tale riconobbero molti
prelati, baroni e popoli non contenti di
Ferdinando I. Nel medesimo iSxg si ce-
lebrò la dieta di Spira, in cui Ferdinan-
do I volendo che si osservasse il decreto
da Carlo V pubblicato a Worms, che
obbligava i novatori a conformarsi alla
religione della Chiesa romana, diversi
principi e città infetti degli errori dell'e-
resiarca Lutero, avendo protestato con-
tro, i luterani e altri eretici furono de-
nominali Protestanti (^l'^.). A motivo del-
le guerre combattute tra Ferdinando I
e Zapoiski, il perniciosissimo luteranismo
che avea invaso la Polonia e la Transil-
vania, per loro sciagura, infelicemente
penetrò pure nell'Ungheria e vi si stabilì
quando Lazzaro Simenda, essendovi an-
dato colle sue truppe pel Zapoiski, prese
molle città, in esse pose de'ministri lute-
rani cacciandone i cattolici. Gli eretici
ungheresi, come osserva il Contin nel Di-
zionario dell'eresie, si unirono qualche
\olta co'turchi, i quali li sostennero con-
tro gl'imperatori re d'Ungheria, e final-
mente ottennero il libero esercizio della
Confessione d'Ausburg, compilata dal-
l'eresiarca Bucero, il quale ministro pro-
testante a Strasburgo, sebbene professò
gli errori di Lutero, preferì quelli di
Zuinglio caposetta de' Zuingliani (/^.).
La funesta introduzione del luteranismo
ezuiiiiglismo in Ungheria, ed i suoi per-
niciosi progressi produssero persecuzioni,
reazioni e altri avvenimenti deplorabili.
Scompigliata la Germania dagl' innume-
rabili eretici, a frenarne la temerità, a'
5 gennaio i53t gli elettori dell' impero
3,4 U N G
elessero io Colonia Fertì in anelo I.pei' ca-
gione delle frequenti assenze del liiitello
Carlo V imperatole, venendo coronalo
in Aquisgrana l'i i dello slesso mese; (v
lezione che Clemenle VII approvò con
bolla, per la salute della repubblica cri-
sliana, e l'imperatore reputò necessariae
Continuando le guerre di Ferdinando 1,
conti o Zu[>oi^ki sostenuto da'turchi,Cle-
mente VII lo soccorse con altri aiuti, ed
altri il re gliene domandò pel cardinal
Closs vescovo di Trento, invialo in am-
basceria a Roma nel i 533. Dopo diversi
combattimenti, con alterni successi, sem-
pre a danno deirUngheria, nel I 536 [)el
trattalo di Wtitzen Ferdinando 1 abban-
donò a ZapoUki quella parte del regno
che questi possedeva (>enza titolo di re, al
dire di alcuni, aieulre altri sostengono
il contrario), a condizione che gli fos'^e
rilornata dopo la morte di lui, venendo
cosi all'uno e all'altro assiemalo il pos-
sesso di ciò che l'aruii loro aveano con-
quistalo, per poi riunirsi tutta l'Unghe-
ria in Ferdinando I. Gli unglieri mor-
ntorarono pei tale accomodamento sic-
come altentalorio alla loro libertà e pri-
vilegi. Finché Zapolski fu confederalo col
turco venne scomunicalo e ritenuti per
intrusi i vescovi destinati con sua auto-
rità. Pubblicala la pace con Ferdinan-
do I,ad onta della ripugnanza di questi,
Papa Paolo 111 per provvedere alla salu-
te della cristianità, non potè ulleriurmen-
le differire il riconoscimento di delti ve-
scovi nel i538, ed anco d'aiutare Za-
polski contro i turchi sdegnati del suo ab-
bandono. Il re Giovanni Za|)oUki mor'i a'
2 1 luglio 1 540 ad Hermausladtin Tian-
fcil Vania. Pochi giorni prima la moglie E-
lisabetta o Isabella, (jglia di Sigismondo
I re di Polonia, partorì Gio. Sigismon-
do, benché nd battesimo fu chiamato
Stefano, e subito da'grandi del suo par-
lilo lu fallo coronare. Lh regina, giusta
d trattato fallo tra il defunto mai ito e
Ferdinando I, come tutiice del figlio a
»ua istanza era disposta a cedergli la par-
U NG
te dell' Ungheria che l'ubbidiva. Ma il
famoso vescovo Wisenowiski o Marti -
nusio, croato, poi cardinale,qual reggen-
te del regno validamente visi oppose m
nome del giovine principe, e sapendo che
marciava contro di loro un polente eser-
cito di Ferdinando I, implorò la prote-
zione di Solimano Ila favore del tribu-
tario fanciullo. Cosi un prelato chiamò
il lupo in aiuto dell'agnello. II sultano si
recò in Ungheria alla lesta d'un'armata,
fingendo di sostener reiezione di Gio. Si-
gismondo, col confermarlo re d'Unghe-
ria e vaivoda diTran$ilvania,macol fatta
dimostrando che operava per proprio in-
teresse. Neil 54 i il suo gran visir scon-
fisse le truppe di Ferdinando I innanzi
Buda, ch'era slata ripresa dagli unghe-^
ri di voti all'austriaco, e dopo un assedio
de'piìi micidiali ecollacarnificina de'prl-
gionierijse ne impadrorù a'3o loglio. Ciò
fatto, il sultano si levò iuteramente la
maschera ordinando alla regina di riti-
rarsi in Tran.silvania {^V.) in un a suo
figlio sino alla maggiorità, e conferman-
do Martinusio per reggente del paese.
Nell'intendimento d'appropriarsi il re-
gno, Solimano II convertì in moschee le
chiese di P>uda, e ne mutò i ministri e
magistrati; tutto assunse nuova forma.
Dopo date tali disposizioni a Buda, egli
imprese il conquisto di tuttala bassa Un-
gheria, donde nel i544 «"andò truppe
a saccheggiar l'Austria, la Slesia e la Mo-
ravia. Neli545 prese Strigonia, Cinque
Chiese, Alba Reale, e spinse njolto in-
nanzi le sue conquiste nell' alla Unghe-
ria. Neil 55 1 i turchi, dopo aver inutil-
mente assediala Temeswar, si resero pa-
droni di Lippa in quel comitato, che fu.
ritolta l'anno slesso da'tedeschi. Nel se-
guente i turchi invasero di nuovo l'Un-
gheria, e presero finalmente Temeswar
non che oltre città, ma fallirono davanti
Agria. Qui voglio riportare ui; racconto
sulla corona di s. Stefano I. Si dice che
dopo la battaglia di Mohacs la corona
venne rubala da alcune douue di Wisse-
U N G
giaci per cingerne il capo di Zapolski, il
qiiìile poi la die a custodire a Prenyi, e
questi in seguitolacoiisegoòaFertlinati
do I. Dopo r incoronazione di questo
principe, la corona caddein mano de'tur-
« hi, ed allorché Solimano il ritoinn dal-
l'assedio di Vienna a Duda, espose la co-
rona alla vista del suo esercito, dicendo-
gli essere quella corona del famoso mo-
narca persianoNushirvan. Solimano 11 poi
la donò a ZapoUki ■*mo protetto, dopo la
cui morte la sua vedova Isabella la tras-
mise a Ferdinando I ; laonde per poco
tempo la Transìlvania tornò a possedere
quel tesoro, col quale il Martiimsio ne
avea cinto il capo di Z.ipoiski. Neh 558
Ferdinando 1 divenne inqieratore, e di-
poi nel r563, mentre era nunzio di Pio
IV presso di lui Zaccaria Delfino poi car-
dinale e amministratore di Giavarino,
cede r Ungheria a suo figlio Mas<itnilia«
nod'Austria. FerdinandoI fino dal i 543
avea fatto un testamento, a cui non de-
rogò punto nelle sue «dlime volontà, e
che sparse da lungi il seme d'una guer-
ra che funestò 1' Europa per quasi 200
anni. Questo testamento chiamava a suc-
cedere a'regni d'Ungheria e di Boemia le
sue figlie in mancanza degli eredi de'suoi
figli. Dietro tali disposizioni la casa elet-
torale di Baviera fondò nel l'j^o le sue
pretensioni su que' due regni, avendo
l'arciduchessa Anna figlia di Ferdinan-
do I sposato /\lberto V duca di Baviera.
Ormai consolidatisi in Massimiliano i di-
ritti della casa d'Austria al trono d'Un-
gheria, oltreché a quello di Boemia, gli
avvenimenti, «l'interessi e le vicende del
regno ungarico si compenetrano e van-
no-uniti con quelli lìeW Austria e del-
l'impero di Germania, e con la Turchia
per altre clamorose guerre; il perchè nuo-
vamente avverto chein tali articoli aven-
done trattato, non mi resta pe'successivi
re d'Ungheria e suoi fasti e guerre, che
accennare il pùi principali^.
Massimiliano figlio dell* imperatore
Ferdinando I e di Anna sorella del re Lui
U N G 2 1 5
gì II, fu incoronato re d' Ungheria i' 8
settembre i 5G3 a Presburaro. Gli un"he-
o
resi reclamarono maisempre la libera e-
lezione de're, e sempre la casa d'Austria
si prevalse del patto fatto col re Ladislao
VI. Nel precedente l'y'ÒT. al concilio di
Trento (^.) l'episcopato e il clero un-
gherese inviò una legazione, composta da
fr. Giovanni Colasoardomenicano, e An-
drea DudizioSbardeliato, vescovi diCsa-
nad e di Tinia nella Croazia. Scusarono
la necessaria assenza de'principali per tu-
tela delle loro chiese infestate dalia pro-
grediente eresia; commettendo i loro af-
fari alla disposizione del concilio, e pio-
mellendo alle ordinazioni di esso pron-
ta ubbidienza. Recitò l'orazione lo Sbar-
dcllato vescovo di Tinia,altamente com-
mendata, benché poi si rese ignominio-
so per deplorabile apostasia. 1 turchi fe-
cero nuovi avanzamenti in Ungheria, e
s. Pio V esortò i prìncipi cristiani a soc-
correre Massimiliano, e per questo Cine
pubblicò un amplissimo giubileo, e ordi-
nò la divozione delle Qiiarant'orc (del-
la quale riparlai, quanto all'origine nel
voi. LXVI,p. 2 i), per la prosperità del-
l'armi cristiane. Dio [)ermise, che Soli-
maooIIassediandoSighet a'confini della
Croazia, dopo gravissima perdita moris-
se a'4 settembre ì5GG. Massimiliano di-
venuto sin dal 1 564 l'operatore col "O"
medi Massimiliano II, nel 1572 cede il
regno d'Ungheria al figlio Rodolfo, elet-
to a'2 febbraio per formalità e incoro-
nato a' 25 settembre o il i.° ottobre a
Presbingo, come lo furono i suoi succes-
sori. Questo re fece portare da Presbur-
go a Praga la corona di s. Stefano I.
Benché elevato all'impero nel 1576 col
nome di Rodolfo II, ritenne il regno
d'Ungheria. Nel concilio di Trento Fer
diuando I avea avuto ad oratore il ve-
scovo di Cinque Chiese Giorgio Drasco-
vitz, ch'era suo confessore. L'ambascia-
tore di Portogallo pretese In preminenza
del suore su quello d'Ungheria, ma ven-
ne aggiudicata in favore di quest'ultimo
2i6 UNG
e di Drascoviir, pel narrato dal Pallavi-
cino, Istoria del concilio di Trento, lib.
1 5, cap. 20. Indi fu fatto viceré di Croa-
zia, ove fece grandi cose per frenare l'im-
peto (le'iTiussulmani; Rodolfo lo nominò
luogotenente del regno ungarico, ed a
sna istanza Sisto V lo creò cardinale. Nel
i583 il re concluse una tregua col sultano
Amnrat 111, che i turchi malissimamente
osservarono. Saswan loro generale aven-
do ricominciate le ostilità, gli fu opposto
il conte di Serin. che riportò sopra di lui
una luminosa vittoria ueliSSy. Il vinto
generale essendosi ritirato a Costantino-
poli prevenne coli' avvelenarsi il fatale
cordone che gli era preparato. Poco dopo
ali im"heresi vinsero i turchi anco a Pnt-
noch, precipuamente pel valore di Si-
gistnoiido Dalhori. Ma nel 1592 il pascià
di Bosnia s' impadronì di Wichts o Bi-
hacz, città forte di Croazia; ed a'g giu-
gno i5q3 aprì la trincea a Sisseck sulla
Sava, baluardo della provincia. L'arci-
duca Ernesto col celebre Moulecuccoli
volò in aiuto della piazza, ed i turchi fu-
rono tagliati a pezzi e precipitali nel flu-
cie col pascià. Sdegnato Amuiat HI di-
chiarò guerra all'imperatore, e foce espu-
gnare Sisseck a' 24 agosto. Gli ungheri
cancellai ono questa perdita a'24 ottobre
presso Alba Reale con istrepilosa vitto-
ria e la presa di Filleck. 11 sultano Mao-
niello MI alla testa di formidabile eser-
cito entrato in Ungheria nel i SgG s'im-
possessò d'Agria per componimento a' i 3
ottobre, dopola più viva resistenza. L'ar-
ciduca IMassiuiiliano fratello dell'impe-
ratore si rivalse colla presa d' HattAvan,
ma dopo la vittoria riportata a Rerestes
fu dibl'allo da'turchi a'-26 ottobre. I fran-
cesi ePj.pa Clemente VII! accorsero iu
aiuto degli uiighcri, (piest' ultimo isti-
tuendo il Luogo di Monte. Unghe.rin(J '.)
per soccorrerla. Indi il barone Schwarl-
zeuduig, secondato dal genio di Vaube-
court generale francese, liberaronoGia-
varmo a'2() marzo i 5c)8. Maometto HI
fece assediar Canisioc venne presa a'22
U N G
oltohrei 600, malgrado gli sforzi del du-
ca di Mercoeur. Generale delle milizie
pontifìcie fu Gio. Francesco Alilobrandi-
ui nipote del Papa. Finalmente a'23 giu-
gno 1606 l'imperatore per sedare il mal-
contento degh ungheresi, di cui accagio-
navansi i ttuchi, fece co'primi il famoso
trattato <leno minato Pacificazione di
Vienna. Gli stranieri furono esclusi da-
gl'impieghi nel regno, ristabiliti i privi,
legi delle città, e confermati i diritti del-
la nazione. A' c) novembre fu conclusa
una tregua tra l' imperatore e Acmet I
di 20 anni, eil allora i turchi si obbliga-
rono di conferire a Rodolfo li e suoi suc-
cessori il titolo à' Imperatore, in vece di
quello di Re di Bct, come lo chiamava-
no, ossia re di Vienna. R.odolfo li a' 27
giugno 1608 cede lo scettro d' Unghe-
ria a suo fratello l'arciduca Mattia, che
dagli stali era stato eletto a loro re ili 4
ottobreiGoy col nome di Mattia I!. Ven-
ne coronato a Presburgo a' 19 novembre
1608, nella qual ceremonia gli unghe-
resi l'obbligarono d'aggiungere alle ca-
pitolazioni precedenti parecchi articoli,
i cui principali sono l' esclusione degli
stranieri dalle cariche del regno, l' ele-
zione d'un palatino per governare ia as-
senza del re, il libero esercizio della reli-
gione pretesa riformata, e 1' espulsione
de* zelanti e benemeriti gesuiti. Insorti
gravi dissapori tra Mattia li e Rodolfo II,
il Papa Paolo V inviò legato il cardinal
Gio. Garzia Millini, che olleone di pa-
cificarli neliGi I, cedendo l'imperatore
al fratello anche il regno di Boemia con
alcune riserve, venendo coronato in Pra-
ga a' 1 5 maggio. Nel 1612 eletto Mattia
all' impero conservò il reame ungarico,
e restituì la sede imperiale a Vienna,
che il fratello avea trasportolo a Praga.
Fu coronato dal cardinal Forgac arcive-
scovo di Strigonia, il quale olteiine dal-
l'imperatore che ueir Ungheria fossero
richiamati e ristabiliti i padri della com -
pagnia di Gesù, ed a questi efesse in Tir-
navla o Tyraaw un gran collegio con
U NG
magnifico tempio. Di più l'iinperalore da
Praga ("ece lesliluiie a l'iesbuigo la co-
rona di s. Stefano I. Nel 161Ò rinnovò
col sultano Acmet I la tregua .siti allora
male osservata. Le circostanze fastidiose
in cui irovavasi allora la Porta ottoma-
na, intenta a spegnere le rivolle d'Ara-
bia, di Giorgia e di altrove, la determi-
narono ad accomodarsi colla corte di
Vienna, la quale dettò le condizioni del
trattato a se vantaggiosissime, essendole
State restituite quasi tutte le conquiste
da' turchi fatte in Ungheria, e special-
mente Canisio, Alba Keale, Pesi, Buda,
oltre la demolizione di parecchi castelli,
e la restituzione a'proprielari de'domi-
nii di cui erano slati spogliali. L'iin[)e-
ratore nel 161 7 cede il regno di Boemia
a Ferdinando li suo cugino arciduca di
Gratz e figlio di Carlo arciduca di Sli-
ria, ed a^G giugno 161S quello d'Uu-
gheria,di cui fu coronalo re aPresburgo il
i.^lugliOjdi venendo imperatore nel 16 it).
Le ribellioni ch'ebbe questo principe ui
Boemia, dierono occasione a Bellein Ga-
bor principe di Transilvania,e al mo-
do narrato io quell'articolo, d'entrare in
Ungheria, farvi de'conquisli e praticare
forti crudeltà verso i cattolici, zelante
com'era pel calvinismo da lui professalo.
Egli fece la pace l'S maggio 1624 a Ni-
kolsbur con Ferdinando 11 e si ritirò, do-
po avergli restituito la corona di s. Stefa-
no Ijcheavea rapito in Fresburgo quando
l'occupò nel iGig.Ferdinaudoll neli'GaS
dopo aver confermata la tregua col sul-
tano Amurat IV, trasmise lo scellro un-
garico a suo figlio Ferdinando 111 di 17
anni, il quale fu coronato re d'Ungheria
l'H diceu)bre. Noterò che il Novaes nella
Storia d' Urbano ^///riferisce,che que-
sto Papa donò la Rosa d'oro benedetta
(A^.)a Maria d'Austria di Spagna sposata
nel i63 ladErnesto re d'Ungheria: de v'es-
sere errore di nome quanto al re, e pare
certo e he sia lo slesso Ferdinando Ili. Nel
passaggio per lo stato ecclesiastico della re-
gala, che dalla Spagna per Napoli rega vasi
U N G 217
aVienna,Uibnno Vili la fece complimen-
lare in qualilà di legalo a Bologna dal
nipote caidinal Antonio Barberini, dal
Maggiordomo mg."^ Poh, e dall'altro ni-
pote il. Taddeo Barberini prefetto di Ro-
ma, col seguito d'un gran ninnerò di ca-
valieri romani. Abbiamo di Celio Taluc-
ci stampato; // passaggio di d. Maria
d' Austria regina d' L ngheria per lo
stalo Eeclcsiastieo C anno iG3i. Quel
Papa creò cardinale Pazmany gesuita e
arcivescovo di Stri genia, già ministro in
Roma imperiale e ungarico di Ferdinan-
do 11. Nel 1G37, mentre Ferdinando IH
era stalo elevalo all' impero, si solleva-
rono i protestanti d'Ungheria per difen-
dere i loro privilegi e la loro religione.
Giorgio Racoczi principe di Transilva-
nia si pose alla loro lesta nel i644> e fe-
ce parecchi con(|uisli in Ungheria, nar-
rati nel ricordato articolo. Ferdinando
III dopo 8 anni di guerra die qualche
soddisfazione a'malconlenli e fece col ca-
po loro una pace vantaggiosa. Nel i 646
cede la corona di Boemia e nel 1647
quella d'Ungheria a Ferdinando IV suo
prin)ogenito; ma per ottenere il conseiisa
degli siali del regno dovè confermare i
privilegi a'protestantijche formavano in
Ungheria un parlilo considerevole, e ri-
pristinarli nel libero esercizio di loro re-
ligione. Ferdinando IV di 1 3 anni fu co-
ronato a' 1 6 giugno in Fresburgo. Finita
la ceremonia montò a cavallo, scorse a
lento passo il sobborgo della cillà e giunr
to alla collina che domina A Danubio, vi
sali di galoppo, snudò la sciabola sulla
sommità di quella montagnola, e disegnò
in aria 4 croci volgendosi verso le 4 parti
del mondo. Il re in tullucìò non fece che
uniformarsi ad un'antica costuuianza,daI-
la quale gli ungheri non dispensano mai
i loro re all'alio dell'incoronazione. Sotto
il suo regno l'Ungheria godè di qualche
pacca malgrado le mormorazioni de'pro-
testanti che si lagnavano benché inutil-
mente dell' inesecuzione delle promesse
lur tulle all'avveuimeulu al trono di qu(2-
7.i8 UNG
sto principe. Ferdinando IV fu eletto re
de' romani nel r653 e morì di vainolo
«'9 luglio 1654. Ferdinando III allora
gli sostituì il secondogenito Leopoldo I,
eletto re d'Ungheria ci'12 giugno i655
e incoronalo a' 27 dello sfesso mese, di-
venendo imperatore nel 1 6 Ì8. A'27 ago-
sto 1660 Varadino fu presa da' turchi
dopo 47 giorni d'assedio. La guarnigio-
ne ungherese, suscitata da un ministro
protestante, a vea ricusato di ricevere i te-
deschi iu soccorso,che il contedi Souches
volea farle giungere nella piazza; e Ke-
rneni Janos principe di Transilvania fece
troncar la testa a quell' istigatore. Nel
i6G3 i turchi fecero nuovi progressi in
Ungheria sotto il comando di Maometto
Kioprili.il quale s'impadronì di Neuhau-
sel a'27 settembre, '''^po ^6 giorni d'as-
sedio e in cui i turchi' perderono 1 5,ooo
uomini. Il i.° agosto 1664 Montecucco-
li coir aiuto de' francesi sconfisse Mao-
metto sulle sponde del Raab presso il
vilhtnnio di s. Goliardo, ma non trasse
OD '
dalla vittoria tultoii vantaggio che sem-
brava [iromettergli; ed a' 1 7 settembre
fu conclusa una tregua di 20 anni col sul-
tano, a condizioni più favorevoli a' tur-
chi. Papa Alessandro VII aiutò notabil-
mente l'imperatore in qutiSla guerra, I
turchi si ritennero Buda, Neuhausel e
gran parte della Transilvania, onde l'ac-
rordo fu biasimato. Nel 1668 trovando-
si Leopoldo I in Ungheria corse rischio
«l'esser avvelenato dal conte Nadasti, e
perchè la moglie di questi salvò 1' impe-
ratore, morì di veleno essa. Nel 1670 i
protestanti d' Ungheria con Francesco
Racoczi alla loro testa si mossero a sedi-
zione, che fu calmata colla sommissione
del capo. Nel 1671 i magnati esposero
collegialmente ed energicunenle a Leo-
j)oldo I vari gravami, e speoiahneule per-
chè teneva presidi! tedeschi m Unghe-
ria. In lalecMcostanza furono giustiziali
per congiura tramata onde sollevar l'Un-
gheria, i con li Pietro Serin, Frances o
Cristoforo Frangipani, Tallembach e
UNG
Nadasti, Dopo tali esecuzioni l'inipera-
lore riguardando l'Ungheria qual paese
di conquista, di cui avea in suo potere
tutte le piazze forti, abolì la carica di pa-
latino sostituendovi quella di viceré, che
conferì a Gio.Gaspard «l'Ampringen gran
maestro dell' ordine Teutonico, Indi gli
ungheresi risolverono di far gli ultimi
sforzi per riacquistar la loro libertà, ri-
bellandosi apertamente. Il conte Emerico
Tekeli si recò in Transilvania presso il
principe Francesco R.acoczi, genero del
decapitato conte Serio, che avea armale
i3 contee dell' alta Ungheria per ìibe-
railo o vendicarlo; ed inalberato lo sten-
dardo della ribellione, parecchi signori
lo raggiunsero, e tosto ebbero un'arma-
ta ca[)ace di tener fronteagl'imperiali.Ma
i loro successi si limitarono ad escursio-
ni d'alcuni anni,contrabbilanciateda per-
dile: la diserzione di Racoczi, che si die
all'imperatore, li sconcertò. Per rimetter-
si in fiMze, nel 1 677 il conte di Bohun gli
condusse 6000 polacchi. Essi disfecero il
generale Smith, e giunsero a contare
1 8,000 uomini. Nata discordia tra Teke-
li e Vesselchi sul comando, prevalse ih,
e mandò il 2,° prigione. L'imperatore ac-
consentì a tenere nel 1682 una dieta a
Oedemburgo per discutere le ragioni de'
malcontenti, e ne fu risultato che si elesse
palatino il conte Paolo Esterhazy ; fu ri-
stabilito il governo conforme alle leggi
ea'giuramenli de're, che avea durato per
800 anni, dopo im' interruzione di io ;
abolito per senìpre il preteso diritto del-
l'armi, e litrattate tutte le passale ingiu-
stizie. Tekeli essendosi impegnato co'tur-
chi nou interverine all'assemblea, e co'Ioro
soccorsi continuò le ostilità. Prese Casso-
via, Leubschet, Sipt, Eperies, eTockai fu
occu[)ata da'tuichi. Egli era già padrone
di Munkats, dote di sua moglie, indi fece
il conepiisto delle città di montagna. Ilsid-
tano avendolo dichiarato principe d'Un-
ghcrii, fece coniare moneta, il cui im-
pronto portava da una parte le parole :
Ilcncrìctis Comes T(:kcli,princcjis Hun-
u jy G
gariaeje nel rovescio : Pro Deo,pro pa-
tria, prò liberiate. Nel 1 683 essendo spi -
rata la tregua Ira l'imperatore e il sulta-
no, questo ricusò di prorogarla e dichia-
lò apertamente la guerra a Leopoldo I,
il quale si collej^ò col prode Giovanni ll(
le di Polonia. Questa fu la salvezza del-
l'impero. Il gran visir Rara-Mustafà,
avendo percorsa l'Ungheria alla lesta di
200,000 turchi, si presentò davanti Vien-
na. Mentre assedia va questa città, il valo-
roso Carlo V duca di Lorena s'impadro-
nì di Presburgo, eh' erasi posto sotto la
prolezione di Ttkeli. Contribuì alla libe-
razione di Vienna Papa Innocenzo XF,
collegalo dell'imperatore edel re polacco,
sia coll'imploralo divino aiuto, sia con co-
spicue somme di danaro, per cui Leopol-
do I per grato animo conferì il principa-
lodell'imperoe il ducalosovriuiodel iSVr-
mio alla sua nobilissima famiglia Ode
scalchi (^r^.),coti quell'altreeniinenti pre-
rogative principeschedichiarale in tali ar-
ticoli. A'7 ottobie, dopo levato l'assedio
di Vienna, l'eroico Giovarmi HI attaccò
i Imchi alla vista di Carkan presso Stri-
gonia, e perde la battaglia con rischio
della vita per troppa precipitazione. Però
due giorni dopo egli se ne risarcì nel luo-
go stesso, avendo fatto a pezzi rannata
ottomana, validamente secondato dal du-
ca di Lorena. Ne'seguenti anni continuò
la guerra con nuovi vantaggi pe'crisliani.
Nel 16^4 '' tluca di Lorena a'27 giugno
disfece i5,ooo turchi presso Weitzen.
Frattanto Tekeli avendo inutilmente ten-
tato un accomodamento, continuava a di-
fendei'si colla parte de'malcontenti rima-
sliigli fedele: a'i8 settembre nell'albeg-
giare del giorno fu sorpreso dal general
Schullz e si salvò in camicia sino a Cas-
sovia. Schullz credè che a questo vantag-
gio terrebbe dietro puco dopo la presa
d' Eperies, ma il freddo e la mancanza
de'viveri l'obbligarono a levarne l'asse-
dio. Avendolo però ripreso nel i685, se
ne impadronì l'i 1 agosto, e a'ig il duca
di Lorena prese d'assji Ito Neuhausel.Nel-
UNG 219
l'ottobre il seraschiere Heitam pascià di
Varadino fece arrestar Tekeli, per so-
spetti inspiratigli dal conte Caraffa ge-
nerale imperiale: alla nuova di sua pri-
gionia le sue truppe sdegnate si dierono
per la più parie all'esercito imperiale, ed a
questo pure Cassovia e altre piazze, che
slavano per Tekeli, gli aprirono le porte.
Tekeli fu posto in hbei là d'ordine di Mao-
metto IV, il quale l'accolse con segni di
particolar distinzione. A' 2 settembre
1686 Carlo V duca di Lorena proda-
mente espugnò Buda, e vi rinvenne en-
tro una gribbia di ferro la testa del gran
visir Rara-Mustaftì fallo strozzare dal
sultano, e fu portata a Vienna dal car-
dinal di Rollonilz arcivescovo di Colocza
e governatore d'Ungheria, di cui il visir
avea promesso di recar la testa al suo si-
gnore. A' 20 ottobre seguì tra' bellige-
ranti altra battaglia nella pianura di
Singcdoii o Schedili (/'.) o Szegidin,
Indi a' 12 agosto 1687 i duchi di Lo-
rena e di Baviera posero in rotta nel-
la pianura di Mohacz 80,000 turchi co-
niandati dal gran visir: il frullo di que-
sta vittoria fu 1' assoggettamento della
vSeliiavonia, della Transilvania e del re-
stante dell'Ungheria a Leopoldo I; ed il
duca di Baviera fu assai benemerito in
quasi tutte quest'imprese. Leopoldo I, al-
tiero per tante prosperità, raccolsegli sla-
ti alla dieta di Presburgo il 3i ottobre
1687, si confermò in essa 1' alto d' An-
drea li, tolto l'articolo del piivilegio di
opporsi agli ordini sovrani lesivi i diritti
nazionali ; e fece dichiarai' ereditaria nel-
la sua casa la corona J' Ungheria, nette
due linee mascoline de' suoi figli, e nel
lem[)o slesso la cede al primogenito ar-
ciduca Giuseppe I in età di 9 anni, che
fu coronato a'q dicend)re in Presburgo.
A* 17 getmaio 1688 capitolò la princi-
pessa Teleki a Moutgatz dopo parecchi
anni di blocco. Nel trattato fu stabilito:
amnistia per la guarnigione e gli abitan-
ti; che la principessa e i figli ch'ella avea
di Racoczi suo 1.° sposo, sarebbero eoa-
220 UNG
tioiti a Vienna, e restituiti i beni mobili
e iuuDubili. Per conseguenza la madre e
la figlia passarono iu un monastero di
Vienna, ed il figlio Francesco Leopoldo
inandato presso i gesuiti di Fraga venne
poi rilegalo a Neustadt. 11 conte GaraiFa
prese Alba Reale a' 19 maggio, dopo lun-
ga difesa; e l'elettore di Baviera conqui-
stò colla spada alla mano Belgrado as-
sediata sin da'21 agosto. Questa città lu
ripresa da' turchi 1' 8 ottobre i6qo col
favore dell'incendio dato a un magazzi-
no di polvere. A'19 agosloiGc) i seguila
battaglia di Salenkemen tra il principe
(li Buda e i turchi, con gran carnificina
«Ielle due parti e successo didjbio. il ce-
lebre principe Eugenio di iS'rtvow de'du-
chi di Soissoiis, l'i I settembre 1697 ri-
porlo sui turchi la strepitosa vittoria di
Zaulc:n)a la gloria di cui si coprì in quel-
la giornata noi mise al coperto da' colpi
dell insidia. L' imperatore avendogli vie-
tato l'impegnarsi iu un' azione generale,
quelli cheaveano provocalo taledisposi-
'/ione ottennero al ritorno del principe
liugenio iu Vienna che venisse posto agli
arresti. Richiesto di suo spada, rispose:
Eccola poiché la domanda l'imperatore :
essa è aiuor fuuiaiite del sangue nemico.
Aceonsento di non più cingerla ove non
j)ossa adoprarla ui suo servigio. Leopol-
«lo 1 rimase tanto commosso da questo
trailo generoso, che fece tenere al prin-
cipe uno scritto, autorizzandolo d'allora
in poi a diportarsi nella guerra in quella
guisa che stimasse la piìi opportuna, sen-
ea potesse in veruii lempo venir chiama-
to a giustificarla. A'-aS e 26 gennaio 1699
si segnò a Cailowilz il trattato di pace
tra Leopolilo I e iMusUifà lì, col quale
r iiuperalore rientrò in possesso della
Transilvania, della Cro/izia eSchiavoma,
e di lulta rUngl.eiia al di qua .Iella Sa-
Va, e i turchi conservarono Temeswar in
im all'Ungheria di là da quel fiume, con
the furono stabiliti i conlini dell'impero
Ullomano. Innocenzo XU ne rcsesolen-
Ml grazie a Dio, e donò la lluiU d'oro bc-
UN G
ncdctla (T.) a Guglielmina Amalia di
Brunswick, figlia di Gio. Federico duca
d'Annover, destinata sposa del re d'Un-
gheria Giuseppe I. Fu allora che i4oo
famigliedi malcontenti ungheresi e tran-
silvani passarono ad abitare in Turchia.
Il principe Francesco Leopoldo Racoczi
a'9 novembre 1701 fuggi dalla prigione
di Neustadt, e si recò in Ungheria a met-
tersi alla testa degli altri malcontenti re-
stati in Ungheria e Transilvania, e con
essi formare un nuovo partito, per man-
tener la guerra civile, venendo soccorso
da Francia nel 1 yoS. In questo morì Leo-
poldo i e divenne imperatore Giuseppe
1 re d'Ungheria e Boemia. Leopoldo I
dalle sue 3 mogli, ebbe, da Margherita
di Spagna, Maria Antonietta elettrice di
Baviera ; e da Eleonora Maddalena di
Neuburgo, Giuseppe 1 e Carlo VI im-
peratori, M.'* Elisabetta governatrice de'
Paesi Bassi, M.' Anna moglie di Giovan-
ni V re di Portogallo. Mercè una con»
venzioue fatta nel i 7o3 co'suoi due figli,
fu stabilito , che le figlie di Giuseppe I
primogenito precedessero sempre e in oc-
casione quelle di Carlo, giusta 1' ordine
di primogenitura. Dipoi l'elettore di Sas-
sonia genero di Giuseppe I, si giovò di
tal convenzione contro la regina d' Un-
gheria figlia di Carlo VI. JNel 1707 Pa-
pa Clemente XI ingiunse con grande ar-
dore al cardinal Cristiano Augusto di
Sassonia, arcivescovo di Slrigonia e su-
premo cancelliere del regno, di opporsi
energicamente a'gravi atteulati fatti da'
magistrati laici nel regno all'autorità ec-
clesiastica, e di difendere con valore la
libertà della Chiesa gravemente offesa ,
nella ribellione altresì che andavasi tra-
mando contro l'iDìperatore loro re. Il Pa-
pa ciò fece a preghiera di Giuse[)pe I, on-
de porre un argine alle turbolenze e agli
sconvolgimenti degli ungheri, ed anco
per riguarilare l'Ungheria come appar-
tenente |)er ispeciul diritto alla piotezio
ne della s. Stìdt. A tale elletlo tornò a
scrivctepiumurosameuleal curdiual pri-
U NG
mate, non meno die a' vescovi e clero
(rUogheiia, liprovando gravemente gli
ecclesiastici implicati in tali allentati con -
tro la dignità regia. Per uilimo Clemen-
te VI ammonì seriamente tutto il clero
d'Ungheria, di opporsi e non mai accon-
sentire all'elezione d'un nuovo re, minac-
ciando a' contumaci le pene canoniche.
Tutto questo fu conseguenza dell'opera-
todel Racoczi, il quale nella dieta tenuta
ad Onod dei giugno i 707, osò di far di-
chiarare vacante il trono d'Ungheria. Egli
però fu sconfìtto a'3 agosto I70<S vicino
a Trenskin da I general Heisler.e nel 1 7 i i
fu obbligalo d'abbandonar l' Ungheria.
Nel precedente anno Clemente XI con-
cesse Speciali facoltà al cardinal di Sas-
sonia, perchè come primate facesse il pro-
cesso al vescovo d' Erlan sui delitti di
cui era incolpato di lesa maestà e di ave-
re eccitalo dissensioni nel regno; ma gli
ingiunse, che dopo fatto il processo, lo
rimettesse alla s. Sede, la qnnle aviebbe
imposto al vescovo le pene a misura del-
le sue colpe. E siccome il vescovo di Va-
l'adino di propria autorità nel 171 i oc-
cupò la chiesa d'Erlau mentre il vesco-
vo era sotto processo, ClementeXl pron-
tamente invilo il cardinale ad esortare
l'usurpatore di lasciar subilo il possesso
preso ingiuslauìente di quella chiesa, e
di pensare di proposito alla sua coscien-
za: allrellanto scrisse al vescovo di Va-
radino. Nel 171 i si venne ad un accor-
do co'ribelli, ed inoltre Racoczi l\ì obbli-
galo ad abbandonar l'Ungheria; mentre
a' 17 aprile morì Giuseppe I, ed a' 29
l'imperatrice vedova Guglielmina Ama-
lia concluse co' malcontenti un trallato
di pace, col quale furono limcssi negli
antichi loro privilegi, che nel 1690 era-
no stati conservali al corpo della nazio-
ne. Racoczi e alcuni altri protestarono
contro siftatlo trattalo, ma l'accettazio-
ne seguita da' più saggi ne assicurò l'ef-
fetto atteso il critico momenlo. Giusep-
pe l dall'inìperalrice Guglielnùna Ama-
lia lasciò Maria Giuseppa inarilata con
UNG 221
Federico Aiìgusto III elettore di Sasso-
nia e re di Polonia; e IMaria Amaliiì
moglie di Carlo Alberto elettore di Ba-
viera e poi imperatore Carlo Vii. Con suo
testamento Giuseppe I istituì l'arciduca
Carlo di lui fratello, pretendente alla suc-
cessione della monarchia di Snn^na(^1 .),
in erede di tutti gli stati appartenenti a
casa d'Austria. A vea serijuneeite disposto
di restituire alla s. Sede i diritti ad essa
appartenenti ^ ma prevenuto dalla moite
non potè eseguirlo, per cui Clemente XI
si rivolse all'imperalrice uìodre Eleono-
ra Maddalena per l'elFeltuazione. Culo
arciduca d'Austria, fratello del defunto,
fu coronalo re d'Ungheria a Preslnngo
a'2 I aprilei 7 1 2, e in occasione di tal ce-
1 emonia gli ungheresi lo presenlaionodi
un bicchiere vermiglio alto a quanto si
dice un'auna e mezzo, e d'una borsa con
100,000 ducali. A' 12 ottobre fu elevato
al trono imperiale col nome di Carlo \ I,
favorito da Clemente XI per impegnar-
lo a desistere dalle pretensioni sulla Spa-
gna e suoi vasti dominii, per la pace ge-
nerale d'Europa, e poscia l'aiutò nelle
guerre co'lurchi, contro i quali l'impera-
tore nel 1716 si collegò co' veneziani. I
suoi generali, col principe Eugenio alla
testa, sconfìssero i maomettani tra Pelcr-
varadino e Salenkemen a'5 agosto,uien-
Ire il r 3 ottobre presero Temeswar, l'ul-
tima piazza rh' essi possedevano in Un-
gheria. Pi ima di questa 2.' vittoria Cle-
mente XI inviò in dono al generalissimo
principe Eugenio lo Sincro e Berretto-
ne (lucali henedelli {^f.), la cui solenne
funzione si fece nella cattedrale di Gia-
varino. E qui mi pi;ice ricordare, che il
Diario di Ronw [J ■) , ossia il giornale
uflìciale che oggi porla il nome di Gior-
nale di Roma (pel notalo all'articolo Pio
IX),ebl)e origine in occasione della guer-
ra di Ungheria contro i turchi, diretta
dal valoroso principe Eugenio, incomin-
ciandolo a [ìiibblicare Gio, Francesco
Chracas stampatore presso s. Marco al
Coi so, col titolo di Diario d' Ln}^hiria,
1^1 UNG
Esso non ristampava che le notizie di
Vienna, e le prime portano la data dei
5 agosto 1 716, onde dicevasi nel fronte-
spizio : in Fienna ed in Roma , ma nel
17 iQCol n." 3io cominciò a dirsi soltan-
to in Roma. Prima e col n.° i o5 del 1 7 1 7,
olire le notizie d' Ungheria, si principiò
ad aggiungervi la descrizione delle fun-
zioni ecclesiastiche pontifìcie; mentre col
n.°2 1 3 del 1 7 1 8 il Diario Romano por-
tò nel frontespizio il titolo di Diario Or'
dinarìo. Col n.°273 del 17 19 per la pri-
ma volta si aggiunsero alle nuove d'Un-
gheria ed a quelle di Roma, alcuni brevi
articoli di notizie estere d'altre parti, ve-
nendo il frontespizio del n.° 279 ornato
d'una vignetta o fregio di fiori, e non più
d'emblemi guerreschi come in avanti pei*
allusione alle guerre ungheresi. Nei 1717
seguì la battaglia di Belgrado, ovai tur-
chi rimasero sconfìtti a' 16 agosto. La
città si arrese agl'imperiali due giorni do-
po. In conseguenza della pace segnata a
Passaiowilz tra Carlo VI imperatore e
il sultano Acmet 111, a' 21 luglio 17 18,
l'imperatore acquistò le città e i Canati
di Teuieswar e di Belgrado, con parte
della Servia. Vedendo Carlo VI di non
avere successori maschi, nel 1713 avea
piouìulgato una prammatica sanzione,
colla quale dispose che in tal caso gli suc-
cedesse in tutti gli stati la sua figlia pri-
niogeuila Maria Teresa, esuoidiscendeu-
li |)er ordine di primogeniturii: la fece ri-
conoscere da tutti i suoi stali, e l'Unghe-
ria r approvò nella dieta tenuta a Pre-
ibuiga nel 1722. In conseguenza delle
mene di Francesco Leopoldo Racoczi, già
principe di Transilvania, per cui fu so-
lennemente scomunicalo daPapaClemen-
le XII, come incorso nella bolla in Coc-
na Domini^ per aver preso le armi con-
ilo il le d'Ungheria e iuìperatore Carlo
"\ 1 e obbrobriosamente alleatosi a' tur-
chi, (jiiesli nel 1737 riconiinciarono la
guerra in Lnghei ,«, Carlo V 1 ne fu stra-
scinato da'suoi impegni colla Russia, ma
«•gli non avcn piìi da pone allii lista del-
UNG
le sue armale l'illustre principe Eugenio,
il terrore dell' impero ottomano. Nissa
presa a'28 luglio dagl'imperiali, fu ritol-
ta da'turchi a'2 I ottobre, i quali inoltre
espugnaronoOrsova a'g agosto 1 788. Indi
gl'imperiali sconfìssero i turchi a Rrotzka
a'22 luglio 1739: in questa giornata fu
tale il furore mussulmano, che si vulero
de'loro morti riempire le fosse d' un ri-
dotto per impadronirsene. Il gran visir
di Mahmoud 1 formò l'assedio di Be'gra-
do, e mentre stava davanti questa pia/.za
entròsecolui in negoziazioni de Villeueu-
ve ambasciatore di Francia presso la su-
blime Porta, incaricato da Luigi XV suo
signore a farsi mediatore. Gli riuscì di
determinarlo a rinunciare al conlinua-
mento de'suoi conquisti, ed anche aqnel-
lo di Belgrado. Ma la precipitazione del
ministro dell'imperatore rese inutile quel
pacifico accordo. Egli acconsentì sconsi-
gliatamente alla dedizione e cessione di
Belgrado. Con questa condizione furono
segnati i preliminari di pace dal gran vi-
sir e dal conte di Neuperg nel campo tur-
co. Si consegnò a'iurchi una delle porle
di Belgrado, senza aspettar la raliiica del-
l'imperatore, e cessarono le ostilità. Con
tinuava intanto la negoziazione , e non
cessava il mediatore da'suoi buoni uflizi,
e per riparare al fallo del ministro ale-
manno, riuscì almeno ad ottenere che fjs-
sero demolite la cittadella e le fortifica-
zioni di Belgrado. Fiualmeute a' 22 set-
tembre fu concluso e segnalo il trattalo.
Gl'iinperiali cederono Belgrado, tutta la
Servia e la Valacchia, ed i turchi dimi-
sero tutte le pretensioni suU' Ungheria,
abbandonarono il Banalo di Temeswar,
ed acconsentirono che il Danubio e laSa-
vi> servissero in avvenire di confine a'due
imperi. L'imperatore con lettera circola-
re a'suoi ministri presso le digerenti cor-
ti , si lagnò amaramente della condotta
tenuta da'conli di Wallis e ili iXeupeig;
ma non mostrò minor disposizioiien man-
tenere il rovinoso tiatlnlodi pace, e in ef-
fcilu si fece il cambio delie rulifìche a'5
U N G U N G 253
novembre in Costantinopoli nel palazzo erede tie'suoi ampi stali, fu coronala le-
tlell' ambasciatole di Fidncia. Carlo VI gina d'Ungheria a'aSgiugnoi 741 inPre-
lìece arrestare que'due generali e islitu"i sburgo, dal principe primate arcivescovo
una cuinuiissiuiic per fai loro il processo, di Strigonia Einerico Esterhazy, in pre-
ma morì a ^ lenua nel corso della proce- senza del cardinal di Rollonitz arcivesco-
diira a'20 ollobre 1740- Clemente XII vo di Vienn.i, del nunzioapostolico Pau-
duranle la guerra con pubbliche preghie- lucci Merlini poi cardinale, oltre l'amba-
re avea invocalo da Dio la benedizione sciatore della repubblica di Venezia. È
sulle sue armi , concedendo all' impera- così importante !a n.irrazioue che il Ber-
tore 120,000 fiorini di benefìzi ecclesia- caslel ci diede, di tpianlo precede e ac-
siici di lutti gli stali a lui buggetli, e dal- compagno la coronazione di M.' Teresa,
la camera apostolica gli iiuindòi 00,000 che slimo opportuno di compendiarlo, e
scudi, olire allri 3o,ooo raccolti da'car- servirà per prendere un' idea del ceremo-
dinali e pielali. Di simile operalo de'l'api piale per la corouazioiiede'red'Unglieria,
innuiiieiiibili e.sempi ce ne dà la stona, e di cui tante volle pai lui, massime dicendo
ne liparlai a Tesoeiep.b generale , ra- della corona di s. Slefano 1, considerata
gioiiHiido del benefico uso latto da' me- dagli ungheii palladio del regno. La re
desimi del le»oro pontificio 0 erario della gina insieme al granduca suo sposo e al
cameia apostolica. Fatta dipoi la pace, pt'inci|)e Carlo suo cognato parlila dn
essendo restala una 3.' parte di tali sus- Vienna, fa complimenlala nel castello di
sidi, Clemente XII la R-ce disli ibuire al- VVolfuil dall'arcivescovo di Colocza, Ga-
le parrocchie povere d'Ungheria, in favo- briele Ermanno Palacsicli, unito a'depu -
re delle quali il successore Lenedetlo XI V tali in nome degli stali d' Ungheria già
applicò la multa imposta al cardinal Co- radunati a Presburgo. Proseguendo il
scia, fatto processar da Clemente XII per viaggio, due aiiglia lungi da Presbuigo
abuso di potere e favore. Carlo VI dalla fu solennemente ricevuta nella tenda pre-
sua moglie Elisabetta Cristina di Brun- paratale,da'prelalie dalla nobiltà. llpri-
swick Wollleiibullelebbe l'arciducaLeo- mate a nome della nazione fece un bre-
poldo pienujito a lui, e due figlie, la ce- ve discorso alla regina. Essa vi rispose con
leberrima Maria Teresa die avea mari- egual brevità, assicurando gli stati della
tata nel 17 36 con Francesco duca di Lo- sua buona grazia e della sua prolezione,
rena, nipote del celebre Carlo V, e nel Fatto dallo stesso primate ilcomplimen-
1737 giaiiduca di Toscana (^.),alla io al granduca, entrò questi colla regiiiii
quale Clemente XII donò poi la Rosa sua sposa in carrozza, e si avviarono tui-
d' oro bcnedttla; e Maria Anna gover- ti verso la città. La cittadinanza di Pie
natrice de'l^aesi Bassi, «noglie di Carlo di sburgo eia sull'armi schierala dal ponte
Lorena, che morì nel I 744- Carlo VI ter- di battelli sino alla porta di Velerilz, e
minò i suoi giorni nel momento in cui ila questa sino a quella di s. IMichele. Fu
stava per dare l'ultima mano alla pram- |a sovrana ricevuta alla i.''porla dal boi-
niatica sanzione sulla propria successio* gomaslro della città, il quale aspeltavala
ne, volendo far eleggere in re de' roma- alla testa delseiiato,edo[)o un bel discor-
ni il suo genero granduca Francesco. Non so latino le presentò le chiavi delle por-
lasciando figli maschi, con lui si estinse la te. La regina rispose nella stessa lingua,
casa d' Habsburg nella linea mascolina j e gli restituì le chiavi dopo averle tocca-
per la femminina Francesco divenne lo le colla mano ilestra. Indiai suono dei-
stipite della nuova casa d'Austria-Lore- le campane, di limpaiii e di trombe, li
na o Habsburg-Loiena,clie gloriosamen- regina in mezzo a'senalori,che fecero due
le regna. M.'" Teresa lusciatu dal padre ale alhi carrozza, attraversò la città, e
Ili l^NG
giunta alla porta di s. Michele, trovò il
primate con tutta la prelatura in abiti
pontificali , e il coiiianclanfe del castello
(li questo gli piesenlò le chiavi, il vesco-
vo d'ErIau pieseulolle la cicce a bacia-
re, nelle veci del primate, che non potè
fare la funzione per l'età sua troppo a-
vanzata. Il clero poi e la nobiltà accom-
pagnarono la maestà sua alla chiesa del
castello, ove lo slesso vescovo intuonò il
Te Deiini, e con ciò terminò il suo pub-
blico ingresso in Fresburgo. Nel dì 21
giugno, dopo celebrata la messa dal pri-
mate, gli stali d' Ufigherla radunarousi
nella gran sala del castello alla presenza
della regina assisa in trono. Il cancelliere
di corte li^ce un discorso agli stali in no-
me della regina in lingua schiavona, che
fu dalla medesima ripetuto in lingua la-
tina, assicurandoli che li tratterebbe, non
come regina, ma qual madre. La ringra-
ziò il primate a nome degli slati, racco-
mandandoli alla sua protezione, e prote-
stò in nome d'ognuno fedeltà inalterabi-
le alla loro sovrana. Parlò in quell'occa-
sione M." Teresa con tanta grazia e con
un tuono di tale ingenuità, benché sovra-
na, che trasse lagrime d'allegrezza dalla
maggior parte dell'assemblea. A'a'ì la re-
gina nominò palatino dei regno d' Un-
gheria il conte Giovanni Palfy, e gli ag-
giunse il titolo di viceré. Dopo di questa
nomina la cittadinanza di Presburgo pre-
sentò alla sovrana il solito regalo di 4
l)ovi, un carro di vini, fruiti e pesci si-
gnificanti i principali prodotti del regno.
Nel giorno 23 fu fatto, secondo l'uso de-
gli ungheri, passeggiare per la città tra
il suono delle trombe, un bove che do-
vea essere arrostito intero il giorno del-
1 incoronazione, avente le corna dorate
e coperto di ghirlande e di fiori." Nello
stesso giorno de'aB da'cuslodi a tale ef-
fetto destinali fu levata dalla gran torre
la real corona insieme cogli altri orna-
menti, e la spada di s. Stefano 1, e porta-
la negli appartanienli della regina. Non
\'i è popolo al mondo che abbia mag-
UNG
gior rispetto degli ungheri alla regia co-
rona, considerandola essi, non come un
puro ornamento del capo de'Ioro re, ma
come una gioia discesa dal cielo, e però
la nominano V Evangelica Coro/21^. Egli-
no non riconoscono punto per loro re chi
non abbiasi posta sul capo quell'identica
corona, né registrano negli statuii del re-
gno le ordinazioni d'un loro sovrano, fin-
ché non abbia colle solile cereoionie ri-
cevuto quel diadema". Giunto il giorno
2 5 di giugno, destinato per la ceremonia
della coronazione, i custodi aprirono di
buon mattino la cassa , e ne trassero la
sagra corona, collocandola, cogli altri or-
namenti reali, sopra un altare dentro la
sagrestia, e rimanendovi anch'essi. Mez-
z'ora dopo unironsi gli stati a cavallo nel
palazzo del palatino, che li condusse nel
castello, dov'eransi già ridotti i principi
e i ministri della corte. I vescovi e prela-
ti, ch'eransi pure riuniti nel palazzo arci-
vescovile del primate, portaronsi seco lui
alla chiesa di s. Martino, ove vestironsi
pontificalmente , per ricevere la regina,
che infatti giunse poco dopo in abito al-
l'unghei a di drappo d'argento bordato
d'oro, coperto di brillanti, di rubini e di
smeraldi, e con altra corona in capo guar-
nita di pietre preziose. 1 magistrali ac-
compagnarono la regina col capo scoper-
to dalla porla di s. Michiele , sino alla
porta della mentovata chiesa, ove fu ri-
cevuta dal primate e da'prelali, trovan-
dovisi anche il cardinal arcivescovo di
Vienna, il nunzio apostolico e l'amba-
sciatore veneto. Condolla con tutto l'ac-
compagnamento verso l'altare maggiore,
si pose la regina in ginocchio verso l'ul-
timo gradino. Allora il principe primate,
dandole a baciar la Croce, le fece un bre-
ve discorso circa il buon govcruo de'suoi
popoli. Il maresciallo lenendo la spada
in mano si pose con j bandiere al cor-
no dell'epistola, ed il palatino con altre
5 bandiere a (juello del vangelo. Pre-
sentatole dal primate il libro degli Evan-
geli, ella vi pose le dita, e giurò d'esser-
U N G
vare gitisllzia e pace. Il primale lesse al-
lora un' orazione ad alta voce, e la reai-
Ila si p(jse a sedere sul suo trono. S' in-
luoiiarono le litanie de' santi, e quando
si giunse al versetto, iil oiniiihns fideli-
ìiiis (/rpuictìs, i due vescovi assistenti,
cioè di Colocza e d'ErIau, levarono la re-
gina e la coiidiissero dietro l'aitare ac-
compagnata dalle sue dame, [)er prepa-
rarla a ricevere la sagra unzione. Fatto
ciò , i medesimi prelati lu ricondussero
all'altare, dove il primate, stando m cor-
/ìli lù'aiìgclii, le unse la spalla destra con
l'olio santo, e poi le unse il petto, reci-
tando le consuete orazioni. Piilurnòla re-
gina dietro l'altare per essere asciugata,
e (]uiiidi, ricondotta sul trono, le Cu po-
sto il manto sopra le spalle, e s'incomin-
ciò la messa. Dopo l'Epistola lu essa con-
dotta all'altare maggiore, ove stando in
ginocchio, dal vescovo d'Erlau celebran-
te, invece del primate che non polca can-
tare per la sua età, ricevette la spada nu-
da, dicendole queste parole; Accipe già-
diluii sanctuni nmiiiis a Deo, in quo con-
cidi's adxersarics popidi Dei Israel, Pu-
posla la spada nel fodero, la reguia se la
cinse, e poi voltatasi al popolo, la trasse
fuori e vibrò in aria 3 colpi in forma di
croce, per dinotare ch'ella sarebbe sem-
pre pronta a difendere l'onore della cat-
tolica religione: la ripose indi nel fodero
e tornò ad inginocchiarsi. Allora il prin-
cipe primate le pose sul capo 1' angelica
corona, lo scettro nella destra, e il glo-
bo nella sinistra. Ricondotta in tal forma
sul trono, quivi fu auteulicamente posta
in potere. Datosi il segno dal palatino,
s' intuouò il le Dcuin, al riutbombo di
timpani e di trombe, alle scariche della
moschetteria e del cannone, alle voci di
tutta la gente che gridò più volte: Viva
la Piegina. li vescovo d'Erlau lesse le so-
lite orazioni, e cantò il Vangelo, che fu
dato Slibito a baciare alla regina. Si con-
tinuò la messa e finito il Credo fu con-
dotta all'altare, dove inginocchiatasi of-
frì alcune monete d'oro in un bacile d'ai-
VOL. LX)i.XllI.
genio, e ritornò sul trono. Alla elevazio-
ne, (|iielli che portavano 1' insegne reali
le posero a lena, (|uindi alzandole arri-
vati alla comunione, le si levò la corona
di ca[)0,ed accostatasi all'altare fu comu-
nicala dal prelato che ulfiziava^indi ritor-
nò al trono e le fu riposta sul capo la co-
rona. Finita la messa, creò la regina 48
cavalieri, tutti ungheri. Uscita dalla cat-
tedrale passò alla chiesa de'gesuitì, indi a
quella de'lraticescani, accompagnala sem-
pre daprelali. Questi montati a cavalla
cogli abiti ponlilìcali e colle mitre in le-
sta, la condussero ad un [lalco eretto nel-
la gran piazza della città, sopra a cui a-
scesa giurò alla presenza del popolo di
mantenere la libertà della nazione, con
questa formola. » JNoi, Maria Teresa ec.
giuriamo, per Idilio vivente, per la li. Ver-
gine sua Madre e per tulli i Santi del pa-
radiso, che conserveremo tutte le chiese
al culto di Dio consagrale; che manter-
remo lutti li signori prelati, nobili, città e
comunità dell' Ungheria e tulli gli abi-
tanti della medesima nelle loro franchi-
gie, libertà, esenzioni, diritti e privilegi;
che custodiremo tulli gli usi antichi e co-
slumi di questo regno generalmente ap-
provati ; che renderemo a tutti giustizia
secondo le leggi del paese, e che osserva -
remoinviolabihnente il decrelodel re An-
drea". Il popolo rinnovò allora i segni di
sua esultanza, gridando: Viva la Regina.
Questa, scesa dal palco, fu condotta ver-
so la collina di Koeiisberg, alle falde del-
la quale montò sopra un cavallo nero
guernito all' unghera. Con coraggio più
che femminile ascese la montagna di ga-
loppo, e trattasi dal fianco la spada, ta-
gliò r aria in croce verso le 4 parli del
mondo, per significare che difenderebbe
quel suo regno contro i suoi nemici da o-
gni parte; e finita questa ceremonia, po-
stasi in sedia, ritornò al castello con tut-
to l'accompagnamento. Cocuparve poi
nella sala del banchetto, e si pose a tavo-
la colla corona in capo e col manto che
la tiadizluue del paese fa credere essere
i5
2iG UNO
quello di s. SleKmo I re. A questa men-
sa reale assisterono l'arciduchessa sua fi-
glia, il duca di Lorena, gli arcivescovi di
Strigoniaedi Colocza, ed il palalino. Se-
deva la regina soUo un baldacchino , e
siccome la tavola era fatta in forma d'un
T, ella ne occupò la lesta e gli altri 6 si
posero nel tronco, 3 per parte. Seduta
die fu la sovrana le tolsero di capo la co-
rona e la posero sopra un bacile d' oro.
Prima di prendere cibo, il palatino le die
l'acqua da lavarsi le mani, ed il prima-
te presentollerascingatoio. Finito il pran-
zo, gli ornamenti reali furono riposti nel-
la cassa, che fu sigillala e ricondotta nel-
la gran torre da'custodi, da' commissari
e da' magnali. L'egregia Maria Teresa,
njenlre una gran parie di Germania^ so-
stenuta dalla Francia, dava opera per
ispogliarla insieme ad altri stali di casa
i\' Austria, per abbassar l'anlica sua ri-
vale, argomento discorso in tali articoli e
in (juelli de' possenti pretendenti e altri
avversari, dichiarò il marito correggente
di tulli gli slati Austriaci. La pramma-
tica sanzione di Carlo VI disponeva che
le sue figlie gli sarebbero succedute, in
preferenza a quelle di Giuseppe I suo fra-
tello; il che avea fallo approvare da'ma-
riti delle sue nipoti , gli eiellori di Sas-
sonia e di Baviera, e ciò sotto la guaren-
tigia delle principali potenze d' Europa.
Nondimeno la prammatica sanzione si
volle considerare come non avvenuta. U
i.°de'pretendenti a disputare il retaggio
de'suoi avi fu l'elellore di iJaviera, imi-
lato da ([uello di Sassonia, Filippo V re
di Spagna reclamò le corone d'Ungheria
e di IJoemia, il re di Sardegna il ducato
di IMilano. Tulli parlavano in nome del-
I arciduchesse auslriache loro uiogli o lo-
ro uiachi. Intanto IM.' Teresa adunali in
Piesburgo i 4 ordini del regno ungari-
co, si presentò loro con una berretta in te
sia all' nnghera , lenendo tra le braccia
il suo primogenito Giuseppe 11 ancora in
fascie, e parlò loro Ialino, the conosceva
peilèltameutc, con quella grazia e quel-
U N G
l'aria di grandezza e di maestà che furo-
no sempre proprie di quella sovrana: y^i-
handonata (laminici amici , perseguitata,
dattilici nemici, attaccata da' miei piìi
stretti parenti, non ho altro espediente
che nella vostra fedeltà, nel vostro cO'
raggio e nella mia costanza. Pongo nel-
le vostre mani la figlia e iljìglio dei
vostri re, che attendono da voi soli la
loro salvezza. Tulli i palatini commos-
si da tale spettacolo, snudarono le scia-
bole gridando coli' entusiasmo della di-
vozione più sincera; Morianiur prò Re-
gè nostro Maria Theresia. Il nome di
re dato dagli ungheri a M.' Teresa si fon-
da sopra due anteriori esempi : Maiia
d'Angiò nel secolo XIV, ed Elisabetta di
Luxemburgo nel XV , furono intitolate
Rex in vari alti pubblici. Non erano 20
anni che l'imperatore Carlo VI avea ot-
tenuto dagli stati d'Ungheria, che il di-
rillo di successione al trono sarebbe esle-
so alle donne. Molli palatini e nobili si
ricordavano ancora che lo slesso principe
avea riconosciuto nella sua esaltazione il
diritto d' elezione della dieta, se moriva
senza lasciar prole maschia. La parola di
regina essendo inusitata tra essi , come
sovrano, vollero soltanto acclamare M."
Teresa erede de' loro le. Sempre sul ce-
dro sarà scolpito così memorabile, nobi-
le e generoso entusiasmo degli unghere-
si per l'uniforme volo [)ieno di ardore
marziale, che pronunziarono a sosteoi-
menlodi quella M.^TeresajChe a sì giusto
titolo si meritò d'esser chiamata : Madre
della Patria.YWdi era allora gravida, né
era scorso molto tempo dacché avea scrit-
to a Carlotta d'Orleans duchessa di Lo-
rena sua suocera: Ignoro ancora se mi
resterà una città in cui possa partori-
re. Tra' suoi più polenti avversari per
smembrarle la monarchia, ebbe Carlo e-
letlore di Baviera, che ad onta del pacili-
co intervento di Benedetto XIV premu-
rosissimo per la regina e nobilmente per
essa interessato, facendo valere le sue pre-
tensioni coll'armi s'impadrunì di Proga
U N G
col soccorso cle'fiancesi, e vi fu acclama-
to re di Boemia a'7 dicembre i 74', in-
di col nome di Carlo VII eletto inipe-
ralore a'24 gennaio 1742 e colonato ai
12 l'ebbraio. In tale stato M." Teresa at-
tizzava lo zelo de' suoi prodi ungheresi,
rianimava in suo favore l' Inghilterra e
r Olanda, negoziava col re di Sardegna
e le sue provincie le fornivano milizie.
L'Ungheria , che in diverse epoche non
era slata pe'suoi antenati se non un tea-
tro di guerre civili, di l'esistenza e di pu-
nizione , n)irabilu)ente divenne sin da
quell'istante per lei un regno unito, po-
polato tutto di suoi difensori. Tremila
gentiluomini ungheresi, che aveano ser-
vito nella Slesia sotto il conte di INcnperg,
montfli'onoa cavallojil loro esempio tras-
se seco tutto il resto della nobiltà. Gli sta-
ti di Croazia somministrarono 12,000 uo-
mini e promisero far leva di nuovi reggi-
menti. La legina accordarido la libertà a
tutti i Servi che si armassero in sua dife-
sa, ottenne che accorresse d'ogni pnrte in-
finito numero ad arrolarsi.il clero le for-
nì generosamente somme considerevoli.
Il suo nome di già celebre, e la storia del-
le sue sciagure giunta sino al fondo del-
la Schiavoiiia e sulle sponde della Orava,
ìnfianimarono gli abitanti di quelle con-
trade dell'enlusiasnìo guerriero che ani-
mava tutti i suoi sudditi. T3a quelle regio-
ni quasi selvagge sbucò eserciti di trop-
pe leggere, tanto conosciute dipoi sotto
il nome di Pandori e di Tolpaiski, il cui
sorprendente valore, il singolar vestire e
il terribile aspetto sparsero dovunque
spavento , e scùl[)irono per lunga pezza
nello spirito de'nemici della regina la me-
moria della loro figura e delle loro ge-
sta. Vidersi perfino presso lo straniero
prove non equivoche del vivo interessa-
mento che de'privali piendevano alla si-
tuazione di I\i.'' Teresa. Le principali da-
me inglesi adunate dalla duchessa di
Marlborough, si tassarono per la somma
di 100,000 sterlini, a lei offrendola a ti-
tolo di gratuito dono. Ella ebbe la gene-
UNG 227
rosità di ricusarla, non volendo altri sus-
sidii che quelli i quali ella atlendevasi
dalla nazione raccolta in parlamento. Il
suo coraggio In soccorse al pari de' suoi
sudditi ed alleati. Morto a Monaco Car-
lo VII a'20 gennaio I 74'i, M.^ Teresa vi-
de a' i3 settembre eletto imperatore a
Francfort il marito Francesco, malgrado
l'opposizione dell'elettore Palatino e del
re di Prussia Federico 11 il Grande, che
contendevano alla legina l'uso del diritto
elettorale del régno di Boemia. M.^ Te-
resa recatasi a Francfort fu testimonio
del trionfale ingresso del suo sposo. Fi-
nalmente dopo una guerra d'Sanni giun-
se a concludere una pace vantaggiosa ai
18 ottobre I 74B ad Aix-la-Chapeile, che
restituita la tranquillità all'Europa, ga-
rantì all' imperatrice regina M.'^ Teresa
il possesso dell* immensa eredità trasfu-
sale da'suoi maggiori. Il ristdiainento di
sì gran lotta frullò alla Prussia parte
della Slesia e la conica di Glul/, alla Spa-
gna i ducali di Parma e Piacenza, con-
tro di che protestò Benedetto XIV come
appartenenti alla s. Sede, avendo già
mandalo a M." Teresa le Fascìe benedel-
te ( V.) pel suo priuìogenito, di cui col re
di Polonia era stato padrino, rappresen-
tato nella funzione del battesimo dal car-
dinal ili Kollonitz arcivescovo di Vienna.
L' impeiatore si die ogni cura di rista-
bilir l'armonia Ira'mentbri del corpo ger-
manico e riparare a'mali causali all'im-
pero dalla guerra. Ad istanza di M.' Te-
resa nel I 747 BenedettoXI V cieòcardi-
naie Mario Millini,e la regina lo dichia-
rò suo particolare ministro in Roma; poi
pretese die dal cardinalato fosse escluso
Stoppani, pei- aver favorito l'elezione di
Carlo VII nella dieta di Francfort, ma
il Papa non ammise le sue brame; bensì
la compiacque con elevare alla porpora
Tiautshon suo intimo consigliere, e de
llodt. llsuccessoreClemenleXIII col bre-
ve Charissìina in Cliristo Filia, de' 1 9
agosto I 758, Bull. ììoni.coìiL t.i, p. 20,
e coirallocuzioneiS'/ (y(;//??////^/v, prouuu-
228 UNG
ziala in concistoro, loco cit., p. 4^. '"'"
novo ad essa ed a' re d' Ungheria suoi
successori il titolo perpetuo di Regina A-
voslolica e di Re J/wstolico, eiì uscen-
do in pubblica forma farsi portare da un
\escovo la croce astata. JNel ijoS una
nuova guerra destatasi in Gern)ania du-
rò 7 anni, e finì colla pace d'fluberlsbur-
go a' 1 5 febbraio 1763 tra l'imperatore e
la regina, ed i re di Polonia e di Prussia.
IVel 1764 M.' Teresa pubblicò 1' Iria-
niiiiii, col quale stabilì le relazioni fra i
possessori de'fondi e gli agricoltori fissi
nell'Ungheria. IMorto a' 17 agosto 1765
l'imperatore Francesco I , con profondo
dolore di M.' Teresa, gli successe nell'im-
pero il figlio Giuseppe I già re de'ro ma-
ni, e nell'anno stesso la madre lo dichia-
rò correggente degli stati ereditari di casa
d' Austria. M.^ Teresa illustre sovrana,
gloria del suo sesso , modello delle regi-
ne, delle spose e delle madri, per la sag-
gezza del suo governo, pel suoaujor con-
iugale, per la sua materna tenerezza, e
la sua bontà verso gli sciagurati , morì
assai compianta a'29 novembre i 780, es-
sendo adorata dalla sua famiglia e da'
suoi popoli, dopo 64 anni d'età e 4o di
regno. 11 suo corpo fu sepolto nelle tom-
be imperiali a' cappuccini di Vienna , il
suo cuoreagli agostiniani scalzi della stes-
sa città, ed i suoi visceri nella metropo-
litana. Giuseppe 1 le successe nel regno
d'Ungheria e nel rimanente de'suoi sta-
li, fece trasportare da Presburgo a Vien-
na la corona di s. Stefano 1, e finì i suoi
giorni aVienna a'20 febbraio i 790, dopo
aver sconvolto la monarchia con deplora-
bili innovazioni ecclesiastiche, ora abolite
col felice concordato concluso dall' im-
peratore che regna colla s. Sede, il qua-
le riporterò a Vienna. Giuseppe 11 non
SI curò di farsi coronare re d'Ungheria,
e promulgò varie leggi per sollevare i con-
tadini della nazione: i magnati se ne of-
fesero e niinacciarono gravi turbolenze.
Riferisce l'annalista Coppi, che Giusep-
pe li nel i-i)o tornò u Vienna iutèrmo
U N G
dall'Ungheria, non si sa bene se con ve-
ra ftisi o per bile esaltata e corrotta; cer-
tamente il male grave in se stesso fu ac-
cresciuto dalle afflizioni dell'animo. Poi-
ché altamente lo costernavano la rivolu-
zione i\e Paesi Bassi (/ .), le lurbolen*
ze di Francia per l'angustie della regi-
na sua sorella, e il fermento dell'Unghe-
ria, pel malcontento de'nobiii per le di-
sposizioni da lui date a fine di sollevar la
classe del basso popolo quasi schiava, e
gli emissari prussiani ne fomentavano la
rivolta, come si credette. Non lasciando
prole Giuseppe II, il fratello Leopoldo 11
granduca di Toscana (F.) divenne re
d'Ungheria e di Boemia, sovrano degli al°
tri stali austriaci, e fu eletto imperatore,
volgendo le prime cure sulla guerra con-
tro i turchi, co'quali si pacificò nel marzo
I 79 I pel trattalo di Reichenbach. Tran-
quillò gli ungheresi, approvando 64 Po-
stulata,che gli aveauu presentalo al suo
avvenimento al trono ungarico; e riman-
dò in Ungheria la corona di s. Stefano I.
JMoiì il •."marzo I 792. Ebbe a successo-
re il primogenito Francesco 11, che fu
inaugurato e ricevè l'omaggio a Vienna
a'i5 aprile, coronato re d'Ungheria uBu-
da a'9 giugno; eletto imperatore nel dì
precedente, ne ricevè la corona a Frane-
fori a' i4 big'^^j quale re di Boemia fu
coronato a Praga a'g agosto, si dichiarò
imperatore d'Austria l'i i agosto i8o4
col nome di Francesco I , e rinunziò la
dignità d'imperatore de'romani a"6 ago-
sto 1 806. Nelle famose guerre combattu-
te con Napoleone I, gli ungheresi dierono
nuovi eminenti saggi di loro divozione
alla monarchia austriaca, e si mostraro-
no viilidi sostegni della medesima. Allor-
quando Napoleone I giunse col suo eser-
cito vittorioso a Vienna nel 1809, a'i5
maggio diresse agli ungheresi un procla-
ma in vilandoli a separarsi dall'impero
Austriaco, ed eleggersi un re proprio eiu-
dipendenle. IMeiiIre nello slesso anno per
la vittoria riportata a Wagrain a' tì lu-
glio poteva disporre dell'impero Austria-
UNG
co, Napoleone I vaglieggiò per qualche
lempo l'iilea di diviileie le tre corone che
lo componevano, ma poi si limitò ad in-
debolirlo. Nella biogralìa di Pio Vllnav-
rai,e meglio si può leggere nella T'ita di
Pio T lidi E. Pistoiesi^ t. 4, p. Jy, che
nel 1 8 1 4 dopo la deportazione ritornan-
do da Savona alla sua sede Pvoma , al
Taro fu accolto ossecpiiosamentedal reg-
gimento ungherese del celebre e valoroso
conte Radetzky, e la cavalleria austriaca
ungherese l'accompagnò nel viaggio e nel
trionfale Ingresso solenne in /io/»//, co-
mandata dal colonnello Sigismondo de
Oppitz, e poi servai di gnardia d'onore
nelle funzioni che celebrò il Papa. Nel-
r ottobre dimorando nella villeggiatura
di Castel dandolfo, il Papa volle dare un
solenne attestato di riconoscenza e di af-
fezione al detto l'eggimento ungaro, on-
de a'27 benedì nella cappella una nobi-
le e ricca bandiera e gliela donò. Ivi de-
scrissi che vi fece esprimere la Beala
V'ergine col divin Figlio, con l'epigrafe :
l/iigariae Patrona Piani eornitalnr ad
Urhcni. O Felix tanto Roma sub aii-
spieio. Grato l'imperatore Francesco I,
mandò al l^apaioo cavalli scelti da'reg-
gimenli ungheresi, con altrettante pisto-
le e sciabole dritte pe' dragoni, e 2000
fucili per la fanteria. Pio VII accompa-
gnò il dono col breve iT//j/7 tinquam, de'
2 novembre 18 (4> Bull. Roni. cont. t.
I 3, p. 335: Concessio f^exi Ili favore le-
gionis Iluìigaricae, qiiae Pontifici Ur-
beni reverso inservii in custodia corpo-
ris. La bandiera e il breve il Papa li con-
segnò al capitano del reggimento Radel-
zky e al can. Giuseppe Cerfogli, del reg-
ginienlo, lodandone la fedeltà, la discipli-
na e la prudenza. Francesco I di onoran-
da e benedetta memoria, vivente fece co-
ronare re d' Ungheria a' 28 settembre
I 83o e col nome di Ferdinando V, il pri-
mogenito arciduca Ferdinando, il «piale
sposò M.^ Anna figlia di Vittorio Ema-
nuele 1 re di Sardegna, alia quale regi-
na Gregorio XVI inviò in dono la Rosa
UNG t2ci
d'oro benedetta ( A^.), col breve Siugula-
ris benevolentiae afjecius crg-<7,de'2 2 a-
prilei83i, Bull. Roni. cont. 1. 19, p. 9:
Coneasio Rosae Jnrae saerata faefa
Mariae Annae Piae serenissimi Ferdi-
nandi Caroli Hungariae regis eonjiigi.
Morto limperatore Francesco I a'2 mar-
zo 1 835, il re gli successe come impera-
tore col nome di Ferdinando I, anche ai
regni di Boemia , Lombardo-Veneto, di
Galizia, Lodomiria, Dalmazia, Croazia,
Schiavonia, llliria, al gran Voivodato di
Servia, al gran principato di Transilva-
nia, all' arciducato d' Austria, ec. A' 7
settembre 1 83Gsi fece coronare redi Boe-
mia, ed a' 12 di tal mese venne incoio-
nata l'imperatrice in regina di Boemia;
finalmente a'6 settembre r838 fu coro-
nato in Milano re del regno Lombardo-
Veneto colla Corona Ferrea. Dopo la
morte del palatino d'Ungheria Leopol-
do, figliodell'uTiperatore Leopoldo II, [>e-
rito nel 1795 per uno scoppio di polve-
i"e, l'imperatole Francesco II di lui fra-
tello nominò luogotenente del rearno l'al-
tro fratello Giuseppe Antonio mentova-
to in principio, e nel successivo 179(5 fu
dagli stali per acclamazione eletto pala-
lino; il fpiale morto nel gennaio 1847 in
Presburgo (riferisce il n.° 94 del Gior-
nale di Roma de'27 aprile e 857: E de-
cisa definitivamente l'erezione del suo
monumento sepolcrale , ed assegnata la
somma di 27,000 fiorini. Il monumen-
to consisterà in una statua rap[Mesenlan-
le il palatino nell'abito dell'ordine di s.
Stefano I. L'esecuzione sarà affidata ad un
artista nazionale),rim pera tore Ferdinan-
do I nominò l'arciduca Stefano figlio del
tlefiinto luogotenente del regno d'Unghe-
ria, mentre era governatore del regno di
Boemia. Quindi la dieta ungarica lo pro-
clamò palatino ilei regno. Nella sedutri
mista della tavola de'magnati de' 1 5 no-
vembre, alla «piate assistevano di versi ar-
ciduchi,l'arciduca Stefano palatino, dopo
aver occupato la scranna di tal dignità,
pronunziò il seguente discorso. ^ Ilhislri
i3o UNG
Miigiiali, onorevoli Deputati. Nel mo-
nieiilo soltMine, in cui occupo per la i/
vnlf;i Insediaci palatino, una celta preoc-
cupazione, lo coofcs.^o, si mesce alla pu-
ra "ioia, ond'è pieno il iuio cuore nel vs-
(Icimi circondato dalla Ijilucia d'una l.il
nazione. Sentendo profondamente tutta
la qraliludiiie che io debbo alla dieta per
la testimonianza di lìducia che essa mi
ila dato , io trovo a fatica parole per e-
spiimere tutlociò che provo. E innanzi
tulio io mi sdebito d'un sagro dovere in-
dirizzando, in nome del defunto mio pa-
dre (il quale, avendo una specie di pre-
seiilimtnto di fptantoavea da succedei e,
designò la precedente dieta come rulli-
ma di quelle ch'egli presiederebbe), alla
dieta unita sinceri e vivi ringraziamenti
per la stinsa e l'amore the gli hanno di-
mostrato i vari rappresentanti della na*
zione che si sono succeduti in questo re-
cinto, lo sento molto bene chea questa
gloriosa memoria sono in gran parte de-
bitore di quelle ardenti simpatie, che mi
hanno sollevato a questo seggio per la li-
bera elezione degli stati. !Mi sia dunque
permesso, dal luogo ove io sono, indiriz-
zare al cielo l'espressioni del mio figliale
rammarico. Sia benedetta la sua memo-
ria! Illustri Magnali, onorevoli Deputa-
tij io rinnovo il voto solenne che ho fat-
to in presenza di S. M. SI, io non avrò
da ora in poi altra cura, altro pensiero,
che di adempiere fedelmente i doveri del-
la carica che tengo dalla fiducia della na-
zione, e nella quale fui confermalo da S.
M. Non farò lunghi discorsi, uè grandi
promesse in un momento, ia cui il mio
cuore è oppresso da' sentimenti che lo
riempiono. Io credo, che una fiducia pa-
ri a quella manifestata, 3 giorni fa , da
lutla la n;i/.ione , sarà abbastanza fòrte
per aspettare trancpiillumenle il tempo,
in cui potrò faie ciò the oggi posso pro-
niellere soltanto. Avrò spesso bisogno de'
vostri consigli; non li ricusate a me, i cui
passi saranno tulli guidali dall'csfMqjio
di mio padre, e che non mi allontanerò
UNG
mai dalla via del più puro patriottismo.
Assicurando gli stali della mia sincera e
cordiale alfezione, io li prego anche una
volta d'essere i miei sostegni. Lavoriamo
con fiducia reciproca alla doppia prospe-
rità del Irono e della patria, allineile, se
il Dio degli ungheresi ci seconda, la po-
sterità possa dire sulla nostra tomba: Es-
si più non sono, ma vivono nelle loro o-
pere ". Questo discorso fu accolto dall'as-
semblea co' più vivi trasporti di gioia.
Mg.'^ aicivescovo di Strigonia rispose al
principe, fra le altre cose: Che la nazione
ungherese avea sentito con somma sod-
disf.izione I elezione dell' arciduca come
palatino, ed espressa la ferma speranza
che sotto la direzione del nuovo palati-
no, l'Ungheria entrerà nella via d'un pro-
gresso conforme allo spirito del secolo, e
che diverrà prosperosa e felice.
Nel memorabile I 848, in che il Papa
conformò il cullo immemorabile del b.
Mauro benedettino vescovo di Cinque
Chiese, la rivoluzione commosse l'Italia,
la Francia, la Germania e altri stati, fra
i quali l'Ungheria, per Io spirilo di liber-
tà e di demagogia che deplorabilmente
invase o sedusse la più parte degli animi
egl'infiammòa ribellarsi. 1 sovrani de'di-
versi stati furono coslretti a concedere li-
berali costituzioni, con governo rappre-
sentativo, come l'imperatore Ferdinando
I a' 4 marzo, che vide insorgere oltre i
suoi domini! d'Italia, la slessa Vienna,
che a'2 I ebbe un ministero responsabile
(ed avendo assunto quello del diiiartimeu-
lo degli aifari esteri e la presidenza del
ministero, il celebre diplomatico, uomo di
stalo e prode militare conte di Ficquel-
mont, di recente defunto, ministero che
abbandonato dopo la dimostrazione ostile
de 5,maggi().gli lasciò tempudi pubblicare
gli scrini polilici : Schiarimenti sul j)i rio-
do dal 2 o marzo finn al 4 maggio 1 84^;
e La Germania, l'Austria e la Prussia),
agitando un generale movimento tutta
Europa, nel mudo che narrai in vari arti-
coli. Tra le alile funeste conseguenze, più
U N G
ti' un sovrano rinunziò o abbandonò il
Irono; gli ungheresi insorti , cosliinsero
a partire l'arciduca palatino per Vienna,
ed orarono minacciare c|uesla metropoli.
Partitone l'imperatore Ferdinando 1 col-
l'imperalrice ÌM. ' Anna a' i 7 maggio, pas-
sò colia corte in Inusbruck rapitale del
Tiralo (nel quale articolo la ndverai, per
inqualificabile errore, tra le sue sedi ve-
scovili,ecpii ne foemenda), quindi iuOI-
niiilz, ove a' 2 dicembre rinunziò la nio-
narchia e si ritirò a Praga ove dimora.
Non avendo voluto accettare l'impeio il
fratello arciduca Francesco Carlo, questi
dichiarato maggiore il tìglio arciduca
FrancescoGiuseppe l il i. "dicembre 1 84^,
nel di seguente lo zio impeiatore Ferdi-
nando I abdicò in suo favore; il 3 seguì
(iella residenza arcivescovHe la sua inau-
gurazione, e pros[)erosamenle regna im-
peratore d'Austria, re d Ungheria, ec. di
cui con l'aiuto (Il Russia ne viu>e la terri-
bile rivoluzione armala, do|)0 lunga e ac-
canila guerra, rendendo più compatto e
formidabile il suo vasto impero,esscndo e-
sempiodi saggezza. Contribuirono a vin-
cere la guerra d'Uugliej'ia il prode prin-
cipe di \V intlischgriilz, e altii valenti ge-
nerali imperiali, il valoroso bano di Croa-
zia barone Jellachich, e la rivoluzione d'I-
talia venne conquisa principalmente per
opera del prode conte lladetzky unghe-
' rese. Dell'ampio argomento sono pieni
zeppi di descrizioni storiche i fogli pub-
blici del i<S48, ii3-Ì9> i85o e i85i. 11
Sup[)!imento al n.° 287 del Giornala di
Roma del 1 85o, contiene i ragguagli ri-
guardanti le ingiuste esecuzioni, per par-
te de' rivoltosi, a tempo della ribellione
d'Ungheria, colle liste delle persone che
in quasi tutte le parli dellUnghcri a, nel-
la luogoteneuza de'serbi e del bana to di
Teuieswar, e diTrausilvunia,ftu'Ouo con
dannale a morte e giustiziale per ordme
de'rdjelti couìmissari provinciali magiari,
da quelli di Kossuth, da' loro tribunali
marziali e da ullre disposizioni arbitrarie,
souuuuodò iu tali liste le vittime a 44? ^^■
UNG 33i
i(i\m.'LaCiviUàCatlolica,tV Ebreo (UFe-
rotta, ò-,\ c*^sa la i."" volta pubblicato, svela-
rono lo spirilo della rivoluzione d'Unghe-
ria, in alcuni documenti che riprodurrò,oI-
tre un'idea del grande avvenimento, pro-
priamente viene chiarita la natura e il ca-
rattere (lell'insurrezione dell'Ungheria e
le sue principali fasi. In essi leggesi che i
magiari baroni ungheresi, ben lungi dal-
l' intendere con tanto sforzo e incendio
di guerra alla libertà ed eguaglianza con-
forme i divisamenti de'democratici, guer-
reggiarono invece per le prerogative del-
l'antica nobiltà del regno, che avea di-
zione e signoria sopra i vassalli de' loro
contadi. 1 capiparte delle società segrete,
avversando l' Austria come ausiliatrice
perpetua degli antichi ordini europei , e
fiera propugnatrice d'ogni legittima au-
torità contro le ribellioni de'[)Opoli , a-
vea con mille pungoli attizzato l'urgoglio
de'magiai I o baroni ungheri a riscuoter-
si dalla servitù dell'impero. Ma i capi-
scila null'altro anelavano che a divertire
le forze dell'Austria, sollecita di domare
i sollevamenti delle Provincie italiane, per
isnervarla in tale guerra, nondimeno fal-
lirono nelle loro previsioni. Non posero
mente alla virtù di guerra de' generali
austriaci, uè alla prodezza de'Ioro eserci-
ti, nèalla velocità de'loromovimenti stra-
tegici, né alla confusione, all'inettitiiduie
e im[)eriziade'sollevali italiani, chefino-
no dissipali , prima propriamente che
l'Ungheria insorgesse, e la Transilvania
con altri slavoui desse di spalla a quelle
rivolle, rs'on conobbero essi con occhio sa-
gace l'indole de' baroni ungheri e tran-
silvani, i quali erano in piena opposizione
cogl'iulendimenti repubblicani. I cauiset-
la credevano forse che 1' Ungheria fosse
popolala dagli ungheri in ogni sua parte,
e le plebi ungariche bramassero liberi
reggimenti, leggi proprie e statuti germi-
natile in casa, franca da re forestiere, co-
me da magnali domestici. Invece, come
dissi in principio, l'Ungheria si compone
di baroni e di poc'altra gente di schiatta
2 3a U l\ G U N 0
iJiiri!! e magiara, tulio il resto è awenlic- pia e inumana , avendo piene le legioni
CIO e popolo di Silano lignaggio altral- de'prodi colla feccia del regno e delle pii-
lovidaU'oberloìa regione, dalla copia de' gioni ; dessa fu traboccante di valore e
flnini dalla ricchezza e inagnillcenza de' d'infamie, e versò i torrenti di sangue per
jnu^nali , dal traffico delle cillà e terre, ambizione, avidità di pecunia, e di livo-
ilie commerciano denti o il reame e fuo- re contro Dio e contro tuttociò che sau-
ri. Laonde l'Ungheria brulica di serbi, di lo ne' cieli e sulla terra. All' appressarsi
svcvi, di dabnali, di slavoni, di valacchi, dell'esercito imperiale, Kossulh né per
di boemi, di Iransilvani , di bosniaci , di sortite, né per espugnazione s'oppose al.
cioali,di grecijdi russi, d'alemanni, icpja- la sua venula; ma abbandonate a un trai-
li faimo una mescolanza di sangui, di to le città munitissime e rese inespugna-
lingue, d'abiti e di costumi, avendo eia- bili, bultossi alla campagna, lasciandole
sonno i suoi, e tutti un po' di tramischia- preda al nemico. Le borghesie di Pre-
mento d'ogni altro, con quella moltepli- sburgo, di Pest e dell'altre città non e-
cità di pensari e di voleri diesi attiene rano per la guerra; e Kossulh temeva da
;iirindole e agl'interessi delle singole gen- questi uotuini di IraHìco, d'arti, di mestie-
li. Or da queste cagioni consegue, che la ri, d'industrie pacifiche, d'agiato vivere,
guerra d Ungheria fu mossa e allocata da* di molli condizioni, che avrebbero raf-
soli magnali, i quali non aveano punto in freddato e inceppato l'ardore delle inili-
iinimo di rompere il giogo dell'impero zie, quando alla campagna col nerbo di
del loro re per iniziare una libertà pò- tanta cavalleria, cogli Ischikcs o pa<'tori
polare che non volevano, uè questo com- armati, cogli honvoeds o corpi franchi a-
plesso di popoli desiderava; ma per ser- vrebbe potuto far lesta, e straccare l'eser-
lare addosso alle plebi e a' villani una cito imperiale; il che gli riuscì vanlaggio-
servilù, ila cui l'iniperalore red'Unghe- samente. Vinta la rivoluzione armata, li
ria aveali francali, logliendoli al vassallag- sentenza pronunciata contro Rossulh ha
gio de'baroui e sicurandoli sotto losca- il seguente riassunto di quanto egli ope-
do della legge. I popoli ungheresi se a- rò in Ungheria negli anni 1848 e 1849,
vesserò violo l'impcralore, sarebbero tor- che ricavo dal lìlonifoi-f Toscaim.» Lui-
jiali vassalli de' grandi feudatari del re- gi Kossulh nativo di Monck, comitato di
gno, i quali aveano per lo passalo piena Zimplin in Utigheria, in età di 47 anni,
e intera balia sopra i villani e le plebi del- evangelico, maritalo, padre di 3 figli, av-
)ccitlà;eperò vinti daU'iuqieratore, bau- vocatoe redattore di Gazzette, nell'anno
no maggior libertà che se fossero slati vin- 1848 ministro delle finanze e deputato
cllori. Le società segrete vagheggiavano della città di Pest alla dieta ungherese,
in Ungheria la Rcpuììhlica e il Sociali- dal principio della rivoluzione unghere-
siiìo [f.), senza veliere nell'allerezza dei se sino alla fine, sia portando le armi, sia
baroni e nella riverenza de' coloni 1' er- eccitando a portarle o dirigendole, vi eb-
>ore loro. L'Ungheria cond)attè in a[)pa- he la parte massima; e specialmente vi si
lenza per la libertà e l'indipendenza, ma adoperò, inducendo la tliela a non rico-
per U feudalità in cuore. La rivoluzione noscere il supremo manifesto de'3 otto-
di / iviìiin (r.) fu bendiversae realmen- brei848, col quale essa era disciolla, ed
Icdeinocriilica.evennedomata preci|)ua- a rimanere unila ; assunse la pre-sidenza
mente dagli slavoni di Jellachich. Il fa- del governo provvisorio istituito sotto no-
inoso ngiialore entusiasta magiaro Luigi me di comilalo di difesa del paese; me-
Ko>Milh,dill.iloreegovernalore dell'in- diante l'emissione di carta mondata si
fcuila Ungheria, rese le città e i forti mii- procurò i mezzi di manlent-re la rcsislen-
inliiiiimi, ordì cuu Ccm uua g «terra cm- za armala contro la l'orba del legale go-
IJ N G
Terno, resistenza cui ilicde grande svilup-
po oigatiivzando e molidizzando guardie
nazionali e cliianiando la leva in masso;
lia fallo in persona coli'ainiala l'invasio-
ne del granducato d'Austria; dichiarò u-
siu'pa/inne la «successione al trono iliFran-
cesco Giuseppe 1; all'avanzarsi dell'impe-
riali regie tropjie sotto il principe VVin-
disi-.hgralz trasportò la residenza del go-
verno e della dieta a Dehreczin; median-
te appelli e proclann, n)cdiante premi e
giudizi stalari spinse il popolo e l'arma-
ta ad insistere iieil' iiiconiinciata rivolu-
zione, e mediante agenti si studiò di gua-
dagnare le simpatie dell' estero; egli (1-
iialmente nelle coiderenze segrete de' i 3
aprileenella seduta pubblica de'i4apri-
lei849 propose ed operò il totale distac-
camento dell'Ungheria da tulli gli siali,
la detronizzazione e l'esilio ilella dinastia
imperante; in rpialità di proclamato go-
vernatore dell'Ungheria si scelse un mi-
nistero, col medesimo prestò ili 4 mag-
gio il giuramenlo d'indipendenza; il i8
maggio e il 27 giugno 1849 pioclan»ò la
ctociata conilo la forza militare alleala
austro russa, e con [)0lere dittatoriale do-
luinò in Ungheria sinché gli avveninien-
ii della guerra lo ebbero costretto 1" i i
agostoi849a dimettersi dal governo in
Arad, e poco dopo a prender la fuga ".
Sebbene condannalo a morte dal governo
ni quale si ribellò, si sottrasse a forza d'in-
fluenze equivoche dal luogo del suo esi-
lio, ove poteva vivere innocuo , cioè in
Kiulaya o Rutahieh capoluogo dell' A-
iialolia in Turchia, la quale gli avea da-
to asilo insieme ad altri ribelli unghere-
si, non senza dis|)iacere del governo au-
striaco. Voleiulo egli attraversar la Fran-
cia per recarsi in Inghillerra, ecco come
la Patrie dell'ottobre i85i spiegò il ri-
fiuto dato dal governo a tal sua doman-
da. » La disfatta degl'insoigenti unghere-
si gettò sulla terra d' esilio due uomini
egualnieiitecelebi i, Bathiany e Kossulh.
r),ilhiaiiy è il vero rappreseiitanle della
causa mjgiara. Il diUaloie tvositilh pei-
U N G 233
sonifìca in questa lolla disperala piulto-
sto lo spirito di ri voluzione che io spiri-
to nazionale. Il partito magiaro voleva
rendere all'Ungheria la sua indipenden-
za, allo scopo di riprendere il dominio di
questa contrada; nìa nel seno di codesto
[lartilo Kossiilh introduceva un elemen-
to ilcmocratico che tendeva non tanto ad
arrancare la schiatta magiara dall'auto-
rità dell'imperatore d'Austria, quanto a
repubblicanizzare l'Ungheria. I democra-
tici francesi non s'ingannarono; è il ge-
nio rivoluzionario e non l'indipendenza
ungherese che la demagogia di Francia
esalta nella persona di Kossuth divenu-
to l'oggeUo di capriccio del momento.
I3athiauy sostiene nobilmente il suo in-
furtunio. Invece di provocare come Kos-
suth le ovazioni pubbliche, egli fogge il
rumore ed il chiasso, invece di portare
all'estero inquietiludini ed agitazione, e-
gli cerca l'ombra e la calma. Invece di
porre in o|)era ogni mezzo per attirare
su di se la pubblica attenzione, si rinchiu-
de nel silenzio e nel ritiro. Balhiany lia
reclamalo dalla generosità del nostro go-
verno l'ospitalità della Francia. Questa
ospilalilà gli fu accordata. Egli potè at-
traversar la Francia senza ostacolo, per-
che i' attraversava senza eccitare le pas-
sioni popolari. Ora si trova a Parigi ove
può fermarsi con sicurezza, senza essere
inquietalo <lalla polizia, sotto la [irolezio-
ne delle leggi, |)ercljè la sua presenza iioa
è né una causa di emozione, uè un ele-
mento di eflt-rvescenza. Balhiany si è pre-
sentato da esiliato che domanda un asi-
lo. Il governo non esitò ad aprirgli te por-
te della Francia, che sarà sempre una se-
conda patria per i proscritti, la cui con-
dotta non tara diiuenlicare la loro scia-
gura. Si può dire egualmente di Ivossulli
elle si prepara a Londra un ricevimento
trionfale? di Kossuth a cui il suo segre-
tario dà il titolo di eccellenza, e che si fa
annmiciare all'autorità e agli abitanti di
Southampton perchè gli si appaieccliiiio
dell' ovazioni popolari ; di Kussulli che
234 U N G
spiega atulacemente nel golfo della Spe-
zia il vessillo (lell'ii)siiirezione iiiiglìere-
se come fos^e ancora in mezzo airarnia-
la magiara ; di Kossulhin fine che viag-
gia ninllosto da agilaloie die minaccia
una livolnzione, die da esiliato il quale
chiede os[)italità? Allorquando Rossutli
naili da Kiulaya ov'eia internato, dichia-
rò die voleva lecarsi agli Stati-Uniti. E
necessario ch'egli sbarchi a iMarsigliaed
attraversi la Francia per imbarcarsi di
uuovo all'Ha vre? Non è più naturale che
sifacda trasportare dal Mississipisinoalle
coste d'Inghilterra piuttosto che di veni-
re nello sl.ito attuale degli spiriti in Fran-
cia, pretesto e occasione di schiamazzi po-
polari che potrebbero in molli luoghi de-
generare in pubbliche turbolenze e in a-
gilazioni demagogiche? Ecco ciò che sag-
giamente ha pensato il governo francese
«legando a Rossnth il permesso d' attra-
versar la Francia. Tutto il paese appro-
verà questa misura. Questo non èceita-
tuente il momento di chiamare in mezzo
delle popolazioni , già sedotte dall'attiva
e funesta propaganda degli anarchisti di
Francia, nuovi elementi di disordine. Kos-
snlh elFettuando questo viaggio non po-
teva avere che un solo scopo, ed era di
risvegliare su tutta la via duini percorsa
le passioni rivoluzionarie. Noi a tlire il
vero non sappiamo che la volontà di por-
tare turbolenze nel paese ove si chiede
ospitalità, sia divenuto un diritto per ot-
tenerla. Noi non conosciamo altri titoli a
questo favore, che la promessa di ri>i)et-
larne !e leggi , evitando di far pentire
(pidlo che la concede di avella accorda-
la. Il rispetto che si deve all' infortunio
non può giungere sino al punto di lasciar
appiccare l'incendio in casa propria dal-
la stessa mano degli esiliali, a cui si dà
ricello. iJ'allronde accordando a liathia-
ny il i>eruie>su rillulaloa Kossuth, il mi-
nislro dell' mleriiu ha provalo eh' egli
i;oinprcndcvu e adempiva tutti i suoi do-
veri, e che he sa allontanare con ferioezza
gli dcuiculi ili dgildzioncjsa pure ucco-
UN G
gliere la disgrazia co'riguardi che le sono
ilovuli". Non solo in Francia Rossnth
non si volle, ma neppure nel Piemonte,
ambedue paesi dove certamente i prin-
cipii liberali non sono in discredito. Pas-
sato Rossuth in highilterra e poi negli
Sta ti- Un ili d'America, l'ardente sconvol-
gitore colla sua org(igliosa e vana elo-
quenza provocò popolari ovazioni , da-
morose dimostrazioni e questue. Ma os-
serva la Civiltà Cattolica, che la com-
media rivoluzionaria Rossuthiana finì
tornato in highilterra. Cominciala coi»
fanatici applausi, terminò quasi colle ?\-'
selliate, essendosi levalo contro le strane
esigenze e richieste dell'esule ungherese,
ciarlatano demagogo, il giornalismo col-
l'arme sempre eflicace del ridicolo, hi A-
merica erasi recato colla pretensione di
determinare gli Stati-Uuili a interveni-
re nelle cose d' Europa, a sostenimento
della livoluzione d' Ungheria e rinfoco-
larvi l'insurrezione. Londra el'highilter-
ra divenuta asilo de'rifugiati politici, aii*
che ungheresi , il governo austriaco ne
domandò l'espulsione inutilmente, per-
chè le leggi concedono l'ospitalità al ri-
fiuto dell' altre nazioni e a' rimestatori
d'Europa, come esprinjesi la Civiltà Cat-
lolicii; a\\i\ essa aggiunge nella serie 2."\
t. 2, p. 216, che I ambascerie inglesi di
Vienna, Torino, Napoli e Cerna serviro-
no d'asilo a'ribelli d'ogni fazione, i qua-
li ivi ordiiono le loro trame ec. Si sco-
prirono in Londra nella casa del magia-
ro Rossuth a Piotherhile, apparati mici-
diali destinati a seminar altrove lo scom-
piglio e la morte. Queste armi einuoi-
zioni da guerra erano chiuse in 70 casse
piene ciascuna di forse tui 1 000 razzi, aooo
bombe, gran quantità di polvere e d'ar-
mi ili foggie diverse. Rossulh tu difeso e
proietto ! Arroge che io riproduca la let-
tera del principe Paolo Esterhazy scrit-
tada Vienna a' I 5 novembre 1 85 1 al mi-
nislrudel gibinello inglese il conte Aber-
deen , pubblicala <\n\\' Osservatone Ko-
inu/io dell 85 1 u p. i 1 76. » Milord I So-
UNO UNG 23 >
no ili vero dolente che la mi;» assenza 7,0, a vi ebbe gravemente pregiudicalo
clolla capitale ed altre iiievit;d)di circo- (|iiell'inleres<e sopra ogni altro \l primo,
stanze abbiano ritartlalo l' invio di que- L'unico modo d'evitare complicazioni di
sta lettera. Ciò che m'indusse principal- pericolo per l'impero e rovinose per l'Uu-
tnenle a dirigerle queste nghe, si iii la gheria, consisteva nel considerare le coii-
notizia (Ielle cose che succedono in In- cessioni fatte dall'imperatore Ferdinando
ghiltena rapporloairUiigheria.eia stra- I, in seguito certamente a violenti solle-
na confusione d'idee che sembra essersi citazioni, ma pur sempre nelle vie le^a-
propagala in alcune sfere, e per la f|ua- li, come un'ultima concessione, e non co-
le si allastellano in una sola categoria a- me un punto di partenza per una nuova
zioni d'un carattere puramente rivolu- agitazione. La falsa considerazione di quo-
zionario in un co'principii cosliluzionali sl'importantc punto e la tendenza d'un
e patriollici. Primo d'inoltrargli nell'ar- partito violento che voleva far servire
gnuieiito m'è d'i(opo volgere uno sguar- quelle concessioni non al legale consoli-
do it'trospetlivo sulla crisi ile'pi imi me- damento de'diritti del paese, sdjbeiiealla
si dell 849. E innegabile ()erla piena de- distruzione della pode.slà regde e dell'u-
gli avvenimenti che segnarono <juell'epo- nioiie, furono quelle che all'rettarono lo
ca, l'esistenza politica d(dla monarchia sviluppo de'lrambusti in Ungheria. Fra
austriaca non sia stata esposta a'[)ÌLi gra- le suppliche della deputazione eraviquel-
vi pericoli, e che la conservazione della la per l'istituzione d'un ininislero unghe-
corona ungarica sul capo dell'imperato- rese, dal (piale il conte LJalhiaiiy e Kos-
re Fei'diiiando I non f>jsse una necessità sulh, che possedevano una preponderan-
assoiuta per la conservazione dell' impe- le influenza sulla pubblica opinione in
ro. Le diverse concessioni peiò che sue- Ungheria, non potevano essere esclusi. E
cessi vameiile erano stale estorte algover- ciò appunto che gettava le prime basi al-
no in un periodo di sorpresa, già aveano le calamità di ({uell'epoca si era, che il va-
scemato in esso la forza di resistere. Le loie della loro influenza stava in propor-
segrete mene aveano potuto forviare e zione inversa col valore ile'Ioro |)rincipii.
corrompere la pubblica opinione, quella Fino a quel punto le mie relazioni socia-
specialmente della dieta ungherese, clie li erano slate col primo affatto passeg-
non ostante le benefiche e costituzionali giere, coll'altro airintutto nulle. Seiion-
ndre del governo enunciate nelle propo- che in quel tempo la formazione di un
sizioiii reali alla dieta del r(S47, non ostati- lai ministero approvato da iS. M.era for-
te il riguardo che dalla dieta del 1 825 in se fra molte altre combinazioni il mea
poi si ebbe sempre [le'principii fondanieu- cattivo de' passi [)er tutelare gl'inleressi
tali della costituzione ungherese, avea monarchici e il principio dell'unione,
preso un carattere sommamente perico- perchè con esso veniva formalmente for-
loso , reso pili grave ilalla commozione lificato l'assoluto mantenimeulo della
che dopo la francese catastrofe del feb- prammatica sanzione, e concluso un e-
braio erasi sparsa in tutta l'Europa. U- spresso trattato diretto a quello scopo. Si
nn separazione di fatto •>' appressava ra- fu per mantenere quest'interesse sopra o-
pidamente. In tale stato di cosenidla pò- gni altro importante, che risolvetti d'ab-
levaesscredi maggiore im[>orlanza (pian- bandouare ogni scrupolo di personalità.
lo la poiiserv.izione del principio dirll'u- In seguitoa pressanti e reiterate pregliie-
nione e de'diritti della c(noiia. Dico il ve- re ili persone la cui lealtà e divozione
ro, che una repulsa delle domande pie- ver<o la dinastia regnante era al di so-
-sentaledalia depulazioncfjui recatasi pò- pia d'ogni dubbio, penetrato inoltre io
co dopo i dolorosi avvenimenti del mar- slesso da forti inolivi per esseie cuuvinlo
23r. U N G U N G
die la min acceltazione di quel poslo di no per giungere alle paliiotliclie miie di
minisi IO iii'll.i vicinanza ioinìediala di S. cui menava vanto. Una d'esse era il sen-
]\1. avieldn- oonliil)uilo ad appianare le tiero della legalilà,5ul rpiale avrebbe pò-
tlidicoltà nel niiineggio di all'uri tanto de- tute impiegare le innegabili sue doti per
Jioali e IJnalniLMile per prestarmi al per- far dimenticare qua' mezzi onde erano
sonale desiderio di S. RI. l' Imperatore, sfate alla corona estorte le concessioni,
risolvetti d'accettar quella carica. Pec'for- Ma i segreti motivi che lo dirigevano,
riarsi un' opinione di quel ministero, è la sua vanità e il partito cui era divoto,
non solamente necessario riuiontarc a lo spinsero in una direzione opposta, se-
«juel tempo, e riandare le particolari cir- giiendo la quale provoca la catastrofe di
i-.osfaii7e della formazione di esso, ma en- cui fu teairo la sua patria, e commise e-
Irare ben;inco in un'analisi della natura gli slesso quegli atti di tradimento che
della sua composizione. Se da un canto trassero seco inevitabili conseguenze. Il
esso conteneva elementi il cui passato era risultalo di questi fatti, di cui egli era ad
caginue di diOidenza ed avversione, egli un tempo autore e strumento, le fre<pien-
conlava dall'altro anche elementi di me- ti contraddizioni fra le sue parole ed i
no in(juietanle niilina, uomini d'intatta suoi atti, e la sua avversione a maschin-
fam<i,che nella loro opposizione non a- niente operare, ove era necessario, col-
veano mai trasceso i coniitii del decoro l'esporre coraggioso la vita, hanno ora
parlamenlare, de'parlamenlari privilegi, spento, cied' io, l'instabile malatigurata
J'riuK) fra questi ìdlimi non)inerò il con- influenza dicodest'uomo. Il colpo ili gra-
te Stefano vSzecheiiyi, abbastanza cono- zia per lui fu quando riconoscendo il ra-
scinlo anche in Inghilterra, al quale mi pido fine dellenimero suo potere, cercò
legano i vincoli d'antica amicizia, la cui un ultimo rifugio in un'utopia repubbli -
lealtà era indubitata, come indubitati e- cana , che a mio credere era destinatfì
I ano i suoi patriottici sentimenti, e le cui piuttosto ad essere portata all'estero, che
tendenze |)ei' la prosperità materiale del- a servire nel proprio paese, perocché io
r Liii^hcrM erano tanto manifeste (|uan- non posso crederlo capace d'un si gros-
to infelici si addimostrarono piìi lardi i solano errore, qnal sarebbe la speranza
jiolilici impulsi a' quali dava pel primo di rendere cotal piano accetto ad una pò-
una tlirezioiie. In quel tempo eranvi, co- polazione, il genio e le tradizioni della
me già dissi, alla testadi varidiparlimen- quale, la storia, i sentimenti e le abitu-
fi uomini meritevoli d'ogni fiducia, i qua- diiii hanno fatto preponderare in essa il
li non si f.icevano illusione sulla tenden- principio monarchico ed aristocratico. Si
va politica e sugli insidiosi disegni del lo- fu nello scopo di condurre, come era da
IO collega, cui si studiavano di opporsi, desiderarsi, le sorti del regno d'Uughe-
loiiiechè Senza successo. Non mi occorre ria sopra il sentiero da me prima inilica-
pu'i chiaramente desigiuulo. 11 suo nome lo, che misi all'opera tulle le mie forze,
e pronunciato e udito più di quel che tenendo in tal modo aperto un varco a
basti in Inghilterra, dovei sedicenti ami- ritirarsi con onore a coloro che s'erano
ci deli Ungheria gli hanno fatto un ac- compromessi in una opposta direzione,
cogliiiieiilo che vivauiente contrasta coi L'occasione presenlalasi a Luigi Kossulh
UH iili ti un uomo, la cui fellonia si mo- di mettere come ministro dell' imperato-
hlia evidente colla sciagura e la miseria re (nella <jualità di re d'Ungheria) in pra-
(he merce i suoi sovversivi disegni evo- lica le patriottiche mire che egli profes-
cava sulla sua patria, e collo slato in cui sava , lo poneva in una sfera di attività
lasciovala (piando si dava .dia fuga. È ed in ima posizione qual mai uou nvreb-
tosa nianilcslu the due vie gli si ollViva be pur sogujla, e che sarebbc-li appar-
U N G U N G 237
sa abbastanza gloriosa se non lo avesse te tiel rniniMeio, ch'era .incora anitnala
liasciiialo la violenza delle sue passioni, ila ielle inlenzioni, l'u paiali/zala etl ili-
Nulla parve quindi più necessario (|iiiiu- ceppala dalle decisioni adollale dalla die-
lo appoggiare la parie leale del niinisle- la ungarica in opposizione colla vera mag-
ro nel suo conato di guadagnai si una sa- gioianza e col paese slesso. Una lai coii-
lulare influenza sullo spirilo della dieta dizione di cose diveniva senDpre più difll-
e di lolla la nazione, giactliè iosonod'av- ode , giacché scomparve la speranza di
viso che la maggioranza d' enlrambe fu giugnere a regolare i rapporti delle finan-
coriotla e paralizzala dal sistema di sedu- ze e dell'esercito in un modo clie fosse
zione e di terrorismo adottato da una fa- meno in urto co' principii fondamenlali
natizzala minoranza, cui ogni mezzo era dell'unione e tlella prerogativa real«;e5Ìc-
lecilo, esi assoggellò in tal modo all'agi- come la mtdilula soluzione di tali (jue-
tazione ed a'caporioni di esso. Gli avve- slioni, contro della quale di» igeva^i ogni
nimentidel mese di maggio i84i:> furono mio sforzo, era dianielialmenle op|)osta
causa che la famiglia imperiale parlis^e a que'principii, ed equivaleva ne'>uoi ri-
per Innsbiuik. io la seguii tanto piìi vo- sullali ad una tolaleseparuzione (le trup-
loDtieri, io quanto mi si otiriva l'occasio- pe reclutale e le imposte prelevate do-
ne di esternare i miei sentimenti di leal- vendo esclusivamente servire a scopi un-
ta, di alta slima e divozione. Durante le gheiesi), com non potei più a lungo pio-
4 settimane di mio soggiorno colà, tutti trarre la pre»a risoluzione di domandare
gli affari che riferivansi all'Ungheria e- la mia dimissione. Se qualche co.><a ven-
rano trattati in conferenze ed in via di ne ad aggiungete maggior peso a questa
protocolli. Nessuna pioposta fu mai da risoluzione fu il vergognoso e proditorio
me presentata a S. M.che prima non fos- tentativo di corrompere la fedeltà dell'e-
se stata discussa in quello modo. Se ora sercito. Nello stalo di ebbrezza fìsica e
m'accade di far menzione de'dissidii fra morale, cui erano anlerioi niente stali ri-
l'Ungheria e la Croazia, si è unicanitnte dotti i ciechi strumenti del tiodinunlo,
a fine di esporre le ragioni the mi mo- si ebbe ricorso ad ogni sorla di mezzi, dal-
"vevano a protrarre la mia dimissione; le speranze che lusingavano ambiziose
imperocché fossi animato dal più vivo de- mire fin giii alla più spregevole corruzio-
siderio di contribuire alla riuscita d'una ne per denaro. Al mio arrivo a Vienna
conciliazione, che quantunque possibile, tentai un'altra volta di profferii e 1' ope-
era non pertanto fin dal principio cir- la mia nella vertenza colla Croazia, quan-
condala da difficoltà in causa dell'avere do ajipunlo trovavasi colà presenti il Ba-
ia frazione estrema del minislero manca- no e il conte Balhiany, e slava mediato-
lo di lealtà e di ftòe pubblicando un do- re l'arciduca Giovannijma accorlomiclie
cumenlo (il Manifesto dell' Imperatore quelle liallalive non potevano condurre
contro il Bano di Croazia), the giusta un a soddislàcente risultalo, non aspeltaiclie
accordo soleunenienle contratto ad Inns- l'arrivo dell'imperatoreFerdinaudo I per
bruck dal suo presidente, non dovea es- presentare la finale mia dimissione, i'ra
ser pubblicalo se non rei caso di una cer- i lagi imevoli e obbrobriosi avvenimenti
la eventualità , accordo che non s' avea che in un successivo periodo niacchiaro-
diritlo di violare dal momento che quel noia rivoluzione ungherese, la primaspa-
dato caso non s'era avverato. Seguitiamo ventosa scena fu ceilamenle 1' 01 ribile e
il corso de' tempi posteriori e giugnere- codardo assassinio del conte Lamberg.
mo a quel difllcile periodo in cui la fra- Quella cruenta fine di una missione di
zione repubblicana si levò la maschera pace e di conciliazione impresse il suo siig-
seuzaperògeltarlainl£ramenle.Unapar- gello sul caiallere di giorno in gioiuo
238 tJ i\ G UNO
più rivoluzionario degli avvenimenti del- volgere di que'ilitali avveniinenli, e qua-
l'Un"lieiia. E lanlo più infiinie appaive lunque opinione o giudizio possa in pro-
pe'suhtluli pielesli e l'ipocrisia onde la posito pronunciarsi, V. S. dee persuader-
foiscnnala plebe fu aizzala contro l'infe- si d'una cosa, gliene do la mia paiola, ed
lice viiliuia della lealtà edel palrioltisnio, è, cliese le simpatie del partito rivoluzio-
e pel reo cinismo che i riottosi manife- uaiio e del disordine verso il capo del-
starono in cpiell'inconlro, mentre l'assas- l'insurrezione ungherese non possono es-
iiiio, lungi dall'occullarsi, puhhlicamen- sere contraddette, questi non può in ve-
le vanlavasi di quel sanguinoso misfat- run modo pretendere alla simpatia degli
lo. Sullo scorcio del setlendjre lasciai amici dell'ordine e della vera libertà co-
Vienuae isuoi dintorni, di venuti una mal slituzionale; imperocché egli ne sgomina
sicura dimora in causa degli eccessi cui le basi in Ungheria, infiammauilo in un
si lasciava facilmente trasportare una pie- modo pericoloso lo spirito del popolo, in
he sfrenala, e di uno slato poco dissiuii- luogo di proniuovere quel lento ma con-
le dall'anarchia. M'ero adunque ritirato tinuato progresso, che il paese, che tanto
al mio castello di Eisensladl. situato a due ne abbisogna, avrebbe indubbia mente fat-
sole miglia dalla frontiera, e credevo co- lo per migliorare i suoi interessi fisici e
sì di poter contare sulla personale mia morali". Nel declinar del i 85 i con paten-
sicurezza, quando il domani stesso della ti imperiali di Francesco Giuseppe l fu
battaglia di Schwechat mi trovai circon- posta fuori d* attività la costituzione dei
dato da una legione di spie e da un sei- 4 '>>i»«'zo 1848 , e i diritti fondamentali
■vaggio stuolo di conladini armati che si che lozio imperatore Ferdinando 1 fu co-
davano il nome di leva in massa, ed im- stretto emanare in quell'infelice epoca pei
pedilo d'allontanarmi da quel luogo sen- vari siali della ÌMonarchia Austriaca. Do-
za porre a pericolo la sicurezza della mia pò tanti avvenimenli , giustamente si e-
famiglia. E m'era comunicato in via con- spresse colla storia de'falli la Civiltà Cat-
fidenziale cheal più lieve tentativo di ab- tolica nel suo grave articolo; Il MDCCCLit.
bandonare quella mia dimora, sarei sta- » L' Europa cattolica è debitrice , dopo
lo colla forza trasportato nell'mterno del Dio, alla casa d'Austria ed a' prodi suoi
paese. In questo modo metlevasi pratica- eserciti del non esser stata invasa tutta
mente in allo il principio della libertà e dall'lslamismoe dal Protestantesimo, due
dell mdi()endenza personale! Alla fine del forme diverse del medesimo fatalismo,
mese di dicembre vennero le truppe im- che dalle sponde del Danubio e del Ke-
periali a liberarmi da (jnella penosa situa- no nel loro allargarsi dall'oriente l'uno e
aione. l^er riassumere il Cuì qui detto: ri- l'altro dall'occidente, trovarono negli e-
conoscoqual dovere verso il mio Sovrano redi del santo Impero un baluardo che
e la mia patria di staliilire una differen- potè essere scosso talora, ma soverchiato
za tra quel periodo nel quale uomini in- non mai. Fedeli alla missione di difen-
legri e onorali si sforzarono invano d'op- sori della cattolica Chiesa, ne osleggiaro-
poisial torrente rivoluzionario, e di mei- no i nemici; e ne ebbero l'alio guiderdo-
cie in ai inonia co' principii fondamcn- ne di essere accomunati alle ire iinpolen-
uelia piummatica sanzione, le muta- li contro di quella, ed una protezione me-
zioni eli erano stale innestale sull* antica ravigliosa della Provvidenza, che gli fece
iiosli a cosliluzione ungherese, e cpiel lem- sorgere piìi forti da que'casi che parvero
pò durante il quale venne fallo al parti- averli condotti all'orlo della mina. Non
lo estremo di esercitare sul paese un' e- parliamo de'principii di questo secolo: ma
«elusiva e rovinosa influenza. Qualunque si consideri che era l'Austria nel 48 e che
eiioie possa essere stalo couimcsso nel è adesso! e se non si vuol riconoscei'vi
I
U N G U N G '289
un siugolar favore di Dio, si conceda a- di Pesi. 3.° Pregano, che essendo gl'isli-
gii uomini un'abilità ed una forza di cui tuli d' inseguauicnlo fondazioni caltoli-
gli uomini couiunenienle non sono capa- che, i medesimi venghino impiegali s(j1-
ci. Ma che forse non sono doni di Dio l'a- tautoa (ini catlohci, ed amministrali dal-
bililà e la forza? non dinegò Egli l'una e la coujmissione incaricala della sorve-
l'altraachi piìisenelenea ricco e neinor- glianza nel fondo di religione; che a' ve-
gogliva? Sono ap[)ena \ólli 3 anni da che scovi si dia la facoltà d'allontanare da la-
iJ nipote di Maria Teresa non avrebbe ri- li istituti ogni libro non cattolico; che al-
conosciulo il suo vasto inipero fuori del- loslalo,rispelloalle scnolecalloliche,non
le carte geografiche; ed a lui medesimo vengano conceduti diritti maj^giuri che
non si apriva sicuro asilo che nel mezzo presso altre confessioni, e die linalmtnle
dell'Alpi Noriche, circondato dall' antica all'oggellodi regolare le scuole cattoliche
lealtà de'suoi tirolesi. Ed ora? ed ora rim- venga formala una commissione compo-
pero Austriaco è forte quanto per av- sia di pieti e laici. Nel riepilogo del rap-
ventura non fu mai, rinnovellato a cos'i porlo sui risultati del sinodo vtscovilu
dire nel cuore, nel capo e nel braccio. L;i d'Ungheria presentato all'imperatore, e
Chiesa, principio di vita d'ogni socielà sui desiderii esternali da'vesrovi in ((ue-
cattolica , si scioglie colà da' tacci delle sl'occasione convocati, rileiì il iMonilore
servitù Giuseppine per esercitare la salu- 7 o.sc<7//o. Eglino snp[)licarono che in rap-
lare sua azione sui popoli che soliraltine porto all'elezione de' vescovi sin conclu-
divennero rivoltosi e felloni; la corona sie- so un concordato colla s. Sede; frattanto
de sul capo d'un giovine principe, che mi- però prima di procedere all'elezione d'un
litato da soldalo sui campi , iniziò il suo vescovo, si ascolti il patere de' vescovi dei-
governo da degno figlio della Lorena, e la provincia; che in rapporto alla proprie-
(la degno cugino degli Habsburg; l'eser- là delle chiese e delle scuole vengano di-
cito che di quel capo è il braccio, è s\ di- chiarate drdlo stalo comedi esclusivo pos-
scipliualo, SI fedele clie 4°, 000 già ri- sesso della Chiesa, che ramininislrazione
vollosi vi hanno potuto essere novella- delle medesime sia trasmessa ad unacom-
mente arrolati senza tema d'infezione o missione ecclesiastica, e che le loro enlra-
taccia d'avventatezza o d'imprudenza. 11 te siano impiegale unicamente a scopi re-
perchè a noi pare che pel presente que- ligiosi. Desiderano inoltre che sia dato uà
sta vigorosa condizione dell'Austria sia nuovo organamento a'seininari, non ci)e
la miglior guarentigia che possa avere la una restrizione della libc'i là attuale di
moderna Europa di tranquillità e di pa- passare da una religione all'altra; linai-
ce". Apprendo lìinW Osservatore Roma- mente supplicano che a'cattolici che pas-
no del i83i , a p. 437 e 449> «elaliva- sauo ad un'altra religione non sia accor-
menle al sinodo tenuto nell'agosto in Un- data la licenza di contrarre un altro ma-
gheria da'suoi vescovi, fra le determina- liimonio durante la vita del marito o
zioni da loro prese le seguenli. i.°l vesco- della moglie. Soggiunse la Civiltà Cat-
vi supplicano S. M. adinchè si degni di /oZ/c/ijchei giornali ungheresi annunzia-
far assegnare il guarentito indennizzo per rono che i vescovi cattolici del paese a-
la perdita delia decima e della sedicesi- veano in una loro asseusbLa risoluto di
ma , accordare la così della congrua in sollecitare la grazia imperiale non solo in
misura corrispondente a'iempi, e obbli- favore degli ecclesiastici, ma di tulli in
gare l'autorità politiche ad incassare le genere gl'incolpati politici. La medesima
competenze de' parrochi. 2.° Desiderano parla i\\\i\ altro concilio radunato da've-
che rE[iiscopato eserciti maggior influeu- scovi nell Ungheria, le cui conferenze co-
ta sulla facoltà teologica dell'uuiversità minciarono 1' 1 1 noveiabre dello stesso
2 to U N G
iJSIir, per ilisi tilcie le rifortiie ila inlro-
(liii-M iiell'msegii.iiJieiilo pi iiiiaiio, riiin-
niinisliazioiie tie'beni ecclesiastici, e il iiii-
glioiami'iilotlel leiupoiale di -ilcime |)ar-
ti tiel clero. Dichiarò poi la Civiltà L\il-
(oiica, ignorare quali parlili presero i ve-
scovi, solo in generale cuiiuscersi, clie la
loio consiilerazione si fissò su 3 punii
principalmente: i ." IVel niigliorainenlo
del clero, in ispecie di coloro die sono de-
sliiiali airinsegnan)eiilo, e discutendo le
riforme da introdursi nell'insegnamento
primario. 2." iNcI moltiplicare e volgere
a più cristiane norme le scuole popola-
ri. 3.° JN'eir aniniinislrazione più esalta
de'heni, elle formano in Ungheria il pa-
Irimonio ecclesiastico.
Già riellistcsso anno 1' Ungheria era
stata rallegrala dalla presenza del nun-
zio apostolico di Vienna, mg." Michiele
Viale Prelà arci vescovo di Cartagine (ora
cardinale del titolo de' ss. Andrea e
Gregoiio ai Monte Celio, ed arcivesco-
vo di Bologna); e dal ritorno d'un tneiu-
bro della regnante casa imperiale ail as-
sumere la direzione ilei governo, essen-
do a' i4ollobre arrivalo a Pesi, allua-
le capitale dell'Ungheria, larciduca Al-
berto Federico nuovo governatore civi-
le e militare dell'Ungheria, di cui supe-
riormente feci paiola. Egli allorché di-
scese dal vapore, venne accollo festosa-
mente dal corpo de'geuerali delle mili-
7ie ivi esistenti, mentre ambo le sponde
formicolavano di molle migliaia di spel-
latori. Salilo a cavallo e seguito da uno
splendido corteo, il principe percorse la
via (ino all'abilazione destinatagli tra le
doppie file di militari schierali in para-
ta. Il cannone non cessò di tuonare che
dopo un'ora, e fu il segnale ch'egli avea
posto piede nel palazzo C/iaky. Indi fu
dato splendido desinare. La sera per fe-
slegguiif la fausta licoiieiiza vi fu lujui-
nana nelle due cillà consorelle. Buda e
l'est, tlie niisù veramente splendidissi-
ma. Il palazzo di cillà, gh altri pubblici
Mubilimenli, il tcalro,le cuscrme brilla-
U i\ G
vano in un mare di luce. Co»! un desi-
derio ila lungo tempo nudrilo, lu linai-
mente soddisfatto. Dal tempo che segiù
l'epoca deplorabile della rivoluzione, sor-
gente per l'Ungheria d'eiKjrtni danni eJ
indescrivibili sciagure, niun giorno fu più
bello, più radiante di gioia, giacché aJ
esso si attaccarono le più liete speranze
ed espellazioni. Poiché gli ungheresi, do-
po la partenza del palatino arciduca
Stefano e dopo lo spazio di oltre 3 anni,
rividero un principe imperiale. II prin-
cipe tosto si cattivò la simpatia dell'in»
tera popolazione, pel suo tratto cordiale
e cavalleresco, per la sua aflfabililà e cor-
tesia, per la conoscenza che dimostrò del-
le condizioni e de'peculiari rapporti del-
l' Ungheria, e il vivo desiderio da esso
concepito di giovare, per quanto fosse
nelle sue forze, al paese e alla sua prospe-
rila. Avendo quindi intrapreso un viag-
gio d' is[)ezione in parte dell' Ungheria,
venne festeggialo con enlusiasino, archi
trionfali e altre dimostrazioni popolari.
Quanto a' due precedenti viaggi in Un-
gheria, a Colocza ed a Pest, del nunzio
apostolico, ne pubblicarono la Relazio'
/K'del i.° il Giornale di Roma a p. OgS,
e del 1° la Civillà Cattolica nella serie
i/, t. 7, p. 3G3. Passala la corona d'Un-
gheria nella casa d'Austria, il nunzio re-
sidente presso gì' imperatori a Vienna
d'allora in poi curò le cose dell'Unghe-
ria, la quale cessò di averlo particolare
e residente nel regno. Laonde la presen-
za d'un nunzio apostolico in Ungheria è
un avvenimento pe'fasli ecclesiastici del-
la medesima, un saggio solenne dello spi-
rilo de' cattolici ungheresi e della vene-
razione loro verso il supremo Gerarca
delta Cliiesa.Egli è per questo, e per non
aver potuto riferire l'accesso d'alcun Pa-
pa nell'Ungheria, che reputo inleressaii-
lissimo il riportare la descrizione de'me-
morali due viaggi con alcuni schiarimen-
ti, pel complesso delle dimostrazioni fat-
te al degnissimo rappresenlanle della s.
Sede, in un tempo iu cui l'Ungheria non
UNG
più lo vede che rarissime volle, e peiciò
si tlestò il) modo singolare reiitiisiasmo
religioso del clero e del popolo. Comin-
ciando dal I .°, mg.' nunzio, in compagnia
di mg.' Luigi Guglielmi vescovo di Scu-
tari e del segretario della nunziatura, a'
23 giugno partì in uu battello a vapore
alla volta di Gònio, ove fuiono ad in-
contrarlo il p. abbate di Bukonibcl am-
ministratore dell'arciceuobio di s. Mar-
tino, e uno degli abbati soggetti a quel-
l'arciabbale. Trovò carrozze di gala a 4
cavalli e un drappello di contadini a ca-
vallo vestili all'ungherese, preceduti da
un di loro che portava lo stendardo del-
la parrocchia di Santivany sormontalo
dalla croce. Giunto mg.' nunzio a tal
villaggio, trovò in bella schiera tulio il
comune colle confraternite ivi esistenti.
Il parroco in piviale gli die a baciare il
Crocefisso, indirizzandogli un Ialino di-
scorso pieno di alletto e di altaccameu-
to alla Chiesa cattolica; cui mg.' nunzio
rispose ne'modi più gentili e cortesi. Con-
tinuando il camu)ino, venne il prelato
salutato da un nuovo drappello di con-
tadini, i quali per non aver seuipre a ri-
petere la cosa medesima, aveano stabi-
i lilo di rendere quest'onore al rappreseu-
laute del sommo Pontefice, di mano in
mano che giungeva alle loro parrocchie.
Arrivato al villaggiodis. Martino alMou-
te, vide ancor qui schierato lutto il po-
' polo, alla cui testa era il parroco, ilp. ab-
bate di Domolk, soggetto pur esso all'ar-
ciabbate, ed altri monaci della slessa ab-
bazìa di s. Martino. Colle solite formali-
tà complimentalo dal parroco, udì dal
medesimo in nome di que' popolani le
stesse proteste di divozione e d'amore
\erso il supremo Capo della Chiesa ; pro-
teste che ricevette ovunque mg.' nunzio
passò, e cui senipre replicò con parole le
piùcommovtnli e alfettuose. ISelIa piaz-
za della chiesa di s. Martino trovò in bel-
la schiera altro popolo co'rispettivi sleu-
ì dardi e le confraternite, i cjuali tulli al-
I r apparir del nunzio s' ingiuocchiarouo
VOL. IXXXIII.
UNG
M,
dicendo echeggiar l'aere di benedizioni
e di evviva. Alla porta del monastero di
». Martino venne ricevuto dall' arciab-
bate e da tutta la religiosa famiglia giù-
bdanle per sillatlo onore. Salito nell'ap-
partamento desti natogli, venne dal p. arci-
abbate pregato a benedire il popolo, che
adunalo nella piazza domandava t,«l gia-
zia. Mg.' nunzio olfrì tjuindi il s. S.igi i-
ficio nella chiesa dell' arciabbate, il qua-
le l'assistè in [ìiviale. Intanto era giunta
da Raab la deputazione di ((ue! ca[)ilolo
cattedrale, couipo>.la di mg.' Sigismondo
Deaki vescovo di Cesaropoli in i>,irli-
bus abbate de'ss. Pietro e Paolo in Za-
ra, e di altri canonici; più tardi venne
lo stesso vescovo mg."^ Antonio Kurner
di Sopionio all'abbazia per dichiarare
la sua liliale divozione alla s. Sede e al-
l'egregio suo rappresentante. I piùilUi-
siri individui di l\aab eransi dui p. urei-
abbate invitali ad un bancliutto dato a
contemplazione del nunzio apostolico, e
sul finir della mensa lo stesso arciabba-
te pronunziò un discorso pieno di i ispcl-
10 e di amore verso la persona augusta
del Papa, pregando mg.' Viale ad appa
Jesar questi sentimenti suoi e di tutta la
religiosa famiglia al sommo Pontefice Pio
IX, di cui egli sì bene facea colà le veci.
11 giorno 25 mg."^ nunzio col solilo cor-
leggio, cui aggiunger si vollero l' arci-
abbate e due altri della stessa congrega-
zione benedettina a lui soggetti, mo^se
alla voltadi Piaab o Giavariuo, trovando
al suo dipartire piene le strade di popolo
che implorava la sua benedizione, il ve-
scovo di Pvaab n»g.' Karner (morto poi
nel gennaio i'^^'j) aveva raccolto nell'e-
piscopio lutto il clero, e fittosi con esso
trovare alla porta, introdusse il nunzio
neH'apparlamenlosuijeriore.ove accolse
le varie deputazioni u tal uopo venule.
Mg.'^ vescovo volle che nv^J Deaki e uu
altro canonico della cattedrale accompa-
gnassero il rappresentante della s. Sede,
il quale s'mdirizzò alla volta di Pesi, ove
il vollero seguire pur aoco i detti 3 pp.
i6
7./\'y.
U N G
.-»l)|jnli. Il hallelloa vapore, in cui coi suo
nobile coiieggio era salito mg.' Viale,
:>|)pi()(lò per mi istante aSliigonia o Gian.
Ttilta la popolazione venne a liveriilo,
e 3 canonici ilella città chiesero in gra-
zia d'accompagnarlo durante il viaggio.
Disceso al seminario di Pest sul far della
sera, venne ricevuto dal rettore cogli a-
lunni, dal direttore e professori della fa-
coltà teologica di quell' università, dal
collegio de'parrochi e da molti altri ec-
clesiastici, 3 de' quali erano insigniti di
prelatizia dignità. Il rappresentante pon-
tificio trovò nel seminario mg.' Adalber-
to Bartakovics arcivescovo d' Eriau e
mg."^ Francesco Szaniziò vescovo latino
di Gran-Varadino appositamente venu-
ti a ossequiarlo. Ammise poi all'udienza
i'una dopo l'altra le molte coiporazio-
ni venule a testimoniare il loro gradi-
mento per l'onore compartito, e la loro
alfezione alla s. Sede. S'imbandì poi la
cena, cui oltre i mentovali vescovi, erano
stati invitati mg.' Ladislao Zaboisky ve-
scovo di ZeipsoScepusioealtri ragguar-
devoli ecclesiastici di quella città. Nel se-
guente mattino conlinuò mg."^ nunzio il
viaggio, seguito dalia deputazione del ca-
pitolo di Gran, dal rettore della facoltà
teologica, dall' arcivescovo di Erlau, e
quasi tutti vollero accompagnarlo a Co-
locza ed a Cinque Chiese. Ad un mez-
z'ora di distanza da Colocza fu incontra-
to dal vescovo di Csanad e Temeswar
mg.' Giuseppe Lonovics, poiché l'arci-
vescovo mg.' Francesco di Paola de'conti
Nadasdy, quasi cieco, l'avea inviato a far
le sue veci ; con essolui si fecero trovare i
membri del capitolo, del magistrato e al-
tri ragguardevoli personaggi di Coioc?a.
Una carrozza a G cavalli era destinata pel
nunzio, altre 4 e a 2 cavalli pel corteg-
gio. Mg.' Viale, avendo alla sinistra mg.'
d'EilaUjIia una inlinila moltitudine di
popolo, scortalo da .lo cavalieri e aven-
do 1 ufllciali di essi ngli sportelli, giun-
se alla panocchia di Tcctu, ove slava al-
l' u»ato modo tutta quella popolazione
U N G
schierata insieme al parroco, il quale ]<)
ricevè rispettosamente. INella piazza del-
la cattedrale di Colocza venne salutalo
con clamorosi evviva dalla folla ivi adu-
nata. I primi personaggi della città an-
darono a ossequiarlo nell' arciepiscopio,
ove alla testa del clero lo nvea accolto
mg.' Nadasdy arcivescovo. Ricevute pur
qui le deputazioni del capitolo, del clero,
del magistrato, delle facoltà insegnanti e
di altri corpi, assistette ad un convito
datogli dall'arcivescovo, cui erano invi-
tale le più illustri persone della città. Si
fece brindisi al successore di s. Pietro, e
mg.' nunzio alla sua volta fece altrettan-
to verso l'imperatore Francesco Giusep-
pe 1. Accompagnato dall' istesso arcive-
scovo, andò poi a visitare la metropoli-
tana, la chiesa parrocchiale, il semina-
rio e la casa degli scolopii. li giorno ap-
presso una deputazione del capitolo di
Colocza e del magislrato vollero unirsi
alla splendida comitiva di n)g.' nunzio,
per seguirlo fino alla stazione del vapo-
le. Nell'approdaie tutte le campane di
IMohacs, e persino quelle delle chiese sci-
smatiche, suonarono a festa. Il vicario
generale del principe primate d'Unghe-
ria, le deputazioni del capitolo e del cle-
ro di Cinque Chiese ricevettero il nun-
zio, che si condusse in carrozza al palaz-
zo, che il vescovo di Cinque Chiese pos-
siede in Mohacs, Ammesse ad udienza le
consuete deputazioni, e ivi complimen-
talo eziandio a nome del primate mg.
Giovanni Scitowski arcivescovo di Stri-
gonia, ora cardinale, conlinuò il cammi-
no verso Cinque Chiese. Al toccar del suo
territoiio si fece incontro al nuuzìo la
deputazione di quella città, avente alla
testa il borgomastro. 11 principe prima-
te venne ad accoglierlo alla porta dell'e-
piscopio (essendo allora vacante la sede
del suo vescovo), con tutto il clero schie-
rato in due file. E incredibile l'entusia-
smo destalo in tutti ila una lai visita. La
solo nun'/ìo pontificio di Vienna, il ce-
lebre e dotto Garampi, poi amplissiiuo
U N G
cardinale, eiavi stato oltre 80 anni acì-
dietio. Qui furono le deputazioni ning-
giori che altrove ; i professori del liceo, le
autorità civili e militari, ognuno gareg-
giava in render testimonianza di divuto
affetto alla s. Sede e al ben degno e ac-
clamato suo rappresentante. Era il gior-
no appresso 29 giugno la festa de'ss, Pie-
tro e Paolo, e mg/ nunzio celebrò pon-
tificalmente nella cattedrale di Cinque
Chiese. Tutto il clero andò colla croce ar-
civescovile a prenderlo: stava nel trono
a conili Ei'aiigelil, mentre il primate
sedeva in altro trono a conni Epistolae,
e l'assistevano due vescovi in mitra e pi-
viale, quello cioè di Bosnia e Sirmio, det-
to volgarmente di Diakovar per risiede-
re in tal città, mg."^ Giorgio Strossmayer,
e mg."^ Gregorio Gii k vescovo d'Adraso
in partibus e ausiliare osulTraganeo del-
l'arcivescovo di Colocza. Compiuto il s.
Sagrifìzio, il primate predicò dal pulpito
ragionando sull' istituzione della Chiesa
cattolica, sulla sua unità e sul primato
da Cristo istituito nel romano Pontefice.
Per condiscendere a' desideri! di mg.'
Strossmayer, mg." nunzio a' 3o giugno
mosse alla volta di Essegg, accompagna-
to da quel vescovo e dalla deputazione
del capitolo di Gran. Passato il ponte sul-
la Drava trovò le deputazioni di Essegg,
nelle quali si notava lo stesso borgoma-
stro ; vi era venuto persino il parroco
.scismatico. Tutti dichiararono la loro
gioia nel vedere per la 1." volta fra loro il
rappresentante della s. Sede : si consola-
vano per avere il loro vescovo ricevuta
nel i85o la consagrazione da mg.' Via-
le, ripetevano le proleste di attaccamen-
to alla s. Sede e al Papa. Mg.' nunzio
traversando la città volle riverire il con-
te Peachevich, conte supremo di quel co-
mitato e rappresentante dell'autorità so-
vrana. L' eccelso personaggio era fuori
di se pel giubilo; il tenne a convito, e
desiderò che i sentimenti suoi e de' po-
poli a lui aflidati venissero , siccome il
nunzio promise, maoifestatì al santo Pa-
U N G 243
(he Pio IX. Per lungo tratto di via il
nobile conte e il borgomastro riaccom-
pagnarono il nunzio, accolto sempre da
numerosissimi evviva. Poco distante da
Diakovar trovò il vice-presidente del go-
verno e altri personaggi primari. Pre-
ceduto da IO cavalleggieri giunse nella
città, in mezzo d'una folla d'ogni condi-
zione e sesso. Sull'ingresso dell'episcopio
erasi fatto un arco trionfale con verdu-
ra e fiori,sormontato dalla bandiera pon-
tificia, fiancheggiata da quelle imperiali.
Raccoltosi il clero in una ben vasta sala,
ragionò della gioia di tutti per sì conso-
lante e inaspettato onore; più tardi mg.
nunzio andò alla cattedrale per celebrar-
vi la s. messa ; visitò il seuiinario, le par-
rocchie e quanto sembrava avere piìi im-
portanza religiosa. Non solo tutti i mem-
bri del clero che si erano recati a Diako-
var, ma moltissimi nobili, impiegati e
militari assisterono alla mensa, nella qua-
le mg.' vescovo rinnovò a nome di tutti
le dichiarazioni di ossecjuio verso il som-
mo Pontefice Pio IX, al cui nome echeg-
giò di applausi la vastissima sala. Tro-
vandosi vicino, volle mg.' nunzio passare
a Semlino, città della Schiavonia mili-
tare e distretto reggimentale, principale
emporio del commercio tra la Turchia
e l'Austria, per consolare quella porzio-
ne de' cattolici che ivi si trova, nùsta a
buon numero di greci scismatici ed ebrei.
Lo stesso vescovo di Diakovar volle se-
guirlo. Il preposto di Semlino con altri
ecclesiastici, i pp. francescani, il 1° co-
mandante della fortezza, per incarico a-
voto dal i.°, andarono a prendere il nun-
zio sulle rive del Danubio e l'accompa-
gnarono alla casa parrocchiale, alla cui
porta stava un drappello di soldati per
fargli la guardia e rendere a lui gli onori
militari. I deputati della chiesa cattolica
non solo, ma il magistrato della città com-
posto in parte di greci scismatici, si re-
carono a complimentarlo e ad offrirgli
i propri servigi. Il tenente maresciallo
Krauiner comandante la fortezza lasciò
244 u N G
a disposizione di lui le proprie carrozze,
e volle die il suo i.°aiulante gli stasse
sempre hI fianco. Quasi appena giunto
vennero in grande uniforme ad ossequiar-
lo il console austriaco di Belgrado e il
vice cancelliere del consolato, per in vilar-
lo con tutta la sua comitiva a desinare
in Belgrado, ove il giorno 3 luglio si con-
dusse venendo nello stesso battello a va-
pore accompagnato dal console austria-
co, da'cancellieri della legazione, dal par-
roco e da altri ecclesiastici aggiunti alla
sua comitiva. Avrebbe mg."^ nunzio de-
siderato di vedere il pascià, ma noi potè
per essere il Ramazan o tempo di digiu-
no deìurchi; visitò invece il ministro de-
gli alFari esteri della Servia Petrionevicli,
dal quale venne trattato colla più gran-
decortesia e accompagnalo fino alla por-
la della casa, ed anco dal console fran-
cese, che avea inalberata la bandiera na-
zionale. Visitato quanto era ivi più im-
portante, ed ospitato dal console austria-
co, venne da lui e da tulio il suo dica-
stero riaccompagnalo alle rive del Danu-
bio. Nel giorno 4 ^ug."^ Viale ritornò a
Cinque Chiese, passando per Neusat, ove
trova vasi il magistrato di Petervaradino.
Visitò Hocli, castello del principe Ode-
scalchi, e il convento de'francescani, ove
morì s. Giovanni da Capistrano. Giunto
a Mohacs ebbe nuove deputazioni venu-
te da Cinque Chiese. Non minori delle
prime furono le nuove accoglienze del
primate d'Ungheria. Nel d"ì seguente mg."^
nunzio assistè alla solenne ceremonia del-
l' ingresso che le religiose di Nostra Si-
gnora, venute da Presburgo, facevano in
un monastero per loro costruito dal pri-
mate per contenervi 3o monache desti-
uale a educarvi la gioventù. 11 sagro ri-
to cominciò nella cattedrale, ove tanto il
nunzio quanto il primate andarono pro-
tessionalniente, e fu continualo nella
chiesa interna del monastero. Il nunzio
stava alla destra ilei piiniale, avendo ac-
canto due prelati mitrali ; le religiose era-
no 12, e ognuna di esse teneva a se vicina
UNG
una dama. Fecesi dipoi nel parlatorio tuia
agape; sedevano alla stessa mensa le mo-
nache tutte da una parte e nell' altra il
nunzio, il primate e gli altri ecclesinslici
cheaveano preso parte alla funzione. A'7
luglio congedatosi dal primate, mg. 'Via-
le Prelà tornò alla volta di Vienna, rice-
vendo per tutta la via i medesimi onori,
già riferiti. Accorrevano d'ogni parte le
popolazioni ad ossequiarlo, spargendogli
la via e la carrozza di fiori, tenendosi o-
norato chiunque il potesse albergare per
un sol momento, facendosi nelle mense
contìnui brindisi alla religione cattolica
e al Pupa, a'quali mg/ nunzio rispon-
deva con quelli per l'imperatore. In una
parola l'illustre prelato ricevette sempre
nuove dichiarazioni di riverenza e di af-
fetto verso il sommo Pontefice; né mai
lasciò nelle risposte, che ad ogni tratto
far dovea, d' inculcare l'unità col Capo
della Chiesa, assicurando i cattolici es>
ser questa una bella garanzia dell'uma-
na felicità, ed un possente mezzo per
mantenersi fedeli anche alle civili auto-
rità. Poco dopo mg.' Viale Prelà intra-
prese il 2.° viaggio per l'Ungheria. A fi-
ne d' onorare la memoria del suddetto
mg.' Nadasdy arcivescovo di Colocza, pas-
sato al riposo de'giusli, il nunzio aposto-
licocorrispondendo all'invilo fattogli dal
capitolo di Colocza, si propose di assiste-
re a' funerali solenni di quel prelato da
celebrarsi nella metropolitana di Colocza,
coll'assistenza del principe primate d'Un-
gheria e di altri prelati del regno. A tale
eifello mg.' nunzio partìda Vienna a'27
settembre 1 85 1 col battello a vapore per
recarsi in Gran. Avendo il battello ap-
prodalo, come d'ordinario, a Gònio, una
deputazione di benedettini di s. Marti-
no al Monle si presentò al prelato per
complimentarlo a nome dell' arciabbate
e della comunità monastica. Proseguen-
do indi il viaggio giunse a Gran, ove fu
ricevuto alle rive del Danubio da una
depuitiziune del capitolo di Gran e da
niollì altri ecclesiastici; ed accompagna-
U i\ G
lo dal snono festivo tli tulle le cainpane,e
seguilo dagli ecclesiastici riiedesimì si re-
cò alla residenza arcivescovile. Tutto il
capitolo metropolitano in uno al clero
della città era riunito nel palazzo prima-
ziale, dove dalla i." dignità del capitolo
fu indirizzato al rappresentante ponlifl-
cio un discorso diretto ad esprimere, co-
me già altra volta il capitolo avea fallo,
sensi di divozione verso il Vicario di Ge-
sù Cristo in terra, a'quali sensi il nunzio
corrispose dichiarando la sua particolare
soddisfazione, di enoontì al capitolo e di
eccitamento a progretlir sempre pii^v nel-
l'intima adesione col Capo supremo del-
la Chiesa. Nel d'i seguente il nunzio e il
primate, accompagnali fino alle rive del
Danubio dal capitolo e da molti altri ec-
clesiastici, s'imbarcarono sul battello a
vapore, mentre le campane suonavano a
festa. A'-ac) alle 7 del mattino il battel-
lo approdò presso Colocza, e il rappre-
sentante pontifìcio insieme al primate
furono ricevuti alla riva dal vescovo di
Csanad mg."^ Alessandro Csajaghy, già
canonico di Colocza, e da mg.' Guk au-
siliare del defunto e vicario capitolare
dell'arcidiocesi. Dopo un breve discorso
indirizzalo da rog."^ Girk al nunzio e al
primate, con cui dimostrò il dolore pro-
valo per la morte e perdita latta dall'ar-
cidiocesi di mg."^ iNadasdy, e della più
profonda riconoscenza del capitolo di Co-
locza nel veder con sì peculiari riguardi
onorata la memoria del suo arcivescovo,
il nunzio salilo in una carrozza a 4 'Ca-
valli, avendo alla sua sinistra il primate
d' Ungheria, si diresse alla volta di Co
locza preceduto da due usseri a cavallo e
seguito da un drappello di gendarmi e-
gualmenle a cavallo, comandalo da due
ulHziali ch'erano alla portiera. Seguiva-
no quindi altre carrozze co'due nominali
vescovi e gli ecclesiastici del nunzio e del
primate. 1 due prelati fmono ricevuti al
suono di tulle le campane, dal clero del-
la città già riunito tiel palozzo arcivesco-
vile pei' ricevere il nunzio e d piinmte.
U N G 345
Condono il rappresentante pontificio nel
suo appartamento, tutto il clero si recò
presso di lui, ed a nome di tutti mg."^ Girk.
gl'indirizzo un discorso esprimente .sensi
della più viva riconoscenza verso il rap-
presentante di Sua Santità, pel dare ch'e-
gli faceva una cosi bella dimostrazione
d' onore alla memoria del loro defunto
arcivescovo, assicmamlo che questo ser-
virebbe a render setnpre più vivo il sen-
timento di divozione verso la s. Sede, che
già era profondo nel loro cuore, e di cui
così vivi esempi a veano ricevuto dal loro
defunto arcivescovo. Rispose mg.' nun-
zio : lissergli ben noti per esperienza i sen-
si (li divozione di quel capitolo verso la
s. Sede e la sagra persona del Santo Pa-
dre ; sensi di cui avea già avutoluminose
prove in occasione del i." suo viaggio a
Colocza. Espresse il suo dolore che un'oc-
casione così funesta 1' avesse ricondotto
in queste contrade; parlò brevemente del-
le virtù del defunto arcivescovo, propo-
nendolo (jual modello di pietà, di carità,
di zelo e di filial divozione alia s. Sede,
che dovessero imitare. Disse in ultimo
non avere avuto lui altro in vista nell'in-
Iraprendere questo viaggio, senonchè di
onorare la memoria del defunto loro ar-
civescovo e di rendere in lui onore all'E-
piscopato ungarico ed allo stesso capitolo
di Colocza. In ciò fare non aver lui che
interpretato le intenzioni benigne del
Pontefice Pio IX, che ama con paterna
benevolenza 1' Episcopato, il clero ed in
generale la nazione ungherese. I parenti
del fu mg.' Nadasdy si trovarono nell'ar-
ciepiscopio per trattare onorevolmente il
nunzio e il primate, e ciò fecero nel mo-
do più segnalalo e più nobile. Intanto e-
rausi recati a Colocza il nuovo vescovo
di VVailzen o Vaccia mg."^ Agostino Ro-
skovany, tuia deputazione di quel capi-
tolo, il vicario capitolare di Csanad, con
altri ecclesiastici di quella diocesi. Inoltre
ima deputazione del capitolo di Cinque
Chiese, ed un numero considerevolissimo
di ecclesiastici d'altie diocesi, e parlico-
246 U N G
laimHìlc la maggior parie de' panochi
flella (.ina ti» Colocza. Tulli questi eccle-
siaslici si recarono presso il pontificio lap-
prestnlanle, e con :maloglii discoisi lesli-
fjciirono la loro inviolabile divozionealla
Selle apostolica. A'3o settembre tutto il
clero succenuiito in abiti corali, precedu-
to dalla croce ca[)itolare, segnilo dal ve-
scovo di Varcia,da quello di C<anad, dal
vescovo au<.iliare di Colocza e dal vica-
rio capitolare di Csanad in piviale e mi-
tra, si recò alla residenza arcivescovile
per condurre alla metropolitana il nun-
zio e il primate. Questi vi sì recarono in
rocchello e mozzetta, avendo il nunzio
alla sua sinistra il primate d' Ungheria,
Giunto alla chiesa e dopo aver brevemen-
te orato all'aliare del ss. Sagramento, il
nunzio ascese al trono a conni E\'angc-
Hi, mentre il primate si recò ad un fal-
distorio disposto per lui <7 conni Ej>i-
^tolac. il nunzio asstmse gli abili ponti-
ficali per cantar la messa di rctjuiern ed
il primate assunse il [tiviale. Come già
era accaduto in Cinque Chiese, il vesco-
vo ausiliare diColocza e il vescovo di Csa-
nad unicamente per dare una testimo-
nianza di divozione alla s. Sede e della
loro venerazione verso il Santo Pa<lre,vol-
lero prestar l'ussistenza aldi lui rappre-
sentante in piviale e mitra. La ceremo-
nia principiò con un'orazione funebre in
lingua latina recitala dal canonico Fo-
garassy ungherese, quindi il nunzio ce-
lebrò ponliiicalmente l'incruento Sagii-
fizio, dopo il (|uale furono falle le 5 as-
soluzioni da'vescovi che assistevano alla
ceremonia, l'ultima delle quali fu falla
dal nunzio di Sua Santità. Mi-.' Viale e
I •
Il primate fnrono poi ricondotti alla re-
sidenza arcivescovile da tutto il clero, e
poco dopo assisterono ad un banchetto
di i5o invitali. Il giorno slesso sul far
della sera il nnnzio e il primate parliro-
uo da Colocza cogli stessi onori resi al
loro arrivo, e seguiti dn numero consi-
derevole di carrozze. Ind);.rcatisi poi sul
battello a viipore,, giunsero il giorno se-
U N G
guenleinPeslalley del mattino. Il gior-
no 4 ottobre,onomaslico dell'imperatore
Francesco Giuseppe I, dovea esser po-
sta la pietra fondamentale d'una magni-
fica chiesa che i cittadini di Pesi erano
perivi edificare. Il primate pregò il nun-
zio apostolico a voler assistere a questa
ceremonia, dicendo che la presenza del
rappresentante pontificio non solo ser-
virebbe a dar maggior splendore alla ce-
remonia, ma ben anche a far sentire al
popolo r inlima unione che congiunge
l Ungheria alla santa Stóe. Il primate
aggiunse, voler lui che questa chiesa da
edificarsi fosse più particolarmente sot-
to gli auspicii della santa Sede, Il nun-
zio aderendo a' desiderii del primate,
si Irallenne presso di lui in Buda fino al
dì della ceremonia. Le corporazioni re-
ligiose si recarono successivamente pres-
so del nunzio per prestare omaggio nel-
la sua persona al Santo Padre, e questo
fece piu'e una deputazione numerosa del
magistrato di Pesi, che espresse la gioia
che i cittadini cattolici provavano che il
rappresentante pontificio fosse per assi-
stere alla ceremonia. Alle ore io anti-
meridiane de'4 ottobre, in una carrozza
di gala a 6 cavalli mossero il nunzio e il
primaledalla residenza arcivescovile, te-
nendo il i.°la destra. Precedevano la car-
rozza due usseri a cavallo, fiancheggia-
la da due altri usseri e seguita da altra
carrozza a 4 cavalli, col seguilo de' due
prelati, i quali giunti al luogo destinato
per la ceremonia, furono accolti al suono
d'uno scelto concerto militare. 11 magi-
strato della città di Pest era colà raccol-
to, ed il borgomastro indirizzò al nun-
zio un complimento in lingua tedesca ,
mentre un'altra persona ne indirizzòuno
in lingua ungherese al primate. 1 due pre-
lati procederono al luogo ove la ceremo-
nia dovea celeijrarsi, stando il nunzio al-
la destra del primate. D' ambo le parli
erano schierote delle fanciulle vestile di
bianco, ohe sostenevano ghirlande di fio-
ri, 0 dietro le medesime erauo tutte le
U N G
confialernile co' loro sfenclardi di I'o«f.
iiecatisi i ilue pielaJi alla cappella eiella
sojlo una tenda militai-e vagamente or-
nala, i! nunzio ascese il trono die gli era
sialo destinalo a coniu Evangclii, men-
tre il primate occupò il trono n conili
Kpislolae, ed assunsero il piviale e la
mitra. La ceremonia fu celebrata secon-
do il rilo prescritto nel pontificale ro-
mano renella pietra fondamentale in un
con molte altre medaglie d'oro, d'aigen-
to e di rame, fu depositala una medaglia
d'oro coll'elllgie del Papa Pio IX, di cui
il nunzio aveva fallo dono al magistrato
di Pesi per quest'oggello, del che fu fat-
ta menzione nel documento in pergame-
na che fu rinchiuso nella slessa pietra fon-
damentale, come anche fu fatta menzio-
ne della presenza del ra[)()resentante pon-
tificio, il quale sottoscrisse il documento
medesimo. Dopo le ceremonie della col-
locazione della i.'pieti'a) il primate cele-
brò pontificalmente, assistendo sul tro-
no il nunzio a corna Evangelii, assistito
da due abbati mitrati. Il primate impar-
tì la s. Comunione ad mi certo numero
di fjnciulli e fanciulle, che più lardi do-
veano ricevere il sagramento della cresi-
ma. Dopo la messa il primate ammini-
strò il sagramento del battesimo ad una
neonata bambina, e quindi il nunzio, se-
condo il desiderio del primate, ammini-
strò il sagramento di confermazione a'
fanciulli e fanciulle che già aveano par-
tecipato alla ss. Eucaristia. In ultimo il
nunzio, essendone stalo pregato dal pri-
mate, intuonò all'aliai e l'inno Te Deuni,
chiudendo la ceremonia colla consueta
orazione. I due pielati furono quindi ac-
compagnati dal clero tino alla carrozza
che li attendeva, e così ritornarono alla
resilienza primaziale in Buda. Immenso
fu il concorso di popolo che assistè alla
ceremonia, oltre l'assistenza delle digni-
tà civili e militari più cospicue dello sta-
to, e dopo la ceremonia, mentre i due
prelati si i ecarono alla loro carrozza, più
Volte furono ripetutigli evviva. Il pricna-
C N G
'47
It! radiuiò lo slesso giorno ad un i<;plen-
ilido banchetto le autorità principali del
governo, molti del magistrato di Pest, ed
im numero considerevole degli ecclesia-
stici più ragguardevoli. CeleI)randosi il
giorno onomastico dell' iin[)eratore, era
l)eu naturale che alla M. S. fosse fatto
blindisi, che fu accollo con viva gioia ;
quinili il principe primate fece brindisi
al Santo Padre, premellendo un discor-
so pieno di sentimenti della più inalte-
rabile divozione verso it Padre comune
deTedeli, discorso che fu accolto con en-
tusiasmo. Il nunzio rispose dando sem-
pre maggior eccitamento all'unione sin-
cera, che regii i nel clero e nelle popola-
zioni d'Ungheria verso il Vicario di Ge-
sù Cristo in terra e la s. vSede. Ambedue
le cereiuonie, tanto quella di Colocza,
chela 2/" celebrala in Pest, riuscirono non
nieno splendide che edificanti. L'altro
viaggio parimenti trionfile e glorioso per
la s. Sede, intrapreso da mg.' Viale Pre-
là sul finir dell'otlobre i85), da Vienna
in 7V(7fZ9/Av/«jV7j per compiervi l'erezio-
ne delia nuova provincia ecclesiastica di
Fogaras di rito greco cattolico, lo cele-
brai nel ricordato articolo. Fu quindi al-
tresì consolante pelcaltolicismorappreii
derele seguenti notizie, collequali si chiù
se ili 8)1. Della riverenza di Francesco
Giuseppe I verso la Chiesa cattolica ab-
biamo ^v\\ dal principio del suo memora-
bile regno avuti molti chiarissimi argo-
menti, suggellati poi col concordalo re-
ligioso concluso colla s. Sede, ma a' 26
dicembre ne die novelle prove, decre-
tando di riassumere l'antico e nobilissimo
titolo di Maestà Apostolica, qual re
d'Ungheria cui è inerente, con che spie-
ga la divisa del più vicino prolettore di
quella Chiesa che fu innalzata sul fonda-
mento degli Apostoli. Quindi un decre-
to del ministero di giustizia dell'i i gen-
naio iS52, obbligatorio per tutto firn
pero, pubblicò la sovrana risoluzione ile'
28 dicembre i8Tr, a tenore della qua-
le in lutti i pubblici decreti promulgati
248 U N G U N G
in nome di S. INI. nmpeiatoie crAuslria, americani non varranno a strappar loro
si dovrii usare l'espressione: Sua Mae- dal cuore per assai tempo l'amore e la
sta f. R. Jposlolica ; e perciò ordinò a fedeltà, che nuovamente giurarono al so-
tutte le autorità giudiziarie dell' intera vrano. « Ben si può dire che Francesco
monfuchia, che nello stendere e pubbli- Giuseppe I, senza sguainare la spada o
care tutte le decisioni giudiziarie, per le ferir colpo, riconquistò all'Austria l'Un-
quali è prescritta od è in uso la formo- gheria, meglio che non fecero i suoi a,e-
la: In nome di S. M.r Imperatore, ab- neralijcon quella rilevantissima diffe-
biano a servirsi d'allora in poi della for- renza che va dal domare colle armi al
mola : In nnmc di Sua Maestà I. R. /i- soggiogare coll'amore, che dove il primo
postolica. Neil' Ungheria gli abitanti di è violento e quindi passeggiero, il secou-
Gross Tikvan e di Kakowa, comuni del doèsoave e perciò durevolissimo". Pub-
comitato di Krasso o Rrassova nel Da- h\\co\di Gazzella di Pest &\i\ viaggio deU
nato, e popolosi di meglio che 6000 [)er- l'imperatore in Ungheria, ch'egli giun-
sone, contemporaneamente e d' accordo to a Pest capitale del regno, ivi ricevu-
lasciarono lo scisma greco per unirsi al- to dall'arciduca Alberto Federico gover-
la comunione di Roma cattolica. In pari natore civile e militare dell'Ungheria, a'
tempo nella Servia fu intimato un na- 6 giugno ricevè tutti i generali ulliciali
zinnale sinodo di vescovi da raccogliersi di stalo maggiore; a questi seguì l'alto
a Carlowitz. clero condotto da mg/ Scitowski arci-
L'Ungheria dopo la nuova organizza- vescovo di Strigonia e principe primate
zioiie dell' iuspero, sortendo dallo stato del regno, che indirizzò a S. M. un'allo-
eccezionale e tulio proprio in cui trova- cuzione in lingua latina. S. M. degnossi
vasiaccantoallealtreprovincie della mo- rispondere alcune graziosissime parole
noichia austriaca, lungi dall'aver soffer- nello sfesso idioma; poscia i suoi consi-
to detrimento ne'suoi interessi morali e glieri intimi, i ciambellani e scalchi, eb-
nialeriali, guadagnòimmensamente, col- bero l'onore d' essere presentati. Segui-
la narrala in principio emancipazione rono a questi le autorità politiche, scola-
de' contadini e colla eqtiiparazione del sticheedi polizia; quelle che sono subor-
paese agli altri dominii. Perciò grande fu dinate al ministero delle finanze e del
1 entusiasmo del popolo alla vista del gio- commercio, come anche le autorità giu-
vane Monarca, allorché nel i852 visitò diziarie, i consigli comunali di Buda e
l'Ungheria, che seppe con tanto senno e Pest, la deputazione del comune di De-
tanta energia iniziare un'era novella di breczin, i 3 soprintendenti riformali, le
pace e di gloria per l'unita monarchia, deputazioni delle comunità protestanti
e vuole e sa colle unite forze di tutti cer- del distretto, l'accademia delle scienze, i
care il bene di tutti i paesi e di tutte le membri del museo, la camera di com-
slirpi soggette al possente suo scettro. La mercioja banca nazionale filialee laban-
Cji'77/ùC\7/to//Vrt!,parland()de'viaggidel- ca mercantile. Venne poi la volta de'co-
1 imperatore a traverso l'Ungheria e la inuni foresi del comitato di Pest. Atteso
Tiansilvnnia, dice che non saranno ne- il generale desiderio e premura degli a-
gli annali dell'impero l'opera meno bel- bilanli de'villaggidi vedere il loro impe-
lai; %anlagginsa del giovane principe.Col- riale Signore, la M. S. animata dal desi-
le sue amabdi maniere, unite ad una gè- derio di mettere tutti a parte di tale fe-
nei osila veramente regale e ad una squi- licita, fece sfilare innanzi a se nel cortile
silissunaprn(lenzu,si cattivò talmente gli del ca><lello tutti i rappresentanti dcMuo-
animi della magnanima nazione, che le ghi. Quale giubilo, quali ilimostrazioni
dcclaoiaziom di Kos>ulh e i suoi dollari di gioia accompagnarono quest'atto, è
U N G
di/TiciledesciìveiIo. Dopo elibe luogo an-
che la [ìieseiitazione di tutta la Dobillù, in
quanto non fosse stata presentata prima ;
imperoccliè in Pesi si radunò tolta l'al-
ta aristociazia e gareggiò nel dimostra-
re al monarca il verace suo atlaccauien-
to. Quando il primate d'Ungheria, cir-
condato dal venerando consesso di 22 ve-
scovi e di tuimerosissimo clero, accolse
l'imperatore sulla riva di Pesi, gli dires-
se la seguente allocuzione. » Sacra I. U-
Apostolica Maestà, graziosissitno Signo-
re! Il più dolce sentimento d'una gioia
senza limiti s'impadronisce oggi de' no-
stri cuori. Tutti i sudditi fedeli dell'Un-
gheria vedono adempiuti tutti i loro più
ardenti desiderii, le loro più iervide bra-
me, le loro ardile speranze, p;utecip;ui-
do all'alta fortuna di vedere in mezzo ad
essi la sagra persona di V, !\]., di salu-
tarla e di schierarsi intorno al loro Si-
gnore. Dal momento in cui, colla rapi-
dilà del baleno, si dilfuse nelle beale cam-
pagne di questo dominio della corona la
I.'' nuova dell' aj>parire della M. V. nel
nostro paese, tumnltuaiono ne' nostri
cuori, per prorompere da essi, i senti-
menti di gratitudine e di gioia, di rive-
renza e d'amore; edora nel primo mo-
mento della sovrana paterna visita di V.
M. prorompono, e ne risiionano ali in-
torno i monti della nostra patria. Salute
alla M. V. I. II. A., in mezzo a'vostri sud-
diti ungheresi, che tanto agognarono
questa felicilà, apportatrice di beatitudi-
ne e di pace. Salute da parie di (pjella
porzione di quaranta uiiHotii de' vostri
sudditi, che non ha altro pensiero che
quello di essere retta dall'eccelsa austria-
ca Casa, e che senz'essa non gotle d' un
sol mùu)ento di esistenza. Salute, o gia-
ziosissimo nostro Signore, al vostro pri-
nio passo su questa terra, che accpiista-
rono l'eroiche braccia de' vostri gloriosi
predecessori, ch'essi protessero contro le
tempeste più d' una volta scatenatesi so-r
pr'essa, e che finalmente l'anni vincitri-
ci di V. r»J. strapparono e sulvaVPuu da-
UNG aÌ9
gli clementi devastatoli, che n suo dan-
no infuriarono negli ultimi tempi e la mi-
nacciarono di totale rovina. Salute an-
cora una volta alla M. V. I. U. A., in mez-
zo a'giubilanli, fedeli, ossequiosi vostri
servi, in mezzo a'vostri figli compresi di
gratitudine. La provvidenza piUerna e la
protezione vigorosa dell'Onnipotente ac-
compagnino i passi di V. AI., acciocché
felicitando ancora molte regioni di (pie-
sto paese colla consolatrice e Irancpiil-
lanle augustissima vostra presenza, la
M. V. possa vedere co'suoi propri occhi
paterni e benigni il sincero attaccamen-
to, la suddita fedeltà e l'amor filiale, che
milioni d'uomini di questa nazione nu-
trono pel successore ili s. Stelano I, pri-
mo nostro re, pel nipote ed erede ilelle
sublimi virtù dell'imperatore e re Fran-
cesco I, d'immortale memoria, per la sa-
gra persona di V, M., acciocché possa es-
sere testimonio oculare di quei sentimen-
ti fedeli e delicati, co' quali gli abitanti
di questa patria desiderano tolti, adessa
e sempre, che la M. V. I.R.A., coronala
di gloria, di splendore e di fortuna, pos-
sa elargire a'popoli di tutto l'ifopero be-
nedizione, pace, prosperità e conlentez-
za, e possa vivere per lunghi anni felice".
Il dì 7 giugno vi fu grande esercizio al
Ptokos, delle guarnigioni di Buda e Pesi,
unitamente a' distaccamenti de' vicini
dintorni, sotto il comando del lenente
maresciallo conte Lichtenberg : ascese U
forza totale a quasi 1 3, 000 uomini, 7, 5oa
cavalli e 78 pezzi d'artiglieria; l'impe-
ratore comantiò persoiialuienle l'evolu-
zioni eseguile a fuoco. Tutto (liiito, l'im-
peratore fu accompagnalo fino al Lodo-
viceo da' membri presenti dell' augusta
casa imperiale e <la un interminabile
splendido seguito. Ivi ascese in carrozza
tli corte e fu dappei tulio salutalo nel per-
correre la cillà, come lo fu anco il mnl:
tino al piuito di sua uscita, daMa popo-
lazione che ovunipje aspettava, nel mo.-
do [)iù vivace e più lieto. Tutto il popolo
della capitale ungherese, nubili e borgh^^
a'7o UNG
si, ricchi e poveri, fecero a garn per of-
frire al monarca segni d'amore, di di-
vozione esndtiilo iitlaccamento. In ogni
occasione in cui l'icnperatore si presen-
tava al popolo, questo iniuieiosissin)o ac-
correva, con gioia ed entusiasmo, tnani-
festalo da incessanti e concordi grida di
giidjilo.ADuda il 9 giugno l'ndienze dei
160 pelenli accorsi in lolla, diu-aronoa
longo.L'imperatore visitò gli slabi limen li
pubblici, assistè alla corsa de'cavalli alle
valli, ispezionò i lavori di fortificazione
al Bloksberg ; imbandì gran mensa im-
periale di 72 coperte, alla qnaie furono
invitati i capi de'dicasleri civili e tutti i
consiglieri di luogotenenza, e intervenne
alla festa di ballo che si protrasse sino al-
l'alba, in casa dell'arciduca Alberto Fe-
derico, hidi recossi con tulio il suo se-
guilo a Reresztur, per assistere ad una
manovra d'artiglieria. L'eroica difesa di
Uuda nel 1849, è uno de'più bei monu-
menti della storia della guei ra unghere-
se. Fu uno di que'spiendidi fatti d'arme
che non hanno bisogno d'essere narrati
dalla storia, e che vivono nella bocca del
popolo e nelle tradizioni degli eserciti.
Fino a clie batte un cuore austriaco, fi-
no a che v'abbia un esercito austriaco,
fino a che sventoli 1' imperiale vessillo,
vivrà in Ungheria la memoria perenne
dell'eroismo del general niaggiore Hent-
zi nobile «li Arthur, e de'suoi prodi com-
militoni periti nella difesa della fortezza
di linda. Hentzi colla eroica sua morte
illustrò non solo il suo nome e la fama
dell'esercito austriaco, ma rese anco allo
slato pel quale si sagrificò, un servigio
mestimahile nel momento più decisivo.
Gli fu decretalo un monumento in Bu-
da, il quale in formalmente scopei'to l'i i
luglio alla preseu/a deli' imperatore, io
modo splendido e decoroso. Le più emi-
nenti sommila dell'impero si raccolsero
intorno alla tomba del caduto eroe, nel
sito destinalo a conservarne d monumen-
to all'ammiiMzione delle (ulure genera-
zioni. Il monarca iliè visibilmente a co-
U NG
noscere quanta importanza riponesse nel-
l'assistere alla scopertura e inaugurazione
solenne del monumento. Mostrò egli cosi
come gli stia grandemente a cuore d'o-
norare i fedeli servitori, e festeggiò ad un
tempo in quest'occasione l'elevalo prin-
cipio che ha salvalo l'Austria ne' deplo-
rabili eventi degli anni ultimamente tras-
corsi, il principio della fedeltà, dell'ono-
re e della costanza del suo glorioso eser-
cito. Nello stesso giorno l'imperatore e-
levò il cav. Enrico Henlzi capitano del-
lo stalo maggiore e benemerito figlio del
valoroso genitore, alla dignità di barone.
Quindi segui «plendidissimo banchetto
nella sala del palazzo degli stati provin-
ciali superbamente adornata. Le 4 If"
vola erano presiedute dall' imperatore,
dall'arciduca Alberto Federico, dall'ar-
ciduca Carlo Lodovico e dall' arciduca
Ernesto. I posti erano occupati in mo-
do che tra ogni due generali o offiziali
dello stato maggiore, fra'quali l'Hentzi,
siedeva un sotto-ufficiale o un gregario,
e questa mescolanza del gregario al so-
vrano comandante supremo dell' eserci-
to, fece su tutte le persone che vi parte-
ciparono un' incancellabile impressione.
Nel di seguente l' imperatore onorò io
Buda di sua visita l'istituto delle dami-
gelle inglesi, il seminario generale, l'e-
sposizione artistica nel museo, l'istituto
de'ciechi, il palazzo degrinvalidi, e final-
mente il palazzo Nuovo; nella sera visitò
il teatro ungherese. I cittadini delle cit-
tà sorelle di Buda e di Pest chiusero la
giornata con una grandiosa processione
di fiaccole. Merita inoltre menzione la
visita fatta dall'imperatore all'istituto de*
sordo-muti di Vaccia, poiché un allievo
gli recitò un breve discorso mandato a
memoria giusta il nuovo metodo, e gli al-
tri pronunciarono pure un triplice eljen,
il che parve commuovere il sovrano. Su
questo t ."viaggio di Francesco Giuseppe I
nel suo regno d'Ungheria, rilevò 1' Os-
servatnrr Romano col n." i45. » L'en-
lusiusmo col quale l' imperatore d' Au-
UNG UNG 25i
Siria fu accolto in Ungheria, è un fatto dove nascosto il furto restò pììi anni igne-
compiuto che non ci sorprende, ma per to, sebbene gravi sospetti ne facessero reo
varie ragioni è atto a consolidare In fé- fin da principio il capitano dell'insurre-
de nell'avvenire felicedeii'Austria.L'Un- zione Ivossulh, e indicassero non essere
gheria è quella parte della monarchia, state le preziose reliipiie trasportate ol-
ove più che altrove la furia della guerra tre i confini dello stato. Si sc[)pe che nel
civile lasciò dolorose eprofonde tracciejlà 1849 ruggendo dopo la disfiita i prin-
piùche altrove la rivoluzione oppose una cipali ribelli tn;igiaii nella Valacchia, al-
lotta cruenta ed accanita. Casolari e bor lorchè il principe di Windischgralz si a-
gate, villaggi e città incendiate e dislrut- vantava verso Buda, aveano comprati a
le, la sparizione di molti cari periti sui Orsov;i vecchia alcuni strumenti di sca-
campi di battaglia o vittime del terrore var terra; che d capo di essiKossulh giun-
ti voluzionario, hanno segnato con carat- to colle insegne reali sui confini della Va-
lere di sangue l'anno 1848 nelle pagine lacchia, potè conoscere che im pascià tur-
delia storia. Ancora sanguinano le feri- costava con un forte distaccamento pres-
te, ma il .Monarca si presenta per «ianar- so Veicevera onde impedu'e 1' ingresso
h; ed è accolto con gioia ed entusiasmo, de'faziosi armali, e che i ttuchi toglieva-
Non Io precedono né promesse, né amni- no a' fuggiaschi l'armi, le munizioni e
stie; i benefizi della fianchigia del suo- ogni avere dello stato. In tale imbarazzo,
lo e quelli derivanti da una migliore am- fu natiuale che l'agitatore pensasse a na-
niinistrazione ; il credito rilevato a van- scondeie il (esoroprima di passare il con-
taggio de'comnieicianti e dell'industria, fine. Giunto cogli altri a (pieslo, frugati
ruedianle il corso legolare della giusti- da'turchi non fu trovata la corona ad-
zia, il paese beneficato da strade e mezzi dosso a loro. L'o^tensione che di essa si
di comunicazione che rialzino il valore vociferò fatta a Viddino non fu che so-
delle derrate e delle terre, sonoavveni- lenne impostura, essendo di carta e di
menti che non ebbero ancora campo di vetri colorali il simulacro che il famoso
far sentile il loro benefico influsso. Ma magiaro fece passare per la corona un-
rimperatote si presenta, e quest'andata gherese. Per tutte queste notizie, si per-
vuol dire semplicemente : Obblio del pas- suase il goveino imperiale che l'insigne
sato. Ciò basta onde il viaggio del Mo- niontmiento fosse sepolto nell'estremità
narca si cangi in trionfo, e migliaia di dell' impero [)resso la Valacchia, onde
cuori battano dalla gioia e dalla speran- ordinò ricerche accurate e sollecite. Fino
za. A cosa ascrivere la gioia, l'affelto, l'en- dal i85o vennero scoperte alcune trac-
tusiasmo delle popolazioni ungariche? A ce del sotterramento, ma l'astuzia de'ri-
cosa se non al loro inalterabile ed incon- belli ne deviò le indagini e forse traspor-
cusso attaccamento alla gloriosa dinastia tò altrove l'importante scrigno. Indarno
degli Absburgo, che gli eventi, la sedu- i cercatoli impiegarono un'ionnità di di-
zione e l'inganno non hanno potuto sra- ligeiiti ricerche, finche di nuovo calcola-
dicare dal cuore ilei magiaro, il quale ti gli antichi indizi, e pare chiariti da un
amnjaestrato dall'esperienza, or confida prigioniero politico già compagno diKos-
solo nel cuore del Monarca, che è la glo- sulh nell' ascondere il furto, 1' uditore
ria e la felicità di trenl'olto milioni d'uo- maggiore Tito di Rarger, a cui era stata
mini ". Tra gli oggetti piìi venerandi in- affidata la missione speciale di rintraccia-
volati nell'ultima ribellione dell'Ungile- re quest'insegne, giunlo a un mucchio
ria, contasi il forziere della s. Corona e d'alberi con rami tagliati lungo la via che
delle altre insegne reali di s. Stefano I. mena alla Valacchia, scoprì il luogo Ì'S
Qual mano sacrdega avesse commesso e settembre 18 53, giorno della Natività del-
252 UNG UNG
In I] Vei"ine Patrona dell'Ungheria. Le dante dislretluale, il presidente del co-
i"e"ie inse-ne rinvenne io una cassa di fer- initnio di Pest-Pilsen, ed i borgomastri
lo^aila profondità di 2 piedi e mezzo, cir- di Buda e di Pest in piena gala. Quindi
ca nn'oia di cammino fuori d' Orsova venutorarciduca governatore AlbertoFe-
■vecchia a pie del monte Allion, sul ter- derico, egli salì al bordodel piroscafo, col
lilorio del redimento rumenico del I3a- cardinale e colla comoiissionc incaricata
jiato di Temeswar, la cui gazzetta pub- della verifica siili' identità della s. Coro-
Mitòla lunga descrizionedel ritrovnmen- na e delle regie insegne. Eseguila la ve-
to. La cassa di ferro fu portala a Orsova rifica, si rogò l'alto deirideiilicilà e della
in lucosicuro, ed aperta con forzasi tro- ricognizione. Il cardinale assistilo dall'al-
\o dentro piegalo in fretta il nianlello di to clero, recitò una preghiera di ringra-
s. Stefano! bagnalo e pochissimo guasto, ziamento, dopo la quale la banda nuisi-
Sx)llo erano i 3 cuscini, parimenti bagna- cale intuonato l'inoodell'impcro, il piro-
li, i quali servivano a presentare al re le scafo scaricò i cannoni, i quali tiri di sa-
ijise-nenel "iorno dell'incoronazione. In- hilo furono ripetuti da'cannoni delBIocks-
(Ji SI trovarono le calze di seta, la sciar- bergedaquellidella fortezza, tulle le cam-
pa, le scarpe e le pianelle pure inumidi- pane di Buda e di Pest suonando a festa.
U-, finalmente la cintura e varie filtuccie. Indi la s. Corona e le regie insegne di s.
A destra della cassa slava nel suo fodero Stefano 1 furono portate nella cappella
la s. Corona, del tutto intatta e con tulle del castello di Buda, e poi alla chiesa di
le sue perle e pietre preziose; presso la s. Sigismondo di Pest, e vi restarono espo-
corona poggiava lo scettro, la spada un ste 3 giorni. A'19 con diverse formalità
po'arriigginita.ed il pomo sovrastalo dal- portata la cassa alla stazione della ferro-
ia croce. Nel fondo della cassa giacevano via del Nord, ed accompagnata dall'arci-
per ultimo i fornimenti da cavallo, e al- duca Alberto Federico e dalla depulazio-
cuni documentidi scrillurebagnali e ma- ne ecorauaissione ungherese, pervenne a
cai dall'acqua. A' io settembre le trova- Vienna e con magnifico treno di carrozze
te insegne furono esposte alla pubblica di corte fu condotta nel palazzo im[)eria-
vista,ed a schiere accorse a Orsova il pò- le, con particolare e solenne ceiemoniale.
polo da' luoghi più lontani. I conladini L'arciduca governatore con apposito di-
magiari e rumeni si avvicinavano ginoc- scorso le presentò airimperalore,che ac-
chioni e pregavano alla vista di quella co- colse le regie insegne in trono solto bal-
rona che avea portala s. Stefuio I, con dacchino con decoroso corteggio. Dichia-
lehgiosa divozione, entusiasmati anche rò l'arciduca governatore la inesprimi-
pe) giorno in cui erasi eileltualoil suosco- bile gioia pel ritrovamento delle sagre in-
primerito.iN'elia sera ebbe luogo una poin- segue della Corona d'Ungheria, ed in no-
posa illuminazione, il suono di tulle le medi questa depose a piedi del Irono ini-
campane, il rimbombo de'cannoni e ai- perialeleassicurazionidell'inallerabilefe-
Ire leslivf dimostrazioni di gioia. Dipoi deità. L'imperatore graziosamente rispo-
lo cassa colle regie insegne pel Danubio se, essere !>ua voNnità, che la s. Corona e
fu |)orlala ;» Buda dal piroscafo a vapo- le insegne regie d'Ungheria vengano co-
ri; da guerra l'Albcito, lutto pavesato a me prova di confidenza riportale nel re-
festa. Allo sbarcatoio si trovarono a' i6 gno, e ne sia data la cura della sorveglian-
setleiiibreilprihcipeprimatecaidiiialSci- za all' arciduca governatore del meilesi-
U)\v>ki, dal Papa elevato alla por|iora, e mo. I due discorsi si ponno leggete a p.
altri arcivescovi e vescovi, i consiglieri in- 883 del Giontnlc di Roma deìnS 73. in-
limi.iciambcllani.i magnati, il capo della di le sagre insegne furono deposte nella
l«Ìoue!Mogoici)eijzialedi Uud<i,ilcoman- cappella di corte, ove il parroco delia me.
U NG
desima Inluonò il Te Deiun piosegulto
cla'caiitori, coll'assisteiiza deiriniperalo-
re e della corte. A' 21 il foizieie conte-
nente la s. Corona e le regie insegne d'Un-
gheria, con solenne accompagDameuto
furono portate alla stazione della ferro-
via del Nord, com'erano state condotte a
Vienna. In ambo le volle le stazioni della
strada ferrata si adornarono con fiori,
bandiere e stemmi in modo veramente
degno della solenne festa, così pure la lo-
comotiva del treno separato. La via dalle
rotaie alla porla d' ingresso era coperta
di ricchi tappeti. Al luogo dell'arrivo de'
treni era posta una guardia d'onore, con
bandiere e musica ; e 10 magnati unghe-
resi,in magnifico costume nazionale, tras-
portarono la cassa di ferro dalla stazio-
ue alla gran carrozza di gala di tiro a 6
cavalli bianchi con isplendidi fornimenti,
ricca d'inapprezzabili dorature. Anche la
capitale dell'impero fu compresa di alle-
grezza pel felicissimo avvenimento tanto
bramato. La s. Corona d' IJngheiia colle
sue venerate insegne, simbolo della digni-
tà regia, che il vinto partito rivoluziona-
rio avea sollrallo al suo re, congiungen-
dosi in esse la ricordanza avventurosa del-
l' introduzione del cristianesimo nel re-
gno, per visibile disposizione della divina
Provvidenza ricuperate dall'imperatore,
furono con diverse solennità e pubbliche
festevoli dimostrazioni riportale a Buila,
ed ivi conservate di nuovo, come in an-
tico, nel luogo stabilito nell'imperiale re-
gio palazzo situato nel castello. Così eb-
bero termine le solennità, cui dierouo
luogo il rinvenimento. Fu dello, che il va-
lore materiale della corona non è gran
cosa, mentre n'è inestimabile l'importan-
za morale. Gli altri arredi preziosi, come
il globo e la spada, dicesi che non pro-
venghino da s. Stefano f , ma da're di casa
d'Angiò. Il manlo pure fu adoperato per
la i." volta per 1' incoronazione di Carlo
Roberto d'Angiò. Però in origine era des-
so un piviale, che Gisella moglie di s. Ste-
fano 1 avea donalo alla cattedrale di Ve-
U N G 273
sprim. S'Ignora la provenienza de* cal-
zari.
Terminerò questo articolo con parlare
del coni[iimento della nuova e sontuosa
basilica metropolitana di Gran o Strigo-
ìiia, e della sua solennissima intera con-
sagrazione. Poiché nel luogo ove s. Ste-
fano 1 apostolo del popolo magiaro ebbe
i natali, ed ove si mise in capo la s. Coro-
na d'Ungheria, a'3o agosto i856 si ra-
diuiarono tutti que' personagi;;! che l'im-
pero novera più ragguardevoli e illustri,
per assistere a tanta solennità. Anche lo
stesso successole di s. Stefano I si alFicllò
a condursi nella città primaziale d' Un-
gheria,circondatodalla sua splendida cor-
te imperiale, per assistere alla pomposa
ceremonia colla quale la Chiesa consagrò
la finita e nuova magnifica basilica. Pri-
mamente conviene qui accennare, che
Gran o Strigonia fin dal secolo X era già
cospicua e 1 icca città ; quanto a popola-
zione, a magnificenza di chiese e di pa-
lazzi e alla opulenza degli abitanti vin-
ceva ogni altra città del regno. Noumeno
notabile era poi ne'rispetli commerciali;
italiani, francesi, tedeschi vi aveano le
proprie contrade. Ma nel 1241, l'epoca
dell' invasione de'tartari mongoli, la sor-
prese in qnellefìorenti condizionile tutto,
dal castello in fuori, fu menato a rovin».
Appena partirono i tartari, Bela IV iecc
circondar di mura la città, e nulla preter-
mise a ritornarla nel suo antico splendo-
re. Però a troppi danni successivamente
soggiacque Strigonia dalle diverse guer-
re civili, e maggiori dall'occupazione dei
turchi, i quali dal ì543 fino a verso ti
declinar del secolo XVII, tranne breve
periodo, la signoreggiarono. L'epoca in
cui fu introdotto il cristianesimo in Un-
gheria, il I 00 I , è pur quella in cui fon-
dossi l'arcivescovato di Gran. Allorché l?i
possanza mussulmana ebbe soggiogata la
maggior parte del regno magiaro, la re-
sidenza dell'arcivescovo si trasferì a Tyr-
naw; tuttavia l'arcivescovo d'allora (tir-
ino stanza a Presburgo nello splendido
2H UNG
palazzo piimaziale, il più bello di quanti
erano nella cillà dell'incoronazioni, enei
quale più voltagli stessi monaichi anda-
rono ad abitare per alcun tempo. Dopo-
cbè Giuseppe 1 a'i8 febbraio i 708 insi-
gnì Gian del titolo di città libera reale,
in mente di Carlo VI suo successore, ri-
levar mediante nuovi onori lo splendo-
re dell'antico e primario arcivescovato
deli' Ungheria. Occupava a quel tempo
il seggio primaziale il celebre cardinal
Cristiano Augusto di Sassonia, ed a suo
riguardo l'imperatore non solo riconob-
be r antico primato su tutti i vescovi
d'Ungheria, ma concesse a lui e succes-
sori la dignità di principe. Soltanto pe-
lò nel 1820 l'arcicapitolo col suo arcive-
scovo Rudnay si ricondusse da Tyrnaw
all'antica residenza di Slrigonia, e tosto
il prelato prese fervorosa cura d' innal-
zare a' primati d'Ungheria un isplendi-
do tempio da servire all'Onnipotente de-
corosamente. A'23 aprile 1822 il pala-
lino d' Ungheria arciduca Ferdinando
collocò la I .'pietra della nuova basilica tra
festevoli pompe, avvenimento leso peren-
ne da una medaglia diPio VII, ricordata al
suo articolo. L'edificio s'innalzò in luogo
anticamente santo,nella cittadella, che fra
le 3 parli in cuidividesi Gran, è quella
che sta più accosto al Danubio. Ivi un
tempo erge vasi spleudidissima chiesa di
vecchio gusto gotico, e le cui colonne di
marmo bianco indiano costarono grandi
somme. 1 turchi la distrussero tutta, tol-
tane una piccola cappella unitati, costrut-
ta neli5o7 dall'arcivescovo cardinal fJa-
kaz, la quale convenne che cedesse il luo-
go al nuovo edifizio e fu atterrata nel
1821. 11 disegno della basilica è di Kiiu-
liel , r elfeltuazione della costruzione di
Paclfh. La chiesa, inlerainente costruita
di marmo, è ricca d'una cappella sepol-
crale arcivescovile, nel cui atrio discen-
dcsi per una nmestosa scala marmorea.
Misura nella sua mnggior lunghezza 5G
lese di Vienna e nella larghezza mezza-
na 24;In f.ccialu verso il Duuul)ioè lun-
U N G
gaig, ma tutta quanta la facciata insic-
n»e colle due case d'abitazione unite ai
due lati jo8 e mezza. Un seguito di 38
colonne e 24 pilastri ne adornano la fron-
te, e lutto l'edifizio poggia sopra 54 co-
loime: dal mezzo si erge ia cupola, aSo
piedi alta e di diametro 82. La pala del-
l'altare maggiore (queste notizie che ri-
cavo dal Giornale dilionia del 1 85G a p.
860, il quale le prese dalla Gazzetta Au-
striaca, che asserisce derivateda un car-
teggio di Gran, quanto alla tela dell'alta-
re maggiore, sembra che vadino assai cor-
rette e rettificate col narrato dalla Ch'il-
tà Cattolica, &ev\&Z.' ,i. 5, p. 2 73: 's Al-
cuni anni sono molti giornali d'Italia e
fuori fecero solenni elogi di un quadro
colossale dipinto dal veneto, cioè friula-
no, prof IMichelaugelo Giigoletli. La te-
la ha 4o piedi viennesi d'altezza e 20 di
larghezza; rappresenta la Vergine Assun-
ta, arrivando le figure che contiene a non
meno di 54, di cui le maggiori hanno 1 3
piedi d'altezza. L'opera fu lavorata per
l'aliare maggiore della cattedrale diGrau,
ove non prima fu collocata che eccitò l'u-
niversale ammirazione degl' intendenti,
de' quali alcuni non esitarono a parago-
narla all'Assunta del gran Tiziano. Ora
r illustre professore fu incaricalo dal-
l'Eui." card, primate Scilowski di dipin-
gere per la stessa chiesa ilue altre tele al-
te 20 piedi e larghe» 5, le quali debbo-
no servire a coprire i mal riusciti alfre-
schi di altro pittore sopra i due altari la-
terali. Delle quali l'una sarà la Crocefis-
sione e l'altra s. Stefano l re che offre al-
la Vergine la corona d'Ungheria. Né te-
mono gli ammiratori del valente pittore
che questi non sia per conseivare, se non
anzi per oumentare quella fama che sì
giusl;imente si guadagnò col i.°lavoi'0
riuscito sì meritevole di lode "), che fi-
gura il batlesimo di s. Stefano i per ma-
no di S.Adalberto, misura 25 piedi d'al-
tezza e 16 di larghezza, e la ilipinse il
prof. Michele Iless ungherese d' lirlau.
La tela necessai iu fu falla tessere appo-
U N G
sta dal principe primate RiiJnay,f1i venu-
to cardiKale, e come larga 6 metri e mez-
zo fin allora non era mai così stala fiib-
lineala in Austria; per costruire il tela-
io occoi seroi i settimane. Il quadio ilei
prof. Hess propriamente non pare aniuto
che decori l'altare maggiore, uè i mmo-
ri della metropolitana ungherese, non so-
lo pel veridico narrato dalla riprodotta
Civiltà Cattolica, ma altresì pel rifeii-
lo dall'opuscolo: U Assunta del pi-ofes-
sore Michelangelo Grigolciti, liassano
i854.ln esso si prova che all'illustre friu-
lano Grigoletli, prof, dell'i, r. accaileuiia
di Venezia, nel 1846 fu ordinata una te-
la pel detto altare maggiore dall' arci-
vescovo mg."^ Kopacsy, ed il successore
cardinal Scilowsky si die ogni premura
aflìnchè il prof. Grigoletli terminasse l'o-
pera. Si descrive il quadro e il comples-
so disuesublimi hellezze,esi afferma che
riuscì tale da meritarsi grandi e univer-
sali encomi. Difatli, del medesimo dipin-
to parlò più volte in lali e maggiori sensi
d* ammirazione la Gazzetta privilegia-
ta di f^enczia,c\ot ne'n. i85, 197, 2.5^
del 1854, l'ultimo de'quali coqlieue una
lettera del cardinal primate allo stesso
prof. Grigoletli, lutti documenti compro-
vanti i grandi pregi del quadro capola-
voro gigantesco esprimente l'Assunta, ed
espressamente che fu eseguito per l'alta-
re maggiore della metropolitana di Grau
o Strigonia. Di più ne lessi corrisponden-
ti elogi nella Cronaca di Milano, t. i,
p. 33, che lo chiama colossale lavoi'o» in
cui si riprodussero le sante e meraviglio-
se ispirazioni, che facevano al domeni-
cano b. Angelico da Fiesole dipuigere in
ginocchio le sue Madonne. Verissimo. poi-
ché la vista del celebrato dipinto trasse
lagrime di tenerezza dagli occhi di non
pochi personaggi e vescovi. Finalmente
il n." 2o3 del Corriere Italiano del 1 854i
tra le altre lodi artistiche, non dubi-
tò di qualificare il dipinto, imponente,
perfetto, il più gran lavoro della scuola
veneta nel secolo XIX ; cungratulamlosi
U N G 255
col suo peritissimo autore, d'aver riven-
dicalo alla patria comime il vanto di da-
re all' arte ed al mondo opere gramli e
degne del suo passato. Per tutto questo
il cardinal Scitowski propose al prof.
Grigoletli r esecuzione dell' altre due
grandiose pale per coprire i mal riusciti
alIVeschi del pittore Lodovico Morali di
Rlonaco, sopra i ilue altari laterali, per
ra[)presentarvi la Crooefissione con mol-
te figure, e s. Stefano I re circondato dalla
sua lamiglia e da allri personaggi del re-
gno, in alto d'ollrir la sua corona unga-
rica alla D. Veigine ; ed il valentissimo
artista italiano ne accettò volontieri l'e-
secuzione, pel suo special genio di tratta-
re argomenti così grandiosi e sagri. Con-
cludo, essendo la discorsa chiesa in for-
ma di croce latina e con 3 soli altari, non
trovo quello nel quale l' asserto pittore
llees abbia potuto collocare il suo qua-
dro. La chiesa, come dissi, ha due cap-
pelle laterali con separate sagrestie. Quel-
la a sinistra occupa il posto della vec-
chia cappella del i5oj, l'allra a de-
stra è consagrala a s. Stefano I re, ed è
lunga 45 piedi, larga 27» alta 4*^- i^ot<^-
volissimo e magnifico è il monumento
sepolcrale che ivi si trova dell'arciduca
Carlo Anìbrogio d'Este principe prima-
te d'Ungheria, nato nel 17811 e nioi lo
piecocemtnte neli8oq (poco visse nella
dignità, perciò noi pubblicarono le Noti-
zie di Ixonia); esso è ili mariuo di Car-
rara, lavorato dal celebre scultore l'isani
di IModena. L'eresse il fiatelio arciduca
Massimiliano d' Este gran maestro del-
l'ordine Teutonico, au;bedue germani
dell'indimenticabile arciduca Francesco
IV duca di Modena. Il cardinal Rudnay
non so[)rav visse al fine del grande edili-
zio, pel quale in 1 o anni spese più di due
milioni di fiorini. Lo proseguirono i suc-
cessori arcives::ovi mg.' Kopacsy, e car-
dinal ScitOAV>ki ch'ebbe la gloria di com-
pierlo e di cousagrarlo. Questo beneme-
rito pastore ()iù volle procacciò alla sua
arcidioccsi il benefizio delle sanie rais-
206 U N G
sioni, concopioso e mirabile fruito ili mi-
gliaia eli conversioni, e di religioso entu-
siasmo del popolo. Furono predicale in
lingua ungherese, leilesca e slava, secon-
do il variar de'luuglii, da'pp. minori os-
servanti, e da' pp. gesuiti a' quali fondò
un noviziato in Tyrnaw. Alla solennità
della consagrazione v'intervenne l'impe-
ratore Francesco Giuseppe 1 , recandovi-
si a'3o settembre sul piroscafo a vapore
l'Aquila, accomp.ignato dagli arciduchi
Ferdinando, Ernesto, MassimilianOjCar-
lo Ferdinando e Guglielmo. Per la via
ferrata con treno separalo vi si portaro-
no l'arciduca Alberto Federico governa-
tore generale dell' Ungheria, il cardinal
Uauscher principe arcivescovo di Vien-
na, i ministri conte di lUiol-Schanenslein,
barone di Bach, cav. de Toggenburg, il
capo della polizia tenente maresciallo
Kempen, il generale di cavalleria barone
d'Hess, il conte Zichy e altre molle aulo-
rità civili, militari ed ecclesiastiche. L'im-
peratore dopo essere stato festeggiato con
entusiasmo in Presburgo, i cannoni situa-
li sul forte Feslongsberg annunziarono
il suo avvicinarsi a Gran, ove fra l'inces-
santi acclamazioni di giubilo del popolo,
fu ricevuto ossequiosamente dall'arcidu-
ca Alberto Fedeiico governatore genera-
le, dal cardinal Scilowski principe pri-
mate col clero di corte, il capitolo metro-
politano, il vice-presidente dell'i, r. luo-
gotenenza di Buda-Pesi, il capo del comi-
tato di Gran e il comandante del distret-
to dell'i, r. gendaimeria. S. M. scese to-
sto nel cocchio e si recò attraverso i va-
ri corpi della maestranza, de'deputati dei
t:omuni, della scolaresca e dell'ammassa-
la popolazione verso il palazzo del prin-
cipe arcivescovo. Presso il piccolo ponte
era erellounarco trionfale, ove il pode-
stà di Gran ebbe l'onore di poter espri-
itiere ali iUlg^l^to monarca i sensi di gioia
degli abitanti della citlh. 1 1 cardinaleprin-
cipe [.rimale salutò la M. S. con lu) osse-
quioso discorso in nome degli eccelsi o-
ppili riuniti nella gran sala della residcn-
UNG
7.a arcivescovile. Imperocché oltre i no-
iDinati eranvi il cardinal Haulik arcive-
scovo di Zagabria, gli arcivescovi di Po-
sen e Gnesna , di Eriau , di Colocza , di
Leopoli o Lemberg, di Udine, (piello dei
Mechitaristi(di Vienna mg.'^Giacomoljo-
sagii arcivescovo di Cesarea); i vescovi di
Trento, Brunn, Csanad, Lugos greco-u-
nito (di cui a Transilvania), Alba Reale,
Caschau , Eperies Ialino e greco unito,
^'esprim, Piaab , Rosnavia greco-unito,
Vaccia , Scepusio , Bosnia e Sirmio , di
Traiisilvania ; l'arciabbale di s. .Martino,
e gli abbati di Lofiir, Molk, Hellingen-
kreuz, il vescovo sullraganeo di Vienna e
il parroco di corte. Pertanto a nome di
tutti disse il cardinal ScitoAVski. " Men-
tre abbiamo la ventura di vedere e di sa-
lutare, rendendole omaggio, la sagra per-
sona di V. M. in quest' antica citlà del
regno , il nostro petto è ripieno de' più
dolci sentimenti di gioia illimitata. V. M.
degnossi infalli, con inaudita benignità, di
prender partea questa sagra solennità ec-
clesiastica, nel luogo in cui il primo de-
gli augusti antenati della M. V., s. Ste-
fano 1, nacque e fu educalo; in cui diven-
ne grande; ed in cui, congiungendo l'or-
dinamenlo del suo governo a'principii re-
ligiosi, pose felicemente la base della pub-
blica prosperilà,dimostrando co'fatti esse-
re principio inseparubde da essa di dare
a Cesare ciò ch'è di Cesare ed a Dio quel
ch'è di Dio. Questi santi principii slava-
no e stanno anche adesso nel cuore del-
la nazione. In conformità a ciò, deponia-
mo oggi il nostro ossequioso suddito o-
maggio a'piedi di V. M., come 856 anni
fa r ungherese rese omaggio per la pri-
ma volta al suo Re Apostolico. E come
qui, nella Sionne ungherese, furono rin-
novale e consagrale le case del Signore
distrutte 700 anni fa dall'armi dc'nemi-
ci infedeli , vengono adesso rinnovati e
consagrati i sentimenti della nostra im-
mutabile fedeltà e del nostro filiale at-
taccamento. Preghiamo V. INI. ad acco-
gliere beuignameute ec." S, 1\1. dcguossi
II N G
rispondi re. » Sono inlimamenle lido cVi
|)oJei- parlaci pare a quesla gran festa del
la Chiesa e della uazione. Seguendo l'e-
sempio del s. Pie, al quale la patria va a
buon diritto debitrice della sua giuria e
della sua felicità, ho anch'io senipie nel
cuoie di f;ir felici i fèdi-li miei sudditi.
Quindi accolgo con soddisfazione cordia-
le l'espressioni del vostro suddito omag-
gio, ed assicuro voi e tulli gli ahitanti di
questo paese della mia grazia imperiale".
La mattina de'3i agosto il caidinal Sci-
towski alle ore 8 si recò alla metropoli-
tana con treno di gala, preceduto dal cro-
cifero su cavallo riccainenle bardalo, sa-
lutandolo il tuonar de'cannoni e il suo-
no delle campane. Appena il cardinale di-
scese,ricevuto ivi dal clero metropolitano,
incominciarono le sagre ceremonie, già
fino dal gioi'no innanzi inaugurate. Circa
Icore IO, nel momento della solenne pro-
cessione colle ss. Reliquie ed i corpi de*
ss. Valentino e Modeslina, i cannoni e le
campane a festa annunziarono l' arrivo
di S. M. l'imperatore colla più splendida
comitiva, e fu ricevuta convenientemen-
te alla porta principale della chiesa. Al-
lora la processione prese un aspetto il più
imponente. Più di 20 vescovi in para-
menti pontificali, i cardinali Iiauscher e
Ilaulik in porpora, il cardinal primate
co'suoi assistenti, il quale tenne al sovra-
no il seguente discoiso.'j La presente com-
parsa di V. M. I. R. A., su cui dolcemen-
te riposano gli occhi de'mille qui radu-
nali,è veramente mirabile e commoven-
te. Qui sta oggi V. M., qui stanno alcuni
membri della gloriosa e augusta regnan-
te famiglia; qui i supremi funzionari dei
governo imperiale; qua i primi sacerdo-
ti della chiesa ungherese e dell'impero,
e cittadini d'ogni ordine. Qui stiamo tut-
ti nel sagro luogo, dove 856 anni fa, Ste-
fano I il Santo, grande antenato di V. M.,
pose la base del cristianesimo e de'santi
coslun)i; dov'egli come apostolo dill'u-
se, con illimitata divozione, il regno di
Dio ; dove la pur di vota regina Gisella,
VCL. LXXXIir.
U X G . ?,-T7
con pietosi sensi e falli, promosse od np-
l'oggiò gli sforzi del giande suo consor-
te. Qui, io questo luogo raccomandò egli
la nazione alla INLidre di Dio Maria, pa-
trona dell' Ungheria ; da qui [tarliioiio i
[)aslori de' IO vescovati da lui (ondali in
tutta l'Ungheria per predicare l'Evange-
lo di Cristo, e con tale successo, che sotto
il suo governo tutta la nazione pagana
inchinossi dinanzi alla Croce di Cristo, e
cercò in essri la principile sua gloria. In
una parola, or sono 800 anni, i grandi
falli di quel glorioso re santificarono e
illustrarono questo luogo. Tuttociò con-
siderando, confessar dobbiamo essere im-
[ìcrscrulabili le vie del Signore. Or vedi!
Quel che in questa fortezza era vi di san-
to, di glorioso e di grande, distrusse e de-
solò, 700 anni fa, il nemico della Croca
di Cristo. Il cielo poi ha riservato a V. IM.
la gloria di veder cessare, nell'epoca de'
vostri sforzi e della distinta vostra reli-
gione, che proteggono gì' interessi della
Chiesa cattolica, il lutto e lo squallore
che 3oo anni regnarono in questo santo
luogo; di veder benedetta, consagrata ed
aperta ad onore di Dio la chiesa edifica-
ta nel sito dell'antica, ce." Finì col pro-
mettere di pregare il Re de' R.e nella i .^
messa sul nuovo altare, acciocché colmi
delle celesti benedizioni S. I\L l'Impera-
trice, i membri della famiglia regnante,
ad anche la giovane arciduchessa Gisella
loro figlia. Dopo compita la ceremonia
il vescovo d'Alba Reale predicò in unghe-
rese in chiesa, e fuori di essa si predicò
in tedesco, slavo e ungherese. Dopo la
messa il principe primate e l'alto clero a-
veano accompagnato si no al porloneS.M.,
che in mezzo al continuo tuonar de'can-
noni, ed all'incessanti grida di Eljcn del-
la fìtta massa, ritornò alla sua residen-
za. Colà graziosamente ricevè le deputa-
zioni delle due capitali della provincia, e
quelle dell'altre regie città libere. Alle 3
vi fu pranzo solenne, tanto in palazzo,
quanto in seminario, nell'albergo de'ba-
gni e sui piroscafi. 11 numero de'convi'
'7
258 UNGr
tati fu di circa looo. Ftirono falli Ijiin-
disi dal cardinal primate, accompa-uali
da'colpi di cannone e da acclama/ioni po-
polari a S. M., la quale rispose con altro
a bene dei paese. Secondo l'antico costu-
me, furono distribuiti al popolodue bovi
arrostili, ed il vino si fece sgorgare da
n)olte grandi bolli. Seguirono diverse fe-
ste nazionali, e la sera ebbe luogo splen-
dida luminaria. La magnifica cattedrale
rifulse maestosamente in mezzo a'fuochi
del bengala di vari colori, ed illuti)inò
magicamente ben Knige il monte. Un ma-
re di fiomme inondò la festante citià |)ri-
maziale del regno, e in molli siti oHri in-
cantevoli vedute. Sui prossimi monti ar-
devano fuochi di allegrezza, e sul ponte fu
incendiato un fuoco arlifìciale. L impera-
tore alle IO con treno separato riparti
per Vienna. Il cardinal principe primate
fece coniare una medaglia monumenlale
perla seguila consagrazione della metrò-
polilaiia di Gran,in oro, argento e bron-
zo. Mostra nel rovescio la catledrale cir-
condata da luminosa aureola coU'epigra-
le: Basìlica Strigoiiicnfiis. Sul duillo di
essa vi è l'iscrizione: D. O. M. Imma-
nilatae Deiparae F. adCoelos Jssum-
ptac, ss. Slcphani P. R. et Adalbcrti
E. M. Honorihus Pio IX P. M. Frati-
n'sro Josepho Ansti-iae Cacsare, Ilun-
gariae RcgcJp. felici concordia regnali-
tìhuS) dedicata et cnnsecrata a Joaniic
Card. Scilowshy Pr. Primate A. Epi-
scopo Strigoli. MDCCCLFI. Questa soteu-
nilà resterà memoranda ne' fVisli della
C^liiesa d' Ungheria, e la festa riuscì ve-
ramente nazionale per la medesinia, e ca-
pace di riaccendere la fede di questi po-
poli. Questa festa fu una delle più ma-
gnifiche chesiansi falle mai in Ungheria.
Nel decHnar di marzo del corrente i SSy,
la fncollà teologica di Pesi ha proposto
per il premio il seguente argomento: In
base alla dol Irina di fede ed alla storia,
compilare un libro che con esposizione
facilmente intelligibile, ed in modo par-
lante airinlclletlo e al cuore, abbia a pe-
U N I
rornre perla riunione della Chiesa gre-
ca non unita alla Chiesa madre Roma-
na Cattolica. A. questa notizia, che scri-
vo sugli stamponi, aggiungo l'altra, che
l'imperalore in compagnia della sua au-
gusta sposa l'imperatrice Elisabetta, in-
traprese un nuovo viaggio in Ungheria,
conducendovi per lai.^" volta l'imperiale
compagna. A'4 maggio arrivarono nelle
due città sorelle di Buda-Pest con isplen-
didissimo corteggio, fra il giubilo entu-
siastico e i replicati Eljen della popola-
zione, ed assisterono al Te Deiim intuo-
nato dal cardinal primate d' Ungheria.
La cittadinanza di Presburgo vuole ce-
lebrare l'avvenimento con istituzioni be-
fieflche e commemorative, che porteran-
no il nome di Elisaheltine ad onore del-
l'imperatrice, e descritte a p. 34?- del
Giornale di Roma. Da questo pur rica-
vo che sono cominciate le discussioni de-
finitive intorno lo stato d' organizzazio-
ne per l'Ungheria.
UNIONE DELLE CHIESE E DE'
BENEFIZI. L'unione delle Chiese e de'
Benefìzi ecclesiastici [T.) è il riunimen-
to d'una chiesa e di un beneficio ad un
altro, che fa un superiore legittimo, se-
condo la forma prescritta da'canoni. Tut-
ti i canonisti considevano le unioni delle
chiese o de'benefizi come odiosi, perchè
diminuiscono il numero de'ministri sta-
biliti per ciascuno benefìzio, perchè sono
contrarie alla comune utilità delle chiese,
ed alle intenzioni de' fondatori ; perchè
portano pregiudizio tanto a' patroni ed
a'colleltori di cui esse annientano i diritti,
quanto in passato agl'indultari e gradua-
ti di cui restringevano le Aspettative ;
perchè turbano l'ordine esteriore della
Chiesa, e perchè è una specie d' aliena-
zione, in quanto che in conseguenza del-
l'unione il benefizio unito è, in certa qual
maniera, soppresso, od almeno talmen-
te alterato, che perde la sua i.' natura e
il suo 1.° stato. L' unione de' benefìzi si
divide in personale e reale. L'unione de'
benefizi, chiamata ad vitam o ad tcin-
\
UNI 0 N I 25,j
pus, è quella per cui £Ì uniscono nd nn Papa, sia da'vescovi. L'unione in forma
benefizio, ilei quale un ecclesiiislico è li- conimissoria è quella in cui si osservano
telare, tulli gli altji benefizi de'quali egli le formali là di cui parici ò. L' unioni de'
è o potrà essere provvedulo in seguilo, benefizi essendo odiose in se slesse, è unn
qualunque sia la loro qualilà, per non massinta neevuia non esservi che la sola
f()rniare clie un solo benelìzio dui aule la necessitàjO l'evidente ulililà della Cliiesa,
vita di quel lilolare. Questa unione è uni che possa renderle legiiliine; le scuole,
cainenle falla in favore delle persone, un collegio, un seiuinario, un vescovato
quindi è contraria alle viste della Chie sono d'una grande ulililà alla CIiie-ia;so-
sa, e contiene i ricordali difetti. L'unione no essi poveri, 1' unione è necessaria in
reale è (piella fatta unicamente secondo loro fivore. Una parrocchia , un vesco
le viste della Chiesa : chiamasi anche per- v;ito è rovinato dalle guerre, si unisce al
pelua, perchè il tempo della sua durala piti vicino, per liinore che la cura dell'a-
non viene limitalo dal decreto d'unione; nime non sia itileramente abbandonala,
dev'essa durare finché i! bene della Ghie- Queste due cause di unione, la necessitìi
sa lo richiede. L'unione reale e perpetua o 1' utilità , sono espressaniuute marcale
può farsi in 4 dill'erenli maniere. La i.' nelle leggi canoniche. Vi sono delle foi-
quando di due chiese o benefizi se ne for- malità principali da osseivare nella u-
ma uno solo, senza estinzione totale del «ione de'benefizi: la i." è quella d'infoi»-
benefizio unito, di maniera che vi resta marsi della comodità o inconioililà del-
soltanto il lilolo del benefizio cui é fatta 1' unione; la 2.* di sentire quelli che vi
1' unione. La 2." si fa colla soppressione hanno interesse, come sono il collalo-
tolale del lilolo di benefizio, di cui si u- re d' un benefizio che si vuole unire , il
niscoiio le rendite ad un altro; il che può patrono sia ecclesiaslicoolaico.il titola-
dirsi un'estinzione e soppressione di he- re, i parrocchiani, quando si tratta del-
nefìzio, piuttosto che un' unione; come l'unione d'una chiesa parrocchiale. L'in-
quando si sopprime un canonicato, e che formazione de conimodo et inconiinodo
se ne unisce la rendita o la prebenda ad deve tendere a conoscere le rendite del
una dignità die si erige. Allora la rendi- benefizio col quale si vuol fir l'unione, i
ta del canonicato è incorporata alla di- pesi che deve sopportare , la sua situa-
gnilà, senza canonicato e senza diritti, e zione presente, ch'è cagione della neces-
le prerogative del canonicato estinto. La sita dell'unione, ed il bene che si propo-
3. "unione, chiamata accessoria velsuhjc- ne di procurare alla Chiesa; e per rappor-
cth'a , si fa quando si lascia sussistere il to al benefizio che si vuole unire, questa
titolo di benefizio unito ma con subor- informazione deve altresì tendere a eo-
dinazione all'altro, eallora il benefìzio u- noscere la sua reudita, le sue cariche, il
nito diventa laccessorio dell'altro, ed è suo ministero, e se il bene che si aspetta
a lui soggetto. La 4-" è allorché si lascia- da questa unione sarà maggiore di quel-
no sussistere i titoli de'benefizi uniti, ma lo che la Chiesa ricava già dal benefizio
aeque pn'ncipali/cr,e seaza dipendenza che si vuole unire. Fra le persone inle-
l'uno dall'altro, di maniera che l'uno e vessale all'unione, ve ne sono alcune che
l'altro restano nel loro intero stato, e so- basta di citarle, ed altre delle quali biso-
no due distinti benefizi, sebbene dopo l'u- gna ottenere il consenso. La regola del-
nione non siavi che un solo Titolare de* la canct^lleria romana dewiinnihiis^ vuo-
due benefìzi uniti. Dividonsi altresì le le per la validità dell'unione, che colo-
unioni in forma graziosa e in forma coin- ro i quali la domandano siano obbligali
inissoria. L' unione in forma graziosa è ad esprimere nella supplica il vero vaio-
quella che si fa senza formalilà , sia dal re xecnndnm conimuncm existimatio-
26o U N I
«cw, Je'diie benefizi. Si ponno unire Inl-
ti i benefizi ecclesiastici , tli qualunque
sorta siano, qnantlo l'utilità della Cbiesa
lo richiede; collegiate, parrocchie, vesco-
vati arcivescovati, abbazie, mense con-
ventuali, priorati conventuali. Si unisco-
no nondimeno più di rado le mense e i
prioiali conventuali, a cagione della re-
golarità che la Chiesa vuol sempre con-
servare. Gli ufllzi claustrali sono altresì
sosaetliaH'unione.ma solamente alle con-
gregazioiii regolari. I canonicali e lepre-
bende vanno pure soggette ad essere u-
«ite, sia fra di loro, sia al vescovato del
luogo, sia talvolta a qualche casa religio-
sa. La regola generale in questa materia
è che bisogna unire miiiìis diguiun di-
gniori: i benefizi in cura d'anime vengo-
no considerali superiori agli altri, anche
acanonicati. Essendo i benefizi della stes-
sa qualità, come due parrocchie, due ve-
scovati, essi vengono d' ordinario uniti
ac(jite principaliterj oppure se uno de-
v'essere levato, si sceglie il meno esteso,
ovvero quello la di cui situazione è la
più incomoda. Quanto alla questione a
quali benefizi l'unioni possano applicarsi,
non avvi dinicollà allorché alcuni bene-
fìzi sono uniti ad altri benefizi della stes-
sa natura, vescovati con vescovati , par-
rocchie con parrocchie, benefizi regolari
con monasteri, ospedali o altre pie am-
ministrazioni con amministrazioni simili.
\i sono pelò molte questioni sulla unio-
ne de'benefizi regolari co'sccolari, de'be-
nefizi liberi con quelli di giuspadroualo,
de'benefizi di diversi regni, di diversedio-
cesi, ec. L'unione de'benefizi liberi a'be-
nefizi iu padronato fu ben a ragione dis-
ap[)rovata dal concilio di Trento, sess.
25, De Rcforin. cap. 9. Ma si ponno u-
nire de' benefizi esenli con benefizi soff-
getti ol vescovo, ed allora i benefizi per-
dono la loro esenzione. L'unione de'be-
nefizi semplici agli spedali è una delle
più favorevoli. L'unione de'benefizi di di-
versi regni è proibita perse stessa, e quel-
la dc'beuelizi di diircrenli diocesi, scbbe-
V N I
ne più favorevole, è condannata dal con-
cilio di Trento, sess. 24, J^c Reforni. cap.
g, tanto per 1' unione delle parrocchie,
quanto de'benefizi semplici. Quanto al-
Iiinione delle parrocchie alle comunità o
altri stabilimenti ecclesiastici, come semi-
nari, collegi ec. , non si ponno né biasi-
raare,nè approvare tutte indiiTereulemen-
te; poiché siccome vi ponno essere delle
circostanze, le quali rendano quelle unio-
ni legittime, cosi ve ne ponno essere del-
l'altre, le quali le rendano abusive. Kon
avvi che il Papa che possa unire i bene-
fizi ecclesiastici, come l'unione de' Z^cyro-
i'atì, delle grandi Abbazie e altri benefi-
zi che si chiamano concistoriali. L'unio-
ne de'benefizi inferiori e altri non conci-
storiali, per indulti aposlolici o in vigore
di concordati, può operarsi da' vescovi. la
Francia i vescovi potevano unire ogni
sorte di benefizi delle loro diocesi, eccet-
tuati i concistoriali e quelli ch'erano e-
senti dalla loro giurisdizione. Ma questa
2." eccezione non era osservata nell'unio-
ne de'benefizi a'seminari. Le comujende
di Malta si univano fra di loro con de-
creto del gran maestro dell' ordine Ge-
rosolimitano; ma quanto alle curedi que-
st'ordine, l'unione non poteva farsi che
dal vescovo, col consenso del gran mae-
stro. L'unione s'impugna priucipalmeo-
te quando non furono seguite le regole
o le formalità prescritte da'canoni. I su-
periori che hanno l'autorità d'unire dei
benefizi, ponno anche disunirli quando
vi sieno cause sufficienti. Queste si veri-
ficano quando l'unione è stata falla con-
tro le regole della Chiesa, o quando le
ragioni per cui fu essa fatta non sussisto-
no più e le cause della fatta unione sono
cessale. Quanto alle formalità per le dis-
unioni , ve ne abbisognano altrettante
quante per l'unione.
UiMOiNE IPOSTATICA. J . ss. Tri-
MITA.
UNIONISTI, r. Sabelliani.
UNITARI. /'. SociNiANi.
UNIVERSALE, Oaumcuicus, Via-
U N I
vcrsalis. Denominazione della Chiesa
Ronidiia^ del Sinodo Ecumenico (/^.), e
litolo proprio del Sommo Pontefice {^f ".),
detto anche Pastore [F.) universale. So-
lamente la Chiesa Romana è denomina-
ta Chiesa Uni\'ersale e Madre delle
Chiese, pel riferito da Innocenzo III e da
me riportato a Sede Apostolica. Il Con-
cilio o Sinodo [r.) di più Provincie, sot
lo un Primate, si chiamava Universale
e Generale, poscia fu detto Keumenico
{F.) , grande e plenario. 11 Rinaldi par-
lando del concilio di Sardica , osserva
che siccome vi furono convocali i vesco-
vi delle Provincie di quasi tutta la cristia-
nità, e v'intervennero i /cìjy/// della s. Se-
de Apostolica, mandati dal Papa s. Giu-
lio I, a ragione si ha da reputare conci-
lio ecumenico. Imperocché gli antichi
chiamarono i concilii o sinodi con diver-
si nomi. 11 concilio pienissimo, che noi di-
ciamo ecumenico, ubarono di nontinare
Magnum, e com fre(|uenlemente si Iro-
vaessere stato appellato il Niceno; e con-
forme a questo s. Atanasio chiama pari-
nienti I\Iagnu/n il Sardicense. Senza che
l'istesso, che diciamo ecumenico , nomi-
liaronu i maggiori , Plenariuni Cunei-
Unni. Mentre poi ch'erano convocati in-
sieme lutti i vescovi delle provincie sog-
gette ad un vescovo primate, chiamava-
no tal concilio Generale e Universale.
Tuttavia l'uso prevalse, che Concilio U-
ìiiversale si dicesse V Ecu/nenieo, e quel-
lo che dagli antichi si soleva chiamare
BlagnaSynodus, ovvero Plenariian Ec-
clesiae hniversae Coiicilium. La paro-
la Oecumenicumòfìv'wdi dalla voce greca
e suona in latino Orhem Terrarum , e
così concilio ecumenico in lingua nostra
viene a dire concilio radunato de' ve-
scovi dalle Provincie di tulio 1' Orbe Cri-
stiano. Nel concilio ecumenico di Cal-
cedonia celebralo nel ^5i, il Papa s.
Leone I venne denominato f escovo U-
niversale o Ecumenico. Però il Ponte-
fice scrivendo all' imperatore Marciano
i' iulilolò : Leo Koinauac, et Uiùvcr-
UNI ifi,
salis Calholìeae Eeclesiat Episeopus.
Quindi nel 536 i vescovi del sinodo di
Costantinopoli, nel libro che indirizzaro-
no a Papa s. Agapito I usarono queste
parole: Domino Nostro prò omnia San-
ctissimo acDealissimoPatriPatrnm Ar-
chiepiscopo Romanorum, et Oeenmeni-
co Pdlriarcìtae .-1 gii peto. Papa Pelagio
II del 578 proibì agli arcivescovi e pa-
triarchi l'usare il titolo di t^esrovo Uni'
versale 0 Ecumenico , proprio soltanto
del romano Pontefice; e ciò per reprime-
re l'alterezza di Giovanni VI il Digiuna-
tore vescovo di Coi^lantinopoli, perchè si
arrogava il titolo di Vescovo liiiversa'
le. Poiché narra il Rinaldi, che ri|)ocrita
Giovanni VI avca illecitamente adunalo
«in conciliogenerale,solloscriveodo8Ì Ve-
scovo Universale, perciò il Papa scrisse
a tulli i medesimi vescovi intervenuti al
sinodo di Costantinopoli. » E stato fitto
sentire alla s. Sede, come Giovanni vesco-
vo di Costantinopoli si sottoscrive Uni-
versale, e che secondo questa sua preten-
sione vi convoca ad un sinodo generale;
essendo per singoiar privilegio già stata
data r autorità di rauuare concilii Uni-
versali alla Sede Apostolica di s. Pietro;
nò leggendosi essersi mai fatto legittima-
mente alcun sinodo se non dipendente-
mente da essa ... Non usi mai alcun pa-
triarca questo vocabolo sì profano (cioè
il ùioìo d' U niver sale), imperocché men-
tre si chiama Universale un patriarca,
si viene a togliere agli altri il nome ili
patriarca". Con tuli parole non derogò
punto al Primato {I.) del romano Pon-
tefice, che anzi lo sostenne ed esercitò;
poiché inlese di parlare de'palriarchi 0-
rienlali,i quali affermò poi s. Gregorio
1 essere 4- 1 1 successore s. Gregorio I lìla-
gno riprovò Eulogio vescovo d'Alessan-
dria, che orgogliosamente si denomina-
va Patriarca L uìversale, nou meno ab-
borrendo Giovanni il Digiunatore, che
l'affettava per orgoglio. D'allora in poi
s. Gregorio I in tutte le sue lettere co-
uiiuciò a iulilolarsi ; Servus Scrvorutn
262 U N I
Dei {J'.); e fii imitato da' successori. A-
vendo i gì eoi siciliani biasimato l'opera-
lo dal Papa, (juesti li confiUò col dicliia •
lalo nel voi. LXV, p. i56. Il p. Meuo-
chio, Stiiore, ceut. g, cap. 72: De titoli
d'onore dati ad alcune dignità ecclesia-
iticlie, dice voler portare la ragione per-
chè s. Gregorio 1 parve che non appro-
vasse di chìamaviì Episcopns Universa-
lis ovvero Oecunienicus , che vuol dire
lo slesso, con tuUochè questo titolo con*
venga a'»onitui Ponlefici, perla cura u>
ni\eisale che hanno della s. Chiesa, e nel
concilio di Calccdonia s. Leone 1 fu chia-
mato ylrchicpiscoi>ns L niversalis. La
ragione fu, per non dare con tal lilolu
occasione di pensare ad alcuno, che nel-
la Chiesa di Dio non ci fosse altro vesco-
vo che quello di Roma , e che gli altri
che hanno liloli di T- escovi non fosseio
veruniente tali, ma piuttosto vicari del
vescovo universale romano, il che sareb-
be stato un distruggere l'ordine della
Gerarchia stabilito nella Chiesa di Cri-
sto, il quale ha voluto che sieno molti i
vescovi e nelle loro diocesi esercitino la
cura pastorale, sebbene con subordina-
zione al sommo Pastore di tutto il greg-
ge de'fedtii, ch'èil Ron)aDo Pontefice. Il
Magri nella Notizia de vocaboli eccle-
siastici ragiona sull'usurpazione del tito-
lo Ecumenico faita per la i." volta sfac-
ciatamente da Giovanni VI di Costanti-
nopoli , contro del quale si mostrò ripu-
gnante Pa[)a Pelagio 11, e poi con mol-
to più santo zelo il successore s. Gregorio
1, come si raccoglie da molte sue lettere,
nelle quali prova che niun Pontefice Ro-
mano ebbe mai ardire di pigliarsi tale
titolo temerario e vano, ancorché a s. Leo-
ne 1 l'olìiì il concilio di Calcedonia, per
non privare gli altri vescovi del dovuto
onore, e particolarmente nel lib. 6 Epist.
3i, chiama questo titolo : Staiti iionii-
nis, profanuiìi vocabulum. Pareva que-
Mo titolo a s. Gregorio 1 superbo e am-
bizioso, contrario alla cristiana umilia,
iiconosteudo qualche dillcrcnza Ira il
U N I
chiatuarsi il Papa Vescovo Universale o
Ecumenico (il die rilevai pure in tale ar-
ticolo) tlclla Chiesa, e il dirsi Vescovo
della Chiesa universale. Il i.° modo di
parlarefii sempre abborrilo da'Papi, per-
chè chiamandosi 7 "('^coi'o£//iM'eriY//t', pa-
re che gli altri non fossero vescovi; il 2.°
modo fu in uso, perchè mostravano eoa
umiltà la superiorità sopra di tulle le
chiese. In tale senso s. Leone I adoperò
il titolo d' Universale, ragionevolmente
ad essi dovuto. Il Rinaldi racconta, che
per le vertenze insorte tra s. Gregorio l
e l'imperatore IMaurizio, venuto in cogni-
zione Giovanni il Digiunatore, che l'au-
gusto teneva a vile il Papa , con tanta
maggiore arroganza si levò contro di es-
so, nominandosi piìi insolentemente che
mai patriarca universale, come avea co-
minciato a fare sotto Pelagio li. Erano
già in uso nella Chiesa di Dio, quanto al-
le prefetture spirituali, i nomi ùi vesco-
vo, arcivescovo, meti-opolitano, prima-
te e patriarca. Ma quegli che si appella-
va vescovo di Costa utiuopoli e già sotto-
posto alla metropoli d' Eraclea , non si
contentò d'esser detto semplicemente ar-
civescovo e semplicemente patriarca, ma
volle esser nominato patriarca universa-
le o ecumenico, la qual voce usurpava
anche nella significazione più possente. Il
perchè, dice Rinaldi, scrivendogli s. Gre-
gorio Ijneir/5,/>>;\v/. 38 cosi ragiona. Diai-
ijite che dirai tu, fratello carissimo, nel-
la terribile esamiucizione del giudice su-
premo, tu che vuoi essere chiamalo non
solamente Padre , ma Padre generale
nel mondo .'' Ove il santo [)rese il nome
universale per singolare, ed un solo, fuo-
ri di cui non vi sia altri, poiché disse al-
lo stesso Giovanili coir/s'yj/j.f. i5i. Ninno
pretese mai d'essere appellato con tal vo-
cabolo j niuno s'usurpo giammai questo
temerario nome, acciocché approprian-
dosi nel pontificato la gloria di .iingo-
larità, non mostrasse di negarlo a tutti
gli altri fratelli. L'islesso si Uova scrillo
nclltt suu Epist. 82 a Maurizio, con qiie-
U N I
sfe parole. Certamente fu offerto dal con-
cilio Calcedonese al Romano VonU-fice
per onore di s. Pietro principe degli A-
postoli; ma non e stato veruno di loro,
il quale abbia preso fjueslo nome di sin-
golaritày ne abbia voluto usarlo a/ine,
che mentre si dà alcuna cosa privata
ad un solo , non sieno tutti i sacerdoti
privali del dovuto onore. Cosi s. Grego-
rio J.Nel nual senso ancora sì dice laCliie-
sa universale una sola sparsa pel mondo,
fuoii della qiidle non vi può esseie allra
chiesa. Ridutò adunque il ron)anu Fuu-
lefice il nome universale oflcrto dal con-
cilio di Calcedonia, poiché non volle es-
sere in quella signilicanza dello Padre
dì tutto il niondo^ a cui i vescovi fossero
songelli come figliuoli, e non come fra-
telli, e nell'atnuiiuislrazione colleghi. Nel
tjual modo s. Gregorio 1 atW' Epist. 32,
lib. I 2, che scrisse a lutti i vescovi intor-
no del privdegio conceduto al monastero
di s. Medardo, dice che Cristo solaniea-
le è capo universale della Chiesa. Un'al-
tra significazione ci ha dello stesso nome,
col quale si dice universale quel che, ri-
manendo le parli intere, soprasta agli al-
tri; onde s. Gregorio 1 vietò, che niuno
tra i patriarchi si chiamasse ecumenico,
infendendo degli orientali , poiché non
volle, che uno fosse soggetto all'altro. Nel
quid significalo certa cosa è trovarsi, che
il Romano Pontefice è chiamato l'esca-
vo U/iiversale senz' alcun fasto , espri-
liiendusi con tal nome fjuello eli' egli è,
cioè che ha la cura pastorale di tutta la
gregge del mondo; imperocché lo slesso
s. Gregorio 1 nella prefata epistola , ap-
partenente al privilegio del tuonaslero di
s. Medardo, così dice: Haec Sedes Ro-
mana speculalionem suam loti orbi in-
dicit , et novas constitutionts omnibus
mitlit: nel qual significato la chiama, Du-
minain gentium, in Paalm. Poeii, 5. Ed
affermando egli nell'epistola a Giovanni
il Digiunalorc, e altrove, s. Pietro esse-
re \\ primo membro della Chiesa univer-
sale, e gli altri Apostoli capi di plchi (o
U N I a63
Pievi, nel quale vocabolo rendo ragione
dell'altro) particolari, e pm fessa mio d'es-
sere il Successore (/'.) di Pietro, non
conferma pur egli d' essere Universale
Pastore di tutta la Cristianità? il che
conobbe altresì Giovanni vescovo di Ra-
venna,dicendo nella risposta cheglisciis-
se: Quibus auribus ego Sanrlissiniae il-
lae Sedi, cpiae Cniversali Eeelesi,i fura
sua Iransiìùtdt praesunierem obviare?
Oltre a ciò non mostra sovefile s. Grego-
rio I d'esser vescovo di IuHl. il mondoV
Qual anno ha del suo pontificati), nel (pia-
le non apparisca eh' egli regge tutta hi
Chiesa di Dio, dà legge a' vescovi orien-
tali, ode e giudica ognuno, riceve 1' Ap-
pellazione di qualunque parte del mon-
do, esamina, rafferma o riprova i conci-
liijdà palili a'vescovi metropolitani, e con-
cede privilegi alle chiese? Ed il medesimo
Giovanni VI il Digiunalorc vescovo di
Coslanlinopoli non conobbe d'essere sud-
dito al Romano Pontefice, mentre che fu
da lui severamente ripreso nella causa di
Giovanni prete, gli atti della quale cnan-
dò a Roma, ov'era venula l' appellazio-
ne, per essere quivi discussi? Non ubbidì
egli? Senza dubbio ubbith , temendo le
minacce di s, Gregorio I, fattegli da S.i-
binia no a pocrisarioi uCoslant in opoli. An-
cora s. Gregorio 1, scrivendo a tìiovau-
ni vescovo di Corinto, approvò la depo-
sizione d'Atanasio vescovo, e scrissegli al-
tre lelteie intorno la cura pastorale, am-
monendolo «pecialmenle , che non rice-
vesse nulla per l'ordinazioni. Nel oieile-
siujo tenore scrisse pur anche a'vescovi
della provincia d' Eliade o Grecia, ed a
quelli dell'Epiro, e l'islesso comandò in
occidente a'vescovi della FxMncia. Sicché
chiaro apparisce, che s. Gregorio I men-
tre ricusa d'essere dello universale, eser-
cita la cura delia Chiesa universale. Do-
po queite cose, Cìiovaniii VI il Digiuna-
lorc SI >forz,ò ubbidire a s. Gregorio F, che
Comanda, e mandando i predelti atti be-
stemmia, mentre nella sottoscrizione si
uuuiiii.i universale. Cdescriveudoil sau-
2G4 ^^^
to till'apociisario Sabiniano, suU' uoujo
vciiloso ili sn[.eibia, disse queste parole.
Ei;lil \rnuio a tanto, che negli alU da
ini mandali per cagione diGio\iìnni pre-
te, quasi in ciascun K'erso si nomina pa-
triarca ecumenico j ma spero nelV on-
nipotente Dio , che la sovrana Maestà
.Mia disfarà l'ipocrisia di lui. Né in vuo-
10 andò tale speranza , poiché Giovanni
Di'^iunatore fu pieslaiiieule levalo di vi-
ta. TuUavolta s.Gregoiio 1 avrebbepiul-
loslo voluto, ch'esso enieiidaiidosi fosse
luiigaujeutesopravvissulo.Per ultimo or-
dinò al suoapociisario Sabiniano, che non
« uuiunicassealfatlo con lai, pei' non [lare-
je (il favolile la sua supcibia, acciocché
iiiiueno in tal guisa confuso si corregges-
se. Da cpieslo pure si apprende, che s.
Gregorio 1 adempì l'uflizio di vescovo u-
iiiveisale dellaChiesa, mentre giudica chi
il chiama contro ogni ragione universa-
le. Molle cose s. Gregorio 1 scrisse, a de-
te&lazio.'e di Giovanni Digiiaiatore, an-
che all'unperalore Maurilio, usurpatore
del nome universale o ecumenico, e trat-
tando del Primato della Chiesa romana;
e s"j ancora all'im|)eratrice, ad Eulogio
vescovo d'Alessandria e ad Anastasio di
Antiochia. Ricordò s. Gregorio 1 1' ope-
laio del predecessore l^elagio li, il qua-
le cassò gli atti del concilio di Costanti-
nopoli in nome di s. Pietro. Perciò, ri-
llellePtiualdi, or quegli che scrive lettere
a nome di s. Pietro e cassa gli atli del
t:oncilio , non dimostra in falli d' essere
prelato universale? Dichiara inoltre Ivi-
iialili, che dicendo s. Gregorio I a quan-
do a quando nelle sue epistole, non aver
inai alcun Uomano Pontefice usurpato
il nome di vescovo universale, questo af-
ìfMiù) perchè egli ciedetle esservi qual-
che ilillcrcuza ir;, il chiamarsi vescovo u-
)ii\cisale, e vescovo della Chiesa uuiver-
iale. Imperocché molli esempi si trova-
no dc'i'api innanzi s. Gregorio I,ches'in-
titohiKH.o vescovi della Chiesa universa-
le, li.l.itli s. Leone l .ILigno usò spesso
tal voce, come utU'cpisioia uH'iuiporulU'
li K 1
re Marciano, dove si chiama Vescovo del-
la Chiesa Romana e Universale; e co •
sì ancora all'augusta Eudossia e all'impe
ralore Leone 1, con questa formola; Leo
Roinanae et VniversaUs Catholicae Ec-
clesiae Episcopus. Oltre a ciò essendo
una cosa stessa Cattolico (A'.) e Univer-
sale, abbiamo parimenti essere stati usi
i Papi intitolarsi Vescovi della Chiesa
Cattolica. Il (jual nome, come consueto
titolo nella Chiesa di Dio, si trova esser-
si dato spesse volte dagli altri a'Papi, co-
me Pompeo parente dell' imperatore
Giustiniano I, scrivendo a Papa s. Or-
misda del 5i4> G così Anastasia parente
dell'augusto; allo stesso Papa il concilio
d' Epiro usò i titoli di Patri Patrum,
coinministro, ac Principi Episcoporum.
E Giovanni vescovo di Nicopoli e i ve-
scovi di tuttala Soria,in un'istanza sup-
plichevole dissero: Universi Orbis Ter-
me palriarchae Ilormisdae continenti
Sedemprincipis Jpostolornm Petri. In-
di nel G07 Papa Donifacio 111 ottenne
dall'imperatoreFoca, che dichiarasse con
decreto o pubblico editto, che al Roma-
no Pontefice soltanto appartenesse il ti-
tolo di Vescovo Universale o Ecumeni'
co, che si arrogava ancora Ciriaco, suc-
cessore di Giovanni Digiunatore. Il Ma-
gri dice che Ciriaco, acerrimo sostenito-
re del titolo, ne morì di dolore. 1 vesco-
vi di Cipro scrivendo una lettera sino-
dale a Papa Teodoro I, lo chiamarono
col titolo di Ecumenico con queste pa-
role: SanctissiuìO, ac Beatissimo a Deo
honorahili Domino meo Patri Patrum
archiepiscopo, et Universali Papae Do-
mino Theodoro, Se/-ginsJiumilem iuDo-
mino salidcm. Lo slesso titolo fu dato
dall'imperatore FlavioCostantiiio III Po-
gonalo nel G7G a Papa Dono I: Flavius
Constantinus fidelis magnus Impera-
tor,Doiio Sanclissinìo acBcatissimo Ar-
chiepiscopo A niupiae Romae, ctUuiver-
sali Papae. Quindi è un grande errore
dare il titolo d'universale a' vescovi, ad
tccczione del l'apa di cui è proprio. lu-
UNI UNI aG?
faUl Papa Adriano I nel 785 scrisse al- UmWrmlc, die al Pontefice roraano so-
l'miperalore Costantino V e all'impera- !o appartiene, onde avendoglielo il Papa
Ilice Irene sua madre, sul principato del- viel;ilo, il patriarca non accettò i legati
la Sedi: Apostolica. » La sede di s. Pie- ponti.'icii, e promosse lo scisma clie lor-
Iro, la qtiale lia ed esiM-cila il Primato in nò a separare In Chiesa orientale dall'oc-
tuttoil mondo, fu Hata capo di tutte le cidcnlale. Indi dopo il io"j4 Giovanni
Chiese. IL benché nominatamenle il s. A- XIX detto XX non si piegò né alle pre-
postolo regge>se per ordine del Signore ci, né a'ricchi doni de' costantinopolila-
la Chiesa, non pertanto il successore di ni, che lo pregavano di concedere, che l.i
lui ha tenuto sempre mai il principato, loro chiesa avesse per 1' oriente il titolo
e tienlo. Il qual precetto dcIU» Chiesa ii- di ? /iA'(V.9(//<', come l'avea la romana per
Diversale dee piti che tulle l'altre sedi tutto il mondo; rjuindi rinacque l'iuitica
mettere ad elicilo la pri(na, la cpialean- discordia tra la Chiesa gieca e la latina,
che conferma colla sua autorità ciascun II predecessore di tal Popa fu Benedetto
sinodo, ecouservalo-colla continuala mu- Vili, il quale cominciava le sue Bolle e
derazioiie". Per la qual cosa Adriano I Diplomi [f''.) colle seguenti espressioni:
soggumse d'essersi meravigliato in vede- Bcuediclns Scrviif; Srrvorum Dei San-
iti che Coslaritino V e Irene davano nel- ciac Lnivcrsalìs Jùxlcsiac Pn7t:uil,j)cr
le loro l-ellere a Tarasio nuovo patriar- diviiurni gratia/n (in più de'Papi trovai
ca di Costantinopoli, il titolo di universa usata la furniola , gratin Dei Ponti/ex
iti contro i canoni e conti o le tradizioni lioinr/nitsj grada Dei Romanac Sedis
de'ss. Padri; dichiarando inoltre, che se l''piscojvts) sanctae Romanae Ecdesiac
nlcunochiamasse universale Tarasio o vi Praesul et Episcopuf;. Salnlem et Bc-
acconsentisse, sapesse d'essere alieno dal- nedictionem ex parie Dei Omnipolen-
]a tede callolica e ribelle alla Chiesa ro- tix,cl B.Petri Jpostoloruinprineipis^et
inana. Il Magri riporta che Menna iud- mea,(jin praesidatam, licei indigniis, te-
detto, consagrato da Papa s. Agapito I e nere videor Apostolicac Sedis. 1 palriar-
6110 vicario nel sinodo, fu Onorato in una chi greci, gincohiti, nesloriani, armeni e
costiluzione da Giustiniano I imperato- altri scismatici prendono il titolo eccle-
lecol \.\[o\o ò'iOecuineiiico Palriarchae. siastico di C?//rt//co ("/^J, corrisponden-
Con questo però avverte, si denota esse- te a ecumenico e universale, ma questa
yxi il patriarca universale rispetto a' ve- universalità comprende soltanto l'eslen-
scovi suoi sudditi, e non in riguardo di sione della loro setta. Abbiamo di Gu-
tulta la Chiesa, cosi l'intesero i moderni glielmo Lindano di Dordrecht, celebre
greci sì cattolici che scismatici, come il controversista, vescovo di Piuremondae
capo d' un solo ordine religioso si chia- di Gand; Roma/min Poiitifi.ee/ii vero ac
Dia generale rispetto a' suoi religiosi. In merito appellari Universalein Kpisco-
questo senso la Chiesa romana pare che ptaìi Ecc le sia e Chris li, r\e\ suo l\\).i Dia-
tollerò nel patriarca di Costantinopoli il logorutn. Terminato il concilio di Treii-
Dome di ecumenico, come nella profes- /of'^.j, i padri accluinarono PioIV, Po/i-
sione di fede fatta dal patriarca Giusep- tefice della santa e universale Chiesa.
pe agonizzante in Firenze. Piiferisce No- Il vescovo Sarnelli, LelL^ccl,, t. 5, leti,
vaes che nel pontificato di GiovarmiXVl II 3i : Perché si dice nel simbolo: Credo
detto XIX del I oo3 tornò a disunirsi dal- Sauctaiii Ecclesiani Catholienm , non
la Chiesa romana quella di Costantino- Credo in. E se vi é diilerenza tra Callo-
poli, per l'arrogante pretensione de! [)a- lieo e Universale, Dopo avere reso ragio-
triarca Michele Cerulario, che voleva u- ne, che devesi dire Credo senza 1'///, di-
Siire il titolo di Fescovo Ecumenico ed ce che Capo visibile della Chiesa santa e
266 U iV I
cattolici è il somnìo Pontefice romano,
Vicario (li Cri^o e successore di s. Pietro,
e però quantlo egli scrive a tutti i fetidi
s'intitola Fcsco^'O ch'Ila Chiesa Uiiwer-
salej come eli s, Sisto F del i 3^ in una
sua lettera: Sixfus U>m'arsalis Jposto-
licac Ecclesiac. Episcopm. Di s. Ponzia-
r\o Papa del 233 è scritto nel decreto di
Graziano, can. Siispcctos,junc.ta supra-
scriplionc 3, q. 5. Ponlinnus Sanctae et
Unnrrsalis Ecclcsìae Episcopus^ omni-
bus christianis. Nel concilio di Trento fu
disputato, se sia lo slesso: Calholicae Ec-
clfsiae Episcopus ; et Universalis Ec-
clcsiae Episcopus. E fu detto, che seb-
heneera equivalente,er.i nondimenodub-
biosa, quando il nome di cattolico impor-
ta ancora Eedcle, come ael testo di s. A.-
gostino: Quae propterca Suncta, et Ca-
Iholica est, quia recte credit in Deum,
Onde ogni vescovo de'fedeli si può dire
in certo modo: f escavo di Chiesa cat-
tolica, cioè che rettamenle crede; ma il
Papa si dice vescovo della Chiesa cattoli-
ca, cioè dell' universale. Né questo senso
tli tal vocabolo ne'concilii era nuovo, pe-
rocché nel sinodo V generale alla colle-
zione 5." riferendosi alcuni luoghi tratti
dall'opere di s. Ai^ostino, e da ciò ch'egli
disse in un concilio cartaginese, traspor-
tansi quindi le parole seguenti: Aiigiisti-
nus Episcopus Ecclcsìae Catholicae di-
xit. In confermazione di che notarono,
che si legge in s. Ci[)riano, com'egli rice-
vendo al grembo della Chiesa alcunijch'e-
rano stali eretici, non solo faceva loro
confessare, che s. Cornelio Papa era Pa-
stor Ecclcsìae Catholicae, ma volea che
iiggiungessero, idest Universalis. Onde
iieir acclamazioni de' padri tridentini fu
detto: Bcalissimo Pio Papae, et Do/ni-
no Nostro Sane to, et Uiìiversnlis Eccle-
siae Ponlìfiri, multi aiììii^ et aeterna /ne-
moria. J^. ìNome df.'Paim.
L'NIVEUSALISTI. Eretici Prote-
stanti (^ .) , i quali sostengono che Dio
dà ilelle grazie a tutti gli uomini per ar-
rivare alla sululeelerna, e diceiiche quc-
UN I
sto è il sentimento attuale di tutti gli ar-
miniani, e danno il nome di Particolari-
sti a'ioro avversari. Gli Arniiniani sono
così delti da Giacomo Arminio calvinista
olandese d'OudcAvafer, professore di Lei-
da e loro caposetta, e per le rimostranze
che fecero agli stali generali in forma di
dottrina, furono anche denominati Rimo-
stranti. Essi specificavano 5 articoli che
giudicavano essere erronei. Il i.° e il 2.°
contenevano la dottrina dell'elezione e
dell'assoluta riprovazione, secondo l'idea
di Calvino; il 3.° l'opinione di quelli che
dicono che Gesù Cristo non è morto se
non che pegli eletti; il 4-" quello della gra*
zia irresistibile e necessaria; e il 5.° i'in-
ammissiliilità della grazia della giustifi-
cazione ricevuta una volta, e l'impossibi-
lità della caduta totale e finale di quelli
che hanno ricevuto la grazia stessa. I ri-
mostranti riunirono 5 articoli opposti
contenenti le loro opinioni intorno alle
suindicate materie, cioè; i.°Che Dio nel-
l'elezione e nella riprovazione ha riguar-
do da un lato alla fede e alla perseveran-
za, e dall'altro all'incredulità e all'impe-
nitenza. 2.° Che Gesù Cristo è morto per
tutti gli uomini senza eccettuarne alcu-
no. 3.° Che la grazia è necessaria per ap-
plicarsi al bene. 4-" Ch'essa non agisce nub
ladimenoìn un modo irresistibile. 5." Che
prima di assicurare che i rigenerati non
ponno decaclere,con veniva esaminare più
matiuamente una silì'atta questione. Do-
po che i rimostranti vennero condanna-
ti dal sedicente sinodo di Dordrecht nel
1619, nel seguente anno pubblicarono;
Acta et scripta Syaodalia Dordrace-
na ministroruni Remostrantiuni infoe-
dcì-ato Belgio. Pubblicarono pure una
confessione di fede, in cui es[)Osero le lo-
ro opinioni intorno alla religione cristia-
na, e per la quale Simone Episcopio fe-
ce conti oi teologi di Leida un'apologia
stampala nel iGsq. Alcuni arminiani gel-
taronsi nel Soci/da/u'smo (f'^-)j essi cre-
duinj alticM che tulli (juelli che sono cri-
stiani punnu salvarsi malgrado la diver-
u ^' 1 u N I 267
Sila delle Sette e delle opinioni, piucliè formale col principio fundainenlale della
vadano d'accordo negli articoli fonda- prelesa riforma, che esclude ogni altra
mentali. Ma osta la tremenda niussiina: regola di fetle fuor che la Sciittura , vi
Inori della Chiesa cattolica non vi è salii- forono tosto anche in Francia de'teolo-
te eterna, del quale grave argomento ri- gi calvinisti , i qn.-.li scossero il giogo di
parlai nel voi. LXXIX, p. 73. Gli anni- questi empi decreti. Gio. Cameron prò
niani propriamente delti non differisco- fessole di teologia nell'accademia di San-
no (\aCah'iiiisti[V.\ se non che ne'puo- miir e Mosè Amyrant, successore di lui,
ti suindicati. Venne dato il nome tli con abbracciarono il sentiinento de"Ii armi-
tro-rinioslrauli a'calvinisti e altri eretici niani sulla grazia e sulla predeslinazio-
che hanno scrilto contro gli armiiiiani; ne. Su questa dispula fra' protestanti si
ina i più telanti contro-rimostranti sono deve fare un'osservazione importante,
i gomaristi, ossia calvinisti rigidi, disce- Mosheitn, che la racconta, parlando de'
poli di Francesco Goniar altro professo- decreti di Dordrecht, rimarcò che 4 prò-
re di Leida. Tornando agli universalisti, vincie d'Olanda ricusarono di sottosori-
per comprendere la di/lerenza che v'ha verli, che in Inghillerrn furono rigi-llali
tra le opinioni degli uni e degli altri, bi- con disprezzo, e che prevalse i'arminiani-
sogna rammentarsi che il ricordato sino- smo nelle chie.-.e di Drandebnrg, Brema
do adottò solennemente il sentimento di e anche di Ginevra; aggiunge che i 5 ar-
Calvino, il quale insegna che Dio con un licoli di dottrina condannali da questo
decreto eterno e irrevocabile ha prede- sinodosonoii sentimenlo comune de' A>«-
stinato certi uomini alla salute, e riprova- Icranl [/'.) e de' teologi Anglicani {f^-).
li gli altri per la dannazione, senz'alcun Parimenti parlandodi Amyranl, dice che
riguardo a'Ioro meriti o demeriti futuri; i di lui sentimenti furono ricevuti non
che in conseguenza concede a'predestina- solo ila tutte le università Ugonotte i\'\
li delle grazie irresistibili, per mezzo del- Francia, ma che si dilatarono in Ginevra
le quali pervengono necessariamente al- e in tutte le chiese pretese riformate del-
la beatitudine eterna, mentre le nega ai l'Europa, per mezzo de'rifugiati france-
reprobiji quali per mancanza di questo si. Siccome egli ha giudicato che (piesti
soccorso sono necessariamente dannati, sentimenti sieno il puro Pclagiancsinio^
Quindi, secondo l'eresiarca Calvino, Gè- resta indubitato che (piesta eresia è at-
SLi Cristo è morto ed olFii a Dio il suo tualmente la credenza ili lutti i calvinisti,
sangue [)e'soli predestinati. Questo sles- e che dal pelagianisino rigoroso del loro
so sinodo condannò gli arminiani che ri- i. "maestro sono caduti nell'eccesso oppo-
gellavano questa predestinazione e que- sto. D'altra parte, poiché confessa che i
slariprovazioneassolnta, sostenevanoGe- luterani e gli anglicani seguono I'o[)Ìmìo-
SLi Cristo aver sparso il suo sangue per ni di Arminio, e che dopo la condanna
tutti gli uomini e per ciascuno di essi in di questo i di lui partigiani eccedettero
particolare; che Dio in virtù di questo ri- nel loro sistema: perciò si conclude che i
scatto concede a tutti , senza eccezione, Protestanti in generale sono divenuti
delle grazie capaci di condurre a salute, Pclagiani, e ciò mentre i meilesimi pro-
se sono fedeli nel corrispondervi. I decre- testanti, per eccesso di ridicolo, non ces-
ti di Dordrecht fiu-ono accettati senza op- sarono mai di accusare la Chiesa roma-
posizione da'calviiiisti di Francia, in un na di pelagianismo, come e meglio os-
siuodo tenuto a Charenton nel 1623. Sic- serva il ÌÌkìi-'^'ìhv nei Dizionario eiiciclo-
come questa dottrina era orribile e ri- pediro.
buttante, e d'altronde alcune decisioni in UNlVEPiSlTA.' , Ly cenni ^ Lyceuin
materia di fede sono una contraddizione Magnani, Àcadeniia, Unii>ersilas. Liio-
268 UNI UNI
co di studio generale delle scienze e del- doperà. La Poesìa, la Musica, e d'am-
ie lettere htlie, scuole miiversali e \mh- bedue ne ripailai a Teatro e Uffizio di-
bliclie con piolessoii di differenti e anco vino; la l\Iilizìa,\(ì Blariiia,^ tornai a ra-
tti tutte le ^cienze. Chiamasi Archiginna- gionarne a Porto e Soldato; tutte arti
sio il primo ginnasio o prima università, che hanno i propri articoli qui ricordati;
come r Viiivcrsità Romana [F.) o Ar- dell' arti del disegno tratto a Scultura,
chi'-innasio della Sapienza. L'università Pittura ec, e dalle altre negli articoli re-
si definisce ancora, riunione di molti col- lativi), formavano l'università degli stu-
|e"i stabiliti in una città, dove s'insegna- di, vale a dire abbracciavano tutte quelle
jio pubblicamente le belle lettere e le dottrine ch'era dato di percorrere. Inol-
scienze, e si danno i gradi di Licenzialo^ tre pretendesi che il nome di llnwcrsità
di Baccelliere. Q di Dottore [f'.). In una propriamente derivi da'Papi Innocenzo
università vi sono ordinariametile 4 fi** HI del i iq8, ed Onorio 111 che gli suc-
collà : la teologia, la legge, la medicina cesse nel 1216, i quali scrivendo al cor-
e la matematica. L'università è un va- pò de' maestri e degli scolari di Parigi
sto ediflzio, disposto per l'imegnamen- (/'^.), cominciavano le loro leltereoon (jue-
to pubblico. Ordin.iriamente esso è for- sle parole: Noveril Uìiiversitas vestra;
Ulto di portici, scuole con cattedre, gran- oppure: Universila.f magislrorwn et
di aule per le pubbliche funzioni, con 5rAoZrtr/«my quindi restò loro il nome di
musei e gabinetti di fìsica, di storia na- università. Si dice università anche il Co-
turale, [)ulitecuici, di anatomia ; con tea- rnimeo Comunità (/-^.) o tutto il popolo
Irò anatomico , e altro pegli esperimen- d'una città o di un luogo; non che le U-
li di fisica ; con osservatorio o specola niversità artistiche {P .)■ Ed università
per l'osservazioni astronomiche, labora- Israelitica è denominata quella parte di
torio chiniicoe di farmacia, biblioteca, popolazione degli Ehrei (P\), d\inoi-an\ì
orto botanico, sala di consiglio odi adu- nelle città. Principali protettori degli studi
Danza de'prijfessori insegnanti le scienze, si venerano, l'arcangelo s. ]Michele,e s. Ca-
caiioetlei in, segreteria ec; tutte le quali terina vergine e njartire come rilevai nel
cose, fjuae omnia et universa, come si e- voi. LXXXH,p. 270. Prima di parlare del-
sprime Giacomo Bourgoing, hanno dato l'origine delle università degli studi e di
Olitine alla voce Università. Tutti i no- quelle istituiteoconfermateda'Papi,darc>
minali luoghi trovansi alle volte in edili- alcune nozioni sui buoni studi,su quelli del
zi diversi, o in diverse case riunite o an- cIero,e come debbono regolarsi e quali de-
che separate. 11 Milizia vorrebbe diriin- vonoessere quelli de'laici; delle mollepli-
petto alla università 1' accademia delle ci lìenemereuze de'medesimi tanto degli
belle arti, a' due Iati i collegi. Voltaire ecclesiastici secolari che de'regolari; del*
c»>serva, che il nome di università proce- la meravigliosa e benefica influenza ed
tic dalla supposizione, che questi 4 cor- autorità salutare della Chiesa nel pubbli-
pi che si chiamano facoltà, cioè la 2\'.olo- co e nel privalo insegnamento, a seconda
i^i<i,\\ Diritto o Giurisj)rudenza,\a Me- del comando ricevuto da Gesti Cristo,
diciiia[1 .), le Arti (cioè liberali. Arti li- per cui i Papi e i vescovi non hanno mai
berali diconsi la poesia, la musica, la pit- lasciato di reclamare sillatto diritto con
tura, la scultura, l'architettura, la grani- lettere encicliche e pastorali. Come deve
inaticii , la rettoiica, 1' arte militare , la studiare un cristiano, non dovendo Sen-
na vigazione. Arti meccaniche chiamansi lenziare nelle cose che non conosce pro-
quelle clic principalmente hanno bisogno fondamente. De'pericoli degli sludi e de'
dell'opera mauualc, e nelle quali anche mezzi di schivarli, massime oggidì che
1 ingegno e l'industria dcll'arlcficc si a- l'irreligio ne e 1' errore insinualo in ogni
UN I
angolo (Iella terra, lirannpggin le menti,
ricopeilo col manie della civiltà e ilei se-
dicente progresso. JVon che de' mezzi di
santificare lo studio delle belle lettere e
delle scienze. Sulle arti liberali e sulle ar-
ti meccaniche e loro distinzione, e de'Ioro
professori ed esercenti, parlo a Ukiversi-
TA ARTISTICHE o corporuzioni di arti e me-
stieri manuali, ed anco nel paragrafo de-
gli J?'trgiani\ siccome generico. Esse con-
tribuirono al risorgimento delle aiti. 11
principio religioso, the introdusse le arti
nel Tevìpio (/'.) del Signore, e le diia-
mò a decorare con maggior lustro gli e-
difìzi al culto dedicati , oltre all' aiutare
all'opera civilizzatrice della religione me-
desima, fu sempre all'arti stesse di mas-
simo giovamento, e d'impulso a risorge-
re con maggior vitalità. Questo principio
fu leva principalissima al gran rinasci-
mento specialmente della pittura in Ita-
lia, di modo che al bisogno di abbellire
le chiese cristiane, quelle de'sodalizi, de'
loro oratorii o scuole,e di poire colla SiiU'
holica (T .) e figuratamente sotl' occhio
i misteri della nostra {eòe, riferir dubbia-
mo in gran parte questo vanto della no-
stra nazione, pel quale è da tutte le altre
invidiata. Dissi a Liceo, ove parlai anco-
ra del Ginnasio e dell'Ateneo, th'è il luo-
go pubblico di letterari esercizi, e il cui
nome gli derivò dalla scuola o accade-
mia celebre d'Atene, dove Aristotile spie-
gava la sua Filosofia (F.). Nell'articolo
Scuola rilevai che questovocabolo si-
gnifica non solamente il luogo dove s'in-
segna e s'impara arte o scienza, ma anco-
ra per una facoltà o Università, per l'^c-
cademia {V ■), pel Collegio [1 .) pel Se-
minario {P.), pel Liceo, perii luogo pub-
blico ove s'insegnano le scienze o i pri-
mi elementi delle medesime. In tale arti-
colo ricordai quelli in cui ragionai del-
l'oiigine delle Scuole, de'primordi e pro-
gressi dell'umano insegnamento, sia nel-
la scienza, sia nell'arte, nelle diverse na-
zioni; per cui tenendosi presente il me-
desimo, resto dispensalo da quanto altro
U N I 2G9
potrebbe dirsi in quesl'articoIo,alliimen-
ti sarebbe lipetizioue. A dare di esso un
breve generico cenno, mi limiterò solo a
dire, che 1' inefl.ibilc luce dell'7:'r<7/)i(<7o
(/^^.) perfezionò il pubblico insegnamen-
to e fu feconda d'inestimabili beni, per
rincessanlì cure della Chiesa, a motivo
dell'immense benemerenze de'Papi, de'
vescovi, del clero secolare e regolare; per
l'educazione scicnlifica edelenienlcire,per
l'islruziouf, del clero niedesiuio, inclusi-
vanienle a (juella pel cauto e liturgia \\e\'
Vljìizio (ìiviiio {J •)• Imperocché Ge>ìi
Cristo die alla Chiesa da lui fondala il di-
ritto d'insegnamento. Che dalle primiti-
ve e più celebri scuole derivarono poco
a poco gli sludi generali o università; dis-
si della diversa specie àc3/acslri [I .) e
professori delle scienze e delle arti, e ilei
diversi generi del successivo insegnamen-
to pubblico e privalo laicale e clericale;
òt' Ca nce llicri {F .) e a\u'\ magislrali del-
le medesime università. Della moltipli-
cazione ovunque delle scuole nel secolo
XIII, tanto dell'insegnamenlodelle scien-
ze, che tlell'orti, le quali piepararono il
meraviglioso risorgimenlo e rifiorimen-
to dell'une e dell'altre, e donde deriva-
rono università e scuole per ogni ramo
di sapere e aite, ed un gran numero al-
tresì di scuole elenìentari per l'isti uzio-
ne del popolo, E di Saverio Eellinelli ab-
biamo, lìisorginienlo iV Italia negli stu-
di, nelle arti e Jie'cosliind dopo il nulle,
Eassano 1786. Né mancai di celebrare
quegli ordini A'e/7g70,s7 di Frati [7^.) che
eiìicactmenle vi contribuirono, dopo a-
ver nel 3Jedio evo conservato il fuoco sa-
gro della scienza, i Canonici regolari eà
i Monaci [T'.). Come risorte le Lettere.
Ielle {/'.) nel secolo XV a più splendi-
da luce, anche col portentoso aiulo del-
la Stampa (/-.), prima e dopo tale epo-
ca i Pfipi procederono concordemente co*
dominaloiidepopoli eco'vescovi loropa-
stori, a fondare una moltitudine di uni-
versità e di stuoie di elevato sapere, mol-
tissime delle quali fioriscono tultora,cser-
270 U i\ I U N [
cilancìoi loro influssi benefìci neìlo slu- frasciivere i libri sollralli al ferro e al
dio della leologia, della giurisprudenza, fuoco degl'invasori bai barici, o dalle slal-
in modo rlie i Tribiuuilì di Roma (F.) le in cui essi vi slranieggiavano i cavalli
tosto lo divennero del crisliaiiesinio, non co' fogli preziosi delle più insigni opere
meno die in Uille le scienze e le Lingue dell'antichilìi. Inoltre i monaci mandava-
(J .) pure; ed anche pe'seminari vescovi- no in paesi stranieri per fare ric(!rclie di
li, negli stabilinienli di Religiose (/"'.) per bbri antichi. Molli manoscrilli si rinven
l'istruzione del sesso femmineo, coadiu- nerom^M•aU in vecchi abituri, e chiusi per
Tati zelantemente da' Chierici regolari salvarh dall'umidità in casse di piombo;
(7'.y, fondazioni cominciate dal palriar- altri nelle cislerneasciutle, altri nellespe-
ca de'medesimi s. Gaetano fondatore dei lonche pressoi rovinali monasteri.E tan-
Tcatiììi (T.) , r\e\ principio del secolo taera nella Chiesa di Diola brama di ser-
XVI. Discorsi poi de'sussegiienti e dilFe- bar viva cpialche favilla dell' anticto sa-
lenti nìelodi d'insegnamento, sino a'più pere, chei Papi promulgavano imlnigen-
lecenli, comprensivamente all'istruzione ze di colpa e pena a chi donasse alle cat-
popolare degli asili infantili calle scuole tedrali e a'Djonasteri alcun libro. Laoii-
iioUmne, e di altri pid>blici generi di e- de i signori reduci dalle battaglie, chie-
ducazione istruttiva e morale. Terminai deano alle loio donne se nella guardaro-
col far parola dell' educazione , sicconie ba fossero libri, per mandarli in olferta
gran rpiestiime d'oggidì, e religiosa, sul- alla più vicina abbazia in remissione de
la futura generazione di tanle trepidanti loro peccati commessi in guerra co'sac-
speranze, ripetendo col dolio mg."^ Cui- cheggi, uccisioni esacrilegi d'ogid manie-
leu priuìate d'Irlanda: All'influenza on- la; e Irovatone cpialcuno Io facevano ri-
iiijiotenlo de' romani Ponlelici è dovuto legare di finissime pelli e ornare di bor-
lulio quello che esiste di vero, di grande, chie d'oro e d'aigenlo, con rubini, sme-
di benifico nella civiltà. L'impero del di- raldi e altre nobili gioie. Alcuni signori
ritto sulla forza bestiale, che sola regna- con corteggio si recavano essi stessi alle
va ne' secoli barbari , il dobbiamo pure chiese per offrire colle loro mani il libro
al palladio de'coilici antichi custoditi dai all'altare ginocchioni, ovvero dalle figlie
ccnobiti, i quali meuiie era l'occidente vestile di bianco e inghirlandale, accioc-
inondaloda'barbaii liau(onlani,e in con- che venuto il dono da sì pure mani e in-
<|uas>o di guei re, d' incendi, di lapine e nocenli a Dio fosse più accetto. Belle e-
di molle, nel silenzio della pace e della rudizionì si trovano nell'opera dotta del
cella allendevauoa copiare pazienlemen- can. Nardi, De'Parrochiy sulle scienze e
te m pergamene gli storici , i filosofi , i sludi come sempre siano slati a cuore e
poeti, gli oratori e i giuristi , ornando raccomandati dalla Chiesa. Ne riferirò al-
cpielle pagine di mille vaghe minialure, cune. Il Papa è il dottore universale, ed
I goti, 1 Mindali, i longobardi bruciarono i Vescovi sono i dottori particolari. Essi
1 Miiperiali bibliotechej e laChiesache pa- hanrio debito di vegliare sull'insegnamen-
7ienle perdeva ne'saccheggi i tesori con- to , anche profano, perchè non divenga
sagrali al culto di Dio e all'onore de'san- nocivo diluiti i cristiani, avendo avuto
li , brigavasi con eguale sollecitudine di da Gesù Cristo il docete essi soli; e mol-
sottrarie al sacrilegio i vasi sagri, e alle to piii il solo Episcopato può dirigere gli
liamnie i libri de'sapienti. Non eravi ino- sludi sagri degli ecclesiastici. Dopo la ca-
naslerocho nonserbassc gelosamente l'o- dula dell'impero romano, allorquando la
pere dogli scrillori greci e latini. Gli ab- barbarie e l'ignoranza invadevano il mon-
bali di essi inviavano messi e amanuensi do, i Popi ed i vescovi erano quelli che or-
a chiedere in giazia a'più vicini di poter dina vano, eiigevano, volevano le scuole
U N l
ne'seniiiiari vescovili a comodo di liilfa In
gioventù, menile i secolari anzi cercava-
no d'oppoisi alle scienze; vi sono infimli
canoni die ingiungono a'pielidella cam-
pagna di leneie scuole gratuite. Questi
canoni gridano: ignorantin ciinrtornni
tnatcr errorhm. Gl'uicrediili hanno p,i-
gaio i Papi e i vescovi assai ingralanien-
Je , aggravandoli della taccia di fautori
dell'ignoranza e nemici della scienza. No,
la religione non teme i lumi e le scienze,
anzi li coltiva, E nemica solo delle scien-
ze empie e immorali; delle corrotnpilri-
ci de'coslnmi, delle tniscredenli, dell'er-
lonee. La Chiesa vuole la soi-veglianza
dell'insegnamenlo, pei che ogni insegna
mento deve basare sulla verità, e la ve-
lila è Dio slesso, e l'uomo deve tutto al-
la verità, ossia a Dio, cioè alla gloria de!
Creatore e alla felicità eterna della crea-
tura. Gli studi, le università, i licei the si
partono da questi principii diventano pu-
tredine, e conducono l'uomo a ribellar-
si insensatamente al Creatore. Ecco la ne-
cessità salubre della sorveglianza della
Chiesa che dirige l'uomo al Creatore. Le
c'inliche università nella più parlefurono
orette da'Papi o colla loro autorità, e do-
lale co'beni di chiesa, ed in origine non
in tulle eianvi cattedre di teologia. Ma
poi ogni metropolilano dovè avere lo stu-
dio teologico, colla prebenda Teologale
(/^.), ed i capitoli siiffraganei doverono
inviarvi qualche canonico de'piìi adalla -
ti a tale studio , ampliato ed esteso alle
Cattedrali, per averlo decretato il conci-
lio generale di Laterano III nel i lyc), e
meglio l'altro di Laterano IV neh 21 5,
donde alcuni vi riconoscono il principio
delle uiiiveisilà, come notai a Skminario,
trattando delle scuole clericali. 1 vescovi
sempre ebbero il debito d'istruire i loro
ecclesiastici , e fu sempre desiderio della
Chiesa l'istruzione pubblica. Vari canoni
confermano l'obbligo ile'parrochi di cit-
tà e massime de'parrochi rurali di fare
scuola gratuita a'fanciulli, del qu.ile uf-
fìzio doveauo rendere coulo ogni anno al
UNI 27,
vescovo; meni re i vescovi ne'secoli bassi
ancora orano obbligati di tenere le scuo-
le ne'Ioro episcopi!, e lo riportai nel ci-
tato articolo. Premeva assai il diradare
I ignoranza di que'tenipi, chiamali rozzi,
barbari, ferrei, osumi, di piombo; la qua-
le ignoranza produceva il mal costuuie,
gli errori e la ferocia de' po[ioli. I Papi
non amavano che di mantenere e accre-
scere i lumi, i Papi aveano la sorveglian-
za sulle università. Peschisi, ne vennero
frulli di morte! Essendo diritto privati-
vo della s. Sede d' i>tituiie, sospendere e
sopprimere le universilà in tulio il mon-
do cattolico, ed i moltissimi esempi li ri-
portai a' luoghi loro, così dirò in segnilo
d' alcune delle molte università istiluile
0 confermale, e privilegiate da'Papi, me-
glio avendone ragionato nelle città ove
furono creile, l^er quali motivi in diver-
si stati si pretenda bandire d.ill' istruzio-
ne pubblica il sacerdozio, è degno di con-
siderazione il riferito dall' Osservi! toro.
Romano nel n.° 256 del i85i, per la se-
colarizzazione totale dell' insegnamento,
non volendo più gli aiislocralici volle-
riani, cornei democratici socialisti, al ser-
vigio di tutte le sette segrete, che sia re-
golato da'ministii del santuario. I primi
non vogliono pillilo un insegnamento che
li disturbi, i secondi non vogliono dot-
trine positive che fanno derivare l'anto-
rità dall' alto, invece di fai la salire dal
basso. Gli uni e gli altri non vogliono
Dio che giudichi, né un Dio che governi.
Le due selle tra loro nemiche giurate non
sono d' accordo misterioso se non contro
i venerandi ministri di quel Dio die vuo-
le la pace, di cpiella Religione che fulmi-
na il sensualismo, non altrimenti che l'a-
narcliia, e |)er essere pronuilgatori delle
verità eterne. Perciò da loro non si vuo-
le più insegnamento cattolico, poiché co-
sì non sono punto più gl'individui che si
paventino, aia sì le loro dottrine. Per le
università poi che altrove promisi farne
cenno in separali articoli, oltre V Univer-
sità Romana della metropoli del crislia-
9.72 tJ N I
iiesiulo, la quale rimi si deve confonclere
con r Unhersilà o Sliuh'o della Curia
Eoìiiana o Scuole Palatine (T\) oi'igi-
iiale (Ino ila s. Gregorio I, ne' segiienli
<lirò tli quelle d' Jvignoiie, già c;i[)ila-
fe de'domiiiii della s. Sede in Francia;
di Bologna, semi-capitale di quelli della
medesima in Italia, edi /Lo\y////o, die per
non essere città vescovile e per non es-
servisi tenuti concilii non poteva farne ar-
ticolo apposito, mentre per la celebiilù
del suo studio mi proposi parlarne a Uni-
versità' DI LovANio, ed ivi farò pure pa-
rola di quella di Donai. Ad altre univer-
sità i Papi concessero esenzioni, preroga-
tive e privilegi, confermandone le istitu-
zioni a istanza de' sovrani e de' vescovi.
Le università erano congiunte alla Chie-
sa e per l'origine da lei sorlila, e pe'fon-
dalori per lo più ecclesiastici, e per l'au-
torità esercitatavi da'Pa[)i che vi dierono
primi le leggi e che ne commisero a've-
scovi l'interno regime, l'elezione cìe'pro-
fessori sempre callolici, e il conferimento
delle lauree e gradi d'onore. La Chiesa
fece mollo di più, prendendo le universi-
tà sotto la sua tutela e rendendole quasi
persone immuni dalla giurisdizione tem-
porale: nel che concorreano le idee di
que' tempi, che ragionevolmente riguar-
davano la Chiesa come maestra di tulli,
vera legislatrice e custode di quelli che
altrui doveanoconiunicare il sapere. Che
se in tante guise appartennero le scuole
alla Chiesa, chi non proclamerà, col dot-
to Iluiter, Delle istituzioni e delle co-
stumanze della Chiesa nel Medio Evo
e particolarmente nel secolo XII , gli
altissimi meriti di lei verso la comune i-
slruzioiie di que'tempi;, ch'è quanto dire,
verso r istruzione che i medesimi tempi
a noi tramandarono; e chi avrà fronte
di opporle il biasimo di quell'ignoranza
r barbai ie ch'tlla appunto dissipò in tan-
ti modi? Arroge che con l'eminente au-
tore della Di.sscrt. della natura e ca-
rattere essenziale de' Concordati, della
quale parlai a Pace, qui pure gli faccia
UiN I
eco con ngginngere,su!le concessioni spon-
tanee e irrevocabili f.ille alla Chiesa dai
sovrani. " Lo die specialmente ap[)arisic
in quelle volontarie dedizioni, e in quel-
l'arrendersi e soggettarsi alla immediala
podestà e tutela della Chiesa e del suo
visibile Capo, di tanti cor[)i morali e pri-
vale società, fatte colla scienza, coU'an-
nuenza, col plauso de' medesimi princi-
pi; cornea cagion d'esempio, osserva Vati
Espen, essere avvenuto di molle pubbli-
che università di diverse regioni, che sot-
toposero il loro regime al romano Pon-
tefice, e da cui ri[)ortarono esimii piivi-
legiesi elevarono al più grande e piìi du-
revole splendore". Osserva il can. Nar-
di, a cui ritorno, che il Bullariuni Roma-
nuni è prova di queste asserzioni. In pa-
recchie delle bolle ponlillcie d' erezioni
d' università si vede che per la laurea
magistrale in teologia i candidali duvea-
no presentarsi al vescovo o suoi deputa-
ti, e vacando la sede al capitolo o suoi
deputali, per esservi esaminati e ricevere
la laurea e la fac(jllà d' insegnare. Nel
io85 s. Gregorio VII i innovò la legge
che ordina: Omnes Episcopi artes lite-
ramni in suis Ecclesiis docerì facerent.
Quel gran Papa conoscendo che la Chie-
sa abbisogna di letterati, che l'ignoran-
la è madre di tutti gli errori e del mal
costume, che l' ignoranza della s. Scrit-
tura forma gli eretici, e che i preti igno-
ranti dell'antichilà si sospendevano, ne-
gò l'instiluzione a un nominalo vescovo,
il quale sebbene avesse delle beile qua-
lità, inclusive alla prudenza per reggere,
pure non era dotto, poiché diceva: 1 ve-
scovi e i preti debbono essere dotti pei'
insegnare altrui e per difendere la Chie-
sa. La scienza e la bontà non debbono
essere disgiunte dall'ecclesiastico. Il ce-
lebre cardinal Alessandro Farnese, nipo-
te di Paolo 111, soleva dire: Non trovarsi
cosa più insolhibile di un soldato codar-
do, e di un ecclesiastico ignorante. Pieni
poi sono i concilii della premura della
Chiesa per manlcuerei buoni sludi che
U N I
l'ignorniiza andava eslingnendo ne'bussi
ti'iDpi, con provvediiTienti utilissimi pe'
secolari e pe^^li ecclesiastici, giacché come
tiice il concilio di Lavatir (ora sede vesco-
vile stiffraganea di 7'o«r.9, pel narralo in
quest'articolo) del [368 nel cap. 3: Fe-
ris litleratis Ecclesia in actibus suis no-
scitiir indigerc. I ss. Padri erano dotti e
raccomandavano le scienze. Le Ricuaini-
o
zioni di Papa s. Clemente I,le qnali ap-
partengono alla nascente Chiesa, per a-
ver patito il santo nel 102 il martirio, di-
cono nel lib. 3,§ 35, che s. Pietro apo-
stolo diceva, che bisogna prima discere
e poi clocere; e nel lib. 5 , § 4> pailf» il
s. Apostolo contro l'ignoranza, e soggiun-
ge: Nihil enìm gravius, (juain si idqiiod
ignorai quis scire se credei. Ciò vede-
si ripetuto nella 3/ Episl. di s. Clemen-
te I, il quale riferisce : Grande inalum
esl ignoranlia, el omnium maloviun ma-
ter. La s. Chiesa dice lo slesso nelle sue
leggi, e. Ignoranlia, e Siin laicis,A\i\.
38. Ignoranlia ciinclorum maler erro-
rum maxime in Sacerdolihus Dei vitan-
da, qid docendi ofjìcium in populis sn-
scepernnt : Si e nini in laicis vix lolle-
rahilis videtur inscìlia , quanto magis
in his qui praesunt .'* Nec excusatione
digna est, nec venia. E da questa igno-
ranza, dichiara Nardi, che ne provengo-
no certe stranezze nel predicare, certe
storture nell'opinare, certi errori iiellin-
segnare, e quel vacillamento de'fedeli che
non sono istruiti con solidità. I Padri ed
i sinodi non fanno che raccomandare, an-
zi comandare, lo studio profondo della s.
Scrittura, e ò& Canoni [ì'.); e queste co-
se se si trascurano più dell' altre, come
potrà istruirsi il popolo e la gioventù ec-
clesiastica ? Per le altre scienze, oltre che
tra loro si danno la mano , la profonda
dottrina de' Padri prova la necessità del-
le cognizioni anche profane per combat-
tere i nemici. Raccomandano lo studio
delle scienze profane per difendere la ve-
rità, s. Clemente Alessandrino e Minu-
cio Felice, padri de' primi tempi della
vor,. T,xxxi ti.
U N I 273
Clilcsa. »» Chi volesse, potrebbe formare
un trattatodi autorità di lutili secoli del-
la Chiesa su di ciò; ma non credo che sia-
mo arrivali a tempi così ignoranti ([)ub-
blicò l'opera nel 1829), che vi sia biso-
gno di provare la necessità e utilità del-
le scienze per la religione, e il danno che
l'ignoranza produce alla medesima, per-
chè ognun vede, che gli empi d'ogni ra-
mo di letteratura abusando ci obbliga-
no ad esser ben istruiti e per convertir-
li e per preservare gli allri; giacché la
verità essendo una , basta far conoscere
come essi co'sofismi se ne scostino, e col-
le male arti stravisino le cose, per fu li
ammutolire. Ma per ciò fare, bisogna an-
che tener dietro a'ioro errori, essere a li-
vello degli altri colle cognizioni scientifi-
che: Legiinusne ignorcmusjlegiinwi non
ut tcneamus (i loro errori), sed ut repu-
dicnius, dice s. Ambrogio nel proemio in
Lucani; ciò che ripete s. Agostino , can-
tra Faust, lib. I 3, e. I 5. Si dirà, non tut-
ti gli ecclesiastici sono capaci di ciò : ne
convengo. Non lutti ponno essere sommi
letterali. Ma due cose meritano profon-
da meditazione. Lai.^, che se non si fo-
mentano con tulle le forze gli sludi de-
gli ecclesiastici, non solo si avranno po-
chi abili a sostenere la verità, ed inse-
gnare agli altri, ma non se ne avrà alcu-
no. La 2.", che non si esige che la comune
de'preti siano dottori, ma tali da non far
vergogna al Sacerdozio, onde non abbia-
no i poco divoti a ridere nel trovar po-
ca sintassi e buon senso nello scrivere,
poca correntezza nel latino e nella lettu-
ra , poca coltura nelle cose più triviali.
Colle chiarissime leggi della Chiesa, è el-
la una scusa sufficiente al tribunale di
Dio, il dire: Se none dotto, egli pero r un
buon Prete.'* Non si vuole che sia dotto
nel rigor del termine, ma istruito quan-
to porta il dovere, altrimenti la pretesa
bontà non lo salverà avanti a Dio. PlÌ-
cordiamoci che nel medio evo il due
Chierico era sinonimo di scienziato (Lai-
co dicendosi l' illetterato, come notai in
.8
274
V N I
quell'ai liccio). La scienza per un vesco-
vo non basta che sia mediocre, come può
vedersi nel concilio di Trento, sess. 22,
e. 2, e sess. 24, e. 1 . Ma i vescovi preo-
donsi da' preti : se questi non hanno la
scienza voluta , come si assuQìeranno al
Pasloralo ? E in genere il gius canonico,
dist. 38, cap. Qiiae ipsis, applica a'pre-
ti ignoranti il testo dell'Evangelo di s.
Matteo i5: Si caecus cacto ducatani
vraestet: ambo in foveam cadunt. E le
stesse leggi canoniche, dist. 87, cap. De
(juibusda/n, vogliono lo studio delle let-
tere e bellearti. Papa s. Zefeiinodel2o3,
comandò che gli ordinandi fossero dodi
ne spectatae vitae. Lo stesso gius canoni-
co, cap. Cum ex eo 34 de Electioiie, di-
ce: Ecclesia i'iris litleratis permaxiine
noscitur indigeve ... Gii stolti odiano la
scienza, ProiM ,22; ma piacque a Dio che
Salomone chiedesse la scienza e la sa-
pienza, 2 Paralip. 1,1 i.li non voler in-
tendere queste verità, non fa meno scu-
sabili avanti a Dio, tanto coloro che per
debito di uflìcio devono procurare di ri-
furmare gli sludi ecclesiastici, di dar loro
nuova spinta, trovare persone capaci,
vegliare sull' insegnamento e progressi,
quanto coloro clie per dovere di coscien-
za debbono istruirsi; ma che fermandosi
a poche cose di uso solito, credono poi di
essere all'apice del sapere. Questa falsa
pei suasione fa che poi si abbia lo zelo, ma
now sccuìiduni scientiam, Roììi. IO, 2, il
quale fa tanto danno, mentre per igno-
ranza crede di far benissimo, e che sia
errore il solo dubitare. La scienza vana,
ossia la presunzione di sapere,go///r\?, di-
ce l'Apostolo, I Cor. 8, non la scienza ve-
ra congiunta all'umiltà, la quale conosce
la nullità di quello clie sa a paragone di
quello che resta a sapere, e la picciolez-
za della niente umana rispello alle cose
di Dio, delle quali non si ragiona col so-
lo lume naturale, ma colle verità della
itòt, onde non esser sedotti da una fal-
lace lilosofìa, Coloss.i, 8. Gli empi abu-
sano dell'astronomia, della geologia per
UiX I
distruggere la cronologia sagra; della zoo-
logia per la spirilualilà dell'anima; della
metafisica per avviluppare gl'incauti; del-
la storia per togliere la fede alla i?«ibbia.
Se il clero non sa confutare i loro erioii
e premunire i buoni, ove si finirà? Vole
le rispondere loro cogli Apologisti no
stri? Gl'increduli hanno cambiato armi;
si servono diallri modi, e quindi bisogna
tener dietro a'ioro passi. Volete aspettar
voi de'prodigi, e intanto lasciarli fare ma-
cello delle anime? In allora sarà egual-
mente inutile studiare il dogma contro
gli eretici: vale la slessa ragione. Sarebbe
mai la pigrizia di darsi a penosi studi, o
l'ignoranza che facesse inventare simili
magre scuse? Dio proteggerà la sua Chie-
sa: siamo d'accordo. Ma Iddio si servì di
dottissimi Apologisti, di sapientissimi Pa-
dri, di erudilissiini scrittori per difender-
la contro i politeisti, gli erotici e gl'incre-
duli sino a'nostri giorni: questo è l'ordi-
ne naturale ch'egli tiene. Vorrete voi che
v'infondesse la scienza cornea Salomone?
I mentovati scrittori se la procurarono
con vegliee sudori iiifinili. Finché si trai-
la di combattere per difesa della Chiesa,
non dobbiamo portare queste scuse teme-
rarie e ree". La Civiltà Cattolica nella
serie 3.", t. 2, p. igS, dando contezza del
3Jaììuale cattolico compreso in confe-
renze religiose, del dotto p. Raffaele Cer-
cià gesuita, riporta le seguente gravi con-
siderazioni. » Il nostro secolo in fatto di
religione è alTetlo da due malanni gra-
vissimi, dall'ignoranza e dalla presun-
zione; che poco sa e cerca sapere di reli-
gione, e pure presume definire cjc cathe-
dra. Il secolo moderno per lult'allro ed
in tulli si attribuisce il privilegio dell'in-
fallibilità, e solo vuol negarlo alla Chiesa
che sola lo possiede. Né (jueslu dee pa-
rere sentenza esagerala o troppo severa
a chi per poco abbia avulo agio e volontà
di vedere come sogliono bistrattarsi le
cose di religione anche da quella classe
della società che dicesi colta , che mena
gran vanto de' suoi lumi e che si picca
U N I
d'andare immune da' pregiudizi. In ciò
dobbiamo deplorare una conseguenza ne-
cessaria sì, ma altrellanto funesta del vol-
gersi pressoché unicamente gli sludi pub
Mici e privati ad oggetti di materiale u-
tililà, intorno a' quali spendesi il buono
e il meglio delie fòrze e della vita; come
se il supremo fine dell'uouio slesse ripo-
sto nel conseguimento di quella perfe-
zione spesso fittizia, sempre assai difetto-
sa e bassa, che non levasi un pahno da
terra, uè spingesi punto al di là del tem-
po e della vila sensibile. Il negare nel
nostro secolo un vero e mirabile progres-
so in parecchi rami dello scibile uma-
no sarebbe certamente un dar prova di
supjn'a ignoranza o cader in colpa di ma-
la fede. Conciossiachè le matematiche,
l'astronomia, la fisica (di questa sola qui
ricorderò d'aver maturato il portento a
cui va debitrice d'indefinito progresso la
civiltà, e mediante il cui artifizio espu-
gnate le resistenze di spazio e di tempo,
l'odierno pensiero trasmette lesuecomu-
nicazioni colla disciplinala celerità del
baleno), la chimica, l'economia [lolilica,
gli studi speciali che vanno sotto nume
di storia naturale, ed altrettali discipli-
ne corsero in pochi lustri un vasto coui-
pilo di reali miglioramenti, che si tra-
dussero in utilissime applicazioni alla
meccanica, al commercio, alle arti ed a
tutto l'ordinamento esterno della cosa
pubblica. Tuttavia egli è pur da confes-
sare che di poco o nulla si vantaggiaro-
no, se pur non diedero alfatlo la volta
addietro, gli studi più severi, ma anccjr
più necessari, più nobili e più degni, del-
lacristiana filosofia e della religione. Que-
sti paiono venuti poco meno che in di-
spetto, e i più si contentano di sfiorarne
le prime nozioni, e sorbillarne qualche
centellino, quasi a malincuore e a dosi o-
meopatiche. Tanlochè, mentre si repula
dovere d'ognuno il procacciarsi un buon
corredo, e necessità pubblica di dilfonde-
re eziandio nell'infiuto volgo una qual-
che iufariuatura di scienze uaturali, e si
UN [
275
tiene la altissimo pregio chi rendasi ia
questo segnalato; moltissimi poi s'incon-
trano di costoro che a parole si professa-
no cattolici, e pur non hanno idea de'pri-
mi rudimenti della dottrina cristiana. E
quel ch'è peggio,rado è che sa ppiano tem-
perarsi dal bestemmiare ciò che non ca-
piscono,sicchè non ne facciano argomen-
to di frizzi mordacissiu)i, di studiate ar-
guzie e d'enipio trastullo". Fa a propo-
silo che io qui v'innesti un analogo trat-
to dell'ultiuia dotta pastorale dell'ottirao
mg.'Renaldi vescovo di l*inerr)lo."E d'uo-
po confessarlo sinceramente, il secolo no-
sli 0, meraviglioso nelle sue scoperte, nel-
le scienze profine e nelle arti, tutto vol-
to all(>perfezi()namenlodeirindustria,al-
l'increuìento del commercio, ai mezzi di
guadagno, e (piindi piegalo per così dire
alla terra, va idolatrando se slesso e le o-
pere sue; peidentlodi mira il cielo e qua'
sublimi destini da'quali la vita di quag-
giù deve anch'essa ricevere il suo impul-
so e riconoscere il carattere che le con-
viene. Senza credere un Dio giudice e ri-
muneratore, non vi ha virtù, né morale
possibile sulla terra; e i popoli che non
vivono di questa fede, la quale sola può so -
slenerci nell'uicostanza dell'umane dub-
biezze,di vengono cieco e deplorabile stro-
menlo nelle mani dei primo ambizioso
che con la potenza seduttrice dell'oro, o
con lo slimolo delle perverse passioni, li
voglia corronipere". Il cardinal Ignazio
Gio. Cadolini nel Discorso pronimzialo
neh 83 I quid vescovo di Foligno, pel ria-
primento delle scuole del suo seminario,
encomia i vantaggi dell' istruzione pub-
blica,che dee preferirsi alla privata. Dopo
avere ripetuto con Quintiliano, bravo ed
esperio precettore della gioventù, che la
religione a buon diritto dev'essere la pri-
ma cura de' precettori e educatori della
gioventù, perciò dice doversi questi Ira-
scegliere, ove abbiasi fior di senno, fra i
più santi e immacolati , onde la santità
loro custodisca e difenda da soprastanti
pericoligli anni più teneri, e in pari tea»-
276 UNI
pò essere tìi mestieri l'adolfnre la più se-
vein disciplina. Dice la più severa, poi-
diè reniila Quintiliano, dopo la matu-
ra disfjiiisizione sulla educazione priva-
ta e sulla pubblica, doversi la 2/ da'ge-
iiilori preferire aliai.", come solleciti del
maggior bene de'loro figli. Inoltre è d'av-
viso, che senza la severilTi di rigidissime
ordinate discipline ninna pubblica edu-
cazione si possa mantenere scevra e pura
dall'infinite scorrette pravità che la mi-
nacciano. » E qui siaci lecito il deplorare
a calde lagrime con esso lui la cecità de-
gli sconsigliati genitori,) quali, o per in-
temperante carità de'figli, o per più col-
pevole motivo di dannala economia si
tanno ad aflìdarli sotto al tetto del natio
focolaio ad lui solo poliglollo enciclopedi-
co maestro, il quale sappia o non sappia
tulle le lingue, e le scienze e le lettere
lutte (cosa invero se non ìn)possibile al-
meno altrettanto malagevole , quanto il
linvenire i Pichi della Mirandola e i Pa-
scila!, clic all'uHicio non scenderebbero di
privati pedagoghi) deggiono dare le loro
private lezioni senza veruno stimolo d'e-
mulazione, seriz' alcuno allettamento di
gloria, in mezzo ad uniforme noia, a lan-
guor continuo, a distraziotie perpetua, e
non di rado a tristissima disperazione di
profitto". Poi aggiunge, peroliè la religio-
ne sia il sagro fuoco avvivatore degli slu-
di , e Gesù Cristo uuico verace maestro
degli uomini. «La luce fulgenlissima del-
la Rivelazione (F.) nelle stesse profane
scienze addiviene, siccome il favoloso filo
d Arianna, che ci guida e scorge sicuri fra
le tante ambagi e gl'infiniti avviluppa-
menti dello scibile umano. Mercédi essa
ravviseremo, che la verace filosofia di tul-
le le genti dell'età tulle, lungi dal discor-
darvi , si associa e confonde colla teolo-
gia in guisa, che i maggiori //Vo.vo/f' del-
I anlicliitìi, por quanto d consentiva 1' i-
gnoranza della livelazione, ponnoiu cer-
io modo i primi /co/o^'/ appellarsi che si
conoscano, ove si voglia, per poco, fare
astrazione dal popolo santo, custode del-
UNI
lo verità primitive e degli oracoli dell'in-
creata Sapienza ".
E quanto al Pedagogo, Pacclnp;ogus,
propriamente non è solamente colui che
ha cura de' fanciulli e li accompagna o-
vuiique, denominali anco pedanti, ma
è pure COSI chiamato il maestro, l'istrut-
tore e più largamente I' educatore ; di
fatti Seneca, Kpist. 89, dice, che il sa-
vio è il pedagogo del genere umano.
Onde fu sempre raccomandalo da'pru-
denti che la scelta dev' essere diligentis-
.sima; e perchè i romani furono in ciò tra-
scurati , Plutarco li riprese acremente.
Presso i greci ed i romani da principio
non fu dato questo nome che a'conduci-
tori e sorvegliatori de'loro figli, e per le
femmine pigliavano serve pedagoghe. I
romani si contentarono buona pezza di
semplici pedagoghi; ma dacché comincia-
rono ad arricchire e ingentilirsi, vollero
che i loro figli fossero educali compiuta-
mente, e però divennero scrupolosi nel-
la scelta de' pedagoghi. Per altro vedia-
mo in Quintiliano e Giovenale che a'Ioro
tempi alììdavasi la pedagogia a persone
della più vii feccia del popolo, a'merceua-
ri,agli A/i/^c/, a'Iiberti e Servi {^V .\\\o\'
che quest'ultimi esercitavano pure l'arte
della Scrillura (/^.), imparavano a scri-
vere e facevano da amanuensi. Mg.' Ni-
colai, Della basilica di s. Paolo, ripor-
tando e illustrando le iscrizioni esistenti
nel chiostro della medesima, riprodusse
ancora quella di due Paedagogiis piie-
l'ontin lìiip. Lai. "di Narcisso liberto di
]M. Aurelio, pedagogo de'servi della ca-
sa imperiale, e di Papa Galeria Lisistra-
le concubina di Antonino Pio. Indi di-
chiara. L'ufficio di pedagogo era uno de'
primi delle case particolari, e nel palaz-
zo augustale. Dopo ch'era nato un fan-
ciullo o una fìuiciulla, veniva consegna
to alla nutrice, e dalla nutrice, giunti al-
l'uso della ragione, passavano a'petlago-
ghi. Questi non solo invigilavano sulla
condotlae i cosliuni delgiovanello e del-
la ragazza, n)a grisUuivaDO ancora : essi
U N I
non potevano neppure un momento di-
scostarsi dal loro pedagogo, onde disse
Plauto: Digi tu/Il loitge apacdagogo pc-
driii ut ejfcres ex acdìbus. Da questa
grande intrinsichezza non di rado nasce-
va, die il pedagogo attentava alla pudi-
cizia de'suoi allievi, Pctron. Satyr. Fa-
Icr. Max. I. 6,c. i .Plutarco ntWOpttscid.
V ir tutcni decere posse, c\ Uà conservato
vari insegnamenti de'pedagoglii, come il
camminare per istrada con la testa bassa,
toccare i salumi con un solo dito , e con
due dita i pesci, scarficare la carnee il pa-
ne in questo modo piuttosto che in quel-
lo, portare le vesti cosi.ec. Nelle case par-
ticolari, e molto più nella casa dell' im-
peratore, anche i figli de'servi aveano il
loro pedagogo, come in quella di M. Au-
relio era il detto Narcisso , e in quella di
Tito un tal Flavio Stefano, come si ap-
prende dalla 2/ iscrizione. Sulla pedago-
gia moderna si potino vedere. Renazzi,
Storia dell' Università degli studi di
Roma t. 3, p. 1 60 ; Digressione concer-
nente i vantaggi dell'istruzione lettera-
ria pubblica sulla privata. L. A. Par-
rà vici ni, Manuale di Pedagogia meto-
dica ad uso delle madri, de' padri, de'
maestri, de' direttori ed ispettori scola-
stici,e delle autorità aninùnistrative d'I-
^/■//iV?, Novara 1847, Livorno i85o. Mi-
chele de Mallhias, Della pedagogia ne-
cessaria alle donne., Ferentinoi85i. Di-
ce la Civiltà CrtitoZ/crz; Dell'educazione
dell' ?7owo e della Donna {f^.)- La rego-
la che diversifica l'educazione letteraria
dell'uomo da quella della sua compagna
può stabilirsi così. Per 1' uo»no le lettere
formano una condizione o stato, e per la
donna un ornamento che la uìigliora nel-
la propria condizione: quindi l'insegna-
mento lelieriuio tende a produrre nel-
r uomo la virili d' esercitare le lettere,
cioè di perorare opuelare, tli ammaestra-
re altrui o colla [)arola nelle cattedre, o
ne'libri culla stampa; dovechè nella don-
na uiua soltanto :id edettuare una co-
tale laciiilìuriuteuJcre le più usuali dui.'
U N I 277
trine e pigliar parte in qualità di discc-
polea'discorsi di cose intellettive fatti da-
gli uomini. Dalla quale regola discendo-
no tre avvertenze circa il modo d'istrui-
re le giovinette. La 1.' riguarda il meto-
do, il ([ujile piuttosto che scolastico e ri-
goroso .potrebbe essere fimiliaie quale
si può tenere dalla madre medesima col-
le figlie, alternandolo colle occupazioni
doinestiche.La 2.' concerne il tempo, non
dovendosi dire allo studio dalle giovani
che una parte del giorno sottratta da'la-
vori loro, uè mai pareggiarle a'inaschi,di
cui Io studio è prima e quasi sola occu-
pazione giornaliera , acciocché anco per
questo si confermino nell'opinione che lo
studio a loro non si appartiene per prin-
cipale, ma per accessorio. L'tiltima tocca
le materie, le quali sono assai circoscrit-
te in quanto all'ampiezza e alla profon-
dità; sicché, generalmente parlando, né
debbono loro insegnarsi la lingua latina
o la greca, né introdurre si vogliono nel-
le ragioni riposte del bello letterario, nel-
la critica degli autori o in profonde ricer-
che intornoali'usoe la projìrietà della pa-
tria favella. Di questa guisa le donne riu-
sciranno colte senza correre il pericolo
di diventare saccenti, e sapranno di assai
cose con intimo convincimento che gli
uomini ne sanno incomparabilmente più
di loro. Queste norme generali patisco-
no eccezioni, ma queste sono assai rare,
e se la natura fosse ascoltata sarebbero
veratnente rarissime. Anche Carlo Bar-
tolomeo Piazza lodò la pubblica istruzio-
ne e l'utilità che ne proviene da essa, an-
che nell'accademie, nella sua Academo-
grajìa., trat. 12 <\e.\\'Eusevologio Ronia^
no: Delle accademie romane del seco-
lo passato e presente, cioè XVI e XVIF.
Nel Ctip. I, ragionando dell'origine, isti-
tuto e frutto delle pubbliche accademie,
rileva fra le altre cose, coi suo stile al-
(pianto gonfio. Non si può porre in con-
tesa che non sieno l'accademie lettera-
rie un nobile teatro, ove in virtuose adu-
Uim2;e si uuiscuuù jjl'ingcgai più solleva-
ay
8
L N I
li pei formare un corpo jìcrl'etlo ili tul-
le le scienze, un aiuenissimo ricetto «li
tutte le arti liberali, un prode arringo ili
siiirili generosi , un delizioso paragone
del merito, un provvido eccilauienlo al
rinlciligenza iie'[iiìi profondi arcani del
la nalur.i per indi sollevaici a penetrar
gli abissi delle riithezze della sapienza e
scienza di Dio, ui^n meno grande e ado-
rabile,dÌN>es. Agostino.nella fabbrica del
mondo, die amunirabile nelle più picco-
le formiclie. Sono le accademie eleganti
sveglialoi dal letargo dell' ozio degli spi-
riti addornjentati, cavano dalle più rie-
clie miniere degl'ingegni le più nubili idee
delle dotti ine; eccitano magnanime emu-
lazioni per il pallio delle virtù, uniscono
talvolta gli animi per virtuose gare disu-
niti,mantengono alla gioventù collo stu-
dio ameno un soave freno all'uDpelo del-
le passioni; danno fiato alla tromba del-
la fama e lusingano con nobili tratteni-
menti e con eruditi applausi per 1' acqui-
sto della vera felicità, che consiste, se-
condo i più savifdosofi.ueirmteudereal-
tsmentee nel profondamente sapere. Co-
me un cristiano deve studiare l'insegna
s. Vincenzo Feneri, il cui cuore era così
unito continuamente a Dio, che i suoi sta-
ili, le sue fatiche, tutte le sue azioni di-
venivano una coiitiiuia preghiera, ed era
sì contento di qnesta pratica, the la rac-
comandava a lutti i cristiani, l^ertanto e-
gli dice nel Tratta taciti la i-ita spiritua-
le. " Vuoi tu studiare in modo che sìa u-
lile? La divozione accom[)agni tutti i tuoi
Sludi, e il Ino scopo sia meno di reniler-
ti dotto che di contribuii e alla tua san-
tiljcazione. Consigliati con Dio più che
^^ libri, e domandagli umilmente la gra-
fia di comprendere ciò che tu lejJiii. Lo
sluUio alhitica lo spirilo e inaridisce il
• uoie. Va a quando a quando a ravvi-
vare Tuno e l'iilho a pie della croce di
f'e.NU Cristo; che alcuni istanti di riposo
nelle snepi,<giiesagiate, procacciano no-
vello vigore e luiovc cognizioni. Inltr-
lompi la Ina filica con .piellc brevi prc-
U N I
ghiere e fervorose, chiamale giacalalo-
ricj fa che l'orazione apra e chiuda il tuo
studio. La scienza è un dono del Padre
de lumi; non riguardarla adunque come
opera del tuo spirito e de'tuoi talenti". Il
celebreButler, / ite de Padri, de Martiri
e deglialtri principali Saiitijxa quella di
Papa s. Damaso I dichiara. » La scienza
destinala a perfezionare lo spirilo uma-
no addiviene soventi volte pregiudiciale.
Ciò deriva dalla scelta che facciamo de'
no>tri sludi, e più comuneniente ancora
dalla maniera nella quale studiamo. Vi
ha degli uomini che si danno a studi va-
ni, frivoli e inutili, a cui potrebbesi appli-
care ciò che Platone diceva a un condul-
lore di carro, il quale colla sua destrezza
nel circo facea stupire i riguardanti. - Tu
meriti di essere punito per aver perduto
tanto tempo in acquistare questa abilità,
in un esercizio di sì poco vantaggio. -Dob-
biamo senza dubbio apparare la nostra
lingua, ed anche le lingue dotte, che so-
no come la chiave delle utili cognizioni:
esse ci gioverebbero poco per altro, se non
mirassimo più alto. Abbiamo che s. Da-
maso I, s. Ambrogio, s. Paolino, Pruden-
zio ec, coltivarono la Poesia (di cui ri-
parlai a Prosa, Ritmo e articoli relativi
alla poesia cristiana, e sue composizioni
per V UJ/ìziatiira della Chiesa), e l'im-
piegarono a giuria della religione. Noi sia-
mo ben lontani dal proscrivere lo studio
delle belle lettere, in cui acquistiamo il
vantaggio di esporre i nostri pensieri con
eleganza , con nobiltà, con dignità; ma
non ci sarebbe permesso di farne unica
nostra occupazione, massime allorché sia-
niocbbliguti per istato ad attendere a slu-
di più scrii, o ad adempire doveri più im-
portanti. E [)er questo die alcuni Padri
e concilii le hanno proibite agli ecclesia-
stici, come incompatibili coloro obblighi,
e con (|uello spirilo di fervore che li de-
ve caratterizzare. Ciò che diciamo delle
belle lettere vuoUi applicare alle scienze.
La logica insegna ad ordinalo e congiun
gì re le idee, e a ragionare cou giustezza.
UNI
Nulla tli più utile delle rci^olecli'essa pre-
sciive, per iscliiviue le soUigliezze pueri-
li, le quali non fanno che pone la conf'ii-
si<Mie nella mento. La uielalisica avvezza
l'anima ad elevarsi al tli sopra de^Ii 02-
yt-lli creati, e dispone le sue (iicollà ad iu-
tcudcre ciò che vi ha di piìi sublime nel-
le scienze e nelle arti. JMa se non istu-
iliamo come i santi, se ad esempio di es-
si non ci proponghiamo un (ine degno
d'un cristiano, e non santilìchiamo i no-
stri studi coll'orazione,fpial frutto ritiar-
renio dalle nostre fatiche per l'eternità?
Diffidiamo di (juell' amore tiello studio
the degenera in passione; altrimenti non
saremo ben presto più condoni che da
una curiosila pericolosa, la quale, facen-
do schiava l'anima nostra, e inaridendo
il nostro cuore, ci renderà incapaci di lo-
dare degnamente il Signore, di medita-
re la sua santa legge, e produrrà fìnal-
uiente i disordini che strascinano le altre
passioni allora ijuando non conoscono più
freno". Inoltre il medesimo Dutler nella
vita del gran s. Tommaso d'Aquino dot-
tore della Chiesa, egregiamente conside-
ra.» Lo studio, avvegnaché utilissimo per
se slfsso, sarà infallibilmente dannoso al-
la nostra spirituale salute, quando non
vada unito coll'umiltà e colla semplicità
del cuore, e se non sia preceduto ed ac-
compcTgnato dairorazioue;perciocchè po-
sto anche che non ci tragga in errori con-
trari alla tede, egli per Io meno non ser-
ve che di pascolo all' orgoglio, e si trae
dietro quella aridità di cuore che è sem-
pre seguita dal disgusto della pietà; e que-
sto dir si deve lauto dello studio delle
scienze appartenenti alia religione, come
anco delle scienze puramente profane; e
questa è verità troppo beo provata dal-
l' es[)eiienza. Chiunque vuole applicarsi
allo studio da vero cristiano , deve aver
sempre davanti agli occhi l'esempio di s.
Tommaso, cioè th/fidare de'propri lumi;
nou mai porsi ali opera che dopo im[)lo-
rato il soccorso dall'alto; tenersi sempre
alla presenza di Dio ; levare di tratto in
U N I
27C)
trailo il suo cuore verso di lui con iiifo-
c.ite aspirazioin; doin indargli luschiiri-
menlo ne'did)bi e lo sciogliineuto nelle
dillicollà. Se egli si porrà a questa prati-
ca, proverà ben tosto, come provollo s.
Tommaso, che s'impara piìi .«'[liedi d'un
Crocefisso di (piello che d.i' libri. Allora
le cognizioni eh' egli acquisterà, saranno
lotte volle al vantaggio della sua auiuin,
e diverranno per lui nuovo motivo di ri-
conoscerei! suo niente,di stringersi a Dio,
di amarlo e di servirlo. Non dimenlicliia-
mo mai quello che dice Tallio dottore
della Chiesa s. Bonaventura, De Jfyiti-
ca Jlieol. e. ult. - Uno studioso, il (juale
vada sovente ripeiendo m suo cuore:
quando mai vi amero io ^ 0 Signore.'*
sentirà assai più accendersi in seno il fuo-
co dell'amor di vino,di (|uello che con peu
saraenti sublimi, e con ispeculazioni ca
pricciose sulla profondità de' segreti di
Dio, sulla generazione del Verbo, o sulla
proces'iione dello Spirilo Santo". Il dol-
toannotatoredel Buller nella vita dell'al-
tro dottore». Bernardo narra. Insorse una
disputa tia'canonici regolari ed i mona-
ci. I primi sostenevano che i secondi do-
veaiio, ad esempio degli antichi Sjììlari
( /''.) d'Egitto, occuparsi nella fatica delle
mani, nella orazione e nella contempla-
zione, non essendo fitti per divenire c-
ru<liti,nè per erudire altrui. Questa di-
sputa fu rinnovata fra il p. Mabillon e il
celebre p. Boulhillier tle Kancé rifornia-
ti.ie della Trappa (Z^-). Si ponno vede-
re le opere che questi due grandi uomi-
ni pubblicarono iu favore e contro gli
sludi monastici. Non è da negare , che
molti dulli essendosi ritirati ne'monaste-
II, ebbero la libertà di continuare i loro
studi, e che si sano veduti in ogni tem-
po de' monaci servire la Chicia co' lo-
ro talenti e colla loro scienza. Per ren-
ilersi utili al prossimo, fino dal VI seco-
lo aprirono scuole pubbliche nelle loro
case, ed ivi specialmente recossi la gente
per buono spazio di lempu ad atliugcre
le toguizioui proprie a procurare hi glo-
.Bo UNI UNI
ria di Dio. Oli stiuli che hanno per og- tolica a benefizio dell'uman genere. Chi
"elio la religione, essendo falli con uno può ridire Uillociò che la carila ha fallo
spirilo d"un(illà e di penitenza, ponno te- fare a'monaciVE'Jsi hanno serbalo gli a-
ner luo"o della fatica mannaie perque' vanzi dell'antica sapienza, trascrivendo
nionaoi che vi hanno vera abilità; e ne oratori, poeti, storici, filosofi, fisici, nie-
acqiiislerà gran varilaggiolaChiesa, come dici, geografi ec, moltiplicandone gli e-
prova l'esperienza di tutti i secoli. In semplari per diffonderne lo studio : essi
niKinto agii altri, che d'alira parie non hanno disboscato estesi terreni, rese fer-
sono in caso di esercitare le finizioni ec- lili lande incolte, innalzali lecnpli raae-
clesiasliciie, sono obbligati alla fatica del- stosi, fabbricali villaggi e borgate, aperte
le mani, giusta i principi! posti dal p. di e ristaurate strade, frenali torrenti, get-
Rance' e confermali dall'autorità di s. A- tali ponti: essi hanno aperto ospizi a'vian-
gostino, il quale compose il trattato sopra danti su'piìi alti gioghi, asili all'innocen-
questa materia. 1 monaci che studiano za perseguitala, al pudore posto a perico-
dc J)bonoperò guardarsi di perdere lo spi- Io, a' vecchi abbandonali, agli orfani de-
lilo del loro slato. Abbino paura di ogni relitti. E colpito dalla grandezza di que-
scienza che potesse far loro disprezzare la sta opere Io stesso Voltaire fu costretto
propria regola, e condurli alla riiassatez- confessare, che fu un conforto l'esistenza
za. Di recente il cardinal l'aludi arcive- di somiglianti asili, ove si ritirarono gli
scfjvo vescovo d'Imola, nella celebrala 0- uomini a migliaia fuggendo gli orrori
pera : La Chiesa Romana riconosciuta della guerra e della tirannide. E non me-
alla stili carica verso il prossimo per la no ammirabili sono gli alti di carila com-
ir/Y7 Cìiiesa di Gesù Cristo, fra le altre pinti dagl'istituti religiosi venuti dopo i
cose fece sapientemente considerare. Se monaci. » La didusione della morale , la
n( 1 tlisegiio e nella esecuzione del rior- sua a[)plicazione al governo, alla politica,
dinainenlo civile e morale della società alla ecunoinia pubblica, alle scienze, al-
riopliiide la potenza della carità caltoli- learli, facendola penetrare nell'opere lut-
ea, nella conservazione e nel progressivo te della vila privala e del civile cousor-
sviliippo di esso rivelasi la sua perennità zio, questa è beneficenza massima per l'u-
c fecondità inesauribile. E per dimostra- nianilà". I più bei sistemi di morale ri-
re ciò l'esimio poiporato esamina gli al- sultanli dalla ragione non seppero nel pa-
tri S[)leiìdidi fatti e gli altri strumenti ef- ganesimo migliorale le moltiluilini, ne
ficaci di beneficenza, onde la carità cai- rendere virtuosi i filosofi, e ne'tempi mo-
lolica sorresse, accrebbe e perfezionò lo- derni , scrive il conte di IMontalembert,
pera meravigliosa de'suoi concetti e della non sono riusciti, che a concitare gli a-
sua maii(».E|)rinioslromentodibeneficen- nimi, senza poterli governare. Il solo cri-
za ciaddihj gli (iidini regolari. Ichiostri di stianesimo , che pioclama non solo le
tanlocondjattutidall.i libertina civiltà, so- grandi massime, ma porge anco gli aiuti
no ri(;igio idle anime religiose solo bra- per metterle in pratica, ha potuto Gom-
mose di celesti pensieri, asilo delle ani- pieie le più salutari riforme, e gli ordi-
rne che anelano alla pace di una tormeq- ni regolari furono polente aiuto all'Epi-
lala coscienza, ricovero de' miseri, scu- sco[)alo nel fornire mezzi atti a condurre
do alle mondane seduzioni, freno agli spi- a termine in ogni eia questa salutare mis-
iili ai denti , che nella società avi ebbe- sioiie. Fia'religiosi altri assunsero di ca-
ro portalo agitazione e sconvolgimento, techizzare villaggi, istruire pastori e con-
Consideiali nel loro passalo e nella loro ladini , altri la plebe delle città , altri di
esislenza altnale,sono un vero slromen- luonirc dalle cattedre. Chi può ripetere
lo trovalo dulia curila della Chiesa cui- le gesta de'lrc istituti Francescano , de'
V NI
Pirdufilorie <\ii' Cesili li (/'.JP I loio an-
nali sono pieni di falli nieravigliosi, tut-
ti compiuti a beiiencio tlell'uniaiiità. IMa
se rigiioraiiza è tuia grande «ni.seria del-
la niente, quanto non ha fallo la Chiesa
per distruggerla? I Papi liunuo fondate
università, accademie, licei e ginnasi, e
mille nitri slabìlinienti d' istruzione; ai-
treltanto hanno fatto cardinali e vescovi;
di maniera che non vi ha istituto letleia-
rio e scientifico d' antica origine, che al
clero secolare e regolare non sia debito-
re di sua fondazione. Grandissimo poi è
il numero de' collegi aperti dalle varie
congregazioni regolari, che vi si distinse-
ro per quel rigore di vigilanza, [)er quel-
l'amorevolezza di premure, per quella pa-
zienza di fatica, che costituiscono 1' otli-
luo governo di tali istituti. E (ra (]uesle
congregazioni basta ricordare (juelle de'
Gesuiti, che vantano molli e grandi uo-
mini intigni scienza divina e umana, del-
le Sei'.olc Pie,t\e Soiìiase/ii, ut DoUri-
iiari, de' fratelli delle Scuole crisliane
(f^-J. A'iiì nostri poi nuovi istituii vedia-
mo sorgere [ler la educazione morale e
religiosa de'maschi e delle femmine, de'
ricchi e de'poveri , in Frnncia, in Inghil-
terra, in Germania, nel bclgio e in Ali-
stria,e tulli is[)irali dalla carità della Chie-
sa. E se voghamo che cessino le cospira-
zioni permanenti delle óV//c"o società se-
grete, e venga meno il pericolo del So-
cialisiìio(^f .)j in desideriamo ricompor-
re la società umana guasta da tanti per-
niciosi elementi, fa d'uopo correre al fon-
te dell'istruzione stabilita dalla car ila del-
la Chiesa. E perciò con santissiuìe parole
dichiara il cardinal Baluffr. » Ove le sia
lealfiienle permessodi riassumere l'opere
della pubblica istruzione, la carità della
Chiesa infoutierà nella gioventù le sante
ni;issime religiose, ed esliipando i semi
della .sociale sovversione ridoterà l'Eu-
ropa di pace, di ordine, di prosperità.
L'amuiaeslramentu non potrà mai dirsi
perfetto, ove fregiando la mente di cogni-
zioni acienlitiche non educhi ìusiciue i
giovani alla virtù. Quando le scienze
umane non passino nelle tenere menti
(ia mezzo a' raggi della scienza di Dio,
divergono dal retto e si rendono infe-
ste agii studiosi islessi ed alia società".
All' articolo Predica e altrove parlai an-
córa dell'eloquenza sagra e dell'oratoria.
Il sacerdote d. Gaetano Picconi nell'.<//-
hum di Roma t. 2 i, p. 354, c' diede ii)
italiano un sunto interessante dell'ora-
zione Ialina pronunziata in Roma nel-
l'università Gregoriana del collegio ro-
mano per la .solenne apertura degli stu-
di, dal eh. p. Antonio Angelini gesuita,
professore di sagra elotjuenza nella me-
desima. Comechè applaudita per le tan-
te bellezze che rileva, trovo opportuno
riprodurne il brano più importante.» Lo
studio degli oratori greci e Ialini dell'au-
rea età, temperalo al lume di nostra fer
de e religione, riesce meravigliosaraea^
te a formare gl'ingegni alla scienza, al
costume, alla religione medesima, con-
tro l'opinione di quelli, che ne vorreb-
bero il totale allontanamento dalle ma-
ni della gioventù studiosa e da'cristiani
collegi e seminari, come perniciosi alla
Vera scienza, alla sana morale, alla no-
stra religione. Che ne sarebbe di tante
ricche suppellettili della Chiesa, conte-
nute in libri scritti coli' aureo sermone,
e greco, e latino, se dell'uno e dell'altro
si abbandonasse la lezione e la coltura?
Da chi si ebbe il modo e la regola del
bel dire e del ben comporre sia in pro-
sa, sia in verso? Donde appresero la lo-
ro arte e poeti, e filosofi, e grammatici, u
Storici, ed oratori 1 O chi seppe così ap-
prenderne e formarne giusti e stabili pre-
celli, ognun nel suo genere, tiioii d' uu
Aristotile, di un Demostene, di un So-
crate, di un Platone, di un Tullio, di un
Tacilo, di un Orazio, di un Virgilio, di
un Tito Livio, di uq Quintiliano? Come
avrebbero potuto i professori e promub
gatori dell'Eva ngclio rispondere n' gela-
tili, 1 iballere le loro calunnie, persuade'?
fc loro le massime sublimi di nostri» ve-;
.Ba UNI UNI
licione? Lo sliidio indefesso delle scie»- ueghilloso le ranni. E lafforzava questo
7°nro(nne non meno che dellesagre ser- pensiero coll'esempio di valenti oratori
vi loro di armattira e di scudo nella pa- ilaliani.lra'quali precipuainenle ilp. Pao-
lestra della virtù e della fede. Giustino, loSegneri,il quale sopra d'ogni altro e-
Atena-^ora, Lattanzio, Girolamo, Ago- merse per lo studio costante avuto in Ci-
stino e tanti altri, di coi la religione va cerone; e coll'esempio d'un Bourdaloue
meritamente siqierba, furono versatissi- e di un Dossuet, i quali divennero in
coi nelle scienze pagane, ed esemplari di Francia sommi oratori per lo studio de*
si n"olari virtù; così clie da quelle scien- greci esemplari. Concludeva coli' inco-
ze trassero immensi vantaggi in prò lo- raggiare la gioventù studiosa allo studio
ro e del ci islianesimo. Dice Eusebio che de'greci e de'latini dell'aureo secolo, e a
Atenagora, Clemente Alessandrino, Pan- rimuovere ogni sospetto e timore d' in-
leno, Origene ed altri molti riempirono ciampo e di corruzione svolgeva 1' idea
di loro dottrine la Chiesa, e lasciarono del grande Basilio, cioè di tendere lema-
nel retaggio di sapientissitììi scritti, edi- ni a qtie'soli autori che scelti sono e pur-
(ìcazione perenne. Dice di Giustino, che gali ; di sfuggire ove incontrisi il veleno-
tra" grandi uomini che illustrarono il 2." so e corrotto ; e circa la morale pagana
secolo della Chiesa, il nomadi quello li tender le orecchie a precettori, i quali a
superava lutti per il suo splendore. Lat- viva voce ne spiegheranno il contenuto,
tanzio poi tenne cattedra in Nicomedia, ravvicinandolo alla cristiana morale",
e tanta fama acquistossi di uomo lette- Altro professore di eloquenza del colle-
rato, che l'imperatore Costantino i lo gio Urbano in Roma, il eh. d. Vincenzo
scelse per precettore del suo figlio Crispo Anivitti, nello stesso Album pubblicò nel
Cesare. E perchè Giuliano l'Apostata lol- t. il, p. i i il seguente pregievole arti-
se espressamente «'cristiani le scienze, se colo, che a gloria della letteratura mi
non per l'utile che ne tornava alla reli- piace riprodurre. » Di certi scienziati
gione e alla cristiana morale? Ma le col- che dispregiano la letteratura. Coloro
livarono e quanti fiorirono e Padri, e che per piacersi o di alti studi, o come
Dottori, e Pontefici nella Chiesa, e tutti dicono de'/)o^/V/V/, si ridono (\& Letterati
furono comnieudevoli non meno per la (/^.), nonsarebbonoa riputarsi, se io non
dottrina, che per la pietà. E (piando la erro, veri scienziati. Primieramente per-
superstiziosa barbarie inondava l'Euro- che in coseche allo svolgimento dello spi-
pa intera, l'esule scienza trovava rifugio rito umano si riferiscono intercede stret-
ne'religiosi chiostri. Un Cassiodoro e pò- lissima parentela, che non è dato all'u-
lilico, e filosofo, e oratore, e interprete, mana superbia rompere o dioiegare,e che
e storico, e critico, e teologo diveniva ac- i letterati proclamano e adorano i primi
celtissin)o a' principi stessi ariani. Un Al- negl'istessi scienziati, i quali troppo ma-
cuino divenne maestro di Carlo Magno, le ripagano per questa guisa chi ne ere-
fi insegnava tutte le scienze nel palazzo sce la slima. Per secondo, non si può, a
reale a re, a principi, a principesse; e fu fé del vero, preleudere che 1' uomo col-
istitutore di celebralissime accademie. Si livi alcune soltanto dellesue facoltà, tut-
conlederino insieme e le sagre e le prò- le le altre o spregiando o non curando
fané scienze, e da questo felice connubio per nulla ; molto più che se ciò torna as-
sorgeranno i frutti degnissimi di lode, e snido ideare, tornerebbe altresì impos-
per la virtìi e per la religione. Disperi di sibile praticamente, non tutti essendo nati
far tesoro di sottili pensieri, di vero stile, a un solo studio, uè tutti capaci o di tra-
e di robuitH e forbita eloquenza chi da' scendere eo'metafisici, o di calcolare co'
classici gì cci 0 latini rilira sdegnoso o nialeinatici. Finalmente se queste lagio-
UIN I
Ili valgono ad amicare ogni falla di slu-
di, a favore della benintesa lelleiatiira,
ve ne ha tale che è tulla sua piopria. Non
lutti gli sludi sono algelìia, fisica e nie-
Uifìsica, e che vuoi tu diredi simile, ma
tulli, viva il cielo, sono pensiero e paro-
la; onde avvieue che, vogliano o no, tul-
li devono a quella viilìi della mente rac-
comandarsi per la quale il pensiero e la
parola, questo e quella consuonano, e si
avvicendano gli utili ullizi. Che se il velo
fei squarciasse di qualche segreto, si tro-
verebbe fra (jitesli orgogliosi filosofi chi
deve umiliarsi, non so con qual animo,
ad accattare da qualche retore fin la sin-
tassi; e più d'uno si troverebbe, il quale
[)er non sapere che sia lingua e periodo
tii pietà udirlo, e appena saia udito fin-
ché egli si viva ; che lesole lettere sono
il veicolo alla immortalità dell'ingegno I
E qui riserbandomi di toinare sott'altro
aspetto sopra la reale affinila delle let-
tele (come debbono studiarsi oggidì) col-
le scienze, e di mostrare che finalmente
la stessa letteratura può prendere oggi-
mai onorevole posto fra le medesime, ba-
sterà per ora assumere le parti di quel
piccolo numero di leali studiosi, che a
dispetto de' tempi rimane ancora, E in
nome loro sia detto; che l'animo è trop-
po tocco oggimai di certe ingiurie, che
a' pacifici cultori di buone e belle cose
vieu facendola scienza troppo superba di
se !.. . Nel doloroso pensiero che la cre-
scente generazione non ìstudia più alFal-
to,oh! perchè nella vece di accapigliarsi
fra seguaci di scienze e di lettere, non
daisi unanimi la parola d'ordine, e se-
condo le proprie forze nou marciare, e
non ispiugere tulli meglio che il possano
clii più non cura uè le prime, uè le se-
conde? E per uhimo ricordiamoci: che
la buona e bella letteratura aiuta 1' in-
telligenza col sentimento, ed è capace di
redinlegrare [)er le vie del cuore la uma-
nità più delirante; laddove la sola scien-
za, in ispt'cie se di astrazione e di calco-
lo, isterilisce gli animi, e chiusili ad ogai
UNI 283
senso del bello, li rende più accessibili
all'errore, [liù proclivi al mal fare, più
capaci o di quell'apatia o di quella dispe-
razione, senza la quale non si manda sos-
sopra la società e la religione".
Se nel citalo articolo Scuot a raramen-
lai i primordi e progresso dell'umano in-
segnamento scientifico , letterario e ar-
tistico nelle diverse nazioni incivilite, a
Scuole di Roma per questa ragionai sui
medesimi argomentijebeii di ragione con-
venne che la metropoli dell'universo, che
sino da'suoi portentosi primordi tenne il
primato nelle conquiste e nell'armi, coti
the dominò il mondo, avesse altresì suc-
cessivamente quello delle lettere, delle
scienze, delle belle arti, profane e sagre,
con tanto applauso, fama e decoro del-
l'illustre nome romano, diesi sparse si-
no a'remoli confini dell'universo, con glo-
ria di Roma pagana e molto più di Ro-
ma cristiana. Il celebratissimo Lodovico
Antonio Muratori, oltreché con partico-
lari opere illustrò le lettere , le scienze e
le arti , come colle Ri flessioni sopra iù
buon gusto nelle scienze e nelle arti, Ve-
nezia 174-Ì> colle eruditissime Disserta-
zioni sopra le antichità italiane, egual-
mente ne tenne proposito e parlò ezian-
dio dell'origine dell' «miversità , o sieno
scuole pubbliche di tutte le scienze e del-
le lettere belle. Fra le oltre ricorderò la
1^." Delle arti clegl' italiani dopo la de-
clinazione delT impero romano. La 4o.'
Deir origine della poesia italiana e del-
le rime. La 43.* Dello stalo, coltura e
depressione delle lettere in Italia, dopo
la venuta de' barbari sino all'anno di
Cristo i ICO. La 44-' D'aliti formazione
delle lettere in Italia dopo V anno di
Cristo i ICO, e dell' erezione delle pub-
bliche scuole e università. S. voler dire al
cuna cosa dell' origine dell'ultime, darò
prima un semplice e fugace cenno delle
dissert.43 e 44- lovasa l'Italia dagli era-
li q àiigoti, vi trovarono durare ancora
l'aoiore delle lellere, e lo ìitudio dell'elo-
quenza e iì*i\\' Erudizione (A^.), pratica-
28i u N r
to snllo i roiiinni imperatori , poiché la
corta (.Uirala ilei lo«'0 regno non potè f.ii'
depilile questo pregio nella gente italia-
na. E però non è meraviglia se anco nel
secolo VI, in cui cessò (del tulio) il goti-
co dominio, fiorirono in Italia Severino
CoeziOjEnnodio vescovo di Pavia, Cassio-
<loro segretario di Teodorico, il cardinal
iUalore, e Venanzio Fortunato trevigia-
no e vescovo di Poitiers, Giordano sto-
rico, corrottamente chiamato Jornande
e Giornande. Claudio abbate di Classe,
e per tralasciar altri. Papa S.Gregorio I,
che per la gloria della letteratura può ga-
I eggiare con parecchi eroi dell'antichità,
e 111 bi^nemerito del canto ecclesiastico.
In fatti anche per questi tempi si inan-
teiMieroin Italia, e pai ticolarmente in Ro-
ma, le scuole, e Cassiodoro nel suo rili-
lodel monastero VivariensepressoStjuiI-
lacc, apri scuola di tutte le scienze eccle-
siastiche. Egli lasciò libri suoi di dialet-
tica, aritmetica, musica, geometria e a-
stionouìia. Ma venuti i longobardi, e la-
cerata di troppo dalla loto crudeltà l'I-
talia, sotto tale nazione immersa nella
somma ignoranza, come assuefatta sola-
fi(eiitealleguerre,quasi ogni scienza ven-
ne meno e da[)pertutto successe la [loca
stima, anzi lo sprezzo per le buone let-
tere. Non per questo assolutamente fu
mutata 1' Italia in una Lapponia, e cosi
bandite le lettere che s' ignorasse il leg-
gere e lo SCI i vere. Sempre i medesimi in-
gegni nacquero sotto i climi felici , e di
questi in ogni tempo fu madre V Ilalia
e la Grecia^/'.), con altri colti paesi. Ma
in tali tempi di guerre, di governo tiran-
nico, (h povertà e altre calamità, le per-
S(jiie ingegnose, per diletto d' educazio-
ne, tii scuole e di maestri, non ponuo spic-
care, e alcune si pascono di favole, d' i-
liezie e di b.tihiule.iXondimeiio conta vali-
si vescovi, chierici , monaci, giuilici dol-
lori, avvocali, iiotarie medici, i quali non
prano privi alf.,llo di lettere. Ma a pochis-
simo SI t-ileiideva cpiesto loro sapere, po-
tp iiUt-iidcndu essi d'elo(|ucnia, di (ilo-
U NI
sofia, di teologia, di poetica, e delle altre
Scienze e arti; anzi neppure la gramma-
tica fioriva. Se taluno del clero predica-
va al popolo, non servivasi chede'sermo-
ni degli antichi, che le chiese conserva-
vano in alcuna raccolta; o pure esercitan-
dosi in altre sorte di letteratura, non fa-
cea udire se non cose triviali e anco pue-
rili. In una parola, eccettuata Uotna, do-
ve sempre si conservò qualche coltura
delle lettere, e sempre durò la scienza dei
canoni, e fors'anche eccettuata Prti/V/, se-
de del regno longobardo, dove probabil-
mente si trovò ancora in que' tempi al-
cuno mediocremente ornato di lettere; il
resto dell'Italia languiva nell'ignoranza,
o leggermente era tinto di lettere, e niu-
no vi fiori distinto per l'erudizione, il cui
nome, o alcun libro composto sia con lo-
de pervenuto a noi. In Grecia però tut-
tavia si conservava l'onor delle lettere, e
continuavano a fiorire ingegni rinomati
per letteratura. Ma la povera Italia era
tro[)po scaduta. Le scuole erano rare, co-
s'i gli uomini dotti, e l'avere un valente
maestro di grammatica veniva riguarda-
lo qual considerabile pregio. Si congeltu •
ra che nel secolo Vili non mancassero
in qualche luogo d'Italia le scuole, come
in Aquileia (della quale meglio a CJdIìVe),
da dove probabilmente uscì s. Paolino
poi patriarca, da Carlo Magno chiama-
to artis graniinaticae magistrum. Oltre
a ciò in Roma per que'medesimi tempi,
come anche prima , si contavano molli
grammatici. Trovavasi anche in Francia
le lettere in una totale depressione, ma
Carlo Magno ben conoscendo, che i buo-
ni e saggi principi hanno da tendere ad
ogni sorte di gloria, e procurare a' loro
popoli la possibile felicità, ben coni[)re-
se che a lui apparteneva rimettere ne
suoi regni, per quanto era possibile , lu
studio e gusto delle lettere. Perciò m-l
787 venuto a Roma, quivi trovò diche
ili rpialche maniera appagare ii nobile
suo genio; di ()iìi pare che giù da essa
avesse coudulto iu Francia aliii lettela-
U N I
j_ li. Allora vi porlo , arlis graminatìrae
et coìiijmtatoriae mngisli-os , et uliiiiuc
sliuliiuii lì ter arimi expaiiderejussit. An-
te ìjyswii eiiiiìì Domnitm regc/n Cai-nliiin
in Gallia milluni studinin fiierat lihe-
raliuni artiiirn. Noterò die giù da lì orna
erano partiti per Francia, e altri vi si
mandarono allora , de' cantori per inse-
gnare il Canto ecrlesiaslìcoi 7 ,) per 1' f7/-
Jìziaturacìella Chiesa (f-)- Da l'avia vi
condusse Pietro pisano maestro di gram-
matica. In Francia andò ancora col me-
desimo re,Teodolfo mollo eloquente, poe-
ta e letterato. Sicché in quel periodo di
secolo non dovea esser priva l'Italia di
maestri, di scuole edi lellerali. Anzi non
solamente nelle città esistevano maestri
di grammatica, ma anche nelle castella e
ville, essendo stati obhiignii i parrochi ad
insegnarquest'ai te. Ma discuoledi scien-
76 migliori, n'erano prive in Italia le cit-
tà e le castella, né vi fiorirono scrittori,
tranne i nominati. Paolo Diacono e po-
chi altri. Carlo Magno dopo la conquista
del regno longobardo, studiossi, per quan-
to gli fu possibile, di propagar l'arti libe-
rali nella Francia e nella Germania, di
cui era signore , ed ancora desiderò che
l'Italia fosse partecipe di questo benefizio.
Infatti avendo trovati due monaci d' Ir-
landa o Scozia , eccellenti nelle lettere,
uno ne mandò in Francia a fare scuola
a' .fìanciulli, l'altro in Pavia a insegnare
l'arti liberali. Mancati tali maestii, morto
Carlo Magno, di male in peggio andò la
letteratura in Italiane l'imperatore di lui
nipote Lotario 1 nellS^S fece quanto po-
tè per rilevare le troppo cadute lettere
nella penisola , con istituire 8 scuole in
altrettante città. INé già fondò egli scuo-
le di tutte le scienze e arti, Jié università
di studi, come prelese laliuio; ma un so-
lo maestro deputò per cadauna, per inse-
gnare Yarte^ cioè la gianimatica,che in
questo consisteva lutto il sapere d' allo-
ra.Solevano poi i grammatici d'allora non
solo insegnar la lingua latina, ma auco-
la il meglio che potevano spiegavano
U N l 285
i lil)ri de' poeti , storici e oratori, non
che la s. Scrittura e qualche s. Padre. In
quel tempo l'Inghilterra, la Scozia e l'Ir-
landa nello studio dell'arti libeiali so-
pravanzava gli altri regni d' occidente,
e ciò particolarmente per cura de'mona-
ci, i quali risuscitarono e promossero in
qtie'regni l'amor delle lettere; cosi un al-
tro monaco scoto per nome Dungalo fu
mandato maestro a Pavia e fu caro a Car-
lo Magno. Questi o chiamò dall' Inghil-
terra o conobbe tornando a Roma Al-
enino monaco inglese, in occasione che vi
si recò per domandare a Adriano I il pal-
lio pel suo arcivescovo di York; lo portò
ili Francia, lo prese a maestro e dichia-
rò presidente delle scuole istituite o mi-
gliorale nel reale palazzo. Ad Alenino
quindi è dovuta la gloria d'aver fatto ri-
fiorire le lettere nella Gallia , e che ne'
monasteri e negli episcopii si aprissero
scuole, sì pe'monaci, che pe'chiei ici e se-
colari. Le premure di Lotario I per fue
risorgere in Italia le lettere, ebbero lie-
ve fruito e non produssero scrittori da pa-
ragonarsi cogli eruditi , che nello slesso
IX secolo fiorirono nella Grecia, Francia
e Germania. Sebbene il concilio romano
delI'SsG , provvedendo alla listoraziniie
delle scuole vescovili, la fondazione del-
le quali si attribuisce a s. Agostino, per-
ciò dal cari. Di Giovanni chiamalo pri-
n»o istitntorede'seiuinari,ci fa sapere che
abbondavano preti, diaconi e suddiaconi
indoctì, i quali perciò per qualche tempo
li sospese da'di vini uflizi; cnntutlociò nel-
lo slesso secolo Roma produsse Anasta-
sio Bibliotecario, personaggio veramen-
te dotto, e Guglielmo parimenti biblio-
lecario della chiesa romana , Giovanni
Diacono e alcun altro tli minor grido.
Dalle scuole di Monte Cassino, di Napoli
e di Ravenna uscirono altri lodevoli scrit-
tori, cioè Li chemperto, Giovanni Diaco-
no e Pietro Suddiacono, ed Agnello. In
Napoli e massime in Benevento fiorivano
le lettere verso 1*8 70 pel commercio de'
vicini greci dominatori della Magna Gre-
.,86
UNI
tin, polcliè sempre i greci conservarono
l'onore delle lellere, e quasi in ogni tem-
po dierono lodevoli scrittori e libri. I po-
chi scrittori ricordati non dierouo a co-
noscere pregio di singoiar ingegno, né al-
cuna ragguardevole erudizione; non pas-
sai ono la mediocrilà. Eugenio ll,che ten-
ne il detto sinodo, ordinò di provvedere
almeno maestri nelle pievi di villa, che
sappiano spiegare a' chierici le divine
scritture , e istruirli a recitare ed eserci-
tare i divini uffizi. 11 decreto o fu poco os-
servalo, o benché vi fossero maestri po-
co ne profittavano; poiché Carlo l i! Cal-
ro re di Francia volendo fare rifiorire le
lettere nel suo regno , cercò de' maestri
non in Italia , tna in Grecia e Irlanda.
Py'el X secolo rozzo e sterile, ferreo e di
piombo, l'ignoranza sarebbe divenuta al
sommo deplorabilesenza le scuole esisten-
ti in Italia, e l'applicazione de'niouacì ne'
monasteri. Niun letterato disingol.ir lo-
de fiori, tranne Attone vescovo di Ver-
celli, il pavese Liutprando vescovo di Cre-
mona storico, l'Anonimo Salernitano e al-
cuni pochi scrittori di vile. Allora tulio
il sapere si riduceva a un poco di grani -
malica, e poco frutto produssero le let-
tere. Oltre di che sì sconci furono nell'in-
felice secolo X i costumi degl'italiani, che
deplorai in tanti luoghi, onde da si perni-
cioso influsso non andò esente la slessa
Roma, e non poca parte vi ebbe l'igiio-
lanza. Allora (piasi dapperlulto, nell'u-
no e nell'altro clerOj e anco ne'maggio-
ri monasteri, si lasciava la briglia all'am-
bizione, all' interesse e all' incontinenza.
Quindi non essendo osservata la discipli-
na ecclesiastica, non è da meravigliare se
le lettele non seppero alzar il capo. Id
iiiint'allro si distinguevano i chierici dai
laici , se non che si radevano la barba e
il capo, e portavano le \esli alquanto di-
verse. All' incontro i chierici e sacerdoti
greci nutrivano la barba, e insultavano
i laluii perchè noi» facevano altrettanto.
Ad impedire il progresso del sapere in
que'lempi, conlnbuì non poco hi penu-
UN I
ria della Carta per la Scn'ltitra (F.), In-
ventata più tardi; poiché avendo i sara-
ceni fin dal secolo VII invaso l' Egitto,
gente allora solamente data alle guerre,
i papiri ofilira egiziana erano andati in
disuso in occidente, meno qualche raro
caso che s'incontra in alcuni diplomi pon-
tificii; nel restodivenendo comuni le Pei-'
ga/ìiene (f'.), ma costose, il loro prezzo
superando le forze de'letlerati per acqui-
starle, alcuni monaci per copiare i libri e
i codici usarono le antiche scritte, copren-
do o cassando l'anteriore scrittura, dalle
quali derivarono i palinsesti preziosi. Pel
gran costo de'libri molto pocheeran(jaIlo-
ra le librerie, massime in Italia, ed esse ne'
soli monasteri, i laici non badandoci o re-
stando spaventati dal caro prezzo de'li-
bri. Buoni ingegni anche a detta epoca
generò l'Italia, ma penuriandosi di mae-
stri, di libri e coltura, pochi frutti ne de-
rivarono, ed assai rara fu l'eloquenza. I
libri si componevano più coli' industria
che con l'ingegno, con passi raccolti dal-
l'operede'ss. Padri. Ad accrescere la man-
canza di lil)ri cooperarono prima l'irru-
zioni de'barbari e longobardi , e poi de'
saraceni eungheii,per tacer d'altri. Quel-
le furibonde nazioni mietevano vittime,
cogl'incendi infierivano contro ogni luo-
go, né avendo essi alcuno amore per le
lettere,distrusserograncopiadi libri mas-
sime ne'monasteri bruciati. Dopo l'anno
millesimo di Cristo cominciarono alquan-
to ad alzare il capo in Italia le lettere,
principalmente dopo ilio5o per l'intro-
duzione della carta bambacina,chesi an-
dò di mano in mano aumentando e mi-
gliorando. Fors'anche a promuovere l'o-
nore delle lettere contribuì non poco l'e-
sciiipio e la premura di Gerberto d' Au-
rUlac, pel suo multilòrme ingegno, elo-
quenza ed erudizione, die nel 999 meri-
tò il papato col nome di Silvestro li. Per-
ché si dilettava dell' arti malematiehe,
l'insegnava e tirava delle linee e de'cir-
coli, non che fabbricò un orologio; e sic-
come cose allora incoguile al volgo de'
U N I
letterali, venne spaccialo dagli stolli per
mago. Mentre slava in Italia e in Gtir-
niania, nulla ebJje più a cuore, clic tli ruc-
coglieie codici antichi di tulle le scienze
e arti, per uso proprio e de'snoi mona-
ci. Insegnò a gran copia di scolari, ch'e-
gli chiamava scolaslici, fra'quali Ottone
li imperatore e Roberto il le di Fran-
cia. A lui dunijue pare doversi , che gli
studi e le Itllcre ricuperassero 1' antico
splendore, n)olto decaduto nel X secolo.
Successero poi dopo la metà del secolo
XI nella cattedra di s. Pietro, dottissimi
e piissimi Papi, i quali non solamente in
Koma, n)a anche per tutta l'Italia, pro-
mossero i buoni costumi e parlicular-
inenle si studiarono di ravvivare la digni-
tà delle lettere; felicità che poi andò sem-
pre da lì innanzi crescendo. So|)ia gli al-
tri il magnanimo S.Gregorio VII nel con-
cilio romano del i 078 ordinò : Ut orniics
Ejjiscopis ortes literaruin in suis eccle-
siis doceri facerent. Pertanto nel secolo
XI in alcuni luoghi d' Italia rimesse le
scuole cominciarono a render frutto, pre»
cipuamente in Milano, ove con felice ga-
ra si coltivavano le lettere, dimaniera che
anco in altre provincie si dilatò l'amore
e lo studio di esse. Per questo allora l'I-
talia die alla Francia il b. Lanfranco pa-
vese, la quale si protestò a lui obbligata
del risorgimento delle scienze ne'suoi jiae-
si, e fra'suoi discepoli potè vantare i Pa-
pi Alessandro II e s. Gregorio VII; e al-
ringhillena s, Anselmo d' Aosta arcive-
scovo di Canlorbery, come il b. Lanfran-
co, che non solo faticò a limetlere in pie-
di l'onore delle migliori lettere e dell'ec-
clesiastica disciplina, ma sua gloria è d'a-
ver egli aperta la via alla teologia, dopo
i ss. Padri, che poi cotanto avanzamen-
to fece nelle scuole, avendo perciò ben
ineritalo il titolo di dottore della Chie-
sa. Con pari plauso nell'arti liberali l'I-
talia vide fiorire nel medesimo secolo XI,
i Papi s. Gregorio VII e Vittore III, i
cardinali s. Pier Damiani e Leone Mar-
sicano, Alfano aicivescovu di Salerno, i
UNI 287
vescovi Bouizone di Sulri, s. Brunone di
Segni, s. Anselmo di Lucca, ed i mona-
ci Alberico Cassinese e Gregorio di' Far-
fa. Nello slesso secolo la musica sagra ri-
cevè un ragguardevole aumento per cu-
ra del monaco Guido Aretino. A' lette-
rati e studiosi de' secoli barbarici non
mancò ingegno e giudizio, ma loro man-
cava la critica, cioè la maniera di scopri-
re le favole, l'imposture e tutlociò che la
malizia o la semplicità, o l' incauta cre-
dulità avea dianzi fabbricato, 0 tuttavia
inventava di contrario alla verità. Tan-
to si osserva nelle leggende de' santi , e
nella storia sagra e profana , ed in rac-
conti della Sii/jerstizio/ic [U.y Già nel-
la Francia, e massimamente in Parigi, le
dianzi depresse lettere s'erano tatinenle
rimesse in forza ed in sì fatto credito,
che anco gl'italiani vi concorrevano per
apprendere il vero sapere. Vari autori
lasciarono scritto, che Carlo Magno isti
luì due celebri ginnasi letterari o uni-
versità, uno in Parigi e l'altro in Pavia
(y.)- Col nome di Gyinnasiwn si volle
significare un' Università e studio di tul-
le le arti liberali. Inoltre se si ha da cre-
dere ad alcuni scrittori 1' Università di.
Bologna [F.) fu fondala sin da' tempi
deil'imperalore Teodosio II, altri la ri-
feriscono a Carlo IMagno. Se di tali uni-
versità da sì lontiini tempi si gloriava l'I-
talia, fa meraviglia perchè le scuole di
Parigi e di Tours nel principio del seco-
lo XII si aiitepone-isero all'italiane. M.i
Muratori volle liberare la verità da tan-
te favole. Non mancò certamente Carlo
Magno di procnuovere lo studio delle let-
tere, tanto nella Gallia che nella Germa-
nia e anche in Pavia; molto più lece Lo-
tario I con istabilire una scuola in varie
città; scuole eziandio v' erano negli epi-
scopii e ne'monasteri, e queste si può cre-
dere che non mancassero in Italia, pel già
riferito. Però tali scuole neppur perora-
brasomigliavaiio alle odierne università.
Un solo maestro si conlava in ciascuna
di quelle poche città, e questi anche nou
28S U IV I UNI
insegnava clie le arti più lia'S'Je. Tn Pavia sa Je'fiumi poveri nella loro oi igine, e ric-
51 solo Dungalo, in Ivrea il solo vescovo chissimi nella contiiiiiarioiie del corso: lo-
inse^navanoptibblicfimenfe, e nelleaitre sto divenne celebre maestra della gin-
città si praticò lo stesso. Muratori dichia- risprtnlenza romana, per lo sfndio delle
la favola, che da Teodosio il o da Car- ^^fggi (^^O' ^ '''' fama di sì rara prero-
lo Magno fosse istituita l'uni versila di Bo- gativa si sparse presto per l'Italia. Nou
lo^na, e rpial siali privilegio (into sotto trova probabile Muratori ras>erlo da Ro-
il iionie di quel i. "imperatore, l'osservò berlo del Monte di fare ciica nn secolo
nella 3^,'D\ssei-l.:Dr'rIiplomì e cni^tc an- di piìi aulica la fondazione della scuola
iiche o dubbiose o false. Pure non man- legale di Bologna, dicendo all'anno to?^,
cane bolognesi eruditi che impugnano che il suddetto b. Lanfranco arcivescovo
f|iiesta verità, e per averla disapprovata óìCfinl^orhevy, et Garncrìus socinsrjtis,
il p. Petrocchi, gli fecero guerra. Lo stes- reperti s a pud Bonoìiiam Legibus Roina-
so s'ha costantemente a dire delle uni- ìiis Juslì/iinni iniperatoris, operani dc-
\cysila Romana , dì Pavia, di Padova, derunt,easlegci'eetaliisexponeì'e.V>en-
di f/.^^, dovendosi riferire l'origine di es- s"i si può con sicurezza alVerojare, che i
se a tempi mollo posteriori. Anzi ne[)pMr bolognesi non aspettarono il codice Pisa-
quelle di Parigi , di Tours , di Fulda, no, tolto nell'espugnazione d'Amalfi nel
d'Osnabrurìi , e se altra v'è che fiorisca 1 1 34 ot i 35 da' pisani nel sacco, cioè i
0 sia fiorita, non può vantare altra an- libri delle Pandette o sia de Digesti (l^.J,
lichità che dopo il looo. luipeiciocchè perillusirare la giurisprudenza dellePan-
altra cosa è rimettere in piedi lo studio dette. Questa lode adtmque di aprire u-
delle lettere, ed aprire scuola di qualche na scuola illustre del gius romano, tras-
arte o scienza, ed altro il formare un li- curata in addietro dagl'italiani, se lapro-
ceo, dove s'insegni ogni sorta di sapere, cacciò la nobilissima città di Bologna pri-
Possono bensì appellar le vecchie scuole ma d'ogni altra nel secolo XI. Nel seguen-
seini e principii d'università, ma con esse tealtro pregio si aggiunse alla medesima
non s'ha punto a paragonare lo stato, il città, cioè la scienza del Diritto Canoni-
lito e l'istituto deiruniversità moderne, co (^^-J- In Francia intanto si portarono
Ora qualsia stata e in qual tempo la i." Anselmo dalla Posteria e Olrico Visdo-
a fondarsi in Italia, non si fallirà dando mino, poi arcivescovi di loro patria Mila-
questa gloria alla Bolognese, la quale non no, per imptnare le scienze nelle scuole
lauto per l'anlichità e celebrità del no- di Parigi e di Tours, giacché in Bologna
me, che per la copia di eccellenti mae- nel i io8 s' insegnava solamente la giu-
.stri, ha conseguitola preminenza sopra risprudenza civile. In Francia nel secolo
tuttel altre d'Italia, e puògareggiare per XI commciarono a rifiorire le lettere mi-
1 antica sua origine con qualsiasi delle gliori, e ciò principalmente per cura de-
pili rinomate oltramontane. Muratori gl'ingegni italiani. Il b. Lanfranco vi avea
nllribuisce il principio dell'università di portato l'insegnamento della logica, os-
Ijologna e 1' origine di sua scuola legale sia della dialettica , ed anche i principii
a vVarnerio o Guarneno o Irnerio bolo- della fisica e metafisica , non come cose
^uesejudcr, che verso ih 102 a insinua- nuovea'fiancesi, pure si può credere ch'e-
v.ione della gran contessa Matilde, mor- gli l'ampliasse e propagasse in quelle con-
ta neh I i.j, polè imprendere la spiega- trade. Per mezzo suo non lieve accresci-
yione delle; leggi nella propria patria. E mento ricevè in Francia la teologia; per
questi sembrano i principii della scuola cui lo studio teologico si risvegliò talmen-
legale in Bologna, lievi bensì, a'qnali ten- le, che a gara concorrevano in Francia
nero dietro notabili accrescimenti, a gui- anche dall'Italia coloro, i quali cercava-
U N I
no un'esalta cognizione delle cose divine,
insegiifìte poscia da'suoi discepoli e di s.
Auseimo di Caalorbeiy , che divennero
maestri rinomati. Ed ecco il perchè le
scuole di Parigi conseguirono tanta rino-
manza per la teologia, onde a quel liceo
si trasferivano i più nobili ingegni d'Ita-
lia, oper imparare o per insegnare ad al-
tri. Quel beneficio che la Francia recò al-
lora airitaiia, sei vide poi compensato
dalla medesimaItalia,poichè circa ili i^i
Pietro Lombardo novarese e vescovo di
Parigi, compose il celebre libro delle Sen-
tenze, che indi fu la guida e la scorta non
solo dell'università parigina, maanche di
tutte le altre scuole di teologia. Inoltre
nel medesimo secolo XII prestò l'Italia
alla Francia almeno i libri del gius cunu-
uico, giacché nello studio della giurispru-
denza allora sopra l'altre nazioni erano
eccellenti gl'italiani. E l'uno e l'altro gius
dall'Italia passò pure in Inghilterra ver-
so ili 149; anche la Germania ricevè da-
gli italiani le leggi. Dacché nel secolo XIII
gli ordini religiosi de' frati francescani,
predicatori, e poscia degli eremitani ago-
stiniani, si sparsero per quasi tutte le cit-
tà, famigliari cominciarono anche ad es-
sere per l'Italia le scuole della teologia e
filosofia. Da tutte le città d'Italia si con-
correva a Bologna, per imparare e por-
tarsi da'giovani alle loro case la cognizio-
ne delle leggi, trattivi gli studenti anco-
ra per l'esenzioni e privilegi, il che accreb-
be l'opulenza e la potenza de' bolognesi
in modo, che questi concepirono la bra-
ma di conquistar la Romagna. Ed ac-
ciocché ninno de'professori, massime le-
gali, SQìinuisse la tanto invidiabile felici-
tà dell'università, i bolognesi li facevano
giuraredi non insegnare la giurispruden-
za in alcun altro luogo.Maessi non sempre
potevano impedire, che non uscissero di
tanto in tanto dalle loro scuole valenti di-
scepoli, atti a insegnare altrove, quantun-
que ne eleggessero pel loro servizio i più
eccellenti. Però anche altre città cono-
scendo quanta utilità loro recherebbe l'a-
VOL. Lxxxm.
UNI ^ 5P9
ver scuola in casa propria, lenza dover
cercare altrove quello che potevano otte-
nere nel proprio paese , cominciarono n
procacciarsi de' maestri giureconsulti , e
poi nell'altre arti e scienze, nel secolo XII
e meglio nel XIII. Forse furono de'pri-
mi a cercar questo pregio i modenesi, o
per onesta emulazione o per tener i loro
giovani lungi dal commercio d'una città
vicina, che cresciuta tanto in potenza,»
tutte le confinanti Iacea paura. Verso ii
1 1 70 gran lode conseguì nella giurispru-
denza Pyleo figlio di modenese, nato nel
territorio di Bologna e aggregato alla cit-
tadinanza di Modena. Mentr'egli inter-
pretava le leggi in Bologna, fu chiamato
da'suoi concittadini ad aprir scuola inMo-
dena, con assegnargli per annuo stipen-
dio 1 00 marchi d'argento, quasi Gyoscu-
di d'oro. Con tutta l'opposizione de'boio-
gnesi egli spiegò in Modena per parecchi
anni le leggi , e ivi pubblicò ancora vari
suoi libri, ch'erano tenuti in gran pregio.
Anche neh 24? *' continuava in Mode-
na sotto altri maestri lo studio della giu-
risprudenza, e altri insigni maestri ebbe
nello stesso secolo, come nel 1 2 5o il cele-
bre Azzone col suddetto stipendio. Tale
inque'tempi erala riputazionedella scuo-
la di Modena, che in copia concorreva-
no i giovani dell'altre città. Da queste
scuole modenesi uscì il cittadino Nicolò
Matarelli, lodato sovente da Bartolo co-
me suo maestro, il quale non solamente
in Modena, ma anche in Bologna e Pa-
dova interpretò le leggi e pubblicò vari
libri. Quanto all'origine dell' università
di Padova (V.) prima deli200,il Mu-
ratori non ne trovò idoneo testimonio.
Certo è che anco prima di tale anno quel-
r illustre città era abbondante di lette-
rati, tuttavia il grande erudito stima na-
ta l'università neli 200. L'imperatore Fe-
derico lì essendo nel 1222 in forte colle-
ra contro i bolognesi, tolse loro ilgiusdel-
le scuole e lo trasferii a Padova , e fece
quanto potè per rovinare l'università di
Bologna , finché si accordò con essa nel
'9
2t)o UNI
122". Il tPMiporaiieosbanclameiilo degli
scolari ila Hologna, conli ibiiì non pocoal
l'iiiciemenlo Jelle scuole di Padova, e a
fondar quelle tli Napoli. L'università di
Piiilova era già divenula vigorosa nel
I9.6?-, l'eu provveduta di maestri e sco-
|;ui.NelmedesimosecoloXIIIsinmiseiu
JKiono stato l'università di Roma, al mo-
do clie in seguilo accennerò; come pure
si consolidò quella di Napoli pe' favori di
Federico 11. Nel 1243 Papa Innocenzo
IV concesse a Piacenza il privilegio del-
lo studio universale. Molte città allora
si procacciavano il gius dello Studio, che
così si chiamava un' università, e di con-
ferire la laurea dottorale, sì per comodo
de'propri giovani sludenli, che per trar-
ne de' forestieri, ben conoscendo il van-
taggio che ridondava alle scuole di Bolo-
gna, Parigi e altre. Però nel seguente se-
colo XIV saltarono fuori le università di
Pai'ia, Pisa, Perugia, Siena, Torino,
ec, all'anlichilà maggiore delle quali, se
alcuno la dimostrasse, non intendeva IMu-
ralori di pregiudicare. Quanto alle altre
arti liberali per que'secoli in Italia, Mu-
ratori non sa ben dire come fossero colli-
vate e quai frutti producessero dagl'inge-
gni italiani. O per la negligenza de no-
stri maggiori, o per le guerre delle terri-
bili fazioni de' Guelfi e Ghibellini (f -Ìì
o per altre disavventure, son periti non
pochi libri allora composti. Contullociò
egli crede, che molli studiassero il Trivio,
ed alcuni anche il Quadrivio. Cosa signi-
ficassero tali nomi, V insegna Uguccione
l>isano Gramtualico vescovo di T'errara,
con dire: Nola, qitod Grammatica, Ue-
thorica,et Dialectica flicitntiirTrU'ium,
(juadatn simili Indine, quasi triplex ^'ia
ad elorjucndani. Col nome di Quadrivio,
com'egli aggiunge, e prima di lui notò
Boezio, son disegnale : Arithmetica, Geo-
ìJielria, fl/tisica, Àstrononda. Nel secolo
XI scrive s. Pier Damiano, il quale libe-
rali seiciilia perito fidt, ad Ugo abbate
tli Cluny: Hudem iinjìerìlunKjue susci-
/nens, ad propria postmoduni ciini ge-
V N I
ni ina Tn\'iì \'el Quadrivii nxoreremil-'
lai. Nello stesso secolo Glabro Piadolfo
francese lodò gl'italiani, come gente mol-
to applicata alla grammatica, nome che
allora disegnava VErudizione. E questa
infutti s'insegnava pubblicamente in mol-
li luoghi. Prima del i i i5 in Parma era
florido lo studio dell'arti liberali, insegna-
le in numero di 7; dunque il Trivio e il
Quadrivio. 1 primi dizionari della purga-
ta latinità debbono la loro origine agl'in-
gegni degl' italiani. Quanto alla coltura
della poesia, uiun tempo fti privo di poe-
ti, non già eccellenti, ma tollerabili a mi-
sura de'tempi dell' ignoranza, ed alcuni
anche assai lodevoli. Tanto la Gallia,che
la Spagna, la Germania, e l'altre occiden-
tali Provincie ne produssero. Non man-
carono! suoi all'Italia, e Muratori gli enu-
mera. Che la lingua Ialina comiuciasse
per industria degl'italiani a rimettersi in
vigore fin dal secolo XIV, si può compren-
dere da'vari autori da Muratori pubbli-
cali nella raccolta Rerum Ttalicarum
Scriptores , e dall'opere latine del Pe-
trarca, per tacere d'altri. A'medesimi si
deve attribuire il risorgimento anche del-
la lingua greca in llalia: niun secolo vi è
sialo in cui l'Italia sia siala priva di qual-
che inletidenle della medesima, alcuno
n'ebbe sempre Roma allo a interpretare
i libri e l'epistole de' greci. Muratori ri-
portai nomi di parecchi grecisti di diver-
si secoli, e riferisce che nel XI V e nel XV
maggiormente gl'ingegni italiani si se-
gnalarono nello studio della lingua greca,
profittando del commercio de'greci rifu-
giali in llalia, dopo aver i turchi conqui-
stato il loro impero; onde rifiorì in Italia
il nobile linguaggio e servì d'esempio a-
gli altri regni d'Europa, percolli vario con
felice successo. Anche della lingua arabi-
ca furono benemeriti gl'italiani. Do|)0-
chè i .yrt'/'<7rr//7Y^'.j s'impadronirono (lei-
la Sicilia, e d'alcune terre e cillà del re-
gno di 7\y7/)o//, la nazione araba, non me-
no avida di gloria che della potenza con-
quistatrice, cominciò a coltivare anche lo
UNI
studio tielle Icltere. Pertanto conversan-
do cu'greci, sopra ogni parie de' quali si
estendeva la loro signoria, da essi ricevè
molti libri e trasportò in liiigua arabica,
e talmente s'iu)possei«sò d'alcune discipli-
ne, cioè della medicina, dialettica, meta-
fìsica, geometria, aritmetica, appellata da
essi algebra, che anco fra'cristiani d'occi-
dente s'acquistarono gran fama di lelle-
lalnrfi; e poi molti degli occidentali les-
sero i loro libri e li tradussero in latino.
Vi ha cIjì aOerma, che d'ordine di Carlo
Magno fosse fatta da'cristiani la versione
di paiecchi libri, e che per tal via comin-
ciarono a dilfondcrsi nell'occidente fra'
letterati i libri d'Aristotile, d'Ippocrale,
di Galeno e d'altri medici, e insieme di
vari matematici e astronomi, tratti dalla
lingua arabica. Gli arabi dopo aver preso
gusto alla letteratura de'greci, pro[)aga-
roiio le scienze e le ai ti in Soria, in Afri-
ca, nella vSpagna, ne' luoghi da loro con-
quistali, l^irticolarmente nel secolo XI fu
trasportato e dilatato il sapere degli ara-
bi in Italia, massime pel cartaginese Co-
stantino, il quale abbracciato il cristiane-
simo e la vita monastica in Monte Cas-
sino, quivi fiori con lode di molta l<;ttera-
tura. E verosimile che i di lui disce()o!i
accrebbeio la fama della cititi di Salcr-
no, nella quale fioii singolarmente l'ai le
della medicina, di che fa testimonianza il
libro intitolato: La Scuola Saleniilauii,
dello stesso XI secolo. Capi della medici-
na arabica furono Avicenna morto nel
io36, ed Averrce che vivea nel 1198.
Aumentandosi la fama dell'ertidizione a-
rabica, maggiormente nel secolo XII s'ac-
cese ne'ciistiaiii d' Italia il desiderio di
profittarne con cercare e tradurre i libri
di quella nazione; e molto di più opera-
rono nel Xlll per accrescimento delle
scienze, per cura particolarmente di Fe-
derico il, per aver fatto tradurre parte
dal greco e parte dall'arabo in Ialino l'o-
pere d'Aiislotile. Attesero parimenti gl'i-
laliani dopo il 1000 ad illustrare l'astro-
nomia, elle gli arabi tiveano ampliata col-
UNI 291
le proprie osservazioui, dopo averne tolto
il meglio da' libri greci. Ma non si può
negare , che sì strella famigliarità de'
letleiati cristiani co' saraceni arabi, os-
sia coi loro libri , h Ira.sse ancora a de'
vanissimì studi . de' quali sommamente
si tliletlò (piella nazione, come dell'astro •
logia giudiziaria per indovinar le cose fu-
ture [ler la posiliua delle stelle, fallacis-
sima arte ingiinnatiice di presunzione,
che deplorai a Magia e Superstizione.
Di tale studio assai dilellarunsi i greci, ed
i Ialini furono presi dalla stessa febbre;
arte vana, di cui gli afi icani erano mae-
stri. Dopoché nel secolo X cominciarouu
i popoli d'occidente a convertire iu uso
proprio il sapere degli arabi, allora mol-
to pili s'accese il forsennato amore e cre-
denza di poter inl.endere l'avvenire, co-
me arte che tante cose promette, ma con
manifesto inganno e illusione. Tuttavia
ebbe amatori, sovente delusi e non mai
disingannati, e fanatici difensori nel se-
colo XII, e principalmente n*! XIII fu
essa in gran voga, perchè i principi non
solo prestavano orecchio a questi mer-
canti falsi //zf/oi'm/ (/•''.) delle cose futu-
re, ma li tenevano nelle loro corti in
grande onore, e nulla mai osavano d'in-
traprendere rilevante alTiireo guerra sen-
za consultarli per regolarsi. Federico li
assai confidò negli astrologi, furbi e fd
laci ; e fu imitalo dal suo naturale Man-
fredi, non die dal suo capitano Ezzelino
111 da Romano crudelissimo tiranni; di
Verona, Padova, Treviso e altre città.
Non mancarono però sprczzatori e biasi-
matori di silFatti stiuli, coltivati freneti-
camente nel secalo XIV, anco da alcu-
ni frali e piimari del clero. Ad onta delle
fulminate pene ecclesiastiche, oltre a'so-
gni degli astrologi, insorsero dopo il se-
colo XI le imposture delle Profezie [V.),
alle quali con facilità singolare prestava-
no fede rion meno il rozzo volgo, che i
letterati. Tutto quello che avea del me-
raviglioso, tanto piìi avidamente veniva
abbracciato dalla gente, e s'inseriva an-
392 UNI UNI
coni De' libri come pietra preziosa. Di Dinia e di Dercillide, abbiadalo origine
queste iuezie e stupeiKle favole si pasce- alla maggior parie delle storie di lai ser-
va allora la curiosità de' popoli. A tali ta composte posteiioroienle. L'Huet nel
imposture molti egregiamente levarono suo trattato, DelT origine de' romanzi,
lu maschera, talmente che stoltosareb- stampato a Parigi ueliGyo, ne attribuì-
Le chi ora non le tenesse per quel che so- sce l'invenzione agli orientali, i quali a-
HO, pascolo vano d' ingegni leggieri. Né mano particolarmente le finzioni e le alle-
coii minor avidità i leggieri ingegni de' gorie. Dall'oriente passarono essi in Gre-
secoli precedenti a' nostri volarono ad eia e in Italia. Qualun(|ae sia 1' origine
un'altra arte, di delirare, d'impoverirsi de'romanzianticlii,quella de'niodernide-
enond'arricchirsijqualèquella che prò- riva precipuamente dalle storie favolo-
niette la trasmutazione de'metalli, di far se composte da' nostri antenati ne'secoli
l'oro e trovar la pietra de' filosofi ; cioè di barbarie e d' ignoranza. L' Andres,
non della chimica legittima, che tanti im- Dell' origine d' ogni letteratura, lib. J,
mensi vantaggi ha recato anche colle sue cap. 80 : Della letteratura degli araldi,
moderne applicazioni; ma della falsa os- dice che la loro fantasia li condusse ad
sia dell'alchimia, delle quali dissi parole amene descrizioni, a graziose favole e ad
a Speziale o farmacista. Insegnarono gli ogni sorta di opere, che la immaginazio-
arabi agli europei, fors' anche a' greci, uè ed il buongusto interessano. I rontan-
quest'illusione : certamente i greci vi si zi erano particolarineute al genio loro
applicarono pazzamente, e non manca- conformi, e con tale avidità venivano ri-
rono di quelli che ne scrissero trattati , cevuti da'dolti e dal popolo, che si ere-
ricordati da Muratori, óoa esclamare: dono comunemente parto dell'arabico
Così una volta i letterali ciurmadori ingegno. La Provenza segoalossi parti-
lendevano delle reti all' incauta gente ; colarmente co' suoi Trovatori (de' quali
uè diversamente operarono i cristiani eu- riparlai ne^l voi. LXXIII, p. i5o e i 72),
ropei discepoli de'medesimi greci e ara- che scorrevano i paesi cantando le sto-
bi; e Muratori nomina i volumi di lati- rie da loro composte; e sicconje faceva-
iii alchimisti, e quelli cui furono attri- ììo uso della lingua romanza, quindi le
buiti. Termina Muratori con fare osser- loro favole si chiamarono romanzi. Sit-
uare, che non mancarono ne'barbarici se- fatte storie però furono per la maggior
coli degl'ingegni che scrissero le Storie parte dannose alle lettere ed a' costumi,
antiche, con istile che fa conoscere l'in- siccome furono la sorgente di molti vi-
felicilà del talento loro, ed ebbero pure zi e il veleno dell'innocenza. Quindi bea
de' romanzi, contenenti varie favole. In a torto sono accusati di rigorisuìo i ca-
fatti il Dizionario della lingua Italia' sisli, i quali proibiscono assolutamea-
n«, definisce il \ocaho\o Romanzo, in la- te la lettura de'romanzi. II minor male
tiuoJrtZi«/<3 ."Storia favolosa propriameu- in falli che tali scritti producono, è di
le in versi, ma ve ne sono anche in prò- allontanare, per non dire anche disgusla-
sa. Egualmente il Bazzarini ned' Orto- re la gioventù da qualunque lettura se-
grafia enciclopedica, ScììiaiixW Roman- ria, di darle uno spirito falso, e di di pin-
zo, storia favolosa o mezzo favolosa, mez- gerle gli uomini e le passioni ben diversi
7.0 vera, o mista di vero e di verosimile, da quelli che sono in fatto. Né qualche
in versi o in prosa. I romanzi, opere con- vecihia moralità lanciata qua e là in mez-
teiieiili stoiie o avvenirne d'amore, ili zo a'raoconli favolosi ed erotici o amorosi
cavalleria e altro, anche gli antichi li puòbaslarea impedire il male più on.eno
composero, e 1 erudito Fozio è d'avviso grave, che questa sorte di pericolosi libri
the la sloriu degli amori e degli errori di generalmenle produce. Istruita s. Teresa
UNI
tlair esperienza che ne avea falla nella
giovenlù stia, esorlava i padri e le madri
a pieservare con liilta la cura i loro fi-
gli dalla lettura de'rorannzi, e ne rappre-
sentava loro le fiineste coiise"uenze. Si
può leggere la vita che ne scrisse il Butler,
perchè la santa ad esempio della madre
prese a leggere i romanzi, quindi il raf-
freddamento ne'buoiii desiderii die pro-
dusse in lei, e i difetti a cui soggiacque.
11 nome di Romanzo, dice il già Ioda-
to annotatore del pur lodato dottissimo
Jjiillet', viene da lingua ro/zn//?:;/^/. Chia-
ma vasi così la lingua che parlava il po-
polo in Francia, allorché quella de'roma-
ni cessò di esservi famigliare. Il fiancese
che parlasi oggidì, è provenuto da quel-
lo come gergo, formato principaltnente
degli avanzi del latino. Circa il secolo X
vennero alla luce la prima volta in lingua
romanza le storie cavalleresche, che tan-
to eccelsi va mente si moltiplicarono dipoi;
ma nell'opere! serie si continuò a far uso
dell'idioma latino. L' atitore dell'/ftorzVz
lelteraria di Francia, ei\ Henault nel
Compendio cronologico dell' istoria di
Francia, provano che i romanzi comin
ciarono a venire alla luce nel secolo X,
cioè 200 anni più presto che non pensa-
rono Fleury, Calmet, e lo storico mo-
flerno della città di Parigi. Se pari ope-
re sono pericolose pe'costumi, non sono
di minor nocumento per la sana lettera-
tura. Nulla fa venire più a noia a'gio va-
ni lo studio de'grandi modelli, nulla ri-
scalda più pronta mente la loro testa, nul-
la esalta così ridicolosamente la loro im-
maginazione. Perciò moltissime persone,
per leggerei seducenti romanzi, finirono
col divenire romanzesche, come gli stessi
esagerati eroi delle loro fallaci letture.
Gli antichi si servivano delle favole e del-
le parabole, con saggezza e sobrietà : essi
nascondevano sotto questi diversi emble-
mi i diversi precetti della morale, a fine
di renderli più elllcaci, e d'inculcarli con
esito più felice. Gli autori de'romanzi per
contrario, ad eccezione d' un piccolissi-
U N I 193
mo numero, sembrano non aver altro
scopo, con lusinghiera facondia, che d'm-
fiammar le passioni e di distruggere i
principi! de'costumi, rendendo le anime
elTemminate e pericolosamente troppo
sensibili. Ma quand'anche! romanzi non
avessero il difetto di sostituire continua-
mente la menzogna alla verità, e la più
frivola lettura a solide istruzioni, il che a
limgo andare scema certamente il gusto
naturale che Dio ci ha dato pel vero e pel
bello, essi avrebbero almeno V inconve-
niente di riempire la mente d'ogni sorta
di vanità e di follie. Perciò l'esperienza
ripetutamente provò, che nulla vi è di
più frivolo di una testa messa in combu-
stione dalla narrazione d'una moltitudi-
ne di avventure galanti. Le più felici di-
sposizioni non ponno resistere contro il
fino veleno di queste letture: il frutto d'u-
na buona educazione, l'innocenza de'pri-
mi anni, l'amor del dovere, tutto è smos-
so da queste infelici opere. Quanti esempi
abbiamo, che quelli i quali erano mode-
sti, riservati e pieni di edificante pudo-
re, dopo aver letto de'romanzi non più
conservarono i segni di quella modestia
checonvienealla gioventù? L'amore del-
l'attillatura succede a quello della sem-
plicità, come avvenne a «.Teresa; voglia-
mo fare come gli altri, cercare di piacere
com'essi ; ce ne occupiamo il giorno, vi
pensiamola notte; finalmente col sempre
voler effettuare in noi i pretesi bei senti-
menti degli eroi de'romanzi, ci accostu-
miamo a non amare che quello che si ama
dal mondo, e a trascurare ciò che la re-
ligione prescrive; e il naufragio tiene die-
tro alla temerità che abbiamo avuto di
esporci a tanti pericoli. Ecco i frutti ama-
ri di quelle indegne e insinuanti letture,
di cui i genitori ed i precettori sono tal-
volta i primi a dare l'esempio a'Ioro figli
e scolari! Aggiungerò col Dizionario del-
le origini, che anco il Petrarca disse fole
i lomanzi, dal Horghini chiamati poesia,
che dopo l'inondazione de'barbari, dalla
quale in Italia rimase sotFocala e ricopet ■•
5-9Ì
U i\ I
la o£^m manlerntli belle e leggiadre let-
lere,\)acqn(; ili queste parli,cioè nella To-
.scaiin. sotto nome di romanzi. Benché i
Iraiicesiclicansi i primi sciiUori di roman-
zi, tuttavia l'uso di questo genere di poe-
sia era anticliissimo in Italia, e vi si leg-
gevano sino dal secolo XIV anche i io-
manzi stranieri. Moki e buoni romanzie-
li ebberanlicliltà, massinie la Grecia. Di-
cono i francesi che la Imgua romanza o
la romana rustica, cioè la romana o lati-
na rustica correità, era stata la lingua
dominante in Francia sinoal secolo Vili,
e che le prime storie, o vere o favolose
che fossero, vennero scritte in quella lin-
gua o in quel dialetto, dui che venne che
nella lingua fiancete odierna, ed anco
neir italiana s'intiodusse il vocabolo di
romanzo, non più però applicato se non
che a storie inventate. Si crede da'redat-
lori del dizionario francese deW Origini,
the gli arabi, i persiani, i siri e gl'india-
ni sianostali i primi inventori de' roman-
zi, e che da essi quelle storie favolose o
«juelle finzioni siano passato presso i greci
e presso i romani. 1 primi romanzi eroi-
ci e amorosi, come amorosi erano stali
quasi lutti (pielli dell'antichità, furono
Secondo Winckelmann composti iuFran-
cia nel medio evo da' provenzali. Que'
romanzi dierono origine a que'degli altri
popoli e anco degl'italiani, cioè degli e-
roici di cavalleria. Da' romanzi in gene-
rale, e massime dagli erotici o amorosi,
liamandati a noi in gran copia da' greci
e da'lalini, forse da «piesli pigliarono la
prima idea gl'italiani per inventare nuove
storie amorose, come si fece pure ne'se-
coli Xlll e XIV, o per Ira^feslire le storie
genuine e ridurlealla maniera de'roinanzi
Glorici, conte si fece più volle in Italia pe'
falli d'Alessiuidro Mainilo. Il piìi aulico ro-
manzo scritto in lingua romanza o nell'au-
lieo francese,è quello iutiUjlalo: Garin le.
Loherans, o Garino o Guerino il loie-
nese, die vivea nel i i Ilo. Pu'i tardi e nel
secolo XVI IMichL'leCervanles,col su(j ce-
lebre romanzo di Don Cliiscioltc, si die
U NI
a combatlere con grandissima riuscita il
ridicolo gusto cavalleresco della sua età
e della sua nazione spagnuola. Si vuole
che gli arabi comunicassero agli spaguuQ-
li il gusto de' romanzi. Vi sono ancora i
romanzi filosofici ed i romanzi storici.
Nel genere letterario Ira'priiui si distinse
Voltaire; tra'secondi Walter Scott, e A-
lessandro Manzoni tra noi co'tanlo cele-
brati Pro/nessi Sposi, che in molli fece
sorgere il desiderio di trattarre argomen-
ti di(ptella natura, e de'quali riparlai nel
voi. LXII, p. 246. Di recente fu pubbli-
cato nel i855 in Londra la Fabiola di
eminente anonimo, il dotto cardinal Ni-
cola Wiseuian arcivescovo di Weslmin-
ster, di cui die contezza e com[)endiò col
titolo d' Un romanzo storico di gcnci-e
nuovo, la Civillà Catiolica, serie 3.'\ l. r ,
p. I2f). Il concetto nobilissimo e la ma-
niera cui fu condotto, per l'utilità segna-
lata che dalla lettura ogni condizione di
persone pub cogliere, meritò i suoi elogi
e la generale aii3mirazione. Il benemeri-
to autore intese dare un concetto, preso
dagli Atti de' 34 ar tiri, (juanlo fosse pos-
sibile giusto e pieno, della Chiesa catto-
lica nel periodo certo [>iù combaltuto e
forse più glorioso della sua vita in mezzo
al mondo pagano, che si dibatteva, come
nelle supreme sue agonie, perispeguere
con feroci Persecuzioni quel germe pre-
zioso che Iddio vi avea piantato per rige-
nerarlo a vita novella. L'encomiala 67-
vili'à nel t. 5, a p. 632, tornaiulo a cele-
brare i cospicui pregi della Fabiola, la
cui fiiua dfgnaivienle si dilluse per tutta
Europa, rileva i inerili riconosciuti nel-
r eloquente ed eruditissimo libro, non
che dell'ollimo clfetlo che produce in In-
ghilterra slessa, diffuso in tutte le classi
de'prolestauti e (ic\ clero anglicano. Ri-
marca che la Fabiola apre loro le menli
con nuovo tesoro di cogui/joni e d' iilee ; ,
ed insieme tocca il cuore de' lettori, ec- ■
citandoli a seiitiineuli d'alfezioue ver>o i
Santi ed i Martiri, e verso la Chiesa slessa
di lìouia. L'idea lissa nelle inculi dc'pro-
UNI U ,\ I 2(j5
tesliiuli è che i crisliaui ile' lempi primi- rij^ine dello univeisilàcleglisliuli oscuol»*
ti vi erano pur essi protestanti. Questo ri- publ)lic!ie ili tulle le scienze, dire anche
dicolo e perniciosi<sinio errore, ripetuto come deve slndiare un cristiano, ede'pe-
ogni giorno da' loro n)inistri e scrittori, ricoli degli studi, colsi l'occasione che il
viene dall'insigne libro del sommo por- Muratori termina le discorse disserta-
porato scrittore comhallulo dolcemen- zioni su^Ii sluili degl' italiani dopo 1<« ve-
le e validamente, presentando con prove nula de'bai bari sino airerezione delle u-
di monumenti una vera idea de' tempi niversilà, tacendo parolade'roaianzi, per
antichi della s. Chiesa romana. Perciò la dirne io alcuna cosa e in un'epoca che un
Civiltà spera utilissimi risultati per la diluvio di romanzi, nella maggior parte
medesima, riconoscendo l'aureo libro de|)lorabilmenteperniciosi,avveleua la so-
qual capolavoro della letteratura iugle- cielà, e per dare un' idea di essi. Del re-
se, ónde già se ne feceio Iradiriioni in al- sto per la storia critica delle vicende, che
sculttìie S. Galletti da Cento, colle debile Hana^ Modena 1772: compendiata dal-
lodi,ma eziandio celebra il romanzo cri- l'.dj. Lorenzo Zenoni, fu stampat»» a Ve-
stiano della /v/i/o/^/ e il suo celebratissi- ne^ia nel i8oo. Giovanni Andre>, Del-
mo autore cardinal Wiseman,il (jualelo /' origine, progressi e stato attutile di
scrisse coir intendimento di far servire Oi,'/i/7ef^r'/v/^//-<7, Roma 1808. L'altro gè-
questo genere di letteratura alla propa- suita p. Alessio Narbone pubblicò, StO'
gazione dell'idee cristiane, e delle notizie ria d'ogni letteratura di Giovanni in-
scenatili agli usi, a'rili, alle costumanze dresbreviata e annotata, Pa\eiiuoiSf\.3.
primitive della Chiesa. » La storia, la Di altri scrittori dell' italiana letteratu-
religione, la classica poesia somministra- ra, e degli italiani che si resero per ope-
no agli artisti soggetti inlesi da tulli, non re e dottrina famosi, delle parziali storie
doversi perciò prenderli da' romanzi : de' popoli e città italiane, come di loro
mentre il romanzo, generalmente parlali- università; non meno the degli scrittori
do, è opera d'un momentaneo diletto, e che rischiararono la storia letteraria del-
peiciò passeggii la ; e tranne alcuni pò- le rispettive straniere nazioni, erudit»-
chissimi di autori che non morranno, gli mente ra^ioua il dotto Renazzi, nel I. 1 ,
altri non lascieranno traccia di se ; ed an- p. xir, della Storia dell' università de-
che quelli di pieclarissimi ingegni rimar- gli sludi di Roma, che contiene anche
ranno forse nella memoria de' letterali, un saggio storico della letteratura ro-
ma non godranno d'una celebrila popò- /nana dal principio del secolo XIII si-
lare oe'posteri : il hbio dell' illustre car- no al declinar del XI III. Rileva però,
dinaie sfuggirà a questa sorte, perchè fu che 1' Italia sola può vantai>i in questa
il (."ad aprire questa nuova strada al ro- parte assai superiore alle altre uazioni,
manzo, e perchè non manca di rilevanti numerosissima essendo la schiera degli
bellezze: ma è certo che il servii gregge scrittori italiani, i quali infiammati di ze-
degl' imitatori non larderà a slanciarsi lo per l'onore letterario delle loro patrie
famelico sul dischiuso pascolo; e Dio sa o delle università degli sludi, peculiar-
quanli di ipiesli in)portuni già forse ci mente se ne occuparono e ci lasciarono
prepara la Francia! ma l'opera loro sa- preziose storie che lauto lustro recano al
rà laiDpo che svanisce ". Essendomi prò- nome italiano,
posto in questo articolo,uel parlare dell'o- Le università degli studi 0 scuole pu!)-
bliche cominciarono a formarsi ne'«eco-
li Xll e XIII. Quella di Bologna in Ita-
lia e quella di Parigi in Francia voglion-
si le i)iìx aiiliclie e !e prime ohe sieno sia-
le fondiite, ma nella loro origlile erano
ben diverse da quelle che poi divcnne-
10 e sono presenlemenle. La sloria ne
insegna , che Carlo Ma^no fondò una
1 • II'
scuola nel suo palazzo, cioè in quello in
cui soleva risiedere piìi comunemenle ;
quel palazzo, secondo i crilici, non era
ccrlanienle quello di Parigi, giacché la
sua ordinaria residenza era ad Aqnisgra-
ria 0 a Radsbona. Da quesla supposizio-
ne, osserva il Dulaure nella sua Storia
di Parigi , gli scritlori hanno trailo la
conseguenza, che Carlo Magno sia stato
il fondatole dell'universilà di Parigi, di-
cendo; quello chechiamossi da principio
lo Studio generale di Parigi, fu fonda-
lo da Carlo INIagno circa l'anno 8oo. Ma
quesla opinione i crilici la dichiarano er-
ronea onninamente. Esistevano bensì in
quella celebralissima metropoli alcune
scuole, massime per coloro che si dedica-
vano al sacerdozio, ma queste scuole iso-
lale non erano ielle dalle stesse leggi, uè
sommesse a principi!, a regole, a metodi
uniformi, non formavano un corpo d'in-
segnamento, né potevano costituire un'u-
niversità. Si può vedere Cesare Egasio du
Boulay, dello anche Buleo, professore
d'umanità al collegio di Navarra, can-
celliere, rettore e storiografo dell'univer-
silà di Parigi, la quale però censurò l'o-
pera che vado a ricordare, la quale non-
dimeno è ulilissicua per la quantità del-
rimporlanli memorie che contiene, Fon-
dalion deruniversiléde Paris par rem-
perenr Citarle Magne : De la proprie té
et seigneurie du Prés aux Clercs : Me-
inoireshistoriqucsdeshém'fLCesqui.sont
à la présentalion et collalion de l'uni-
versile de Paris, ivi iGSG-yS. Scrisse
pure: De Decanalus nationis Gallica-
uae, Parisiis i G58 : DcPatronis qualnor
nationnni univcrsitatis Parisiemis, Pa-
ii»ii»iGG2; Rcmarqucs sur la dignitc,
rang, pré^éance^ autorité et jurisdiclion
du recteur de Vuniversité de Paris, ivi
1 668 : Reciieil des priviléges de Vuni-
versité de Paris accordés par lesRois de
Francedepuis sa fondation j'asq a à pré-
^e«^,Paris 1674. Sotto Carlo Magno e du-
rante il corso di 4oo anni e più dopo di !ui^
non sussistè certamente in Parigi né la co-
sa, ne la parola. lire Filippo 1 die il retto-
re e alcune norme e privilegi alle scuole
pubbliche di Parigi. Il di lui figlio Luigi
VI il Grosso dell 108 era non solo mol-
lo istruito, ma eziandio zelante proietto-
redelle lettere; sotto il suo regno gli stu-
di cominciarono meglio a fiorire , e se-
condo alcuni si contavano a Parigi più
studenti che abitanti. Da ciò venne il no-
me di Accademia, che fu introdotlo cir-
ca quel tempo. Il numero degli studenti
crebbe per la libertà ch'ebbe ciascun
francese di fare quello che voleva, e que-
sta libertà fu dono di Luigi VI. Questo
principe mitigò il rigore della sorle dei
sudditi; liberolli in parte dalla schiavitù
sotto la quale li tenevano i signori par-
ticolari, i quali ciascuno fra 1' estensione
de'loro feudi si erano eretti in tanti pic-
coli re. Tosto vi fiori lo studio della Teo-
logia (/^.), e grande strepito vi fece la
dialettica insegnata da Guglielmo Cam-
pellense e poi da Pietro Lombardo, che
col suo libro il Maestro delle Sentenze,
intese dare un corso metodico della teo-
logia, onde ivi forse fu ili." a insegnarla
cosi trattala, la quale poi si disse Scola-
stica,e per le sottigliezze della dialettica
alcuni caddero in errori. Si videro mol-
tiplicare i maestri da tutte le parti; ma
alcuni, come il famoso Abelardo, discepo-
lo di Pietro Lombardo, vendevano le lo-
ro lezioni assai care. Per rimediare a que-
st'abuso, le caltedrali nel secolo XII eb-
bero i loro Scolastici 0 Teologali, i qua -
li sovente volte governavano le scuole ve-
scovili, e fu deciso in un concilio, che niu-
no potrebbe insegnare senza la loro per-
missione. S'inlrodussero nello slesso seco-
lo negli studi generali i gradi accademici,
U N I
i qunll alfresitlavauo il diritto d'insegna-
re. Alcuni moderni crederono che questi
gradi fossero stati istituiti a Bologna da
Graziano {V.), celebre canonista che
compilò il Decreto o raccolta e concor-
danza de'decreti pontificii e de'canoni,che
vuoisi approvalo da Eugenio III, ordinan-
done l'insegnamento negli studi genera-
li. Altri li dicofio istituiti a Parigi da Pie-
tro Lombardo, o da Gilberto Porrelano
avanti la partenza di quest'ultimo pel suo
vescovato di Poitiers ; ma la loro opi-
nione venne confatala dagli autori della
Storia letteraria della Francia. Il No-
vaes nella Storia di Papa Eugenio III
riferisce, che ad istanza del monaco Gra-
ziano neh iSiquelPapa istituì nelle acca-
demico studi generali i gradi accademici
di Baccelliere, Licenzialo e Dottore(P\),
con diversi privilegi, come a tale anno ri-
porta ilFagi; citando pure il ricordatoBou-
lai, Saec. IF^Hist. Univcrsitatis Pari-
sicnsis. Ma dice pure, eh' è falso , come
prova il p. Sarti, De Clar. Profes. Bo-
non. t.i, par. i, p. 267, ciò che pur da
molli si afferma, cioè che i gradi scola-
stici di dottore ed' altre simili appella-
zioni, e la maniera di conferirli, fosse ri-
trovamento di Graziano; poiché com'e-
gli osserva, dottori di legge trovansi mol-
to tempo innanzi a questo monaco, ma i
dottori de'decreti non veggonsi rammen-
tali prima d'Innocenzo HI deli 198, e il
Bohemero perciò poteva risparmiare la
pena di comporre un'orazione, Jnr. Can.
1. 1, p. XIV, su questa invenzione di Gra-
ziano,come avverte il Tiraboschi, Storia
della letter. t. 3,lib. 4,p- 346. A Uri scri-
vono che si cominciò a Parigi nel secolo
X!I a dare il grado di licenziato, cW èva.
originarianìente lo stesso che il diritto
d'insegnare pubblicamente. Poco dopo vi
fu aggiunto quello di maestro ossia di
dottore,\\ quale veniva conferito presen-
tando un piccolo bastoncello, chiamato
da'Ialini hacillns, donde venne il nome
di baccelliere, titolo che in processo in-
dicò un grado disliuto dui dottòiulo e ad
U i\ I 597
esso inferiore. Sì dice laurea la dignità
dullorale e l'alto di conferire il dottora-
to. La laurea è un onore che non accre-
sce la scienza, ma è dell'acquistata certissi-
mo testimonio. L'insegne di dottore sono
la Berrettn^sixWa quale può vedersi anco il
voi. LXXXi I,p. 257) e {'Anello diOotto-
re(F.). Si die poi anche il titolo di Mae-
stro (^F^.) a chiunque riceveva de' gradi
accadeinici,checonrerivano il potered'in-
segnare l'umanità , la filosofia ec. E qui
rammenterò che un tempo il titolo di
conXePalatino- ( V .),\.\m\.o a quello di ca-
valiere dello Sperone d' oro (f^.), s'ac-
quistava ancora colla laurea di dottore,
professando e dettando leggi sulle pub-
bliche cattedre per -20 anni continui, 16
bastandone nell'universitàdi l'adova pei*
privilegio; nell'università di Bologna lo
godevano oltre i legisti anche gli artisti,
come e meglio dico io quell'articolo. Al-
trettanto godevano alcuni collegi di dot-
tori, come di Milano, Cremona ec. La To-
ga (V.) essendo abito anco de' dottori e
professori dell'università, fu questione se
dessa 0 le scienze sieno piti nobili e più
degne della Spada (/^.). A'conti Palati-
ni e cavalieri aurati , come ad altri , fu
concesso l'eccessivo privilegio di concede-
re le lauree delle università, creare dot-
tori e notari; cosiaProtonotari aposto-
lici, de'quali riparlai nel voi. LXKI, p.
8. Certo è che Eugenio III amò la gente
studiosa, ricompensò le persone dotte, fe-
ce rinascere negli studi l'emulazione, die
una nuova forma alle scuole di teologia
e di legge, e neh 148 istilm lo studio ge-
nerale di Reims. Alessandro IH neh i j g
diresse la sua enciclica per partecipare la
sua elezione, anche all'università di Bo-
logna. In questa, a Parigi e Roma avea
studiato il dottissimo Innocenzo III, mas-
sime la l'agione civile e canonica , e nel
concilio generale che celebrò vi fece pub-
blicare alcune leggi per diradare sempre
più le tenebre dell' ignoranza del clero,
non ancora ben dissipate, le quali rilevò
il p. Tomassiui, De veter. et nov. Eccles.
29» U N I
iUsclplina, t. i. l'er udire disputare tal
l'apaeloqiienlissiino, molli celebri giure •
cousuili reciuotisi apposla a Roma. De-
cnameule gli successe nel 1216 Onorio
Ili, che subilo protestò d'imilare il pre-
decessore per rincremeulo delle scienze;
e nel 1219 con un breve ordinò al vesco-
vo di Bologna, ut llicologiae stitdiuni
in Vrhc (ileret, nequereligiosus autJu'
ri civili, antPliysicae operain dare per-
iniltcrct. Le quali parole ci fanno inten-
dere abbastanza, che anco la teologia e
la fdosofia erano stale ammesse nell'uui-
versilà di Bologna. Onorio Ili perchè più
f icilmeute si (ìolesse eseguire il decretato
da Innocenzo 111, [)er riguardo agli studi
del clero, orduiò che i capitoli mandasse-
ro alle scuole pubbliche alcuni giovani
canonici, che in esse si venissero forman-
do agli studi loro propri. Acciocché aves-
sero agio a ben istruirsi, tanto a'chierici
che studiavano, quanto a' professori di
teologia che insegnavano, accordò l'esen-
zione dalla residenza ne'rispettivi capi-
toli e chiese. Intorno a che abbiamo u-
na bolla di questo Papa, pubblicala dai
pp. Marlene e Durando nella Colleclio
{•elerutn Scripioriinì, t. i. Per questo e
per l'origine dell'università degli studi,
si tenga presente il riferito a Scuola,
Scuole ni Roma, Teologi ec, ed il lìul-
lariuni Rornanuin,ove sono riportate le
bolle d'istituzione. Qui noterò, che i ca-
nonici assenti per studio percepivano i
frutti delle loro prebende, tua non le di-
stribuzioni manuali inter praesentes,
durante tutto il corso de' loro sludi ,
tranne i riferiti di sopra. Il permesso
però di studiare dovea essere doman-
dato a' capitoli, i cjuali non lo ricusava-
no mai a' canonici capaci allo studio, co-
me narra Rcbulìe, in Prax. Bene/, par.
2,til. Dispcnsndo de non residendo, n."
s^.iNoneravi un'ordinanza generale che
fissasse il numero de'canonici studenti,
ma bisognava tener per regola che vi do-
vessi- resl.ue un numero sullicicule ili ca-
nonici [icr faie il Servizio Divino in una
U N I
maniera conveniente al luogo e allo stato
delle chiese, ed il vescovo era su ciò il
giudice, il che noia Barbosa, De Canon,
et Dig/iit. cap. 25, n.°i 1. 1 car.onici stu-
denti, che cambiavano di stato e ritorna-
vano al secolo, erano obbligati a rolitui-
re i frutti ch'essi aveano percepiti duran-
te lutto il tempo in cui eranostali dispen-
sali dalla residenza , a meno che non a-
vessero avuto una vera intenzione di per-
severare, e che ex aliqua causa evenien^
teavessero cambiato di sentiitieuto. Glos-
sa in cap. Comnùssa 35, § Caeteruni, de
Elect. et Elecl.potest. in Sexlo. 1 n Fran •
eia nel regno di Filippo li Augusto pro-
priamente cominciò a Parigi a formarsi
ì'imivei-sità, voce che spiccò la 1.'' volta
o da'Papi Innocenzo HI e Onorio 111, se-
condo alcuni, o nel regno di s. Luigi IX
comincialo nel 1226. Certo è che Inno-
cenzo 111 nel I 2 I 2 a mezzo del cardinal
Cnrson suo legato, ch'era stato cancellie-
re dell'università, le concesse uno statu-
to di riforma, preservando il rettore tlal-
l'influenza del cancelliere della cattedra-
le, che esercitava la sorveglianza su tut-
te le scuole della città, e del vescovo di Pa-
rigi, il quale poi uè divenne arcicaucel-
liere. Il cardinale fu ili.° legalo che die
uno statuto in noujedel Papa all'univer-
sità di Parigi, la quale per meglio stabi-
lire le sue immunità e i suoi privilegi e-
rasi rivolta ail Innocenzo III, il quale per-
ciò se ne dichiarò legislatore supremo e
stabili i diritti della medesima. Da questo
lea)[)o l'università di Parigi non ricevè
ordini che diilla s. Sede, ed i re rispetta-
rono la veneranda autorità che la pro-
teggeva. Questo favore pontificio accreb-
be la rinomanza dell'università, e per gli
uomini illustri die [)rodus«e , venne ri-
guardata come la madre della saviezza.
In essa conlerivasi aulicamente anche il
grado di maestro d'arti tlal rellore, do-
po che il candidalo avea sostenuto alla
tine ilei suo corso due esami, l'imo innan-
zi a'professori, l'altro innanzi a 4 esami-
natoi i scelli dalla scuola delle 4 nazioni e
I
^^^ UNI 299
sollo la presidenza del cancelliere, o sot- di nttiibuiigli Ja perfella conoscenza del
Io-cancelliere di Nostra Doniin o di quel- trivlam e del (/iindriviiim. Si sa, che i dol-
io di s. Genevieffli. Se erano liconosciu- ti del XII e Xlil secolo non possedevano
ti capaci, veniva loro da essi imposto il che gli elementi di ciascuna delle scieti-
lenetto di maestro d'arti, e 1' università ?c comprese in (juelle p.irolc, e che le lo-
spediva loro le lettere e le patenti di (jnel ro cognizioni assai linntate, erano soven-
grado. Quest'uso s' introdusse pure nel- te degradate dagli errori, dall'assiudilà,
l'università italiane, e conferivano il ma- dalla discorsa uiagia. Censì prima pure
gistero i vescovi come cancellieri perpe- di tali secoli, specialmente in essi e dopo,
lui delle tnedesime, Il Cancellieri nella fìorironoprofijndi teologi, canonislie giii-
Sfon'a de' possessi ^ a p, 4o6, osserva, reconsultl. .\llorchè verso la metà del se-
chela vesteporlala dagli studenti gesuiti, colo XllI si cominciò a flu' uso più fre-
prima d'assmncre il mantello o ferraiuo- <|uente della lingua volgare nell'opere di-
Io, è l'antica toga dell' università di Pa- Icltevoli o istruttive , si abbandonarono
rìgi, ove studiò s. Ignazio, e che fu adot- quelle parole di trhniiin e di f/iuirlrh-iii/it
tata da'snoi discepoli, in meuìoria di ta- per sostituir loro la deiKjminazione del-
le loro fondatore. Nel regno di s. Luigi le 7 arti hherali. Giovanni di llauteville
IX, il suo confessoi e Roberto, nato pove- divise quelle 7 arti nell'ordine seguente;
ramente in Sorbona, villaggio di Kran- l'astronomia, la musica, la geometria, la
eia, dipartimento dell'Ardenne e diocesi rettorica, la logica, la fìsica e la gram-
di Sens, circa ilia5o istituì il celebralis- malica. Fino dal secolo XII s'insegna va-
Simo collegio e facoltà teologica di Sor- no nell'università di Parigi il gius cano-
bona in Parigi, pegli ecclesiastici di pò- nico e civile, la lìlosofia, la nìedicina e la
vera condizione, che vivendo in comune teologia, e queste scuole erano già tanto
insegnassero gratuitamente a'poveri sco- frec|ocutale , come lo furono nell' epoca
lari. Egli fu dunque sollo il regno di s. del loro splendore quelle di Atene e di
Luigi IX, che si vide per lai/ volta la Tebe, in Grecia e neW'Egilto. Quell'u-
♦:orporazione delle scuole di Parigi asso- niversilà ne' suoi incunnaboli godeva di
mere e ricevere il titolo di uiu\>ersit(),[ìSì- grandissimi e numerosi privilegi; i più os»
loia che indicava l'università delle scien- servabili erano quelli di mandar deputa-
ze insegnate in quelle scuole. Da lungo li a'Sinodie Conci/ii (ìì'c[\\!ì\\ talvolta di-
tempo dividevasi la totalità di quelle vennero nocevoli), di non contribuire ad
scienze in due parti, come già accemiai ; alcuna imposizione dello stato, di avere
jl TrÌK'ìuni e il (^aadrivium, Il triviuiiiy le sue cause commesse al solo podestà di
già mollo anticamente conosciuto, poi- Parigi, che onoravasi del titolo di conser-
chè se ne trovano degl'indizi sin dal valore de'privilcgi dell'univeisità. Quel-
\ll secolo, comprendeva le (àcoltà della l'università era considerala come la ma-
grammatica, la logica o ilialeltica , e la die di tulle le altre uni versila della Fran-
retlorica; il <y«<7f//-zì'm«j, espressione ptu" eia. Introdotte le Poste, le università di
antichissima, impiegata eziandio dallo Parigied'lnglullerra n'ebberodelle par-
stesso Boezio, significava l'unione delle 4 ticolari [>egli studenti. Nell'uni versilii di
scienze o arti liberali dell'aritmetica, a- Parigi teneasi allora un metodo di veiso
stronomia, geometria e musica. Seavve- da (piello che vi si segue a'ictnpi nostri,
niva che un uomo possedesse il trn'iiuii l profossori non dettavano sullo scritlo,
e il aundriviiint, e^\i tin considerato co- ma preparavano con molto studio le Io-
nie una niente giunta al sommo grado vo lezioni , poi le pronunziavano a mo'
di sapere. Il più grande elogio che si è di arringhe. Gli scolari ne ritenevano
credulo poter fare nd Abelardo (^^.), in quello che potevano, e sovente ficevano
3oo V2il
di perse delle corte annotazioni per im-
piimersene bene a memoria il succo; la
qnal maniera tfinsegoare si usa tuttavia
a Padova e in alcun altre scuole. Non si
accordavano allora i gradi accademici se
non a quelli clie insegnavano; o cooveni-
Ta per poter insegnar beile lettere e fi-
losofia, aver studiato almeno 6 anni, ed
nvei ne 2 { compili. Rispetto alla teologia
non si poteva insegnarla, se non dopo a-
\erla studiata 8 anni, e all'età di 35. L'u-
niversità di Parigi eccettuò il dottore
angelico s. Tommaso d' Jtjuino [F.) òaì-
la regola generale pel suo raro merito,
perspicaci tà d'ingegno e sodezza di sen-
no, e gli permise di professar la teologia
essendo ne'25 anni: altri vogliono che ri-
cevè il grado di dottore a 3 1 anni. Quel-
lo ch'era nominato baccelliere spiegava
per un anno il Maestro delle Sentenze
nella classe d'iui dottore, e sopra l'atte-
stazione di questo dottore sosteneva rigo-
rosi esami pubblici per essere ammesso
al grado di licenziato, il quale davagli il
diritto d'insegnare come dottore. Impie-
gava poi un 2." anno a spiegare il .Mae-
stro delle iSe/ilciìzc, dopo il quale ricevea
dal cancelliere dell'università il grado di
dottore, e allora lenea scuola con un bac-
celliere che insegnava sotto di lui. Ono-
rio III difese autorevolmente lo studio
del diritto civile nell'università di Pari-
gi, ed approvò la congregazione de'C^-
iionici regolari della Falle degli Sco-
lari^V.), istituita da 4 professori e da
37 scolari della medesima università. Nel
1229 r università '^''" potendo ottener
{giustizia per alcuni scolari uccisi ila'sol-
dati, tralasciò le sue lezioni pubbliche, e
parte rilirossi a Reims, parte ad Angers.
Fu allora che i domenicani si fecero gra-
duai e e ottennero dal re il permesso d'in-
.sejjnaie in Parigi , donde ebbero origine
ledilferenze che l'ordine ebbe poi co'pro-
fessori dell'università. Nel 1 233 questa
venne riformata e ristabilita, ma poi e-
inanò un decreto per injpediie a'regola-
n d'avere più d'una cattedra di teologia
UN I
in Parigi, afTìne di opporre la dottrina
cattolica all'eresiale le die a reggitore
il cancelliere della cattedrale: Papa Gre-
gorio IX dotto nell'arti liberali, insigne
nella giurisprudenza, nelle sagre lettere e
nell'eloquenza, nel i 234 ^^'^^ pubblicare
le Decretali {F^), fatte raccogliere da s.
Raimondo di Pegnafort, perchè si usas-
seronell'oniversità, nellescuole e da'giu-
dici, vietando altre raccolte. Indi nel i2 33
confermò l'università di Tolosa {F.), al-
tri privilegi poi le concessero Giovanni
XXII, e Innocenzo VI che l'ampliò. In- _
nocenzo IV, per la sua scienza legale chia-
mato padre del diritto e monarca delle
divine e umane leggi, chiamò universi-
tà lo studio di Siena {F.), e viene cele-
brato dal Carafa primario fondatore del-
l' Università Romana (F.) j ma vera-
mente egli fu benemerito del leiyc^/oZe^^/e^
s. Palazzo, non diverse dallo studio o u-
lìiversità della Curia Romana, bensì dal-
lo studio di Roma pubblico; poiché le
scuole Palatine o studio della Curia, se-
guivano i Papi dove furono costretti ri-
siedere per strane vicende, eil esso era di-
verso e separato dallo studio pubblico di
Roma, come ben distingue il Renazzi. Già
in Roma l'encomiato Innocenzo III vi a-
vea mirabilmente ravvivato gli studi, spe-
cialmente ecclesiastici, promovendo sin-
golarmente quelli della teologia e del gius
canonicOjChiamandoin Roma e premian-
do uomini insigni nell'una e nell'altra di-
sciplina. Innocenzo IV proteggendo le
scienze, fece risorgere in Roma gli sludi
legali, aggiungendo alle scuole palatine
rinnovale da Onorio III e colle facoltà di
teologia e s. Scrittura, quelle ancora delle
leggi civili e canoniche. Oltre l'universi-
tà di Piacenza (F'.)da lui fondata, tutte
quasi le altre università, che allora fiori-
vano, risentirono i proficui effetti del suo
dotto patrocinio, e ne riportarono privi-
legi e onori. Tra esse particolarmente vol-
le distinguere le due allora più famose
università, quella cioè di Parigi e cpiella
di Bologna. A questa ultima, seguendo
U N I
l'estnipio (li Gregorio IX. diresse lecosti-
liizioiii che pubblicò nel concilio genera-
le di Lione 1 nel 1245. La facoltà teolo-
gica di Parigi dopo aver condannato la
pluralità de' benefizi ecclesiastici, decise
iieli25o che non veniva permesso con-
fessarsi a chicchessia, senza la licenza del
proprio curalo: i domenicani non essen-
dosi voluti sottomettere alla decisione,
uè conformarsi agli statuti dell'universi-
tà, furono esclusi dal suo corpo , perciò
essa impegnando con circolare lutti i ve-
scovi del regno a soccoirerla contro tali
religiosi. Questa persecuzione fu comune
a'francescani, e derivò dal sapere e dalle
virtù colle quali i due ordini eiansi pro-
cacciata la stima universale. Ne prese e-
nergicame u le le difeseAlessandiolV, pro-
leggendo i privilegi de'frati Mendicanti,
e perchè fossero i domenicani e francesca-
ni riammessi nell'università, e poi gli riu-
scì colla sua fermezza , proibendo e fa-
cendo bruciare i libri contro di essi pub-
blicati. L'università di Salamanca (/'.)
di Spagna nel regno di Leon, trasferita
ùa Palenciaòixì re s. Ferdinantlo HI, una
delle prime 4 d'Europa, emula di quella
di Parigi per le materie di religione, nel
1255 Alessandro IV la cortferniò con
bolla, nella quale concesse licenza a quelli
che vi sarebbero ricevuti dottori,di profes-
sare in tulle l'universilà, eccettuale però
quelle di Parigi e di Bologna. Ui bano IV
Del I 261 eresse canonicamente l'universi-
tà diPtì'<7oi'fl(/^.), icui primordi del I2CO
vennero consolidati pe'privilegi accorda-
ti già da Federico 11. Papa Martino IV
riformò l'università di Sorbona in Pari-
gi, e confermò quanto era slato slabililo
nel 121 5. intorno a'Iibri d'Aristotile dal
legato d'Innocenzo 111, cioè il divieto di
leggerli , permellendusi però 1' insegna-
iDento dtlia sua dialettica 0 logica. JN'el
1 287 d'ordine di Onorio IV si comincia-
rono a insegnare nell'uuiversilà di Pari-
gi, in cui egli avea studiato con gran pro-
fillo, la lingua araba e altre orientali, ue-
cessarie per isUuire nella fede i saraceni
U i\ I 3oi
e gli icismalici dell'oriente. Papa Nicolò
IV concesse privilegi all'università di
Co7///Z'/Y/, istituì la in Lisbona (\a\it Idm-
nisio; eresse runiversilàdii1/rt(;c/77/^(/'.),
poi conlèrmala e privilegiala da Paolo
lll;fondòquella di jyGnl/jt'llicr{r.),{:\l-
là ch'egli disse nel suo di[)loma nata lat-
ta pegli sludi , ed ove gli aiabi ver.-o il
1 iboaveano fondato unascuoladimedi-
Cina e fu lai. "ad avere in Europa ih."
giardino o orto botanico, necessario alle
universilà. Alcuni vogliono che Nicolò IV
trasferendo in Lovanio il collegio Aincu-
riense istituisse V L iiivirsilà di Lwnnio
(/ .); altri però l'attribuiscono a Mai lino
V, o almeno la conferma. Considerando
il dottissimo Bonifacio Vili, celebre giu-
reconsulto, che dimorando i l'api altro-
ve, Roma restava priva delle scuole pa-
latine aumentale da Innocenzo IV, cioè
dell' L niversilà dello studio della Curia
Romana, ebbe la gloria nel i 3o3 di fon-
dare l' Università Romana [P .) o pubbli-
co studio dell'Archiginnasio dello la Sa-
pienza.InollreBonifacio VI li fondò l'C-W-
irrsità d'Avignone [F.),io\o privilegiala
daCarloll contediProvenza e re diSitiliaj
ed isti tu'io confermò quella di/Vrwo( A'.),
di cui furono Eugenio IV benefattore,
Calisto 111 confera.atore,eSisto V lestilu-
tore,ordinaiidoconsua bolla che fosse ric-
ca di privilegi,noientedidotti istitutori e
che si restaurasse l'edificio per essa de-
stinato nella piazza principale. Il succes-
sore Benedetto XI , per togliere la con-
troversia eccitata nell'accademia di Pa-
rigi, dichiarò che non erano obbligali a
tornare a confessarsi a'loroparrochi,quel-
li che già avessero confessali i loro pec-
cati a monaci o aqualunquealhasorle di
religiosi. Per sua morte eletto neli3o5
il francese Clemente V assente dal con-
clave, per compiacere le trarne nefande
di Filippo IV re di Francia,in questa sta-
bilì la residenza pontificia, poi fissandola
in Avignone, cou deplorabili conseguenze
pe'mali gravissimi da cui ne leslòafllilta e
desolata la Chiesa. Dichiarò studio gene-
3o:
U N I
rale quello di Pcms^ia {F.), e nel i3o7
confermò l'imi versila crO/cr///5(/ .).JNel
concilio i,'enerale che Clemenle V cele-
brò nel i3i I in T ienna^ ordinò a insi-
nnnzione pr(il>al)ilnienle del linomatissi-
nio rrancescfuio Raimondo Lidio di ÌMa-
jorta, famoso scrillore e orientalista det-
to il Dottore illuininato, clie si aprisse-
ro in alcune più illustri università pub-
)j|iche scuole di lingue orientali per in-
telligenza delle divine scritture, cioè l'a-
labica, l'ebraica e la caldaica, come nel-
le università di honia, di F(/rigi\ di Ox-
foril. di Boìiigna , di Salamanca. Av-
verte il Renazzi, che Clemenle V non no-
minò già l'università dello studio di Ro-
ma, che in tale città stabile era necessa-
riamente e sempre permanente; ma disse
hen>\iihiriin}rfue Romaìiani Ciiiiain ve-
sìdeve conligeritj i]a\ quel modo di dire
chiaramente rilevasi , the il Papa parla
precisamente delle scuole Palatine o stu-
dio della Curia, che seguiva il Papa do-
vunque andasse a risiedere, anche oltre-
monti. La romana università infatti per
quasi due secoli dopo lai." sua fondazio-
ne non ebbe catleilre e maestri di lingue
orientali, come avrebbe dovuto avere sin
dalla promulgazione della decretale di
Clemenle V, se questa riguardato aves-
se non già lo studio della Curia, ma ben-
sì lo studio proprio e peculiare ili Roma.
Giovanni XX il indirizzò all'università
d'Avignone, ove dimorava, e non di Ro-
logna come vogliono alcuni , il 7.° libro
delle decretali formato dal predecessore
Clemente V, in seguito al 6." di Ronifa-
ciò Vili, ed a'precedenli 5 di Gregorio
IX, e ne prescrisse l'osservanza quale leg-
ge. Nel iSao concesse privilegi all'uni-
versità di Dublino {F.), nel i 332 fondò
quella di Caliors {F.) sua patria, e nel
1339 gli studi generali di Ferona e di
Grenoble (J\), Clemente VI, già prov-
■visore della Sui bona, eresse e privilegiò
r università di /-Vrcz/sr f/^.j , approvò
quella di Visa (7 •.) equella pure di Pra-
ga (/■-'.). Papa Urbano V, profcssoie in-
U N I
signe de'canoni, protettore delle scienze e
de'Ietlerati , generoso cogli studenti, dei
quali ne mantenne continuamente 1000
in diverse nniveisilà e accademie,accordò
privilegi airtuiiversità di Cracovia [T' .),
altri ricevendoli da Ronifacio IX; ed isti-
luì quella di/ 7e/i/«7d*Austria,dimoslran
dosi proteggilore dello studio'geuerale di
Padova, eziandio colla facoltà teologica.
1 1 successore Gregorio XI, che a vea appre-
so gli sludi all'università di Perugia, con-
siderando che la residenza papale in A-
vignone era in esilio, indecorosa e fuori
del suo luogo naturale e indipendente,
con applaudila determinazione nel 1877
la restituì a Roma, ove morì. Gli fu dato
in successore l'italiano Urbano VI, con-
tro il quale tosto si ribellarono i cardina-
li francesi, ed opponendogli l'antipapa
Clemente VII , dierono origine al fune-
sto , indomabile e grande Scisma {T .)
d'occidente, sostenuto dal falso Papa in
Avignone. Così formaronsi due Ubbidien-
ze (F.), la vera in Roma, la scismatica J
in Avignone. I fedeli incerti a chi ubbi- ^
dire, trascinali dall'ambizione, dalle pas-
sioni e dallcillusioni de'Ioro principi, buo-
na parte seguì l'ubbidienza Avignouese,
in uno alla Francia, alla Spagna e ad al-
tri regni. Le università pure furono di-
vise nella credenza, e colle loro dispute
cavillose atlcntarouo all'autorità poiilid-
cia e non poche alimentarono lo scisma.
Ui bano VI eresse l'università di Cinque
Chiesej quella di Colonia (F.) con am-
plissimi privilegi, come quella di Parigi;
confermò quella i\' fleidelberga (7^^.), i-
stituita da Reuedetto XII , ricevendo al-
tre confern)e e concessioni da Ronifacio
IX, Paolo III eGiulio III. L'antipapa Cle-
mente VII neh 388 approvò 1' universi*
là d' Perfori (7 .),che Urbano VI rico-
nobbe e privilegiò neli38r), avendo ab-
bandonato lo scisma. Reuedetto XIII suc-
cessore neir anlipapalo, anch' egli volle ■
confermare l'universilà di Torino [) .),
perchè il conte Lodovico s' ingannò per
crederloPapa. dichiarando il vescovodel-
U \M
la cillà cancelliere, e che alla siin presen-
za o del suo delegalo si dovessero coiife-
lire i gladi accademici; divenulogli (loi a!
conle diibhioso l'anlipontificato, volle la-
re confermare l'università da Giovanni
A'XIII; finché il più saggio dura Amedeo
vili invocò una più legillicna sanzii e
da Eugenio H', Lencliè alla sua volta gli
si ribellò accettando il pseudo-ponlinca-
lo col nome di Felice V. All' universiià
di Ferrara [T.) die l'approvazione e le
costituzioni Bonifacio IX, che altre puie
ornò di prerogali\e. ^'el^iuterpontificalo
dopo il quale Bonifacio IX venne csahalo
successore di Libano VI, i dottori della
Sorbona, fra'quali noiivanoPielrod'Ailly
ed Egidio di CaiDpos, proposero de'mcz-
ù per leroiinare loscisma, che ripuguan-
do oli* ambizione del pseudo Clemente
VII riuscirono inutili. Però tale Iralla-
to gli produsse tanta malinconia che il
condusse al sepolcro. Il successore Bene-
detto XIII si mostrò egualmente tenace
sostenitore dello scisma, rigettando tutte
le pratiche fattesi per estinguerlo. Il re
di Francia lo minacciò d'al)l)andonarne
l'ubbidienza, e l'antipapa fulminò la sco-
munica contro quelli che si separassero
da lui. Quindi avendo la Sorbona piopo-
sle alcune proposizioni ititoiiio a que-
st'affare, dichiarò Benedetto XIII ereti-
co , scismatico , pertui liatore della pace
del cristianesimo, e perciò da non pc^ler-
si chiamare né Papa né cardinale, anzi
essere meritevole di giusto castigo seve-
ro que'di sua ubbidienza. Avca promes-
so GregoiioXll in conclave di non crea-
re cardinali sino all'estinzione dello sci-
sma ; ma poi ciò non osservando, i cardi-
nali vecchi l'abbandonaiono e con (|uel
li dell' antipapa si riunirono in sinodo a
Pisa, per provvedere all'unilà della Chie-
sa, considerando las. Sede come vacante
per l'iuceitezza del vero Papa. Esso pe-
rò fece più male che bene , accrebbe lo
.sciama invece d' estinguerlo, giacché la
Chiesa in Gregorio XII avea il suo ca|ìO,
senza del quale non polevasi adunale le-
U X ! 3o3
giltimo concilio, non potendo far da giù*
dice se noti chi è vcraiiienle superiore.
Tiiltavulta ivi furono condannali e de-
po^li il legiHimo (<regorio XII e il pseu-
do Benedetto XIII, e col sulTiagio de'car-
dinali e de' |iseudi)-cardiiiiili de'due col-
legi a'?.6 giugno i4of) fu eletto .\lessan-
dro \ , il quale dopo aver conferuiato l'u-
niversilà di Lipsia nella Sassonia,*: \'n\-
lo poc'allro, morì nel i 4 1 o ed ebbe a suc-
cessore Gio\anni XXIII. Ria non essen-
do neppui e questo giunto ad essere rico-
nosciuto da tutto il monilo cristiano, in
cambio di due si ebbero allora tre conten-
denti al papato. La cristianità rimase di-
visa in 3 ubbidienze: la Spagna, lu Sco-
zia , r isole di Corsica e di Sardegna , le
conlte di Foix e d'Armagnac, colle loro
uni versi tà, riconosceva no lienedcttoX 111;
la Bomagna, parte del regno di ÌNapoli,
la Baviera, il Palaliiiato dtl Beno, i du-
cati di Bruiisvvich e di Launeburg , il
landgravio d' Assia, 1' elettorato di Tre-
veri, e altre città, università e vescovi di
Germania ubbidivano a Gregorio Xll;la
Francia, l'Inghillerra, l'Ungheria, la Po-
lonia, il Portogallo , e la maggior parte
dell'Italia e della Germania, colle loro u-
niversità,si erano sottomessi a Giovanni
XXIII. In tale lagrimevole slato erano
le cose, quando per l'istanze e le pratiche
di Sigismondo imperatore e re d'L'nghe-
I ia, Giovanni XXIII intimò il concilio di
Costanza, come continuazione del sino-
do Pisano, per un triplice scopo. Gli er-
rori de'// iclr/Jìsli eó / vs///, la riforniti
de' pubblici costumi , l'estinzione dello
scisina. A' 5 novembre i4'4 Giovanni
XXIII ne fece la solenne apertura. Ol-
tre i cardinali e i vescovi delle 3 ubbi-
dienze, massime di Giovanni XXIIi, di
nìano in mano vi accorsero con Sigismon-
do g<an numero di principi alemanni e
d'ymbascialori d'altre corti, e un nume-
ro sterminato di dottori delle più celebri
università, e fra questi il famoso Gcrson
(/ .) cancelliere di quella di Parigi. I pa-
dri non vedendo altro modo di pacifica-
3o-
UN I
re hi Chiesa, vennero nella sentenza che
i 3 coiilendenti dovessero cedere il ponti-
ficato. Giovanni XXIII lo giurò e poi fug-
gì nella Ss-izzera (F.), onde tempestose
e tunìultunrie fuiono quindi le sessioni,
concitate da pazzi e inverecondi sermo-
ni di dottori universitari. A' ag maggio
j4i5,con istrana sentenza, e alta disap-
provazione di Francia, Giovanni XXIII
fu deposto: cosi l'assemblea di Costanza,
continuazione della Pisana, disfece 1' o-
pera delle sue mani. Gregorio Xil non
attese per se l'improntitudine dell'assem-
blea, e mostrando una dignità veramen-
te propria d'un Pontefice legittimo, pre-
\ia la condizione accettata ti'auloiizzar
lui l'illegittima assemblea di Costanza
a procedere da sinodo legale, a'4 luglio
■viiluosamente rinunziò il papato. Quin-
di il concilio a'26 luglio depose e scomu-
nicò Benedetto Xlll. Procedendo poi al-
l'elezione del nuovo Papa, l'i i novem-
brei4«7 i cardinali co' 3o deputati del
concilio con pienezza di voli esaltarono
^Martino \ , il quale venendo riconosciu-
to da tutto il mondo cattolico , estinto lo
scisma , restituì l'unità alla lacerata Chie-
sa. Il sinodo di Costanza fatalmente fu
troppo facile ad accogliere nel suo seno
una turba immensa di dottori universi-
tari, che colla loquacità della disputa vi
recarono un'arditezza d'opinare sbriglia-
to: esso allontanandosi dall'uso di tulli i
concili! precedenti, rimutò la forma del
suffragio, e volle si votasse non per capi,
ma per nazioni; dopo la fuga di Giovan-
ni XXIII, nella 3." e 5.' sessione pretese
di definire tumultuariamenle la superio-
rità del concilio sopra il Papa , cioè nel
caso di sciama e di dubbio Papa e non
di Papa cerloe generalmente riconosciu-
to, per farsi strada alla deposizione del
fuggilo che fin allora avea riconosciuto
per vero Papa. Ma l'infallibililà de'con-
cilii viene dall'assislenza divina; quest'as-
sistenza non è siala promessa a'baccellie-
ri e dottori deH'uiiiversità, ma a'succes-
fiori degli AposlolijCioè a'vescovi cui spet-
U N I
ta il definire, adunati nel nome di Cristo
e per l'autorità del suo Vicario in terra.
Non mancarono scrittori che vitloriosa-
menle impugnarono l'audacia degli uni-
versitari , e le invereconde e semi-ereti-
cali dicerie del Gerson. Col consenso di
BJurtino V nel i4i8 venne fondata l'u-
niversità di Copcnaghen[V.) nella Dani-
marca, che poi Sisto IV ornò de'privilegi
di quella di Bologna; così neli4i9fue-
retta 1' università di Rostock , città del
granducato di MeckIenburg-vS'r/ìAvc//«.
Nel 1423 confermò l'università di Dol
(Z'.), fondata da Filippo il Buono duca
di Borgogna, poi trasferita a Besancon; e
Deli43i approvò l'università fondata da
Carlo VII in Poitiers {T'^.), che altri at-
tribuiscono a Eugenio W . Questo Papa
approvò l'università di Caen, già capita-
le d^ll^ bassa Normandia (ove da antico
tempo si festeggiò con accademie celebri
l'Immacolato Concepimento di Maria, il
che ricordai nel voi. LXXIII, p. 5i), fon-
data dagl'inglesi nel 1 436 sotto il regno
d'Enrico VI re d'Inghilterra; raa ricupe-
rata la città da Carlo VII re di Francia, a
sua istanza la riconlérmò Nicolò V eoa
bolla del i45i e privilegi. Ad Eugenio
IV pure si attribuisce nel i44o il p'in-
cipio dell' università di Bordeaux [T'.)^
che altri dicono istituita o ampliata dui
re Luigi XI nel 1472- Celebrandosi io
Basilea il concilio, quale continuazione di
quello di Costanza, ed ove pure essendo
concorsi un gran numero di dottori uni-
versitari, tosto il concilio si mostrò av-
verso a Eugenio IV , e finì col divenire
conciliabolo, eleggendo antipapa Felice
Vdi Savoia\r.).^\a Eugenio IV gli op-
pose il concilio generale di Ferrara e Fi-
renze, e scomunicò i basileesi e l'antipa-
pa. Nella sess. 3i del i438 il sinodo di
Basilea fece questo decreto sui graduati.
" Li collalori saranno tenuti, subitochèsi
presenterà l'occasione, di nominare per
canonico un dottore o baccelliere in teo-
logia, che abbia studiato i o anni in qual-
che università privilegiala, per far delle
U N I
legioni due volle la seltìmariti. Inoltre,
in ogni chiesa catledrale, ovvero collegiu-
l.i, si dark la 3.' parte delle prebende ai
graduali, doUoii, licenziali o baccellieri
in qualche facollà; in guisa che il i .° be-
iiefizio vacante in ogni chiesa, sarà dulo
a un graduato, poi quello che vacherà do-
po i due seguenti , e cosi in seguilo. Lo
stesso si osserverà riguardo alle dignità,
I curati delle città luuiale saranno ahne-
no professori nell'arti liberali. Tulli quel-
li che hanno le qualità richieste saranno
tenuti a dare i loro nomi ogni anno in
quaresima a'collalori de'beneflzi, per a-
\erci diritto , altrimenti la loro pronio-
zionesarà nulla. I benefizi regolari saran-
no dati a' regolari d'abilità". In seguito
vedendo Felice V che era riconosciuto
soltanto da'suoi stati di Savoia e Piemon-
te, dalla Svizzera, da parie della Polonia
e da diverse università , come da quella
di Cracovia, rinunziò nel 1 449 l''"'l'p3'
palo e prestò ubbidienza a Papa Nicolò
V. Questi successivatnenle istituì o con-
fermò e concesse privilegi alle università
di BaiTelloìia{J .),i\ì Tre\'cii[T'.)con-
fermala poi da Sisto IV, di f^aisou {f .),
di Bcsancon (/^ •); ornò di privilegi quel-
la di Cambridge (/ .) , e confermò 1' u-
iiiversità di Glasgow (f.) già sede ve-
scovile e ora vicariato apostolico di A'o-
zia, ove ne riparlai. Il successore Calisto
111 neli4^C approvò l'università di/w7-
litigo (f.) in lirisgovia, quella di Greifs-
\\ alde o Giypswaldl in Ponieruuia ora
della Prussia, e l'università di Gralz nel-
la Sliria, che Gregorio XIII rinnovò e af-
fidò a'gesniti, e Sisto V conferuìò con bol-
la neh 585. Papa Pio li nel 1459 fondò
r università di Basilea (P.) nella Sviz-
zera, e d' Ingolstadt nella Baviera ad i-
stanza del duca Luigi, poi nel 1800 tra-
sferita a Landshut, ma poco dopo passò
a Monaco capitale del regno. Di piìi Pio
li a preghiera del duca di Borgogna i-
slitu\ r università di Nantes i^f.) nel
j46o. Sisto IV, già celebre professore di
teologia e filosofia in diverse universilù,
VOL. LXXXIII.
U N I So";
nel 1 477 fondò quella di Magonza {T".).
Avendo Sisto IV proibito di muovere
dispula suir Immacolata Concezione di
Maria Vergine, finché la Chiesa non a-
vesse su cpiesto punto pronunziato il suo
sentimento (lo pronunziò nel i85i, e lo
celebrai nel voi. LXXIII, p. 4'?-), benché
favorevolmente avessero decretato i con-
cilii di Basilea e d'A vignone, e l'uni versila
di Parigi ne avesse abbracciato il decreto.
Dipoi nel i4'J7 Giovanni Vero teologo
di Parigi avendo ardilo di dichiarare in
pubblico, che Maria fu concepita nel pec-
calo (jriginale, ne nac(pic tanto scand.do,
che r universilà di Parigi Io costrinse
a ritrattarsi pubblicamente, e prescrisse
con suo edificante decreto, fallo poi an-
cora da altre 38 università, come in un
panegirico affermò il celebre p. Sci^neri
gesuita (fra le (piali quelle di Colonia,
Magonza, Vienna, Valenza, Salamanca,
Alcalà, Lovanio, Barcellona , Evora ,
Coimbra), che nell'avvenire ninno fosse
ammesso al grado di dottore nell'univer-
sità di Parigi, se prima non preslava il
giuramento di difendere 1' Immacolata
Concezione fino a spargere il proprio san-
gue. Nel x5o2 Alessandro VI eresse l'u-
niversilà di Wittentberga in Sasw/iia,
e (juella di Fraiicfort, iAm nel i5oG ap-
provò Giulio II. Questo Papa concesse
privilegi all'uni versila d' l'rhino (A'.), che
uieglio costituì Clemente X. Nel secolo
XVI già esisteva r università di Messi-
na ; e ne'primi anni di esso il celeberri-
mo cardinal Xinieiics (f^.), allo studio
ò'.Jlcalà iVUeiiares (V .) fece dare il ti-
tolo d' università, e vi stabilì numerose
cattedre, sul modello di cjuella di Pa-
rigi, onde viene riputato suo fondato-
re munificenlissimo. Leone X celebran-
do il concilio di Laterano V, vietò la
pubblicazione de' libri prima di essere
aiiprovali da' vescovi, ed in Roma e suo
dislrelto dal vicario di Pioma e dal p.
maestro del s. palazzo, col disposto del-
la bolla Inlcr soliciluclines, de' 4 ^^o'
gio 1 5 1 5, Bull. Pìoin. t. 3, par. 3, p. 409-
20
3oG r: N r
E coiulaiinninlola falsa senfenya, die af-
feiina essere l'anima razionale mo! lale,
onpiiip unica in liHli gli uomini, ordinò
a tulli i professori di filosofia, che pro-
vassero l'immortalità dell'anima anche
co'piin<'ip'' filosofici, a seconda del di-
chiarafocolla holla apostolici regiminis,
de' 19 dicembiei5i3, Bull. Rem. t. 3,
par/3,p. 393. Neh 5i 5 confermò i pri-
vilegi dell'università di Francfort, e nel
sno pontificato vide nascere 1' idra del-
l'eresia Luterana, la quale fece preva-
licare l'università di Wittemberga e tan-
te altre divenute perniciose cattedre di
pestiferi errori. Insorto a osteggiar la
Chiesa il suo fiero avversario, il Razio-
jialismo (F.), che concepito dalle uni-
versità d' Oxford e di Praga, ambedue
già favorite con privilegi da' Papi, naccpie
e crebbe sotto la tutela dell'eresiarca Lu-
tero e degli altri sedicenti riformatori per
ingigantire poi e menar stragi sempre più
orrende all' ombra de' filosofastri del
XVllI secolo. Clemente VII ad istanza
del cardinal Alberto di Brandeburgo ar-
civescovo di Magdeburgo, nel i53i isti-
tuì r università di Halle nella Sassonia,
ora città della Prussia. Enrico Vili re
d'Inghilterra nella sua giovinezza si mo-
strò religiosissimo, e della cattolica fede
così tenero e zelante, che uscì in campo
a difenderla colla spada dentro il suo re-
gno e fuori colla penna, scrivendo un li-
bro a difesa de' Sagrawcnti contro l'e-
resiedi Lutero; provando egli la Monar-
chia della Chiesa Liiiversale esser da
Dio costituita nel Romano Pontefice, dal
quale ottenne il titolo di Difensore della
Fede (^.). Ma dipoi datosi a vita scor-
rettissima ed a disonesti amori, per quel-
lo della Bolena volle far divorzio dalla re-
gina Caterina. Proe contro quello sciogli-
mento e quel ripudio scrissero parecchi
famosi leggisli di diverse nazioni. Il re
fece scriverne anco alle università di Pa-
ligi, d'Orleans, d' Angiò, di Tolosa, di
lìourges, di Padova e di Bologna; ma
lutti i più celebri teologi e dottori con-
u ^M
elusero di comun consenso ritenersi azio-
ne empia 1' intentalo e voluto ripudio.
Clemente VII avendolo ammonito a non
fare il divorzio, emenfre pendeva la cau-
sa, il re accecato dalla passione s' appi-
gliò arbitrariamente al suo cattivo par-
tito, da cui emerse il tristo elfetlo dello
scisma ò' Inghilterra. Avendo il cardi-
nal Truchses istituita l'univeisità di Di-
linga nella Baviera, nel i552 Giulio III
la confermò. Ad istanza di Filippo li so-
vrano de' Paesi Bassi, nel i559 Pio IV
approvò r università da lui istituita in
Douay (di cui parlo ad Università' di Lo-
VANU)), ora città di Francia nel dipai ti-
tuento del Nord. Avendo il concilio di
Trento decretata l'erezione de'seminari
vescovili, Pio IV ordinò neli564la fo"'
dazione in Roma del Seminario Romano
(F.) per l'educazione e istruzione de'chie-
rici, ed ove si concede la laurea di tutti i
gradi accademici in teologia ed in filo-
sofia, a' seminaristi ed ecclesiastici fre-
quentanti le sue scuole. Però nel i853
avendoìl regnante Pio IX istituito in par-
te del suo locale il Seminario Pio {F)t
<|uanfo agli studi e alle scuole dichiaiò
che fossero comuni agli alunni de' due
seminari, ed aumentandone le cattedre
confermò loro i gradi accademici non so-
lamente in teologia ed in filosofia, che
già vi si confei ivano anco a' secolari, ma
pure li concesse nel gius civile, canoni-
co e criminale, validi come quelli di
qualunque università. Di che e del cor-
so degli studi meglio ne tratta mg."^ Fran-
cesco de'coDli Fabi-Montani nel suo eru-
dito: Ragionamento, il seminario aper-
to in Roma dalla munificenza, della
Santità di N. S. Papa Pio IX, Roma
1854. Pertanto d'allora in poi nel semi-
nario romano si confei iscono anche i gra-
di accademici nelle facoltà di giiuispru-
denza, tanto agli alunni delseminarioPio,
quanto agli alunni del seminario roma-
no, non meno che agli ecclesiastici tulli
che ne frequentano le scuole, nelle (pjali
però abbiano fatto il corso delle altre
UNI
scienze. Per lescrillo ponlificiosl ammet-
tono ancora gli ecclesiastici estranei allo
studio delle scienze che conferisconogra-
di accademici, ancorché in altre scuole
abbiano fallo il corso di allri sludi. Gli
scolari secolari che hequenlano quella
del seminario romano sono laureali nel-
la teologia e nella filosofia : ponno stu-
diarvi legge ancora, ma i gradi accade-
mici devono prenderli nell'universilà ro-
mana. Il can. Di Giovanni, La storia
de scìiiinari chiericali, dice che a tutta
ragione conviene a'seminari il dottorato,
perchè sono i collegi più ragguardevoli
dei cristianesimo, su' quali sono riposte
le liete speranze del Tridentino, per ave-
re in ogni tempo degni ministri dell'al-
tare; e sono accademie fondate per ri-
formare in miglior forma le pubbliche
università, e riparare i disordini che io
esse si scorgevano sui buoni costumi de-
gli scolari. Imperochè decadute l'antiche
scuole vescovili, si fondarono le pubbli-
che università, le quali non furono in
principio che quasi seminari vescovili,
donde si sceglievano gli ecclesiastici pel
reggimento delle chiese, e per l'ammini-
strazione de' benefizi. Ma perchè poi le
medesime università tutte si diffondeva-
no a fare spiccare l'opere d'ingegno, sen
la curare con eguale sollecitudine la pie-
tà e la bonlà della vita ; perciò quanto
esse avanzarono sopra le antiche scuole
•vescovili in ordine allo studio delle letle-
le.allrellanto restarono inferiori a quelle
per rispetto alla moralità de'costunii, mas-
sime dopo che vi s'introdussero gli ere-
tici a spaigereil veleno de'loro errori con
peregrina erudizione. Laonde fu decreta-
to il risorgimento de'collegi clericali, per
piantare la virtù nel cuore degli scolari,
con religiosa istruzione e educazione, ac-
ciò la pietà non andasse disgiunta dalla
dottrina,e presto fiorirono nelle discipline
con immensi vantaggi. I seminari adun-
que, egli soggiunge, correndo di pari col-
le pubbliche università rigtunrdo allostu-
dio delle lettere, e superando di molto le
UNI 3o7
tiesse università riguardo all'istituto di
regolare vita,loio non debbono in verun
conto cedere in ordineal grado, superau'
dole in ordine al merito. E pergiusta con-
seguenza, se hanno l'università la premi-
nenza di concedere i gradi accademici,
debbono averla pure i seminari, .secondo
l'osservazioni del Tomassino, De nov. et
i'ct. Eccl. disci'i)!. t. 2, lib. I, cap. 102,
n.° 8. Dice ancora doversi riflettere, come
non vi fu prima alcuna università, che
non fosse sotto la cura de'vescovi; e co-
me il sacerdozio e l'impero nel concede-
re i privilegi all'università, principalmen-
te ebbero in mira la podestà vescovile,
giusta il sentimento del Carpzovio, De
jurispr. Eccles. lib. i, def 8, seguito dal
Bruneraanno, De jiire Eccles. lib. i, cap.
6, raembr. 1 2, § 1 2. Si sa che poi coll'an-
dar degli anyi molle università decad-
dero dal primiero loro istituto, si sottras-
sero dalla giurisdizione de'vescovi, e fe-
cero come una signoria a parte. Ala per
questo motivo appunto, e perchè ancora
ogni vescovo prendesse una particolar
cura de' suoi chierici, tanto più che tante
non sono l'università quanti i vescovati,
i padri del concilio di Trento pubblicaro-
no il decreto dell'erezione de' seminari
in qualsiasi diocesi. Indi con altro decreto
definirono, che i giovanetti tosto che fos-
sero fatti degni della tonsura ecclesiasti-
ca, dovessero lasciar di vivere a loro ta-
lento, e sottoposti con cieca ubbidienza
al volere del vescovo, da lui ricevessero
gli opportuni regolamenti ; non potessero
senza la sua espressa licenza frequentare
le scuole privale o le pubbliche univer-
sità, e quando lo giudicasse conveniente
potesse liberamente proibirlo, (jbbligan-
do i chierici ad entrare nel seminario, e
passar la vita in coumnità^ per abituarsi
a ricevere degnamente gli ordini sagri.
Prova poi ch'é conf)rine al Tridentino,
che i seminari abbiano il dottoralo, e con-
tro di esso non si oppongono i Papi o i
principi, ma le università impediscono
loro ilconfeiiiueulo de'graJi accademici,
3o8 D N I
il che non ponnofare co'collegi tìe'gesuiti,
in viilìi (Iella bolla di Gregorio Xlll, pal-
la qii.ile iiprendo essi in qualunque città,
ancoruliè munite d'uuiversilà, pubbliclie
scuole con collegio (massimo e principale,
non minore), hanno facoltà di conferire
il doltoiato in teologia e filosofia; e sic-
come l'università di Cracovia pretende-
va opporsi a tale esercizio, volendoloeser-
citare privativamente essa sola, la s. Ro-
ta con 3 sentenze conformi giudicò a fa-
vore della preiogativa de' gesuiti. Il ve-
scovo Cecconì, Instìtuzionc de seminari
i-escovili, ragionando dell'origine dell'u-
niversità e come alcune decaddero dal pri-
n)iero loro istituto, osserva che da' con-
cilii generali di Laterano III e IV, essen-
dosi decretato dali.°che ciascuna catte-
drale avesse un maestro di grammatica
per ammaestrare i chierici, e dal 2.° che
nelle metro[)olitauesi eleggesse anche un
lettore teologale, <-/?»" saceirlotes, et alios
in sacra pagina cioccai, et in hispraeser-
tini infornìet,quae ad curani ardmarum
spedare nosciuitur j ebbero origine le
prebende teologali e le scclasterie, e da
queste le università. Ma alcune di esse non
perseverarono lungamente nel primitivo
loio isti luto, poiché gli studenti contentan-
dosi soltanto del fasto delle graduazioni,
con mera apparenza proseguivano i loro
studi. Anche delle memorale scuole in
breve se ne perde il frullo, per le ragioni
che riporta, massime per la cessazione
della vita comune dt'chierici nelle case
panocchiali, nelle canoniche e negli epi-
scopii, lìnchè il concilio di Trento fugò
l'ignoranza e ricondusse al buon ordine
il rilasSMmeiito degli ecclesiastici, anche
coll'isliluzione de'seininaii, per formare
saceiilolidolti e santi, con felici e immen-
si vanlagt^i pi-i la (.busa e per la società,
l'eiò il coticilici di Trcnlo non si potè in-
trodurre III Francia, pel narrato in quel-
l'ai liccio, e per l'opposizinnedell'opinio-
ne de'sorbonici intorno alla podestà del
Ripa sopra il concilio e intorno all'lin-
macolala Conceziouc, punto che il Tri-
U N I
dentino lasciò indeciso, olire la deroga
ch'esso fece a'privilegi de' re di Francia
e alle prerogative della chiesa Gallica-
na, e per la tolleian/a de' Protestanti.
Pio IV emanò la bolla In sacrosancta
B' Pctri, de'i3 novembre i564, BulL
Rom. t. 4; pa>'- 2, p. 201 : Forma Pro'
fessionis Fidei Catliolicae obsen'andci
a qidhuscnniqne pronwtis, et pronioveU'
dis ad aliqnani lihcraliitm artiuni ju-
cultatem, electisquc, et eligendis, ad ca-
thcdras, lecturas. et reginien piiblico-
rum Gymnasiorum. Gregorio XIII col
breve Cnpienles unìversos, de' 12 otto-
bre I Sj/l.fBulL Rom. t. 45P3''- 3, p-29 1 :
Privilegium Doctoruni Ronianoruni pu-
hlice legendi in qiiaciunque facultalc,
in generali studio Almae Urbis. Gre-
gorio XIII fondò parecchie università,
diPonl-à-Mousson nella Lorena, ad istan-
za del cardinal Carlo di Lorena, la cui
bolla pubblicò Sisto V ; in 0//««/s nella
Moravia; a Brunsbeiga nella Polonia o
Prussia e residenza del vescovo di \ar-
mia; in T Una nella Polonia; in Fulda
nella Germania ; in Ptoma col Collegio
Romano (^•), che per lui fu dello Uni'
versila Gregoriana,ex\ adìdaiidulo a'ge-
suiti tiitlora vi fioriscono, conferendo la
laurea in teologia e in filosofia. Sisto V
Ira le bolle colle quali confermò alcune
ricordale università, emanò pure quella
per r università di Falenza nella Spa-
gna siill\i direzione dello studio generale ;
e quella per l'università di Quito da lui
CI etta pegli eremitani di s. Agostino. Col-
la bolla Immensa aeterni Dei, de' 22
gennaio 1087, Bull. Rom. t. 4. P- 392,
istituì la congregazione cardinalizia so-
pra V Università dello Studio Romano^
cioè confermò più solennemente la pre-
cedente; ed altresì lineai icò di reggere,
rifjrmaiee patrocinare le università fon-
date coir autorità della s. Sede, special-
niente ingiungendole di [iroleggere quel-
le di Parigi, Salamanca, Oxford, Bolo-
gna. Sisto V col breve Alias, de'5 agosto
i 5t)7, Bull. /io//?, l. 4,pi»r. 4,p- 334: Stu-
U N I
tutuni,quod libri lingnaeJrabicae, Tur-
cìcae, Persicele, et Calduirae, etiarn s.
t/icologiae, et quarinncumqiie facnlla-
timi iinpriinencli, anteqtiain iinpriiiian-
tur debeant per cardinales super coiigre-
gatione Indicis depntatos cxaininari,
etcorrigieìc. Poi fu istituita la Congrega-
zione cardinalizia sopra la correzione
de' libri della Chiesa orientale (/ •), e
per stanipaili iu ogni lingua fu eretta la
poliglotta Stamperia di Propaganda
f/^J. Nel 1616 Paolo V eresse l'univer-
sità eli Paderbona{r.). Urbano VII! nel
I 623 confermò l'accaiiemia o nniversilà
di Salisburgo ( / .). Narrai a FRANcu,che
la facoltà teologica di Parigi, ossia della
Sorbona, tenne una lodevole condotta e
si dimostrò zelante cattolica nell'insorto
Giansenismo, e per \e 5 Proposizioni
da esso condannate, che tante perturba-
zioni produssero nella Cliiesa ; nia per
la bolla L nigeniliis, coWa quale Clemen-
te XI riprovò le proposizioni di Quesnel-
lo, il quale voleva colla maschera della
pietà propagaie gli errori di Giansenio,
come questi avea preteso di giuslidcare
i condannati scritti di Baio col suo libro
^■lugustinus, la Sorbona avendo prima
accettata e poi impugnala la bolla, il Pa-
pa sospese i privilegi dell'università, a
beneplacito della s. Sede, nel qual tem-
po proibì il conferimento de' gradi sco-
lastici, poi ristabiliti da Clemente XII
(|uando essa accettò la bolla nuovamen-
te quale giudizio dogmatico della Chiesa
universale e legge del regno, confessan-
do l'errore d'aver appellato al Papa me-
glio infurinato ovvero al concilio gene-
rale. Innocenzo X eresse 1' università di
Manila (7.) nell'isole Fdippine, e nel
[648 concesse privilegi a quella lììBaiii-
berga^l .) istituita dal vescovoMelchior-
re Ottone. Clemente X con suo breve nel
1673 comu)ise al vescovo di Majoica
(f.) l'erezione di quella università collo
studio pid>blico ; e con altro breve del
1675 confermò i privilegi dell'univeriji
\k 0 Studio generale di Cesena, luisoccn-
UNI 3o()
zo XI confermò l'università di Guati-
mala (A^.) nell'America, e quella d' U-
ratishiK'ia (/^.) nella Slesia ; non che l'u-
niversità di Zamosk iu Polonia. Innocen-
zo XII dichiarò vere università i collegi
de' gesuiti di v. Fede di Bogola e di
Quito [f^.) nell'America. Per compia-
cere Filippo V re di Spagna, Papa In-
nocenzo XIII neiìirj.j. eresse l'universi-
tà di s. Giacomo di Lione di Caraccas
nell'America meridionale, cogli stessi pri-
vilegi di quella dell'isola di s. Domingo.
Benedetto Xlll istituì l'università di Ca-
meri/io (/ .); ed il successore Clemente
XII nel lySo approvò l'università di
Cervaria in Catalogna, già nel 17 17 fon-
data da Filippo V re di Spagna, e l'or-
nò di molti e speciali [)rivilegi. Clemen-
te XIII nel 1709 confermò l'università
di Leopoli (l\)y eretta dal re di Polo-
nia e allidala a'gesuiti; e nel 1763 ap-
provò quella di Cagliari (F.) istituita
da Paolo V nel 1 606, e ne ampliò i pri-
vilegi. Clemente XIV neh 771 concesse
con sua bolla nuove lej'f'i e altre imrou»
nità all'università di Ferrara. Nel 1796
Pio VI confermò i privilegi concessi da
Pio IV all'università de' medici e da'ti-
losofi di Cesena sua patria. Leone XII
nel 1824 riordinò gli sludi ne' dumiiiii
della s. Sede colla celebre bolla Quod
Divina Sapientia. Eccone un breve sun-
to geneiico per ciò che riguarda 1' uni-
versità pontilicie negli stati della mede-
sima s. Sede. Quasi interamente poi la
r![)orterò a Università" Romana, insie-
me alle principali e successi ve disposizio-
ni pontifìcie sulle università medesime :
di [)ÌLi in tale articolo vi sono moltissime
nozioni non solo comuni ad esse, ma au-
coia alle università degli studi in gene-
le, onde va in questo tenuto particolar-
mente preseute, poiché si rannoda col
descritto per ulteriori notizie, eziandio ri.
guardanti il [)ubblico insegnamento. Inol-
ile nel medusimo ai tic(jla noterò, quali
alili stabilimenti scienlilìci conferiscono i
gradi accademici in Roma, Leone XII di«
3io ONI
s.poì>e die iu essi vi dovessero essere due u-
Ilivel•silàp!iuJa^ie,cioè^uuive^sitàdiRo-
llla e l'uui versila di Bologna, ciascuna per
lo meno con 38 calledre, i gabinelti e gli
altri scientifici stabiliiueuli, per l'isUuzio-
ue de'giovani nelle varie scienze. Di più
stabili 5 università secondarie, cioè di
Ferrara, Perugia, Camerino, Macerala
e Fermo, con almeno 17 calledre, i ga-
binetti e gli altri stabiliiuenli opporlu-
jii. Dipoi nel 1826 Ira le università se-
condarie aggiunse la ristabilita università
d'Urbino. Dichiarò presidenti col titolo
d' arcicancellieri dell' università prima-
rie, di Roma il cardinal camerlengo, di
Bologna il caidinal arcivescovo; cancel-
lieri dell'università secondane, gli aici-
vescovi o vescovi delle medesime città:
gli uni e gli altri per sorvegliare al buon
ordine delle medesime e all' osservanza
de'regolamenli, presiedere alla scelta de'
professori, edalla pubblica collazione de'
gradi accademici e de'premi. Per assen^
za o impotenza degli arcicancellieri 0 can-
cellieri suppliranno i rettori di ciascuna
uuiversità, i quali sono nominali dal Pa-
pa, coadiuvali da'vice-relturi. Essere uf
ficio de'rettori la vigilanza immediala ri-
guardo alla conservazione della discipli-
Da da osservarsi da'professori, dagli stu-
denti, dagl'inservienti, ed alla condotta
morale e religiosa de'medesiuu. I rettori
formano \\ calendario dell'anno scolasti-
co, distribuendo le ore delle lezioni, esa-
minando i requisiti di quelli che voglio-
no essere ammessi agli studi e concorre-
re a'gradi accademici eda'premi. In ogni
università vi slabdi 4 collegi, cioè il teo-
logico per la classe degli studi s.igri, il
legale per la classe degli sludi legali, il
uiedico-cliirurgico per la classe medico-
cliirurgica, ed il lilosofico per la classe
degli studi filosofici. 11 fine e l'officio pro-
prio de' collegi è di fjre gli esami, e di
dare il loro volo nella scella de' prol'es-
iori, nella colluzione delle laiuee e degli
allri gradi aecademici, e nella premia-
ziuue Uc^li scului i alla lìac dell'anno scu-
U N I
lastico. Inoltre i collegi sono come i con*
sultori nati dalla s. Congregazione Car-
dinalizia degli studi (F.). I professori [
.«ii devono scegliere per concorso, idonei
nella dottrina e ne'costumi, insigniti Del-
la laurea dottorale in quella facoltà a cui
concorrono. Ogni professore deve inse-
gnare dottrine sane, e procurare colla
voce e coH'esempio d'instillare nell'ani-
mo de'giovani le massime della religione
e del buon costume ; e ciascuno nelle sue
facoltà deve confutare gli errori e siste-
mi, che dìretlamenle o indirettameDle
tendono alla corruzione della giovenlù.O-
gni professore di diverse cattedre ha un
sostituto soprannumero. In ogni universi-
tà furono stabiliti, la biblioteca col biblio •
tecario, l'osservatorio astronomico, imu"
sei, i gabinetti affidali alla direzione de'
professori della scienza relativa, non che
l'orlo botanico dipendendo il custode dal
professore di botanica,! bidelli eallri inser-
vienti. In ogni università fu destinala una
chiesa 0 oratorio per le sagre funzioni e
gli esercizi di pietà, affidandosi la dire-
zione spirituale della scolaresca a qual-
che corporazione religiosa, 0 ad alcuni
degni e zelanti ecclesiastici, e per l'uni-
versità romana alla Pia unione di s. Pao-
lo apostolo (F.). Nella chiesa o oratorio
si fanno le seguenti funzioni ed atti di
religione. Nel giorno dell' apertura del-
l'università si canta solennemente la mes-^
sa dello Spirito Santo, coll'inlervento de-
gli arcicancellieii e cancellieri, rettori,
niembri de' collegi, professori e ufficiali
dell'università, e tutti gli scolari. Termi-
nata la messa ciascun professore e mae-
stro sono obbligati di fare avanti gli ar-
cicancellieri 0 cancellieri la Professione
di fede, prescritta da Pio IV; poi il pro-
fessore a ciò destinalo recita 1' orazione
latina Pro inaugnratione studioriuii, e
si chiude la funzione col T eni Creator
iV/y/r/Zj/.v, e co! l'oremus Deus omnium fi-
deliuni Pastor et Rector. Alla fine del-
l' anno scolastico, coli' intervento delle
medesime persone, si cauta la messa Pro
U N I
i^rdliiiruni actione, e poscia il Te Dciuii
colle urazioni Dtus ciij'us tnìsericordìae,
e Dtus omnium. Similmente nel giorno
iti cui si celebra la festa del protettore
dcirmiiversità (lo sotio degli studi in ge-
nerale, l'arcangelo s. Michele, s. Caterina
V. e m.,in pailicolare, s. INicoladi Dari,s.
LnigiGonzaga,ec.),si canta solennemente
la ujessa propria coll'inlervento delle me-
<.lesiuie persone. Ogni giorno di lezione
vi è la messa a comodo degli studenti, e
in ogni domenica o testa di precetto la
congregazione con pie pratiche e la mes-
sa : al finir della quaresima sì danno gli
esercizi spirituali. Alla morte di uno sco-
lare o di persona addetta all'università,
nella I. "congregazione in luogo del not-
turno e laudi della ss. Vergine si recita
rndicio de' defunti in sutfragio dell'ani-
ma del trapassato. Se questo è professo-
re o n)embro d'un collegio dell'univer-
sità, si canta la messa di requie coll'in-
lervenlo di tutti i collegi, i professori e
gli scolari. Nelle 3 facoltà teologica, le-
gale e filosofica le università primarie e
secondarie dello stato puntificio hanno
il diritto di conferire i 3 gradi accademi-
ci, cioè del baccellierato, della licenza e
della laurea dottorale.Nelle f icoltà di me-
dicina e chirurgia le università di 2.°or-
dine conferiscono soltanto i due primi
gradi, ma la collazione della laurea in
medicina e chirurgia è esclusivamente
riservata alle università di Roma e di Bo-
logna. A queste due università è pure ri-
servata la facoltà di dare la matricola di
libero esercizio in medicina e chirurgia.
IS'iuQO può conseguire la laurea, se pu-
ma non ila ottenuto il baccellierato e la
licenza. 11 baccellierato e la licenza nou
può concedersi se non a quelli, che per
mezzo di esame ne sono giudicali meri-
tevoli da 3 meuibri del collegio destinali
dal rettore. L'esame pel baccellierato si
fa sopra tullociò che s'insegna nel [."an-
no delcorsu scolastico; per la licenza so-
pra lulluciò che s' insegna nel 2.' e 3."
auDO. Quelli chudomaudauo la laurea,
U >M 3.1
devono subire l'esame su lultoclò che ge-
neralmente riguarda la facoltà in cui si
domanda. Le lauree sono di 3 specie, d'o-
nore, di premio e comuni. Le lauree d'o-
nore e di premio si conferiscono previo
l'esame, fatto dal collegio della facoltà
di cui si aspira a'gradi, alla presenza del-
l'arcicancelliere o cancelliere, o almeno
del rettore, e non meno dell'intervento
di 6 membri del collegio. Chi non resta
approvato nell'esame, può impetrare dal
rettore la licenza d'essere a.innesso dopo
6 luesi ad altro esame, e se anche in que-
sto non ottiene l' approvazione, non h.i
pi il speranza ci' essere nuovamente esa-
minato. I collegi devono usare negli esa-
mi un giusto rigore, affinchè questo espe-
rimento non si riduca ad una mera ap-
parenza. Usanilo i collegi soverchia eoa-
ilisceudenza in questa parte, la s. congre-
gazione degli sludi prende gli opportu-
ni provvedimenti per impedire la rinno-
vazione di tale disordine. Quanto alie for-
me esterne, il baccellierato e la licenza
si potino conferire anche privatamente e
senza alcuna solennità. Ordinariamente
le lauree si conferiscono pubblicamente
in una sala dell'università, e colle con-
suete formalità. Chiunque riceve la lau-
rea, o la licenza, o il baccellierato, deve
fare ogni voltala professione di fede pre-
scritta da Pio IV. I medici prima di ri-
cevere la matric(da di libero esercizio de-
vono prestare il giuramento ordinato da
s. Fio V colla bolla Supra gregcrn Do-
nii/iiciiin,de2)\ 8 marzo 1 566, Z?/^//. Rom.
l. 4. pi»'"- 2, p. 28 i : Medici, quac ser-
vare clebeaiit, in curatioiie iiifii'inorum.
Nelle facoltà teologica, legale, medica,
chirurgica e filosofica si fa alla fine d'o-
gni anno scolastico il concorso per la col-
lazione delle lauree d'onore e di pre(nio.
j'er mezzo di tale concorso annuo ogni
università conferisce 4 liimee in ciascu-
na delle suddette facoltà. 1 due studenti,
che nel concorso hanno mostralo un me-
rito singolare, ed hanno superato lutti
gli alili, ollengoao le prime due lauree
3.2 UM UNI
che dicnnsì ai! ìionorn» : gli aldi due nell'altre scuole inferiori a''2o sellemliie.
sludenli, che (Io|ìo i primi due si saraii- Gregorio XVI nel i833 iipprovò la ri-
no distinti, conseguono le altre due lau- soluzioite della s. congregazione degli stii-
ree die diconsi ad praeiniani. I privile- di, che presiedette, sul privilegio di poter
gi delle lauree rtY//iO//orf/// sono. i.L'e- conferire le lauree eie matricole in ni e-
senzione da ogni propina per qualunque diciiia e chirurgia a favore dell'universilà
liloio solita a pagarsi nel ricevere la lau- di Ferrara, quante volte istituisse le scuo-
rea. 2. La restituzione delle propine pn- le cliniche secondo la bolla Quod Divina
gale nell'otteneie i dusgradi del baccei- Sapicntia, pe' giovani della slessa città
lierato e della licenza. 3. Il diritto di pre- e provincia. Per le università dello stalo
lezione nel conseguimento delle cattedie, pontificio può vedersi la Collectio Icgnm
previo però il concorso, et caeltris pa- etordinatioiiiim de recta studìoruni ra-
rilnif:. 4. Il diritto di prelnzione nell'ain- tione, jussu eardinalis A. Lamhruschi-
nì\si\oneaco\\e^\,caeU'vispnr{hiis.\\iivi- ni S. C. Sltidiis moderandix pracfecli,
reali ad praemiitm sono esenti dalle prò- enva Prosperi Caterinì ejnsdem s. Con-
pine per qualsivoglia titolo solile a pa- gregationis sccretarii, Romae 1842. Il
garsi nel ricevere la laurea. Non hanno t. 3 Io pubblicò nel i852 cagJ Capalli
però la restituzione delle propine paga, segretario della medesima, nella prefet-
le nel ricevere i gradi di baccellierato e tura del cardinal Fornari. Gregorio XVI
della licenza. Per la matricola di libero col hieve HJaj'ori arte solatio, de i3 ili-
esercizio in farmacia, gli studenti devo- cembre i833, rispose alla lettera indi-
no compiere il corsoscolastico in due an- rizzatagli da' vescovi del Belgio intor-
ni : prendonoilgiado di baccelliere dopo no all'erezione della nuova università
il i.°anno, dopo il 2.° la licenza. Appar- cattolica di Lovanio (V.) nel Belgio, ed
tiene alle università tanto primarie che avendola approvata, l'arcivescovo di Ma-
secondarie, giudicare dell'idoneità di co- liues e i vescovi del Belgio di Tournay,
loro che vogliono dedicarsi alla profes- Gand, Liegi, Namur e Bruges, con let-
sione di notaro. Le propine da pagarsi tera lo parteciparono al clero delie loro
sono: scudi io pel baccellierato, io per diocesi. Il ch.p. Theitier publìliuò il bre-
la licenza, 4o per la laurea. 6 per la ma- ve pontifìcio e la lettera episcopale a p. 47
tricola di libero esercizio, 6 pel diploma e 53 dell'Appendice n.°8 della sua opera
d'idoneità al notariato. Gli studenti pò- intitolata: IL .seminario ecelesiastico. A.'
veri sono esentati dal pagamento delle 4 novembre 1 834 essendosi falla l'aper-
propine. I consanguinei ini. "e 2.° grado tura solenne dell' università cattolica in
de'membrì di collegio e de'professori in Malines, nella quale congiuntura si cele-
esercizio pagano la solamela delle propi- brò nella metropolitana messa solenne,
ne. Icun>anguinei egli aiutanti di studio dopo l'Eviingelo il rettore dell'univei'silà
di ciascun avvocato concistoriale, sono e- il Rev.°De Ram pronunziò il discorso che
sentali da qualunque spesa. Nell'univer- si legge negli Annali delle scienze veli-
sita e nelle [jubbliche scuole fuori delle giose l. i, p. i46 e 3o5. Propriamente
università, l' anno scolastico comincia il fu inaugurazione, poiché l'università fu
giorno 5 novembre, sebbène cadesse in istallala a Lovanio nell'anno i835, ed
pioved'i, e termina nelle due università ivi fiorisce. Gregorio XVI fu valido
primarie a 27 giugno, nelle secondarie [ìropugnatore del pubblico e privato in-
a 20 luglio. Nelle «cuule fuori delle uni- segnauiento, in favore del diritto del-
vetsilù superiori alla reltorica, termina la Chiesa, e leplicalamenle impugnò il
I anno scolastico a' 1 4 agosto, nelle scuole Panteismo, il Raziona lisnio, il Radiea-
duuiauità e di rellorica a' 7 sellcmbrCj Hsnia, il Socialismo {r.),ed altri ripro-
U iN I UNI 3 1 3
vevoli sislemi fJlosDfjci t dernagogicl. E se Ji tlolore il zelante Ponlefice, e a* a5
uoli^siiiio con ijiiaiila piiulenza e te v tue/. giugno dell'anno m<'desin)0 indirizzò al-
za si (liiiorlò Giegoi ioXVI versul'ab. La rEpisco[)at()callolico l'altra enciclica^/n-
Meiiiiais, la cui nieiiioiia è tiop|)0 sven- g/f/tZ/if/ioyjiiella qualedichiarandoquaa-
tuiataoiente famosa; quel La Mennais to egli si fos^e adoperato perchè l'inse-
clie a\eascrillo: Auclie Tertulliano avca gnauiento religioso si mantenesse nella
tielle \iiiìi;uja si peidetle perchè gli man sua integrila, e come si fosse rallegrato
co la [)iù necessaria che ruuiiltà. Verni- colla dichiarazione degli i i dicembre
lo a visitarlo in Piom.i stessa nel noveoi- iSSSdcll'ab, La Mennais protestandodi
Lre i83i, già delle sue dottrine da al- seguire uuicanjente e assolutamente la
cun teuipo s' erano incominciali a tra- doltriiiainsegnatacoH'enciclica del 1882,
vedere qite'fonesti germi, ch'egli poi svi ora non poter, dicea, celare il suo gra-
lijppò nel giornale intitolalo IViviT/»"rt*, 'vissimo alFanno vedendo aver l'abbate
iu cui con alcuni toUe a perorare la cau- pubblicata im'opera, eh' egli medesimo
sa della più larga liberfà, volendo separar inorridiva a leggere, avvegnaché in essa
la Chiesa dallo stalo, e nelle altre sue o- sforzavasi l'autore di togliere qualsivo-
pei e, le cui false dottrine il Papa riprovò glia vincolo di fedeltà e di soggezione de'
con l'enciclica Mirari \-ox arhilraniur, sudditi verso i principi, e di gettar la fa
de'i5 agosto 1882. » Echeggiano orri- ce della ribellione per cui ne venisse il
bilmeote le accademie e le scuole di mo- disprezzo de'magistrati, lo infrangimen-
struose novità d'opinioni, con cui non più to delle leggi, e la dissoluzione di tutti
cccullamtnte e con segrete mine lacat- gli elementi dell'ecclesiastica e civile pò-
lolica fede si attacca, ma scopertamente desta. Quindi Gregorio XVI notali gli
e sotto gli occhi di lutti, orrida e nefanda errori di quel perniciosissimo libro e l'a-
giìerra se le muove. Imperocché corrotti buso faitovisi della divina Scrittura, il
gli animi de' giovani allievi per gl'iusC' condannò come contenente proposizio-
gnameiiti viziosi e per i pravi esempi de* tii false, ingiuriose, temerarie, insinua-
pretellori, si è dilatato ampiamente il Ilici dell'anarchia, contrarie alla parola
guasto lagrimevole della religione, ed il divina, empie, scandalose, erronee, e di
funestissimo pervertimento de'costumi.... già condannate dalla Chiesa specialmen-
Bicordiiisi lutti, che il giudizio intorno al- le ne' valdesi, "wiclefisti, ussiti e altri ere-
la sana dottrina da insegnarsi a' popoli, tici di somiglievole pasta. In ultimo voi-
ihju meno che il governo ed il giurisdi gevasi a'vescovi, acciocché tenessero sai-
zionale reggimento della Chiesa è presso do il cattolico insegnamento, né si la-
ii Romano Pontefice, a cui fu conferita sciassero vincere dal nuovo sistema filo-
da Gesù Cristo la piena podestà di pa- sofico da non molto tempo introdotto, o
scere, reggere e governare la Chiesa uni- da ogni altro che si dipartisse dalle apo-
versale, siccome dichiararono solenne- stoliche tradizioni. Col (piale insegnamen-
nienle i padri del concilio di Firenze". I to per un'eccessiva e sfrenata cupidigia
suoi compagni couipilatori del periodico di novità non si cerca la verità, ma si
senza indugio si soggettarono alla pon- prescelgono dottrine vanej incerte, ed in
lilìcia voce, dicendo unanimi che Roma niun modo approvate dalla Chiesa, nelle
avea parlalo, eia causa era finita. La Meo- quali uomini stranissimi si divisano fol-
nais fìnse far loro eco, col silenzio in vece lemente di trovare il sostegno e l'appog-
n>edilò guerra alla Chiesa, finché nulla gio della verità. Pregare perciòil sommo
più Lisciò a dubitare delle sue prave in- Dio, oh' è duce della sapienza ed emen-
tenzioni, con mettere in luce nel maggio dator de'sapienti, a dire al traviato ec-
1 834 le Parole di un credente. Ne pian clesiastico un cuor docile e un animo ge-
voL. LXXXiH. 20*
3.4 UNI
neroso, che il porli atl ascolfare la voce
del padre amantissimo. Dopo tali fatti
Gregorio XVI a porre sempre più argi-
ne al torrente, comandò che qualsivoglia
estero volesse in Roma ordinarsi, sotto-
scrivesse prima quella formola di cui par-
lai nel voi. XLIX, p. 58, nella quale di-
chiarasse di ricevere le suddette due en-
cicliche, di approvar le dottrine conte-
nutevi, e di riprovare interamente lecon-
tiarie, insieme al nuovo sistema fdoso-
fico. Mentre in tal guisa Gregorio XVI
guarentiva i popoli dagli errori che pro-
pagavasi in Francia dall'ab. La Mennais
(un cenno biografico e importante di quel
sciagurato e orgoglioso filosofo, deil'in-
ftlicissimo suo fine, misera morte e ver-
gognosa sepoltura, lo die la Civiltà- Cat-
tolica,sev\e 2/,t.6, p. 107, lipariando-
ne nella serie 3.", t. 6, p. 75. L'ottimo
storico di Leone XII, il cav. Artaud, nel
riferire la venuta in Roma di La Men-
nais nel 1824 sotto quel Papa, nel t. 2,
e. iq della Storia di Leone XIF^e che
opinione si avea allora di lui; dopo la
sua prevaricazione si lusingava, che La
Mennais sarebbe morto pentito e degno
figlio della Chiesa ! L'egregio di lui tra-
duttore, ci diede il novero degl'infelici
lavori pubblicnli dall'abbate dal 1 824 ^l
1843, epoca della pubblicala traduzio-
ne), non lasciava di conibnltere in pari
tempo quelli di Germania, ove per in-
gannare con finto zelo di pietà gl'incauti,
Diacchinavasi con perversi insegnamen-
ti una pretesa riforma nuova della Chie-
sa, spacciala arditamente conforme al se-
dicente bisogno de'tempi. Laonde a' 1 7
dicembre 1835 condannò alcuni de'prin-
cipali opu-<coli ditali pretesi riformatori,
perniciosi libri che enumerò il eh. conte
Fabi Montani nelle Notizie storielle di
Gregorio XI I, a p. 18 (temo errala la
data, e credo che il breve di coml-inuu
sia il ricordato nel voi. XXXll,p. 3 i 5,
de' 17 settembre i833 e pubblicalo dal
Bidl. Rolli, cont. t. IO), p. 270). Aven-
do il weslfalo Giorgio Hermes professo-
UNI
re di teologia, colla filosofia di Kant e di
Fichte, osato colla sola ragione, mercè
del suo sistema filosofico, di dare una
nuova compiuta e rigorosa dimostrazione
a priori della religione callolica. Quin-
di rigettati tutti i metodi segniti già da'
Padri, dagli scolastici e da'piìi sani teo-
logi, tentando novella strada per giun-
gere allo scopo avea stabilito per prima
base delle sue ricerche nullameno che il
dubbioso ^jouV/'i'o, e venne cos'i costruen-
do un edificio filosofico-teologico in cui
la dottrina cattolica era in molti e gra-
vissimi punti guasta e manomessa. 11 pon-
tifìcio breve Dum acerhisfimas, di con-
danna degli Ermesinni {T.), usc'i a' 26
settembre dello stesso 1 835; ma tali se-
guaci di Hermes non tralasciarono per-
ciò di difendere le loro damiate dottri-
ne, venendo perfino alcunodi essi in Ilo-
ma per traltnre direttamente col Papa.
Egli però usò sempre della fortezza pro-
pria del suo magistero, né si lasciò so-
praffare mai dall'insidiose loro parole e
promesse. Conosciute sono le parole pie-
ne di apostolica dignità di(ìregorio XVI,
quando accolse lai." volta silfalti depu-
tati, non senza però quell'affabilità ch'erq
in lui consueto; Exislimovos Roinnni ve-
nisse non ut s, Sedem doceatia, sed ut ab
en doceamini. Di proprio pugno scrisse
e poi a'5 agosto 1 843 Gi'egorio XVI pub-
blicò il breve Inter maxima <; et aeer-
bissiinas alias turbolenti ssiinis hisce
temporibus, di condanna del libro inti-
lato : Lettera sulla direzione degli stu-
di di Franeeseo Forti ; opuscolo quan-
to piccolo di mole, altrettanto riboccan-
te di errori d' ogni genere, e sovversivo
della podestà ecclesiastica. Finalmente
per non dir al Irò di quanto Gregorio XVI
propugnò il retto e sano pubblico inse-
gnamento, massiuìe in Francia, e contro
le società bibliche, coll'enciclica degli <S
maggio i8'j.4, Inter praeeipuas innclii-
nationeSyW cui gravissimo danno può ar-
gomentarsi dall'averesse, secondo il van-
to de' piotrstanli, dilfuso t2 milioni di
UNI UNI 3i5
BibMc, dalla loro istituzinne in Inglii!- lore alemanno entiM in arringo colle se-
lerra flali8o4 fino al i S3o, tradoUe in giienti gravi e savie parole, sulle vere f'on-
i48 idiomi. Nel medesimo pontificato di damenta d'ima istituzione rispondente a
Gregorio XVI, il celel>re professor IMoeli- tntli i bisogni della mente e del cuore de'
ler pubblicò la sua Simbolica [F.),^\\\- giovani, a utilità universale. ».A'subbietli
r insegnamento cattolico e, protestante, di che a' nostri giorni si parla e si disputa
il Papa contrariò l'introduzione delle con piùdicaldezzn, s'appartienepurnuei-
.scuole infantili, delle quali i-agionai ne' lodell'ordinamento delle scuole. La que-
vol. LXIir, p. d'i e i5t5,LXIX, p, 261, stionesia quanto alla materia, sia quanto
stdl'insegnamento e educazione dell'in- al metodo dell'insegnamento, dagli sciiili
Canzia e puerizia popolare, come istitu- di pedagogia è passata in presso che tutti i
zione protestante nella sua origine, che giornali ecclesiastici e politici, e da'cou-
ben poco guadagnò trasportandosi dalla •sigli accademici nelle stesse private adu-
Scozia e ùaW Ingliil terra in Italia nelle iianze de'nobili e de'popolaiii : fatto con-
modificazioni operatevi, e per contenere solante in quanto mette in palese l'uni-
altri pericolosi elementi, comechè tenuti versale sollecitudinee amore per un og«
in principio quali efficaci mezzi di rige- getto a che si rannodano i supremi inte-
nerore politicamente l'Ilalia, e special- ressi dell'umanità ; ma fatto d'altra par-
mente per acquistare infiupuza nelle fi- te che contrista, in quanto ne mostra l'è-
miglie popolari la parte libertina. I\Ia fa nostra agitata da dubbi che presso a
degli asili o scuole infantili ne' loro inizi popoli inciviliti vorrebbonogià essere sta-
in Italia e quali sono in essa al presente, ti innanzi ogni altra cosa disciolti. Pe-
ne tenne dottamente proposito la Cìk'ÌI- rocche in così fatto battagliare e' non si
là Cattolica^ ne'iuogbi che ricordai, nel liatta d'uno o d' altro leuiperamento a
riparlarne, nel voi. LXXVII, p.i5o;Ia perfezione ulteriore di ciò che stava in
quale conclude, che se queste scuole e piedi, ma sì d'un ordinamento da capo
questi asili infantili sono sotto l' imme- a fondo delle istituzioni d'insegnamento,
diata autorità e direzione fle'vescovi, non Adunque il nostro secolo in una questio-
se ne dovranno temeie que' danni che i ne d.i cui lutto dipende il bene o il male
saggi paventavano nella loro introduzio- de' popoli, non è per ancora arrivato a
ne. Ivi è posta in sicuro anche la purità chiarirsi de' primi e universali principi!
della fede, ove sugli animi esercita una di educazione. Stalo e Chiesa, le varie
morale influenza la parte piìi elevata del- classi e le attinenze tutte della civile con-
ia società, il clero. Se questa verità è dal- vivenza vogliono uomini di buona lem-
l'esperienza provata, è certo egualmeu- pra d'animo e di mente ben informata:
le che un mezzo polente per conferma- eppure ecco che da quasi un secolo dura
re ed accrescere quest'influenza èl'istru- fra noi questo ricercare inquieto della via
zione pubblica della gioventù posta in per la quale s'abbia a recare la gioven-
mano de' sacerdoti, pel diritto che ha il tìi a una educazione somigliante I " Fi-
clerodi prendervi parte. Sulla coiitrover- naimenle nel t. 5 de' citati Annali, a p.
sia perciò neh 84.1 insorta in Malta, può 385, mg."^ Angelo IJianchi maestro delle
vedersi il t. i^òn^x Annali delle scie U' ceremonie pontificie, ragiona e riporta un
ze religiose a p. 4i- Nella 2.'' serie, t. 3, bel sunto delia doUa opera del zelante
p. 383 de'medesimi Annali, si dà con- mg.' Pietro Parisisallora vescovodi Lau-
tezza dell'encomiata opera pubblicata nel gies ed ora d' Arras, onore dell'episcfj-
1846 in Magonza da J.W.Karl : Sulle pato francese, colla (piale egregiamente
antiche e moderne scuole, ò\cn\^iic\ pa- sostenne la libertà dell'insegnamento iu
loia nel voi. LXIII, p. 70. L'illustre au- Francia. Essa porta per titolo: Libertà
3 i G L' M
ih Ila Chitsa. 1 .' Esame : Delle Usurpa-
zioni. 2.° Eiame: Delle Tendenze. 3.°E-
sanie: Del Silenzio e della Piihhlicilà.
Piiii"i 1844-4 J- Questo illusile prelato,
or sono 20 il lini, pel primo 1 ipi islinò in
Francia nella sua tiiocesi di Langres la
Liturgia roiìiana e la sua Vffìziatura
della Chiesa {f'.)j si levarono alti cia-
ngoli, ma il nobile esempio ebbe rapida-
mente pi essochè universale imitazione.
Louìe celebrili anche nel 2.° de'citali ar-
ticoli.Ora il c;udinall\l<itliien arcivesco-
vo di UesancoUjCon circolare ha promul-
i;a!o il iilorno dell' arcidiocesi alla ro-
mana liturgia e ufljzialura; ed altrettan-
to ha latto uig/ ]\lenj;uid, vesco\o di
Kancy ei.''liuiosiniere ili Napoleone III.
Adunque nella floridissima Francia non
leslano più che sole 5 diocesi circa, nelle
quali il desidcialo ritorno non abbia per
anco avuto luogo, e io fervorosi voli a
Dio che lo abbia pronto e completo, ad
iirimorlale onore e decoro della nobi-
lissima Chiesa di Francia. Anche il re-
gnante Pontefice Pio IX (/ .) più vol-
te alzò la sua apostolica voce sul pubbli-
co e privato inscgnaiìienlo, riprovando
i mostruosi errori d'ugni genere d'alcuni
j)cr propagare dottrine contrarie alle ve-
rità cattoliche e per dilFondere l'indiffe-
rentismo COI) empii sistemi; deplorando
eziandio la ftinesla, invereconda e sbri-
gliata stampa de'libercoli, co' quali s-i fa
atroce gueiia alla religione e alla mora-
le, e si eccitano turbolenze e discordie,
■volendosi inoltre a tutta possa introdur-
re in Italia le velenose dottrine prole-
slanliche. Più volte eccitò T Episcopato
con lelleie encicliche a curare con ogni
studio il cattolico insegnamento pubbli-
co, ed immune dalle pestifere opinioni in
voga. A"2 giugno ib5i col breve Mul-
tiplices Inter, condannò e proibì l'opera
.spagnuola di Francesco di Paola G. Vi-
gli, intitolata: Difesa dell' autorità del
£0\Trno e f/eNrsroi'/, contro le preten-
sioni della curia romana. Ed a'22 ago-
sto col breve Ad /Ipostolicae, fece al-
U N I
frettante colle opere del prof di Torino
Gio. Kepomnceno JNuylz intitolate: Ju-
ris ecclesiastici ìastitutiones: In j'us
ecclesiasticum universum Iractatioìws.
Quesl'nltiuìo a dispetto della condanna
pontificia contro il suo insegnamenlo,ap-
pellò deplorabilmente ul popolo col libro:
Il professore JXuyls a' suoi concittadi-
ni, Torino I 85 1 . Del professore e de'suoi
errori tratta la Ci\'iltà Cattolica l. 7, p.
58oeinaltri luoiihi. Nello stesso 1 85 1 il
l^apa approvò il memorando concilio na-
zionale di 27n/;7eAY7^".j. nel quale fu decre-
tata l'apertura d'una università cattolica
inDublino per l'Irlanda. poielTettuata,con-
Iro il fatale insegnamento laicale misto, di
facoltà incredule, ne'coHegi della regina
istituiti nell'Irlanda; dubbi in progredì-"
re nelle scienze, e pericolosissimi pe'cat-
tolici, alla loro fedeea'Ioro costumi, per-
ciò condannali dalla s. Sede, vietandosi
a'cattolici l'intervento all'università mi-
sta del governo. Cosi l'edificante Episco-
pato irlandese imitò i zelanti vescovi di
Francia, che in quest'ultimi tempi tanto
alto hanno gridato contro le detestale
norme d'insegnamento statuite ed appli-
cate in quel vasto regno ; e seguendo al-
tresì in questo altri nobili esempi che ne
ha dato l'Episcopato di altre nazioni, nel-
le ultime recenti celebrazioni ò& Sinodi
(T' .),ò.\ che parlai a'iuoghi loro e di quan-
to statuirono sul pubblico insegnamen-
to, che di sua natura vuole essere diretto
dalla Chiesa e regolalo dalla sua mater-
na autorità. Di più nel sunnominato ar-
ticolo riparlai della grande questione
dell'insegnamento, che di sua natura vuo-
le essere diretto dalla Chiesa e da essa
dipendente. Circa il settembre 1802, in
conseguenza deidccrefo de'io aprile che
modificò l'ordine dcH'insegnamento for-
mandone due rami distinti per le scien-
ze e per le lettere, tra' vari decreti che e*-
luanarono dal ministero di pubblica istru-
zione in Francia, il più importante fu
<|ue!lo che regola rinsegnamento ne' li-
cei dipeudeuli dall'università. Dopo tao-
UNI UNI 3 1 7
te illiibioiii e vaneggiamenti comìnciossi Tanno stringendo i vincoli politici che le-
etìicacemente ormai a cotnpiendeie du gaiio 1' injpero austriaco cogli altri stali
alcuni governi, clic il seiitinienlo religio- del continente europeo, specialmente iu
so è la base d'ogni dottrina. Dicealo già Germania, in Francia e in Italia. La Ger-
Bacone, die la religione è un aroma il mania più prossimamente collegata col-
quale preserva le scienza dalla corruzio- l'Austria e dalla lingua e dagl'interessi e
ne. E cos'i non si avessero a deplorare gli dalle persone dinastiche, abbisogna piu'-
efFcIti che nacquero dalla noncuranza di troppo di replicati e gagliardi impulsi se
massima colanlo salutare! Ammaestra- dee giungere ad accettare volonterosa o
lo da lunga es[)erienza anche il governo perlomeno a tollerar paziente la medica
di Spagna comprese, non potersi più ef- mano del cattolicismo che con lento, ma
lìcacemente provvedere alla felicilà del visibile progresso si prepara a spargere i
paese, che colla soda e religiosa educa- suoi farmachi sulle piaghe sanguinanti,
zione; e ciò per l'istanze dell'Episcopato, anzi incancrenite delle tante pregiudizie-
e inerendo ad uno de'più rilevanti arti- voli università razionalistiche che strasci-
coli del concordato ultimo, concluso tra nano ogimn sa dove la misera gioventù
la i9y[?tì'^/i<7 e la s. Sede. Ne'primi del 1854 alemanna. 1 buoni concepirono pel con-
ia celebre Sorbona di Parigi riaprì il cor- cordato liete speranze, per gli esempi che
so della teologia, alla presenza ili mg/ ritengono produrre nell'animo di iVapo-
Sibour arcivescovo e del fiore più eletto leone III, se mai un qualche sodio dello
di quanti lianno in islima le scienze spe- spirito universitario del libero insegna-
ciilative. Vi fece la prolusione d dotto mento tentasseribadirequel!ecatene,che
ab. Maret decano tiella facoltà teologica, stritolò appena salito sul trono de* fran-
con esordio rispondente all'elevatezza cesi,onde i vescovi riacquistarono la hber-
ilellc prossime trattazioni. L'oratore dis- tà dell'insegnamento ne'Ioro collegi e se-
se di belle verità, sebbene dine all'orec- ntinari; non che in Toscana per compie-
chio di certi pietesi rifuiuiutori de'nostri re l'opera redentrice della Chieda, inizia-
gioini. Disse che la facoltà teologica non la ne' primi articoli già concordati colla
può considerarsi come decisamente sta- s. Sede, ma non favoriti dal cav. Giovan-
Lilitd, finché manchi della istituzionedel- ni Bologna, ministro degli affari ecclesia-
la s. Sede: disse pure che lo stato odier- stici testé defunto, quale tenace sostenito?
no tiella scienza e degl'ingegni ha specia- re delle leggi Leopoldine. A seconda del
lissimo bisogno d'un clero educato a se- riferito dalla Civiltà Cattolica, sei'\e 3.*,
veri studi teologici : ricordò la gloria del- t, 5, p. 3j5, ora con più di fondamento si
l'antica scuola di Parigi immortalala da spera che il governo di Toscana segua il
un s. Tommaso d' Aquino e da un Bos- bell'esempio dell'Austriaco, ricredutosi iti
suet, alle tioltrine e agli esempi de'quali opere di leggi e massime contraiiealla li-
debbonsi ispirare i giovani leviti ; soggiun- berta della Chiesa, Si fanno voti fervorosi
se che questi furono uomini e per couse- che il saggio governo Toscano couiponga
guenza possono qua e colà aver errato: una volta definitivamente questa sospi?
una sola essere l'autorità infallibile, quel- rata concordia fra la Chiesa e lo .Stato,
la della Chiesa e del suo Capo. La fer- dopo 80 e più anni dacché le deplorabili
mezza del saggio governo austriaco nel innovazioni di Leopoldo I (troppo tardi
volere dalla Chiesa, mediante il recente inutilmente pentito) e le stravaganti a-
concordato di /zV/i«(7(/^.), guidata e san- berrazioni di Scipione Ricci, sconvolseiQ
tificala la pubblica istruzione, è un prò- i principii del duiltoecclesiaslicOjanco nel
nostico tanto più consolante e lusinghie- ptd)l)|ico e nel pi ivato insegnamento, av-i
ro per lullH la crialiauilà, (pianto più si vilirouo U clero e apriropo fiilahpeule Ig
3i8 UiM
porle a lagridievoli scissure fra le due au-
torità.
Su questo vasto argomento del pub-
blico e del privalo iiise;^namenlo,e de'di-
ritli della Chiesa nel legolarlo, egregia-
mente e ripetutamente in più luoghi di-
scorre la medesima Ch'tltà Cattolica, co-
niti nella serie 2.', t. 6, p. 5 : La Chiesa
nelle Scuole dello >V/^to, quanto al pun-
to accennalo. Non ha guari si parlava
molto d' una università cattolica, come
quella di Lovanio, da aprirsi nell'impero
d' Austria, Ora riporterò alcuni cenni
slalistici riguardanti diverse iniiversilà
di sludi dell 856. Couiinciando dall' L'^-
niversità Romana e dall'altre dello sia-
lo pontificio, olli'e le particolarità de-
Kcrille in quell'articolo per la romana e
per gli altri slabilimeuli scientifici di Ro*
aia, si ha dal n.° 227 del Giornale di
Roma del 1 8 16, la seguente statistica ri-
cavata d,i esatte informazioni della s. con-
gregazione degli studi, -j Fra le varie uni-
versità, che si trovano nello stalo pontifi-
cio,le pia frequentate sono quelle di Ro-
ma edi Rologua: la i,\luranle l'annosco-
laslico i8ì5-56 ha avuto 876 scolari, e
la 2." 487. Le altre università sono siale
frequentale da 43o giovani : il che forma
un totale di 1793 giovani studenti nelle
università duno stato, la cui popolazio-
ne arriva a 3, 100,000 anime. E que>lo
numero diventa mag;5Ìore, se vi aggiun-
giamo aucora tutti i giovani ecclesiaslici,
che frequentano le scuole del Seminario
Homano, e de' Collegi Romano ed Ur-
bano di Propaganda fide, \ quali vi ri-
cevono i gradi accademici, ned i ."slabili-
meulo in teologia e legge civile e cano-
nica, e negli altri due ia teologia e filo-
sofia soltanto. Nelle varie uni versila, com-
presi il seminario romano ed i due col-
legi suddetti hanno conseguilo nella f i -
colla teologica il grado di baccelliere 73,
la licenza 3o, e la laurea 5^. Nella sola
università romana! giovani, che frequen-
larono le scuole di giuiisprudeuia, so-
no stali 371, di cui 89 hanno coast'gui-
UN I
io il baccellierato, 68 la licenza, e 7 1 la
laurea. Inolile 17 studenti sono stali a-
bililali all'esercizio di notaio. L'univer-
sità di Bologna ha avuto i4i sludeuli
di giurisprudenza, de'quali 24 sono stali
dichiarati baccellieri, 32 hanno avuta la
licenza, 27 la laurea, e 4 sono stati di-
chiarati notai. Nelle altre università han-
no conseguito il baccellierato di giuris-
prudenza 5o studenti, la licenza 4'. e '»
laurea 3o. Onde nelle università dello
Stalo in giurisprudenza sono stati con-
feriti i53 gradi di baccelliere, i3i di li-
cenza e 128 lauree. Le varie ficollà me-
diche a Roma hanno avuto 269 studen-
ti, a Bologna 274, e nelle altre univer-
sità qi. Di questi hanno conseguito il
baccellierato in Roma 37, la licenza 44»
e la laurea 38. Inoltre 32 studenti han-
no avuto la matricola in bassa farmacia,
34 in bassa chirurgia, e 17 in veterina-
ria. Nell'università di Bologna sono slati
dichiarali nella facoltà medica 16 bac-
cellieri, 6 licenziali e 20 laureali: fra g'i
studenti che compiono il corso per la
laurea medica hanno avulo la laurea in
chirurgia 3i. Nella facoltà chirurgica 19
hanno avulo il baccellierato, io la licen-
za, e 9 la laurea. Sono poi slati laureati
in medicina (o di quegli studenti che
compiono il corso per la laurea chirur-
gica. Inoltre 23 hanno avulo la libera
[)ralica in clinica medica, 1 7 in clinica
chirurgica. In farmacia hanno avuto 7 il
grado di baccelliere, 9 la licenza, e 4 la
libera pratica. In veterinaria 3 sono siali
dichiarati baccellieri, 1 ha avuto la li-
ccnza,e 7 hanno conseguila la libera pra-
tica. Le altre università hanno conferito
nelle varie facoltà di mediciua il baccel-
lierato a 21 sludeuli, la licenza a 6, e la
laurea a 4 : oltre il libero esercizio con-
ferito e in bassa farmacia ed in bassa
chirurgia a 17 individui. Per lai utodo
iu tulle l'università dello Stalo sono sta-
li nelle varie iacollà di medicina confe-
riti 80 gradi di baccelliere, 34 licenze e
i52 lauree. Gli sludeuli che nell'univer-
U N I
fiità romana lianno frequentalo le f.t-
toltà delle matematiahe sono slati ig?;
e di questi l5 hanno avuto la matrico-
la in archilellura, 3 l'hanno conseguita
come ingegneri, 17 sono slati dichiarati
baccellieri, 3 1 hanno avuto la licenza e
19 la laurea. Inoltre 19 studenti hanno
conseguito la matricola per misurare le
fabbriche. INelle stesse facoltà in Dulngna
17 hanno avuto il grado di baccelliere,
21 la licenza e 12 la laurea. Inoltre 1 i
studenti hanno avuto la matricola di li-
bera pratica d' ingej^nere. Per cui nelle
sole università di E.oma e Bologna nel
i856 sono usciti i4 iugegtieri e 23 ar-
chitetti. Le università ili Perugia e di Pio-
(na hanno avuto da 4o studenti di agra-
ria. Le scuole di lingue antiche e di liu-
gue orientali hanno avuto pochi studen-
ti, le scuole più fiequentale iu Roma so-
no slate quelle della facoltà legale, ed a
Bologna fjueile delle f<icollà mediche.'
Fra gli 867 studenti che hanno frequen-
lato l'universilà di Roma, 238 sono ro-
mani, e di questi 1 06 appartenevano al-
le facoltà legali, 64 alle facoltà mediche,
e 68 alle matematiche. Giova poi avver-
tire che presso 1' l niversilà Romana
(ne! quale articulo ne ragiono) non esi-
stono le scuole di filosofia: con queste
aumenterebbe di mollo il numero de-
gli scolari, l giovani che studiano iu Ro-
ma passano ail' univeisilà dopo d'aver
ktiidiatu niosoiìa, matematica e fìsica al
seminano romano, al collegio tomano,
ed al Liceo della Face (aggiungerò e de-
set ivo nel luogo citalo, le scuole del prof.
Marucchi e del prof Aloisi), istituti do-
ve sono ammessi indi>tintamente i gio-
vani ecclesiastici ed i secolari". L'istru-
zione pubblica in Grecia, come in tulli
i paesi, ha stabilimenti di 3 gradi : inse-
gnamento primario, medio e superioie.
L'insegnamento primario si dà in iscuo-
le mutue e in iscuole simultanee. Quat-
tioceulocinquanta di tati stabilimenti,
con 4'>597 allievi erano organizzati nel
)856. Le altre scuole primarie sono iu
UNI 3i9
numero di circa 3oo, con 10,000 allie-
vi approssimali varaente. V'ha inoltre per
l'insegnamento inferiore una scuola nor-
male che forma istitutori e istitutrici e
che è stata frequentala nel i856 da 4^
allievi. L'insegnamento secondario com-
prende stabilimenti di due categorie: le
scuole elleniche e i ginnasi. Le pi ime, che
dipendono direttamente dallo Stalo o
hanno carattere privato, sono gS e com-
prendono 4992 allievi. I ginnasi, dove
entrano i giovani all' uscire dalle scuole
elleniche, sono i 1 con i 182 allievi. Vi
sono anche alcune scuole speciali, come
quella degli Evelpides, che dipende dal
ministero della guerra, la scuola poli-
tecnica posta nell'attribuzioni del mini-
stero dell'interno, e una scuola d'agri-
coltura. L'insegnamento superiore si dà
all'Università Ottone, la quale neli856
avea 590 allievi, di cui 22 nella facoltà
di teologia, 2 19 iu quella di diritto, 228
in quella di medicina, 79 in quella di
lettere, e 4'^ ^"^ scuola di farmacia. Il
personale insegnante è composto di 4^
professori. In somma esistono nel regno
di Grecia 860 stabilimenli d' istruzione
pubblica in ogni grado, e l'insegnamen-
lo vi è dato da 122 professori e 989 mae-
stri a 56,874 a'Iievi, Quando si conside-
ra che la popolazione della Grecia ecce-
de appena un milione d'abitanti, e si vo-
glia eziandio tener conto dello stato re-
lativamente inferiore di quelle provincie,
alle quali 1' azione del potere centrale
può meno facilmente pervenire, si deve
riconoscere che questo risultamenloè de'
più soddisfacenti e fa onore al governo
del re Ottone I di Baviera. Malgrado le
diflicoUà di ogni sorta che la Grecia ha
dovuto superare, il governo attende se-
riamente con zelo particolare a ricercare
e ad attuare tulle le migliorie di cui i'iu-
segnameulo pubblico è suscettibile, cu-
rando soprattutto lo studio delle scienze
e della medicina, e la frequentazione del-
le scuole primarie obbligatorie per tut-
ti i ragazzi sino all'età di dodici un-
3,o V N I
Ili. Da un cenno statistico delle universi-
tà di Germania, degli studenti scrini ne'
recistri universitari e che fiequentano
lina (Ielle 4 fucoltà, si legge. Che Berli-
no conta i5oo studenti, Monaco 1437,
Lieslavia oWralislavia 902, Lipsia 809,
Ijoiina 765, Wurzburg 756, Tuhinga
^01, Halle 657, Golt'iig''' 640, Heidel-
berga 63 i , Erlangen SSg, Miinster 427,
Jena 39i,RònigsIjerg 3655,Giessen354,
Fr)buigo;334, Marburgo 247, Greifswai-
de 228, Riel I 34- Ricavasi dalla statisti-
ca ili governo del Belgio il numero degli
studenti che frequentano le scuole del-
le varie università. Quella cattolica di Lo-
\aiiioconta638 scolari, de'quali 176 nel-
la filosofia e lettere, 90 nelle scienze, 167
in tnediciiia, 172 in legge e 58 in teolo-
gia. Questa università sta sotto l'alta di-
rezione dell'Episcopato, ed èia sola che
abbia la facoltà teologica. L' università
libera di Brusselles, sotto la direzione del
gran maestro de'frammassonijba 367 slu-
«Iciiti. L' università di Liegi, dipendente
dal governo, ha 622 studenti. L' altra u-
iii versila dello stato, che si segnalò per
certe dottrine pericolose,non ne conta piii
di 294, e la facoltà di filosofia, che prin-
cipalmente die motivo a'richiami de' ve-
scovi, nel corrente anno ha 27 scolari,
mentre nel i 'Ò56 ne contava 43. Nel par-
lamento Belgico di novembre, fra le que-
stioni agitate, la piii importante fu quella
religiosa e politica, a cui die origine lo
strano procedere d'alcuni pi'ofessori del-
l'università di Gand, meritamente cen-
suralo dagl'illumiunti vescovi delle dio-
cesi di G;uul e di Bruges. Delle discussio-
ni parla l;i Ci'vil/à Cutlolica serie 3.', t. 5,
\ì. 377, osservando tra le altre cose che
l'enciclica di Gregorio XVI, che i nostri
avversari non rifiniscono di gettarci in
viso, era indù izzala contro ledoltrine ra-
dicali di Li Meimais. e condannava l'in-
iliileren/a, non la toller-uiza civile. In la-
lediscussirme solenne la buona causa del-
la Me e de' buoni costumi ottenne felice
successo, il regnante re di Poi lot'ullo d.
UN I
Pietro V, nel discorso pronunziato per
l'apertura ilella sessione ordinaria delle
Cortes del 1857, disse: » lo riguardo lo
svolgimento della pubblica istruzione co-
me una delle principali, se non la prima
delle necessità pel nostro paese, come la
base più solida e piìi durevole di (jualsiasi
migliora mento avvenire; e spero che que-
sta questione, d'interesse vitale per noi,
vi sembrerà degna di tutta quella atten-
zione che a me par meritare. Sull'istru-
zione primaria soprattutto, per la cui dif-
fusione generale il mio governo vi pre-
senterà varie proposte di legge, io chiamo
presentemente l'attenzioue vostra, quan-
tunque io non consideri come meno de-
gni d'interesse 1' istruzione secondaria e
l'insegnamento superiore". Sul grave ar-
gomento eziandio delle correnti questio-
ni del pubblico insegnamento, ujolto ne
ha sapientemente ragionato la Civiltà
Cattolica, e (\iiì ricorderò alcuni de'tanti
argomenti da essa svolli. Nella 2." serie,
t. 7, p. 62 I : Influenza dell' insegna-
menlo nello svolgimento del pensiero.
Nel t. 8, a p. 25 : Dell' educazione del-
l'uomo e della donna. Nel t. o, a [). 1 8 :
DelU insegnamento siccome parte della
Pedagogia. A p. 396 : Le scuole lettera-
rie per tutti. A p. 610: Le scuole pel po-
polo. Nel 1. 1 o, p. I 296 384 : // Catechi-
smo scuola del popolo. Nel 1. 1 t , p. i 7 ;
Di alcune scuole inedie tra le letterarie
e le popolari. Nella 3," serie, t. i , p. 34i s
L^a altra parola alla Pedagogia popo-
lare. Nel t. 2, p. 4^ • '• ^' i"i donpio Ari-
stotile. Nel t. 5, p. 493 : La libertà del-
Viasegiiainento, che si discuteva, nella
camera de' depula li a Torino. A p.499 s
Dell'università di Parigi e del libero in-
segnamento in Francia. Ap. 748 : Del
biforcamenlo degli studi, sistema recen-
te d'insegnamento, che a motivo ile' la-
menti pe' suoi tristi elfelti, questi fanno
sperare modificazioni. A p.280: Pericoli
d'una teorica; la coutiuuazione e fine è
riportata a p. 529. Dopo aver ragionala
suH'iodule rea dcirOntuh^gismo in ordì-
U N I
ne alla religione , discorre l'argomento
per rispetlo alla scienza con Spunti: r.'
L'Ontologismo non è un'opposizione ma
una continuazione del Cartesianismo. 2.°
L'Ontologismo è un ritorno ni principio
scettico del Cartesianismo, 3." L'Onlulo-
gismo è un ritorno al principio pantei-
stico delCartesinnismo. Non essendo ma-
teria per la mia pochezza, ripeterò solo
alcune parole colle quali comincia e ter-
mina il grave argomento. "Non ci Ija cosa
oggimai sì confessa universalmente da
lutti i buoni, coma lo stato lamentabile
in che è caduta la filosofia in tutte quelle
scuole donde le influenze della teologia
vennero escluse. L' indi|)endcnza prote-
stanlica discesa dagli ordini della reli-
gione in quelli della scienza vi cagionò non
jneno universale conquasso e funesto. Co-
me nel primo era pervenuta a snaturare
e spegnere il vero rivelato, così nel secon-
do giunse a manomettere ed annientare il
vero razionale. L'ultima parola da lei
proferita in nome della riforma filoso-
fica suonò dall'una parte l'ateismo scet-
tico, dall'altra il panteismo ideale. Al pri-
mo diede origine il sensismo di Locke, al
secondo il razionalismo di Kant. 11 me-
dico inglese non riconoscendo altro fonte
per le idee se non i sensi e la riflessione,
ebbe aperta e lastricata la via alla sen-
sazione trasformata del Condillac e alle
negazioni ontologiche degli Enciclopedi-
sti. 11 sofista alemanno, iLrivando la co-
noscenza da forme soggettive, costitutri-
ci dell'essenza stessa del nostro spirilo,
pose l'antecedente logico del panteismo
egoistico di Fichte , a cui poscia Schel-
ling ed Hegel diedero obbiettiva e movi-
mento. Queste cose sono oggi mai sì conte
che sarebbe o[)era affatto sovercliia il
prenderle a dimostrare. Nondimeno Lo-
cke uè Kant non formino il primo anel-
lo di i|nesla doppia catena; un tale anello
a dir propriamente è Cartesio. E' questo
un vero riconosciuto anch'esso al presen-
te da quanti discorrono intorno ull'oii-
giiit; logica de' sistemi. , . , E perciocché
UNI 3-2 r
ogni usurpazione non può partorire che
odio e nimistà, non è da prender mara-
viglia se siiTatta foggia di filosofare riesce
da ultimo a manifesta nimicizia colla teo-
logia, e tende a risolversi in perfetto ra-
zionalismo. La qual perversa sentenza po-
trà venire più o meno frenata, finché l'On-
tologismo si troverà in mano a pii eccle-
siastici o a secolari di buona volontà; ma
passato una volta in boba di persone, se
non irreligiose, almeno itulifTerenti, esMj
conerà alla libera secondo l'impeto della
propria natura. E però, torniauìo a ripe-
tere, è inganno luttuoso quello di alcuni,
i quali guardando alla moderazione de
gli onlologi, appartenenti alla schiera de'
buoni, credono esagerati i nostri timori,
e forse ci mettono in voce di malinconici
sognatóri. In fatto di scienza non si dee
guardare alla soggettiva disposizione del-
le persone, ma all' obbiettiva de' piin-
cipii. Dove questi sieno rei, debbono a
grande studio rimuoversi j comechè la
bontà di chi li maneggia ne attenui o ne
litardi o eziandio ne impedisca gli eflel-
ti ". Il già lodato monsignor Fabi-Mun-
lani nel suo Ragioiuimenlo discorse pu-
re del pubblico insegnamento, e solo mi
limiterò a riportarne un piccolo brano.
«L'Episcopato fu dallo slesso Redento-
re dato a maestro delle genti universe.
Non più adunque gli si contende dalla
civile podestà un tale ufficio: torni a si-
gnoreggiare gli studi, giudichi delia va-
lentia de'professori, ne guarentisca la re-
ligiosità, e mantenga vivo e possenle il
grande principio della cattolica unità. In
forza di questo principio, il mondo iu-
lellettuaie, sociale e pohtico subordina-
to alla Chiesa, riceva da essa quella sa-
lutifera direzione ed influenza, di cui le
storie di ogni tempo ci forniscono esem-
pli. Vedremo allora diminuiti, se non
cessati, i politici rivolgimenti, e rimes-
sa in trono quella vera filosofia, che be-
ne appresa è uìadre feconda di tutte le
buone arti, estirpa dalle radici i germi
d'oj^ui male, coltiva l'animo, il risana, e
327. UNI UNI
i!n cui possiamo trarre granile soccorso leloro funzioni senza un'educazione scicn-
l'd ainlo a vivete beneepiosperevoloien- lifica'". ludi passa a uanaie, che già sino
te". Il eli. mg."^ Celestino cau. prof. Ma- dal YI secolo i concilii comaudavanoclie
selli di Fano, pubblicò un liello ed erii- i giovani cliieiici fossero istruiti sotto la
dilo articolo nel I. 2 i , n.°i 4 dell'y/Z/^z/wi direzione de' vescovi, nelle Scuole per-
Hi Roma : DvlV influenza e autorità del- ciò stabilite, ed ove s' insegnavano iinclie
la Chiesa sulla puhhlica istruzione. Es- altre scienze oltre l'ecclesiastiche, scuole
.«0 principia con queste veridiche e in- clie non tardarono ad estendere al po-
contrastabili parole. " Se la Chiesa i)a polo il beneficio dell' istruzione; puicliè
sempreniai esercitata un'alta universale da principio vi furono ammessi, pergra-
influenza sulla pubblica istruzione, come zia de'vescovi, i figli de' gentiluomini, e
sola maestra e depositaria della verità, in seguito tutta la gioventù volonterosa
unico scopo delle scienze umaneedivine, d'apprendere. Che i romani Pontefici
l'ha esercitata non D)eno per una [)re- non tardarono a rendere oggetto della lo-
scriyione immemorabile ed antica quau- ro sollecitudine la pubblica istruzione, la
to \\ cristianesimo, di cui rap[)resenta i quale fece maggiori progressi allorché i
meriti verso la società, e 1 conseguenti in- monaci si dierono agli studi, onde diven-
contestabili diritti. Questa prescrizione nero celebri diverse scuole de' monaste-
iniziata col più sagro e glorioso titolo, e li, aperte eziandio a tutti gli studiosi che
legittimata dalla successione de' secoli e volevano approfittarne ; per cui tali scuo-
dalla gratitudine de'popoli, ce la duno- le monastiche divennero tipo de' nostri
sfraad evidenza la stoiia. 11 titolo che ha collegi, esomminisliarouo l'idea e i mez-
la Chiesa sulla pubblica istruzione, è co- zi alla fondazione delle università. Pari-
me quello che hanno i genii creatori sul- gi e Londra avevano le scuole comunali
le opere loro, e la società sotto questo rap- e quelle private de'inaestri delle arti, che
jiorloliain verso di lei quell'obbligo che talvolta erano anche di speculazione; ma
dee a chi le ha ridonalo la vita intellet- desse quantunque separale dalle chiese,
tuale,ii-iUscitandoIeantiche scienze. Con- erano soggette a'vescovi, che peruietten-
ciossiachè, a misura che queste andava- done l'apertura vi esercitavano il diritto
no morendo fra'disordini e gli sconvol- d'ispezionegenerale, mediatao immedia-
gimenti dell'impero, da un pe/zo uman- la. Osserva, che da queste scuole comu-
ni che Oiloacre re degli eruli gli dasse l'ul- nali e particolari insieme unite si fortua-
timo crollo, risorgevano piene di nuovo rono a poco a poco l'università, e la i."
vigore nelle mani della Chies;», sotto le quella di Parigi, fu da' monasteri forni-
forme che loro imprimeva il cristianesi- la di professori e scolari: salita in cele-
nio. Egli è vero, che il gran punto verso brilàio tutta Europa,lnnocenzo 11 Il'am-
tui da lei si concentravano tulli i raggi, mise tra le istituzioni e sotto la protezio-
era la teologica. Ma siccome le conoscen- ne della Chiesa, assegnandole leggi e re-
re umane divenivano mezzi, se non ne- gole, indi sostenuta dall'autorità de'suc-
cessan, utili di certo, alla prima di tulle cessori, da essi e da're di Francia venne
le scienze, cosni clero non poteva, uè do- privilegiata. Che susseguentemente tutte
vea mai trascurarla a (ine di meglio con- lealtie università cheaudaronsi forman-
servare e difendere il deposito della fé- do, contrassero il più inlimo legame col-
de, che avea ricevuto da'suoi fondatori, la s. Sede, e furono soggette alla sua giù.
Quindi MI nifz/,. nlle tenebre della bar- risdizione, e sebbene erette da'soviani,
bai le e dciriguuiiiuza vigiinndo la Chie- spontaneamente le ponevano sotto la tu-
sa, riconosceva in.possibile che i suoi mi- icla della medesima Chiesa. In prova di
m-,tr. potessero degnamenle adempiere che, ricorda che i vescovi per l' iufltien-
U iN I
fa e autorità che esercitavano sugli olii
studi, ne conferivano i magisteri, o in lo-
ro nome vi deputavano i propri direttori.
La Chiesa era (|uella che dovea giudica-
re del merito de'professori, onde garan-
tire in faccia al cristianesimo la sana dot-
trina e la loro capacità. Tale andamento
procede per molti secoli, finché si man-
tenne vivo tra' popoli il principio «Iella
cattolica unità, in forza del quale il mon-
do intellettuale, sociale e politico era su-
bordinato alla Chiesa, che vi esercitava
salutare direzione e benefica influenza.
Insorta la sovvertitrice pretesa riforma
de'proteslanti, fu spezzata la bella unio-
ne delle parti, i novatori istillando a prin-
cipi e popoli ubborriniento d' ogni sog-
gezione alla spirituale autorità, e comin-
ciò l'insubordinata emancipazione dalla
dipendenza della Chiesa, secolarizzando
a mano a mano l'insegnameDlo, indi in-
ceppandolo e anzi rivolgendolo contro
di lei. Le università e le scuole soltralte
UNI 3^3
dalla materna superiorità e sorveglian-
za della Chiesa, tosto divennero strumen-
ti di corruzione, e recarono alla società
civile quella colluvie di gravi mali che
deploriamo. «Nulladimeno si osa ancora
gridare contro la Chiesa, quasi abbia u-
sui palo un tal diritto. Ma quand' anco
non si voglia io lei riconoscere, come
discendente immediato della sua celeste
missione d' insegnare la verità, e mette-
re in accordo colla rivelazione divina le
scienze umane, si riconosca almeno co-
me un diritto di possesso sopra una cosa
cui diede principio, incremento e perfe-
zione; possesso legilliniato dalla diutur-
nità di tempo imn)emora!)ile, consenti-
lo da' principi e da' popoli, adoperato,
come provano i fatti, a sommo vantag-
gio della religione e della società. Che se
non valgono a renderlo rispettato e in-
violabile questi sagri titoli, valgano quelli
almeno della nostra ricoQOSceuza e della
nostra graliludiae ".
FINE DEL VOLUME OTTANTESIMOTERZO.
36067
!
bX 841 .n67 1840
sncR
Moroni, Gaetano.
1802-1883.
Dizionario di erudizione
stori co- ecclesiastica
AFK-9455 (awsk)